Rassegna Racconti di Natale – “Un Tocco di Rosso” – “Mi hai Rubato il Cuore” di Irina – 1° Parte

Nuovo giorno, nuovo racconto in programma.

L’ospite di quest’oggi, e per i prossimi due giorni a venire, è Irina, l’ultimo acquisto nella nostra squadra di autrici. Anche questa ragazza si è rivelata una vera sorpresa e questa sua nuova storia ne è la prova lampante.

Voi sapete che io sono una fanatica dei primi incontri ed approcci fuori dall’ordinario e devo dire che con l’inizio di questa storia sono rimasta pienamente soddisfatta e la voglia di qualcosa di diverso veramente ripagata.

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E si, contrariamente a quello che potrete pensare una volta iniziata la lettura, si tratta pur sempre di un racconto di Natale, ma qualcuna deve avere ancora una volta subito l’influenza di qualche ragazzaccio là fuori. In fin dei conti, come vi dicevo qualche giorno fa, anche il sangue è di colore rosso ;)

Ma non vi dico altro, non vorrei spaventarvi più del dovuto. In realtà, a parte qualche momento di suspense, il racconto di Irina, ha tutti gli ingredienti gusti per “rubarvi il Cuore”, esattamente come il suo titolo.

Non mi resta che auguravi buona giornata, per quel che ne resta, in compagnia della prima di “Mi hai Rubato il Cuore“, seguito come sempre dall’immancabile….

Buona Lettura

 

 

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NOTA

Disclaimer: questo racconto è ambientato in luoghi realmente esistenti, che mi hanno ispirato ma che non ho mai visitato. Tutti gli errori sono interamente miei. Fatti, personaggi e difetti dei sistemi di sicurezza descritti sono frutto della mia fantasia.

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Capitolo 1

Sabato 19 dicembre 2015 ore 9:30 AM  San Francisco Federal Credit Union, San Francisco CA

Violet

 

Il senso di colpa non mi sfiora nemmeno per un attimo. Prendere i soldi dal conto di Frank non è rubare. È un risarcimento. Un indennizzo per questi quattro anni in cui ho vissuto con lui credendo che fosse l’uomo della mia vita. Per tutti i progetti fatti insieme, per tutti i segreti e i sogni che gli ho confidato. Per tutti i pomeriggi passati con la wedding planner per decidere i dettagli dell’allestimento floreale per il nostro matrimonio, per la sala banchetti del Fairmont in cui avevo pianificato il nostro ingresso trionfale come marito e moglie, tra soli sei mesi… “Quante bugie! Mi sono fatta ingannare come una stupida!”

Entro con rapidi passi nel grande atrio della banca e mi metto in coda allo sportello, cercando di convincermi che quello che è successo ieri sera sia stata una fortuna. Se non fossi rientrata in anticipo dal mio viaggio, se non avessi voluto fargli una sorpresa, ora vivrei ancora nella mia beata ignoranza. Un fremito di rabbia mi assale, mentre ripenso alla scena che mi è capitata davanti agli occhi ieri sera. Lui, completamente nudo, nel nostro letto, con due delle sue studentesse. Delle matricole, certamente, che si stavano dando un gran daffare per compiacere il loro professore. “Quel verme schifoso! Se penso che stavo per diventare sua moglie!”

Alzo il volume dell’I-Pod, nella speranza che la musica possa rintronarmi abbastanza da cancellare dai miei occhi quella scena. Continuo a riviverla, ancora e ancora, nei minimi dettagli. Quello che è successo dopo, invece, è un ricordo confuso. Ho preparato una borsa, buttandoci dentro il minimo indispensabile, e sono andata via, senza ascoltare le sue patetiche scuse e le sue suppliche. “Gliela farò pagare cara, o non mi chiamo più Violet Young!” Le lacrime che mi costringo a non versare mi pungono gli occhi, ma non cederò. L’odio e lo schifo che provo per lui in questo momento sono più forti del dolore per la fine della nostra storia e per tutti i miei sogni infranti.

Questa mattina ho venduto tutte le sue azioni. Operazione piuttosto facile, visto che sono la sua agente di borsa e che mi sono sempre occupata io delle operazioni finanziarie che gli hanno permesso di moltiplicare il suo patrimonio. Ora, con la mia delega, preleverò fino all’ultimo centesimo dal suo conto. Non ho bisogno dei suoi soldi, li devolverò a qualche istituto di beneficienza. Natale è vicino, tante associazioni caritatevoli stanno raccogliendo fondi per dar da mangiare ai senzatetto. Vediamo come se la cava il professor Miller con il suo misero stipendio da insegnante! Si è abituato ad una vita lussuosa in questi quattro anni, ma ha fatto male i suoi conti. “Mai far incazzare chi si occupa delle tue finanze!”

Chiudo gli occhi e muovo la  testa a tempo di musica, mentre i Pink Floyd sparano nelle mie orecchie Money, canzone quanto mai appropriata. Mi lascio trasportare dalla musica, cercando di dimenticare tutto.

 

Delle urla si fanno strada tra le note della canzone, seguite dal rumore assordante di uno sparo e subito dopo da altri due colpi. Riapro gli occhi e mi strappo gli auricolari, in tempo per vedere 5 uomini con il passamontagna che ci gridano di stenderci a terra. Obbedisco, sentendo la morsa della paura torcermi le viscere.

<<Buongiorno signore e signori, siamo venuti a fare un prelievo. Non fate stronzate e tornerete tutti a casa sani e salvi>> a parlare è un tipo alto e massiccio, con mani grosse come pale e braccia poderose, dall’aspetto letale. Tra le sue mani, il fucile con cui ha appena sparato per aria, a mo’ di avvertimento, sembra un giocattolo. Il suo tono è basso e minaccioso, un rivolo di sudore freddo mi cola giù per la schiena.

