“Scegli Me” di Lorenza – Il Ritorno – 4° Capitolo

Buongiorno a tutte, andiamo a dare di nuovo un’occhiata ai nostri due novelli piccioncini con un’altra puntata di “Scegli Me” della nostra Lorenza.

Nel capitolo di oggi iniziano ad arrivare i primi terzi incomodi e qualche gelosia, neppure così troppo velata. Che a qualcuno roda un attimino?

Naaaaaaaa, ma che! In fin dei conti sono solo “amici” ;)

Ma non vi dico altro, scoprite, o riscoprite per chi è alla seconda lettura, da sole quello che vi attende.

Non mi rimane che augurarvi Buona Giornata, seguito come sempre da un immancabile…….

Buona Lettura

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– 4°CAPITOLO-

L’ascensore iniziò a muoversi, salendo e portandomi al piano in cui si trovava palestra.

Quello che mi serviva, e di cui avevo veramente bisogno in quel momento, erano le cuffie del mio i-pod infilate nelle orecchie e un tapis roulant su cui correre fino a non avere più fiato.

A tutto il resto avrei pensato dopo.

Arrivata al trentesimo piano, uscii dall’ascensore e mi diressi verso una grande porta di vetro a doppio battente.

Entrai in una stanza grande, ben illuminata e molto moderna.

Le pareti erano di un bianco sporco, con diversi quadri astratti appesi in qua e in là.

In mezzo alla stanza troneggiava un enorme bancone di vetro e acciaio, dietro al quale era seduta una ragazza giovane e molto carina.

<<Salve, posso esserle utile?>> mi chiese, rivolgendomi un sorriso cordiale.

<<Salve, la settimana scorsa mi sono iscritta qui in palestra>> le risposi, con un sorriso, mentre rovistavo nelle tasche alla disperata ricerca del badge che confermasse le mie parole.

Lo trovai.

<<Ecco, questo è il mio tesserino>> le dissi, mostrandoglielo.

La ragazza gli diede una veloce occhiata.

<<Bene signorina Grade, se vuole seguirmi, le mostro dove sono gli spogliatoi>> mi disse, invitandomi a seguirla con un gesto della mano.

Dopo avermi mostrato lo spogliatoio femminile e l’ingresso alla sala attrezzi, mi augurò un buon allenamento e se ne andò.

Mi cambiai abbastanza velocemente.

Mi cavai le lenti a contatto e le sostituii con i miei amati, e molto più comodi, occhiali.

Mi raccolsi i capelli in uno chignon alto e lento.

Presi dalla borsa il mio i-pod, le cuffiette e mi avviai verso la sala attrezzi.

Avanzai a passo deciso.

Il mio obiettivo era il tapis roulant.

Scelsi quello più esterno e in ultima fila.

È vero, avevo deciso di iscrivermi in palestra per fare nuove conoscenze, ma in quel preciso momento volevo solo azzerare il cervello e non pensare a nulla.

E tanto meno conversare con qualcuno.

Salii sull’attrezzo e lo impostai a una velocità lenta, tanto per riscaldarmi un po’.

Indossai le cuffiette e accesi l’ i-pod.

Feci scorrere la mia playlist finché non trovai la canzone giusta.

Rock.

Sì, un po’ di musica rock era esattamente quello che mi ci voleva.

Selezionai “Open your eyes” dei Guano Apes.

Misi il volume al massimo.

Dopo qualche istante, presa dal ritmo della canzone, accelerai l’andatura e iniziai proprio a correre.

Sarebbe stato meglio riscaldare ancora un po’ i muscoli, ma il bisogno di sfogare tutta la tensione accumulata fu troppo forte. Dopo mezz’ora di corsa sostenuta cominciai a sentire il nervosismo allentare un po’ la presa e concessi al mio cervello di riattivarsi.

Abbassai un po’ il volume della musica e feci un profondo respiro.

Ero pronta ad ascoltare la parte razionale di me.

Quella che mi teneva sempre in riga e che mi aveva evitato tante delusioni e pianti.

La parte di me che metteva sempre a tacere il cuore e i sentimenti.

 

Ok Andrea cara…  ora devi per forza prendere atto delle parole di Mark e accettare il fatto che per lui sei solo un’amica!

Voglio dire, tesoro, rassegnati.

Non gli piaci per niente…

 Sì, però oggi in ascensore… Quel gesto e le sue parole….

 

Il mio cuore non ne voleva proprio sapere di arrendersi.

