“Scegli Me” di Lorenza – Il Ritorno – 3° Capitolo

E allora, la nostra carica mattutina ha funzionato, siete tutte sveglie e belle concentrate?

Perchè, come ogni lunedì, da qualche settimana, è arrivato il momento di prestare la massima attenzione ad un’altra puntata di “Scegli Me“, il racconto della nostra Lorenza che sta vivendo la sua seconda giovinezza.

Tra le altre cose, oggi, tra riunioni varie sarà una giornata piuttosto impegnativa per la nostra coppia, composta dal bel Mark e Andrea, intenti a gettare le basi per un corretto rapporto professionale e l’inizio di un’amicizia. Se, mò se chiama così, illusi ;)

Andrea, poi, ha segnato il suo primo punto sul tabellone, brava ragazza.

E Rebecca, te lo dico in amicizia, il verde…ti sbatte!

Non mi rimane che augurarvi Buona Giornata, seguito come sempre da un immancabile…….

Buona Lettura

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lori

-3°CAPITOLO –

La mattina dopo mi svegliai prima dell’alba, molto riposata ma con una fame da lupi.

Mi alzai, feci un’abbondante colazione e una lunga doccia.

Mi vestii con cura e uscii di casa, decisa ad andare in ufficio nonostante fosse ancora molto presto.

Quando arrivai, andai dritta alla mia scrivania.

Appoggiai la giacca allo schienale della sedia e infilai la borsa nell’ultimo cassetto.

Sovrappensiero lanciai una veloce occhiata verso l’ufficio di Mark.

Attraverso la porta socchiusa, vidi la luce accesa.

Mi affacciai per sbirciare dentro.

Lo trovai seduto alla sua scrivania intento a leggere qualcosa nel suo portatile.

<<Buongiorno>> gli dissi sorridendo <<Pensavo di essere mattiniera io stamattina, ma tu mi hai battuto!>>

Mark distolse lo sguardo dal computer e lo sollevò verso di me.

<<Ciao>> mi rispose dopo qualche istante <<Quando ho delle riunioni importanti mi piace arrivare in ufficio presto per prepararmi al meglio.>>

Notando il suo sguardo stanco, nonostante fosse solo mattino presto, mi offrii di portargli un caffè.

Accettò volentieri.

Per quasi tutta la mattinata Mark restò chiuso nel suo ufficio ed io, invece, seduta alla mia scrivania a girarmi i pollici.

Le uniche cose interessanti che successero furono una telefonata di mia madre e le imprecazioni di Betty quando le cadde una ciglia finta dentro il caffè.

Ero praticamente addormentata sulla mia sedia, con entrambi i gomiti appoggiati alla scrivania e le mani a sorreggermi il mento, quando sentii Mark dire, anzi per essere precisi, urlare <<Andrea! Andiamo!>>

Mi raddrizzai immediatamente e fui subito ben sveglia. <<Dove?>> gli chiesi confusa.

<<Alla riunione con il Consiglio di Amministrazione!>> mi rispose lui, con un tono che rivelava un alto grado d’irritazione.

Per un attimo rimasi senza parole.

<<Bhè, io…non pensavo che mi avresti portato con te. Rebecca non lo faceva mai>> dissi piano, come per giustificarmi.

<<Io non sono Rebecca!>> puntualizzò lui, sempre più arrabbiato.

Fin lì c’ero arrivata anch’io….

<<Sbrigati! Non voglio arrivare in ritardo per colpa tua!>> continuò, fulminandomi con lo sguardo.

Cosa?!? E l’educazione che fine aveva fatto?

<<Ma tu sei abituato solo a dare ordini?>> gli domandai in tono aspro.

<<Sì, sbrigati!>> mi ringhiò di rimando, incamminandosi verso gli ascensori.

Lo guardai in cagnesco, tentata di mandarlo a quel paese e rimanere in ufficio, ma quella riunione rappresentava per me un’opportunità troppo grande per imparare cose nuove.

<<Arrivo, arrivo!>> borbottai sottovoce.

M’incamminai verso gli ascensori, accelerando il passo per raggiungerlo.

Quando l’ascensore arrivò e le porte si aprirono, Mark si fece da parte per farmi entrare.

Non appena fummo dentro, mi azzardai a guardarlo con la coda dell’occhio.

Sospirai estasiata.

Quella mattina Mark era veramente uno schianto, anche meglio del giorno prima.

Indossava un completo nero leggermente aderente, con cravatta e camicia dello stesso color grigio scuro.

Ai piedi calzava delle scarpe nere, molto eleganti.

I capelli finto spettinato, in contrasto con l’abbigliamento formale, gli donavano un’aria da modello.

Di fianco a lui qualsiasi altra persona, uomo o donna, avrebbe sfigurato.

Un senso d’inadeguatezza mi pervase all’istante.

Abbassai lo sguardo e controllai velocemente il mio abbigliamento.

Gonna aderente color antracite, camicetta bianca e scarpe nere con tacco alto e punta leggermente aperta.

Tutto sommato, non ero proprio da buttare!

Ringrazia mentalmente Denise per avermi obbligata a pomeriggi interi di shopping in giro per negozi.

Allora li avevo maledetti, in quel preciso istante, invece, li stavo benedicendo.

Arrivati all’ultimo piano del palazzo, quello con gli uffici dei “grandi capi”, andammo diritti in sala riunioni.

Nessuno dei presenti mi degnò di uno sguardo o fu sorpreso della mia presenza.