I rapinatori si assicurano che siamo tutti stesi bocconi per terra, con le mani sopra la testa, ci tolgono i cellulari, poi si dividono. Tre di loro puntano le armi su due degli impiegati e li costringono ad accompagnarli al caveau, mentre altri due continuano a tenerci sotto tiro. La paura mi paralizza, fisso il pavimento di marmo, pregando che se ne vadano via presto e che non mi facciano del male. Non riesco a fare a meno di pensare che se non fossi venuta in banca per prendere i soldi di Frank non mi sarei trovata in questa situazione. “Dovevo fare un bonifico online, accidenti!”

Il tempo passa e l’immobilità comincia a diventare opprimente, sento tutti gli arti formicolare. L’attesa è la parte peggiore, ormai è chiaro che i rapinatori non intendono farci del male, se collaboriamo, e nessuno di noi ha voglia di fare l’eroe. Comincio ad abituarmi alla situazione, riesco a gestire meglio la mia paura. Una ragazza accanto a me piange sommessamente.

<<Come ti chiami?>> le chiedo a bassa voce, cercando di distrarla.

<<Stacey…>>

<<Io mi chiamo Violet>> le dico, sforzandomi di sembrare tranquilla<<Non preoccuparti, Stacey. Andrà tutto bene, la polizia arriverà presto!>>

Quasi aspettasse le mie parole, dall’esterno arriva il suono delle sirene spiegate e pochi istanti dopo una voce al megafono annuncia ai rapinatori che la banca è circondata, intimando loro di uscire con le mani alzate.

Sento dei passi nella mia direzione, un paio di scarpe da ginnastica entrano nel mio ridotto campo visivo, poi uno degli uomini si accovaccia davanti a me, le lunghe gambe muscolose fasciate da un paio di jeans. Il suo profumo raggiunge le mie narici; profumo di bucato, di dopobarba e di caffè che mi avvolge, provocando in me una repentina sensazione di benessere che mi sorprende, data la situazione di pericolo.

<<E così… qualcuno ha chiamato la polizia…>> dice, con una voce bassa e sensuale, che mi provoca un brivido lungo la schiena, ma non di paura. Sollevo lo sguardo verso di lui… ed è la fine. Il mio cuore perde un battito. I suoi occhi verdi, l’unica cosa di lui visibile attraverso i fori del passamontagna, mi scavano dentro e mi marchiano a fuoco l’anima. “Oh. Mio. Dio!”  Mi si mozza il respiro e mi trovo senza fiato, incatenata a quello sguardo. Lui sembra altrettanto colpito, i suoi occhi sgranati bevono ogni dettaglio del mio viso. Una sensazione di calore si irradia in tutto il mio corpo, mentre con un colpo d’occhio colgo la linea virile del collo, le spalle larghe, il torace muscoloso, la curva dei bicipiti, gli addominali scolpiti messi in risalto dalla t-shirt nera che aderisce al suo corpo come una seconda pelle. Sarà alto almeno un metro e novanta, ha la carnagione dorata dall’abbronzatura e le mani che stringono la pistola sono maschie ed eleganti insieme, con dita lunghe, nocche ben definite e unghie quadrate e curate. Mi sorprendo ad immaginarle sul mio corpo. “Ma cosa ti viene da pensare, Violet!”

<<O forse qualcuno ha sentito il rumore degli spari!>> gli rispondo, piccata, sforzandomi di reagire alla repentina e insensata attrazione che provo per quest’uomo sconosciuto e pericoloso.

Mi accarezza la guancia con la canna della pistola, un tremito di paura mi assale, ma continuo a sostenere il suo sguardo in cui appare una scintilla di divertimento. “Sta ridendo di me, lo stronzo!”

Gli altri tornano dal caveau con la refurtiva. I cinque si scambiano poche parole, poi lui si rivolge a me:

<<Vieni>> mi dice, in tono perentorio, facendomi alzare senza mai smettere di puntarmi la pistola contro <<Andiamo a fare due chiacchiere con la polizia.>>

Mi afferra con il braccio sinistro e mi mette davanti a lui, facendosi scudo con il mio corpo. Quando i nostri corpi si toccano, sento come una scarica elettrica propagarsi in me dalla punta dei piedi fino alla fronte. Lo sento irrigidirsi e trasalire, mi domando se anche lui stia provando queste sensazioni così intense. Il suo braccio che mi afferra la vita si serra ancora di più, mi stringe a sé con forza, la mia schiena contro il suo torace e i miei glutei a contatto, i jeans stretti non lasciano spazio a dubbi, con una poderosa erezione.    Sono il suo ostaggio, ma c’è qualcosa di profondamente intimo e sensuale nel nostro abbraccio, e nel suo fiato che mi solletica l’orecchio. Mi punta la pistola alla tempia e solo la pressione del ferro freddo riesce a scuotermi dalla malia del suo corpo premuto contro il mio.

Raggiungiamo l’ingresso della banca, fuori ci sono molte macchine della polizia e molti agenti, pronti a fare fuoco. Il mio cuore si allarga, vedendo che tra loro c’è anche il Comandante in Capo, mio padre. Mi sento improvvisamente meglio. Lui guarda me e l’uomo che mi minaccia, leggo sul suo viso lo stupore nel riconoscermi, ma non mi sembra preoccupato per la mia incolumità e questo mi fa ben sperare.

<<Niente scherzi, Violet>> mi dice il rapinatore <<Fai una mossa e il tuo cervello diventa una poltiglia sull’asfalto, intesi?>> annuisco lentamente. Mio padre si avvicina a noi, con le mani in vista. I due contrattano e si accordano con estrema tranquillità, come se fossero abituati a quel terrificante teatrino. I criminali accettano di liberare gli ostaggi e la polizia accetta di farli andare via indisturbati. Sgrano gli occhi quando mio padre si dichiara d’accordo nel farmi restare con loro come garanzia, fino a quando saranno al sicuro.