 

No!

 

La mia mente riprese prontamente il controllo.

 

Lui ha detto che potresti essere una sua amica!

La verità è una sola: non gli piaci, ma essendo costretto ad averti intorno tutto il giorno in quanto sua assistente… ha dovuto riesumare il vecchio ruolo dell’amica, per farti capire in modo inequivocabile che non ci sono speranze di altro tipo!

Capitolo chiuso!

Lasciamo volare via le farfalle dallo stomaco e mettiamo in pace il cuore!

 

In fin dei conti Mark mi stava facendo un favore.

Io, per prima, ero in cerca di un modo per allontanarlo dalla mia mente e, soprattutto, dal mio cuore.

Eccolo!

 

Però faceva male…cavolo com’era fastidiosamente doloroso!

 

Mentre la parte razionale di me stava facendo a pezzi il mio cuore, notai, con la coda dell’occhio, un ragazzo fermo, in piedi, vicino al mio tapis roulant.

Mi tolsi una cuffietta dall’orecchio e voltai il viso verso di lui.

<<Ciao, sei nuova qui vero?>> esordì <<Certo che lo sei, se ti avessi visto prima mi ricorderei sicuramente di te.>>

Dio mio! Che brutto e banale tentativo di abbordaggio!

Peccato, perché quel ragazzo non era né brutto, né banale.

Alto, muscoloso, ma non in modo esagerato, capelli neri con la riga da un lato, vagamente anni trenta e occhi azzurro chiaro.

Allertato dal mio silenzio prolungato e dalla mia espressione non proprio lusinghiera, lo vidi fare una smorfia con la bocca e arrossire appena.

<<Pessimo approccio vero?>> mi chiese timidamente.

Sollevai un sopracciglio e annuii, muovendo leggermente la testa su e giù.

Quel povero ragazzo arrossì ancora di più.

Mi fece tenerezza.

<<Tranquillo, ho sentito di peggio>> gli dissi, allora, nel tentativo di toglierlo dall’imbarazzo.

Sembrò funzionare.

<<Io comunque sono Coleman, per gli amici Cole>> mi disse porgendomi la mano.

Asciugai la mia mano, leggermente bagnata di sudore, sulla maglietta e gliela strinsi.

<<Piacere di conoscerti Coleman, per gli amici Cole. Io mi chiamo Andrea.>>

<<Ciao Andrea, posso?>> mi chiese, un po’ più a suo agio, indicando il tapis roulant di fianco al mio.

Feci un cenno di assenso con la testa e mi cavai anche l’altra cuffietta dall’orecchio.

Cole salì sull’attrezzo vicino al mio e lo fece partire.

Iniziò subito a correre a velocità sostenuta.

<<Immagino che non sia il tuo primo giorno di palestra. Sei partito subito veloce>> gli dissi indicando il suo tapis roulant.

Cole mi rivolse uno sguardo un po’ tronfio e accennò un sorriso.

<<No, sono circa sei mesi che ci vengo. Per te, invece, è il primo giorno di allenamento?>>

<<Sì, è così>> gli risposi con la voce che iniziava ad essere un po’ affannata per via della corsa.

<<Allora sarà meglio che rallenti o domani non ti reggerai sulle gambe!>> mi consigliò gentilmente.

<<Dici?! Allora sarà meglio che scenda da questo coso!>> Rallentai la velocità.

Da corsa a camminata.

Probabilmente Cole interpretò il mio gesto come se, dando ascolto al suo consiglio, avessi deciso di mettere fine all’allenamento, scegliendo di andare via.

<<E’ da molto che lavori qui, Andrea?>> si affrettò a chiedermi, cercando uno pretesto per continuare la conversazione.

Sospirai.

In realtà ero piuttosto stanca.

Non vedevo l’ora di farmi una doccia e di stendermi sul divano di casa mia, ma la compagnia di Cole era piacevole.

<<No, non lavoro qui da molto, solo da qualche mese. E tu?>> gli chiesi a mia volta.

<<Io lavoro qui praticamente da una vita>> rispose sospirando.

Lo guardai in modo interrogativo, aggrottando le sopracciglia.

O mi stava prendendo in giro o aveva molti più anni di quanti ne dimostrasse.

La sua risposta mi mise di malumore.

Per quel giorno ne avevo abbastanza di persone criptiche!

Con il pretesto della stanchezza, salutai Cole e andai dritta nello spogliatoio.