Semplicemente m’ignorarono.

Tutti, tranne Rebecca.

Lei mi fulminò con lo sguardo non appena mi vide.

Ehi! Ma che problemi aveva quella donna con me?

La ignorai e andai a sedermi su una delle sedie appoggiate al muro, in fondo alla sala.

Poco dopo la riunione iniziò.

Concentrai la mia attenzione su quello che si stava dicendo, cercando di non perdere nemmeno una parola e prendendo appunti.

Una piccola parte della mia mente, però, si concentrò solo su Mark, curiosa di vederlo in azione.

All’inizio lo vidi rimanere in silenzio e ascoltare, poi iniziò a intervenire sporadicamente, infine prese definitivamente la parola e il suo fu quasi un monologo.

Tutti erano ammaliati da lui, dal suo carisma e dalla sua intelligenza.

A un certo punto pensai che se avesse chiesto a tutti i presenti di mettersi a saltare su di una gamba sola, questi lo avrebbero accontentato.

Quel pensiero mi provocò una risatina, che cercai di reprimere all’istante.

Nessuno si accorse di nulla, tranne uno dei presenti.

Un signore di una certa età, con i capelli bianchi e gli occhi di un azzurro ghiaccio.

A suo modo un gran bell’uomo, uno di quelli che doveva aver fatto strage di cuori ai suoi tempi.

Quell’uomo continuò a fissarmi per qualche minuto poi, finalmente, distolse l’attenzione da me e la concentrò nuovamente su Mark.

La riunione durò per più di due ore, ma per me il tempo volò.

Quando finì tutti si alzarono in piedi e molti dei presenti andarono da Mark per congratularsi con lui. Rebecca in primis.

L’uomo che mi aveva fissato poco prima, invece, venne verso di me.

<<Salve signorina. Sono Theodor Smith. Con chi ho il piacere di parlare?>> mi chiese non appena mi fu vicino.

Smith?!?

Cavolo stavo per parlare con il socio maggioritario della società per cui lavoravo!

<<Salve signor Smith, io sono Andrea Grade, l’assistente del signor Regis>> iniziai a dire, un po’ in soggezione <<Senta, lei mi deve scusare veramente tanto per prima. Non stavo ridendo di voi, gliel’assicuro!>>

<<Oh, non si preoccupi signorina Andrea>> mi rassicurò lui <<Chiunque sia capace di non addormentarsi durante una riunione di due ore sul mercato asiatico e ci trovi, per giunta, qualcosa di divertente è sempre ben accetto nella mia sala riunioni.>>

<<Addormentarmi? Mai! Era da un po’ di tempo che non avevo il piacere di assistere a qualcosa di così interessante>> risposi sinceramente.

Quell’uomo fece per ribattere quando Rebecca s’intromise nella nostra conversazione.

<<Andrea, non credo sia il caso che tu ti metta a disturbare il signor Smith>> iniziò a dire in tono altezzoso e guardandomi con sufficienza.

Poi, rivolgendosi direttamente a lui, aggiunse <<La scusi è solo l’assistente del signor Regis!>>

Rimasi impietrita.

E fu meglio così, perché se anche solo uno dei miei muscoli si fosse mosso, ne avrei approfittato per farle un occhio nero!

Il signor Smith rimase in silenzio per qualche istante.

<<Signor Regis>> disse, poi, rivolgendosi a Mark <<Può farmi la cortesia di raggiungermi un attimo?>>

Mark annuì con la testa e venne verso di noi.

<<La signorina Miller mi stava facendo notare come lei oggi abbia portato con sé, alla riunione, quella che è “solo la sua assistente”>> disse, ripetendo esattamente le parole di Rebecca come per rimarcarne il concetto.

Mark lo guardò perplesso e me lo immaginai chiedersi cosa diavolo significassero quelle parole.

Theodor Smith continuò.

<<In futuro signor Regis mi può fare il favore personale di portare sempre con sé, a ogni riunione del Consiglio, quest’adorabile signorina? Anche se è solo un’assistente!>> precisò rivolgendo lo sguardo verso Rebecca.

Andrea uno, Rebecca zero!

Mark sorrise e annuì.

Rebecca, invece, sembrò trasformarsi in una statua di sale.

Rigida e bianca in volto.

I suoi occhi vagarono disperatamente per la stanza, in cerca di un appiglio o di una via di fuga.

Il suo sguardo cadde su Mark.

<<Regis andiamo a pranzo insieme?>> disse di getto e con un tono di voce un po’ troppo alto per le circostanze.

Mark si voltò verso di lei con un sopracciglio alzato.

<<Mi dispiace Rebecca, ma avevo già promesso ad Andrea di portarla fuori per il pranzo>> le rispose, sollevando leggermente le spalle.

Appena udii quelle parole, girai il viso verso Mark.

Lo guardai accigliata.

Cosa?!? A pranzo insieme? Ma non era vero! Mark stava mentendo!

Rebecca si voltò verso di me ed io mi ricomposi immediatamente, appena in tempo perché non si accorgesse della mia espressione smarrita e sorpresa.

Dietro alle sue spalle intravidi il viso di Mark.

Mi stava supplicando, con gli occhi, di stare al gioco.

Mi stampai un sorriso assurdamente finto in faccia e, rivolgendomi a Rebecca, le dissi <<Eh già. È proprio così.>>

Rebecca, senza fiatare, girò i tacchi e sparì.

