Rassegna Racconti di Natale – “Un Tocco di Rosso” – “Mi hai Rubato il Cuore” di Irina – 3° Parte

Buon Pomeriggio!

Oggi è il giorno del gran finale di “Mi Hai Rubato il Cuore“, il racconto di Irina che, ho notato con piacere, ha fatto diverse vittime tra voi lettrici. Del resto, io non avevo dubbi a proposito, gli elementi per farvi perdere la testa c’erano tutti.

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Vi avevo anticipato qualche giorno fa che questo racconto sarebbe stato una bella sorpresa e so che state tutte scalpitando per sapere come andrà a finire.

Jason riuscirà nella sua impresa, o Violet gli metterà i bastoni tra le ruote?

Ma, chissà!

Intanto che voi lo scoprite, io decido chi ci terrà compagnia domani con un nuovo racconto inedito, vado a fare la conta….

Buona Lettura 

 

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irina

Capitolo 5

Mercoledì 23 dicembre 2015 ore 11:30 AM,  Grand Princess – Mare Aperto

Violet

 

Non sono mai stata un tipo molto romantico e le storie che ho avuto prima di Frank sono state brevi e prive di significato. Solo ora mi rendo conto che non ho mai conosciuto l’amore. Quello che provavo per Frank, tutto quello che ho provato per lui negli ultimi anni, non è minimamente paragonabile al sentimento che provo per Jason dopo soli pochi giorni. Devo faticare per trattenere la mia mente e impedirle di galoppare verso qualche assurdo lieto fine. “Tu e lui sull’altare, tu vestita di bianco, fiori e cori angelici? Ma non farmi ridere!”

Una parte di me vorrebbe ridimensionare quello che provo, prima che sia troppo tardi. La figlia del capo della polizia con un rapinatore? Sembra assurdo solo pensarlo. Un’altra parte di me mi ripete invece che quando c’è l’amore ogni ostacolo può essere superato. “L’amore… ma sarà vero? Lui prova davvero gli stessi sentimenti?”. So quello che provo io, ma non riesco a dimenticare che lui è abituato a mentire, rubare e chissà che altro. Quando sono con lui mi sento certa dei suoi sentimenti, ma non appena si allontana ricado preda dei miei dubbi e ogni suo atteggiamento mi sembra sospetto. “Per esempio, ora dove diavolo è?” Mi ha detto che voleva sgranchirsi le gambe, ma è passata un’ora e non è tornato. Mi manca da morire.

Inizio a passeggiare per la nave, nella speranza di incontrarlo. Ad un certo punto mi sembra di scorgere la sua figura tra le porte di un ascensore che si sta chiudendo. Osservo i numeri sul display: è sceso al ponte 4. Sento subito un brivido di preoccupazione scorrermi dentro, l’unica zona aperta al pubblico di quel ponte è l’infermeria. “Forse si sente male!” Senza pensarci due volte prendo l’ascensore e scendo. Mi trovo nella versione di bordo di un piccolo ospedale, c’è un banco dell’accettazione deserto, delle porte chiuse e nessuna traccia di Jason. Il mio sesto senso comincia a inviarmi dei segnali: qualcosa non va. Mi sembra di sentire un rumore alla mia destra e mi dirigo in quella direzione, procedendo con cautela fino ad una porta socchiusa. Sbircio dentro alla stanza da cui proviene il rumore e subito mi ritraggo, nascondendomi. Jason è lì e sta scassinando un armadietto dei medicinali. Per un attimo resto attonita, poi un pensiero orribile si fa strada dentro di me e il cuore mi cade nel petto.

Jason sta rubando dei medicinali.

L’uomo che amo è un tossicodipendente.

Non mentiva quando ha detto che è molto bravo con le serrature, in un attimo si sente un leggero tac, seguito dal fruscio dell’anta che si apre. Mi nascondo e dopo pochi istanti lo vedo passarmi davanti, silenzioso e rapido, con un carico di siringhe, fiale e compresse che nasconde rapidamente nelle tasche. Ha un’espressione fredda e concentrata, sento i capelli rizzarsi sulla mia testa. Resto ferma per un attimo, indecisa se seguirlo o no. Voglio veramente sapere tutto di lui?

“Sì, voglio sapere tutto di lui.

E poi troverò un modo per farlo smettere.

Non so come, ma lo troverò.”

Lo seguo a distanza, mettendo in atto tutti i consigli che mio padre mi ha dato da piccola quando giocavamo ai poliziotti. Non me ne sono mai resa conto, ma mi ha insegnato alla perfezione l’arte del pedinamento. Forse sperava che seguissi le sue orme.

Jason scende le scale, fino a raggiungere la zona destinata agli uffici. Lo seguo e lo osservo a distanza mentre a sua volta tiene d’occhio l’impiegato intento a lavorare al computer con aria annoiata. Accanto a lui una tazza di caffè, vuota. Non posso fare a meno di ammirare la sua abilità, è veramente un’ombra silenziosa mentre si muove evitando di farsi inquadrare dalle telecamere di sicurezza. Istintivamente, anche se non ho niente da nascondere, seguo il suo esempio e mi appiattisco contro il muro in una zona d’ombra. Si avvicina alla macchina per il caffè all’americana e svuota nella caraffa piena a metà una delle capsule che ha rubato. Poi torna a nascondersi e aspettiamo in silenzio. Dopo circa dieci lunghissimi minuti l’impiegato si alza e va a rifornirsi versando il caffè alterato nella propria tazza. Dopo altri dieci minuti dorme della grossa, con la testa appoggiata alla tastiera. Jason è rapidissimo. Lascia il suo nascondiglio, inserisce una pendrive nel computer e copia alcuni file. In pochi minuti ha terminato, sono inorridita e ammirata insieme. Non si tratta di droga, è qualcosa di più grosso. Lo seguo mentre torna verso le scale e si dirige verso l’area destinata al personale.

Lì mi aspetta un’orribile sorpresa. Dal mio nascondiglio dietro un armadietto lo vedo incontrarsi con una donna. Bionda, bellissima, con un fisico da sballo che l’abbigliamento da cameriera non riesce a dissimulare, grandi occhi verdi, labbra scarlatte. In confronto a lei mi sento uno sgorbio. La odio a prima vista.

<<Ciao tesoro>> dice lei in tono da gatta morta, sbattendo le ciglia. Ciglia false, senza dubbio. “Nessuno può avere le ciglia così lunghe!“

<<Ciao Alison, avrei dovuto immaginare che ci fossi anche tu>> risponde lui secco. Mi sento morire: questa è Alison? La sua ex? Che cosa ci fa sulla nave?

<<Tutto ok?>>

<<Certo, ho preso tutto. Hai il passepartout?>> non riesco a credere alle mie orecchie, che cosa stanno progettando questi due?

<<Eccolo>> lei gli si avvicina, decisamente troppo per i miei gusti, e gli infila una chiave magnetica nella tasca posteriore dei pantaloni, indugiando con la mano sui suoi glutei perfetti, con una carezza lasciva che mi fa tremare di rabbia. Se mi capita a tiro l’ammazzo, quella troia!

Lui non sembra scomporsi, resta immobile sotto le sue mani, è evidente che la bionda è contrariata: si aspettava certamente un’altra reazione. Gli si avvicina di più, finché i loro corpi non aderiscono. Devo sforzarmi di non urlare, ho un’improvvisa voglia di azzannarle la gola.

<<Che ti succede Jason, la figlia del Comandante ti ha rammollito?>> dice poi con la bocca vicina al suo orecchio.

<<Non essere sciocca>> risponde lui in tono seccato, facendo un passo indietro <<Lei non significa niente per me.>>

Mi sembra di sentire il rumore del mio cuore che si spezza. “Non significo niente per lui… niente… non significo niente…”

<<Allora perché non ci divertiamo un po’?>> propone lei in tono invitante e inequivocabile, mentre io mi sforzo di ricacciare indietro le lacrime <<In ricordo dei vecchi tempi.>>

<<Adesso stai con Peter, ricordi?>> risponde lui sarcastico <<O ti sei stancata anche di lui?>>

<<Non mi sono mai stancata di te, Jason… ma mi sentivo tanto sola…>> la bionda mette il broncio, sembra quasi sincera.

Lui fa un respiro profondo e resta in silenzio. Per un attimo la mia fantasia troppo fervida mi propone l’orrida immagine di loro due avvinghiati in un bacio passionale, la gelosia è come un pugnale rovente affondato nel mio cuore. Per fortuna non accade niente di quello che sto immaginando.

<<Mi dispiace di averti fatto soffrire, Alison, non era mia intenzione>> dice infatti lui, in tono un po’ più dolce <<Adesso però ho voltato pagina, e anche tu dovresti farlo. Rivangare il passato non serve. Facciamo questo colpo e proseguiamo con le nostre vite, ok?>>

Lei sembra pensarci un attimo e decidere che è meglio mettere da parte la libido, ma non mi inganna. Vedo nei suoi occhi che non si è arresa e so che è molto, molto pericolosa.

<<Ti vedi con qualcuno?>> chiede, con voce più bassa

<<No, non mi interessa nessuno, non ho tempo da perdere con le donne>> il mio cuore continua a sanguinare, mentre ripasso con la mente ogni istante degli ultimi giorni. Sento ancora la sua voce sussurrarmi che mi ama… non riesco a credere alle mie orecchie. “Bugiardo!”