<<Sei impazzito?>> gli urlo contro, esasperata <<Io non voglio andare con loro!>>

<<Stai tranquilla>> mi dice lui, senza scomporsi <<Non ti faranno del male. Altrimenti sanno che gliela farò pagare cara>> Mio padre e il rapinatore si scambiano uno sguardo di intesa, ho l’impressione che avvenga un muto dialogo tra loro, di cui non riesco a capire il senso.

In poco tempo la rapina è conclusa. Gli ostaggi vengono liberati, i criminali raggiungono un furgone nero e salgono a bordo, portandomi con loro e tenendomi sempre sotto tiro. Lui non si allontana nemmeno per un istante da me, i nostri corpi continuano a essere in contatto, la sua stretta forte mi serra in un abbraccio prepotente, la canna della pistola sempre puntata contro di me.

Nel vano del furgone cerco di imprimere nella memoria ogni dettaglio, per poter poi aiutare mio padre a trovarli. Sono vestiti tutti uguali, jeans, t-shirt nera e scarpe da ginnastica, senza contrassegni, tutti irriconoscibili per via del passamontagna. La cosa che mi colpisce è che hanno solo una piccola borsa, a parte le armi. “Strano, eppure nel caveau doveva esserci una gran quantità di denaro!”. Hanno studiato il percorso attentamente, ci fermiamo tre volte, passando ogni volta ad un veicolo diverso, prima il camioncino di una lavanderia, poi un food-truck, infine un piccolo furgone con il logo di una nota compagnia di catering.  Stringo i denti riconoscendo l’azienda che avrebbe dovuto occuparsi del rinfresco al mio matrimonio. Facciamo molti giri per le strade della città, tra le salite e discese di San Francisco; per chiunque ci stia seguendo è impossibile non perdere le nostre tracce.

 

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Sabato 19 dicembre 2015 ore 1:00 PM  Porto di San Francisco CA

 

Il nostro viaggio si conclude al porto. Vago con la mente, per ingannare la paura. Domani io e la mia famiglia dovremmo partire per la nostra crociera di Natale. Spero che il viaggio non salti per via delle indagini sulla rapina, anche se una parte di me non ha più voglia di partire. Sarebbe stata l’occasione per presentare Frank ai miei, ora invece dovrò raccontare quello che è successo, dire che il matrimonio è annullato e rispondere alle loro mille domande. Sarà una vacanza orribile! Il Natale peggiore della mia vita.

I rapinatori abbandonano il furgone e si allontanano su delle motociclette con la targa coperta.

<<Occupati di lei>> dice il tipo alto e massiccio, che a quanto pare è il capo, al mio aguzzino, poi va via portando con sé la borsa con la refurtiva. Siamo soli, in una zona del porto che è deserta, nonostante sia pieno giorno.

Non posso fare a meno di cercare di nuovo i suoi occhi incantevoli, che alla luce del sole scintillano di pagliuzze dorate. Lui mi squadra dalla testa ai piedi, indugiando con sguardo concentrato sui miei seni e sulla curva dei miei fianchi e poi giù lungo le mie gambe fino alle scarpe con il tacco alto. Per reazione a quello che è successo con Frank, oggi ho indossato una camicetta scollata e una gonna molto corta e ora mi sento nuda davanti a lui. Sento le mie guance avvampare.

<<Vieni>> mi dice, e la sua voce bassa e calda scatena in me pensieri peccaminosi. Mi riscuoto, cercando di reagire.

<<Spero che vi prendano e vi sbattano in galera!>> sbraito <<E spero che buttino via la chiave!>>

Cerco di divincolarmi, ma lui mi afferra con forza.

<<Non ci provare, Violet, non farmi pentire di essere stato gentile con te!>> mi ammonisce, la voce improvvisamente fredda <<Potrei arrabbiarmi, e quando mi arrabbio divento pericoloso…>> sento un brivido freddo corrermi dietro la schiena. In qualche modo si è creata una sorta di confidenza tra noi, che mi ha fatto dimenticare quello che lui è. Un criminale, un ladro, forse un assassino.

Mi trascina verso un container e, tenendomi sotto tiro, mi fa entrare dallo sportello di carico. Dentro è buio pesto, solo una lama di luce proveniente dall’ingresso mi permette di scorgere il contenuto del container. Pesanti macchinari, di cui non conosco la funzione. Mi lega per un polso ad uno di essi con una fascetta di plastica.

<<Non azzardarti a lasciarmi qui!>> grido, improvvisamente terrorizzata. Immagino già il mio cadavere, quando mi troveranno morta di fame e sete in questo container.

<<Non preoccuparti, ci resterai solo per qualche ora>> mi risponde, in tono insolitamente dolce <<Oggi pomeriggio scaricheranno questi macchinari e ti troveranno. Nel frattempo io sarò già lontano.>>

<<Hai previsto proprio tutto…>> mormoro, sentendomi tremendamente stupida per avergli rivelato la mia paura.

Lui resta in silenzio per un attimo, posso sentire il battito del mio cuore rimbombarmi nelle orecchie.

<<No, non proprio tutto…>> sussurra poi, colgo una nota di rammarico nella sua voce.

Si avvicina a me, sento il calore del suo corpo vicino al mio, il suo profumo inebriante mi avvolge. Con la sinistra mi afferra il viso, il pollice sfiora le mie labbra in una carezza che mi sconvolge per la sua dolcezza; schiudo le labbra in un chiaro invito. Solleva la parte inferiore del passamontagna, nella penombra ho la visione fugace di una bocca piena e tremendamente sensuale. Deglutisco, il cuore mi batte forte, respiro a fatica. Il suo braccio scende ad afferrarmi in vita, sento la pressione della pistola dietro la schiena. Si china su di me, i nostri visi sono vicinissimi, mi tremano le gambe.