Mezz’ora più tardi, Mark ed io eravamo seduti in un ristorantino carinissimo, non troppo lontano dall’ufficio.

Alla fine a pranzo mi ci aveva portato veramente!

Mentre stavo consultando il menù, pensando a quanti piatti invitanti ci fossero da provare, sentii Mark schiarirsi la gola.

<<Cosa? Cosa c’è?>> chiesi, guardandolo incuriosita.

<<Sei pronta per ordinare? Sto morendo di fame! Da stamattina ho bevuto solo un caffè!>> mi rispose spazientito.

Poi, scuotendo la testa, aggiunse <<Io non vi capisco voi donne. Ci mettete una vita a guardare il menù poi tanto ordinate sempre la solita insalatina.>>

Lo fulminai con lo sguardo.

<<Ehi! Ma quale insalatina? Stai insinuando che sono grassa e che dovrei mettermi a dieta?>> gli chiesi, fingendomi offesa.

Mark scoppiò a ridere.

Lo guardai incuriosita ed estasiata.

Incuriosita, perché quella era la prima volta che lo vedevo ridere così di gusto.

Estasiata, invece, perché se da serio il viso di Mark era stupendo, quando rideva, diventava qualcosa di unico e indescrivibile.

Quasi da far male agli occhi.

Sospirai e distolsi lo sguardo da lui.

Se lo avessi guardato per altri due secondi, mi sarei sciolta.

<<Io gradirei un piatto di lasagne e un bicchiere di vino rosso>> dissi al cameriere che si stava avvicinando al nostro tavolo.

<<Lo stesso anche per me>> aggiunse Mark <<Anzi, invece di due bicchieri di vino, può portarne direttamente una bottiglia? Grazie.>>

Il pranzo fu piacevole e rilassante.

Mark ed io parlammo solo di lavoro, ma a me andò bene così.

Mentre assaporavo l’ultimo pezzo di una squisita lasagna, vidi Mark tirare fuori, dal taschino interno della giacca, un bigliettino.

<<Andrea, prendi questo>> disse allungando verso di me un rettangolo di cartoncino.

Lo esaminai velocemente.

Era il suo biglietto da visita personale.

<<Qui>> continuò lui <<C’è il numero del mio cellulare personale.>>

Il cuore cominciò a battermi forte.

Mi stava dando il suo numero di cellulare…forse…

La mia mente stava correndo troppo velocemente a cavallo dell’immaginazione.

Le parole di Mark la fermarono subito.

<<Così se capita che non sia in ufficio e un cliente importante mi cerca o se hai qualcosa di urgente da chiedermi, sai come rintracciarmi.>>

<<Sì, certo. Giusto. Clienti ed emergenze>> ribadii, parlando come una perfetta idiota, quale peraltro mi sentivo.

Presi il biglietto da visita e lo misi in borsa.

Per fortuna Mark sembrò non accorgersi del mio momento di turbamento.

<<Se l’affare del mercato asiatico va in porto>> continuò lui cambiando argomento <<Ci ritroveremo con una mole notevole di lavoro. Spero che per te non sia un problema restare in ufficio fino a tardi ogni tanto.>>

<<Assolutamente no. Non mi spaventa lavorare sodo>> gli risposi guardandolo fisso negli occhi, perché capisse quanto fossi seria in quel momento.

<<Si ok. Però sai che dovrai sacrificare una parte della tua vita privata, vero?>> continuò lui imperterrito, come se avesse una missione da compiere.

<<Non c’è problema, veramente>> ribadii.

Gli unici appuntamenti che avevo negli ultimi tempi erano quelli del lunedì sera con il mio reality show preferito!

<<Non è che fra qualche mese mi ritrovo un fidanzato infuriato fuori dall’ufficio?>> ironizzò lui.

Nonostante il tono di Mark fosse scherzoso, quella domanda m’infastidì un po’.

Non mi piaceva parlare della mia vita privata, anche se inesistente.

<<Bhè no, tranquillo! Non esco con nessuno al momento e comunque, anche se fosse, scelgo sempre fidanzati pacifici>> gli risposi, prendendo in mano il mio bicchiere di vino e finendolo in un solo sorso.

Mark non rispose, lasciando finire così quella conversazione.

Gliene fui grata.

Poco dopo pagammo e ce ne andammo.

Tornati al lavoro, non vidi più Mark per tutto il resto del pomeriggio.

Lui rimase chiuso nel suo ufficio ed io seduta alla mia scrivania.

Alle sei cominciai a riordinare le mie cose e a prepararmi per andare a casa.

Prima di andare, però, mi affacciai un attimo alla porta dell’ufficio di Mark per salutarlo.

<<Ciao, io vado. Ci vediamo domani mattina>> gli dissi, facendo capolino da dietro la sua porta.

Mark non sollevò nemmeno gli occhi dal computer.

Mi salutò a stento, senza aprire la bocca e facendo solo un gesto con la mano.

Sospirai, sollevando gli occhi al cielo.

Quell’uomo era impossibile da comprendere.

Un momento era sorridente e gentile mentre, quello dopo, diveniva improvvisamente freddo e distaccato.

Mi voltai e, sconsolata, mi diressi verso gli ascensori.

Spinsi il pulsante di chiamata.

Mentre aspettavo che l’ascensore arrivasse, mi si affiancò Betty.