<<Allora non ti dispiace se domani faccio passare un brutto quarto d’ora a quella sciacquetta che ti porti a letto?>> insiste lei, punzecchiandolo.

<<Fai pure>> lui si stringe nelle spalle con un fare indifferente, che distrugge anche l’ultima delle mie speranze <<Ma, se fossi in te, eviterei di far incazzare il Comandante.>>

Non riesco a sentire altro, prima che i miei singhiozzi mi tradiscano torno sui miei passi senza farmi vedere e lascio i piani inferiori, tornando all’aperto sul ponte 14.

Mi affaccio al parapetto e improvvisamente un volo dal quell’altezza nell’acqua dell’oceano mi sembra un’alternativa valida al dolore che mi dilania. Quel che è peggio è che sono più sconvolta dall’idea che lui non provi niente per me, piuttosto che dall’aver scoperto che sta progettando un colpo. Sapevo che era un ladro, un criminale, avevo già accettato questo aspetto di lui. Non riesco però ad accettare che mi abbia mentito. Più di tutto, mi odio perché continuo ad amarlo. Sono una stupida, ma una parte di me continua a credergli e a desiderare un futuro con lui.

L’altoparlante della nave trasmette How do I Live Without You di LeAnn Rimes, le parole tristi della canzone mi aiutano a sfogare tutto il mio dispiacere. Le canto a bassa voce tra i singhiozzi:

“Ho bisogno di te tra le mie braccia, ho bisogno di stringerti. Tu sei il mio mondo, il mio cuore, la mia anima. Se tu dovessi mai lasciarmi, baby porteresti via tutto ciò che c’è di buono nella mia vita. E dimmi ora, come faccio a vivere senza di te? Voglio saperlo. Come faccio a respirare senza di te? Se mai tu dovessi andare, come posso mai sopravvivere? Come faccio, come faccio, oh, come faccio a vivere? Senza di te non c’è sole nel mio cielo, non ci sarebbe amore nella mia vita, non resterebbe nessun mondo per me”

Non so quanto tempo resto così, a guardare i flutti desiderando di avere il coraggio di farla finita e piangendo tutte le mie lacrime. Poi, piano piano, la mia forza d’animo riaffiora. Guardo l’orologio, ora di pranzo. La mia famiglia sarà al ristorante e certamente Jason non mancherà. Prima o poi dovrò affrontarlo e tanto vale farlo subito.

 

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Mercoledì 23 dicembre 2015 ore 1:30 PM,  Sala Ristorante Michelangelo della Grand Princess – Mare Aperto

 

Mi sono ricomposta e ho indossato una maschera felice. Jason è seduto a tavola con la mia famiglia, sta chiacchierando con mia madre, con molta naturalezza. Sento una stretta al cuore rendendomi conto una volta di più che è un bravissimo bugiardo. Quando entro nella sala ristorante, però, noto qualcosa che all’inizio mi era sfuggita. Alison è poco distante dal nostro tavolo, intenta a raccogliere i cocci di un bicchiere di vino rotto con estrema meticolosità. Evidentemente tiene d’occhio Jason e questo fa scattare in me un campanello d’allarme, ma soprattutto sento risalire in me la marea delle gelosia. Non posso resistere, mi siedo accanto a lui e gli sorrido con la maggiore naturalezza possibile.

<<Ciao amore, mi sei mancato>> gli dico, incollando le mie labbra alle sue abbastanza a lungo da essere sicura che Alison ci veda. Lui ricambia il mio bacio con trasporto, facendo aumentare i miei dubbi. “Se non conto niente per lui perché mi bacia così?”

<<Violet, per favore, un po’ di contegno>> mi esorta mia madre, senza scomporsi troppo. A malincuore mi stacco da lui, che arrossisce e guarda con aria colpevole mio padre, improvvisamente molto impegnato a leggere l’etichetta del vino. Non oso girarmi verso Alison, ma spero che stia soffrendo, quella stronza.

Il pranzo prosegue con insopportabile lentezza, posso sentire gli occhi di lei che mi fissano malevoli. Mantengo il contatto fisico con Jason per tutto il tempo, sentendomi un po’ sciocca per il mio intento di marcare il territorio, ma non posso farci niente. ”Forse lui non mi ama, ma lei non lo avrà”.

Lui è affettuoso e premuroso come sempre, sono confusa, si può essere veramente così bravi a mentire? Chiacchiera con tutti, la mia famiglia sembra adorarlo, anche mio padre ha adottato un atteggiamento più amichevole con lui. Cosa succederà quando dovrò dirgli che non solo non è Frank, ma che è un rapinatore e che sta addirittura progettando un colpo a bordo? Improvvisamente mi sento male, mi sale una terribile nausea e mi gira la testa. Probabilmente dalla mia espressione si intuisce qualcosa, perché Jason mi domanda sollecito:

<<Tesoro, tutto bene?>>

<<Non mi sento bene, forse ho preso troppo sole>> mento <<Penso che andrò in cabina a stendermi un po’>>

<<Vengo con te>>

<<Non serve, grazie, ci vediamo dopo>>

<<Sicura?>> il suo tono è incerto “È veramente preoccupato o sta fingendo?”

<<Sì, stai tranquillo> dico cercando di avere un tono leggero <<Starò benissimo tra poco>>

<<Va bene, allora passo dall’internet point a controllare alcune email e poi ti raggiungo>> “Certo, i dati che ha rubato dal computer della nave, chissà a cosa gli servono?”

Mi alzo da tavola e vado in cabina, ho bisogno di ordinare le idee e di riprendermi da tutto ciò che è successo nelle ultime ore, mi sento una pentola a pressione in procinto di scoppiare.

 

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Mercoledì 23 dicembre 2015 ore 3:00 PM,  Cabina L 215,  Grand Princess – Mare Aperto

 

Appena sono sola nella cabina mi lascio andare ad un grido liberatorio. Dolore, rabbia, frustrazione, lascio che tutto ciò che provo esploda. Prendo tutti gli oggetti che ci sono nella camera e li lancio contro la parete, sfogando il senso di impotenza che mi rode dentro. Ho lasciato entrare Jason Reed nel mio cuore, ho ceduto alle emozioni che provo quando sono con lui, alla dolcezza dei suo baci, alla sensualità dei suoi abbracci. Ho scommesso il mio cuore su di lui, ben sapendo chi fosse, ma credendo al suo sentimento per me. Ora ne sto pagando le conseguenze. Mi getto sul letto, sperando di soffocare i pensieri con le lacrime, ma non ne ho più, le ho piante tutte nell’oceano prima di pranzo. I miei occhi vagano, soffermandosi su dettagli insignificanti della cabina e sul disordine che ho creato nel mio sfogo di rabbia.

Dopo alcuni istanti, la mia attenzione viene attratta dal telefono, che si è rotto nell’impatto, lasciando rotolare via un minuscolo apparecchio. Lo osservo per un lungo attimo, non riuscendo a credere ai miei occhi: è una microspia. Ne sono certa, mio padre mi ha mostrato una volta degli apparecchi simili. Chi può averla piazzata? Jason non avrebbe avuto nessun motivo per sorvegliarmi, quindi l’unica alternativa che mi viene in mente è che qualcuno stia sorvegliando lui. Mi torna in mente Alison e il modo in cui teneva d’occhio il tavolo. Mi sembra di impazzire, tutto questo non ha senso! Se sono complici perché lo stanno tenendo d’occhio? Penso e scarto numerose ipotesi, senza riuscire ad arrivare a nessuna conclusione che mi convinca.

Ad un certo punto, la porta si apre e Jason entra nella cabina. Incredibile a dirsi, non appena lo vedo il mio cuore si allarga e ho voglia di tuffarmi tra le sue braccia e dimenticare ogni preoccupazione.

<<Ciao, come st…>> inizia, ma si ferma quando nota gli oggetti fracassati. Mi guarda, aggrottando le sopracciglia, con quei meravigliosi occhi verdi che mi fanno tremare il cuore. In silenzio gli indico la cimice sul pavimento e scruto la sua espressione, dalla sua reazione posso ricavare qualche indizio in più.

<<Ti va di mangiare qualcosa?>> continua dopo un attimo, in tono perfettamente normale, mentre con lo sguardo e un movimento della testa mi indica il bagno <<Possiamo chiamare il servizio in camera>>

<<No grazie, sto bene>> rispondo, accogliendo il suggerimento <<Vorrei solo fare una doccia e rilassarmi un po’>>

<<Mmm, sembra interessante, posso venire con te?>> il suo tono è così sensuale da provocarmi un brivido, anche se so che ha pronunciato quelle parole a beneficio di chi ci sta ascoltando. “Dannazione, come fa ad avere tutto questo potere su di me?”

<<Speravo proprio che me lo chiedessi>> rispondo, cercando di avere un tono normale.

Entriamo in bagno e lui apre l’acqua della doccia. Mi fa cenno di tacere e controlla che non ci siano altre microspie, poi si avvicina a me e mi prende tra le braccia. Resto rigida e immobile, cercando di non farmi ammaliare da lui e di resistere alla tentazione di stringerlo e baciarlo, anche se non vorrei altro in questo momento.

<<Stai bene amore?>> mi chiede sussurrando, il tono vibrante di preoccupazione. Non ce la faccio più e sbotto:

<<Amore un cazzo!>> gli rispondo, provando un senso di vittoria quando sgrana gli occhi verdi per lo stupore <<Stai progettando un colpo con la tua ex, brutto stronzo!>>

La sensazione di urlare a bassa voce per non farsi sentire è veramente stranissima, ma sono contenta di avere l’occasione di sfogare la mia furia.

