Rassegna “Racconti di Natale – Un Tocco di Rosso – Edizione Remember 2015” – “Tre Giorni, più Uno, al Natale” di Lorenza- 2° Parte

“Ero stato un coglione.

Un. Gigantesco. E. Colossale. Coglione.”

Non è proprio il modo più educato di aprire un articolo, me ne rendo conto, e neppure per dare il buongiorno a tutte voi, ma si, mio caro Chris, anche noi abbiamo pensato la stessa cosa visto com’è andata a finire ieri, vero ragazze?

Bentornate, oggi ci aspetta la seconda parte di “Tre Giorni, più uno, al Natale“, il mini romanzo che la nostra Lorenza ci aveva regalato lo scorso anno e rispolverato in occasione della nuova rassegna “Racconti di Natale” partita ieri, tutta per voi.

Quante di voi si ricordano come andrà a finire?

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Dopo il “Mea Culpa” riuscirà l’affascinante, e anche un pò stronzo, Chris a riconquistare la bella Jj? Avremo il tanto sospirato lieto fine?

Che posso dirvi: la Magia del Natale serve anche a questo ;)

Non mi resta che augurarvi buona giornata e soprattutto…

Buona Lettura

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lori

-SECONDA PARTE –

 

Martedì 25 Dicembre

 Un rantolo di disgusto mi uscì di bocca non appena deglutii.

Dio, che sapore orribile avevo in bocca?!?

Bisognoso di lavarmi i denti, o almeno bere un bicchiere d’acqua, provai a sollevarmi a sedere.

Cazzo!

Non appena la mia testa si sollevò dal cuscino una fitta tremenda mi trapassò da parte a parte, dandomi la sensazione che gli occhi mi schizzassero fuori dalle orbite.

Appoggiandomi con delicatezza sul cuscino cercai di fare mente locale.

Ma quanto cazzo avevo bevuto la sera prima?

Un leggero gemito mi giunse improvvisamente all’orecchio, diradando immediatamente la nebbia che mi aleggiava in testa.

Irrigidendomi, voltai titubante lo sguardo verso la persona che, nascosta sotto le lenzuola, stava dormendo al mio fianco.

Come diamine avevo fatto a non rendermi subito conto che c’era una persona nel letto accanto a me?

Come richiamata dalla mia muta supplica, la persona al mio fianco cominciò a stiracchiarsi e, abbassate le coperte, si voltò verso di me.

Cloe?!?!

Lo stupore che provai lasciò immediatamente posto al sollievo.

Se ero in quel letto con lei, voleva dire che non ero stato un coglione fino in fondo…

«Come va fratellino?» mi chiese sbadigliando «E, a proposito, buon Natale!»

Incapace di parlare, grugnii.

«Mmm…» continuò lei sorridendo «Vedo che la sbronza che ti sei preso ieri sera sta continuando a tormentarti!»

«Non c’è nulla da ridere!» mi sforzai di risponderle indispettito dal suo buonumore.

Non solo stavo subendo i postumi di una sbornia colossale, ma stavo cercando di non pensare al mio orgoglio ferito e al mio cuore in pezzi.

Jj…

Se io ero nel letto con mia sorella, dov’era lei?

Sollevando leggermente la testa, e stringendo i denti per sopportare il dolore e la nausea, mi guardai velocemente attorno.

«Se cerchi Jj, sappi che non è qui.» mi disse mia sorella tirandosi su a sedere e appoggiando la schiena alla testiera del letto «Se ne è andata ieri sera, poco prima di mezzanotte, ed è tornata a casa sua.»

«Cosa?» urlai alzandomi di scatto.

Pessima mossa!

Un’ondata di nausea mi attanagliò lo stomaco.

Senza esitare mi alzai e corsi in bagno, dove finii di liberarmi di tutto l’alcool ingurgitato la sera prima.

Dopo essermi sciacquato la bocca diverse volte, ed essermi lavato i denti a lungo, tornai in camera.

Afferrata la sedia vicino alla scrivania mi piazzai a sedere di fronte a mia sorella, appoggiando i gomiti sulle ginocchia e sporgendomi in avanti.

«Dimmi tutto quello che sai su Jj e vedi di non tralasciare nulla, chiaro?» le dissi con voce cavernosa.

Mi sentivo uno schifo ma sapere cosa aveva fatto Jj la sera prima era più importante di tutto il resto.

«Ti posso dire quello che ho visto prima che lei scappasse in lacrime dalla sala da pranzo e quello che è successo nei dieci minuti dopo…» mi rispose guardandomi con malcelato disprezzo.

Annuendo con la testa mi preparai al peggio.

«Non so cosa sia successo fra voi ieri sera, ma a un certo punto tu te ne sei andato via dal salone da solo, furente in viso e ignorandola completamente. Quando sono arrivata nella sala da pranzo, Jj era ferma sulla soglia e stava fissando qualcosa con gli occhi lucidi. Quando, seguendo il suo sguardo, ho visto cosa la rendesse così triste ho visto te seduto fra Megan e quella sciacquetta di sua cugina, Cindy.»

«Questo me lo ricordo.» le dissi irrigidendo la mascella «Non c’è bisogno che tu lo ribadisca…»

«E invece sì…» puntualizzò stizzita lei «Perché sei stato un vero coglione e meriti che la cosa ti venga ricordata. Allora, assodato che da vero stupido hai ignorato Jj per sederti fra due oche, hai continuato imperterrito per tutta la serata a bere e a flirtare con quelle due. A un certo punto Chad si è alzato, si è avvicinato a voi e ha detto qualcosa all’orecchio di Megan, poi è andato via dalla sala da pranzo. Quella povera ragazza l’ha seguito di corsa, forse sperando in una riappacificazione. Riappacificazione che, per la cronaca, ho saputo non esserci stata, anzi… posso con gioia annunciare che ci siamo liberati di quella donnaccia una volta per tutte! Ma torniamo a te… poco dopo che Megan è corsa dietro a Chad, tu hai preso Cindy sotto braccio e l’hai portata fuori, nella veranda. A quel punto Jj, che se ne era stata stoicamente zitta per tutta la sera, ha finalmente tirato fuori le palle e ti è venuta a cercare. Qualche istante dopo papà è venuto da me e mi ha spedita a cercare Chad. Un quarto d’ora più tardi, dopo che avevo trovato nostro fratello e stavo tornando di sotto con lui, ho incontrato Jj in lacrime che stava salendo le scale di corsa. Che. Diavolo. Hai. Combinato. Lì. Fuori?»

Il tono di voce e lo sguardo omicida di mia sorella mi fecero inarcare un sopracciglio.

«Non mi ricordo.» le risposi distogliendo lo sguardo e fissando il pavimento.

Stavo mentendo.

Man mano che mia sorella aveva raccontato gli eventi della sera prima, infatti, i ricordi mi erano riaffiorati alla memoria.

Mi ricordavo ogni singola parola e insulto che io e Jj c’eravamo sputati addosso.

Che le avevo sputato addosso.

«Dimmi cosa è successo dopo che l’avete trovata sulle scale.» le dissi tornandola a guardare negli occhi.