Mi feci una doccia veloce, misi i panni sporchi nella sacca della palestra, mi rivestii e uscii.

Passando davanti alla reception feci un cenno di saluto alla ragazza dietro il bancone e mi diressi agli ascensori.

Mentre ero in attesa che ne arrivasse uno, sentii chiamare il mio nome.

Mi voltai e mi trovai di fronte Cole, ancora in tenuta sportiva.

<<A parte il mio pessimo approccio, ho detto qualcos’altro che ti ha infastidito, Andrea? Perché ho l’impressione che tu sia scappata a gambe levate da me>> mi disse, stringendo l’asciugamano che teneva arrotolato intorno al collo.

Questa volta fui io a diventare tutta rossa per l’imbarazzo.

<<Sì.. cioè no!>> mi corressi subito.

Non ero mai stata brava a mentire.

<< Tranquilla. Però mi piacerebbe rivederti. Domani sera, sempre qui in palestra?>> mi chiese in tono gentile.

Questa volta fu lui a togliere dall’imbarazzo me.

Ci pensai un momento e decisi di accettare.

Gli avrei dato la possibilità di farsi conoscere.

E, inoltre, avrei avuto un nuovo amico con cui andare in palestra.

<<Ok, a domani sera Coleman, per gli amici Cole>> gli dissi, sorridendo.

Lui scoppiò a ridere.

<<Buona notte Andrea>> mi rispose, alzando una mano in segno di saluto.

Si voltò e si avviò verso in palestra.

Non appena scomparve dalla mia visuale, mi voltai verso l’ascensore.

Entrai e spinsi il tasto del piano terra, scuotendo la testa.

Un sorrisino malizioso mi si dipinse sul viso.

Niente male il primo giorno di palestra!

Niente male Cole!

Ero talmente stanca e, contemporaneamente, assorta nei miei pensieri, che non mi accorsi nemmeno del fatto che l’ascensore si fosse fermato e che qualcuno fosse salito.

Le porte si richiusero e l’ascensore ricominciò a scendere.

<<Andrea, sei ancora su questo pianeta?>> sentii qualcuno dire.

Trasalii, spaventata, nel sentir pronunciare il mio nome.

Mi ci volle qualche secondo per mettere a fuoco il viso della persona che aveva parlato.

Mark.

<<Mark! Ciao, io… scusa non avevo fatto caso che fossi entrato in ascensore>> gli dissi, impacciata e molto imbarazzata.

<<Me ne ero accorto Andrea!>> continuò lui, in tono divertito <<Suppongo che fossero pensieri felici quelli che ti stavano tenendo occupata la mente.>>

Arrossii all’istante.

Cavoli!

Mark si fece immediatamente serio e sollevò un sopracciglio.

<<Se non sapessi del tuo allenamento in palestra, penserei che tu stia tornando da un appuntamento galante.>>

Abbassai immediatamente gli occhi e arrossii ancora di più.

Sentii lo sguardo di Mark fisso su di me.

<<Andrea, hai conosciuto qualcuno in palestra?>> continuò,  chiedendomi  in tono severo.

Nemmeno fosse mio padre!

Alzai, appena, lo sguardo, incuriosita.

Mark mi fulminò con gli occhi.

Riabbassai i miei immediatamente.

Possibile che fosse arrabbiato?

E perché poi?

Non aveva senso.

Non avevo fatto nulla di male e, soprattutto, non erano affari suoi! E poi, noi eravamo solo amici!

Sollevai di nuovo lo sguardo.

<<Bhè… in realtà sì, però…>> cominciai a dire.

Mark non mi lasciò nemmeno il tempo di terminare la frase.

<<Non sono affari miei!>> m’interruppe, bruscamente, ponendo fine alla nostra conversazione.

Fui perfettamente d’accordo con lui, ma il modo in cui mi aveva liquidato mi fece innervosire. E parecchio.

Ero offesa e arrabbiata.

Che diritto aveva di trattarmi così?!

L’ascensore arrivò al pianterreno e le porte si aprirono.

<<Buona notte>> gli dissi in tono distaccato e senza nemmeno guardarlo in faccia.

Non aggiunsi altro.

Mark si spostò di lato per farmi uscire poi, con un tono a dir poco glaciale, mi augurò a sua volta la buona notte.

M’incamminai, a passo svelto, verso la porta di uscita, sentendo la presenza di Mark alle mie spalle.

Appena fui in strada, lui mi sorpassò, passando oltre, senza degnarmi di uno sguardo e senza dirmi una parola.