<<Violet…>> mormora, cercando di prendermi il viso tra le mani, ma mi divincolo

<<Non usare quel tono dolce con me! Lo so che non te ne importa niente di me, ti ho sentito!>>

<<Che cosa ti aspettavi?>> ora è il suo tono ad essere alterato  <<Che le dicessi la verità in modo da renderti un bersaglio? Quella è gente che non scherza!>>

<<Quale sarebbe la verità?>> gli sibilo contro, infuriata <<Credevo di aver capito qualcosa di te, ma mi sbagliavo! Sei un delinquente e un vigliacco!>>

I suoi occhi mandano lampi, l’ho ferito e ne sono consapevole, ma ho bisogno di sfogare tutta la rabbia che provo. Comincio a tempestarlo di pugni, che incassa senza preoccuparsene troppo. Mi solleva di peso e mi porta sotto il getto della doccia fredda.

<<Vuoi calmarti, dannazione? Finirai col farti male!>>

<<Sei un bugiardo, soltanto un bugiardo! E io stupida a credere che mi amassi!>> singhiozzo sfinita, mentre l’acqua ci inzuppa dalla testa ai piedi. Lui mi afferra per le spalle e mi costringe a guardarlo.

<<Puoi pensare quello che vuoi di me, Violet, ma non dubitare mai del mio amore. Mai, hai capito?>> mi dice, serio. Così serio che trattengo il fiato, aggrappandomi a quell’esile filo di speranza. Lui mi stringe con forza e si china su di me, divorandomi in un bacio avido e disperato. Il cuore mi fa le capriole nel petto, una volta di più mi rendo conto di quanto sia forte il sentimento che provo per lui.

<<Dimmi la verità>> lo supplico, stringendomi forte a lui.

<<La verità… è che quel giorno in banca è successo qualcosa che non avevo previsto. Credevo di essere io il ladro, ma tu mi hai rubato il cuore>>mi dice, in tono ardente, tenendomi stretta al suo petto <<Hai sconvolto la mia vita e mi sei entrata dentro come un tornado, senza chiedere permesso>> sospira, poggiando la guancia contro la mia <<Ti amo da morire, Violet, e farei qualunque cosa per te!>>

<<Anche chiudere con questa vita?>> gli chiedo dopo un attimo, dando voce al mio desiderio più profondo <<Smetteresti di rubare se te lo chiedessi?>>

Non volevo dirglielo, mi ero ripromessa di accettare la sua vita criminale, ma non ce l’ho fatta. I valori che mi hanno inculcato i miei genitori hanno il sopravvento. Mi aspetto delle obiezioni, ma lui, inaspettatamente, sorride:

<<Ti prometto che questo sarà il mio ultimo colpo. E per tutto il tempo penserò a te e a quanto ti amo. Questa è l’unica cosa che devi tenere a mente domani, qualunque cosa accada>> l’acqua scivola su di noi, i nostri vestiti sono fradici e posso sentirlo tremare, ma non di freddo.

<<Sei in pericolo?>> gli chiedo, preoccupata, staccandomi da lui e guardandolo negli occhi. Non tenta nemmeno di negarlo.

<<Sono in una posizione di svantaggio, ma finché rispetto il piano andrà tutto bene>> muove il miscelatore dell’acqua e la pioggia che scende su di noi si fa calda <<Ora però non pensiamoci, mi vengono in mente molte cose più divertenti da fare sotto la doccia>>

<<Jason, ma…>> non riesco a continuare perché mi chiude la bocca con un dolcissimo bacio.

<<Ssshhh… Adesso voglio solo fare l’amore con te>> mormora sulle mie labbra <<E farti capire quanto ti amo in un modo che non dimenticherai facilmente>>

Le sue mani mi sfiorano riempiendomi di piccoli brividi deliziosi, mentre mi spoglia con delicatezza sfilandomi il vestito fradicio dalla testa. Sento il cuore martellarmi nel petto, tutte le mie sciocche paure sono svanite sotto i suoi baci. Mi ama, come ho fatto a dubitarne? Sfioro con una carezza le sue braccia forti che mi stringono come se non volesse più lasciarmi andare via, il suo torace scolpito, evidenziato dalla camicia bagnata che gli si è incollata addosso. La sua pelle scotta e i suoi occhi hanno il fuoco dentro mentre mi guarda tutta con aria famelica. Risalgo con la mano sul suo collo virile, afferro la sua nuca e lo bacio con tutta la forza della mia passione, mordendogli le labbra e strappandogli un gemito che mi fa eccitare ancora di più. Con una mano mi slaccia il reggiseno e lo lancia via fuori dalla doccia, poi si china a baciarmi il ventre e mi abbassa piano gli slip, lasciando una scia di baci roventi su tutto il mio corpo. Si inginocchia davanti a me e le sue mani risalgono ad accarezzarmi le gambe, fino a soffermarsi sui miei glutei. Il suo tocco mi incendia, vederlo inginocchiato ai miei piedi mi dà una esaltante sensazione di potere, mi fa sentire una dea in terra. Mi guarda con un’espressione sfacciata tremendamente sensuale e mi strizza l’occhio con aria complice. Apro le gambe e sporgo il bacino verso di lui, pregustando quello che sta per succedere. La sua lingua è subito tra le mie gambe, saettando avida e sapiente. I suoi occhi non si staccano dai miei ed è tremendamente erotico il modo in cui mi guarda mentre mi fa godere. Mi solleva una gamba, affondando sempre più nella mia carne con la lingua.  Il mio corpo è scosso da fitte di piacere incontenibile e mi trovo a singhiozzare e gemere senza ritegno. Afferro i suoi capelli con forza, implorandolo di continuare, anche se so che non ha alcuna intenzione di smettere. Aumenta il ritmo e mi porta al culmine, facendomi provare un orgasmo così potente da sconvolgermi.  Devo aggrapparmi alle pareti della doccia per non crollare, le gambe mi cedono e il cuore sembra fermarsi nel mio petto. In un attimo lui è in piedi e mi sorregge tra le sue braccia. Mi appoggio a lui, ansimando e stringendolo più forte che posso.

<<Adoro sentirti venire>> mormora con voce roca <<Quando ti abbandoni così ti sento davvero mia>>

<<Sono tua>> gli sussurro all’orecchio, e non c’è niente di più vero. Mi ha completamente stregata, mi è entrato sotto la pelle e non voglio mai più passare un giorno senza di lui. <<Ti prego, stai attento domani>>

Un’ombra passa sul suo viso, sento una fitta al cuore rendendomi conto una volta di più che è veramente in pericolo.

<<Non preoccuparti, non ho nessuna intenzione di perderti. Non ti libererai facilmente di me>> scherza lui, mentre inizia a liberarsi degli abiti bagnati. Lo aiuto a spogliarsi e poi è il mio turno di percorrere il suo torace e il suo ventre con piccoli baci. Mi inginocchio davanti a lui e inizio ad accarezzare il suo membro marmoreo con la lingua. I suoi gemiti mi invogliano a continuare e a dare sfogo alla fame inarrestabile che ho di lui. Lo prendo in bocca e inizio a giocare con lingua, labbra e denti, godendo dei suoi tremiti e del suo ansimare. Scendo ad accoglierlo completamente in bocca e poi risalgo a stuzzicargli la punta con la lingua, ripetendo il gioco man mano che la sua eccitazione sale. Infila le dita tra i miei capelli, in una muta richiesta, aumento il ritmo guidata dalle sue mani, mentre gli accarezzo i testicoli con mani avide. Con un grido rauco si lascia andare, versando il suo seme dolce che scende come nettare nella mia gola. Mi alzo per contemplare la sua espressione stravolta dal piacere, mi afferra la testa tra le mani baciandomi con voracità, mordendo le mie labbra e il mio collo.

Mi fa girare appoggiandomi alla parete e sento il suo corpo statuario premere contro il mio, la sua pelle bagnata contro la mia mi fa eccitare di nuovo mentre mi bacia il collo e mi stringe a sé con passione. La sua mano corre tra le mie cosce e in un attimo sono di nuovo bagnata e pronta per lui. La cosa che mi lascia più sorpresa è che in poco tempo anche lui è nuovamente pronto. Sento la sua prorompente erezione tra le mie natiche, muovo i fianchi, sfregando il mio sesso contro il suo membro duro e pulsante.  Sorrido quando sento il suo mormorio eccitato e le sue mani che mi afferrano i fianchi. Faccio un passo indietro e mi chino in avanti, aprendomi per lui.

<<Dio Violet, mi fai impazzire!>> sussurra, mentre mi penetra da dietro, affondando in me e riempiendomi fino in fondo.

<<Dimostramelo>> lo provoco, muovendomi contro di lui per farlo conficcare più in profondità nella mia carne bollente. Poi non è più il tempo di parlare, i suoi colpi si susseguono poderosi, il suo respiro si fa affannoso, l’acqua calda si mescola al sudore e i miei gemiti si confondono con i suoi. Giro la testa a guardarlo e i suoi occhi si inchiodano ai miei, mi perdo in quella foresta infuocata e raggiungiamo il culmine insieme, gridando un identico sì.