«Jj stava piangendo…» continuò stringendo le palpebre e dandomi l’impressione di volersi godere lo spettacolo del mio struggimento «Le abbiamo chiesto cosa fosse successo ma lei non ha detto nulla, se non che voleva che le chiamassi un taxi perché voleva andare via da qui. A quel punto Chad si è proposto di accompagnarla e lei ha accettato…»

«COSA?» chiesi infischiandomene della fitta che mi trapassò il cervello e alzandomi in piedi «Nostro fratello ha fatto cosa? Quella testa di cazzo! Se ci prova con lei… se solo la sfiora…»

«Sei andato in terrazza con un’altra ieri sera e forse ci saresti andato pure a letto se non ti avessi portato via…» m’interruppe bruscamente Cloe incrociando le braccia al petto «E poi ricordati che stai parlando di tuo fratello e della tua ragazza!»

«Non è come pensi…» mi lasciai sfuggire «Lei… non…»

«Lei non è la tua ragazza veramente.» concluse mia sorella togliendomi le parole di bocca.

«Tu … come? Lei… lei ti ha detto…qualcosa?» le chiesi sentendomi in imbarazzo.

«Non ce n’è stato alcun bisogno.» mi rispose sollevando le spalle «Comunque no, Jj non mi ha detto nulla. Quella ragazza non ti tradirebbe mai. L’ho capito da sola non appena l’ho vista. È troppo intelligente e bella per stare veramente con te!»

«Simpatica.» le dissi senza entusiasmo «E comunque ti sbagli su Jj. Lei mi ha tradito, in qualche modo.»

«Sì, so anche questo.» continuò imperterrita quella saccente di mia sorella «Me l’ha detto lei. Quando siamo rimaste da sole in stanza, mentre preparava la valigia, mi ha detto che era colpa sua se tu eri arrabbiato con lei, perché avevi scoperto che ti aveva mentito. Ma mi ha anche detto che non l’ha fatto per ferirti ma per proteggere se stessa. Coraggio, fratello, di che si tratta? Qual è questa bugia tremenda?»

«Jj non mi ha detto che suo padre era un dottore famosissimo e sua madre l’avvocato più importante del Paese…» dissi storcendo il naso per l’assurdità che stavo dicendo.

«Veramente ti sei arrabbiato per una stronzata del genere?» mi chiese Cloe sgranando gli occhi.

«So che detta così suona assurda come cosa, ma… non è per quello che non mi ha detto… è il fatto che non sia stata onesta con me che mi ha mandato in bestia. E poi…più passavo il tempo con lei più il fatto che avesse finto di essere la mia ragazza in cambio della sua partecipazione a un processo mi faceva uscire fuori di testa. Probabilmente lei mi stava usando, mentre io mi stavo…»

Stringendo i denti mi passai le mani fra i capelli.

«Ok.» disse semplicemente mia sorella dopo qualche secondo «Non c’è molto che possa dirti. Solo ricorda una cosa, quando hai chiesto a Jj di fingersi la tua fidanzata anche tu la stavi usando e anche tu ancora non provavi nulla per lei. Come sono cambiate le cose per te, possono essere cambiate anche per lei. Ora io torno in camera mia e ti lascio solo. Sul comodino ci sono un regalo e un biglietto che ti ha lasciato lei.»

Voltando velocemente gli occhi li individuai, ma aspettai che mia sorella fosse uscita dalla stanza per prenderli.

La prima cosa che feci fu aprire il regalo.

Non appena lo scartai, scoppiai a ridere.

Solo Jj poteva regalarmi un Babbo Natale Hawaiano che, a ogni movimento, agitava i fianchi!

Riponendo il regalo sul comodino afferrai il bigliettino che vi era accanto e, con mani tramanti, lo aprii.

 

“Vorrei poterti dire che ti odio ma, purtroppo, non è così. Provo tristezza, rabbia, delusione ma non odio. È vero, ti ho mentito. Ti ho tenuto nascosto chi fossero i miei genitori, ma tu, più di chiunque altro, dovresti capire il motivo per cui l’ho fatto. Ho sempre odiato essere un mezzo per arrivare a loro, probabilmente come tu hai odiato essere usato da Megan come tramite per arrivare a tuo fratello. Non volevo ferirti, solo proteggermi. E, nonostante tutto, lo rifarei. Mi dispiace solo che questa singola cosa ti abbia portato a dimenticare tutto quello che siamo stati in questi due giorni. A dimenticarti di me. Sappi che il regalo che ti ho lasciato non era l’unico che avevo pensato di farti. Ma oramai è tardi. Troppo tardi per tutto. Buon Natale, Jj.”

 

Stringendo quel piccolo pezzo di carta nel pugno, mi sedetti sul bordo del letto.

Sbuffando, e digrignando i denti per la rabbia, mi lascia ricadere all’indietro.

Fissando il soffitto bianco cercai di ripercorrere con la mente gli eventi della sera precedente per capire quando accidenti avevo lasciato che la rabbia e la paura avessero la meglio sulla fiducia e su quello che iniziavo a provare per Jj.

Ero stato un coglione.

Un. Gigantesco. E. Colossale. Coglione.

Un leggero bussare richiamò la mia attenzione.

«Posso?» sentii mio padre chiedere mentre faceva capolino da dietro la porta.

«Entra pure.» gli risposi tornando a fissare il soffitto.

Nel totale silenzio che regnava nella stanza, così come in tutto il resto della casa, sentii nitidamente il rumore dei passi di mio padre mentre si avvicinava al letto.

Senza chiedere il permesso si sedette vicino a me e posò una mano sul mio ginocchio.

Quel piccolo gesto non ebbe altro risultato se non quello di farmi sentire ancora peggio di come già mi sentivo.

«Cris, figliolo, mi dispiace ma te lo devo proprio dire…» esordì brutalmente mio padre «ieri sera ti sei comportato come il più grande e colossale stronzo presente sulla faccia della terra. Hai umiliato Jj davanti a tutti. Non m’importa cosa ti può aver fatto lei… tu hai esagerato.»

Tacendo per un attimo, mio padre si sporse all’indietro per vedere se fossi sveglio e stessi ascoltando.

Lo stavo facendo, accidenti.

Stavo ascoltando ogni sua singola parola in assoluto silenzio, perché insomma, che potevo dirgli?

Aveva totalmente e completamente ragione!

Non avevo giustificazioni.

«Ho saputo da tua sorella,» proseguì mio padre una volta certo della mia attenzione «che Jj è tornata a casa sua ieri sera, accompagnata da tuo fratello che, per inciso, non è ancora tornato a casa.»

«Cosa?» chiesi di getto sollevandomi di scatto.

«Ho detto…» ripeté serafico mio padre «Che tuo fratello non è tornato a casa a dormire stanotte.»

«Dannato figlio di puttana!» ringhiai sbattendo un pugno sul letto e ignorando la fitta alla testa.

«Modera le parole e calmati.» mi suggerì in modo deciso mio padre «Che hai intenzione di fare ora?»

«Ora mi vesto e vado immediatamente a casa di Jj.» riposi sollevandomi in piedi «E se quando arrivo lì trovo tuo figlio a letto con la mia ragazza…io…io…»

«Tu cosa?» m’incalzò mio padre.

«Io lo faccio fuori. Non mi è fregato un accidenti che si facesse Megan due ore dopo che lei mi aveva lasciato, ma Jj… Se si azzarda a toccarla anche solo con un dito… Preparati all’idea di avere un figlio maschio in meno papà, perché o esce vivo lui da quella casa o ne esco vivo io.»