<<C’è un’altra cosa che vorrei rubare oggi, il più bel bottino su cui abbia mai posato gli occhi>> mormora sulle mie labbra. Poggio la mano libera sul suo petto, sento il suo cuore battere all’impazzata e per un attimo mi sento al settimo cielo, anche se sono rinchiusa in un container e legata, insieme ad un criminale sconosciuto e con una pistola che mi preme tra le costole.

<<Fallo allora, che cosa aspetti…>> gli sussurro con voce roca. Il mio tono voleva essere di sfida, ma ciò che è venuto fuori è più che altro una preghiera. Voglio che mi baci con ogni fibra del mio essere, non ho mai avvertito un bisogno così urgente di essere baciata in tutta la mia vita.  Quando la sua bocca finalmente sfiora la mia è come un’esplosione. Mille brividi mi scorrono sotto la pelle, il mio cuore sembra voler balzare fuori dal petto. Le sue labbra sono morbide, dolci e dannatamente provocanti. Mi sfiora appena con la lingua, ritraendosi con un sorriso quando mi sollevo sulle punte protendendomi verso di lui; una dolce tortura, tremendamente erotica. Posa piccoli baci sulle mie labbra, che non fanno che acuire il mio desiderio. Gli afferro la nuca con la mano libera e gli mordo le labbra per trasmettergli la voglia dirompente che mi assale.

<<Oh, Violet… >> geme, per poi affondare la lingua nella mia bocca dischiusa. “Sono in Paradiso” è tutto quello che riesco a pensare. La sua lingua esperta accarezza la mia con movimenti voluttuosi, incendiando i miei sensi. La sua mano scende sulle mie natiche, con un gesto possessivo avvicina il mio bacino al suo. Il suo desiderio per me è evidente, il mio seno preme sul suo petto marmoreo, mentre la mia lingua continua ad assaporare la sua. La voglia di lui è violenta e accecante, non ho mai provato niente di simile.

In lontananza si sentono le sirene della polizia. “Maledizione!” Lui si irrigidisce di colpo e si stacca da me. Restiamo in silenzio per un attimo, ansimanti, cercando di recuperare la lucidità.

<<Devo andare…>> mormora.

Improvvisamente mi passa per la mente l’idea che potrei usare il potere che ho su di lui per prendere tempo fino all’arrivo della polizia. Farlo catturare, aiutare mio padre con le indagini. “Sei sicura di non volerlo semplicemente baciare ancora?” mi dice una vocina dentro di me, che scaccio come una mosca fastidiosa.

<<Resta>> gli dico <<Qui non ci troveranno>> lo accarezzo con un dito, partendo dal collo e scendendo giù a sfiorare il suo torace e il suo ventre. Quando il mio dito arriva alla sua cintura, mi afferra la mano con un gesto repentino e la serra con forza. Si china su di me, mi scocca un altro rapido bacio, poi abbassa il passamontagna e va via, lasciandomi sola al buio nel container. Solo dopo che se ne è andato realizzo che non conosco nemmeno il suo nome.

 

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Capitolo 2

Domenica 20 dicembre 2015 ore 10:00 AM  Blue Sky Cafè, San Francisco CA

Jason

 

<<Accidenti, vuoi stare attento?>> Bert mi strappa la caraffa di caffè dalle mani appena in tempo, un attimo prima che io annaffi la signora Preston di liquido bollente. Non riesco a concentrarmi oggi, non faccio che pensare a lei. <<Se non la smetti di fare disastri ti licenzio!>>

Non posso permetterlo, il lavoro al Blue Sky è la mia copertura e devo assolutamente mantenerlo.

<<Scusa Bert, non capiterà più>> dico con tono umile.

<<Sarà meglio!>> sbraita lui, facendomi gli occhiacci.

Pulisco i tavoli, un compito in cui è più difficile combinare guai, mentre ripercorro con la memoria tutto quello che è successo ieri, fino a quel fantastico bacio con Violet. Sono stato imprudente, lo so, ho rischiato di mandare tutto a monte, ma non ho saputo resistere! Socchiudo gli occhi e il suo viso si affaccia alla porta della mia mente. I lunghi capelli corvini leggermente mossi, la carnagione candida, l’ovale perfetto reso più sensuale dagli zigomi alti e da quella bocca delicata, tutta da mordere. E poi, quegli incredibili occhi azzurri che mi hanno bucato il cuore. Un vero peccato che non la vedrò più, sarei rimasto in quel container per sempre. Scuoto la testa, per scacciare le immagini voluttuose che la mia mente mi propone. San Francisco è una grande città e trovare qualcuno sapendo soltanto il suo nome di battesimo è praticamente impossibile, ma del resto è meglio così. “Mai mischiare il lavoro con la vita privata!”

Ieri è andato tutto secondo i piani, un lavoro pulito ed efficiente, senza spargimenti di sangue. Ho visto in tv il momento in cui hanno liberato Violet dal container. La polizia è arrivata prima del previsto e ho avuto appena il tempo di lasciare il porto. Sapere che lei sta bene e che sono stato proprio io ad occuparmi dell’ostaggio mi rasserena, gli altri non sarebbero stati così delicati con lei. Peter Colombo, più di tutti, non è famoso per la correttezza con cui tratta gli ostaggi.

Sento il campanello intonare le note di Jingle Bells,  annunciando che la porta si è aperta. Prima di voltarmi per accogliere il nuovo cliente, sistemo la camicia nera della divisa e la targhetta con il mio nome falso: Scott Ferguson, coffee expert. Preparo un bel sorriso, prendo un menu e mi giro verso la porta.