 

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Capitolo 6

Giovedì 24 dicembre 2015 ore 7:30 AM,  Cabina L 215,  Grand Princess – Puerto Vallarta – Messico

Jason

La nave sta attraccando e tra poco tocca a me. Sono riuscito a convincere Peter che una rapina a mano armata non è la soluzione migliore, visto che siamo in pochi, con poche armi e su una nave enorme piena di personale di sicurezza. Il mio metodo è sicuramente migliore. Colpi mirati alle casseforti delle cabine, mentre tutti gli ospiti della nave sono a terra per l’escursione in Messico. Rapido, efficace, indolore, remunerativo.  Ho studiato l’elenco passeggeri e individuato gli obiettivi più interessanti, una cinquantina tra le famiglie più facoltose che certamente avranno soldi e gioielli in cassaforte. Se riesco nel mio intento, dovrei riuscire a mettere su un bottino abbastanza ghiotto da placare l’ira di Peter e comprare la mia vita e quella di Violet. Ottocentomila dollari. Tanto valevano i gioielli Richmond che abbiamo rubato in banca e che, grazie al mio lavoro da infiltrato, sono stati recuperati. Ora lui si aspetta un risarcimento, gli ho promesso che rientrerà in possesso di quei soldi. “Dannazione, è un vero peccato che non sia stato preso insieme agli altri!” Non sento alcun rimorso per essere diventato un poliziotto, loro mi hanno abbandonato, fatto finire in galera e Peter stava per ammazzarmi come un cane quando mi ha incontrato sul ponte!

Non voglio pensare a quello che dirà o farà il Comandante quando scoprirà del colpo. Si incazzerà come una biscia, ci scommetto. Ha fatto tanto per farmi intraprendere la strada della legalità! È stato come un padre per me, durante gli anni in cui sono stato in prigione. “Non voglio pensarci, devo concentrarmi sul lavoro!”. Devo essere rapidissimo, avrò circa 6 minuti a cassaforte, compreso il tempo necessario per spostarmi tra un ponte e l’altro. Devo assolutamente finire e lasciare la nave prima che i passeggeri rientrino dalle escursioni. Non ho mai fatto un colpo così complicato e me la sto praticamente facendo sotto.  Infilo i guanti e ricontrollo che nella mia borsa ci sia tutto, sarà la quinta volta.

Violet dorme nel nostro letto, abbracciata al mio cuscino. È bellissima, la osservo e il cuore mi si allarga. Dio, la amo così tanto! Tra noi è stato un vero colpo di fulmine, non credevo di poter provare delle sensazioni così forti per qualcuno. Lei è quella che ho aspettato per tutta la vita. Me ne sono accorto subito, quando i nostri occhi si sono incrociati quella mattina in banca. Se dovesse succederle qualcosa non potrei perdonarmelo! Spero di essere stato abbastanza bravo a sviare la gelosia di Alison e farle passare la voglia di farle del male. Se penso alla rosa e alla minaccia che rappresenta, mi viene voglia di gridare.

Stringo i denti per non lasciarmi sfuggire un urlo di rabbia e frustrazione che potrebbe essere udito da chi mi ascolta tramite la microspia. Odio non sapere chi sono i miei nemici e dove sono! Peter, Alison e chi altro? Quanti complici hanno sulla nave? Mentre sono lì che mi tormento con queste inutili domande, Violet si sveglia e spalanca su di me i suoi occhi di cielo. Mi costringo a sorridere.

<<Buongiorno amore mio!>> mi avvicino al letto e mi chino su di lei sfiorandole quelle dolcissime labbra con le mie.

<<Buongiorno a te, sei pronto per l’escursione?>> lei dice la sua battuta mettendo in atto il piano che abbiamo concordato ieri sera. Spero che basti a far credere a chi ci ascolta che è all’oscuro di tutto.

<<Mi dispiace, Violet, ma non posso venire, non mi sento molto bene. Devo aver fatto indigestione>>

<<Oh, mi dispiace tesoro! In questo caso resterò con te>>

<<Non se ne parla, dopo tanti giorni di navigazione hai bisogno di scendere sulla terra ferma e divertirti un po’>> dico la mia battuta cercando di sembrare convincente <<Io starò benissimo, vedrai. Resterò a letto e aspetterò il tuo ritorno>>

<<Sei sicuro? Non mi pesa rinunciare alla visita guidata>>

<<Sicurissimo, e poi così potrai comprarmi un regalo di Natale messicano>> dico in tono allegro.

<<Va bene, se sei convinto… >>

Si prepara rapidamente e prende la sua borsa, il cellulare e la macchina fotografica.

<<Ci vediamo dopo>> mi dice poi, guardandomi fisso negli occhi. Posso leggere sul suo viso la paura e una domanda inespressa: “Ci rivedremo?”

<<Certo, ci vediamo più tardi>> rispondo nel tono più spavaldo che riesco a mettere insieme, ricambiando il suo sguardo e cercando di infonderle fiducia.

Si aggrappa a me e ci scambiamo un lungo, dolcissimo bacio. La stringo forte, tuffando il viso nei suoi capelli e respirando il suo profumo delizioso. Poi prendo il suo viso tra le mani e le accarezzo la guancia con il pollice, guardandola negli occhi. Voglio imprimere nella mia mente ogni dettaglio del suo viso.

<<Stai attento>> mi sussurra a voce bassissima.

<<A più tardi, amore mio>>  mormoro di rimando.

 

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Giovedì 24 dicembre 2015 ore 8:30 AM,  Grand Princess – Puerto Vallarta – Messico

 

Quando arrivo nel corridoio dove c’è la prima cabina da rapinare, trovo qualcuno ad aspettarmi. Un uomo sconosciuto, in divisa da ufficiale, è poggiato con le spalle al muro del corridoio, sta guardando l’orologio. Quando mi vede mi fa un cenno di saluto.

<<Muoviti, comincia subito>> mi dice in tono perentorio. Peter mi ha procurato un palo, ma allo stesso tempo mi ha messo alle costole qualcuno che controllerà che non faccia scherzi. Guardo l’uomo cercando di valutarlo. Sono certo che la divisa sia sua, non mi sembra travestito e certamente non si darebbe pena di fingere per me, è veramente uno degli ufficiali della nave, complice di Peter. Comincio a capire come ha fatto a portare la sua Desert Eagle a bordo. Il tipo mi guarda, il viso squadrato è inespressivo tranne che per un piccolo tic all’angolo dell’occhio destro: è nervoso. Non è un criminale di professione, probabilmente sperava di arrotondare lo stipendio aiutando Peter e Alison a fuggire in Messico, ora invece si trova invischiato in una rapina.

<<Ti stai giocando la carriera, eh?>>lo provoco, voglio scoprire chi ho davanti. Per tutta risposta lui tira fuori da dietro la schiena una pistola e con quella mi indica la cabina davanti a sé. Smith & Wesson, un bel gioiellino.

<<Non sono cazzi tuoi, datti da fare>> mi esorta. Sono riuscito a scoprire il suo gioco, ma non devo tirare troppo la corda, lui è nervosissimo e potrebbe sparare per paura.

<<Vado, vado, stai tranquillo. Fammi un fischio se arriva qualcuno>>

Le prime cabine sono un gioco da ragazzi, entro con il passepartout, provo la data di nascita del passeggero come combinazione, leggendola dai documenti che ho rubato dal computer, e la cassaforte si apre al primo colpo. “Incredibile quante persone usino combinazioni prevedibili!”. Non può chiamarsi nemmeno scassinare. Entro apro, rovescio gioielli e soldi nella borsa, chiudo, esco, passo alla cabina successiva sul mio elenco. Circa tre minuti a cabina. Mentalmente cerco di fare una rapida valutazione del valore del contenuto  e costruisco il mio conto immaginario: 12.000$, 30.000$, 49.000$… Impreco quando scopro che i leggendari gioielli della baronessa Nielsen sono falsi. “Accidenti alla crisi economica, mi crolla un mito!” Per fortuna la suite del generale Carmichael contiene gioielli meravigliosi che varranno da soli almeno 50.000$. Comincio a credere di potercela fare nonostante il mio palo mi segua, passo passo, con uno sguardo sempre più terrorizzato. Decisamente non è il suo mestiere. Io, invece, mi sento perfettamente a mio agio, mentre mi muovo silenzioso da un obiettivo all’altro. Qualche cassaforte non si apre con la data di nascita, i proprietari sono stati meno stupidi. Nonostante ciò, mi basta pochissimo per aprirle, questi dispositivi hanno un difetto di fabbrica che conosco bene, basta colpirli con un pugno nel punto giusto e lo sportello si apre docilmente. 124.000$, 142.000$, 151.000$… Riconosco la sensazione di ebbrezza di un lavoro ben riuscito, l’adrenalina che mi scorre dentro e rende i miei sensi più acuti, la mia concentrazione più efficace. Riuscire a mettere a segno un colpo dopo l’altro è elettrizzante, non ho mai svuotato così tante casseforti nella mia vita, mi ritrovo a sorridere senza rendermene conto. Il crimine è decisamente il mio mestiere, amo sentirmi così: forte, efficiente e capace di tutto. Mi sento una specie di Robin Hood!

Un pensiero si fa strada nella mia mente: prendere il bottino, fuggire via in Messico, ricominciare con la mia vecchia vita. In questo momento non ricordo più per quale motivo ho smesso,  niente altro al mondo mi fa sentire così vivo, mi fa provare questo batticuore.

Niente, tranne Violet.