«Mi domando dove fosse ieri sera tutta questa possessività e questa voglia di avere Jj tutta per te…» mi disse mio padre alzandosi in piedi a sua volta.

Imbarazzato dal fatto di dover avere una conversazione del genere con mio padre, mi passai le mani fra i capelli.

«Mi sono lasciato prendere dalla rabbia e dalla paura. Papà, ci sono cose che tu non sai su me e Jj…» gli confessai senza però avere il coraggio di guardarlo in faccia «Il fatto è che, a un certo punto, mi sono sentito usato e preso in giro e… ho avuto paura. Paura di aver riversato aspettative e sentimenti sulla persona sbagliata.»

«Cris, se lasci che il passato condizioni sempre il tuo presente, finirai per farlo diventare anche il tuo futuro.» mi disse mettendomi una mano sulla spalla «Quello che voglio dire è: fatti una doccia, vestiti e vai a sistemare tutto. O almeno a provarci, perché da quel poco che ho potuto vedere di Jj non so quante possibilità tu abbia.»

Scuotendo la testa, ed evitando di ricordare a me stesso quanto mio padre avesse ragione, mi fiondai nel bagno.

Dopo una doccia veloce, mi vestii e, afferrato il regalo che avevo comprato di nascosto per Jj, uscii dalla stanza.

Scendendo gli scalini a due a due, mi precipitai verso l’ingresso.

Fermo, davanti al portone, c’era nuovamente mio padre.

«Prendi.» mi disse porgendomi un bicchiere da asporto colmo di caffè e una chiave «Ne avrai bisogno. Il caffè per stare sveglio e la chiave…bhè ho pensato che con la mia Lamborghini saresti potuto arrivare un po’ più in fretta!»

Abbracciandolo di slancio, strinsi mio padre a me.

«Grazie.» farfugliai «E Buon Natale.»

E, detto questo, volai verso il garage.

Venti minuti dopo stavo sfrecciando lungo una strada completamente deserta pregando di non trovare, una volta giunto a destinazione, mio fratello a letto con la donna che volevo di nuovo al mio fianco.

In metà del tempo che mi c’era voluto per l’andata fui a casa di Jj.

Senza preoccuparmi dell’ora mi attaccai al campanello.

Dato che non ricevetti nessuna risposta, provai a suonare anche dai vicini.

Dopo diversi insulti e imprecazioni, finalmente qualcuno ebbe la bontà di aprirmi il portone.

Salendo velocemente le scale, e soffermandomi a ogni piano per controllare il nome nelle targhette affisse alla porta dato che non avevo idea di quale fosse il piano di Jj, finalmente arrivai davanti alla porta giusta.

Sbattendo i pugni con insistenza cercai di richiamare l’attenzione di chiunque si trovasse lì dentro.

Dopo quasi dieci minuti finalmente qualcuno venne ad aprire.

Trattenendo il fiato sperai che si trattasse di Jj.

Quando, però, vidi chi fosse la persona che mi aveva finalmente aperto persi completamente la testa.

Mio fratello.

Completamente nudo ad eccezione di un asciugamano avvolto intorno alla vita.

Accecato dalla gelosia, mi ci avventai addosso e lo colpii dritto in faccia.

Colto alla sprovvista Chad non riuscì a scostarsi né, tanto meno, a difendersi.

Colpito in pieno viso, barcollò all’indietro fino a che non si accasciò per terra.

Un urlo improvviso e spaventato mi fece sussultare.

Non appena sollevai lo sguardo, vidi una donna, che non conoscevo e avvolta in una vestaglia di seta nera, guardarmi con occhi terrorizzati e urlare a squarcia gola.

Nel tentativo di calmarla mi feci avanti, peggiorando però la situazione.

«Fermo dove sei!» m’intimò brandendo un vaso preso da sopra un piccolo tavolino «Se fai anche solo un altro passo in avanti giuro che prima ti faccio fuori poi chiamo la polizia!»

Feci per aprire la bocca e spiegarle chi fossi, quando fui distratto dall’arrivo di una terza persona.

«Che sta succedendo?» chiese trafelata arrivando di corsa.

«Questo squilibrato ha colpito Chad e …» iniziò a rispondere la ragazza con il vaso in mano, ma fu interrotta da Jj.

«Cristopher?» chiese stropicciandosi gli occhi «Che accidenti ci fai tu qui? E perché hai colpito tuo fratello?»

«E così questo è il tuo capo?» chiese l’altra donna rimettendo finalmente a posto il vaso che aveva in mano «Quel Cristopher?»

Annuendo Jj fece alcuni passi verso di me mentre la sua amica andò a occuparsi di mio fratello.

«Sto aspettando delle risposte.» puntualizzò Jj incrociando le mani sul petto.

Pessimo segno.

«Io…io…» iniziai a risponderle titubante «Dovevo vederti. Volevo chiederti…»

«E perché hai colpito tuo fratello?» mi chiese lei interrompendomi.

«Bhè io…» dissi espirando con uno sbuffo.

Cavoli!

Che potevo dirle? “Pensavo che fosse venuto a letto con te”?

«Aspetta un attimo!» sbottò lei, un istante dopo, arrivandoci da sola «Dannato figlio di puttana! Tu hai pensato che fosse venuto a letto con me?»

«No…cioè…sì, però….» dissi facendo un passo verso di lei.

Allungando un braccio di fronte a sé, Jj mi bloccò.

«Resta dove sei e non azzardarti ad avvicinarti a me!» mi urlò fervente di rabbia «Nel giro di dodici ore mi hai dato della bugiarda, dell’arrampicatrice sociale, dell’approfittatrice e ora pure della puttana! Non male direi!»

Messa in questo modo la cosa suonava davvero male!

«Jj posso spiegarti…» le dissi supplicandola con gli occhi.

«E ti aspetti che io ascolti anche sola una delle tue parole dopo che tu non hai voluto ascoltare le mie ieri sera?» mi chiese scuotendo la testa «Dammi un solo motivo per cui dovrei perdere altri cinque preziosi minuti della mia vita dietro ad un essere rivoltante come te!»

«Perché io… perché…» in preda al panico mi guardai attorno.

Mio fratello, che si teneva una mano sulla guancia, e quella che doveva essere la coinquilina di Jj mi stavano guardando, anche loro in attesa.

Cazzo che situazione assurda e imbarazzante!

«Sto aspettando!» disse Jj rincarando la dose.

«Perché…ho un regalo di Natale per te.» dissi buttando lì la prima cosa che mi passò per la mente.

Purtroppo per me era una cazzata!

Inarcando un sopracciglio, Jj mi guardò come se fossi impazzito.

«Vieni con me.» mi disse voltandosi verso il corridoio.

Senza esitazione la seguii.

Non appena varcammo la soglia della prima stanza che incontrammo, capii che si trattava della sua camera da letto.

La rispecchiava in pieno.

Era bella, ordinata e pulita.

Proprio come lei.

«Mi piace la tua stanza…» dissi avvicinandomi a lei.

Il suo corpo che s’irrigidiva di riflesso non fu un buon segno.

«Ecco il tuo regalo.» aggiunsi, cercando di prendere tempo.

E così dicendo mi sfilai un pacchettino dalla tasca e glielo porsi.