<<Ehi straniera!>> mi salutò sorridendomi <<Ti vedo sempre solo di sfuggita in questi giorni. Ti lascio sola per poco tempo e tu cosa mi combini? Vai a una riunione all’ultimo piano con il tuo capo, ti fai amico il capo dei capi, ma soprattutto fai infuriare la mia di “capa”! Non male!>>

Sbuffai leggermente.

<<Caspita Betty, sei più informata tu di un telegiornale della CNN!>>

<<Domani devi pranzare con me e raccontami tutto, ok?>> mi supplicò, tirandomi per un braccio.

<<Ok!>> le risposi, divincolandomi per liberarmi dalla sua presa.

L’ascensore arrivò qualche istante dopo, la salutai e vi entrai dentro.

Appena a casa accesi TV e radio. Tutto insieme.

Avevo assolutamente bisogno di tenere la mente occupata per non pensare a niente e, soprattutto, a nessuno.

Due giorni.

Erano passati solo due giorni da quando avevo conosciuto Mark e mi sentivo già sopraffatta da lui.

Le cose mi stavano sfuggendo di mano troppo rapidamente.

Dovevo tornare subito padrona della situazione e di me stessa.

Andai in cucina.

Mi misi a cucinare per non pensare.

Cucinai per un esercito di persone.

Antipasto, primo, secondo, contorno e dessert.

Quando fu tutto pronto, divisi il cibo in varie porzioni e le riposi in freezer, dentro piccole vaschette di alluminio.

Non ero dell’umore adatto per mangiare.

Finita di sistemare la cucina, mi feci una lunga doccia.

Mi asciugai i capelli con cura maniacale, mi feci la piastra e mi spalmai la crema su tutto il corpo.

Infine, mi lavai i denti e misi il pigiama.

Ero veramente stanca.

Ottimo.

Andare a letto e addormentarmi subito era il mio piano.

Bevvi un sorso d’acqua dalla bottiglietta che tenevo sul comodino e spensi la luce.

Dopo dieci minuti, in cui aspettai invano che il sonno s’impossessasse di me, cominciai a girarmi e rigirarmi nel letto.

Il mio corpo era stanchissimo.

Ma la mia mente, evidentemente, non lo era altrettanto.

I pensieri che avevo represso fino a quel momento premevano per venire fuori ed essere analizzati.

“Se proprio devo…in fin dei conti tutti i più illustri psicologi sostengono che ammettere il problema è il primo passo verso la guarigione!”

E io volevo guarire!

Dovevo guarire!

Il problema era Mark. Ovviamente.

E quello che stavo iniziando a provare per lui. Ovviamente.

Perché ormai ne ero quasi certa.

Mark era il mio colpo di fulmine.

Non potevo definirlo altrimenti se, dopo due soli brevissimi giorni, lui era già un pensiero fisso della mia mente e il responsabile delle farfalle che sentivo nella pancia.

La cosa grave era che non si trattava solo una questione fisica.

Intendiamoci, Mark era veramente un uomo bellissimo, con un fascino e una sensualità quasi unici.

Voglio dire…i suoi bellissimi occhi verdi, da soli, sarebbero bastati a far perdere il sonno a molte donne.

I suoi capelli biondi, corti ai lati e un po’ più lunghi al centro, portati sempre in uno stile finto spettinato, gli donavano un’aria estremamente sexy.

Per non parlare poi del suo corpo.

Quel corpo mi scatenava certe fantasie, che anche solo a pensarle, mi sentivo arrossire per l’imbarazzo.

Ma c’era qualcos’altro, qualcosa di più….

Mark era uno di quegli uomini sempre padroni della situazione. Continuamente pronto a ostentare la sua forte sicurezza di sé e deciso a fregarsene dell’opinione di tutti gli altri.

Il suo era un carattere decisamente forte, autorevole e controllato.

Certamente difficile da affrontare, ma che a me piaceva da impazzire.

Stargli vicino mi faceva sentire bene.

Come se stare affianco a un essere, all’apparenza, intoccabile come lui, rendesse intoccabile anche me.

Se poi, a tutto questo, aggiungevo la sua mente brillante, allora il quadro di uomo irresistibile era completo.

Pochissime donne avrebbero avuto la forza di resistergli e non cadere ai suoi piedi.

Io, ovviamente, non ero una di quelle.

E, infatti, ci stavo cadendo in pieno.

Due soli giorni e avevo perso la testa.

Assurdo!

Non era da me!

Di una cosa però, in mezzo a tutto quel caos di pensieri ed emozioni, ero sicura.

Che tutto questo per me avrebbe significato solo due cose: problemi e dolore.

Problemi al lavoro.

Dolore per il mio cuore.

Ero, infatti, ben consapevole del fatto che Mark fosse decisamente troppo per me.

Tipo l’attore famoso di cui avevi il poster in camera da ragazzina.

Lo adoravi, fantasticavi su di lui, ma la cosa finiva lì.

Un sogno irrealizzabile, zero possibilità.

La mia unica speranza era che, così come mi ero avvicinata a lui velocemente, altrettanto velocemente sarei riuscita a dimenticarlo e a farmene una ragione.

Esausta, e con la mente un po’ più libera, mi addormentai.

Era quasi l’alba.

Non feci in tempo a chiudere gli occhi che fui risvegliata dal suono della sveglia.

Feci una fatica tremenda ad aprire gli occhi.

Alla fine rotolai giù dal letto e mi trascinai in cucina alla disperata ricerca di caffè.

