Rassegna Racconti di Natale – “Un Tocco di Rosso – Edizione Remember 2015” – “Resta Qui con Me” di Renèe

Per me la domenica è un giorno all’insegna della pigrizia più totale, immersa nel mondo dei libri e dedicato al cazzeggio sui social, se mi passate il termine.

Ma visto il periodo, e il nostro nuovo appuntamento Natalizio, interrompo la solita routine per proporvi un altro racconto che fa parte della nostra rassegna. Si tratta dell’ultimo in programma della sezione “Remember” dal titolo “Resta Qui con Me” della nostra Renèe che molte di voi, sicuramente, ricorderanno.

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Una storia di primi amori e di seconde occasioni da cogliere al volo, anche se, alle volte, significa prendere decisioni difficili e sofferte che mandano all’aria tutte le certezze e lasciano dietro di noi cuori infranti.

Questo racconto segna anche il ritorno di Renèe, pubblicata di nuovo come autrice su questo sito per la prima volta, quindi, bentornata tra noi ragazza ;)

Come sempre, non mi rimane che augurarvi una pigra domenica in nostra compagnia oltre all’immancabile….

Buona Lettura

 

 

 

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Capitolo 1

Viaggiare in treno non le era mai piaciuto. Lo trovava scomodo ed estremamente stressante, per quanto la prima classe fosse abbastanza confortevole, preferiva sempre e comunque l’aereo.

Persino restare seduta in macchina era molto più allettante di quel sedile consumato e decisamente poco igienico. Aveva cercato di ingannare il tempo in svariati modi, ma nemmeno la lettura della sua amata Jane Austen, aveva allietato quel viaggio. Chiuse il libro delicatamente, per lei era una sorta di reliquia, l’aveva accompagnata in tutte le fasi della sua vita e di una cosa era certa, sarebbe potuta andare anche in capo al mondo, ma quelle pagine appartenevano a lei nel profondo dell’anima.

Oramai l’agitazione iniziava ad essere palpabile. Il paesaggio che si ergeva davanti ai suoi occhi confermava ciò che stava accadendo. Dai grandi stabilimenti industriali, ai grandi condomini, passando per le città più popolate, era giunta quasi alla fine di quel viaggio.

Adesso poteva vedere grandi distese di verde e terreni coltivati con grande passione e dedizione, sebbene il treno nel quale si trovasse sfrecciava oltre i 300 chilometri orari, tutto sembrava rallentare dietro quel finestrino, che inesorabile, continuava a farle vedere i luoghi dove aveva trascorso la sua infanzia.

E così dopo sette lunghi anni, Sofia stava tornando a casa.

Lasciata alle spalle la penultima fermata, ovvero quella di Padova, a breve sarebbe stata costretta a lasciare quel treno. Doveva scendere alla stazione di Venezia Mestre, una volta arrivata avrebbe trovato suo padre, che di mestiere faceva il taxista, pronto ad accoglierla nuovamente a casa.

Lentamente iniziò a mettere via il piccolo iPod e il suo libro, ripose i guanti e la sciarpa nella borsa capiente, che usava solamente durante i suoi viaggi ed infine si infilò il giubbotto.

Si mise a fissare fuori dal finestrino, era nervosa, troppo nervosa a dir la verità.

In tutti questi anni era sempre riuscita ad evitare di tornare a casa, la scusa dello studio e del lavoro part-time per potersi mantenere le avevano dato un alibi perfetto, nonostante i continui rimproveri da parte dei suoi genitori, che sarebbero stati ben lieti di aiutare l’unica figlia, che a soli diciannove anni li aveva lasciati per andare a vivere a più di 350 chilometri di distanza, se solo lei lo avesse voluto.

Aveva lasciato il piccolo paese in cui era cresciuta a malincuore, una parte di lei voleva restare lì, ma l’altra scalpitava per andarsene e così un po’ per gioco e un po’ per sfidare il destino, si iscrisse al test di ammissione per entrare alla Facoltà di Psicologia Clinica dell’Università degli Studi di Torino.

Superò l’esame senza bisogno di attendere la seconda graduatoria e in quel momento, di fronte al computer, si rese conto che era la cosa giusta da fare. Doveva andarsene.

Pianse per tutte le due settimane seguenti, tra l’incomprensione di mamma Elena e papà Martino.

Di fronte a tutta quella sofferenza, erano arrivati al punto di dirle che non ci sarebbe stato alcun problema a rimandare la partenza o a scegliere un Ateneo più vicino.

La verità però, la conosceva solo Sofia.

La voce registrata le ricordava l’arrivo imminente alla stazione di Mestre.

Cercando di non calpestare i suoi vicini si sporse nel corridoio e afferrò con forza la valigia.

Appena le porte scorrevoli si aprirono una ventata di aria gelida e umida la colpì in pieno viso, nonostante i dieci gradi segnati nel display posto in alto vicino al grande orologio centrale, l’impressione che Sofia ebbe fu quella di un grande gelo.

Restava solo da capire se tutto quel freddo se ne sarebbe andato una volta arrivata a casa.

Scese dal treno, facendo attenzione a non inciampare. Proseguì a passo lento ed incerto lungo tutto il sottopassaggio. Sofia si guardò le mani, leggermente arrossate dal freddo pungente, mentre osservava l’anello di diamanti che riempiva il suo anulare.

Sofia e Francesco si erano conosciuti in tram, cinque anni prima. Ogni giorno lei alla medesima ora saliva a bordo del mezzo più usato in città per raggiungere l’Università, e quel giovane ragazzo dai capelli neri e dagli occhi color nocciola dopo le prime occhiate furtive aveva cominciato a tenerle riservato il posto affianco al suo. Da quel piccolo rituale ne era nata una bella amicizia, Sofia era una ragazza solare e certamente di bell’aspetto, ma la sua timidezza spesso le aveva fatto rifiutare molti inviti e fatto perdere altrettante occasioni.

Con Francesco, però, era stato tutto diverso, molto più naturale e spontaneo rispetto agli altri flirt nei quali si era imbattuta fino a quel momento. Si piacevano e oltre all’aspetto fisico, quello che più  amava di lui era il suo umorismo. Francesco, d’altro canto, adorava vederla ridere ma non aveva ancora avuto il coraggio di uscire allo scoperto.

Ben presto iniziarono ad uscire sempre più spesso, Francesco che era nativo di Torino, le fece conoscere tutti i suoi amici e dopo qualche mese insieme a lui Sofia iniziò a vivere, di nuovo.

I ricordi degli anni trascorsi nel suo bel paesino iniziarono a diventare sempre più ovattati e ormai dopo quasi due anni dal suo arrivo a Torino non ne sentiva nemmeno più tanto la mancanza.

Fatta eccezione solo per un giorno all’anno. Il 24 dicembre.

Il giorno della Vigilia di Natale le metteva addosso una tale malinconia che non riusciva nemmeno ad uscire di casa.

Almeno fino a quando non era arrivato Francesco.

Da allora cambiò aspetto, modo di parlare e di comportarsi. Stava rifiorendo ed il merito era del suo nuovo ragazzo.

Insieme frequentavano i locali più alla moda e non mancavano neanche ad una festa universitaria.

All’alba del suo ventunesimo compleanno, Francesco le aveva organizzato una bellissima festa a sorpresa. Il locale era addobbato in ogni piccolo particolare e nascosti dietro ad una grande tenda spuntarono all’improvviso tutti gli amici e i compagni di università che in tutto questo tempo erano entrati a far parte della vita di Sofia.

Fu proprio durante quella festa, incoraggiato dall’atmosfera, che finalmente aveva confessato i suoi sentimenti a Sofia.

‹‹Sono innamorato di te da mesi, Sofia›› le aveva detto con voce tremante.

Lei, lo aveva guardato con un sorriso amorevole, era certa di provare dei sentimenti per quel ragazzo, ma non era sicura si trattasse di amore. Perché fino a quel momento aveva amato solo un ragazzo in tutta la sua vita.

Nel cuore c’era ancora l’ombra di Tommaso e non era sicura di poter amare un altro ragazzo, quantomeno non come aveva amato lui.

Con Tommaso aveva condiviso il banco di scuola, il pianerottolo di casa, i compleanni ed i compiti fatti guardando i cartoni animati. Si erano sempre cercati e rincorsi, non riuscivano a stare distanti per più di qualche ora. Erano cresciuti insieme e insieme erano diventati adolescenti e poi, come spesso accade, si erano innamorati. Un amore folle, travolgente, di quelli che non ti fanno né mangiare né dormire, quelli dove il cuore batte e le ginocchia tremano. Era stato bello, bellissimo.

E proprio lui, la persona che lei più amava, le aveva lacerato l’anima e il cuore.

 

“Così si sentiva umiliata e afflitta e piena di rimorsi, pur non sapendo precisamente neanche lei per cosa. Cominciava a desiderare la stima di lui, ora che non ci poteva più sperare: avrebbe voluto avere sue notizie, ora che non c’era più probabilità di averne. Ebbe la certezza che con lui sarebbe stata felice, ora che non era più probabile che si incontrassero.

 Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio

 

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Capitolo 2

‹‹Papà, papà!›› esclamò Sofia, alzando le mani per attirare l’attenzione.

Appena i loro sguardi si incontrarono una gioia infinita travolse la giovane ragazza.

Non vedeva suo padre da quasi un anno, era sempre riuscita a regalare ai genitori un biglietto aereo per Torino, anticipando così ogni volta la palese richiesta che non si stancavano mai di farle. Quello che più desideravano era di riavere la figlia nella loro casa, durante le feste natalizie.

Sofia, prima di partire per la città piemontese, aveva sempre amato le festività, era cresciuta con la convinzione che il periodo che anticipava il Natale fosse il più bello in assoluto.

Le bucce del mandarino lasciate sopra il calorifero che profumavano tutta la stanza, il calore emanato dal caminetto, per non parlare delle luci a festa, tutto diventava magico e pieno di speranza. Ma la cosa che più le riempiva il cuore era trascorrere la Vigilia di Natale insieme a Tommaso e alla sua famiglia. Una leggera fitta di nostalgia le trapassò l’anima.

Ecco perché prese la decisione di non tornare più. Il suo cuore non lo avrebbe sopportato.

‹‹Eccoti finalmente!›› la abbracciò forte il padre.

‹‹Hai fatto buon viaggio?›› le chiese subito dopo, caricando già la valigia nel porta bagagli.

‹‹Sì, papà›› rispose sorridendo.

Martino le diede un piccolo buffetto sulla guancia, era il suo modo di dirle che era felice di vederla.

Salirono a bordo dell’Audi s6, tappezzata di pubblicità adesive e di strumenti da viaggio.

Vide il padre disattivare il tassametro e subito salutare qualche collega, prima di addentrarsi nel consueto traffico.

‹‹Sono felice che tu sia qui. Non che Torino non mi piaccia, ma quanto tempo è trascorso dall’ultimo Natale passato tutti insieme nella nostra casetta?›› disse il padre rivolgendole uno sguardo amorevole.

Sofia sospirò. Aveva combattuto per così tanto tempo con la distanza che alla fine, le si era ritorta contro. Forse, se avesse affrontato anni indietro il distacco inaspettato da Tommaso e se avesse chiuso i conti con il passato, ora sarebbe felice anche lei.

‹‹Sette anni papà, sono trascorsi sette anni›› espirò combattuta.

Il cellulare squillò, riportandola alla realtà. Francesco le aveva appena confermato la prenotazione del biglietto aereo per Venezia, quantomeno avrebbero trascorso il Capodanno insieme.

Francesco non vedeva l’ora di dare a tutti la bella notizia. Voleva rendere ufficiale il fidanzamento, nascosto dietro il bellissimo anello di diamanti che adesso luccicava tra le dita di Sofia.

Una scossa di adrenalina le percorse la schiena.

Sofia amava Francesco, avevano condiviso tutto e, grazie a lui, era riuscita almeno in parte a lasciare andare il ricordo di Tommaso e di quell’amore che le aveva lacerato il cuore.

Da cinque anni erano fidanzati e adesso che Sofia aveva terminato il Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Criminologica e Forense, Francesco le aveva chiesto di andare a convivere insieme e aveva manifestato il desiderio di poter diventare suo marito.

Credeva nel matrimonio, ma soprattutto credeva nel loro amore. Voleva costruire una famiglia con lei, ne era follemente innamorato.

Ma adesso nella testa di Sofia c’era un pensiero ben lontano dal matrimonio. Più il taxi si allontanava dalla città, più il suo cuore palpitava.

Si chiese come sarebbe stato rivedere il suo ex fidanzato, ammesso che abitasse ancora lì.

Continuò a porsi una marea di domande. Chissà se aveva deciso di frequentare l’Università oppure se era rimasto a lavorare nel panificio del padre.

Si chiese se avesse trovato una ragazza con cui costruire quello che lei stava costruendo con Francesco. Se amava qualcuno e se quel qualcuno amava lui.

Passarono di fianco al piccolo lago, un’oasi nascosta di tranquillità e pace.

Aveva trascorso molti pomeriggi estivi seduta alla riva di quel laghetto artificiale.

Se quello specchio d’acqua avesse potuto parlare, ne avrebbe raccontate molte di cose.

Tra le rive di quel lago, Sofia fece l’amore per la prima volta.

Accadde in una calda notte d’estate, al chiaro di luna e leggermente nascosta da una piccola tenda da campeggio. Aveva sconfitto la timidezza iniziale e la paura per amore di Tommaso, lui aveva atteso per molto tempo, senza mai insistere troppo, ma Sofia voleva renderlo felice e sapeva che sarebbe riuscita a concedersi solo a lui. Non poteva essere altrimenti.

Non si pentì di aver fatto l’amore per la prima volta a sedici anni, perché quella fu la notte più bella sua vita. Quella notte Sofia conobbe la felicità. Quella vera.

Si concesse a quel ragazzo, che amava e aveva sempre fatto parte della sua vita, con la convinzione che sarebbe stato per sempre.

Non sempre, però, le cose seguono il percorso desiderato e Sofia di questo ne era più che consapevole.

Distolse lo sguardo da quel paesaggio, erano decisamente troppe le cose da metabolizzare.