Esitante, e con mani tremanti, o così almeno parve a me, Jj lo afferrò e lo aprì.

Non appena lo vide un timido sorriso le si dipinse in viso.

«È un albero di natale di latta. Ed è anche un carillon.» le spiegai «Se ruoti la base inizierà a suonare Jingle Bells. Non è un gran che ma…»

«È bellissimo.» m’interruppe lei «Ma Cristopher questo non…»

«Ti prego ascoltami.» la interruppi questa volta io «Mi sono comportato da idiota. Quando ho scoperto che mi avevi mentito io… ho perso la testa e ho dato per scontato che tu mi stessi usando per fare carriera. Non avrei dovuto dubitare di te, né comportarmi in quel modo ignobile a cena e anche dopo, con quella ragazza… E per quanto riguarda lei, ti giuro che non c’è stato nulla. Assolutamente nulla, nemmeno un bacio.»

Fissandomi dritto negli occhi, Jj restò in silenzio.

La tensione che provavo mi stava portando al limite.

«Ti prego dimmi qualcosa.» la implorai quando non ce la feci più.

«Cristopher…» mi disse con voce incrinata «Non c’è nulla che possa dirti se non che per me è tutto finito. Tutto. Alla prima occasione mi hai voltato le spalle e sei stato pronto a pensare il peggio di me. E quando ho provato a spiegarti come stavano le cose, tu che hai fatto? Mi hai ignorata e insultata, provandoci con un’altra davanti a me.»

«Io non…» dissi sentendomi mancare il fiato.

«No, Cristopher.» m’interruppe decisa «Non c’è nulla che tu possa dire o fare per farmi cambiare idea. E ora, per cortesia, vattene.»

A corto di parole la guardai implorandola con gli occhi.

Scuotendo la testa m’indicò la porta.

Avevo perso.

Avevo rovinato una delle cose più belle che mi fossero mai capitate.

E la colpa la potevo dare solo a me stesso.

Sconfitto, mi voltai e feci un paio di passi verso la porta.

Avevo la mano già sulla maniglia quando mi fermai.

«Qual era l’altro regalo che volevi farmi?» le chiesi voltandomi nuovamente verso di lei «Dimmi solo questo poi me ne andrò.»

Inspirando bruscamente l’aria, Jj vacillò.

Dopo aver raddrizzato le spalle e fatto un bel respiro, si voltò verso la scrivania e afferrò una busta bianca appoggiata lì sopra.

Senza guardarmi negli occhi me la allungò.

«Adesso vattene.» mi disse con voce rotta dal pianto.

Stringendo la busta nella mano mi voltai e uscii dalla porta.

A passo deciso mi diressi verso l’ingresso.

Volevo uscire da lì dentro il prima possibile.

In un attimo fui a bordo della Lamborghini di mio padre, diretto verso casa mia.

Non appena fui al riparo fra le mie mura domestiche, sbattei la porta e colpii il muro con un pugno, avvertendo un male tremendo alle nocche.

Buttando il giubbotto a terra, mi diressi verso il mobile bar e mi versai una generosa quantità di whisky.

Dopo averne bevuto un sorso abbondante, mi sedetti sul divano e mi sfilai dalla tasca la busta che Jj mi aveva dato.

Alla cortese attenzione dell’avvocato Aaron Sanders” diceva l’intestazione scritta sopra.

Perché mai Jj mi voleva regalare una lettera indirizzata al nostro capo?

Un sospetto s’insinuò ferocemente nella mia testa.

Velocemente aprii la busta.

Scorrendone rapidamente il contenuto con gli occhi mi raggelai.

Ci avevo visto giusto.

Ero stato un idiota e questa era la giusta punizione.

Me ne sarei pentito per sempre.

Ogni singolo istante della mia vita.

Con gli occhi appannati, per le lacrime a stento trattenute, rilessi quelle poche parole.

 

“Egregio Signor Sanders,

 Con la presente sono a comunicarle le mie dimissioni con effetto immediato.

In fede Jessica Walker.”

 

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Una settimana dopo…

 Lunedì 31 Dicembre

 «Sei sicura che non vuoi venire con me?» mi chiese Emy ferma sulla soglia di casa.

«Sicurissima!» le riposi stampandomi in faccia un sorriso finto ma necessario «Vai, divertiti e non pensare a me. Starò benissimo, qui in casa, con il mio pigiama e i miei dvd preferiti.»

«Ok, allora io vado.» mi rispose lei poco convinta.

Finalmente sola, tirai un sospiro di sollievo.

Adoravo Emy ma durante quei sette giorni mi era stata addosso in modo esagerato.

Intendiamoci, i primi due giorni le ero stata grata di essere la spalla su cui avevo pianto per ore e ore, ma poi…

Ora avevo solo voglia di stare un po’ da sola.

Sola con i miei pensieri, con i miei ripensamenti e rimpianti.

Sprofondando nel divano, afferrai il telecomando e cominciai e passare da un canale all’altro.

Stavo per spegnere la televisione, non riuscendo a trovare nulla d’interessante, quando il titolo di un servizio che stava per andare in onda al telegiornale richiamò la mia attenzione.

«E ora in diretta dal tribunale il nostro inviato proverà a intervistare il giovane, e più che promettente, avvocato Cristopher O’Connor. Il giovane avvocato che, tutto da solo, ha smontato la prova principale dell’Accusa nel processo che stava seguendo, trovando una discrepanza nella testimonianza rilasciata dal loro testimone principale. L’Accusa non ha quindi potuto far altro che patteggiare con la Difesa e, in tale modo, l’assistito dell’Avvocato O’Connor se l’è cavata con una semplice multa. Ma ora lasciamo la linea al nostro inviato…»

All’improvviso, interessatissima, mi misi a sedere e alzai il volume al massimo.

Quando un istante dopo il viso di Cristopher comparì sullo schermo, il mio cuore mancò un battito poi iniziò a martellarmi fortissimo nel petto.

«Avvocato O’Connor? Avvocato O’Connor?» stava gridando l’inviato «Come ci si sente a essere l’uomo del momento?»

«No comment!» rispose Cristopher bruscamente, allontanando con una mano il microfono da davanti al suo viso.

«Avvocato O’Connor? Può almeno dirci come festeggerà stasera? Quale sarà il suo primo pensiero per l’anno che verrà?» perseverò l’inviato.

Bloccandosi di scatto, Cristopher fulminò con lo sguardo quel povero giornalista.

«Come festeggerò?» gli chiese sibilando fra i denti «Vuole sapere veramente come festeggerò? Starò in casa a pensare a ciò a cui penso continuamente da una settimana a questa parte. Alla stessa cosa che mi ha fatto buttare a capofitto sul lavoro! A quanto sono stato idiota e avventato quando… quando ho buttato via una delle cose migliori della mia vita. E ora, se vuole scusarmi, me ne vado!»

Incapace di muovermi continuai a fissare lo schermo senza però vedere più nulla.

Era veramente pentito.

Pensava a me.

Mi rivoleva?

Perché io… bhè io forse sì, lo rivolevo.

Dopo quasi mezz’ora passata a torcermi le dita e a fissare lo schermo, mi alzai in piedi e afferrai il cellulare.

«Rispondi, rispondi, rispondi!» urlai in preda allo sconforto.

