Will & Hanna nuovo Outtake inedito – “Come Jensen l’ha scoperto”

Il duo Christina Lauren colpisce ancora.

Grate per aver vinto il primo round di un qualche concorso con uno dei romanzi della serie “Wild Season” hanno deciso di festeggiare l’evento regalando alle numerose fan un altro Outtake dedicato ad una delle coppie più amate dalle lettrici: Will e la sua dolce “Piccola Prugna.”

L’outtake che segue è completamente inedito e racconta il particolare momento in cui Jensen, fratello maggiore di Hanna e migliore amico nonchè compagno di stanza ai tempi del College di Will, scopre che i due hanno una relazione.

La sorpresa per tutti e tre sarà veramente imbarazzante, ma niente che l’amore nell’aria e l’amicizia di lunga data non possa sistemare.

In attesa di goderci l’arrivo della novella “The Boss“, sempre dedicata alla coppia, in uscita il prossimo 29 febbraio in lingua inglese, godetevi questo piccolo regalino tradotto per l’occasione tutto per voi.

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“Come Jensen l’ha scoperto”

(questo episodio avviene dopo il capitolo venti di “Beautiful Player” e prima dell’epilogo.)

Sono fiducioso che, nella vita di ogni uomo ci siano momenti in cui si senta come il ragazzo più fottutamente fortunato del pianeta. Ad essere onesti, la mia vita mi sembrava proprio così da quando avevo incontrato Hanna, ma quando entrai nel suo appartamento dopo una giornata del diavolo al lavoro, e la vidi di fronte allo specchio della sua camera con indosso un meraviglioso abito di seta, dovetti prendere qualche respiro profondo.

La osservavo mentre studiava il suo riflesso, rimirandosi in una direzione e poi in un’altra prima di incontrare il mio sguardo.

«Hey Gisele, a cosa dobbiamo tutta questa eleganza?» le chiesi, lasciando cadere la valigietta ai miei piedi.

Hanna mi rivolse un sorriso sfacciato. «Stavo ripulendo l’armadio.»

La osservai da cima a fondo, sorridendo. «Lo vedo.»

«Questo era rimasto appeso sul retro, e volevo vedere se ancora mi andava.»

La seguii quando si incamminò lungo il corridoio verso la cucina, regalandomi una vista completa delle sue curve nella seta. «Io sarei propenso a votare per il si. In modo particolare per il dietro.»

Allungò le braccia lungo i fianchi e guardò in giù. L’abito era rosa scuro, più attilato nella parte superiore e con una gonna svolazzante che sembrava composto da centinai di petali. Era affascinate – e meraviglioso – anche se niente era paragonabile a lei, l’Hanna sportiva non l’avrebbe mai tirato fuori dal fondo.

«E’ un pò grande», disse, voltandosi verso di me con il mento nascosto tra i seni mentre abbassava lo sguardo. «Soprattutto nelle tette.»

Ora che ne parlava, era stranamente larga tutta la parte sopra, e mi ci era voluto solo un attimo per capire perchè.

«Oh, l’avevi preso prima della tragedia.» scuotendo la testa.

Alzò lo sguardo verso di me, trattenendo un sorriso. «La riduzione è stata una delle migliori decisioni che io abbia mai preso. Non mi mancano affatto. E comunque all’epoca neppure le conoscevi le mie tette.»

«Sai cosa penso dei seni, mia piccola Prugna. Perchè devi per forza continuare a prendere in giro il mio credo?»

Hanna si mise a ridere mentre prendeva una scatola di fotografie che doveva aver trovato mentre puliva, e le mise sul bancone.

«Credo che tu sia comunque innamorato di loro anche adesso», disse, arrosendo. Due settimane di intenso flirtare e scopate dopo la nostra grande riconciliazione e riuscivo ancora a farla arrossire? Cazzo, si!

«Io le adoro», dissi con reverenza. «Mi mancano quando sono al lavoro. Se mi permettessi di messaggiare con loro durante il giorno avrei bisogno di rivedere la mia agenda.»

Hanna alzò gli occhi, feci un passo avanti dietro di lei, avvolgendo le mie braccia attorno alla sua vita.

«Sono trascorse dieci ore dall’ultima volta che le ho viste,» le dissi, accarezzando i capelli sulle sue spalle e lasciando baci sulla sua pelle.

«Dieci ore intere?»

Annuii, mentre le mie dita scorrevano lungo la scollatura del suo vestito.