Per scacciare via i ricordi, accese lo stereo. Alla radio trasmettevano una delle canzoni più belle di Adele, le note di Someone Like You riempirono l’abitacolo.

Mai canzone le sembrò più azzeccata per descrivere il suo stato d’animo.

‹‹Ci siamo quasi tesoro›› proseguì il padre.

Sofia non riusciva a smettere di guardarsi attorno.

Attraversarono la rotonda che portava in Piazza I° Maggio, tutto era rimasto immutato da quando se n’era andata. Vide la chiesa e il patronato che aveva frequentato, il piccolo negozio di elettrodomestici all’angolo, lo stesso da quando era piccola e lo stesso nel quale andava a fare compere con suo padre. A parte qualche nuovo condominio e qualche nuovo incrocio tutto era rimasto come lei lo ricordava. L’auto rallentò in prossimità del semaforo, erano quasi arrivati.

Il cuore perse un battito, qualche metro ancora e il taxi avrebbe svoltato nella via.

‹‹Sei silenziosa amore mio, stai bene?›› domandò il padre, voltandosi per incrociare i suoi occhi verdi.

Sofia si voltò, tentando di nascondere l’ansia.

‹‹Sono solo un po’ stanca papà. Mi sono alzata prestissimo questa mattina›› disse con un tono pacato.

‹‹La tua camera è pronta. Puoi dormire un po’ se ti va›› continuò a dire mentre il taxi rallentava.

Avevano imboccato la via di casa. Sofia pregò con tutta se stessa di non dover incontrare nessuno. Non era di certo in vena di banali convenevoli. Non subito perlomeno.

La macchina si fermò di fronte al condominio blu. Abitavano all’ultimo piano, nell’appartamento più grande, contornato da un enorme e grande terrazzo che si protendeva lungo tutta la lunghezza dello stabile. In quel terrazzo i genitori avevano fatto installare una piscina e fatto ristrutturare il portico con delle travi a vista in legno. Era semplicemente stupendo.

Le erano mancati tantissimo i grandi spazi di casa sua. E anche il pezzo di terreno, posto dietro al condominio, nel quale avevano creato un delizioso giardino per i pic-nic e i barbecue domenicali.

Fece per afferrare la maniglia della portiera. Alzò lo sguardo e vide la casa che conosceva tanto quanto la sua. Tommaso viveva al piano terra dello stesso condominio, l’appartamento era contornato da un piccolo pezzo di giardino, ma la parte più bella di quella casa era la taverna. In quel luogo avevano trascorso molti compleanni, avevano guardato decine e decine di film e avevano finto di studiare, mentre si lanciavano sguardi ammiccanti di nascosto dai genitori e dalla sorella maggiore di Tommaso.

Si erano amati molte volte, nascosti dietro il grande divano ad angolo. Tommaso era solito a stendere una grande coperta sul pavimento mentre ne usava un‘altra per coprirsi, tra i respiri affannati e le risate soffocate.

Sofia scosse la testa, come per liberarsi da quel ricordo.

I balconi erano aperti, segno che qualcuno abitava ancora in quella casa. Si chiese se Gloria, la sorella di Tommaso, vivesse ancora lì.

Avanzò lentamente nella piccola stradina adiacente al condominio. Alla sua destra una cancellata un po’ arrugginita delimitava la fine del giardino della famiglia Bonato e l’inizio del cortile condominiale. Dietro di lei, stava arrivando il padre, trascinando distrattamente la valigia.

Senza bisogno di suonare, il cancelletto si aprì qualche istante dopo.

Era chiaro che sua madre li aveva visti arrivare da in fondo la via.

 

“Non avrei potuto essere più disperatamente cieca se fossi stata innamorata. Ma è stata la vanità, non l’amore, che mi ha perduta.”

Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio

 

 

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Capitolo 3

Sofia oltrepassò la porta di casa. Venne travolta da un’ondata di felicità quando vide la madre che la attendeva a braccia aperte.

‹‹Amore mio!›› esclamò Elena non riuscendo a trattenere la gioia.

‹‹Ciao mamma›› rispose, abbracciandola teneramente.

‹‹Fatti guardare, sei così bella. La mia dolce ragazza è diventata una donna›› constatò guardandola un po’ più a fondo.

Sofia si strinse nelle spalle. Non era abituata ai complimenti, l’avevano sempre messa in imbarazzo.

‹‹Cosa c’è tesoro, ti vedo un po’ spaesata. Non sei felice di essere a casa?›› le chiese la madre apprensiva.

Sofia si impegnò a sfoggiare il miglior sorriso che possedeva, per sopravvivere a quel Natale avrebbe dovuto iniziare a tirare fuori il coraggio e un po’ di faccia tosta. D’altronde era riuscita a sopravvivere in una grande città da sola, aveva concluso a pieni voti i suoi studi ed era entrata a far parte del progetto di apprendistato formativo all’interno dell’Università degli Studi di Torino.

Aveva carattere, chiunque l’avrebbe descritta come una ragazza bella e intelligente, ma soprattutto caparbia e coraggiosa, non riusciva quindi a spiegarsi il perché di questo stato d’animo.

‹‹E’ solo stanca Elena, il viaggio è stato lungo›› si intromise il padre, passando per il corridoio.

Un caloroso abbraccio avvolse Sofia.

‹‹Bentornata a casa›› le sussurrò la madre all’orecchio.

Percorse con lo sguardo ogni stanza di quella casa, nella quale aveva trascorso tutta la sua infanzia. Si accorse che a parte le pareti ritinteggiate e qualche nuovo quadro, tutto era rimasto come sette anni prima. Rivolse lo sguardo in direzione dell’enorme cucina: adorava stare appoggiata sul bancone a guardare sua madre cucinare, di solito si sporgeva appena, quanto bastava a rubare qualche pezzetto di cibo che sua madre lasciava incustodito. Ogni angolo di quella casa emanava calore, amore e affetto. Si chiese come sarebbe stato tornare a vivere lì, fuori dal caos della città e dallo smog. Aprì la porta finestra che dava accesso al bellissimo terrazzo. Era grande, immenso e sopra di lei poteva vedere luci natalizie su ogni trave. Suo padre aveva avuto sempre una grande cura di quel terrazzo, forse ancor di più della casa stessa. Con lo sguardo si affacciò oltre la balaustra, sotto di lei il giardino, adesso addobbato e illuminato a festa, nel quale aveva un tempo giocato e riso insieme a Tommaso e a Gloria.

Gli occhi si arrossarono, diventando lucidi, difficile dire se per il freddo pungente oppure per l’emozione. La verità era, che nonostante fossero trascorsi tanti anni, lei non aveva mai dimenticato quel luogo né chi ci abitava.

‹‹Sofia!›› la voce della madre riportò la giovane ragazza alla realtà.

‹‹C’è Valentina al telefono!›› disse, affacciandosi alla veranda.

Valentina, compagna di scuola e di avventure dalla prima elementare, aveva sempre trovato il tempo ed il modo per coltivare quella che era una delle amicizie più importanti della sua vita. Anche se a volte non era stato affatto semplice condividere con Sofia le tappe importanti della sua vita, ma a parte qualche rara incomprensione erano sempre riuscite a restare in contatto.

‹‹Dimmi che non è un sogno!›› esclamò l’amica dall’altra parte della cornetta.

‹‹Mi chiami sul telefono di casa come ai vecchi tempi?›› domandò ironicamente Sofia.

‹‹Che figata pazzesca! La mia migliore amica è tornata a casa!›› gridolini di gioia costrinsero Sofia ad allontanare il telefono.

‹‹Stasera ti vengo a prendere. Dobbiamo assolutamente vederci›› proseguì Valentina, con un tono che non ammetteva di certo repliche.

Sofia sospirò, in effetti era un po’ stanca e poi aveva voglia di rimanere in famiglia, finché sarebbe rimasta chiusa tra quelle mura, non avrebbe dovuto preoccuparsi di fare strani incontri.

‹‹Mi hai sentito bellezza?›› la voce di Valentina era sempre più insistente.

Non poteva tirarsi indietro, d’altronde la sua migliore amica non era minimamente a conoscenza di quello che stava accadendo nel suo cuore. Sofia non aveva dato alcuna spiegazione sulla fine della storia con Tommaso, non voleva mettere in discussione il rapporto di amicizia che c’era tra di loro e soprattutto con Gloria, che all’epoca, era la fidanzata del fratello di Valentina.

Era successo tutto così velocemente che non aveva nemmeno avuto l’occasione di salutarli. Era partita una sera di settembre e da allora non era più tornata.

Fino ad oggi.

‹‹D’accordo›› disse sorridendo. Aveva una gran voglia di rivedere la sua amica.

Riagganciò la cornetta e avvisò la madre che andava a fare una doccia.

‹‹Va bene tesoro›› aveva risposto la madre, intenta già a preparare il pranzo.

Sofia salì le scale che portavano alla zona notte. Lungo la parete fotografie un po’ ingiallite di una bambina dagli occhi verdi e dai capelli di un colore che si avvicinava molto alle tonalità del cioccolato.

Il cuore iniziò a battere un po’ più forte, stava per avvicinarsi alla sua camera da letto.

Con un movimento lento abbassò la maniglia e scivolò dentro la stanza. Di colpo ebbe l’impressione di rivivere gli anni della sua infanzia. Molte delle foto e dei collage erano rimasti come lei li aveva lasciati. Sulla scrivania, giacevano libri e quaderni di un tempo che sembrava oramai lontanissimo. Si sedette sulla sedia girevole, intorno a lei tutto parlava di quei meravigliosi anni, ma sembravano trascorsi secoli da allora ed anche se l’emozione era tanta, la sensazione che Sofia provava era un mix tra la gioia e la malinconia. Provava sentimenti contradditori e non riusciva a capacitarsi di tutto quel malessere.

Il cellulare vibrò, insistente sopra al letto. Si avvicinò e rispose senza neanche guardare il display.

‹‹Pronto?›› disse con voce incerta.

‹‹Ciao amore mio›› la voce calda e suadente di Francesco la tranquillizzò immediatamente.

Si accasciò sulla poltroncina, appoggiandosi allo schienale appena reclinabile.

‹‹Ciao amore›› mormorò esausta.

‹‹Sei stanca?›› chiese apprensivo.

Sofia sbadigliò. Era davvero stanca e la sua mente non aveva smesso un secondo di macinare pensieri.

‹‹Sì, ma non importa. Dimmi di te. Quando arrivi?›› domandò curiosamente.

‹‹Arrivo il 27 dicembre tesoro. Non sono riuscito a sganciarmi prima da quel maledetto incarico.›› disse Francesco, vagamente alterato.

‹‹Non importa. L’importante è che riesci ad arrivare›› rispose lei, comprensiva.

Tra loro era sempre stato così. Pochissimi litigi e una grande, grandissima capacità di comprensione. Era bello potersi fidare ciecamente di una persona. Francesco era il tipo di ragazzo che ogni amica le aveva fino ad ora invidiato. Elegante, bello, sexy ma anche dolce ed estremamente dedito alla famiglia. Insomma, Sofia aveva trovato l’uomo della sua vita, non poteva chiedere di meglio.

‹‹Ti amo, amore. Non vedo l’ora di dare a tutti la bella notizia.›› disse Francesco emozionato.

Un pizzico d’ansia fece capolino. Non aveva detto nulla ai suoi genitori del matrimonio, conoscevano Francesco e avevano imparato a voler bene a quel brillante architetto torinese, ma il matrimonio non era ancora un argomento contemplato per i genitori di Sofia.

‹‹Non vedo l’ora di averti qui con me.›› replicò, tenendo lo sguardo sul bellissimo anello di diamanti.

‹‹Solo due settimane amore mio, passeranno in fretta vedrai.›› disse in tono speranzoso.‹‹Adesso devo salutarti, ho una chiamata dallo studio in attesa.›› proseguì dispiaciuto.

‹‹Non preoccuparti, ci sentiamo più tardi. Buona giornata.›› concluse Sofia, rivolgendogli un tono particolarmente amorevole.

Ripose il telefono sul comodino e iniziò a disfare i primi bagagli, aveva un urgente bisogno di una doccia e di schiarirsi le idee.

Tamponò i capelli umidi nell’asciugamano, si infilò dei vestiti puliti e cominciò ad asciugare i lunghi capelli sotto il getto dell’aria calda del phon.

Iniziò a guardare l’immagine riflessa nello specchio di fronte a lei.

Aveva lunghi capelli mossi che ricadevano lungo le spalle fino a toccare il seno e occhi grandi e luminosi di un verde intenso e profondo.

Spazzolò energicamente i capelli, raccogliendoli in una coda morbida e laterale, si avviò verso la cucina, desiderava intensamente bere un buon caffè.

‹‹Come ti senti amore?›› le chiese la madre, porgendole davanti a sé una tazza fumante.

‹‹Meglio, molto meglio›› disse Sofia, scaldandosi le mani.

‹‹Come intendi passare questi giorni?›› proseguì Elena, continuando a preparare il pranzo.

‹‹Vorrei chiudermi in casa per godere ogni istante con te e papà›› rispose sorseggiando il caffè.

‹‹Oh avanti!›› esclamò la madre, voltandosi con un’aria preoccupata. ‹‹Dovresti uscire e divertirti un po’›› proseguì dispiaciuta.

‹‹Stasera, però, dovrei uscire con Valentina, a dir la verità›› rispose accigliata.

‹‹Ottimo. Ti farà bene uscire con i tuoi vecchi amici›› asserì felice Elena.

Si soffermò sulla parola “amici”.

Erano trascorsi molti anni dall’ultima volta che aveva visto la sua vecchia compagnia e Sofia non riusciva a fare a meno di chiedersi se poteva considerarsi ancora parte di quella piccola cittadina; oramai aveva perduto ogni contatto con quella realtà, a parte Valentina, non aveva mantenuto rapporti con nessun’altro. Il pensiero corse immediatamente verso Tommaso, adesso che gli era così vicina la voglia, o la curiosità, di vedere com’era diventato cresceva sempre di più.

Il ricordo di lui si materializzò nella sua mente. Occhi color nocciola, intensi e profondi. Un fisico prestante, da nuotatore professionista e capelli castani corti, portati da ribelle. Un sorriso sincero che conquista al primo sguardo e una risata che ti disarma. Ecco cos’era Tommaso.