Il pensiero di lei mi fa tornare alla realtà, mi ritrovo come sul ciglio di un burrone, con questo oscuro desiderio che mi trascina verso il baratro più oscuro e lei, unica luce ad attirarmi nella direzione opposta. Ricordo il tremito della sua voce, questa notte, quando mi ha chiesto di rinunciare a questa vita. Credevo che la risposta fosse semplice e scontata, ma non lo è affatto. “Chi vuoi essere, Jason? Un ladro o un poliziotto?” Non so rispondere in questo momento e l’unica cosa che posso fare è continuare con il piano. La priorità al momento è tenere Violet al sicuro. Mentre sto aprendo la cassaforte della signora Dominguez, sento il palo fischiettare in corridoio e poi salutare ad alta voce.

<<Buongiorno signora, niente escursione quest’oggi?>> il tono è gentile, ma la sua voce trema. “Che dilettante!” Il suggerimento comunque è chiaro. Prendo una delle siringhe che ho preparato e mi nascondo dietro la porta.

<<Giovanotto, io sono messicana e non sprecherò un minuto di più a sentire una guida americana dire sciocchezze sulla mia patria! Farò un reclamo alla compagnia!>>

Sento il click della porta che si apre e mi preparo, i muscoli tesi, il cuore a mille. Quando la vecchia signora entra nella cabina, le salto addosso prendendola alle spalle e mettendole una mano sulla bocca. Si divincola, ma la tengo stretta e inietto nel suo collo il sonnifero contenuto nella siringa. In un attimo è priva di sensi, la trascino sul letto e l’adagio sui cuscini.

La guardo per un attimo… e mi sento un verme. Avrà almeno settant’anni, spero che il suo cuore sia forte e che il narcotico non le faccia male. Se lo sapesse il Comandante sarei finito!

<<C’è mancato poco!>> mi dice il mio guardiano, che si è affacciato alla porta della cabina per vedere la scena <<Muoviti però, il tempo passa!>>

Riprendo il mio lavoro, con una sensazione sgradevole nello stomaco. Mi dispiace per la signora Dominguez, le ho regalato una pessima vigilia di Natale, che culminerà con la scoperta del furto dei suoi preziosi. Tutte le persone che sto derubando passeranno un bruttissimo Natale. “Altro che Robin Hood, sei il Grinch! È questo quello che vuoi?” Il mio umore si è definitivamente guastato. Continuo a lavorare con maggiore rapidità,  senza più provarci gusto. Voglio solo raggiungere la cifra pattuita, mollare il bottino e tornare da Violet. L’unica cosa che mi dà sollievo è sapere che lei è al sicuro, con la sua famiglia, sulla terraferma.

Alle due, dopo cinque ore e mezza, sono certo di aver raggiunto un bottino sufficiente ad accontentare Peter, la mia borsa è stracolma. Decido di aprire comunque l’ultima cabina, quella del deputato Russel, l’istinto mi dice che lì c’è qualcosa. Niente nella cassaforte, a parte qualche centinaio di dollari e un orologio, ma continuo a seguire il mio intuito e mi attardo a frugare nella cabina. Sotto il letto è nascosta una valigetta nera, che mi sembra più importante della cassaforte. Forzo la serratura e la faccio di Benjamin Franklin mi fa comparire un sorriso a trentadue denti sul viso. Dentro la valigetta c’è una enorme quantità di denaro, ordinatamente sistemato in mazzette da cento dollari. A occhio e croce sono 500.000$. Mi viene da ridere, se avessi cominciato da questa cabina avrei completato il mio incarico in pochi minuti! Ora però questa fortunata scoperta può aiutarmi a far pendere l’ago della bilancia dalla mia parte.

 

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Giovedì 24 dicembre 2015 ore 2:30 PM,  Snooker’s Cigar Bar, Grand Princess – Puerto Vallarta – Messico

 

Il locale comincia a riempirsi, i primi passeggeri stanno rientrando dall’escursione e si fermano al bar per un caffè e un sigaro. Più tempo passa e più il rischio che qualcuno scopra il furto e dia l’allarme aumenta. Devo sbrigarmi. Mi avvicino a Peter, cercando di sembrare più tranquillo possibile. Lui è seduto in una poltroncina, con un cubano tra le mani, avvolto in una nuvola di fumo acre e denso. I capelli biondi a spazzola e gli occhi chiarissimi gli danno un’aria ancora più minacciosa. Mi siedo sulla poltroncina di fronte alla sua, siamo distanti solo lo spazio di un tavolino e questo non mi piace. Tom, l’ufficiale che mi ha fatto da palo, ci osserva dal bancone del bar.

<<Per te>> dico, poggiando la borsa a terra, vicino ai piedi di Peter. Lui la prende e se la poggia in grembo, la apre leggermente e fa un mezzo sorriso vedendo il contenuto.

Aspira una boccata di sigaro e mi guarda senza pronunciare parola. Sento un brivido freddo scivolarmi lungo la schiena. Non oserà uccidermi qui in pubblico, ma il mio istinto mi dice che per lui non è finita qui.

<<Bene, se non c’è altro io andrei>> ancora silenzio, il suo sguardo di ghiaccio mi sta congelando le viscere <<Ti conviene sbarcare in fretta, tra poco qui sarà il putiferio>> aggiungo, in tono amichevole <<Ci vediamo a San Francisco tra qualche mese>>

Faccio per alzarmi, ma lui mette la mano in tasca, estrae il cellulare e lo poggia sul tavolino. Mi sorride e il sangue si ghiaccia nelle mie vene. Conosco quel sorriso, e non significa niente di buono.

<<Prima vorrei mostrarti una cosa>> sibila, affabile come il gatto che mostra le sue fauci al topo.

Prendo il cellulare e faccio partire il video.

<<Jason, non preoccuparti per me!>> grida la voce di Violet, ma viene subito zittita da un poderoso ceffone di Alison che la fa sbilanciare e cadere a terra insieme alla sedia alla quale è legata.

<<Stai zitta, puttana!>> le intima poi, facendo seguire il monito da un calcio nello stomaco. Il grido di Violet mi penetra la mente come un chiodo arroventato, mi sale il sangue al cervello e giuro dentro di me che Alison la pagherà molto, molto, molto cara per questo.

<<Ciao tesoruccio>> continua lei, in tono fintamente affettuoso <<la tua ragazza starà con me per un po’. Come vedi siamo già buone amiche>>

<<Non osare toccarla>> dico senza riuscire a trattenermi, ben sapendo che si tratta di una registrazione e che non può sentirmi.   L’obiettivo si sposta su Violet, a terra, il viso rigato di lacrime, la guancia tumefatta, poi la mano di Alison entra in campo, facendomi ciao ciao con la Desert Eagle e la registrazione si interrompe.

<<Che cosa vuoi?>> chiedo diretto a Peter, il mio tono di voce freme di rabbia, non ho mai desiderato così tanto fare del male a qualcuno.

<<Questa volta mi assicurerò la tua collaborazione fino alla fine>> mi dice, senza scomporsi <<Lei sarà la migliore garanzia>> a dispetto del tono annoiato so che sta festeggiando dentro di sé il fatto di avermi messo al tappeto.

<<Non sto cercando di fregarti, Peter, cazzo!>> esclamo, facendo un disperato tentativo <<Prendi la borsa, lascia la nave e vattene. Non sarai seguito, hai la mia parola!>>

Per tutta risposta lui si china sul tavolino, fino a trovarsi a pochi centimetri da me. Il suo fiato di vodka e sigaro mi disgusta, ma i suoi occhi d’acciaio sono velati di rabbia repressa e follia. Rimango immobile sostenendo il suo sguardo.

<<La tua parola… quella di ladro o di poliziotto?>>

Il sangue mi si ghiaccia nelle vene a queste parole. Mi ha scoperto. Sa tutto. Con orrore mi rendo conto che il pericolo che minaccia me e Violet è reale e vicinissimo. Peter è crudele e vendicativo, non sono i soldi che cerca. Vuole farmi del male e ha scoperto che lei è il mio punto debole. Purtroppo, ha dannatamente ragione, in questo momento non mi importa niente di quello che mi succederà, ma sarei pronto ad uccidere perché a lei non sia torto un capello.

<<Stai dicendo un mucchio di sciocchezze>> nego la sua accusa con un gesto pigro della mano <<Ma facciamo a modo tuo. Dimmi cosa fare, concludiamo questa storia>> dico, pregando di sembrargli abbastanza sicuro di me.

Seguendo le sue istruzioni mi alzo e lo precedo attraverso ascensori e corridoi fino alla scala che consente di scendere dalla nave. Tom viene con noi, senza  pronunciare una parola. Ha lo sguardo serio e concentrato, sta facendo progressi. “Forse la via del crimine potrebbe veramente essere la sua strada, un giorno”.

Peter si lascia sfuggire un’imprecazione quando vede che il Comandante e Caroline stanno salendo per a stessa scala. Si sistema meglio il berretto e guarda verso il basso per nascondere il viso. Ci troviamo gli uni di fronte agli altri e gli occhi di  Robert Young  sprofondano nei miei. So che ho solo un attimo per fargli capire cosa succede, lo fisso intensamente sperando che il suo intuito non mi tradisca.

<<Ciao Frank, dov’è Violet?>> mi dice in tono perfettamente normale. Così normale che sono certo abbia capito. Devo trattenere un sospiro di sollievo. Sento lo sguardo di Peter incendiarmi la schiena, devo stare molto attento a quello che dico.