«Vuoi che te lo tolgo così possiamo riunirci?» sussurrò, e scossi la testa.

Feci scivolare le mani sul davanti per afferare i seni a coppa attraverso il suo abito, poi le chiesi: «Pensi che mi perderò l’occasione di scoparti con indosso l’abito del ballo? Non mi conosci molto bene.»

Lei rise, la sua testa appoggiata contro la mia spalla. Mi chinai, succhiando la soffice pelle là, dove il collo incontra la clavicola.

Con una mano sul suo collo e l’altra sulla vita, la piegai sul bancone. «Non l’abbiamo ancora fatto qui», le dissi. «Non ti ho ancora presa in cucina.»

Mi guardò da sopra la spalla, con il labbro inferiore tra i denti mentre sollevavo strato dopo strato di tessuto sino ai suoi fianchi. «Fatico a crederci», disse. «Anche se devo ammettere che le ultime due settimane sono un pò confuse.»

«Ti ho avuta nella mia cucina», risposi, in ginocchio dietro di lei. «Ma la luce qui è diversa. Il bancone è un pò più basso. I soffitti sono più alti. Scommetto che sarà completamente diverso.»

La sua pallida pelle risaltava contro il colore accesso del vestito. Le sue gambe, lunghe e tornite, si aprirono mentre mi facevo strada baciando la sua morbida pelle dietro le ginocchia sino al suo meraviglioso culo dove volevo affondare i denti. Indossava una delle mie mutandine preferite e tratteni il fiato mentre le facevo scivolare lungo i suoi fianchi, mentre le guardavo diventare una pozza di raso rosa sul pavimento.

Feci scivolare le mie dita sul suo clitoride, i miei occhi si chiusero non appena si spinse verso la mia mano, gemendo sommessamente. Mordicchiandola con attenzione facendomi strada tra le sue gambe, le chiesi: «Chi ti ha portato al ballo?»

Balbettò alcuni suoni incoerenti prima di riuscire a dire, «Cosa?»

«Il Ballo», sussurai, baciandole una coscia. «Chi era il tuo appuntamento?»

«Oh.» La sua risposta uscì tesa: «Uhm…Robbie Meyers?»

I suoi muscoli erano tesi tra le mie dita, la pelle liscia e soda. Avevo avuto una lunga giornata al lavoro e il pensiero di tornare a casa e stare con Hanna era quello che mi aveva impedito di perdere la pazienza in diverse riunioni. L’avrei scopata sino a quando non sarebbe più riusciuta a tenersi in piedi, ma mi sarei preso i miei tempi. «Raccontami qualcosa di Robbie.»

Sghignazzò, spingendo via le mie mani. «Era il presidente del club degli scacchi.»

Ringhiando, le domandai, «Ha toccato il tuo alfiere?»

Hanna rise di nuovo, sbuffando e ridendo ancora più forte. «No. Baciava come una mucca.»

Sorrisi sulla pelle della sua coscia, appena sotto la morbida curva del suo sedere. «Povero Robby.»

«Povera me. Mi ha praticamente leccato tutta la faccia.»

Leccai le curve del suo sedere, mormorando, «Credevo che ti piacesse la lingua.»

Gemeva, le gambe divaricate, invitanti. «Mi piace la tua.»

Mormorando, chiesi, «Dove ti piacerebbe di più?»

«Proprio li», sospirò dopo un morso e una leccata, aprendo ancora di più le gambe, mentre baciavo la sua figa. «E lì.»

Le parole si persero non appena mi chinai ancora più giù, baciandola intensamente, succhiando dove era bagnata e dolce sino a quando non divenne impaziente, inarcandosi, aggrappata al bancone.

La conoscevo già molto bene, ogni parte del suo corpo mi parlava, anche quando era in piedi, lontano da me: il movimento dei suoi fianchi, come arricciava le dita dei suoi piedi quando era vicina, i suoi piccoli sospiri ansimanti.

I suoi suoni iniziavano bassi e poi si alzavano sino a riempire la stanza, profondi e rauchi, senza senso, intervallati dal mio nome. Contro le mie labbra potevo sentire i morbidi spasmi del suo orgasmo mentre la baciavo e baciavo e baciavo ancora,  in qualche modo donandole un altro orgasmo diventavo ancora più paziente nell’attesa del mio.