Un insieme di bellezza, sensualità e simpatia allo stato puro.

Ricordarlo le aveva provocato una piccola morsa al cuore.

Allontanò il pensiero e si concentrò su tutt’altro. Fino a che non sarebbe arrivato il suo fidanzato avrebbe dovuto lavorare sui prossimi incontri di formazione che avrebbe iniziato a tenere all’Università di Torino dopo le feste natalizie e quello era un ottimo espediente per non pensare alla sua vita, che in questo periodo stava subendo non pochi cambiamenti.

Il citofono suonò e Sofia ebbe un piccolo sussulto, il campanello di casa De Lazzari era abbastanza assordante; afferrò la borsa, ci infilò il telefono, le chiavi di casa e subito dopo scese a passo svelto giù per le scale. Passò i primi due piani con velocità, si soffermò qualche istante sul portone dei Zanin, lì abitava un altro suo vecchio amico d’infanzia, Marco.

Insieme a Tommaso e a Gloria avevano condiviso molto tra le mura di quel condominio e di certo adesso ognuno di loro aveva intrapreso strade e cammini differenti.

Questo, in fondo, le creava da sempre una certa malinconia.

Oltrepassò i restanti piani fino ad arrivare al piano terra. La porta di Tommaso era lì di fronte a lei, sul campanello il nome era ancora presente, dunque Sofia ebbe la conferma che prima o dopo, l’avrebbe incontrato, ma non riuscì a comprendere se la morsa che le attanagliava lo stomaco fosse una sensazione di gioia oppure di ansia.

Rivolse un ultimo sguardo al pianerottolo, conosceva ogni angolo di quelle mura e si chiese se avrebbe mai avuto l’occasione, o la forza, di superare la soglia di quella porta.

Uscì nel piccolo vialetto, l’aria era fredda e pungente, si strinse nel cappotto grigio perla e si incamminò verso la strada.

Fece appello a tutto l’autocontrollo di cui era in possesso per non guardare il giardino di casa Bonato.

Una Mini Cooper fiammante era parcheggiata di fronte a lei. La portiera si aprì e quando si accorse chi stava scendendo da quell’auto per poco non capitolò sull’asfalto.

‹‹Vale?›› domandò incerta Sofia.

‹‹Sofia!!!!›› l’amica si fiondò su di lei, abbracciandola.

‹‹Sei bellissima›› disse di getto Valentina. ‹‹Cioè guardati, io vedo una fantastica donna in tutto il suo splendore›› continuò, emettendo dei piccoli gridolini di felicità.

Sofia osservò attentamente la sua amica del cuore. Era passato quasi un anno dall’ultimo incontro, e da allora Valentina aveva subito una vera e propria trasformazione.

Aveva abbandonato gli occhiali e per indossare le lenti a contatto, i capelli ora erano corti e ben pettinati e i vestiti, che dire, adatti alle sue forme rotonde e deliziose. La ragazza che stava davanti a lei era una giovane donna sensuale e sicura di sé.

‹‹Wow›› fu l’unica parola che Sofia riuscì a trovare.

‹‹Vale, sei incredibilmente…sexy!›› disse poi, intenta a trovare le parole giuste.

Valentina abbassò lo sguardo, era sempre stata una ragazza timida e introversa, non le piaceva mettersi in mostra né passare il tempo davanti allo specchio, ma adesso qualcosa in lei era cambiato.

‹‹Si, beh…ho cambiato look›› minimizzò sorridendo.

Sofia capì che c’era dell’imbarazzo. Evidentemente non era il momento più adatto a certe confessioni, decise quindi di non approfondire l’argomento, a tempo debito si sarebbe sfogata. Come faceva sempre, del resto.

Salirono a bordo della Mini Cooper, Valentina inserì la prima marcia del cambio e accelerò in direzione del centro.

‹‹Bar Light?›› propose, impugnando il volante con estrema sicurezza.

Sofia venne attraversata da un brivido. Era il bar frequentato da tutti i ragazzi del posto, in paese chiunque passava da Alvise e Alberto, e lei in un passato, che ormai non sembrava poi così lontano, ci aveva anche lavorato.

‹‹Uhm…sì.›› aveva detto infine, cercando di nascondere l’ansia.

‹‹Agitata?›› le chiese poi, fulminandola con lo sguardo. Valentina non era stupida, sapeva che dopo la rottura con Tommaso, Sofia non era più voluta tornare a casa, ma era ben consapevole che per i mali d’amore non c’era una cura specifica, l’unica cosa da fare era attraversare il dolore che da essi ne derivava e aspettare di rinascere. E lei questo lo sapeva bene.

‹‹No, anzi, non vedo l’ora di rivedere i ragazzi›› mentì Sofia, sorridendo. Non si sentiva per niente pronta ad avere gli occhi puntati addosso.

‹‹Questo vale anche per lui?›› chiese Valentina, adocchiando l’amica.

‹‹Vive ancora qui?›› domandò curiosamente.

‹‹Non se n’è mai andato. Sai, non è stato facile per lui ricominciare dopo la tua partenza.›› azzardò Valentina, senza distogliere lo sguardo dalla strada.

Stava allungando il percorso, per prendere tempo, per affrontare la grande domanda che da anni entrambe avevano accuratamente evitato. Quando Valentina alloggiava nell’appartamento di Sofia, non c’era mai stata l’occasione di intraprendere il discorso o al contrario, nessuna delle due era mai stata pronta a farlo.

‹‹E’ una storia chiusa. Finita da molto tempo›› si affrettò a dire Sofia, mantenendo la sua posizione.

‹‹Se lo dici tu›› concluse l’amica, voltando nel piccolo spiazzo che portava al bar.

‹‹Ehi Vale!›› due voci allegre stavano richiamando l’attenzione della sua amica.

Valentina si voltò e un grande sorriso le illuminò il volto.

‹‹Ciao ragazzi! Non crederete mai chi è arrivato oggi a farci visita!›› esclamò premendo il pulsante del telecomando.

Le luci dell’auto lampeggiarono due volte e con tutta l’aria che aveva nei polmoni, Sofia espirò profondamente, era giunto il momento di uscire allo scoperto.

‹‹E chi ci hai portato?›› chiese un bel ragazzo, che sostava all’entrata del locale.

Stava fumando una sigaretta e tra le mani teneva un cellulare.

‹‹Ragazzi, non crederete ai vostri occhi.››

I due si sporsero appena oltre il portico, erano indubbiamente curiosi. Dopo qualche istante di incertezza ruppero il silenzio entrambi, all’unisono.

‹‹Sofia!›› esclamarono sorpresi.

‹‹In carne ed ossa!›› disse lei ridendo.

‹‹Incredibile, quanti anni sono passati?›› chiese Alvise. Sofia si ritrovò a pensare che non erano cambiati poi molto, sembravano più maturi ma le espressioni simpatiche ed il loro modo di fare non era cambiato per nulla.

‹‹Ragazza, fatti abbracciare!›› Alberto nel frattempo si era già fatto avanti, e Sofia non poté sfuggire a quel contatto.

‹‹Un po’ di anni›› si limitò a dire, perdendosi nella stretta del suo vecchio amico.

Alberto era stato uno dei suoi più cari amici d’infanzia, insieme avevano trascorso gran parte degli anni di scuola e durante le lunghe, calde estati in città aveva lavorato come cameriera nello storico bar del paese. Alvise era il fratello minore di Alberto, l’aveva visto crescere e adesso che era diventato uomo non poteva fare a meno di notare la bellezza disarmante dei due fratelli Ferretto.

Entrambi possedevano dei meravigliosi occhi verdi, i capelli biondo ramati e un fisico decisamente prestante.

‹‹Ciao Ferretto Junior.›› aveva detto Sofia, tirandogli un lieve pizzicotto.

Lui, dopo averle fatto l’occhiolino l’aveva invitata ad entrare. In quell’istante, nel momento in cui Sofia varcò la soglia del locale insieme a Valentina, venne travolta da un’ondata di ricordi.

Una fitta di malinconia le pizzicò la gola, non voleva commuoversi ma l’emozione era davvero troppa.

Vide il lungo bancone riempito di stuzzichini e salatini, in Veneto venivano chiamati cicchetti, lo sguardo si posò sulla parete adiacente dove c’era il vecchio biliardino e l’angolo per giocare a freccette. Lasciò che la nostalgia si impossessasse di lei per qualche minuto. Continuò a guardare i tavoli sistemati, nei quali aveva trascorso molte mattine a fare finta di studiare con Tommaso e gli altri, tutto le ricordava lui, lui che adesso non c’era ma in realtà non se n’era mai andato.

Allontanò tutti quei pensieri, forse era stato completamente sbagliato non affrontare la rottura del loro rapporto, se lo avesse fatto, probabilmente non si sarebbe trovata in questa assurda situazione. Il pensiero toccò il ricordo di Francesco, d’istinto si guardò la mano sinistra.

L’anello di diamanti non c’era. L’aveva scordato sopra il comodino quando si era infilata i collant e per paura di tirarne i fili, lo aveva appoggiato distrattamente vicino alla lampada.

Scosse la testa e cercò di non preoccuparsi troppo.

I ragazzi iniziarono a riempire piccoli bicchierini di un liquore delizioso, alla liquirizia.

‹‹Al tuo ritorno!›› esclamò Valentina.

‹‹A Sofia!›› proseguirono i due fratelli.

E subito dopo, fecero scivolare il liquore giù per la gola.

Fu il primo una lunga serie.

Il locale poco a poco si riempì, mentre le hit del momento si susseguivano dalla piccola consolle posta a lato del bancone del bar. Sofia non ricordava di essersi divertita così tanto recentemente. Mano a mano che il locale si riempiva, anche i bicchieri aumentavano, ben presto Sofia si ritrovò dietro il bancone del bar e senza rendersene conto aveva iniziato a preparare diversi cocktail.

‹‹Bentornata a casa, ragazza!›› le sussurrò Alberto, in mezzo al caos generale.

Un grande sorriso prese vita nel volto di Sofia, sapeva di aver alzato un po’ il gomito, ma sapeva anche che, finché si fosse trovata lì, non le sarebbe accaduto nulla.

Continuarono a lavorare, si fermò a salutare qualche vecchia conoscenza, tra vecchie compagne di danza classica e svariate vecchie conoscenze non ci sarebbe voluto molto tempo perché le voci iniziassero a girare. Molto presto, forse, sarebbe stata costretta ad incontrarlo.

Sofia ripiegò la traversa e spense la luce del magazzino. Poco più avanti Valentina e Alvise si stavano perdendo in un abbraccio intimo, molto intimo. Sofia non poté far a meno di osservare la sua amica e finalmente riuscì a spiegarsi il motivo di quel cambiamento così radicale.

Valentina si era innamorata.

Sorrise e cercando di non rovinare quel momento, si girò per uscire dall’altro lato e proprio in quel momento Alberto spuntò da dietro il bancone.

‹‹Tieni›› le disse, porgendole un biglietto da cento euro.

Sofia guardò il denaro, restando a bocca aperta.

‹‹Ma stai scherzando?›› rispose scioccata.

‹‹Sono tuoi. Li hai guadagnati›› replicò lui con aria sicura.

‹‹No Alberto. È stato divertente, siamo stati bene. Va benissimo così›› asserì Sofia.

Alberto si rese conto di non avere scelta. Il tono appena usato dalla sua amica non ammetteva di certo repliche.

‹‹Allora ti accompagno a casa›› rilanciò sorridendo.

‹‹Affare fatto!›› asserì, stringendogli la mano.

Salutarono Valentina e Alvise, che si stavano baciando appassionatamente sui tavolini del bar ed uscirono ridendo. Sofia si sentiva allegra e spensierata, non era sicura fosse tutto merito dei cocktail, ma quasi certamente avevano stemperato il suo animo.

Salì a bordo della macchina di Alberto, allacciò la cintura mentre il suo amico alzava a tutto volume Everything Burns di Ben Moody.

Senza dire nemmeno una parola, finirono entrambi per cantare a squarciagola quella canzone, Sofia si voltò verso Alberto e lui ricambiò il suo sorriso. Nonostante i molti anni, la loro complicità era rimasta praticamente intatta.

Forse non era stata poi una cattiva idea tornare qui, si ritrovò a pensare, mentre imboccavano la via di casa.

Alberto abbassò il volume, i loro respiri si calmarono e dopo essersi rivolti un lungo e profondo sguardo Sofia prese la sua borsa e aprì la portiera. La mano di Alberto, però, la bloccò leggermente.

‹‹Aspetta…›› disse un po’ titubante.

‹‹Che cosa c’è?›› chiese lei, ad un tratto preoccupata.

‹‹Vorrei farti una domanda, ma devi promettermi di non arrabbiarti›› le disse, buttando un’occhiata veloce al cortile di casa Bonato.

Un brivido attraversò il corpo di Sofia. La domanda riguardava di certo Tommaso. Decise però, di fingere ancora una volta cercando di apparire il più serena possibile.

‹‹Certo. Chiedimi tutto quello che vuoi›› annunciò sorridente.

All’improvviso, sentì la testa girare e pulsare tremendamente.

Erano gli effetti di una sbornia in piena regola.

‹‹Sei tornata per lui?›› azzardò Alberto, socchiudendo gli occhi.

Sofia trattenne il respiro, era davvero difficile ammettere che in fondo al suo cuore un posto Tommaso lo occupava ancora.

‹‹Certo che no. È acqua passata›› cominciò a dire buttando fuori tutta la tensione in un respiro unico.

‹‹Non ti ha mai dimenticata, lo sai?›› disse guardando altrove. ‹‹Lo conosciamo bene. Finge, cambia  ragazza ogni mese, anzi ogni settimana, ma in fondo sappiamo bene tutti quanti che tu non te ne sei mai andata›› proseguì, intento nella sua spiegazione.

Sofia mise una mano sopra a quella del giovane amico.

‹‹Sono sicura che anche per lui è acqua passata. Sono trascorsi troppi anni e ognuno di noi ha preso strade diverse. È la vita. Molto spesso, le cose non vanno come noi le desideriamo, anzi, quasi mai direi›› disse Sofia, cercando di tenere sotto chiave ogni emozione nella voce.