Resto impietrito quando la vedo: Violet è appena entrata nel bar in compagnia di un’altra ragazza. Indossa un pantalone grigio perla, accompagnato da un top azzurro che fa risaltare in modo incredibile i suoi occhi ed evidenzia il suo bellissimo seno. Ha legato i capelli in una treccia che le cade morbida ad un lato del viso. È uno schianto, mi basta guardarla e il mio amico là sotto si risveglia. In un attimo sono arrapato come un ragazzino. Faccio un respiro profondo e mi sembra di non aver più respirato veramente da quando l’ho lasciata in quel container, come se fosse lei l’unica aria pura che mi va di respirare. Uno spintone di Bert mi ricorda che devo andare ad accoglierla. “E se mi riconosce? Sarebbe un vero disastro!” Controllo le vie di fuga, ma Bert mi sbarra la via verso la cucina e non posso uscire dalla porta principale senza che lei mi veda. Mi faccio forza, confidando nell’efficacia del passamontagna. Dopotutto lei non mi ha mai visto a viso scoperto.

Faccio cenno a lei e alla sua amica di seguirmi e le accompagno ad un tavolo libero, posando poi il menu vicino a loro. Non fanno molto caso a me, sono immerse nella conversazione.

<<Sono contenta che tu stia bene, Stacey, dopo quello che hai passato non è facile riprendere la vita di tutti i giorni>> ricordo vagamente che l’altra ragazza era in banca ieri. È carina, ma mio malgrado devo ammettere di averla a malapena guardata. “Non avevo occhi che per Violet!”

<<E che dire di te!>> esclama l’altra, con una vocina sottile che mi ricorda un topolino <<Essere portata via come ostaggio da quel delinquente! Che esperienza terribile!>>

Sono felice di vederla avvampare a queste parole. Le sue guance si colorano di un rosa acceso, incantevole, le sue labbra si schiudono in un’espressione tremendamente sexy, sono certo di aver visto un luccichio nei suoi incredibili occhi. “Oh sì, dolcezza, anche per me è stato fantastico!”

Raccolgo le loro ordinazioni, Stacey mi guarda ma non sembra riconoscermi, mentre Violet non stacca gli occhi dal menu. Sono sollevato, la mia identità è ancora segreta.

Ad un tratto la porta si spalanca, con la solita musichetta natalizia, e un tipo alto sulla quarantina, con gli occhi piccoli e una corta barba nera, fa irruzione nel locale e si avvicina a grandi passi al tavolo delle ragazze.

<<Tu! Maledetta!>> esordisce, rivolto a Violet <<Mi hai rovinato, strega!>> il suo tono gronda odio. Lei lo guarda scioccata, poi il suo viso sembra distendersi e un sorriso indecifrabile compare sulla sua bocca.

<<Giocare in borsa è rischioso, Frank. Ne eri consapevole quando mi hai firmato la delega.>>

<<Ma che succede?>> chiede esterrefatta Stacey.

<<Succede che questa stronza ha venduto tutte le mie azioni e ha dato il ricavato in beneficienza!>>

<<Sono i soldi che IO ti ho fatto guadagnare!>> specifica secca Violet <<Dovevi pensarci prima di scoparti tutto il campus!>>

Mi sembra di cominciare a capire quello che è accaduto, ma continuo a tenere d’occhio l’uomo, sembra sull’orlo di un collasso nervoso e so per esperienza che chi è in quello stato può avere reazioni violente e imprevedibili. Conosco il tipo, gente apparentemente innocua che poi all’improvviso finisce in prima pagina per aver  assassinato la mamma o la moglie. Ma non la toccherà. “Non finchè ci sono io. Che ci provi!”

<<Io ti ammazzo, stronza!>>urla, infatti. Ma quando si slancia su di lei sono pronto. Lo blocco e con un pugno ben assestato lo mando al tappeto. <<E tu chi cazzo sei?>> grida, portando inorridito le mani al naso, che sta grondando sangue. Devo avergli spaccato il setto nasale. “Ben gli sta!”

<<Vattene>> scandisco, con il mio migliore tono da gangster. La voce mi trema dalla rabbia e i miei pugni sono pronti a ribadire il concetto. Solo il pensiero che lui possa picchiarla mi fa vedere rosso, ma esercito tutto il mio autocontrollo per non ammazzarlo di botte. Se non altro, ha il buon senso di battere in ritirata e di lasciare il locale.

<<Grazie>> mi dice lei sorridendo, e alza gli occhi ad incontrare i miei. “Merda!” Vedo le sue pupille dilatarsi per lo stupore, il suo sguardo squadrarmi da capo a piedi e soffermarsi sulle mie labbra. Mi sorride in modo impudente, per poi leggere la targhetta sul mio petto e aggiungere <<Grazie, Scott Ferguson>>.

Bert si avvicina sollecito a Violet, chiedendo scusa per il mio comportamento violento, ma lei lo rassicura in tono dolce, dicendogli che anzi l’ho salvata dall’aggressione del suo ex fidanzato. Questo sembra placarlo, borbotta qualcosa sul fatto che sono un gran bravo ragazzo.

<<Per ringraziarti vorrei offrirti io un caffè, ti va?>> mi chiede quindi, fissandomi intensamente negli occhi. La sua non è una domanda, il suo sguardo mi dice che non mi permetterà di rifiutare.

<<Ma certo che gli va! Anzi offre la casa ad entrambi!>> risponde per me Bert. Sono in trappola.

Violet saluta Stacey, che torna a casa, poi Bert ci accompagna nella saletta di solito riservata alle feste e ci serve cerimoniosamente due tazze di caffè fumante. Restiamo soli, accompagnati da un silenzio assordante.

<<Il tuo fidanzato è un coglione, lo sapevi?>> le dico dopo un po’, continuando a ripensare a quanto è successo poco fa.