Strinsi le mani a pugno e gli voltai le spalle.

Dio, che uomo odioso!

Ero talmente arrabbiata con lui, che mi ci volle qualche istante per accorgermi di quanto facesse freddo.

La temperatura era calata molto nel pomeriggio.

Sollevai il colletto della giacca e nascosi le mani nelle tasche.

Decisi di abbandonare il proposito di tornare a casa a piedi.

Avrei preso un taxi.

Ovviamente non avevo messo in conto l’orario di punta!

Non si vedevano taxi liberi nel raggio di chilometri.

Provai lo stesso a fare un cenno agli unici due che vidi passare ma, come mi spettavo, m’ignorarono perché già occupati.

Mi strinsi ancora di più la giacca e sbuffai, dando vita a una nuvoletta bianca di vapore.

Ok Andrea, forza e coraggio che un po’ di freddo e un po’ di movimento non hanno mai ucciso nessuno!

Ok, ucciso no, ma assiderato forse!

Comunque non c’erano alternative.

Iniziai a incamminarmi verso casa.

<<Andrea aspetta!>> sentii qualcuno gridare.

Mi bloccai e mi guardai rapidamente intorno.

Sul ciglio della strada, vicino a una gigantesca macchina nera, vidi Mark.

Lo fissai un po’ spazientita.

E ora, che altro voleva da me?!

<< Stai andando a casa a piedi?>> mi chiese, bruscamente.

Ora basta!

Lui e il suo tono di voce mi stavano davvero seccando!

Decisi di rispondergli per le rime.

<<No, stavo per mettermi a volare! Certo che stavo andando a casa a piedi!>>

<<Sali in macchina!>> mi ordinò, in tono autoritario.

<<Prego?>> gli chiesi sempre più allibita, sollevando entrambe le sopracciglia.

<<Ho detto sali in macchina>> ripeté lentamente, stringendo leggermente gli occhi in segno di avvertimento.

Mi passai entrambe le mani sul viso.

Perché quell’uomo aveva il potere di darmi sui nervi così tanto?

<<No>> gli risposi decisa, fissandolo dritto negli occhi.

Piuttosto mi sarei congelata.

Mi voltai e m’incamminai di nuovo, diretta verso casa mia.

Non feci in tempo a fare qualche passo, che due grosse braccia mi sollevarono di peso e mi portarono via, in direzione della macchina nera.

Fui talmente colta di sorpresa che non fiatai.

Mi ripresi appena in tempo per accorgermi di Mark che mi adagiava sul sedile posteriore della sua auto e prendeva posto accanto a me, chiudendo la portiera.

Lo guardai fisso negli occhi.

<<Tu lo sai che questo si chiama sequestro di persona ed è punito con la prigione, vero?>> gli chiesi con voce ferma, ma tremendamente irritata.

<<No, questa si chiama efficienza lavorativa. Mi sto solo preoccupando che la mia assistente non prenda freddo e non si ammali, rallentandomi, di conseguenza, il lavoro>> rispose lui, del tutto calmo.

Non ci potevo credere!

Mark era veramente tranquillo, come se non avesse fatto nulla di strano.

E, sicuramente, era pure convinto di aver ragione lui e che quella in torto fossi io.

<<Uno, due, tre,…>> cominciai a contare sottovoce.

<<Cosa?>> mi chiese, udendomi bisbigliare.

<<Zitto, Mark!>> gli intimai puntandogli l’indice contro <<Sto contando fino a dieci per calmarmi e non prenderti a pugni. Non fraintendermi, non è che non vorrei essere violenta con te ora, perché lo vorrei essere, eccome. Si tratta, piuttosto, di efficienza lavorativa. Perché se ti prendo a pugni dovrai stare a casa dall’ufficio per qualche giorno e, così facendo, mi rallenteresti il lavoro.>>

Mark mi guardò fisso negli occhi.

Contraccambiai lo sguardo.

Sembravamo due tori che si stavano sfidando, pronti a fare a cornate da un momento all’altro.

Ci mancava solo il fumo che usciva dalle narici.

Il nostro scontro visivo fu interrotto da una leggera risata, subito seguita da un leggero colpo di tosse.

Sia Mark che io ci girammo verso l’uomo che aveva emesso quei suoni.

<<Dove devo accompagnare la Signorina, Signor Regis?>> chiese quello che doveva essere, con ogni probabilità, l’autista.