‹‹Non sopporterei vederti di nuovo tra le sue braccia›› concluse, uscendo dalla macchina.

Sofia rimase pietrificata per qualche istante. Sperò di aver capito male, anzi, di aver interpretato male la frase di Alberto. Per un momento le era sembrato che il suo amico fosse addirittura geloso. Si disse che era certamente colpa di tutti i liquori bevuti, l’indomani a mente lucida tutto avrebbe avuto di nuovo senso. Decise così di non dare peso alla frase appena ascoltata.

Alberto aprì la portiera, la aiutò a scendere e la avvolse in un grande abbraccio.

‹‹Buonanotte Sofy›› disse baciandole le guance con tenerezza.

Lui era l’unico che la chiamava così. Sofia sorrise al ricordo di quel nomignolo.

Alberto aveva iniziato ad usarlo in prima elementare: la chiamava la principessa Sofy e lei non aveva mai obiettato, a dirla tutta, adorava quel modo così delicato che lui le riservava sempre.

‹‹Buonanotte anche a te›› rispose, ricambiando il bacio sulla guancia.

Senza ulteriori indugi si affrettò ad imboccare il piccolo vialetto di casa; tra le mani teneva le chiavi di casa, mentre con il cellulare cercava di illuminare la serratura del cancello.

Era abbastanza buio e non voleva di certo svegliare i suoi genitori.

‹‹Ciao…›› e nel buio, come un fulmine a ciel sereno, udì quella voce. La voce che non sentiva da tanto tempo ma che ricordava perfettamente.

Restò in silenzio con le chiavi a mezz’aria. Lui aprì il cancello, invitandola ad entrare nel piccolo cortile condominiale.

‹‹Sofia…›› cominciò a sussurrare.

‹‹Ciao Tommaso›› espirò nel dire quel nome mentre una piccola fitta lacerava il suo cuore.

 

“Si trovarono a una ventina di iarde uno dall’altra, e il suo apparire era così improvviso, ch’era ormai impossibile evitare il suo sguardo. Subito i loro occhi s’incontrarono e a ciascuno il viso avvampò del più intenso rossore. Egli ebbe un vero e proprio soprassalto e per un attimo sembrò immobilizzato dalla sorpresa.”

Jane Austen, Orgoglio e Pregiuzio

 

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Capitolo 4

La luce filtrava dalle piccole fessure della tapparella. Sofia aprì gli occhi e un forte senso di nausea colpì il suo stomaco.

Aveva bevuto decisamente troppo.

Cercò di ricordare cosa fosse accaduto la notte scorsa, ma soprattutto l’ultima persona che aveva incontrato.

Restò immobile nel letto a ripensare a lui.

Tommaso l’aveva riconosciuta immediatamente, le aveva aperto il cancello e dopo il primo momento di smarrimento aveva rotto il silenzio con una domanda banale. Erano entrati nell’atrio del condominio e si erano a lungo guardati. Doveva ammetterlo, era ancora dannatamente affascinante.

Prese il cuscino e lo tenne premuto sul viso, voleva allontanare il ricordo di Tommaso, ma era come un tarlo. Più lo allontanava e più riaffioravano i ricordi legati a lui.

Un messaggio costrinse  Sofia a rinsavire dai suoi pensieri.

“Buongiorno amore mio.” le parole di Francesco la riportarono alla realtà.

Tommaso non avrebbe dovuto essere il suo primo pensiero, eppure vederlo, in tutto il suo splendore, l’aveva destabilizzata non poco.

Lanciò il telefonino tra le coperte.

‹‹Dannazione!›› esclamò correndo in bagno.

Era un post sbornia in piena regola.

 

Dopo una camomilla e qualche fetta biscottata iniziava già a sentirsi meglio. Si era scambiata qualche messaggio con il suo fidanzato e subito dopo aveva deciso di godersi davanti al caminetto la lettura di un buon libro. Doveva tenere la mente impegnata. Impegnata per non pensare a lui.

La giornata trascorse lenta ed inesorabile fino a quando non arrivò la telefonata di Alberto.

Sofia guardò il telefono vibrare, un numero a lei sconosciuto la stava chiamando.

Rispose con un tono serio e di circostanza. D’altronde poteva essere anche una telefonata di lavoro, per quel che ne sapeva.

‹‹Pronto?›› esordì Sofia.

‹‹Sofy, sono Alberto!›› disse lui dall’altra parte del telefono.

Sofia tirò un bel sospiro di sollievo.

‹‹Ciao!›› esclamò, felice di sentirlo.

‹‹Stasera c’è una festa a casa di Elvis›› cominciò a dire. ‹‹Mi chiedevo se avessi voglia di venire, sarebbe una bella sorpresa da fare alla compagnia›› si affrettò a precisare.

Sofia restò per un momento in silenzio. Due feste in due giorni. Non era sicura che Francesco ne sarebbe stato entusiasta.

La voce di Alberto, però, era davvero piena di speranza e non voleva deluderlo.

‹‹Viene anche Vale?›› chiese, attorcigliandosi i capelli tra le dita.

‹‹Chiaramente›› rispose sintetico. ‹‹E comunque fino a che ci sono io con te, non devi temere niente e nessuno›› aveva precisato subito dopo.

Sorrise. Alberto era sempre stato molto protettivo nei suoi confronti.

‹‹Andata!›› disse convinta. Non le avrebbe fatto di certo male passare qualche ora in compagnia di vecchi amici. Qualche birra, un po’ di musica e poi sarebbe rientrata a casa per dare la buonanotte a Francesco.

Una cosa rapida ed indolore.

Decise di indossare una maxi maglia con dei collant super coprenti e un paio di stivaletti. Lasciò i capelli sciolti e optò per un trucco leggero, non voleva essere appariscente.

Si trattava solo una semplice festa a casa di amici.

Lo squillo del cellulare avvisò Sofia che il suo amico la attendeva sotto casa.

Salutò la madre e afferrò il cappotto, che infilò distrattamente mentre scendeva le scale.

Digitò un rapido messaggio a Francesco e uscì nel vialetto che portava al parcheggio.

‹‹Ciao tesoro›› Alberto era in piedi davanti a lei e le teneva aperta la porta della macchina.

‹‹Ciao›› mormorò lei, sorridendo.

Sofia non voleva affrontare quello che era accaduto l’altra notte sotto casa, era certa che Alberto si era lasciato prendere dal momento e non era di sicuro sua intenzione metterla a disagio. Fece un lungo e profondo respiro, l’ultima volta che aveva trascorso una serata a casa di Elvis era stato per festeggiare la fine degli esami di maturità, quella sera mentre tutti i ragazzi erano in giardino a godersi la serata lei e Tommaso stavano litigando animatamente.

 

 ‹‹Perché sei così infastidito?›› aveva chiesto Sofia, richiudendo dietro di sé la porta dello stanzino.

‹‹Non ti sei accorta che Alberto ti sta mangiando con gli occhi?›› chiese lui, fulminando con gli occhi il vestito a fiori che lasciava ben poco spazio  all’immaginazione.

‹‹Mi stai attaccando solo perché un nostro amico mi ha abbracciato?›› aveva replicato lei, incrociando le braccia.

‹‹E’ un tuo amico! Dimmi la verità Sofia, ti piace Alberto?›› il sottile tono ostile, aveva ferito Sofia.

Davvero credeva questo?

‹‹Mi auguro tu stia scherzando Tommaso. Ma sei impazzito?››

‹‹Rispondi. Vuoi andare da lui?›› i suoi occhi erano gelidi.

‹‹No!›› aveva esclamato Sofia.

‹‹Perchè glielo permetti?››

‹‹Che cosa intendi dire?››

‹‹Di farci questo. Lo sai meglio di me che non mi sopporta›› adesso Tommaso era seduto sopra ad un tavolino di legno, si teneva la testa tra le mani.

‹‹Stai esagerando, credimi. Siamo solo amici e io sono la tua fidanzata. Io voglio te›› aveva provato a rassicurarlo.

‹‹Qui se c’è qualcuno che vuole qualcosa, è proprio Alberto›› alzò gli occhi in direzione di Sofia, aveva uno sguardo truce.

‹‹Sei ingiusto, mi stai ferendo. Non puoi cercare di essere comprensivo?››

‹‹Sì va bene, come al solito. Fai come ti pare›› aveva concluso lui, uscendo dalla porta e andandosene.

 

Si ritrovò a rivivere quella discussione nella mente. Ricordava perfettamente ogni gesto, tono di voce e accusa, ma la cosa peggiore era che quel litigio fu l’inizio della fine, inevitabilmente da quella notte, il loro rapporto cambiò definitivamente.

Si mise una mano sulla tempia, sentiva ancora i postumi del liquore della sera prima.

‹‹Tutto bene?›› chiese Alberto.

Lei si voltò sorridendo.

‹‹Sì. Mal di testa a parte, ovviamente›› replicò poi.

Lui le aveva messo una mano sulla spalla.

‹‹Stasera ti daremo da bere solo acqua mia dolce Sofy›› concluse, togliendo la mano e riponendola velocemente sul cambio.

Si perse tra le luci natalizie che iniziavano a spuntare tra i vari giardini e strade di quel piccolo paesino. Aveva pensato a Tommaso tutto il giorno e nonostante il suo scetticismo, si convinse che forse anche lui era stato felice di rivederla, o almeno ci sperava.

Allontanò il ricordo di quel bellissimo volto dalla sua memoria. Più tempo passava, più si rendeva conto che la resa dei conti sarebbe arrivata.

E anche se era doloroso ammetterlo, temeva quell’incontro.

Entrarono nella villetta a schiera, il bel giardino era illuminato con tantissime luci natalizie e le macchine parcheggiate nel retro del cortile facevano intendere ad una festa in grande stile, lo stile di Elvis Bertolin.

Venne accolta da tutti i vecchi amici e si ritrovò ben presto a giocare a biliardo nella taverna addobbata a festa.

‹‹Ci sai fare con la stecca!›› esclamò Alvise, che stava entrando insieme a Valentina.

‹‹Impara l’arte e mettila da parte!›› replicò Sofia, strizzando l’occhio.

Stavano facendo una bella partita lei e Alberto, proprio come ai vecchi tempi.

Valentina la abbracciò da dietro, e le scoccò un bacio sulla guancia.

‹‹E’ bello averti di nuovo qui›› sussurrò prima di lasciarle lo spazio di cui necessitava per imbucare l’ultima palla.

Sofia si distese appena lungo la base del biliardo, tenne tra le dita la punta della stecca e con uno sguardo concentrato prese la mira. Respirò a fondo e diede un colpo secco alla pallina, che in un secondo entrò nella buca, subito dopo un sorriso beffardo si impadronì di lei, stava stracciando il suo amico. Proseguì con un altro tiro e poi un altro ancora.

Aveva ufficialmente vinto. Alberto posò la stecca sul biliardo e si avvicinò a lei, alzò le mani in segno di resa e le tirò un pizzicotto debole sul fianco.

‹‹Hai vinto la battaglia ma non la guerra mia cara!›› disse ridendo soddisfatto.

Per un istante Sofia pensò che probabilmente Alberto l’aveva lasciata vincere.

Chissà se era davvero così.

Si voltò per cercare gli altri con gli occhi e nell’angolo, con una birra in mano, c’era Tommaso.

La stava fissando attentamente senza spostare lo sguardo altrove nemmeno per un secondo.

Lo guardò, inclinando la testa per analizzare meglio la situazione. Lui spostò il suo sguardo lungo il corpo, si passò la lingua sulle labbra e Sofia ebbe un fremito nel vedere quello sguardo famelico. Sentì le cosce stringersi l’una contro l’altra e il respiro farsi un po’ più affannato.

Sofia cercò di controllare ogni istinto e di mantenere la calma. Respirò profondamente e si affrettò a salutarlo con un cenno della mano.

‹‹Ciao Sofia›› disse, posando la birra sul tavolino. ‹‹Bentornata a casa›› proseguì sfoggiando uno dei suoi bellissimi sorrisi.

‹‹Ciao Tommaso›› lo salutò sorridendo. Indubbiamente era brava a fingere, non faceva altro da quando era tornata a casa, ma dentro si sentiva esplodere.

Sofia prese un bicchiere di vino e ne assaporò un piccolo sorso. Era frizzante e fresco.

Incrociò lo sguardo di Tommaso più volte, avevano molto di cui parlare, o forse non più.

Lui attese qualche minuto prima di rompere il silenzio.

‹‹Ti va una birra?›› chiese tendendo la mano verso di lei.

 

“No Sofia, non accettare. Stagli lontano.”questo era quello che la sua vocina le diceva.

 

‹‹Certo›› era quello che, invece, le era uscito dalla bocca.

‹‹Vieni, andiamo nell’altra stanza›› disse Tommaso prendendola per mano.

Lo sguardo di Valentina, Alberto e Alvise si posò su di loro.

Non si aspettavano di certo che Tommaso si sarebbe presentato alla festa.

E cosa ancor più inaspettata, Sofia stava andando via con lui.

‹‹Devo portare via Sofia da qui›› disse Alberto, stringendo il collo della bottiglia di birra.

Valentina posò una mano sulla sua spalla.

‹‹Alberto, devono parlare. Lascia che vada con lui›› disse in tono comprensivo.

‹‹Ha ragione›› aggiunse Alvise, guardandoli andare oltre la vetrata.

Alberto li aveva guardati torvo e se n’era andato in giardino a fumare una sigaretta.

Gli ribolliva il sangue all’idea che Tommaso potesse avvicinarsi di nuovo a lei. La verità era che provava qualcosa per Sofia, da molti anni, ma aveva rinunciato a lei molto tempo prima e il tempo si sa, cura tutte le ferite. Adesso però che lei era tornata, forse, le cose sarebbero potute cambiare.

Afferrò il giubbotto, salutò gli amici e con una scusa se ne andò, non avrebbe sopportato di vederli insieme.

Nel frattempo, poco distante, nella veranda della cucina, Sofia e Tommaso sorseggiavano una birra, seduti su una scalinata.

‹‹Come stai?›› ruppe il silenzio Tommaso, bevendo dalla bottiglia.