Ne bevvi due tazze enormi.

Fu solo grazie a quella massiccia dose di caffeina che riuscii a vestirmi e a truccarmi.

Appena pronta m’infilai la giacca e, prima di uscire, controllai che nella borsetta ci fosse tutto.

C’erano le chiavi e il portafoglio, ma mancava il cellulare.

Ricordai di averlo lasciato sul comodino, affianco al letto.

Tornai, velocemente, in camera per prenderlo e, con la coda dell’occhio, notai il borsone da palestra, appoggiato a terra, vicino al letto.

Quell’immagine mi ricordò che, nonostante mi ci fossi iscritta già da diversi giorni, non avevo ancora messo piede in palestra.

Senza pensarci su due volte, afferrai il borsone e uscii di casa.

Ci avrei fatto un salto dopo il lavoro.

Arrivai in ufficio un po’ più tardi del solito, ma pur sempre in orario.

Appena mi sedetti alla mia scrivania squillò il telefono.

Sullo schermo vidi comparire il numero dell’interno di Mark.

Feci un respiro profondo.

<<Ciao Mark>> risposi con la voce ancora un po’ impastata dal sonno.

<<Buongiorno. Ce la siamo presa comoda stamattina? Hai fatto le ore piccole ieri sera?>> scherzò lui.

Ma perché quella mattina Mark aveva deciso di essere simpatico e divertente, invece che il solito musone taciturno?!?

<<Ho solo fatto un po’ fatica ad addormentarmi, tutto qui>> risposi con un tono abbastanza infastidito.

Mi accorsi subito di aver esagerato.

In fin dei conti non era colpa sua, o almeno non volontariamente, se avevo dormito, sì e no, due ore.

Mark restò un attimo in silenzio poi, con un tono di voce a dir poco glaciale, disse <<Non prendere impegni per stamattina. È stata indetta una riunione straordinaria.>>

Dovevo rimediare prima che mi riattaccasse il telefono in faccia.

<<Sicuro di volermi portare con te alla riunione anche se, a quanto  pare, mi sono svegliata in modalità “Miss Antipatia”?>> gli chiesi velocemente, usando il tono più ironico e scherzoso che le scarse ore di sonno mi consentirono.

La cosa sembrò comunque funzionare perché, dall’altro capo del telefono, mi parve di udire il sussurro di una risata.

<< Fra dieci minuti all’ascensore>> disse Mark sbuffando, ma con un tono di voce decisamente più amichevole.

Sorrisi, sollevata, e riattaccai.

Feci un lungo sospiro.

<<Tesoro, ci sei dentro fino al collo!>>

Mi bloccai.

Betty.

Non mi ero nemmeno accorta che fosse vicino a me.

Mark mi annebbiava il cervello anche per telefono!

<<Si! Come no! Non è affatto vero Betty!>> dissi velocemente cercando di sminuire la cosa.

Il problema fu che usai un po’ troppa enfasi e ottenni l’effetto contrario.

<<Tranquilla Andrea, non sei la prima e non sarai nemmeno l’ultima a perdere la testa per lui>> mi sussurrò lei, dopo la mia involontaria ammissione.

<<E’ questo il problema Betty>> iniziai a confessarle, dato che ormai mi ero già tradita da sola <<Lui è uno che può avere tutte le donne che vuole. Le più belle e le più sexy. Capisci anche tu, quindi, che non potrà mia trovarci niente d’interessante in una come me! Non ci sono speranze, solo delusioni. Quindi anche se ammetto che mi affascina, e se lo dici con qualcuno ti strozzo, devo assolutamente farmela passare.>>

Betty mi sorrise dolcemente.

<<Certo, ti capisco. Tranquilla, il tuo segreto con me è al sicuro. Allora, oggi dove pranziamo?>> mi chiese, passando velocemente a un argomento più leggero e meno “penoso” per me.

<<Cavoli! È vero. Me ne ero dimenticata!>> le risposi mortificata, sbattendomi una mano sulla fronte <<Possiamo rimandare il tutto a domani? Oggi non credo di riuscire a farcela perché Mark mi ha appena informato che è stata indetta una riunione straordinaria e non so a che ora riuscirò a liberarmi. A proposito della riunione…devo andare se no fra poco sentiremo le urla di Mark per tutto l’ufficio!>>

Salutai Betty, infilai il borsone da palestra sotto la scrivania e mi avviai verso gli ascensori.

Mark mi stava già aspettando lì.

<<Andrea! Sei sicura di sentirti bene?>> mi chiese in tono preoccupato, non appena mi vide.

<<Certo! Mi manca solo qualche ora di sonno>> lo rassicurai, sollevando gli occhi al cielo.

Mark non si diede per vinto.

<<C’è qualcosa che non va? Problemi?>>

“Si…tu!”

<<No, tutto ok! Di cosa si parlerà durante la riunione di oggi?>>

Meglio cambiare argomento.

E niente meglio del lavoro attirava l’attenzione di Mark.

La riunione si svolse esattamente come quella del giorno prima, con l’unica differenza che durò molto più a lungo.

Quando l’incontro terminò, tutti si congedarono in fretta.

Era passata già da un po’ l’ora di pranzo e dovevano essere tutti affamati.

Io, perlomeno, stavo morendo di fame.

Mark venne verso di me.

<<Andrea, che ne dici se ci andassimo a mangiare qualcosa?>> mi chiese, abbottonandosi la giacca.