Mark continuò a guardare torvo la nuca di quell’uomo, il quale evitò, saggiamente, di voltarsi.

<<Andrea qual è il tuo indirizzo?>> mi chiese seccato.

Ancora arrabbiata con Mark per le sue pessime maniere, mi rivolsi direttamente all’autista.

Gli diedi il mio indirizzo, cercando di usare il tono più gentile e cordiale che la rabbia e il nervoso mi permisero.

Quando l’auto partì, mi appoggiai con la schiena al sedile e mi voltai a guardare fuori dal finestrino, ponendo fine alla nostra discussione.

C’era un traffico tremendo…fantastico!

Il viaggio in auto con quel tiranno di Mark sarebbe durato più del previsto e del dovuto!

Guardando fuori, però, non notai solo il traffico, ma anche come le poche persone a piedi fossero intente a stringersi nei loro cappotti e procedessero a passo spedito per arrivare il prima possibile in un luogo caldo.

Sentii la rabbia lasciare piano, piano il posto a un senso di gratitudine.

Tenendo sempre il viso rivolto verso il finestrino, feci un lungo respiro.

<<Grazie>> dissi a Mark.

Lo sentii trattenere per un attimo il respiro.

A quel punto mi sarei aspettata qualche parola, quantomeno un “prego”.

Invece niente.

Silenzio e ancora silenzio.

Mi voltai, incuriosita, verso di lui e lo trovai intento a fissarmi.

<<Intendiamoci>> continuai a dirgli <<Hai i modi di un troglodita, ma questo non toglie che mi hai risparmiato una camminata al freddo. Perciò, grazie.>>

Mark aprì e chiuse la bocca per due volte.

Infine si decise a parlare.

E mi rispose con un semplice <<Prego.>>

Mi venne da ridere.

<<Tutto qui? Solo prego?>> gli chiesi <<Niente “Andrea scusa i miei modi da uomo delle caverne?”>>

Lo sguardo di Mark si rabbuiò un attimo, ma poi vidi gli angoli della sua bocca iniziare ad alzarsi lentamente verso l’alto, lasciando comparire un magnifico sorriso sulle sue labbra.

Questa volta fui io a restare senza parole…

Quando Mark sorrideva il mondo intorno a me si fermava e mi sembrava di fluttuare nell’aria.

“E’ solo un amico!”…la mia vocetta interiore mi riportò subito all’ordine.

Cavoli, sarebbe stata più dura del previsto farmene una ragione!

Mi voltai nuovamente verso il finestrino.

Strinsi forte gli occhi nel tentativo di cancellare dalla mia mente il sorriso splendido di quell’uomo.

<<E così in palestra hai conosciuto uno…>> iniziò a dire Mark.

Cosa?!?

Non stava veramente tirando fuori, di nuovo, quest’argomento?!

Se solo dieci minuti prima, in ascensore, mi aveva zittito bruscamente, per non parlarne!?

Mi voltai, di scatto, verso di lui.

<<Non ne voglio parlare!>> gli dissi decisa.

<<E perché? In fondo non siamo amici noi due?>> continuò lui.

Il tono ironico di Mark m’infastidì parecchio.

Decisi di stare al gioco.

Adesso ti sistemo io, mister lunatico!

<<Bhè, certo che siamo amici. Ma non così amici da poter parlare con te degli uomini con cui voglio andare a letto!>> gli risposi sorridendo e sbattendo le ciglia.

La mia provocazione andò a segno.

Vidi il volto di Mark farsi improvvisamente livido e il muscolo della sua mascella contrarsi.

Avrei voluto prolungare quello scherzo ancora per un po’, ma non riuscii proprio a trattenere una sonora risata.

Mark, diversamente da me, non ci trovò nulla da ridere.

Anzi, stando all’espressione del suo viso in quel momento, probabilmente ero a serio rischio.

Con ogni probabilità stava già pensando al modo più veloce di buttarmi fuori dallo sportello!

Forse avevo esagerato. Forse.

Smisi di ridere e cercai di assumere un’espressione seria.

<<Ok, ok. Scusa. Stavo scherzando, ovviamente>> gli spiegai, sollevando leggermente le spalle.

Mark non solo non mi rispose, ma voltò, anche, il viso dall’altra parte.

Il viaggio proseguì nel più totale silenzio.

Perplessa, continuai a guardare Mark per quasi tutto il viaggio, ma lui continuò a ignorarmi.