‹‹Bene. E tu?›› rispose vaga Sofia. Si conoscevano da quasi una vita, ma adesso sembravano due estranei.

‹‹Vado avanti. So che ti sei laureata. Congratulazioni.››

‹‹Grazie›› mormorò Sofia, leggermente imbarazzata. Non sapeva cosa dire, ci sarebbe stato così tanto da raccontare – e da chiedere- ma era il coraggio a mancarle.

‹‹Posso farti una domanda?›› azzardò Tommaso, guardandola negli occhi.

Sofia si bloccò e in quel momento si sentì gelare.

‹‹Dimmi›› rispose, nascondendo l’ansia.

‹‹Sette anni…›› cominciò a dire. ‹‹Hai impiegato sette anni per tornare qui. Perché?››

Abbassò lo sguardo, in cerca di una spiegazione plausibile.

‹‹Tommaso, sono dovuta andare via›› disse volgendo uno sguardo all’orizzonte. ‹‹Ed è stata la cosa migliore, per tutti›› concluse.

‹‹Non per me. Non per noi›› affermò tenendo fisso lo sguardo su di lei.

‹‹Eravamo giovani, ho commesso uno sbaglio. Un maledetto sbaglio che tu non hai voluto perdonarmi›› precisò con un pizzico di amarezza.

Sofia sussultò di fronte a quelle parole.

‹‹Hai scelto tu da che parte stare›› lo rimbeccò Sofia, ‹‹ricordo ancora le tue parole, quando ti chiesi se mi amavi ancora›› le faceva male ricordare quelle frasi.

Tommaso restò in silenzio. Si passò una mano tra i capelli, consapevole della strada oscura che stava per rimboccare.

‹‹Ti amavo, nonostante tutto, io ti amavo›› mormorò Tommaso.

‹‹Non abbastanza. Non quanto lei›› concluse Sofia mettendo le mani dentro le tasche.

‹‹Sei felice, Sofia?›› chiese ad un tratto, rivolgendole un altro sguardo profondo.

Si guardarono intensamente. Si respirava tensione, attrazione e intesa. Ce n’era ancora molta, a dispetto di tutto.

‹‹Sì, tutto sommato sono felice›› rispose, infine, cercando di convincere sé stessa prima di chiunque altro.

Tommaso le mise una mano sulla gamba e la strinse appena.

‹‹Sono felice per te. Sapevo che avresti fatto grandi cose. Sei sempre stata in gamba, non sarei mai stato in grado di darti tutto quello di cui avevi bisogno.››

La tensione di poco prima, iniziò lentamente a sciogliersi dietro i loro sorrisi.

E così cominciarono a parlare.

Parlarono di tutto quello che era accaduto in quei lunghi sette anni. Tommaso le raccontò dei suoi molti lavori, della sua passione per le macchine da corsa e di quanto volesse bene al piccolo nipotino. Gloria era diventata mamma da qualche anno e il loro rapporto si era unito ancor di più grazie all’arrivo del piccolo. Sofia raccontò degli anni universitari, della sua carriera – ancora agli inizi – come psicologa e del lavoro imminente presso l’Università degli Studi di Torino.

Lui l’aveva ascoltata attentamente con una faccia incredula, nei suoi occhi Sofia vide un’espressione fiera.

‹‹Raccontami ancora un po’ di te.›› disse con gli occhi lucidi.

Sofia d’istinto gli passò una mano sul viso. Era bello rivederlo, era bello stare di nuovo al suo fianco.

‹‹Non ti ho mai dimenticata, lo sai?›› disse ad un tratto.

Sofia lasciò cadere la mano. Quelle parole la toccarono nel profondo.

‹‹Tommaso…›› fu l’unica parola che uscì dalla sua bocca.

‹‹Ti ho lasciata andare, ti ho detto che non ti amavo più›› cominciò a dire, ‹‹ti ho detto che avevo perso la testa per Linda ma non era vero. Non era la verità›› disse di getto.

‹‹Tommaso, hai ammesso di avere avuto una relazione con lei. Da quando mi hai lasciata quella sera, durante la grigliata, mi hai tradita con lei. Per mesi. Come posso credere che il tuo amore fosse sincero?›› chiese dispiaciuta, quasi affranta.

‹‹L’ho detto perché tu potessi odiarmi, solo così avresti potuto realizzare tutti i tuoi sogni›› ammise. ‹‹Avevo sentito tua madre parlare di te, di noi e dei tuoi progetti a mia madre. Hai fatto il test di ammissione a Torino ma non avevi trovato il coraggio di dirmelo›› continuò, ‹‹sapevi che sarebbe finita la nostra storia, ma non avevi coraggio di ammetterlo, così ho scelto io. E ho fatto una grande, grandissima cazzata›› concluse sospirando.

Sofia rimase in silenzio. Stava elaborando tutto quello che le sue orecchie avevano appena sentito. Non era possibile. Si chiese se fosse solo un modo per farsi compatire, ma lo sguardo non mentiva. Tommaso era sincero, in quel momento.

Sofia si alzò di scatto, all’improvviso si sentì soffocare.

‹‹Scusa…›› mormorò lasciando Tommaso da solo sulla scalinata.

‹‹Aspetta…Sofia.››

Lei si fermò, continuando a dargli le spalle. Se non fosse andata via da quel luogo, sarebbe scoppiata in lacrime.

Lui la raggiunse, la pregò di voltarsi e quando i loro sguardi si incrociarono non riuscirono più a dire nulla.

In un momento i respiri accelerarono, le mani di Tommaso le sfiorarono il volto, sentiva il cuore esplodere dall’emozione. Aveva così a lungo atteso quel momento. Chiuse gli occhi, come per assaporare ogni singolo istante del suo tocco.

‹‹Sofia…›› sussurrò. ‹‹Mi sei mancata così tanto›› proseguì avvicinandosi sempre di più.

Fu un attimo. Labbra contro labbra, cuore contro cuore.

Sofia schiuse le labbra, mentre la lingua di Tommaso si insinuava dolce e provocante, si appoggiarono al piccolo bancone dietro di loro, Tommaso fece scivolare la cerniera dei loro giubbotti, sfiorando lentamente le forme di Sofia, quasi venerandola.

‹‹Sei bellissima›› le disse accarezzandola ovunque.

Sofia non riusciva a fermarsi, il desiderio aveva preso il sopravvento. Si baciarono a lungo, si toccarono riscoprendo l’intimità che oramai era andata perduta, lui le passò le mani sul seno, passandole poi sulla pelle morbida e invitante.

All’improvviso, però, come una doccia gelata vennero interrotti dallo squillo di un telefono.

‹‹Devo andare. Perdonami›› aveva detto Sofia, allontanandosi da lui e cercando di ricomporsi.

Cosa avrebbe fatto adesso che aveva tradito Francesco? Cosa sarebbe accaduto a tutta la sua vita?

La testa era affollata da mille pensieri, da mille sensazioni, da mille paure.

Non aveva mai tradito in tutta la sua vita. Come sarebbe riuscita a convivere con questa terribile consapevolezza?

Doveva trovare Valentina e andarsene.

 

Ho lottato invano. Non c’è rimedio. Non sono in grado di reprimere i miei sentimenti. Lasciate che vi dica con quanto ardore io vi ammiri e vi ami.

Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio

 

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Capitolo 5

Non riusciva a dormire. Si girava e rigirava nel letto senza trovar pace.

Aveva baciato Tommaso, ed era stato magnifico, proprio come lo ricordava.

Si mise in un fianco, accendendo la tiepida luce che emanava l’abat-jour posta sul comodino.

Incrociò le gambe, afferrò il cellulare e rilesse l’ultimo messaggio ricevuto da Valentina.

“Sofia, ho paura a chiedertelo. È successo qualcosa tra te e Tommaso?”

Non aveva risposto. Non sapeva se era in grado di mentire su una cosa simile.

Scosse la testa, per far uscire tutti quei pensieri dalla sua mente.

Si alzò e scese le scale per andare in cucina, aveva bisogno di schiarirsi le idee.

Aprì il frigorifero, si versò un calice di vino e ne bevve una generosa quantità.

Sospirò nel sentire la bevanda frizzante scivolarle giù per la gola.

Il telefono in quel momento vibrò.

 

“Le tue labbra sono fantastiche. Ho ancora il tuo sapore sulla mia bocca.”le parole di Tommaso erano lì sotto i suoi i occhi.

 

Le sussultò l’anima nel leggere quel nome. Non aveva mai avuto il coraggio, o forse la forza, di cancellare quel numero. Lo aveva riposto in fondo al cuore, all’anima e ora insieme a tutte le sue paure, stava riaffiorando.

Un sorriso dipinse il volto di Sofia, era stato bello quel bacio. Era stato intenso, carnale e in lei si era acceso qualcosa, ma non riusciva a definire quel sentimento.

Si trattava forse di amore? Oppure era solo passione?

Si sentiva così sbagliata, così inadeguata.

 

“Sei sveglia?”il secondo messaggio non tardò ad arrivare.

 

Sofia restò seduta per qualche minuto, con il bicchiere tra le mani. Tentennò qualche altro minuto e dopo prese in mano il telefono.

 

“Sì, sono sveglia.”digitò rapidamente.

“Ti va di parlare?”

“D’accordo.”

“La porta è aperta.”

“Vuoi che venga da te?”

“Sì.”

Continuò a rileggere i messaggi di Tommaso.

Le aveva chiesto di scendere al pian terreno e di andare nel suo appartamento.

E quella, era senza dubbio una follia.

Si infilò i pantaloni della tuta, afferrò una maglia di lana e infrangendo ogni briciolo di razionalità scese quelle scale.

Si fermò davanti alla porta, sfiorandone appena il bordo.

Non era così facile varcare quella soglia.

‹‹Che bello rivederti davanti questa porta›› disse lui con un sorriso sincero, aprendo il portoncino.

Sette anni. Sette lunghi anni per finire di nuovo di fronte a quella dannata porta.

‹‹Accomodati›› aggiunse spostandosi dall’ingresso.

Un lungo brivido attraversò Sofia. Una volta entrata niente sarebbe stato come prima.

Entrò in punta di piedi, seguì Tommaso con lo sguardo mentre lanciava qualche occhiata a quella casa. Tutto era rimasto uguale e per lei fu come vivere un déjà vu. Un doloroso déjà vu.

Riconobbe le scale che portavano alla taverna.

“No, non lì.”pensò con un tuffo al cuore.

Lui si voltò e le fece cenno con la mano di scendere. I suoi occhi trasmettevano sensualità allo stato puro. Sentì i muscoli dell’interno coscia contrarsi, le faceva ancora effetto. Si sentiva attratta da lui.

Si ritrovò in quella che una volta era la taverna di casa Bonato, adesso però era stata ristrutturata e arredata in modo accogliente. Al centro c’era un bellissimo divano letto pieno di cuscini, il mobile tv si trovava di fronte. Nell’angolo, il fuoco del caminetto scoppiettava, insieme ad un piccolo alberello di Natale, posizionato proprio di fianco al grande televisore.

Nel magazzino, che comunicava con il bagno e la taverna, era stata sistemata una cabina armadio e una postazione computer. Foto di famiglia, degli anni dell’infanzia e dell’adolescenza erano sparse lungo tutte le pareti. Era davvero deliziosa. Sembrava un piccolo monolocale.

Si sedette sul divano letto, Tommaso regolò la luce della lampada alogena e subito dopo si mise accanto a lei.

Luce soffusa, una melodia di sottofondo e un divano letto aperto.

Era nei guai. Grossi guai.

‹‹Benvenuta nella mia umile dimora›› azzardò sorridendo.

‹‹E’ bellissima Tommaso. È molto accogliente›› iniziò a dire.

‹‹Avevo bisogno di uno spazio che fosse tutto mio e così con le poche finanze disponibili, ho deciso di sistemarmi questo angolo di casa›› spiegò accomodandosi di fronte a lei.

Iniziarono una lunga conversazione, fatta di piccole confessioni e molti ricordi.

‹‹Sofia…›› mormorò facendosi un po’ più serio.

‹‹Dimmi›› rispose lei ancora con un sorriso che però, stava lentamente svanendo.

‹‹Mi chiedevo se tu…›› stava cercando di trovare le parole. ‹‹Non ti sei pentita di ciò che è successo questa sera?›› chiese, infine, titubante.

Sofia sospirò, era il momento opportuno per confessare la verità, ovvero che lei era felicemente fidanzata e che tra qualche settimana avrebbe dato la notizia del suo imminente matrimonio.

Ovviamente, il cuore prese il sopravvento e la ragione dovette nascondersi altrove, lontano da tutti e da tutto.

‹‹Tommaso…›› espirò di nuovo, in cerca di aiuto, si sentiva annaspare. ‹‹E’ un tale casino›› fu l’unica cosa che riuscì a dire.

Lui la guardò perplesso. ‹‹A cosa ti riferisci?›› le chiese guardandola profondamente.

Quegli occhi così intensi, quello sguardo carismatico e quelle labbra carnose erano a pochi centimetri da lei. E lei desiderava disperatamente assaporare quella bocca.

‹‹Vedi, io ho sempre creduto che tu mi avessi tradita e che poi avessi scelto un’altra perché ti eri semplicemente stancato di me›› cominciò a dire. ‹‹Mi sono sentita così sbagliata, così stupida. Come potevo pensare che il nostro fosse amore vero? Era solo un amore adolescenziale. Certo è stato intenso, bello e meravigliosamente magico, ma doveva finire, come tutte le cose belle›› disse, liberandosi da un grosso, enorme macigno.

Tommaso si avvicinò, le prese la mano e iniziò a fare dei piccoli cerchi sul dorso.

Era ancora innamorata di lui? I sentimenti che provava per Francesco, invece, dove si collocavano di preciso?

Era chiaro che in quel momento la razionalità l’aveva abbandonata.

E quando il cuore parla, la ragione non può far altro che farsi da parte.

Davanti alla luce calda del caminetto Tommaso le posò un dito sulle labbra.

‹‹Shhh…›› disse, prima di baciarla, ancora una volta.