«Pronto?!?!» mi rispose, finalmente, Emy urlando «Jj sei tu? È successo qualcosa? C’è un’emergenza?»

«No, tranquilla.» urlai per farmi sentire, cercando di sovrastare il rumore tremendo che sentivo in sottofondo «Ho bisogno di un favore…»

«Cosa? Un dottore?» mi rispose lei preoccupata.

«No! Un favore!» ripetei a voce ancora più alta.

«Aspetta che m’infilo nel bagno così ti sento meglio…» propose Emy.

Dopo alcuni minuti in cui non avvertii altro che fruscii e alcuni smorzati e attutiti “Mi scusi” e “Permesso”, finalmente calò il silenzio.

«Eccomi!» mi disse la mia migliore amica «Allora, mi stavi dicendo…»

«Che ho assolutamente bisogno di un favore.» mi affrettai a dire terminando la sua frase «Non è che per caso hai il numero di Chad e, sempre per caso, non è che lo useresti per chiamarlo e chiedergli l’indirizzo di Cristopher?»

«No.» mi rispose subito Emy.

«No?» chiesi allibita corrucciando le sopracciglia «No che non hai il numero, o no che non lo vuoi chiamare?»

«No che non lo chiamerò.» mi rispose lei tranquilla «Perché non ce n’è bisogno. Chad è… qui con me.»

Tralasciando le centinaia di domande che mi stavano balenando per la mente in merito a quanto mi aveva appena detto arrivai al sodo.

«Allora chiedigli subito l’indirizzo di Cristopher e poi mandamelo tramite messaggio per favore.» le dissi speranzosa.

«Sarà fatto!» mi rispose divertita la mia migliore amica senza farmi ulteriori domande, cosa che apprezzai moltissimo.

Appena riattaccai corsi in camera mia per vestirmi.

Dopo aver passato in rassegna gli abiti dentro il mio armadio, optai per i miei soliti jeans attillati, il mio maglione over size e gli stivaletti bassi con il pelo.

Avevo appena infilato il maglione quando il mio cellulare suonò avvertendomi dell’arrivo di un messaggio.

Infilando al volo gli scarponcini lo afferrai.

Era da parte di Emy.

Sotto all’indirizzo di Cristopher, trovai anche un suo commento personale.

“Non so perché tu voglia il suo indirizzo…solo fanne buon uso. Ti voglio bene e spero che tutto vada nel migliore dei modi. Baci E.”

Sospirando mi augurai che le cose andassero proprio così.

Per il meglio.

Trovare un taxi libero non fu per niente un’impresa facile.

Era la notte di capodanno e chiunque avesse in mente di bere aveva diligentemente lasciato l’auto a casa preferendo il passaggio di un taxista.

Dopo aver litigato per cinque minuti con una coppia di turisti cinesi, i quali sostenevano di aver visto il taxi libero prima di me, riuscii a salirci sopra.

Con le dita incrociate comunicai al taxista la mia meta.

Durante tutto il tragitto, che durò ben più del previsto per via del traffico, non feci altro che pregare.

Pregare perché Cristopher si trovasse effettivamente in casa e, soprattutto, perché fosse solo.

In caso contrario avrei chiuso con lui per sempre.

Sospirando chiusi gli occhi e appoggia la testa al sedile.

La tensione cominciava a farsi sentire in tutta la sua imponenza.

Perché stavo andando da lui?

Perché ero venuta meno a quello che mi ero ripromessa di fare e cioè stargli alla larga?

Accidenti, alla fine mi ero licenziata lo stesso pur di non vederlo tutti i giorni!

Però mi mancava e quello che gli avevo sentito dire durante l’intervista mi aveva fatta capitolare.

In fondo potevo dargli il beneficio del dubbio e concedergli un tentativo per rimediare al casino che aveva fatto…

Non ero innamorata di lui, non ancora, ma i due giorni passati insieme…

Non riuscivo proprio a togliermi dalla testa la sensazione di felicità e spensieratezza che avevo provato stando con lui.

Ecco perché ero lì.

In nome di quello che mi aveva fatto provare, avevo deciso di dargli una seconda possibilità.

Non appena il taxi si fermò, accostando al marciapiede, il cuore cominciò a battermi all’impazzata.

Eccoci qui…

Dopo aver pagato la corsa, mi tirai su il cappuccio del giaccone, per proteggermi dalla fitta neve che aveva iniziato a cadere, e corsi verso il palazzo di Cristopher.

Appena vi fui davanti un usciere mi aprì il portone augurandomi la buona sera.

Non appena dentro fui avvicinata da una guardia armata che mi chiese, con gentilezza e educazione, le mie generalità e chi stessi cercando.

«Sono qui per vedere il signor Cristopher O’Connor…» gli dissi per prima cosa.

«Mi dispiace ma il signor O’Connor mi ha dato specifiche indicazioni di non essere disturbato e di non lasciar passare nessuno.» m’interruppe indicandomi con una mano la porta.

Eh no!

Non me ne sarei andata via così!

Dovevo vederlo, volevo vederlo.

«Ma io sono sua sorella!» dissi mentendo spudoratamente.

Con un sopracciglio sollevato quell’uomo mi osservò dalla testa ai piedi.

Chiamando a raccolta tutto il mio coraggio non spostai lo sguardo quando, alla fine, mi fissò dritta negli occhi.

«Venga con me.» mi disse avviandosi verso una grande scrivania in mezzo all’atrio.

Spingendo alcuni tasti di un telefono avveniristico si mise in attesa.

Mentre aspettava che qualcuno rispondesse alla sua chiamata, sollevò nuovamente gli occhi verso di me.

«Come ha detto di chiamarsi?» mi chiese a bruciapelo.

«Cloe O’Connor.» risposi sollevando il mento.

Annuendo leggermente con la testa, quell’uomo tornò a concentrarsi sulla chiamata che stava facendo.

«Signor O’Connor?» disse dopo qualche istante «So che mi ha chiesto di non essere disturbato, ma c’è qui una ragazza che sostiene di essere sua sorella.»

«Mm – mm» disse, un attimo dopo, annuendo e sollevando lo sguardo su di me.

«D’accordo, come desidera.» concluse infine riattaccando.

Poi, uscendo da dietro la scrivania si avvicinò nuovamente a me.

«Se vuole seguirmi, le mostro dov’è l’ascensore.» mi disse indicando un corridoio alle nostre spalle «Suo fratello ha detto che può salire.»

Il modo in cui calcò la voce sulla parola “fratello” mi diede la netta impressione che quell’uomo avesse scoperto la mia menzogna, ma sarei sopravvissuta.

Stavo salendo da Cristopher e questo mi bastava.

Una volta dentro l’ascensore, il tizio che mi aveva accompagnata digitò un codice sul piccolo tastierino numerico e poi si tirò indietro.

«Buona serata.» mi augurò mentre le porte dell’ascensore iniziarono a chiudersi.

«Altrettanto.» feci appena in tempo a rispondere.

Poi l’ascensore iniziò a salire.

Dopo quello che mi sembrò un tempo infinitamente lungo l’ascensore si fermò e le porte si aprirono, accompagnate da un piccolo rintocco di campanella.

Prendendo un profondo respiro feci un passo avanti.

Una porta enorme di legno scuro era esattamente di fronte a me.