Dopo diversi minuti, l’auto si fermò davanti al mio palazzo.

Finalmente Mark parve ricordarsi della mia presenza.

Voltò nuovamente il viso verso di me, per guardarmi.

Colsi l’occasione per scusarmi, nuovamente.

<<Mark, io…scusa. Stavo scherzando prima.>>

Lui non mi rispose nemmeno questa volta e continuò a fissarmi.

Ma che cosa ho detto di così sbagliato?

Accidenti, stavo solo scherzando!

Ancora silenzio.

<<Ok. Va bene. Buona notte>> gli dissi, infine, rassegnata.

Scesi dall’auto.

Non mi voltai a guardarlo nemmeno una volta, e camminai spedita verso l’ingresso del mio palazzo.

Arrivata, con l’ascensore, al mio piano, mi diressi sovrappensiero verso il mio appartamento.

Frugai nella borsa in cerca della chiave, la trovai e feci per inserirle nella serratura.

Solo in quel momento mi accorsi di come la porta fosse già aperta.

Comincia a tremare di paura.

Sentii il mio cuore battere fortissimo e le mani iniziare a tremare.

Andrea niente panico!

Ok. Ma cosa devo fare?

Entro?

Scappo?

Chiamo la polizia?

Mentre ero ancora intenta a decidere cosa fare, la porta dell’appartamento si spalancò.

Urlai.

E altrettanto fece la persona che si trovava dall’altra parte.

<<Denise! Che diavolo ci fai tu qui?!>> le gridai contro, non appena riuscii a metterla a fuoco.

Il tono che usai fu un po’ troppo accusatorio e me ne pentii subito.

Feci un respiro profondo per calmarmi.

Abbassai la voce e ne addolcii il tono.

<<Scusa>> ricominciai a dire <<So che questo è il tuo appartamento e che tu qui ci vivi, ma pensavo che saresti tornata solo fra diverse settimane, alla fine del tuo viaggio.>>

Denise sollevò le spalle e mi rispose con il suo solito tono di voce, un misto fra l’annoiato e lo scocciato.

<<Sì, il viaggio…mi stava così stufando! Sempre aerei da prendere, posti nuovi da vedere, valigie da fare e disfare…>>

Mi misi a ridere.

<<Sì, immagino! Una vera sofferenza!>> le dissi, scuotendo la testa.

Denise liquidò la faccenda con un’ulteriore alzata di spalle e mi si gettò addosso.

<<Oh Andrea! Mi sei mancata così tanto!>> mi disse, abbracciandomi stretta.

<<Anche tu, scema!>> le risposi, abbracciandola a mia volta. <<Dai, fammi entrare. Ordiniamo una pizza perché sto morendo di fame e poi mi racconti tutto del tuo viaggio. Ti va?>> continuai a dirle, allargando le braccia e divincolandomi per liberarmi dalla sua stretta.

<<Perfetto>> disse lei, lasciandomi andare e spostandosi da davanti alla porta, per farmi entrare.

Buttai il borsone della palestra in un angolo.

Le mie scarpe lo raggiunsero qualche istante dopo.

Denise non perse tempo, la vidi infatti prendere il telefono e chiamare una pizzeria da asporto per ordinare la cena.

Una pizza gigante, con doppia mozzarella, wurstel, funghi, patatine fritte e salsiccia.

Da sempre, la nostra pizza preferita.

Meno male che sono stata in palestra a bruciare una parte delle calorie che sto per ingurgitare!

Mi buttai sul divano, stesi le gambe e iniziai a massaggiarmele.

I muscoli cominciavano già a bruciarmi.

Denise prese posto accanto a me.

<<Allora?>> iniziò subito a chiedermi <<Come va il nuovo lavoro? Hai conosciuto gente nuova? Qualcuno d’interessante?>>

Sospirai… mi attendeva una lunga serata!

Denise non si accontentava mai del riassunto degli eventi.

No! Lei voleva i minimi dettagli di tutto.

Le raccontai dell’ufficio.

Di Betty e di Rebecca.

Accennai solo brevemente a Mark, descrivendolo come il nuovo capo che conoscevo da pochi giorni.

Non approfondii l’argomento.

Nel momento in cui vidi Denise aprire bocca per farmi, sicuramente, qualche domanda più approfondita su Mark, suonò il citofono.

Salvata in extremis!

<<Vado io ad aprire!>> le dissi, fiondandomi giù dal divano.

I muscoli delle mie gambe non apprezzarono per niente lo sforzo.