Sofia schiuse le labbra, mentre le mani di Tommaso le sfioravano il collo e il volto. Un lungo e appassionato bacio si consumò su quel divano, tra quelle coperte che adesso avvolgevano i loro corpi. Le mani si cercavano per accarezzarsi e per intrecciarsi sotto il tepore della coperta, Sofia salì a cavalcioni, trovandosi sopra Tommaso e godendo del suo delizioso profumo. Amava l’odore della sua pelle, e amava quelle labbra. Erano tremendamente erotiche.

Le mordicchiò appena, mentre sentiva Tommaso graffiarle la schiena, affondando le sue mani nei suoi fianchi.

‹‹Non sai quanto ho sperato di poterti riavere tra le mie braccia›› le disse con voce tremante.

‹‹Ho voglia di fare l’amore con te›› sussurrò poi.

Sofia sentiva il suo desiderio crescere sempre di più, ma non poteva fare questo a Francesco.

A dirla tutta, aveva già oltrepassato il limite.

Si staccò velocemente, infilandosi la maglietta in un secondo.

‹‹Non posso›› mormorò allontanandosi da lui.

‹‹Io…›› si interruppe nel vedere l’espressione di Tommaso. ‹‹Io sono fidanzata›› asserì, abbassando lo sguardo.

Restarono in silenzio, con le labbra ancora gonfie da quel bacio così intenso e prepotente.

Si guardarono, l’uno di fronte all’altra, per qualche minuto.

‹Io ti voglio›› fu Tommaso a rompere il silenzio, con uno sguardo carico di speranza.

Sentiva di avere ancora qualche chance.

‹‹Non sai cosa stai dicendo›› rispose lei, preoccupata.

‹‹Dammi una possibilità›› replicò lui, deciso. ‹‹Questa volta sarebbe per sempre›› aggiunse, avvicinandosi.

Sofia rise. Ed era una risata amara. Tommaso era sempre stato bravo con le parole.

‹‹Se adesso ci troviamo qui, non credo sia solo per pura coincidenza. È destino, Sofia. Io e te siamo destinati a rincontrarci›› disse, prendendo di nuovo le mani di Sofia. ‹‹Sarebbe il più bel regalo di Natale, poterti riavere con me›› proseguì emozionato.

Quelle parole colpirono Sofia profondamente. Le aveva dichiarato i suoi sentimenti, aveva scoperto le carte e mai come in quel momento avrebbe voluto gettarsi tra le sue braccia.

Maledetto cuore. Era tutta colpa sua.

‹‹Resta qui con me›› aveva detto poi, abbracciandola.

Sofia gli diede un ultimo bacio.

‹‹Ci vediamo domani Tommaso›› disse, infilandosi le scarpe.

‹‹E’ comunque una bellissima promessa›› affermò soddisfatto. Era molto più di quello che si aspettasse. ‹‹Non vedo l’ora›› concluse, avvolgendola in un caldo abbraccio.

  

“Tutti possiamo provare un’attrazione, è abbastanza naturale; ma pochissime persone hanno abbastanza cuore da essere davvero innamorati senza incoraggiamenti.” 

Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio

 

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 Capitolo 6

 

13 dicembre

‹‹Possiamo metterlo qui se ti va›› disse Elena, cercando di trovare la posizione migliore per l’albero di Natale.

Sofia fece un cenno di approvazione e annuì.

‹‹Ottimo, adesso possiamo iniziare ad addobbarlo›› affermò fiera.

Adorava il clima che si respirava in casa durante quel periodo e dopo molto tempo ebbe la sensazione di sentirsi felice e appagata.

La madre la guardò attentamente.

‹‹E’ bello vederti così felice, tesoro›› asserì Elena, porgendole il filo di luci.

Sofia ricambiò lo sguardo ed iniziò ad attorcigliare le luci tra i rami dell’albero, partendo dall’alto fino ad arrivare alla base.

Aveva avuto una piccola discussione con Francesco. Era la prima volta che si innervosiva in modo tale. Aveva l’impressione che per Francesco il lavoro venisse prima di qualunque altra cosa, lei compresa. L’aveva chiamata qualche giorno prima dicendo che avrebbe dovuto annullare il viaggio per Venezia. Il progetto che stava seguendo a Torino gli avrebbe portato via tempo e gli avevano negato il permesso di prendersi ferie. A detta di Francesco, avevano cambiato le carte in tavola all’ultimo momento e lui aveva dovuto subirne le conseguenze. Si era scusato, con tutte le sue forze, ma Sofia non era stata così comprensiva, come lui si aspettava che fosse.

 

‹‹Sofia, non ti arrabbiare. Torneremo insieme alla fine di febbraio a Venezia. Te lo prometto›› disse con voce dolce e rassicurante.

‹‹Non mi interessa quando e se torneremo. Perché non puoi essere un architetto normale che trascorre le vacanze insieme alla sua fidanzata?›› l’aveva rimbeccato lei.

‹‹Sofia, sto lavorando. Credi non mi dispiaccia non vederti fino al 5 gennaio?›› replicò leggermente innervosito.

‹‹Ora devo andare, scusami›› aveva concluso Sofia, liquidandolo.

 

Nel frattempo trascorreva sempre più tempo con Tommaso e i ragazzi della compagnia. Mentre l’allontanamento da Francesco sembrava non farle poi così male.

Non aveva più baciato Tommaso e non era più andata nel suo piccolo rifugio.

Sofia era consapevole che al suo rientro a Torino, tutto sarebbe inevitabilmente tornato alla realtà. Non voleva complicare ulteriormente la sua vita e non voleva pensare a Francesco, era ancora molto arrabbiata con lui, si chiese se tutto questo rancore non fosse dovuto all’avvicinamento tra lei e Tommaso.

Allontanò immediatamente questo pensiero. Non avrebbe potuto funzionare tra lei e il suo ex fidanzato e in ogni caso, avrebbe dovuto chiarire la situazione con Francesco.

Pensò a tutti i momenti trascorsi con Tommaso in questi giorni, ai pranzi che lui le aveva cucinato e agli sguardi furtivi sul divano mentre guardavano film natalizi, nei quali la magia del Natale riusciva a sistemare tutto e a rendere felice ogni persona.

Peccato che nella realtà non accadesse quasi mai.

Tommaso la desiderava, si vedeva da come la guardava ma non faceva alcuna mossa. Stava cercando di capire come stavano le cose tra lei e il fidanzato.

Sofia si trovava in piedi sulla scala, cercando di arrivare alla punta, per incastrare la stella bianca che aveva acquistato qualche giorno prima con la madre.

‹‹Ehi!›› la voce di Tommaso l’aveva fatta sussultare, facendole perdere l’equilibrio.

Tommaso l’afferrò per le braccia, avvolgendola in un abbraccio.

‹‹Mi hai spaventata!›› esclamò Sofia.

‹‹Vorrei dirti che mi dispiace, ma non è così›› disse con aria di sfida. ‹‹Adesso che sei tra le mie braccia, non mi dispiace nemmeno un pò›› proseguì facendole l’occhiolino.

Sofia si sciolse dall’abbraccio, sentiva uno strano calore percorrerle il corpo.

Dietro di loro in cucina, c’era Elena intenta ad osservare la scena a bocca aperta.

Riconobbe immediatamente quell’intesa, quegli sguardi che aveva visto crescere e maturare nel corso degli anni. C’era ancora qualcosa tra di loro. Lo avrebbe visto chiunque.

‹‹Ciao Elena›› la salutò Tommaso.

‹‹Ciao Tommaso, posso offrirti qualcosa da bere?›› chiese.

‹‹No, ti ringrazio›› aveva risposto lui, tornando a posare gli occhi su Sofia.

‹‹Hai da fare oggi?›› le domandò speranzoso.

Sofia scosse la testa, una volta finito l’albero non le rimaneva che andare a bere un caffè con Valentina, appena lei avesse finito il turno al lavoro.

‹‹Ti va di venire con me?›› propose lui, raggiante.

‹‹E dove vorresti andare?›› domandò sorridente.

‹‹Se te lo dico non è più una sorpresa!›› concluse, facendole una smorfia.

Sofia cercò con lo sguardo la madre, voleva vedere se nei suoi occhi c’era un barlume di approvazione. Non la vide e sperò con tutto il suo cuore che non avesse tratto conclusioni affrettate.

Disse a Tommaso di aspettarla davanti ai garage e si fiondò al piano di sopra per cercare la madre.

‹‹Mamma?›› chiamò salendo le scale.

‹‹Sono in camera tesoro›› aveva risposto lei.

Sofia si affacciò alla porta della camera. Elena stava sistemando i vestiti appena stirati.

‹‹Volevo avvisarti che esco›› annunciò titubante.

La madre si voltò, andandole incontro.

‹‹Francesco sa che stai passando molto tempo in compagnia del tuo primo e grande amore?›› chiese dolcemente.

Si sentì punta sul vivo. Forse sua madre la stava giudicando.

‹‹Non lo conosce nemmeno›› puntualizzò infastidita.

‹‹Sei felice?›› domandò curiosamente. ‹‹Con Francesco, intendo›› aggiunse poi.

‹‹Ma certo mamma, è solo che abbiamo avuto una piccola discussione. Avrei voluto tanto trascorrere con lui la fine dell’anno e presentargli i ragazzi, ma purtroppo non è possibile›› mormorò dispiaciuta. ‹‹Tommaso mi sta solo facendo distrarre un po’, tutto qui›› si affrettò a precisare.

‹‹E’ per questo che l’altra notte sei sgattaiolata fuori di casa? Per distrarti?››

‹‹Mamma!›› esclamò sconvolta.

‹‹Amore, non fraintendere le mie parole›› disse immediatamente, prendendo le mani di sua figlia tra le sue. ‹‹Voglio solo che tu sia felice. Francesco è un bravissimo ragazzo e noi lo consideriamo parte della famiglia, ma se non sei felice con lui, allora devi prendere delle decisioni›› si sedette sul letto accanto a Sofia. ‹‹Se scappi di notte per andare da Tommaso, c’è qualcosa che non va nel tuo rapporto con Francesco›› spiegò con una smorfia di dispiacere.

Elena le posò un bacio sulla fronte e le disse un’ultima frase.

‹‹Segui il tuo cuore››

Si trovavano nella macchina di Tommaso, stavano uscendo dal piccolo paesino e stavano procedendo in direzione del mare. La prima località balneare distava più o meno mezz’ora da lì e avrebbero avuto tutto il tempo di fare una bella passeggiata in riva al mare.

‹‹November rain?›› mormorò Sofia indicando lo stereo. Tommaso amava profondamente la musica dei Guns N’ Roses.

‹‹Brava!›› esclamò divertito.

Si accese una sigaretta, abbassò appena il finestrino e poi impugnò con sicurezza il volante. Sofia si perse per qualche istante ad ammirarlo. Era davvero bello, aveva un fascino disarmante.

Si guardarono per qualche istante, gli occhi di lui caldi e profondi come cioccolato fuso la fissavano, avrebbe voluto baciare quelle labbra, avrebbe voluto godere ancora una volta di quel buonissimo profumo che emanava il suo collo.

Tossì lievemente, per distrarre tutti i pensieri più sfacciati che le passavano per la testa.

‹‹Come si chiama?›› esordì Tommaso.

Sofia lo guardò perplessa chiedendosi a chi si stesse riferendo.

‹‹Chi?›› domandò curiosa.

‹‹Il tuo fidanzato, come si chiama?›› precisò, continuando a fumare.

‹‹Francesco›› disse, irrigidendosi appena.

‹‹E se non sono indiscreto, come vanno tra di voi le cose?›› si affrettò a domandare.

Sofia sospirò. Non voleva affrontare quell’argomento.

‹‹Se non ti dispiace, vorrei evitare di parlare di questo›› disse, con un tono di voce rammaricato.

Lui la guardò attentamente, sentiva che c’era qualcosa che non andava e forse avrebbe potuto riaverla ancora. D’altronde la speranza era l’ultima a morire.

‹‹Scusa, non volevo essere invadente›› precisò, sorridendo.

Sofia scrollò le spalle, lasciando cadere ogni pensiero su Francesco.

Il resto del tempo trascorse tra risate e sorrisi. Tommaso parcheggiò vicino all’accesso al mare che portava al faro. Davanti a loro, una distesa di sabbia e un bellissimo sole che rifletteva sull’acqua.

Tommaso prese dal porta bagagli una grande coperta e un piccolo sacchetto nel quale c’erano due bottiglie mignon di Prosecco di Valdobbiadene, accompagnate da due calici di plastica.

‹‹Ci vuole un brindisi.›› annunciò fiero Tommaso.

Sofia sorrise, aveva pensato davvero a tutto. Si incamminarono lungo il piccolo sentiero e arrivarono fino al bagnasciuga. Tommaso stese la coperta e stappò la prima bottiglia.

‹‹Al tuo ritorno›› alzò in alto il calice, facendo alzare anche Sofia e abbracciandola.

Si avvicinò, passando una mano tra le gambe di Sofia.

‹‹Non farlo Tommaso›› mormorò, ansimando Sofia.

‹‹Non posso più fermarmi›› rispose, in un soffio.

Sofia lasciò cadere la testa all’indietro mentre le mani di Tommaso si facevano strada nell’interno delle sue cosce. Indossava le calze autoreggenti e aveva infilato un vestito che arrivava fino a sotto il ginocchio, Tommaso non poteva immaginare cosa si nascondesse sotto quel vestito.

‹‹Dio Sofia…vuoi farmi impazzire›› mormorò sfiorando il bordo del pizzo.

Salì ancora un po’, fino ad arrivare agli slip, con le dita spostò l’altro strato di pizzo fino ad arrivare lì dove Sofia lo stava aspettando.

‹‹Uhm…Stavi aspettando solo me›› disse con voce roca.

Sofia non riuscì più a dire nulla, era sul filo del rasoio. Se si fosse lasciata andare niente sarebbe stato più come prima.

Sentiva i baci di Tommaso sul collo, sentiva il suo profumo nelle narici e voleva sentirlo dentro di lei. Era così difficile da accettare, ma era così.

Sentì le dita muoversi dentro di lei, la stuzzicavano in continuazione, facendole mancare il respiro ogni volta che lui si fermava.

Venne poco dopo, perdendosi nelle labbra di Tommaso. Era stata investita da un orgasmo delizioso, uno di quelli che Tommaso aveva saputo regalarle molte volte quando erano molto più giovani e innamorati.