Guardandomi rapidamente attorno mi accorsi che non vi erano altre porte né scale.

Ero nell’attico.

Stringendo le mani a pugno mi avvicinai alla porta.

Ok, dovevo farmi coraggio.

Ero arrivata fino a lì non potevo certo tirarmi indietro proprio ora.

Sollevando la mano bussai.

Quasi immediatamente la porta si spalancò e Cristopher comparve di fronte a me.

Nonostante avessi fatto di tutto per trattenermi, non fui capace di astenermi dal guardarlo dalla testa ai piedi.

Dio, ma quanto era bello e sexy quell’uomo?

In quel momento, a piedi nudi e con indosso un paio di lenti pantaloni della tuta che gli stavano bassi in vita e una t-shirt abbastanza attillata, lo era ancora di più.

Cercando di riprendere il controllo di me stessa, deglutii a fatica e sollevai gli occhi per incontrare i suoi.

«Ciao.» dissi sollevando una mano e agitandola.

«Ciao.» mi rispose lui in un sussurro, con voce roca.

Un brivido di desiderio mi attraversò la schiena.

«Io…io…» iniziai a dire balbettando e non sapendo da dove iniziare.

Afferrandomi una mano, Cristopher m’interruppe.

«Vieni, entra.» mi disse trascinandomi dentro casa sua.

Facendo un sospiro di sollievo lo seguii.

Se Cristopher mi aveva chiesto di entrare significava che era solo!

«Jj…» mi disse non appena chiuse la porta «Dimmi perché sei qui. Ho bisogno di saperlo, ti prego. Sto cercando di tenere a bada la mia immaginazione ma non ci riesco…»

«Ho visto l’intervista che ti hanno fatto fuori dal tribunale e ho sentito quello che hai detto…» gli confessai contenta di poter arrivare immediatamente al sodo.

Stavo impazzendo a tenermi tutto dentro.

«Lo penso veramente Jj.» mi confermò lui avvicinandosi a me «Questa è stata la settimana peggiore di tutta la mia vita. Ti giuro che farei di tutto per riaverti indietro. Vuoi riavere il lavoro? Farò in modo che tu lo abbia. Hai detto che ti piacciono i suv…vuoi la mia macchina? È tua!»

«Oh mio Dio!» dissi mettendogli una mano sulla bocca per farlo tacere «Non voglio nulla di tutto ciò! Né il lavoro, né la macchina. Ciò che voglio, o meglio rivoglio, sei solo tu.»

Con gli occhi sgranati Cristopher si avvicinò ancora di più a me.

Dopo avermi tolto la mano da davanti alla sua bocca, mi cinse il volto con le mani.

«Ti giuro Jj che farò di tutto, e quando dico tutto intendo proprio tutto, per farmi perdonare. Mi farò amare così tanto e ti amerò altrettanto intensamente da farti ringraziare Dio ogni giorno per aver preso la decisione di venire qui oggi.»

«Cristopher…» gli risposi sorridendo «A me basta che tu mi creda. Che creda sempre che sarò sincera con te in ogni momento e che mai e poi mai sarei capace di usarti.»

«Non chiedo niente di meglio che credere a te in questo modo.» mi rispose avvicinando la sua bocca alla mia.

Le sue labbra non avevano ancora toccato le mie ed io ero già in fremente attesa per il bacio che mi stava per dare.

Volevo un suo bacio.

Ne avevo bisogno.

Mi erano mancati così tanto!

Incapace di trattenermi chiusi gli occhi e sporsi le labbra in avanti.

Dopo qualche secondo, vedendo che non succedeva nulla, riaprii gli occhi.

Di fronte a me, Cristopher mi stava fissando con uno sguardo talmente dolce che per poco non mi sciolsi.

«Mi sei mancata così tanto.» mi disse in un sussurro.

Poi, afferrandomi per le gambe, mi sollevò e mi strinse a sé.

Quella che ne seguì fu la notte di capodanno più bella di tutta la mia vita.

 

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24 Dicembre dell’anno successivo…

 «Io proprio non capisco perché siamo partiti così tardi…» dissi a Cristopher allacciandomi la cintura di sicurezza.

«Te l’ho detto tesoro.» mi rispose lui mettendo in moto la macchina «Dovevo finire alcune cose al lavoro.»

«Sai?» gli dissi di rimando «Il lavoro di avvocato non mi manca per nulla!»

«Sono contento di sentirglielo dire Professoressa…» mi prese in giro Cristopher «Anche se a dirla tutta sono un po’ geloso dei tuoi studenti. L’avessi avuta io una professoressa di diritto così giovane e sexy…»

Ridacchiando mi sporsi verso di lui, fino a che le mie labbra furono a pochi centimetri dal suo orecchio.

«Se tu fossi stato un mio studente, ti avrei bocciato solo per il piacere di averti nuovamente a lezione il semestre dopo…» gli confidai sussurrando.

«Jj…» mi avvertì lui stringendo con forza il volante «se non la smetti sarò costretto ad accostare al bordo della strada e a dimostrarti come mi fai sentire.»

«Ok, ok.» dissi sollevando le mani e rimettendomi a sedere sul mio sedile «Però sono ancora dell’opinione che sia poco educato presentarsi a casa dei tuoi la sera della vigilia proprio all’ora di cena…»

«Non preoccuparti.» mi prese in giro Cristopher «Nessuno ti dirà nulla. Mio padre e Amber ti adorano e mia sorella mi chiama tutti i giorni per cercare di convincermi a prenderla a vivere con noi, e questo solo perché ci sei tu…»

Vivere con noi…

Appoggiandomi al sedile, e volgendo il viso verso il finestrino, tornai con la mente alla sera in cui Cristopher mi aveva chiesto di andare a vivere con lui.

Erano passati poco più di due mesi dalla nostra riconciliazione ed eravamo a cena in un ristorante molto carino e romantico.

Subito dopo aver ordinato, Cristopher mi aveva preso una mano fra le sue e, senza tanti preamboli, mi aveva chiesto di andare a vivere con lui.

Senza pensare avevo accettato, consolidando così la mia opinione sul fatto che le decisioni prese d’impulso erano le migliori della mia vita.

Senza aspettare un minuto di più Cristopher aveva pagato il conto e mi aveva trascinata fuori.

Saliti in macchina, mi aveva accompagnata nel mio appartamento, dove mi aveva aiutata a fare le valigie.

Senza nemmeno accorgermene quei pensieri piacevoli si trasformarono in sogni e in un attimo mi addormentai.

«Ehi, mia bellissima e sexy professoressa è ora di svegliarsi…» mi sentii sussurrare all’orecchio.

Aprendo gli occhi fissai fuori dal finestrino.

Nonostante il buio riconobbi la casa degli O’Connor.

Guardando più attentamente mi accorsi che non vi erano altre macchine oltre alla nostra.

«Sembra che non ci sia nessuno…» dissi trattenendo uno sbadiglio.

«Ma che dici?» mi rispose Cristopher dandomi l’impressione di essere a disagio.

Senza aggiungere altro, scese dall’auto e andò ad aprire il baule per scaricare i bagagli.

Una volta dentro casa Cristopher continuò a comportarsi in modo strano, così come strano era il fatto che nessuno fosse venuto ad accoglierci.