<<Certo. Tra l’altro sono affamatissima>> gli risposi, annuendo con la testa.

<<Bene, perché lo sono anch’io. Dove vuoi andare? Ieri ho scelto io e, quindi, oggi tocca a te>>

Mi venne subito in mente il posto adatto.

<<Ok, se ho carta bianca, so esattamente dove portarti>> gli risposi, sorridendo sorniona.

Ci dirigemmo verso gli ascensori.

Quando ne arrivò uno e le porte si aprirono, Mark si fece di lato per farmi entrare.

Non appena fui dentro, entrò anche lui.

Quando le porte dell’ascensore iniziarono a richiudersi, Mark allungò una mano per spingere il pulsante del seminterrato, dove si trovavano i parcheggi sotterranei.

Prontamente gli afferrai la mano, per bloccarlo.

<<Non serve prendere l’auto>> gli spiegai, mentre spingevo il pulsante del piano terra <<Possiamo andare a piedi, è vicino.>>

Non feci in tempo a finire la frase che mi accorsi di come l’attenzione di Mark fosse rivolta altrove.

Seguii, con gli occhi, la direzione del suo sguardo.

Non appena mi accorsi di cosa lui stesse fissando, m’irrigidii.

Gli occhi di Mark, infatti, erano fissi sulla mia mano che teneva ancora stretta la sua.

La lasciai andare di scatto, diventando rossa dalla testa ai piedi.

Il cuore iniziò a battermi velocemente e sentii una fastidiosa stretta alla bocca dello stomaco.

Fissai il pavimento cercando di tenere sotto controllo almeno il respiro.

Dopo alcuni istanti di silenzio, Mark parlò.

<<Andrea, guardami.>>

<<No>> dissi scuotendo la testa.

<<Non è successo niente, tranquilla>> continuò a dirmi lui con un tono di voce dolce, come quello di qualcuno intento a tranquillizzare un cucciolo impaurito.

<<Lo so!>> sbottai sempre più mortificata da tutta quella situazione.

<<No che non lo sai! Se no non fisseresti il pavimento tanto intensamente. E’ solo una mano…>> continuò imperterrito a ripetermi.

Aveva ragione, stavo facendo di un sassolino un macigno.

Stavo ancora fissando ostinatamente il pavimento quando, all’improvviso, sentii Mark scoppiare a ridere.

<<Certo ridi pure di me!>> dissi un po’ risentita ma incapace di trattenere un sorriso.

Scoppiai a ridere anch’io e, finalmente, trovai il coraggio di alzare gli occhi per guardarlo in faccia.

Mark accolse il mio sguardo divertito e lo contraccambiò con uno molto più serio e profondo.

L’atmosfera fra noi cambiò in un secondo.

Mark smise di ridere ed io feci lo stesso.

Lo fissai, stupita di quel cambiamento repentino.

All’improvviso lo vidi sollevare lentamente una mano, titubante.

Come se stesse combattendo una battaglia interiore.

La sua mano si fermò qualche istante a mezz’aria e le sue dita si strinsero a pugno.

Dopo diversi secondi lo vidi riaprire la mano e muoverla verso di me afferrando una ciocca dei miei capelli e sistemandomela dolcemente dietro all’orecchio.

<<Sei così…sorprendente, Andrea>> mi disse piano, apparentemente sorpreso dalle sua stesse parole.

Rimasi immobile e in silenzio.

Mi sentii sopraffatta da lui.

Dal suo tocco e dalle sue parole.

Ma anche dalla paura.

Paura per l’intensità di quello che stavo provando, che non era né timore né vergogna.

Era desiderio.

Un desiderio pressante e urgente di prendergli il viso fra le mani e baciarlo. A lungo e intensamente.

E mai, mai in vita mia avevo provato un desiderio così forte per un uomo che, per giunta, non aveva fatto niente di più che sfiorarmi.

Tutto questo non andava bene, non andava affatto bene!

Perché io dovevo assolutamente tenere Mark lontano dal mio cuore!

Le porte dell’ascensore si aprirono sull’androne pieno di gente che andava, o tornava, dalla pausa pranzo.

<<Andrea? Hai capito quello che ti ho detto?>>

Sentii Mark chiedermi.

<<Sì. Cioè no. Dimmi>> farfugliai, sbattendo velocemente le palpebre.

<<Dove siamo diretti?>> mi chiese nuovamente lui, uscendo dall’ascensore.

Certo! Il pranzo! Si! Meglio pensare al cibo…

<<Non te lo dico! Se no potresti rifiutarti di venire!>> risposi, sempre più padrona di me e, soprattutto, decisa a non rivelare i miei piani.

<<Oh mio Dio! Non vorrai mica portarmi in un ristorante macrobiotico o vegano?>> mi chiese, sgranando gli occhi visibilmente preoccupato.

<<Ma figurati!>> lo rassicurai.

<<Si vede che ancora non mi conosci bene>> aggiunsi scuotendo la testa.

Uscimmo dal palazzo e ci immettemmo nel flusso di pedoni sul marciapiede.

Camminammo fianco a fianco nel più assoluto silenzio.

Ognuno assorto nei suoi pensieri.

Quando arrivammo davanti al posto che avevo scelto, Mark spalancò la bocca.

<<Tu stai scherzando? Vuoi veramente mangiare da Mc Donald’s?>> mi chiese incredulo.

<<Assolutamente sì. E tu pranzerai con me!>> risposi decisa.