‹‹Sofia…›› mormorò tra un bacio e l’altro.

‹‹Giochi in modo scorretto›› asserì lei, cercando di ricomporsi.

‹‹Non ho mai detto che sarei stato corretto›› disse lui sorridendo.

Le passò il calice di plastica, fecero un brindisi e subito dopo aver assaporato il delizioso prosecco, Tommaso si diresse a raccogliere un bastone che giaceva in riva al mare.

‹‹Chiudi gli occhi›› ordinò.

Sofia obbedì. Dopo qualche minuto, scostò le mani per vedere a che punto fosse l’opera.

‹‹Non ho ancora finito!›› urlò ridendo.

Sofia si mise a sedere. Dopo qualche istante arrivò Tommaso, che la invitò a seguirlo.

Sofia afferrò la mano di Tommaso, lo seguì ridendo, aveva quello sguardo così pieno di speranza e gioia che non poté far a meno di emozionarsi di fronte a quello che Tommaso le aveva scritto sulla sabbia.

Davanti a loro, c’era un cuore enorme, all’interno di esso solo quattro semplici parole.

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RESTA

QUI

CON

ME

 

Sofia non riusciva a proferire parola, era scioccata.

‹‹Non tornare a Torino. Scegli me, scegli noi questa volta›› le sussurrò all’orecchio.

In quel momento niente aveva più alcun senso. Non esisteva nessuno, al di fuori di loro due, che adesso si trovavano dentro quel cuore, avvinghiati in un bellissimo abbraccio.

‹‹Cosa sto facendo.›› mormorò confusa, prima di perdersi tra le labbra di quel ragazzo che tanto aveva amato e che forse amava ancora.

 

“Conficcato in lei il più acuto dei tormenti, il rimorso.”

Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio.

  

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Capitolo 7

 

24 dicembre

ore 11:00

 

‹‹Mi vuoi spiegare cosa ti sta succedendo?›› la voce di Francesco al telefono era decisamente sconvolta.

‹‹Francesco, ho bisogno di un po’ di tempo›› disse Sofia, con le mani che le tremavano dall’agitazione.

‹‹Mi stai lasciando Sofia?›› chiese gelido. ‹‹La Vigilia di Natale?›› proseguì con tono tagliente.

Un sospiro accompagnato da qualche lacrima si amplificò in quella camera.

‹‹Ascolta, approfittiamo di questi giorni per riflettere su tutta la nostra situazione e al mio ritorno ne discutiamo. Ti chiedo solo di darmi tempo›› la sua voce era allo stremo delle forze. Non voleva far soffrire Francesco, ma era abbastanza evidente che sarebbe accaduto comunque.

‹‹E’ la Vigilia di Natale!›› tuonò esasperato. ‹‹Come puoi farmi questo? Come puoi lasciarmi così, come se fossi un oggetto da mettere in stand by a tuo piacimento?››

Adesso aveva la voce rotta dalla disperazione.

‹‹Mi dispiace Francesco, te lo giuro. Ne parliamo quando ci vediamo›› disse lei, cercando di restare calma.

‹‹Dobbiamo sposarci cazzo!›› ringhiò. Sofia sentì un rumore, come se dei libri si fossero appena rovesciati, emettendo un boato assordante.

‹‹Mi dispiace›› esalò un altro respiro prima di essere interrotta da un pianto devastante.

‹‹Sofia…›› furono le ultime parole che riuscì a sentire prima di concludere la telefonata.

 

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24 dicembre

ore 21:00

Si guardò allo specchio. Indossava un paio di jeans aderenti e una camicia di seta bianca, sopra per completare il tutto, aveva messo una giacca nera sfiancata, che evidenziava ancora di più il punto vita. Sciolse i capelli castani e li lasciò ricadere in morbide onde. Il trucco aveva coperto le occhiaie dovute alle lacrime, l’eye-liner nero rendeva il suo sguardo ancora più intenso e un leggero strato di rossetto aveva completato il tutto. Diede un’occhiata alla scarpiera.

Tacco a spillo o tronchetto? Si guardò un’ultima volta e decise di indossare il tronchetto. Sicuramente era molto più comodo.

Il cellulare iniziò a suonare. Un enorme e grande sorriso le illuminò il volto.

Tommaso era pronto. Il pensiero andò a sfiorare Francesco. Sentiva una stretta allo stomaco, sapeva di averlo ferito, ma la verità era che lei e Tommaso, dal giorno in cui erano stati al mare si erano ritrovati a fare i conti con un ritorno di fiamma, decisamente passionale. Si desideravano, Sofia provava delle emozioni nuove, non riusciva a comprendere se appartenessero ad una specie di forma d’amore oppure se erano solo dettate dalla forte attrazione che c’era tra lei e Tommaso.

In ogni caso, non riusciva più a mentire. E anche se il tempismo non era stato di certo il suo forte, aveva deciso di dire a Francesco che non era più sicura del loro rapporto.

La colpa era di Tommaso? Probabile.

Sofia, ad ogni modo, sentiva che in quel momento era la cosa più giusta da fare. Non importa in che direzione sarebbe andata, il suo cuore le aveva indicato la via e ovviamente, il sentiero indicatole non era di certo privo di ostacoli.

Sospirò. Soltanto qualche settimana prima cenava a casa con Francesco, intenta a parlare del loro futuro insieme, adesso invece si ritrovava da sola e con il cuore che vibrava e batteva per Tommaso.

Com’era strana la vita.

La voce di Elena riecheggiò per le scale.

‹‹Sofia, tesoro, sei pronta?››

Facendo un altro respiro si voltò e uscì dalla camera.

‹‹Arrivo!›› esclamò fiondandosi giù per le scale.

Era ufficiale. Sarebbero andati a cena a casa Bonato, come ogni anno le due famiglie si ritrovavano a tavola per festeggiare la notte che precedeva il Natale e per festeggiare il compleanno di Tommaso.

 

“Non vedo l’ora di vederti” il messaggio di Tommaso lampeggiava sul display.

 

Le farfalle presero vita nello stomaco di Sofia. Sapeva che quella notte avrebbe cambiato la sua vita ed il merito, anche questa volta, sarebbe stato di Tommaso.

Varcò la soglia di casa, fu un colpo al cuore e all’anima rivedere tutta la famiglia al completo.

Venne abbracciata e accolta da ognuno di loro.

Si scambiò uno sguardo furtivo con Gloria. Era chiaro che sapesse tutto. La conosceva abbastanza bene da non lasciarsi sfuggire quel piccolo luccichio che aveva negli occhi.

Spostò lo sguardo verso il piccolo ometto che stava in piedi di fronte a lei. Per un attimo le sembrò di rivedere un Tommaso più giovane di vent’anni.

Mirco aveva sei anni, gli stessi occhi vispi e stupendi dello zio e un modo di fare da ribelle. Era identico a Tommaso.

‹‹Lo so. Fa lo stesso effetto anche a me, ogni volta che li vedo insieme›› disse Gloria, sorridendole amorevolmente.

Sofia annuì, incapace di proferire parola. Si abbassò all’altezza di Mirco e si presentò.

‹‹Ciao›› disse, porgendogli la mano.

‹‹Tu sei la ragazza che ha fatto innamorare lo zio?›› disse il piccolo, senza tanti preamboli.

Sofia rise.

‹‹Mirco!›› lo rimproverò Gloria.

‹‹Avevi ragione mamma, è proprio bella!›› disse sgattaiolando fuori dalla cucina.

Lei e Gloria si guardarono per qualche istante. Non c’era molto altro da aggiungere.

Sentì alle sue spalle la presenza di Tommaso, che immediatamente le mise una mano sulla schiena, riusciva a percepire il calore che emanava la sua mano oltre il sottile strato di stoffa.

Sussultò appena nel sentire il suo profumo. Era come un piacevole ricordo che tornava a bussare alle porte del suo cuore.

‹‹Ciao…›› mormorò tra i capelli e il collo.

Si scambiarono due brevi baci sulla guance, il contatto tra le loro mani fu intenso e carico di promesse. Per tutta la durata della cena cercarono di non guardarsi come due amanti, ma al contrario risero e scherzarono come due vecchi amici, tentando di tenere a freno l’irresistibile voglia di sfiorarsi in continuazione. Per la prima volta dopo molto tempo, si rese conto di quanto bello fosse trascorrere quel giorno insieme alla sua famiglia e a quella di Tommaso, si respirava un’atmosfera magica e carica di amore. Le erano mancati tremendamente quei momenti, le era mancato tremendamente Tommaso.

Era difficile da dire, ma era la verità.

 

“Mi ha fatto sperare come non avevo mai osato prima.”

 Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio.

 

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Capitolo 8

 

‹‹Buon Compleanno.›› disse Sofia, posando la piccola confezione sopra il letto.

Era da poco scoccata la mezzanotte, in casa non c’era nessuno. Le campane del paese indicavano che la messa di mezzanotte stava per iniziare.

Tommaso e Sofia si trovavano nella graziosa taverna, intorno a loro molte candele e una bottiglia di spumante.

Lui la baciò, assaporando le sue dolci labbra. Impazziva nel baciare Sofia, impazziva anche solo ad averla accanto.

‹‹Posso scartare il mio regalo di compleanno?›› chiese provocatorio.

Sofia lo guardò accigliata.

Iniziò con un bacio sulla guancia, che poi divennero due, proseguì poi lungo il collo ed infine, le posò un rapido bacio.

Con la mano le spostò i capelli di lato, scendendo lentamente verso la scapola e la spalla, nel frattempo la giacca giaceva già a terra.

Sofia posò d’istinto una mano sul collo di Tommaso, adorava lasciarsi baciare in quel modo.

Tommaso continuò a passare le sue mani sotto la camicia di Sofia, afferrandola per i fianchi.

‹‹Dimmi che sei qui davvero›› mormorò tra un bacio e l’altro.

‹‹Sono qui›› ansimò lei, tra le sue labbra.

Sfilò la camicia, gettandola a terra insieme alla giacca, Sofia sbottonò lentamente ogni singolo bottone, godendosi lo sguardo di Tommaso.

Sentì la sua erezione premere contro il basso ventre. Passò le mani sugli addominali, arrivando al pube. Velocemente slacciò la cintura, Tommaso la prese in braccio facendola sedere sul tavolino di fronte al divano.

Sofia si aggrappò a lui, gemendo ad ogni suo tocco, lo desiderava così tanto.

Sentiva il cuore esploderle.

In pochi istanti lui le sfilò i jeans, Sofia vide lo sguardo compiaciuto di Tommaso nel guardare quel completino intimo così sexy.

Tommaso adorava il pizzo nero e Sofia lo sapeva indossare dannatamente bene.

Lei gemette sentendo le mani di Tommaso percorrerle le cosce, era così erotico il suo sguardo, sentiva di essere già pronta. Non controllava più il suo corpo, era in balia di Tommaso, di quel piacere che adesso stava per invaderla.

Sofia abbassò i pantaloni di Tommaso, provò un pizzico di imbarazzo nel ritrovarsi in quella situazione, non ricordava più come fosse fare l’amore con Tommaso, d’altronde erano passati molti anni.

Si guardarono per un lungo istante.

‹‹Non ho mai smesso di amarti. Me ne rendo conto solo adesso›› sussurrò quelle parole tra la pelle bollente e i baci infuocati.

E a Sofia non restò che abbandonarsi a lui, di nuovo.

Le dita scivolarono lente sulla schiena di Sofia, Tommaso la avvolse intorno al suo corpo facendola stendere sotto di lui, si fece spazio tra le sue gambe, aveva desiderato così tanto poterla avere ancora, poterla vedere perdersi tra le sue lenzuola che voleva assaporare ogni singolo istante.

Continuò a baciarla senza fare alcuna mossa, come se avesse paura di rovinare quel momento, così perfetto, così magico. Erano passati molti anni, aveva avuto molte donne, ma nessuna era stata come lei, nessuna gli era mai entrata sotto la pelle quanto lei.

Dolcemente si spinse un po’ oltre, sentendo Sofia gemere sulla sua bocca. Non resisteva più la voleva, e la voleva subito. Iniziò a muoversi lentamente e fu come tornare a casa, si rese conto che nella sua vita poteva esserci solo lei. La sentì aggrapparsi alla sua schiena, lei lasciò cadere la testa all’indietro e Tommaso si perse tra i suoi seni così perfetti, passando la lingua sui capezzoli.

Il sapore di Sofia era da sempre il suo preferito, tutto di lei era terribilmente perfetto.

Si consumarono tra quelle lenzuola, amandosi oggi come allora, e fu tutto semplicemente fantastico.

Lei si sentì di nuovo a casa.

Lui si sentì di nuovo in grado di amare.

Forse, erano davvero destinati a stare insieme.

‹‹Dove scappi?›› chiese Tommaso, tirando le lenzuola a sé.

‹‹Dobbiamo vestirci, tra poco rientreranno i tuoi genitori!›› esclamò Sofia abbottonandosi i jeans.

Una sonora risata riempì la stanza.

‹‹Lo trovi divertente?›› disse lei, mettendo le braccia incrociate e stringendo i seni davanti agli occhi di Tommaso.

Lui la abbracciò, baciando ogni centimetro di pelle scoperta.

‹‹Andiamo, amore mio›› mormorò Tommaso, sistemando il disastro che avevano seminato per tutta la stanza.

Uscirono dalla porta del garage, risalendo per la rampa ed uscendo nel retro del giardino condominiale.

Si baciarono, toccandosi ancora e cercandosi in ogni istante. Lui la appoggiò alla portiera dell’auto, lei estrasse il piccolo pacchetto e lo fece dondolare davanti ai suoi occhi.

‹‹Hai scordato di aprire il tuo regalo›› disse ridendo.

‹‹Il mio regalo di compleanno sei tu›› rispose lui, passandole una mano sul collo scoperto.

‹‹Dormi con me stanotte›› continuò, facendosi serio.

‹‹Tommaso, non credo sia una buona idea. Vuoi far morire i tuoi genitori d’infarto?›› replicò lei, preoccupata.

‹‹Non se ne accorgerà nessuno. Non ricordi come facevamo da ragazzi?›› la stuzzicò lui.