«Hai il sapore del miele.» Leccai le sue cosce, stringendo il suo culo nelle mie mani. «Avrai sempre il dannato sapore del miele per me. Voglio vivere con il sapore della tua figa sulla mia..____»

La porta dell’ingresso si chiuse, rumori di passi si fermarono sul pavimento di legno.

Scattata in posizione verticale, Hanna si sistemò velocemente il vestito.

«Jensen!»

Il mio cervello impiegò ben due secondi per elaborare cosa aveva appena detto.

Oh. Oh merda!

L’appartamento era di proprietà dei genitori di Hanna. Naturalmente Jensen aveva un mazzo di chiavi.

Il fratello maggiore di Hanna e mio compagno di stanza al college iniziò a parlare e poi si fermò prima di riuscire finalmente a dire: «Perchè indossi il tuo vestito del ballo?»

«Perchè tu sei appena entrato nell’appartamento in cui vivo?», ribattè indietro, la sua voce in preda al panico.

Non riusciva a vedermi nascosto dietro al bancone, ma mi rendevo conto che non sarei riuscito a nascondermi a lungo; non avevo idea del perchè fosse qui e quanto tempo ci sarebbe rimasto.

Era tempo di affrontare la faccenda.

Tossii, in piedi dietro di lei.

Indicandomi con il pollice, Hanna spiegò, «Will stava riparando il lavandino.»

Jensen ci fissò, sconcertato. «Che cosa?»

«Jensen ___» pregai.

Ma Hanna mi tagliò fuori. «Stavo…pulendo.» Si guardò intorno, alla ricerca del resto della storia da spiattelare. «E ho trovato questo vestito.»

Sapevo che questo giorno era inevitabile – il giorno in cui Jensen avrebbe scoperto di noi due – e nonostante mi ero immaginato che accadesse con un pò più di impegno da parte nostra, questo era davvero favoloso. E con Hanna, sapevo che sarebbe diventato ancora meglio. E per meglio, intendentevo molto peggio.

Mi appoggiai al fornello, lasciando che si togliesse dagli impicci.

«L’ho trovato nell’altra camera da letto», balbettò, «e me lo sono infilato, poi sono venuta per farmi uno spuntino ma mentre pelavo qualche carota ho tentato di usare il trita rifiuti ma era bloccato e quindi ho chiamato Will, perchè lui è super utile e vicino, solo sette isolati da qui – e lui è venuto.» si voltò per guardarmi da sopra la spalla verso di me con un sorriso impanicato sul suo viso. «Grazie, Will!»

Io ricambiai facendo l’errore di ripulirmi la bocca. Gli occhi di Jensen si spalancarono disgustati.

Spostò il suo sguardo su Hanna mentre continuava a spiegare: «E questo è il motivo per cui era in ginocchio dietro il bancone e io sono ancora nel mio abito del ballo.»

Il silenzio rimbalzava nella stanza e Jensen volse il suo sguardo lentamente su di me.

«Certo», disse, strofinandosi la mascella con le dita. «Will, vorrei sapere da quanto tempo vai a letto con mia sorella.»

Risposi, «Un paio di settimane», proprio mentre Hanna sbottava, «Che cosa? E’ pazzesco, noi non andiamo a letto insieme!»

Sbattei le palpebre verso di lei, «Hanna», sussurai, trattendo una risata. «Lascia perdere.»

«Okay, d’accordo. Un paio di settimane», mormorò sorridendo.

«Quindi da Pasqua?» chiese, incredulo.

Annuimo entrambi.

Hanna trasilì, con una piccola scrollata di spalle. «Da prima, in realtà.»

«Bene, questo spiega certamente la scomparsa della ceramica di Gesù. Sembrava come se ti stessi sistemando la camicia.»

Gemetti. Non avrei voluto rivivere quel momento.

«Ma siamo innamorati da molto più a lungo», disse Hanna pacatamente.

Questo sembrò annientare Jensen. L’avrei potuto dire dal modo in cui gli venne a mancare il respiro.

«Sei innamorata di Will?»

«Anche lui è innamorato di me.» Aggiunse Hanna con un fil di voce.

Annuii. «Completamente.»

«Ho vissuto con te per anni», mi disse, scuotendo la testa. «Come pensi dovrei sentirmi sapendo di te e della mia sorellina?»

Lo studiai, scegliendo con estrema attenzione le mie parole. Conoscevo Jensen meglio di chiunque altro. Se non mi aveva già piantato un pugno in piena faccia, stava a significare che era già d’accordo con la nostra storia.