<<Buongiorno Robert, Caroline… sto andando a prenderla, è andata a fare shopping con un’amica>> il mio tono tranquillo è da oscar, sento dietro di me che Peter si rilassa leggermente.

<<Shopping natalizio, eh?>>sorride il mio Capo, e avrei voglia di abbracciarlo, per quanto naturale suona la sua voce <<Dovresti stare attento, un anno mi ha regalato un maglione con un albero di Natale che si illuminava davvero!>>

<<Oh beh, correrò il rischio>> dico, con una risatina.

<<Con chi è andata a fare shopping?>> ecco, il Capo mi sta dando l’aggancio per dargli un indizio, la sua abilità è incredibile.

<<Una ragazza che ha conosciuto sulla nave, mi pare che si chiami…>> faccio una pausa, in modo che Peter pensi che sto inventando un nome, mentre so esattamente cosa dire <<Elisabeth. Sì, Elisabeth Mitchell>> il lampo negli occhi del Comandante mi fa capire che il mio indizio è stato recepito. Del resto non avevo dubbi. Elisabeth Mitchell è una donna che abbiamo salvato tempo fa, durante un’operazione di polizia. Era tenuta in ostaggio e venne torturata prima che riuscissimo a raggiungere il suo aguzzino e sbatterlo in galera. Non avrei potuto raccontare più chiaramente quello che sta rischiando Violet in questo momento.

<<Capito, brava ragazza>> annuisce lui, sorridendo in un modo che me lo fa adorare ancora di più. Ha appena scoperto che sua figlia è in grave pericolo, ma non batte ciglio. Quest’uomo è il mio mito! <<Allora ci vediamo a cena, buona passeggiata!>>

<<Grazie, a più tardi!>> ho fatto quello che potevo, ora devo trovare il modo di sconfiggere Peter. Mentre scendo le scale il mio cervello non smette un attimo di lavorare. Penso e scarto numerosi piani, nessuno di essi mi sembra fattibile.

 

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Giovedì 24 dicembre 2015 ore 3:30 PM,  Puerto Vallarta – Messico

 

Prendiamo un taxi al porto e Peter comunica un indirizzo a pochi minuti di strada. Raggiungiamo una delle tante case dai muri bianchi e dal tetto spiovente di tegole rosse. Indistinguibile dalle altre. Bussiamo e una cameriera ci fa entrare e accomodare in un salottino di legno e cuoio in tipico stile messicano. Dopo pochi minuti ci serve tre margarita, come se fossimo ospiti di riguardo e non ladri in attesa di incontrarsi con un ricettatore. La situazione è così surreale, che non riesco a credere ai miei sensi. È una bella giornata, il clima è primaverile e l’albero di Natale nella stanza stride con il profumo di mare e fiori che entra dalla finestra aperta. Lo stereo trasmette sommesso El Mismo Sol di Alvaro Soler, una canzone così in contrasto con il pericolo in cui mi trovo, da rendere questo momento totalmente estraniante. Beviamo in silenzio i nostri margarita, mai avrei creduto di trovarmi in una situazione così assurda. Poco dopo la cameriera torna ad annunciare che il padrone di casa può riceverci.

Seguendo l’impulso di un’idea, mi alzo di scatto, provocando un’immediata reazione in Peter.

<<Tu resti qui>> ringhia,  infatti. Poi si rivolge a Tom e gli ordina <<Tienilo sempre sotto tiro>>. Questi annuisce e restiamo soli nella stanza. La Smith & Wesson puntata contro di me.

<<Hai pensato alla mia proposta?>> gli chiedo, in un sussurro.

<<Non voglio grane, è troppo pericoloso.>>

<<Posso proteggerti, Tom>> sorrido, ostentando una sicurezza che non ho  <<E posso anche pagarti. Cinquecentomila dollari, pensaci! Potresti vivere da Re!>>

Lui  resta in silenzio, continuando a tenermi sotto tiro.

<<Sai come andrà a finire? Te lo dico io>> continuo <<Lui ti chiederà di uccidermi. Così, quando sarete presi, lui sarà colpevole di ricettazione e tu sarai un assassino. Sa fare bene i suoi conti il nostro amico Peter!>>

Tom si agita sulla sedia, sento che in lui sta nascendo il dubbio.

<<Sei un assassino, Tom? Io non credo>> rincaro la dose.

Un rumore di passi mi costringe a smettere. Impreco dentro di me, la mia migliore occasione per annullare la mia posizione di svantaggio è sfumata.

Quando Peter ritorna, è il ritratto della soddisfazione, sembra un gatto che ha appena mangiato il topo. Non stento a crederlo, alcuni di quei gioielli erano veramente splendidi.

<<Non hai perso il tuo tocco magico, te lo concedo>> mi dice, gongolando.

<<Bene, sarai soddisfatto allora. Adesso lasciami andare, lascia andare Violet e vai a goderti i tuoi soldi>>

Il suo sorriso crudele mi dice che non c’è speranza per me. Il suo desiderio di vendetta non è stato ancora saziato.

 

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Giovedì 24 dicembre 2015 ore 5:30 PM,  Sfasciacarrozze Morales – Puerto Vallarta – Messico

 

Riprendiamo il taxi e ci allontaniamo dalla città. La zona turistica lascia spazio a case di periferia che si diradano sempre più. Raggiungiamo una zona deserta e proseguiamo a piedi, finchè ci fermiamo in un cimitero d’auto. Scheletri di metallo arrugginito ci circondano minacciosi, lamiere roventi risplendono sotto il sole del tramonto. Riesco a pensare a solo una cosa: che non voglio morire qui, non voglio morire così.

<<Uno sfasciacarrozze? Accidenti Peter, non ti facevo così teatrale!>>

<<Non si tratta di essere teatrale, amico>> sibila lui. “Amico, certo, come no?” <<È solo una questione di praticità>>

Mi indica il macchinario che compatta le lamiere e mi osserva godendosi la mia espressione atterrita, che mio malgrado non riesco a nascondere.

<<Metterò lì il tuo corpo e non verrà mai più trovato, diventerai una macchia su un cubo di metallo>> la sua voce trasuda odio, mi passano davanti gli anni in cui siamo stati veramente amici, o almeno lo credevo.

<<Voglio salutare Violet>> tre parole che fanno sorridere Peter. Tre parole che sono la mia resa, il mio ultimo desiderio, il mio addio a tutto ciò che ho di più caro al mondo <<Ti prego, lascia che le dica addio>>

 

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Capitolo 7

Giovedì 24 dicembre 2015 ore 5:30 PM  Deposito derrate, Grand Princess – Puerto Vallarta – Messico

 

Violet

Non so dire quale parte del mio corpo non sia dolorante. Sono piena di lividi, ho un occhio pesto e il labbro spaccato. Alison si è divertita ben bene a dimostrarmi che sono in suo potere e che può farmi molto male. Sono certa che il motivo non siano gli ordini di Peter. È furiosa con me perché sto con Jason, è evidente che prova ancora qualcosa per lui. Mi tiene sotto tiro, anche se non ce n’è alcun bisogno, legata come sono alla sedia. Intorno a noi scatole di dolci natalizi creano uno stridente contrasto con la situazione. Oggi è la vigilia di Natale, non riesco ad immaginare un modo peggiore di trascorrerla. La temperatura è molto bassa quaggiù, l’ambiente è refrigerato per una migliore conservazione degli alimenti e le celle frigorifere sono a pochi passi. Il gelo più profondo è quello che però stringe il mio cuore. Jason è in pericolo, da quel poco che Alison si è lasciata sfuggire ho capito che Peter ha le peggiori intenzioni. Li ha traditi, in occasione del colpo alla banca, e questa è gente che non perdona. Lo uccideranno, e non potrò fare niente per impedirlo. Questo pensiero mi dilania, più del pensiero della mia morte che probabilmente seguirà la sua. Ho visto Alison e Peter in viso, so troppe cose.

Quando il telefono di Alison squilla,  un brutto presentimento mi strizza il cuore in una stretta dolorosa. Lei risponde e ascolta in silenzio, per poi avvicinarsi a me con un’espressione letale.

<<Il tuo ragazzo vuole salutarti, bellezza>> il suo tono è seccato, è evidentemente contrariata da quello che ha sentito, ma non ho voglia di pensarci. Tutto quello che mi interessa è guardare lo schermo del cellulare, dove attraverso la videochiamata posso vedere la scena che più temevo. Un incubo tramutato in realtà. Jason è in ginocchio, in un orribile posto che sembra un cimitero per auto. In piedi alle sue spalle, un tizio che non conosco, in divisa della marina, ha in mano una pistola, la canna punta alla sua nuca. Jason guarda verso di me, attraverso la telecamera del cellulare. I suoi incantevoli occhi verdi sono profondamente tristi, mentre mi guarda con un sorriso coraggioso che mi spezza il cuore.

<<Violet, amore, mi dispiace>> le lacrime scorrono inarrestabili sulle mie guance, mentre ascolto il suo addio <<Avevo in mente un altro futuro per noi, perdonami>>

<<Non c’è niente da perdonare, vorrei solo che avessimo più tempo…>> i singhiozzi  mi spezzano il respiro, non vorrei mostrarmi debole davanti a loro, ma non riesco a trattenermi.