Sofia sorrise al ricordo, lo avevano fatto milioni di volte.

‹‹Vedremo›› si limitò a dire.

 

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25 dicembre

ore 08:00

 

Il telefono vibrò, insistente. Sofia si girò tra le lenzuola. Le mani di Tommaso circondavano il suo corpo, ancora nudo.

Cercò a tentativi il cellulare. La luce intensa del display le impediva di aprire del tutto gli occhi.

Non riuscì a leggere il nome. Tentò di mettere a fuoco le lettere.

Era Valentina.

“Che cosa poteva volere la mattina di Natale?”pensò preoccupata.

Si voltò a guardare alla sua destra. Aveva dormito con Tommaso ed erano le otto del mattino, il telefono ricominciò a vibrare.

‹‹Pronto?›› disse scivolando fuori dal letto e cercando con gli occhi i vestiti.

‹‹Sofia! Grazie al cielo!›› esordì ansiosa. ‹‹Non so cosa tu stia facendo, ma immagino con chi ti trovi in questo momento. Ho detto a tua madre che abbiamo dormito tutti a casa di Elvis›› iniziò a dire agitata.

‹‹Aspetta un attimo. Non sto capendo nulla.›› borbottò sedendosi scioccata.

‹‹Tua madre mi ha chiamato, dicendo che non sei rientrata a casa›› disse con voce più calma.

‹‹Merda!›› esclamò, portandosi una mano alla bocca.

Tommaso la guardò accigliato, ascoltando la telefonata.

‹‹Ascolta trova il modo di uscire dal vostro nido d’amore e fatti trovare in fondo alla via. Arriveremo insieme a casa tua. Saremo molto più credibili›› aggiunse con un sospiro di sollievo.

‹‹Ottimo. Cinque minuti e sono lì›› concluse Sofia.

‹‹Sofia?›› chiese Valentina, restando con il fiato sospeso.

‹‹Sì, dimmi›› restò in silenzio ad ascoltare.

‹‹Quando arriveremo a casa tua, troverai Francesco ad aspettarti›› disse ponendo fine alla telefonata.

 

Tommaso era di fronte a lei, intento a vestirsi velocemente. Restarono in silenzio per tutto il tempo, senza proferire parola, senza rivolgersi nemmeno uno sguardo.

Improvvisamente Tommaso apparve più freddo e distaccato, chiaramente questo non sfuggì a Sofia. Si chiese cosa gli passasse per la mente in quell’istante.

Francesco aveva guidato tutta la notte per poterla vedere, mentre lei faceva l’amore con il suo ex fidanzato. Si sentì morire dentro, Francesco non meritava questo.

Si infilò le scarpe, raccolse i capelli in una treccia spettinata e cercò di sistemare il trucco sbavato.

Intanto, dietro di lei, Tommaso la guardava silenzioso.

Sofia non riuscì a dire nulla, sapeva che avrebbe dovuto dire qualcosa a Tommaso. Quella notte aveva cambiato le loro vite, ma adesso all’ultimo piano di quel condominio, c’era Francesco e lei doveva chiarire la situazione. Glielo doveva.

Passò per il passaggio che portava al garage.

Tommaso la bloccò per un braccio.

‹‹Sofia…›› mormorò, cercando di trovare le parole.

Lei si voltò. Era così bello. Si perse nei suoi occhi per un momento, erano caldi e bellissimi.

‹‹Tornerai da lui?›› chiese, sottovoce.

Sofia restò in silenzio. Avrebbe voluto dire molte cose a Tommaso, ma le parole le morirono in gola.

‹‹Finisce così?›› chiese con una risata amara. ‹‹Perché mi sembra di averla già vissuta questa scena›› mormorò affranto.

Sofia gli passò una mano sul volto e si avviò verso l’uscita che portava al giardino sul retro.

L’aveva persa un’altra volta.

Se n’era andata e questa volta, probabilmente, per sempre.

 

“Se ne sentiva attratto più di quanto gli facesse piacere.” 

Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio

 

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Capitolo 9

‹‹Vale, non so come ringraziarti›› esordì Sofia, salendo in macchina.

‹‹Ti ha visto qualcuno?›› domandò lei agitata.

‹‹No, nessuno›› disse rivolgendole uno sguardo. ‹‹Indossi gli stessi vestiti di ieri sera›› le fece notare, subito dopo.

‹‹Li ho dovuti pescare in mezzo al casino che avevo lasciato in bagno›› confermò seria. ‹‹Sofia, hai tradito Francesco?›› chiese subito dopo, parcheggiando di fronte al giardino di casa Bonato.

Sofia restò in silenzio. Entrambe si voltarono in direzione di Tommaso, stava fumando una sigaretta ed era seduto sullo scalino appena fuori dal giardino.

‹‹Vi amate ancora. Riuscirebbe a vederlo anche un cieco›› constatò l’amica sorridendo. ‹‹Allora la versione ufficiale è questa: abbiamo bevuto e ci siamo addormentati tutti da Elvis. Ho già avvisato Alvise e Alberto›› il suo sguardo era carico di affetto.

‹‹Grazie›› mormorò Sofia in imbarazzo.

‹‹Ehi…›› Valentina mise la mano sotto il mento dell’amica. ‹‹Ti vogliamo bene e qualunque cosa tu scelga di fare noi siamo con te›› disse, raccogliendo una lacrima che stava per infrangersi sul sedile dell’auto.

‹‹Noi chi?›› chiese Sofia, confusa.

‹‹Tutti›› rispose semplicemente Valentina, facendole l’occhiolino.

Salì le scale fino ad arrivare all’ultimo piano, sentiva un peso tremendo sullo stomaco. Si toccò le labbra, ancora segnate dai baci di Tommaso. Si passò le dita sulla labbra.

Amava Tommaso, adesso lo sapeva.

Infilò la chiave nella toppa e aprì lentamente la porta.

Francesco era seduto sul tavolo della cucina con una tazza di caffè in mano e gli occhi di chi aveva guidato e pianto per tutta la notte.

Una morsa di dolore le attanagliò lo stomaco. Non voleva vederlo così, avrebbe preferito che fosse lei a soffrire al posto suo, ma purtroppo non era così che era andata.

Era inutile continuare a mentire, si era innamorata di Tommaso, o forse, lo aveva sempre amato.

Si guardarono, lui si avvicinò cauto, quasi come se non volesse guardarla negli occhi.

Le passò una mano sul volto ma non riuscì a toccarla, chiuse la mano a pugno e la lasciò cadere.

Adesso Francesco guardava altrove, fuori dalla finestra.

‹‹E’ la prima volta che metto piede in questa casa…›› cominciò a dire. ‹‹Ma ho la sensazione che sarà anche l’ultima›› continuò, distogliendo lo sguardo dalla casa.

‹‹Due settimane.›› ringhiò tra i denti. ‹‹Solo due fottute settimane per cancellare cinque anni›› si passò una mano sulla mascella.

Era affascinante, bello e anche se adesso appariva distrutto, ai suoi occhi restava sempre il suo Francesco. Avrebbe voluto abbracciarlo, ma oramai non aveva più alcun senso.

Sofia continuò a restare in silenzio. Gli occhi adesso iniziarono a farsi lucidi.

‹‹Ci sei andata a letto?›› tuonò.

Sofia sussultò a quella domanda.

‹‹Siamo da soli Sofia›› precisò, invitandola a rispondere.

Si rilassò appena, voleva essere sincera con lui.

‹‹Francesco io…›› disse, cercando di non ferirlo ancora di più. ‹‹Io ti ho amato tanto, devi credermi›› disse, accarezzando il suo volto.

Francesco si scostò, nei suoi occhi vide solamente rancore e disperazione.

‹‹Non mi ami più?›› domandò lui, rendendole più facile la situazione.

Sofia abbassò la testa. Le faceva male dirlo, era doloroso ammetterlo a sé stessa.

‹‹Mi dispiace›› disse, iniziando a piangere.

‹‹Dillo!›› ringhiò disperato.

‹‹Non ti amo più›› ammise, le mani adesso coprivano il suo volto.

Francesco si voltò, appoggiando una mano sul muro.

‹‹Se è di lui che stiamo parlando, ti tradirà ancora. Soffrirai Sofia›› soffocò un grugnito di rabbia. ‹‹Posso perdonarti. È solo un’avventura prima del matrimonio. Posso farcela. Torna a casa con me›› disse, guardandola negli occhi.

‹‹Non è stata un’avventura›› precisò, cercando di non infierire. ‹‹Non posso sposarti›› sussurrò con le lacrime agli occhi.

Francesco la guardò un’ultima volta. Nei suoi occhi Sofia vide tutto l’amore che lui provava ma che aveva deciso di sotterrare, di fronte a quella constatazione.

‹‹Addio Sofia.›› e si diresse verso l’uscita.

Lo vide scendere le scale, quasi correndo, come se volesse scappare da lei per sempre.

Restò per qualche istante immobile, davanti agli occhi immagini di lei e Francesco attraversavano la sua memoria. Poteva un giorno così pieno di angoscia e dolore essere, per certi versi, pieno di speranza per il futuro? Aveva ritrovato Tommaso. Aveva ritrovato il suo grande amore.

Proprio lei, che in questi anni era scappata dal Natale e da tutto quello che ne rievocava il suo ricordo, si ritrovava in quello stesso giorno, che tanto aveva odiato, a vivere questo piccolo miracolo.

Si asciugò le lacrime. Un debole sorriso fece capolino.

Si diresse verso la porta ancora aperta, doveva andare da lui.

Scese le scale, si affacciò oltre la balaustra e vide che anche Tommaso la stava raggiungendo.

Si incontrarono a metà strada, sul pianerottolo del condominio dove erano cresciuti insieme, dove si erano confessati il loro amore la prima volta, molti anni prima, e dove ora stava ricominciando.

‹‹Ti amo. Ti ho sempre amata e sempre ti amerò, non importa dove andrai né cosa farai, io verrò con te›› disse quelle parole tutte d’un fiato. ‹‹Non c’è stato un solo giorno in cui io non abbia sperato di poterti riavere, di poterti riabbracciare ma sapevo che non sarebbe potuto accadere più›› proseguì, prendendo la mano di Sofia nelle sua. ‹‹E invece, eccoti qui. Certe cose possono accadere solo a Natale. Sei il dono più bello che potessi ricevere››

Sofia lo guardò con gli occhi colmi d’amore.

Si accorse che Tommaso teneva tra le mani il portachiavi che gli aveva regalato.

Aveva fatto incidere su un cuore le quattro parole che lui aveva scritto sulla sabbia, quel giorno al mare.

‹‹Resterai qui con me?›› chiese Tommaso, avvicinandosi un po’ e facendo dondolare il portachiavi davanti agli occhi di Sofia.

‹‹Per sempre.›› affermò lei.

Tommaso la appoggiò al muro, le bloccò le mani dietro la schiena incatenandola in un bacio pieno di promesse.

‹‹Voglio sentirtelo dire, Sofia›› le sussurrò, passando le mani lungo il suo corpo.

‹‹Resto qui con te›› disse, in un flebile soffio.

 

“Ricordate del passato solo ciò che vi fa piacere.”

Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio

 

domani

Questo racconto inedito pubblicato è un’opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicata sul sito Free Passion nella rassegna “Racconti di Natale – Un Tocco di Rosso – Edizione Remember 2015”

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Renèe. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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11 Comments on Rassegna Racconti di Natale – “Un Tocco di Rosso – Edizione Remember 2015” – “Resta Qui con Me” di Renèe

  1. Virna
    dicembre 13, 2015 at 4:00 pm (5 anni ago)

    Racconto dolcissimo!!!
    Il primo amore non si scorda mai!!!

    Rispondi
    • Renèe
      dicembre 13, 2015 at 6:18 pm (5 anni ago)

      Che dire Virna, se non grazie, di cuore ❤…

      Rispondi
  2. Rosy ♥
    dicembre 13, 2015 at 4:21 pm (5 anni ago)

    Wow
    Mi ero dimenticata di quanto fosse meraviglioso Tommaso ♡
    Grazie ;-)

    Rispondi
    • Renèe
      dicembre 13, 2015 at 6:19 pm (5 anni ago)

      Grazie a te Rosy, spero sia stato un gradito ritorno ❤ bacioni ;*

      Rispondi
      • Rosy ♥
        dicembre 13, 2015 at 6:37 pm (5 anni ago)

        Gradito è dire poco ;-)
        È stato un magnifico ritorno!

        Rispondi
  3. Renèe
    dicembre 13, 2015 at 5:42 pm (5 anni ago)

    Grazie, che bello essere di nuovo qui ❤❤❤
    Grazie a voi per averlo riletto. Vi abbraccio

    Rispondi
  4. manu85
    dicembre 13, 2015 at 6:06 pm (5 anni ago)

    Non me lo ricordavo è stato veramente bello rileggerlo…in più mi state aiutando tutte voi a superare una situazione difficile grazie di cuore x alleggerire questa giornate e farmi tornare il sorriso.
    complimenti Renee e un piacere riavere qui baci

    Rispondi
    • Renèe
      dicembre 13, 2015 at 6:15 pm (5 anni ago)

      Grazie Manu, ❤ spero con tutto il cuore che si sistemi tutto. Ti abbraccio!

      Rispondi
  5. Lorenza
    dicembre 13, 2015 at 9:50 pm (5 anni ago)

    Eccomiiiii! Mannaggia sono sempre quella dei commenti notturni io! Bellissima storia riletta con moltissimo piacere. Ben tornata ragazza!

    Rispondi
  6. ROSY C.
    dicembre 16, 2015 at 11:32 pm (5 anni ago)

    Wow Renèe…. è la prima volta che leggo questa storia e mi piace proprio un casino !!!!!! Complimenti, non vedo l’ora di leggere qualcos’altro di tuo !!!!!!♥♥♥♥♥♥

    Rispondi
    • Renèe
      dicembre 17, 2015 at 9:34 am (5 anni ago)

      Cara Rosy, mi emoziona sempre leggere il vostro entusiasmo.. Che dire…grazie mille!!!!!! Se ti va, c’è il sequel, un piccolo finale sulla storia di Sofia e Tommaso ❤….
      A presto cara,un bacio!!!.

      Rispondi

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