Ma non avevo alternative.

Non volevo parlare di Mark con Denise.

In realtà non avrei voluto parlarne con nessuno perché, al momento, Mark rappresentava il mio punto debole.

Ed io odiavo avere punti deboli.

Quando tornai a sedermi sul divano, con il cartone della pizza fra le mani, ero più che decisa a non riprendere il discorso da dove si era interrotto.

E quindi da Mark.

Non avrei lasciato a Denise il tempo di farmi domande a cui non volevo rispondere.

Giocai d’astuzia e la anticipai.

<<Allora, dove ero rimasta?>> le chiesi.

Senza lasciarle nemmeno il tempo di rispondere, aggiunsi <<Ah si! Stavo per raccontarti del bellissimo ragazzo che ho conosciuto in palestra, si chiama Cole…>>

Gli occhi di Denise s’illuminarono.

Ero salva!

Niente domande su Mark.

Mi dilungai nella descrizione di Cole e del nostro incontro in palestra.

Cole era un terreno tranquillo, che poteva essere perlustrato dalla grande curiosità della mia migliore amica.

Quando Denise esaurì tutte le domande sull’argomento Cole, passò a raccontarmi dei ragazzi che aveva conosciuto durante il suo viaggio.

Finimmo la pizza all’incirca fra Jean Paul, conosciuto in Francia, e Luca, splendido ragazzo italiano.

Nonostante il racconto di Denise fosse, a suo modo, molto interessante, mi scappò uno sbadiglio.

Mi coprii subito la bocca con la mano, ma la cosa non sfuggì alla mia migliore amica.

<<Ti sto annoiando?>> mi chiese, sporgendo in fuori il labbro inferiore.

<<No affatto!>> la rassicurai <<È che tra ufficio e palestra oggi è stata una giornata pesante e sono molto stanca!>>

<<Ok, allora a letto!>> mi incitò lei, alzandosi per buttare nel cestino il cartone della pizza, i tovagliolini e le lattine vuote di coca cola.

Mi alzai dal divano barcollando.

All’improvviso mi balenò per la mente un pensiero.

Denise mi rivolse uno sguardo perplesso.

<<A cosa stai pensando?>> mi chiese.

<<A dove dormirò stanotte>> le spiegai <<Il divano andrà bene per un giorno o due, ma ora che sei tornata dovrò trovarmi un appartamento.>>

<<Oh no Andrea! Non voglio stare in questa casa senza di te! Dai, resta a vivere qui con me>> piagnucolò lei.

<<Tesoro, lo sai che mi piacerebbe molto, ma qui c’è una sola camera da letto e per giunta con un letto matrimoniale>> le spiegai, scuotendo la testa.

<<Uffa>> fece lei, storcendo la bocca in una smorfia adorabile. <<Però stasera niente divano e dormi, invece, nel letto con me. Giuro che non ti salterò addosso!>> aggiunse sorridendo.

Le sorrisi a mia volta.

Quando adoravo quella piccola rompiscatole impicciona!

<<Ok, ma io dormo a destra!>> le dissi, dirigendomi verso la camera da letto.

 

FINE 4° CAPITOLO

 

-ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO –

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Lorenza. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

23 Comments on “Scegli Me” di Lorenza – Il Ritorno – 4° Capitolo

  1. Virna
    novembre 16, 2015 at 9:32 am (5 anni ago)

    Il nostro Mark inizia a scaldarsi!
    piano piano il suo interesse inizia a venir fuori,e io no vedo l ora di vedere quel vulcano esplodere
    Già pronta per il prossimo lunedi,con questa coppia che adoro :)

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 16, 2015 at 12:39 pm (5 anni ago)

      Virna secondo me questo è il momento più bello della storia. L’inizio della conoscenza e il punzecchiarsi

      Rispondi
  2. ROSY C.
    novembre 16, 2015 at 9:49 am (5 anni ago)

    Che bello un pò di pepe ci voleva proprio!!!!!! Mark è sempre più geloso mi pare di capire, vedremo come finirà con Cole che credo entrerà a far parte di questa splendida storia, brava Lorenza!!!!!! Mi piace sempre di più !!!!! Un bacio, a lunedì prossimo con il prossimo capitolo e a presto……♥♥♥♥♥♥

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 16, 2015 at 12:40 pm (5 anni ago)

      Grazie mille tesoro! ♡♡♡♡♡

      Rispondi
  3. Rosy ♥
    novembre 16, 2015 at 10:19 am (5 anni ago)

    Che bello il nostro Mark geloso ♡
    Immagino la sua doccia per sfogare la frustrazione ;-)
    Lorenza grazie a te e a Stella per averlo riproposto ♡

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 16, 2015 at 12:41 pm (5 anni ago)

      Le docce di Mark…. ahhhhhhhhh!