<<Questi ultimi giorni con te valgono una vita. Mi dispiace di averti coinvolta, sono stato egoista, non ho saputo rinunciare a te anche a costo di metterti in pericolo>>

<<Smettila di scusarti, se potessi tornare indietro rifarei ogni cosa! Ti amo, Jason>> è tutto quello che riesco a dire, la voce rotta dal pianto.

<<Ti amo, Violet. Per sempre>>sono le sue ultime parole per me, poi si volta verso Peter <<Non voglio che lei veda.>>

Vedo l’uomo in divisa tendere il braccio per prepararsi a sparare, Peter poggia il telefono su un rottame, la telecamera inquadra per un attimo il cielo dove il sole sta tramontando. Al rumore assordante di uno sparo segue uno schizzo di sangue che macchia l’inquadratura.

<<Nooo!>> grido, ma Alison mi strappa il telefono di mano e chiude la comunicazione, è visibilmente pallida e scossa.

<<Merda!>> dice, lanciando il telefono a terra <<Io… non credevo che sarebbe finita così>> è solo un sussurro, ma posso sentire la tristezza nella sua voce. Mi volta le spalle, nascondendomi la sua espressione.

<<È tutta colpa tua!>> le grido contro <<Se tu non mi avessi rapita non lo avresti costretto ad andare con Peter e ora sarebbe vivo!>>

<<Taci, puttana!>> mi urla contro, puntandomi contro la Desert Eagle. Le sue mani tremano, la sua espressione è sconvolta. Decido di tentare il tutto per tutto.

<<È colpa tua! Jason è morto per colpa tua!>>

Lei mi si avvicina e mi colpisce al volto con l’impugnatura della pistola. Sento il sapore del sangue riempirmi la bocca, la testa mi gira e mi pulsa in modo lancinante.

<<Smettila o ti ammazzo, hai capito?>>

La fisso negli occhi e scandisco con tutta la mia rabbia:

<<L’hai ucciso tu, Alison.>>

Lei mi si avvicina ancora, mi afferra per le spalle e mi scuote duramente, fissandomi a sua volta.

<<Ho detto stai zitta>> scandisce, la sua espressione è stravolta dall’ira. Con tutta la mia forza le do una testata, colpendola sul setto nasale più forte che posso e facendola barcollare all’indietro. Mi alzo con tutta la sedia e mi lancio contro di lei con tutto il mio peso, mentre si tiene il naso sanguinante con la mano, mandandola a terra dove batte la testa. La pistola le vola via, atterrando sul pavimento a poca distanza. Miracolosamente riesco a non perdere l’equilibrio. Quando fa per alzarsi, barcollando, mi giro di scatto e mi abbasso, colpendola al viso con le gambe della sedia, mettendola ko. Sento un crack promettente. Prima che lei riprenda conoscenza, sbatto nuovamente la sedia contro il muro, più volte, mandandola in frantumi. Non senza difficoltà, riesco a slegarmi.

Alison è ancora a terra, priva di sensi. La lego, la trascino prendendola per le gambe e la chiudo in una cella frigorifera, barricando la porta con dei sacchi di patate. Spero che muoia congelata, quella stronza! Afferro la pistola e il telefono e corro via, alla ricerca di un modo per farla pagare a Peter. Sono a pezzi, mi duole ogni parte del corpo e la testa mi ronza incessantemente, ma la rabbia e il dolore mi spingono ad andare avanti. Jason è morto, ma non c’è tempo per piangere. Voglio vendetta.

 

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Giovedì 24 dicembre 2015 ore 6:00 PM  Sala Ristorante Michelangelo della Grand Princess – Puerto Vallarta – Messico

 

Una serie di voci concitate mi attira verso la sala ristorante. Vi è radunata una folla di persone e mio padre è al centro di esse, affiancato da alcuni poliziotti messicani e dal personale di sicurezza di bordo.

<<Scopriremo chi ha preso i vostri gioielli, state tranquilli!>> dice in tono secco, come se fosse l’ennesima volta che lo ripete <<Ora dobbiamo occuparci di qualcosa di più urgente, c’è una persona in pericolo di vita!>>

<<Abbiamo perlustrato anche il ponte 5>> dice il Capitano della nave <<Nessuna traccia della ragazza.>>

<<Continuate, deve essere da qualche parte>> ribatte mio padre in tono ostinato.

<<Papà!>> lo chiamo, correndogli incontro e tuffandomi tra le sue braccia, che si serrano intorno a me con forza.

<<Violet, sei viva!>> nella sua voce c’è tutto il sollievo del mondo <<Oh Signore benedetto, come ti hanno conciata!>> esclama poi, vedendo il mio stato <<Maledetti, la pagheranno!>>

<<Oh papà…>> mi stringo a lui scoppiando nuovamente a piangere <<Sono riuscita a fuggire da quella donna, l’ho chiusa nella cella frigorifera>>. Ad un cenno di mio padre due poliziotti e un ufficiale della nave partono di gran carriera diretti, immagino, verso il deposito di derrate.

<<Va tutto bene piccola, ora sei al sicuro>> mi sussurra, stringendomi forte e accarezzandomi i capelli <<Dov’è Jason?>> mi chiede poi, dolcemente.

Realizzo con una parte del mio cervello che lo ha chiamato con il suo vero nome, ma ormai non mi importa più della finzione. Il mio cuore è spezzato, un’ombra senza fine è calata su di me.

<<È morto…>> mormoro, e mentre lo dico diventa ancora più vero. L’agghiacciante verità mi paralizza e non posso fare altro che crollare a terra e piangere tutte le mie lacrime. Alle mie parole tutti i passeggeri che gridavano inviperiti tacciono di colpo. Sento delle mani accarezzarmi per confortarmi e scorgo tra le lacrime mia madre e mia sorella, chine accanto a me che mi abbracciano in silenzio. Tyler è a pochi passi e mi guarda preoccupato e triste.

<<Violet…>> la voce di mio padre interrompe con dolcezza il mio dolore <<mi dispiace, ma ho bisogno di sapere cosa è successo, per trovare il colpevole>> Alzo gli occhi a guardarlo. È molto triste, ha gli occhi lucidi ed è molto pallido, come se tenesse molto a Jason.

<<Era in uno sfasciacarrozze, mi ha chiamato per dirmi addio prima che gli sparassero>> guardo gli ufficiali della nave riuniti nella sala <<È stato uno di voi, era in divisa.>>

<<Un ufficiale manca all’appello, in effetti>> conferma il Capitano <<Dite che è complice di quei criminali?>>

Annuisco, tirando su col naso e cercando di riprendermi, ma i miei occhi non vogliono smetterla di lacrimare.

<<Papà, è stato Jason a rubare i gioielli. Quell’uomo, Peter, lo ricattava e aveva minacciato di uccidermi e lui non ha avuto altra scelta>> il chiacchiericcio dei passeggeri riprende istantaneamente, tutti cominciano a parlare contemporaneamente .

<<Silenzio!>> esclama mio padre spazientito <<Vi ho già detto che riavrete i vostri gioielli! Ora se non vi dispiace levatevi dai piedi!>>

<<Sì, signori e signore>> gli fa eco il Capitano <<Per cortesia tornate nelle vostre cabine e lasciateci lavorare. Tra poco inizierà il cenone della vigilia di Natale come previsto!>>

Piano piano la gente comincia a defluire e resto nella sala ristorante con la mia famiglia e la squadra di indagine, mentre i camerieri si affannano a terminare la preparazione dei tavoli. Su ogni tavolo è stato posto come centrotavola un piccolo albero di natale, con pacchettini dorati appesi ai rami e lucine bianche. Li troverei incantevoli, se potessi provare qualcosa al di là di questo dolore bruciante.

<<Mi faccia capire, Comandante Young>> chiede il Capitano <<Il suo uomo è l’autore dei furti?>>

<<Prima di entrare in polizia l’agente Reed era un ladro. Ha pagato il suo debito alla società e ha iniziato a rigare dritto>> sospira mio padre <<A quanto sembra è rimasto coinvolto in un vecchio regolamento di conti e non ha avuto altra scelta.>>

Le sue parole penetrano nella cortina della mia disperazione. Polizia. Agente Reed. Non credo alle mie orecchie.

<<Jason è… era un poliziotto?>> guardo mio padre, sgranando gli occhi.

<<Sì, lui si era infiltrato nella rapina alla banca, probabilmente è stato scoperto…>>

Mi alzo e lo guardo negli occhi, collego solo ora tutto quello che è successo.

<<Per questo non eri preoccupato quando hai visto che mi ha preso in ostaggio…>>

<<Sì, lui è un ottimo agente, sapevo che eri in buone mani.>>

<<L’hai mandato tu a fare quella rapina…>> il viso di mio padre si trasfigura, mentre anche lui comprende l’orrenda verità che io ho già scoperto.

<<Sì…>> mormora, è appena un sussurro. Porta la mano alla fronte con un gesto disperato.

<<È colpa tua se è morto.>>

<<Violet… non potevo sapere…>> ma i suoi occhi non mentono, lo conosco bene, sente su di sé il peso del senso di colpa.

<<È colpa tua se è morto!>> ripeto, urlando <<Tu l’hai mandato lì, tu l’hai messo in pericolo!>> non mi importa dell’impatto che le mie parole hanno su di lui. Sono distrutta, voglio un colpevole, voglio una spiegazione per la morte insensata dell’uomo che amo.

Mio padre crolla su una sedia, il viso tra le mani. Un gelo senza nome cade nella sala addobbata mentre tutti prendiamo atto della terribile verità.