Mark rise e andò ad aprire la porta, facendomi segno di precederlo.

Dopo una breve fila, ordinammo due doppi cheeseburger, due porzioni grandi di patatine, una coca cola per lui e un the freddo per me.

Mark mi guardò con finto disgusto.

<<Andrea ti prego! Il the freddo con l’hamburger?>>

Sollevai le spalle.

<<A me piace così!>>

Ci sedemmo in un tavolino da quattro e iniziammo a mangiare.

Mark mangiava con gusto ed era veramente buffo da guardare.

Osservare un uomo serio ed elegante riempirsi la bocca di patatine era una cosa troppo esilarante.

Non ce la feci più a trattenermi e scoppiai a ridere.

<<Che c’è’?>> mi chiese lui, con la bocca piena, aggrottando le sopracciglia.

Scossi la testa.

<<Andrea, parla!>> insistette.

Scossi di nuovo la testa.

<<Andrea….>> il suo tono autoritario celava una sorta di avvertimento.

Mi arresi.

<< Rido perché sei buffo>> confessai.

<< Vedrò di prenderlo come un complimento!>> ironizzò lui, divertito.

<<Ma è un complimento!>> confermai <<Nel senso che non ti prendi troppo sul serio e che quando non sei scorbutico e arrogante, sai essere veramente simpatico>>

<<Io simpatico….Nessuna donna mi aveva mai descritto così!>> affermò con un tono sempre divertito, ma anche leggermente sorpreso.

Finito di pranzare tornammo in ufficio.

Il pomeriggio volò, con Mark immerso nel suo lavoro ed io nei miei pensieri.

A forza di pensare iniziò a farmi male la testa.

Dovevo assolutamente trovare un modo per svagare la mente.

Guardai l’orologio.

Erano da poco passate le cinque.

Presto per tornare a casa, ma non troppo tardi per andare in palestra.

Riordinai la mia scrivania, afferrai la borsa, il borsone e passai a salutare Mark.

Come al solito lo trovai immerso nella lettura di alcuni documenti.

<<Mark? Scusa se ti disturbo. Se per oggi non hai più bisogno di me, io andrei.>>

Mark guardò l’orologio che portava al polso e poi me.

<<E’ presto, cioè di solito vai a casa più tardi. È successo qualcosa? Non ti senti bene?>> mi chiese strizzando leggermente gli occhi.

<<No, no. Tutto ok>> lo rassicurai <<E’ solo che mi sono iscritta alla palestra che è qui nell’edificio e oggi volevo andarci per la prima volta.>>

<<Certo Andrea, vai pure. Non ti devi giustificare con me>> si affrettò a precisare.

<<Non mi stavo giustificando! Si chiama scambio d’informazioni fra amici>> precisai in tono scherzoso.

Mark si fece, improvvisamente, pensieroso.

<<Andrea, tu pensi che noi due possiamo definirci amici?>> mi chiese, dopo qualche istante.

<<Se è una domanda trabocchetto, non la trovo divertente!>> ci tenni a precisare prima di rispondere, poi però aggiunsi <<Non posso definirti il mio amico del cuore, però sì, ti definirei un mio amico. Perché tu la pensi diversamente?>>

Trattenni il fiato in attesa della sua risposta, cercando di soffocare il piccolo barlume di speranza che si stava facendo strada nel mio cuore.

Speranza che fra noi, per lui, ci potesse essere qualcosa che andasse oltre la semplice amicizia.

Mark si massaggiò la mascella con una mano.

<<Io non ho mai avuto amiche, Andrea. L’unico tipo di rapporto che instauro con le donne è di natura….>>

Mark si bloccò senza terminare la frase, quasi fosse imbarazzato a parlare di sesso con me.

<<Ok, ho capito>> gli dissi sorridendo, per toglierlo dall’imbarazzo.

Anche Mark si mise a ridere.

<<Forse tu potresti essere la prima amica che ho dopo molto tempo. Probabilmente da quando andavo all’asilo>> finì di dire.

<<Ok amico, allora io vado. A domani>> dissi, salutandolo con la mano e rivolgendogli un sorriso forzato.

Mi girai e uscii di corsa dal suo ufficio, accompagnata da un irritante senso di rabbia e delusione che sentivo crescermi dentro.

FINE 3° CAPITOLO

-ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO –

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Lorenza. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

26 Comments on “Scegli Me” di Lorenza – Il Ritorno – 3° Capitolo

  1. Virna
    novembre 9, 2015 at 9:48 am (5 anni ago)

    Lorenza questo Mark mi piace sempre di più!!!
    Il desiderio che cresce e la passione di lei…
    Non vedo l ora di vedere Mark perdere il suo autocontrollo….
    Sono già pronta per il prossimo capitolo

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 9, 2015 at 3:58 pm (5 anni ago)

      Vedrai, vedrai… ;)

      Rispondi
  2. ROSY C.
    novembre 9, 2015 at 9:57 am (5 anni ago)

    Oddiooooo ke ridere !!!!! Adoro questi 2 !!!! Quando il capo dei capi ha fatto capire a Rebecca ke era meglio se stava zitta l’ho amato….un sorriso a 32 denti m’è spuntato in faccia…..troppo ganzo il capo !!!!! E ke dire di Mark e Andrea?????? Ma quest’ ascensori in america ke hanno????? Dite la verità ci mettono qualcosa d’ afrodisiaco nell’ aria……quei 2 sono già cotti l’uno dell’altro ma si fanno la guerra da soli, cos’ hanno paura di rovinare ognuno la carriera dell’ altro??????? Xkè invece secondo me insieme sono una forza…… a lunedì prossimo Lorenza♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 9, 2015 at 4:00 pm (5 anni ago)

      In effetti questi ascensori hanno un non so cosa che fa scatenare gli ormoni….