<<Ex fidanzato>> sottolinea lei con un sorriso mesto <<E sì, lo sapevo. L’ho scoperto due giorni fa.>>

Il silenzio cala di nuovo, beviamo il caffè, mentre i nostri occhi si specchiano gli uni negli altri.

<<E così… rapinatore di sabato e cameriere di domenica?>> mi  chiede, guardando le mie mani che solo ieri l’hanno tenuta sotto tiro con la pistola.

<<È un po’ più complicato di così>> sorrido forzatamente <<Come mi hai riconosciuto?>>

Lei arrossisce, in modo delizioso, mi incanto per un attimo a guardarla.

<<I tuoi occhi… li ricordo bene>> il suo sorriso si fa malizioso <<Baci sempre tutti i tuoi ostaggi?>>

<<Forse>> sorrido anch’io. Sono in pericolo, ma mi sento straordinariamente a mio agio con lei, è come se improvvisamente tutta la mia vita andasse a posto <<Ma la domanda non è questa, vero?>>

<<E qual è?>>

<<La domanda è: mi denuncerai?>>

Lei resta in silenzio per un po’, riflettendo sul da farsi. Ho il tempo di osservarla bene, è ancora più bella di come la ricordavo. Vorrei chinarmi verso di lei sul tavolo e assaporare quella bocca morbida ancora una volta, vorrei sentire le sue mani affusolate su di me, le sue unghie nella schiena. Da quando l’ho baciata mi sento come un tossico in crisi di astinenza. Voglio baciarla ancora e non smettere mai.

<<Non ti denuncerò se tu in cambio mi aiuterai a risolvere un problema>> dice poi, come colta da un’ispirazione.

<<Sentiamo.>>

<<Questo pomeriggio devo imbarcarmi con la mia famiglia sulla Grand Princess, una nave da crociera che parte per un viaggio di dieci giorni in Messico>>la osservo perplesso, non capisco in che modo la cosa mi riguardi <<Durante questo viaggio avrei dovuto presentare ufficialmente Frank ai miei, dovevamo sposarci a giugno. Se dovessi raccontare loro cosa è successo, la vacanza e le feste di Natale sarebbero rovinate.>>

<<Quindi?>> ho timore di aver indovinato cosa sta per propormi, ma è un’idea troppo assurda, sto certamente viaggiando con la fantasia.

<<Quindi tu verrai con me fingendo di essere Frank, ti comporterai da fidanzato per dieci giorni, durante i quali faremo finta di litigare. Al ritorno io racconterò loro che ci siamo lasciati e tutto tornerà a posto.>>

<<È un’idea folle!>> protesto <<E poi io che ci guadagno?>>

<<Beh, intanto non ti denuncio, poi la crociera è stata già pagata, quindi vinci una vacanza>> sorride, soddisfatta della sua proposta <<Con me>> aggiunge poi, in un tono più basso che mi provoca immediatamente un’erezione. “Accidenti, questo sì che si chiama contrattare!”

<<È un ricatto bello e buono, e poi sarei io il criminale!>> scherzo, ma ho già deciso che accetterò. Non mi importa che mi denunci, ma non mi sembra vero di poter passare dieci giorni in crociera con lei. Dieci giorni a far finta di essere il suo fidanzato? Natale è arrivato in anticipo quest’anno!

<<È una proposta d’affari. Allora, che ne dici? Ovviamente mi aspetto che tu reciti al meglio la parte, altrimenti ti denuncerò. E bada che posso farlo in qualsiasi momento.>>

Mi alzo e mi avvicino a lei. Mi sorride allegra, certa che accetterò. Una donna diversa da tutte quelle che ho incontrato. Sa il fatto suo, è intelligente, adorabile, completamente pazza. Mi piace.

<<Affare fatto>> le tendo la mano e quando si alza e la stringe l’attiro sul mio petto, chinandomi a cercare la sua bocca. Lei si divincola, sfuggendo al mio bacio.

<<Non c’è tempo, devi procurarti dei documenti falsi, fare i bagagli e memorizzare tutto ciò che c’è da sapere su Frank.>>

 

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Domenica 20 dicembre 2015 ore 3:00 AM  Porto di San Francisco CA

 

<<Quindi ho quarant’anni>> faccio una smorfia <<Sono professore di storia all’Università e i miei hobby sono andare a pesca e giocare a scacchi? Dio, ma con che uomo noioso eri fidanzata?>>

Siamo in attesa di imbarcarci e Violet mi sta facendo ripetere quello che ho imparato su Frank.

<<Il tuo hobby è scoparti le matricole, ma confido che tu non lo dica ai miei genitori>> risponde lei con un sorriso amaro. La ferita è ancora fresca e so che scoprire il tradimento dell’uomo che amava è stato un duro colpo per lei. Una parte di me vuole cancellare quei ricordi, e ogni tanto mi scopro a fantasticare su di noi. “Smettila Jason, non c’è nessun NOI. Tra dieci giorni lei andrà per la sua strada e tu per la tua, e non vi vedrete mai più”

<<Ecco, sono arrivati. Vieni, che ti presento!>> esclama lei, indicandomi un gruppo di persone intento a scaricare i bagagli da un taxi. Violet mi prende sottobraccio e fa un gesto festoso verso di loro <<Siamo qui!>>

Quando suo padre si volta, per poco non lancio un urlo. Mi sento svenire.

<<Tuo padre è il Comandante Young? Tu sei Violet Young? Non mi avevi detto che tuo padre è il capo della polizia!>> le sibilo nell’orecchio. Per tutta risposta lei mi guarda con un sorriso smagliante e tremendamente seducente.

<<Ti avevo detto che avrei potuto denunciarti in qualsiasi momento, no?>>

Valuto le mie opzioni, ma non c’è niente che possa fare. Non c’è modo di scappare nel porto gremito di gente. Con angoscia realizzo che mi aspettano dieci giorni in mare aperto da trascorrere con il capo della polizia. Vorrei sprofondare, ma mi costringo a sorridere e incamminarmi con lei verso la sua famiglia.