Senza dire nulla, e tenendo per me le mie perplessità, lo seguii lungo le scale verso la nostra stanza.

Entrati in camera nostra, la stessa che avevamo occupato l’anno prima, Cristopher andò subito a farsi la doccia senza nemmeno chiedermi se avessi voluto farla con lui.

Sapevo che avevamo poco tempo per prepararci, però…

Contrariata, iniziai a disfare i bagagli.

Avevo appena finito di sistemare i miei abiti quando la porta del bagno si aprì.

Cristopher, tutto nudo ad eccezione di un asciugamano stretto in vita, venne verso di me.

«Il bagno è tutto tuo.» mi disse passandomi accanto ma ignorandomi completamente.

«Cris sei sicuro di stare bene?» gli chiesi iniziando a preoccuparmi.

«Sì, certo.» mi rispose lui evitando di guardarmi negli occhi «Ora però sbrigati o faremo tardi.»

Storcendo il naso mi avviai nel bagno dove feci una doccia veloce, evitando di lavarmi i capelli che avevo già lavato nel pomeriggio.

Non appena tornai in camera, pensando a quale dei due vestiti che avevo portato avrei indossato, improvvisamente mi bloccai.

Cristopher,in piedi di fronte a me, indossava uno smoking nero che gli stava alla perfezione.

La camicia bianca, in contrasto con il papillon nero, non faceva che risaltare la bellezza del suo viso.

Avanzando verso di me, Cristopher mi porse una scatola color pesca con un grande nastro arancione sopra.

Titubante la afferrai.

«E questa cos’è?» gli chiesi sollevando un sopracciglio.

«Consideralo un anticipo sul tuo regalo di Natale.» mi rispose lui sciogliendo il nastro che teneva chiusa la scatola.

Appoggiandola sul letto ne sollevai il coperchio.

Scostata la carta velina, che m’impediva di vederne il contenuto, rimasi a bocca aperta.

Cristopher mi aveva regalato un bellissimo vestito di seta color avorio.

Tirandolo fuori dalla scatola con delicatezza, terrorizzata dall’idea di poterlo rovinare, lo sollevai.

Era un vestito bellissimo, molto fine ed elegante.

«Dentro ci sono anche le scarpe e la biancheria intima giusta per l’abito.» mi disse Cristopher indicando la scatola.

Senza dire nulle, a corto di parole per la sorpresa, lasciai cadere l’accappatoio che indossavo e iniziai a prepararmi.

Dopo avermi aiutata con la cerniera, Cristopher mi sollevò il viso con un dito e, dopo avermi dato un leggero bacio, si allontanò da me incamminandosi verso la porta.

«Intanto che ti trucchi e pettini vado a controllare una cosa. Torno subito, ok?» mi disse sorridendo.

Dopo avermi vista annuire, uscì dalla stanza.

«Sei pronta?» sentii la voce di Cristopher chiedermi, diversi minuti dopo, rientrando in stanza.

«Certo.» gli risposi sorridendo e afferrando la mano che mi stava porgendo.

«Gli altri dove sono?» gli chiesi qualche istante dopo mentre scendevamo le scale «C’è così silenzio che ho l’impressione che non ci sia nessuno a parte noi due…»

A quella mia frase sentii il corpo di Cristopher irrigidirsi, al mio fianco.

«Sono di sotto…» mi rispose stringendo la presa sulla mia mano «Ci stanno aspettando…»

Annuendo lo seguii giù per le scale e lungo il corridoio.

Arrivati davanti alla porta che immetteva nella grande sala da pranzo, Cristopher si fermò.

«Jj…» mi disse fissando il battente «C’è una cosa che devo assolutamente dirti…»

Facendo una pausa si voltò verso di me e, afferrate entrambe le mie mani, mi si avvicinò di più.

Il cuore cominciò a battermi forte.

C’era qualcosa che non andava.

Lo avevo capito benissimo.

Lo strano comportamento di Cristopher ne era la prova tangibile.

Nervosa iniziai a mordicchiarmi il labbro inferiore.

«Allora…» iniziò di nuovo a parlare lui dopo aver preso un bel respiro «Quando, un anno fa, ti ho chiesto di fingerti la mia fidanzata non avrei mai immaginato che una decisione così folle potesse trasformarsi nella scelta più giusta e felice della mia vita…»

Tacendo di nuovo, Cristopher sospirò.

Stavo fremendo.

Se non si fosse sbrigato ad arrivare al punto sarei impazzita.

«La prima cosa che ho imparato di te…» mi disse riprendendo il discorso «È che non posso vivere senza averti nella mia vita. Non posso, punto e basta. La seconda è che tu meriti di meglio.»

Un brivido freddo mi attraversò la schiena.

Mi stava lasciando?

«Sono più che consapevole di questa cosa. Tu sei la mia perfezione, il meglio di tutto quello che esiste nel mondo, mentre io… No, aspetta, non interrompermi!» disse non appena tentai di aprire la bocca per dissentire.

«Sei perfetta Jj, perfetta per me. Ti amo così tanto che, a volte, mi sembra impossibile che un sentimento così grande possa stare tutto dentro il mio cuore. Sono un fottuto egoista Jj, e se tu hai deciso di amare proprio me, sappi che io ne approfitterò per tenerti per sempre al mio fianco.»

Interrompendosi Cristopher mi guardò dritta negli occhi poi, senza alcuna esitazione, si mise in ginocchio.

A quel gesto il mio cuore si fermò e le gambe iniziarono a tremarmi.

«Jj, amore della mia vita, so che con te ho trovato l’altra parte di me, la mia perfetta metà. Non avrò bisogno di cercare oltre perché sei tu. Sarai sempre e solo tu. Perciò, amore mio, ti prego vuoi diventare mia moglie?»

Imbambolata continuai a fissare l’uomo in ginocchi davanti a me.

Mi aveva chiesto di sposarlo.

Cristopher, il mio Cristopher, mi aveva appena chiesto di sposarlo!

L’espressione smarrita e impaurita che balenò nei suoi occhi, probabilmente dovuta al mio prolungato silenzio, mi spinse a parlare.

«Quando mi hai chiesto di fingermi la tua fidanzata…» inizia a rispondergli «La cosa che più di tutte mi ha fatto dire di sì non è stata la possibilità di farti da assistente al processo, ma il desiderio di starti accanto anche solo per due giorni fingendo che tu fossi innamorato di me. Perciò, ora che mi chiedi di amarti per tutta la vita e di essere tua moglie, non posso che risponderti di sì.»

A quelle parole, Cristopher scattò in piedi e, afferrato il mio viso, mi baciò con passione e trasporto.

Staccandosi a fatica dalle mie labbra, dopo diversi minuti, Cristopher si tastò la tasca destra e tirò fuori, da dentro, una scatolina di velluto blu.

Aprendomela davanti agli occhi mi mostrò l’anello di fidanzamento più bello che avessi mai visto.

Emozionato, me lo infilò all’anulare della mano sinistra.

Con gli occhi lucidi lo fissai, raggiante di felicità.

Baciandomi la mano, Cristopher fece un paio di passi indietro.

«Jj…» disse storcendo il naso «C’è un’altra cosa che devo dirti…E se prima ero abbastanza sicuro che avresti accettato la mia proposta, ora sono abbastanza sicuro che t’incazzerai con me!»