      Rispondi
  3. manu85
    novembre 9, 2015 at 10:02 am (5 anni ago)

    Hihihi questi due insieme sono una forza…avevo un sorriso stampato in faccia da ebete…bravissima

    Rispondi
  4. Rosy ♥
    novembre 9, 2015 at 10:15 am (5 anni ago)

    Se amici!!!
    Ma quando mai?!?!?!
    Vai Lorenza ❤
    Mi sto emozionando come la prima volta ;-)

    Rispondi
  5. manu85
    novembre 9, 2015 at 10:21 am (5 anni ago)

    Hihihi ho un faccia a ebete con tanto di sorriso per quello che è ho letto..questi due insieme sono una forza, complimenti rileggere e sempre un piacere perché cmq certe cose che magari ti sono sfuggite adesso sono più chiare
    Buona giornata

    Rispondi
    • manu85
      novembre 9, 2015 at 10:25 am (5 anni ago)

      Uffi mi sono rincretinita ho commentato 2 volte..pensavo di non averlo mandato il primo scusate ma è lunedì. ..Stella qlcs di più forte ci vuole..scusate ancora

      Rispondi
    • Lorenza
      novembre 9, 2015 at 4:03 pm (5 anni ago)

      Rileggendo una storia di cui si conosce il finale ti fa rivedere o capire dettagli che magari alla prima lettura sono sfuggiti!

      Rispondi
  6. Irina
    novembre 9, 2015 at 11:33 am (5 anni ago)

    Amici, sì… ci crediamo, ci crediamo! Il personaggio di Theodor mi piace molto, comunque :)

    p.s. Andrea, senti a me… non andare in palestra!

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 9, 2015 at 4:03 pm (5 anni ago)

      Theodor…♡♡♡♡

      Rispondi
  7. Chiara
    novembre 9, 2015 at 12:54 pm (5 anni ago)

    Che bel capitolo!!! Però non potete propinarci sempre questa sofferenza di leggere solo un capitolo a settimana!!!!!!! Almeno tre
    Rebecca inviperita messa a tacere è stato bellissimo già li amo Mark e Andrea!!!!!

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 9, 2015 at 4:04 pm (5 anni ago)

      Io odio leggere a capitoli settimanali perciò hai tutta la mia solidarietà!!!!!

      Rispondi
  8. maria
    novembre 9, 2015 at 3:21 pm (5 anni ago)

    questo racconto diventa ogni giorno più bello!!! è spassosissimo e che dire della scena in ascensore?!?!!? brividi!!!!! complimenti!

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 9, 2015 at 4:04 pm (5 anni ago)

      Grazieeeeee! ♡♡♡♡

      Rispondi
  9. Lele
    novembre 9, 2015 at 7:42 pm (5 anni ago)

    Che bello ogni volta leggo con impazienza e resto delusa quando vedo che è finito. Lorenza ma come fai? Sai il primo racconto che ho iniziato a leggere tempo fa è stato proprio il tuo e da allora ho iniziato a seguirvi ogni giorno.

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 9, 2015 at 10:59 pm (5 anni ago)

      Onorata di essere stata la strada che ti ha portata a noi!

      Rispondi
  10. Minù
    novembre 10, 2015 at 1:23 pm (5 anni ago)

    Theodor ♡♡♡
    Mark …oh Mark…quanto ci farai penare….
    Rebecca mi viene ancora voglia di sopprimerla nel peggiore dei modi,una sofferenza forte e prolungata …

    Gli ascendori racchiudono un mondo a se ;)

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 10, 2015 at 10:34 pm (5 anni ago)

      Minu’ ….♡♡♡♡♡♡.
      Questa storia non sarebbe la stessa senza di te!

      Rispondi
      • Minù
        novembre 11, 2015 at 9:25 am (5 anni ago)

        Oh lorenza ♡ mi hai fatta commuovere :) :)
        Credo molto nel tuo talento , lo sai vero ?
        Ti abbraccio e ti ringrazio per averci donato questo racconto e la possibilità di instaurare delle amicizie magiche ♡♡♡

        Rispondi
  11. Veronica80
    novembre 12, 2015 at 8:06 am (5 anni ago)

    Che bello Lorenza…
    In ritardo ma eccomi qua ;)
    Di che natura è il suo esclusivo rapporto con le donne??? :)
    La nostra eroina non credo sarà un’eccezione ;)
    Non vedo l’ora che arrivi la “ciccia” :)
    Alla prossima!!!

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 12, 2015 at 12:15 pm (5 anni ago)

      Di natura… ;) ;) ;)

      Rispondi
  12. rosig
    novembre 12, 2015 at 5:37 pm (5 anni ago)

    Wauuuuuuuuuuu Mark piu lo leggo e piu mi piace!
    Rileggerlo e un piacere! Ahhhhhh ricordii ……ricordi !!! Mmmmmmmmmm
    Brava lorenza bello ritrovarci di nuovo qui……..

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 12, 2015 at 6:35 pm (5 anni ago)

      :) :) ♡♡♡

      Rispondi

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