<<Lui è Frank>> sta dicendo lei in tono gaio <<Loro sono mio padre Robert, mia madre Caroline, mia sorella Jessica e suo marito Tyler.>>

Il Comandante mi fissa con sguardo truce per un lungo attimo, mi sembra che il sangue abbandoni le mie vene. Poi mi tende la mano, senza staccare gli occhi dai miei:

<<Felice di conoscerti, Frank.>>

Le altre presentazioni procedono senza intoppi. Violet ha una gran bella famiglia e sembra perfettamente a suo agio nella finzione che ha costruito. Si volta infatti verso di me con un sorriso.

<<Amore, andiamo a prendere i bagagli, dobbiamo salire a bordo!>>

<<Ma certo, tesoro>> le rispondo, sentendomi morire.

 

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Domenica 20 dicembre 2015 ore 4:00 PM  Ponte Sole,  Grand Princess – Porto di San Francisco CA

 

Ci imbarchiamo e i miei documenti falsi passano il controllo, che del resto è poco accurato. Chi sospetterebbe del futuro genero del capo della polizia? La nave è incredibile, un autentico palazzo sull’acqua. Non posso fare a meno, mio malgrado,  di entusiasmarmi.  Veniamo accompagnati alla nostra cabina, una bellissima stanza con balcone situata tra quella dei genitori di Violet e quella di Tyler e Jessica. Lasciamo i bagagli a mano e poi ci raduniamo sul ponte per vedere la partenza della nave.

Violet si appoggia al parapetto, i suoi capelli sono mossi dal vento e i suoi magnifici occhi brillano di allegria. Ammiro la linea della sua schiena, rivelata dal top allacciato dietro al collo, e non posso che incantarmi nel contemplare il suo meraviglioso didietro che gli shorts non fanno che mettere in evidenza. “Beh, Jason, cerca di pensare agli aspetti positivi di questa vacanza!” mi dico, sentendo crescere in me la voglia di toccarla e di stringere il suo corpo meraviglioso. Mi avvicino a lei, abbracciandola da dietro, e poso un bacio sul suo omero scoperto. La sento fremere sotto le mie labbra e mi rendo conto una volta di più che l’attrazione che provo per lei è reciproca. Lei si poggia a me, la sua schiena contro il mio torace e la sua testa all’attaccatura del mio collo. La stringo più forte, nonostante la situazione assurda il cuore mi scoppia di gioia. Chino il capo a baciarle il collo e la sento rilassarsi con un sospiro. Cerco le sue labbra dolcissime e le sfioro con le mie, lei chiude gli occhi e si abbandona al mio bacio. Dimentico tutto e gusto la sua bocca senza fretta, accarezzando la sua lingua con la mia. Ci baciamo fino a restare senza fiato, mentre la nave lascia il porto e il nostro viaggio comincia. Quando riapro gli occhi, lo sguardo corrucciato del Comandante mi trafigge. Mi posa una mano sulla spalla, con un gesto che sembra paterno, ma è accompagnato da una stretta d’acciaio che solo io posso sentire.

<<Sai Frank>> mi dice, in un tono che non ammette repliche <<Ho sempre immaginato che il fidanzato di mia figlia sarebbe venuto prima da me a parlarmi e chiedere la sua mano. Anche se avete già fissato la data penso che noi due dovremmo fare una bella chiacchierata. Violet, non ti dispiace, vero?>>

Lei mi guarda, annuisco impercettibilmente. Prima o poi devo affrontarlo e non c’è migliore momento del presente.

<<Va bene>> dice al padre in tono allegro <<Ma promettimi che avrò ancora un fidanzato quando avrete finito!>>

<<Questo dipenderà dalle sue risposte alle mie domande>> risponde lui in tono truce, poi, sempre tenendomi la mano sulla spalla, mi trascina con sé in un angolo deserto del ponte. La radio della nave, attraverso l’altoparlante trasmette She’s the one di Robbie Williams, mi chiedo come spiegargli che Violet mi ha colpito al cuore.

<<Allora Reed>> esordisce, senza mezzi termini, mettendosi a braccia conserte e fissandomi <<Che cazzo è questa storia?>>

<<Posso spiegare, Capo.>>

<<Sarà meglio che la tua spiegazione sia convincente! Ti faccio infiltrare nella rapina al Credit Union e prendi in ostaggio mia figlia! Dovevi tenere d’occhio il Blue Sky e ti trovo in vacanza con la mia famiglia facendo finta di essere Frank!>> sbraita, gesticolando come fa sempre quando è molto arrabbiato.

<<Non sapevo che fosse sua figlia, eravamo d’accordo che avrei preso un ostaggio e l’avrei protetto e così ho fatto! A Violet non è stato torto un capello!>> non posso fare a meno di ricordare quel bacio nel container, non era parte del mio incarico e ne sono consapevole. Al Comandante non sfugge il mio imbarazzo. Stringe le labbra e mi fa cenno di continuare.

<<La consegna di droga al Blue Sky sarà a fine gennaio, quindi abbiamo tempo sufficiente per preparare l’irruzione. Mentre ero lì, Violet è venuta a prendere un caffè e mi ha riconosciuto.>>

<<Come cazzo ha fatto a riconoscerti?>> chiede, alzando la voce e diventando paonazzo.

<<Capo, la sua pressione, cerchi di calmarsi per favore.>>

Si passa una mano sul viso e fa un respiro profondo. Poi mi fa cenno di continuare.