Che diamine aveva combinato?

Afferrandomi per mano, Cristopher aprì la porta della sala da pranzo ed entrò dentro.

La sala era tutta buia ad eccezione di un chiarore tenue, come dovuto a tantissime candele accese, proveniente dalla terrazza chiusa all’interno della quale, l’anno prima, l’avevo seguito per poi litigarci.

Senza dire nulla Cristopher s’incamminò proprio verso di essa.

Quando fummo a pochi passi dalla porta finestra, si fermò e si girò verso di me.

«Ricorda che hai già accettato di sposarmi…» mi disse un attimo prima di baciarmi la fronte «Perciò non ti arrabbiare per quello che sto per mostrarti, ma vedi… non potevo proprio aspettare…»

E, detto quello, aprì la finestra davanti a noi sospingendomi dentro.

Non appena ebbi fatto un paio di passi in avanti, vidi comparire, a uno a uno, i famigliari di Cristopher.

Suo padre con Amber.

Cloe con Brian, il fratello di Emy.

Emy stessa, al fianco di Chad, e con in braccio Isabel, la mia meravigliosa nipotina.

E, spuntati dal fondo della terrazza, vidi avanzare i miei genitori.

Incredula mi voltai verso Cristopher.

«Nel caso non l’avessi ancora capito… » mi disse con un sorrisetto impertinente «Benvenuta al nostro matrimonio!»

E così, in quell’atmosfera meravigliosa, circondata da tutte le persone che amavo, ero diventata la moglie dell’unico uomo che avrei voluto al mio fianco per tutta la vita.

 

 

the-end

domani

 

Questo racconto inedito pubblicato è un’opera di fantasia scritto in esclusiva per Stella e pubblicato sul sito Free Passion per la rassegna “Racconti di Natale – Un Tocco di Rosso – Edizione Remember 2015”

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Lorenza. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

 

natale

21 Comments on Rassegna “Racconti di Natale – Un Tocco di Rosso – Edizione Remember 2015” – “Tre Giorni, più Uno, al Natale” di Lorenza- 2° Parte

  1. Virna
    dicembre 11, 2015 at 9:46 am (5 anni ago)

    Bellissimo finale per un racconto davvero emozionante!
    La romanticona che è in me sta esultando come una matta!
    Complimenti Lorenza :)

    Rispondi
    • Lorenza
      dicembre 11, 2015 at 1:43 pm (5 anni ago)

      Pure io sono una romanticona e penso che si veda!

      Rispondi
  2. manu85
    dicembre 11, 2015 at 10:05 am (5 anni ago)

    Bellissimo devo dire che alcuni particolari non me li ricordavo propio quindi un piacere rileggere la storia…bravissima baci

    Rispondi
    • Lorenza
      dicembre 11, 2015 at 1:44 pm (5 anni ago)

      Grazie Manu, e grazie per aver avuto voglia di rileggerlo!

      Rispondi
  3. Rosy ♥
    dicembre 11, 2015 at 10:08 am (5 anni ago)

    Possibile che piango ogni volta ♡?!?!?!
    Grazie grazie grazie mille per le emozioni che mi regalate ;-)

    Rispondi
    • Lorenza
      dicembre 11, 2015 at 1:45 pm (5 anni ago)

      Tesoro! Prego, figurati! Grazie a te per esserci sempre!

      Rispondi
  4. maria
    dicembre 11, 2015 at 10:57 am (5 anni ago)

    È stato un piacere rileggerlo questo racconto! Certo che christopher ha un bel caratterino ;) buon weekend!

    Rispondi
    • Lorenza
      dicembre 11, 2015 at 1:46 pm (5 anni ago)

      Maria se non hanno sto caratterino non li vogliamo! Buon week end anche a voi!

      Rispondi
  5. Irina
    dicembre 11, 2015 at 11:36 am (5 anni ago)

    Ah sì! Ricordavo bene questo finale dolcissimo! Adesso me ne andrò in giro per tutta la giornata con un sorriso ebete :P Grazie Lorenza e Stella!

    Rispondi
    • Lorenza
      dicembre 11, 2015 at 1:48 pm (5 anni ago)

      Andare in giro tutto il giorno con il sorriso è una cosa bellissima! Grazie a te per aver letto di nuovo!

      Rispondi
  6. Pherenike
    dicembre 11, 2015 at 2:37 pm (5 anni ago)

    Devo ringraziare Stella, leggendo questo racconto mi sono resa conto di quanto sia misero il mio, ci vorrebbe la faccina che piange ma non so farla con la tastiera, e fare i miei complimenti a Lorenza, a quanto ho capito questo è un vecchio racconto e mi dispiaccio di non averlo letto prima. Cosa posso dire? Spero che il mio vi piaccia comunque, nel frattempo mi congratulo con Lorenza nuovamente per la bella storia che ha raccontato in così poche pagine! Io mi farò i miei cinque minuti all’angolo, me li merito.

    Rispondi
    • Lorenza
      dicembre 11, 2015 at 3:01 pm (5 anni ago)

      Non dire assolutamente queste cose ragazza! Ogni racconto, ogni scrittrice hanno il loro merito. Ognuno a modo suo e ognuno diverso dall’altro. Io non vedo l’ora di leggere il tuo e sono sicurissima che sarà strepitoso.

      Rispondi
      • Pherenike
        dicembre 11, 2015 at 9:49 pm (5 anni ago)

        Va bene, vedrai se non mi dai ragione dopo!

        Rispondi
    • Stella
      dicembre 11, 2015 at 4:32 pm (5 anni ago)

      Ma non ti azzardare sai!!! La bellezza di una storia non si misura in lunghezza, ma nelle sue parole e nelle emozioni che sa suscitare.

      Rispondi
      • Pherenike
        dicembre 11, 2015 at 9:48 pm (5 anni ago)

        ma io non parlo solo di lunghezza, la storia di Lorenza è troppo bella!

        Rispondi
  7. Paolak
    dicembre 11, 2015 at 11:21 pm (5 anni ago)

    Wow Lorenza la tua storia è troppo bella.

    Rispondi
    • Lorenza
      dicembre 11, 2015 at 11:30 pm (5 anni ago)

      grazie mille Paola!!!!

      Rispondi
  8. Renèe
    dicembre 11, 2015 at 11:53 pm (5 anni ago)

    Che dire, già sono sentimentale di mio…. Amo il lieto fine … E il finale mi ha completamente stesaaaaaaa…. Adoro questa storia e adoro Christopher e Jj… L’ho riletto tre volte!!! Grazie mille per l’emozione che ci hai regalato!

    Rispondi
    • Lorenza
      dicembre 12, 2015 at 12:00 am (5 anni ago)

      Grazie a te per il bellissimo commento!

      Rispondi
  9. ROSY C.
    dicembre 16, 2015 at 5:07 pm (5 anni ago)

    O mio Dio ke finale stupendo !!!!!!! Bravissima Lorenza!!!!! Ho gli occhi a cuoricino e un sorriso ebete stampato in faccia ♥♥♥♥♥♥♥♥
    Complimenti, complimenti, complimenti …..ke altro dire ?????? Smuakke !!!!!!

    Rispondi
    • Lorenza
      dicembre 16, 2015 at 5:29 pm (5 anni ago)

      Grazie tesoro!♡♡♡

      Rispondi

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