Probabilmente si rendeva conto che non importava se gli andava bene o meno; Hanna mi amava.

«Stiamo insieme, Jens», gli dissi tranquillamente. «La amo.»

«D’altro canto, se qualcuno ha delle colpe», disse Hanna, «quella sono io.»

«Bene, si», le risposi con un ringhio e un sorriso. «Ma ora è tutto a posto.»

Jensen la guardava, poi guardò di nuovo me mentre ognuno di noi parlava, i suoi occhi si spostavano tra noi come se stesse guardando l’incontro di tennis più lento della storia.

Andai verso il frigo, presi due birre, avvertendone un crescente bisogno. Jensen mi guardò mentre aprivo le bottiglie, porgendone una attraverso il bancone verso di lui, e prendendo poi un bicchiere di acqua ghiacciata per Hanna. Senza pensare, la baciai sulla tempia quando glielo diedi.

Anche lei sopra pensiero, canticchiò, gli occhi chiusi mentre si appogiava a me.

«Merda», disse infine, andando verso la penisola e sedendosi. «Non ho idea di come mai non l’avevo previsto.»

«Non ho mai pensato che tu l’avresti scoperto in questo modo», disse Hanna, prima di prendere un sorso d’acqua. «Ma ad essere onesti, sei stato tu a suggerire che uscissi più spesso con Will.»

Jensen alzò le mani.«Non voglio pensarci. Mai più.» Lui la guardò, innoridito. «E so che Will non stava sistemando quel fottuto lavandino. Cristo, Hanna, vai a cambiarti quel vestito.»

Lei sbuffò. «No, idiota prepotente.»

Scosse la testa nella sua direzione, prendendo un lungo sorso di birra.

«Ho intenzione di indossarlo tutta la notte», disse, voltandosi verso il corridoio. «In realtà, mi metterò un paio di scarpe e poi mio fratello e il mio ragazzo mi porteranno a cena.»

La osservammo entrambi sparire in fondo al corridoio. Il silenzio scese nella cucina, e senza l’energia frizzante di Hanna nella stanza, entrambi giocherellavamo con le nostre bottiglie, senza sapere come procedere.

«Va tutto bene», lo rassicurai tranquillamente. «E’ quella giusta per me.»

Jensen annuì, grattando un angolo di etichetta della birra prima di guardare verso di me con un sorriso che stava lentamente prendendo forma sul suo viso. «Quanto scommetti che torna indietro indossando scarpe da ginnastica con quel vestito?»

Non volevo che quel momento fosse troppo carico di sentimento, ma sentii un impeto di gratitudine molto forte che combatteva dentro di me  e rilasciai alcuni respiri prima di rispondere. Il mio migliore amico del college sarebbe diventato parte della mia famiglia.

Sorrisi, e scoppiai in una risata non appena sentii il cigolio della suola delle scarpe da ginnastica di Hanna sul pavimento di legno. «Non avrei mai accettato quella scommessa.»

 

Traduzione amatoriale a cura di Stella.

firma stella

 

6 Comments on Will & Hanna nuovo Outtake inedito – “Come Jensen l’ha scoperto”

  1. Helene
    ottobre 26, 2015 at 1:05 pm (5 anni ago)

    Wow!!! Sono tornati!!!!!!!!….un grazie enorme e bravissima Stella per la traduzione!!!

    Rispondi
  2. Veronica80
    ottobre 26, 2015 at 2:25 pm (5 anni ago)

    Che bello…
    Corro a leggere!!!
    Grazie, che bel regalino ;)

    Rispondi
  3. Federica
    ottobre 26, 2015 at 3:30 pm (5 anni ago)

    ahahahah d’altronde, Hanna c’ha ragione quando dice che è stato Jensen a insistere.. altrimenti non sarebbe caduta ai piedi di Will, nooooo!!!! si si, ti crediamo!! :D
    Davvero poco credibile la scusa del lavandino xD penso di essere caduta dalla sedia alla risposta secca di Jensen “da quanto vai a letto con mia sorella?”
    adorabili <3

    Rispondi
  4. manu85
    ottobre 26, 2015 at 3:38 pm (5 anni ago)

    Bellissimo pezzo grazie Stella per questo regalo in attesa del libro

    Rispondi
  5. maria
    ottobre 26, 2015 at 8:46 pm (5 anni ago)

    io amo will!!!! ho scoperto la serie con max, che rimarrà come dire il primo amore, ma will e hanna sono semplicemente unici!

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