<<Violet mi ha ricattato, ha detto che non mi avrebbe denunciato se avessi acconsentito a fingere di essere Frank durante questa vacanza>> sorrido, pensando all’assurdità della situazione <<Si sono lasciati e non voleva dirvelo per non rovinarvi le feste.>>

<<Quella piccola bugiarda! Ho sempre detto che sarebbe una perfetta criminale!>>

Mi squadra dalla testa ai piedi, con le braccia conserte, valutando il da farsi. Anche se è parecchio più basso di me, ha un aspetto letale. Deglutisco.

<<Non potevi avere paura di essere denunciato, quindi perché sei qui? C’è altro che devo sapere?>> mi chiede, con quel tono che gli ho sentito usare un sacco di volte durante gli interrogatori. Cortese eppure velatamente minaccioso. Inizio a sudare freddo.

Resto in silenzio, cercando di sostenere il suo sguardo indagatore, poi mi rendo conto che ho un’unica alternativa: confessare.

<<Sono innamorato di lei>> sento la mia voce dire quello che finora non sono riuscito a dire nemmeno a me stesso. La semplicità e profondità di quell’affermazione mi colpisce nell’anima. Non so come sia successo, ma è l’assoluta verità. L’ho appena incontrata e sono già pazzo di lei.

<<Jason…>> il Comandante sospira e mi mette una mano sulla spalla, questa volta in modo davvero paterno <<Tu sei un bravo ragazzo e sei uno dei miei migliori agenti, ma non voglio che mia figlia stia con un poliziotto. L’uomo che sarà al suo fianco dovrà prendersi cura di lei quando io non ci sarò più e per farlo è meglio che faccia un lavoro diverso, con maggiori probabilità di tornare vivo a casa la sera.>>

Il suo ragionamento non fa una grinza, certamente sono la persona sbagliata per Violet, ma mi sento crollare il mondo addosso. È solo facendo appello a tutta la mia forza di volontà che riesco a chiedergli: <<Quali sono i suoi ordini, Capo?>>

<<Ci aspettano tre giorni di navigazione, in cui asseconderai Violet fingendo di essere Frank. Il 24 attraccheremo a Puerto Vallarta, in Messico, e durante l’escursione ti allontanerai e non farai ritorno alla nave. Lei penserà che hai approfittato di essere oltre confine per scappare, visto che ti crede un delinquente. Ci rimarrà male, ma le passerà presto. Non vi vedrete MAI più, intesi?>>

Mi sento morire al solo pensiero di allontanarmi da lei, ma il mio lavoro è obbedire agli ordini dei miei superiori e questa è l’unica cosa sensata da fare.

<<Sissignore, ho capito.>>

<<E… Reed?>>

<<Sì, Capo?>>

<<Per l’amor del cielo, in questi tre giorni tieni giù le mani da mia figlia!>>sospira per poi aggiungere <<È un ordine.>>

 

FINE PRIMA PARTE

domani

Questo racconto inedito pubblicato è un’opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicata sul sito Free Passion nella rassegna “Racconti di Natale – Un Tocco di Rosso”

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Irina. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

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11 Comments on Rassegna Racconti di Natale – “Un Tocco di Rosso” – “Mi hai Rubato il Cuore” di Irina – 1° Parte

  1. Irina
    dicembre 15, 2015 at 3:14 pm (5 anni ago)

    Grazie Stella per questa opportunità! Sono contentissima che tu abbia voluto inserire il mio racconto nella rassegna di Natale! <3

    Rispondi
  2. manu85
    dicembre 15, 2015 at 3:53 pm (5 anni ago)

    Wow come prima parte è stata una bella sorpresa…ci piacciono i “cattivoni” … anche lei proprio un bel caratterino..mi sa che ne vedremo delle belle.
    Complimenti bacio

    Rispondi
    • Irina
      dicembre 15, 2015 at 4:24 pm (5 anni ago)

      Grazie manu! Vedrai, insieme faranno scintille! :D

      Rispondi
  3. maria
    dicembre 15, 2015 at 4:37 pm (5 anni ago)

    I mio dio!!!!!!! Ritorno col botto!!!! Sono già follemente innamorata di questa coppia! Ci sarà da divertirsi :D

    Rispondi
    • Irina
      dicembre 15, 2015 at 5:20 pm (5 anni ago)

      Grazie Maria! Anche io sono follemente innamorata di loro, anche se non dovrei dirlo… o sì? Un abbraccio!

      Rispondi
  4. Rosy ♥
    dicembre 15, 2015 at 5:28 pm (5 anni ago)

    Oh mio dio ♡
    Sono innamorata anche io ;-)
    Grazie Irina ♡ saranno tre giorni meravigliosi questi ;-)

    Rispondi
    • Irina
      dicembre 15, 2015 at 5:39 pm (5 anni ago)

      Grazie Rosy! Vedo che il bel Jason ha già colpito, sono contenta!
      Un bacione!

      Rispondi
  5. Lorenza
    dicembre 15, 2015 at 10:47 pm (5 anni ago)

    Storia meravigliosa! Bravissima! Ora sono super curiosa di sapere come proseguirà! A domani

    Rispondi
    • Irina
      dicembre 16, 2015 at 8:38 am (5 anni ago)

      Grazie Lorenza! Spero che il seguito ti piaccia, un abbraccio!

      Rispondi
  6. ROSY C.
    dicembre 17, 2015 at 11:48 am (5 anni ago)

    Cavoli Irina ke bellooooooooooo !!!!!!!!!!!! Jason e Violet……mmmmmmm credo proprio che il capitano della polizia dovrà arrendersi a quel fuoco vulcanico, lei già mi piace da morire, molte più donne dovrebbero avere un carattere così forte !!!!!!!♥♥♥♥♥♥♥♥

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    • Irina
      dicembre 19, 2015 at 3:26 pm (5 anni ago)

      Eh sì Rosy, Violet è una tosta, vedrai! ;)
      Un abbraccio!

      Rispondi

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