      Rispondi
  4. manu85
    novembre 16, 2015 at 10:20 am (5 anni ago)

    Sai che questo passaggio non me lo ricordavo…sempre un bene rileggere le storie più volte poi se sono così piacevoli che ti mettono allegria …sono uno spasso insieme -♡♡♡♡

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 16, 2015 at 12:43 pm (5 anni ago)

      Manu85 vuoi farti una risata? Sai che il lunedì mi rileggo i capitoli pure io e finisco per accorgermi che alcuni passaggi mi erano passati di mente?!?!

      Rispondi
  5. Irina
    novembre 16, 2015 at 10:56 am (5 anni ago)

    Io l’avevo detto di non andare in palestra! Poi Mark si arrabbia! :P

    Non vedo l’ora di rileggere il resto!

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 16, 2015 at 12:44 pm (5 anni ago)

      Brava Irina! Consiglio saggio il tuo!

      Rispondi
  6. Claudia
    novembre 16, 2015 at 11:04 am (5 anni ago)

    Mmmmm ….gelosia,gelosia…comincio ad essere impaziente,voglio i fuochi d’artificiooooooooooooo! Povero Cole mi ha fatto una pena,ah ah ah :)
    Trattato proprio a pesci in faccia.
    Mark darti una mossa!

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    • Lorenza
      novembre 16, 2015 at 12:45 pm (5 anni ago)

      Fra qualche capitolo, cara Claudia, vorrei riavere un tuo parere su Cole e sapere se ti fa ancora tenerezza e compassione! ;)

      Rispondi
    • Minù
      novembre 16, 2015 at 1:37 pm (5 anni ago)

      Cara Claudia ,credimi se ti dico che Cole non merita la tua pena …anzi …
      Ne riparleremo ampiamente ;)

      Rispondi
  7. Lele
    novembre 16, 2015 at 11:10 am (5 anni ago)

    che bello. ogni lunedì appena leggo il tuo racconto divento di buon umore.

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  8. Lorenza
    novembre 16, 2015 at 12:46 pm (5 anni ago)

    Che cosa meravigliosa che hai scritto! Grazie di ♡

    Rispondi
  9. Chiara
    novembre 16, 2015 at 1:11 pm (5 anni ago)

    Finalmente sono emula all’appuntamento tanto atteso del lunedì!!!!! Uuuuuuh Lorenza col tuo commento su cole mi hai incuriosita!!!!!! Sembra così carino e mi ha fatto pena perché so che non avrà speranze! Cosa ci nasconde L apparente timido e carino cole??
    Suuuu mark facci vedere chi sei!!!!

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    • Lorenza
      novembre 16, 2015 at 7:20 pm (5 anni ago)

      Sia Cole che Mark si riveleranno! Vedrai…

      Rispondi
      • Claudia
        novembre 16, 2015 at 8:07 pm (5 anni ago)

        Non vedo l’ora…. Rivelateviiiiiiiii ;)

        Rispondi
  10. Minù
    novembre 16, 2015 at 1:38 pm (5 anni ago)

    Iniziano a scaldarsi i motori ;)
    Mark ohhh Mark, bruc8a la gelosia ? Ehhh si !!!

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 16, 2015 at 7:21 pm (5 anni ago)

      Brucia, brucia.
      Consiglio una doccia fredda caro Mark… ;)

      Rispondi
  11. maria
    novembre 16, 2015 at 3:47 pm (5 anni ago)

    questo mark è un tipo difficile, quanta pazienza ci vuole! la scena in macchina? ho riso come una matta :D

    Rispondi
    • Lorenza
      novembre 16, 2015 at 7:22 pm (5 anni ago)

      Mooooolta pazienza ci vuole con lui! ;) ;) ;)

      Rispondi
  12. Veronica80
    novembre 17, 2015 at 7:28 am (5 anni ago)

    Noi donne a volte siamo strane…
    Ma di cosa ti scusi che quello non ha ancora scoperto le sue carte e gioca come il gatto con il topo :)
    I punzecchiamenti iniziali sono sempre i migliori ;)
    A lunedì prossimo

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