Il telefono di Alison inizia a squillare.

<<È Peter>> dico, guardando il numero impresso sullo schermo.

<<Dobbiamo proporre uno scambio con la refurtiva >> suggerisce mio padre, in tono stanco <<Gli diremo che abbiamo la donna.>>

<<Oh, so benissimo cosa dirgli>> rispondo, allontanandomi dalla sua mano, tesa per prendere il telefono. Apro la comunicazione e riverso nel telefono un fiume di parole:

<<Ti conviene scappare molto, molto lontano, figlio di puttana, perché io ti troverò, oh se ti troverò! E quando ti avrò trovato ti farò pentire amaramente di essere nato! Ti giuro, su tutto quello che ho di più caro al mondo, che farai una morte lunga e dolorosa. Se pensi di cavartela con qualche anno di carcere hai fatto male i tuoi conti, io ti troverò e non avrò pace fino a quando non avrai avuto quello che ti meriti!>>

Nessuna risposta dall’altro lato. Chiudo la comunicazione in tronco, fremendo di rabbia. L’odio mi aiuta sentirmi ancora viva, mi aiuterà ad andare avanti.

Un minuto dopo, il telefono squilla di nuovo. Prendo un respiro profondo e rispondo.

<<Non sono stata abbastanza chiara, stronzo?>> sibilo.

<<Sei stata chiarissima, ma, prima di farmi fare una morte lunga e dolorosa, mi daresti almeno un bacio?>> sono costretta a sedermi, perché la voce che sento non è quella di Peter.

<<Jason?>> i miei occhi si riempiono di nuovo di lacrime, ma questa volta sono lacrime di sollievo e felicità. Mi sembra di respirare di nuovo, che il sangue riprenda a scorrere nelle mie vene.

<<Amore, stai bene? Scusami per poco fa, non riuscivo a parlare per l’emozione, quando mi sono accorto che eri tu al telefono e non Alison. Ti ha fatto del male?>> la sua voce mi accarezza l’anima, persino i dolori per le botte che ho preso sembrano essere scomparsi.

<<Io… sto bene, ma tu? Credevo che ti avesse ucciso!>>

<<Credevo anch’io che sarei morto>> sospira, mi rendo conto che ha avuto davvero paura. Poi riprende a parlare allegramente <<Per fortuna Tom ha capito che non voleva essere un assassino e ha sparato a Peter invece che a me. Due colpi alle gambe>> lo sento sorridere <<Lo abbiamo catturato, ti mando le coordinate sul telefono  così tuo padre può mandare qualcuno a prendermi. So anche dove si trova la refurtiva e ho delle ghiotte informazioni per smascherare un deputato corrotto.>>

<<Ottimo lavoro, agente>> sorrido.

<<Quindi lo sai… >> risponde dopo un attimo.

<<Avremo modo di parlare del fatto che mi hai detto una bugia>> gli rispondo, dovrei essere arrabbiata ma lui è vivo e nient’altro conta ormai <<ma adesso torna da me…>>

<<Non vedo l’ora…>>

Chiudo la telefonata e passo le coordinate a mio padre. Vorrei andare con lui e la squadra che si occuperà dell’operazione, ma è irremovibile.

<<Dobbiamo portare al sicuro Peter, arrestare Tom e recuperare la refurtiva. È troppo pericoloso e tu non verrai.>>

<<Ma papà…>>

<<Ho detto no, Violet>> d’un tratto ha ripreso il tono che aveva quando ero adolescente. Mia madre si intromette nel nostro discorso:

<<Violet, hai un aspetto orribile, che ne dici di usare questo tempo per medicarti e darti una sistemata?>>

<<Sì, con un po’ di trucco possiamo mimetizzare quei lividi, a Jason farà piacere>> rincara la dose mia sorella.

Sono in minoranza, decido di arrendermi  e mi faccio trascinare via. All’improvviso noto tutte le decorazioni natalizie a cui non avevo fatto caso. La nave è splendidamente agghindata con luci e festoni di sempreverdi, fiocchi e palline bianche e dorate,  in sottofondo risuonano le tradizionali canzoni di Natale, che creano una bella atmosfera. Non ho mai amato particolarmente le festività, le ho sempre considerate un trionfo del consumismo, ma oggi è diverso. Oggi ho vissuto il mio miracolo di Natale. Rivolgo una accorata preghiera di ringraziamento al cielo, che mi ha fatto questo dono immenso. Sento che ora andrà tutto bene.

 

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Giovedì 24 dicembre 2015 ore 9:00 PM  Ponte Sole, Grand Princess – Mare Aperto

 

Mi sento come un ragazzina al primo ballo. Mia madre e Jessica mi hanno truccata di tutto punto, non sono riuscite a coprire completamente l’occhio nero, ma hanno mimetizzato gran parte dei lividi che ho sul viso. Mi hanno acconciato i capelli, alzandoli in uno chignon leggero, che fa ricadere solo alcune ciocche sul mio collo. Infine mi hanno fatto indossare un abito da sera, quello che avevo portato per fare colpo su Jason in occasione di questo gala. È un abito lungo, senza maniche, di sottile maglia argentata, con una scollatura a V sul davanti e una profonda scollatura sulla schiena. Nonostante i dolori mi sento viva, bella, felice più che mai. Non vedo l’ora di essere di nuovo con lui e questa volta non lo lascerò mai più.

La nave è salpata, come da programma, ma il Capitano mi ha assicurato che mio padre e Jason potranno raggiungerli in mare. Sono di vedetta sul ponte da un’ora, in attesa di vederli arrivare. Sono sola, tutti gli ospiti della nave sono alla serata di gala.

Dopo poco, eccoli arrivare su un motoscafo della guardia costiera. Mio padre è seduto e chiacchiera con un ufficiale, mentre Jason è in piedi e guarda in alto verso di me. Non so se riesce a vedermi bene a questa distanza, ma gli sorrido con tutto l’amore che posso ed agito la mano in segno di saluto. Aspetto trepidante che la nave si fermi e venga calata la scaletta. Fanno sbarcare Alison, che raggiungerà Peter e Tom in una prigione messicana in attesa del processo. Spero che le diano il massimo della pena! La odio, anche se non posso fare a meno di pensare che sono stati i suoi sentimenti per Jason a farle abbassare la guardia e a permettermi di fuggire. Finalmente lui e mio padre salgono a bordo, so che devo aspettare perché devono rilasciare alcune dichiarazioni e firmare delle carte e l’impazienza mi distrugge. Jason sarà sottoposto ad un processo e a un provvedimento disciplinare. Mio padre l’ha coperto come ha potuto, ma resta il fatto che ha rapinato una grande quantità di persone. Non sono preoccupata, sono certa che una volta ascoltata tutta la storia e rientrati in possesso dei loro preziosi, ritireranno gran parte delle loro denunce. Anche se così non fosse, non mi importa. Se Jason dovrà andare in prigione gli resterò accanto.

Finalmente, dopo un’attesa che sembra interminabile, le porte automatiche si aprono e lui arriva sul ponte. Deve essere passato in cabina a cambiarsi perché indossa lo smoking ed è incredibilmente bello, nonostante anche il suo viso sia segnato dai colpi ricevuti. Sono così felice di vederlo che resto impietrita sul ponte, non riesco a decidermi ad andargli incontro, ho quasi paura di svegliarmi e di scoprire che è solo un sogno, che lui è morto e che io sono sola. Il cuore mi batte nel petto come un forsennato e devo trattenermi per non riprendere a piangere.

Lui si avvicina a me lentamente, con cautela, quasi stesse cercando di avvicinare un animale selvatico. Vedo nei suoi occhi rispecchiarsi la mia stessa emozione. Dolcemente mi raggiunge e mi prende tra le braccia. Sentire il suo corpo a contatto con il mio e le sue braccia forti che mi stringono mi dà la conferma che sta succedendo davvero.

<<Sei qui…>> mormoro, sfiorando il suo torace con le mani, per sincerarmi che sia reale. Lui mi prende dolcemente il viso e lo gira per vedere i segni che Alison mi ha lasciato, leggermente visibili sotto il trucco. Lo vedo stringere i denti e incupirsi.

<<Cosa ti hanno fatto…>>

<<Sto bene>> rispondo accarezzandolo dolcemente <<Va tutto bene ora che sei qui>>

<<Ti giuro che non ti metterò mai più in pericolo>> sussurra, baciandomi la tempia con una delicatezza che mi riempie di commozione.

<<Non mi importa, finché sei con me>>

<<Sarò sempre con te>> ammicca e mi sorride, in quella maniera che mi fa sentire le farfalle nello stomaco <<Che ti piaccia oppure no>>

<<Puoi scommetterci, sbirro>> gli rispondo sorridendo <<Adesso hai intenzione di baciarmi o devo minacciarti con una pistola? Sai, ho una bellissima Desert Eagle…>>

Le sue labbra sono sulle mie, appassionate e dolci come le ricordavo, assaporano la mia bocca con delicatezza per non far riaprire la ferita al labbro. Gli passo le braccia intorno al collo, stringendomi a lui e aderendo al suo corpo con il mio. Una volta di più penso che sembriamo fatti l’uno per l’altra. Schiudo le labbra per accogliere la sua lingua e ci baciamo a lungo, senza fretta, come se fosse il nostro primo bacio. Le sue braccia mi tengono stretta e la sua mano sale ad accarezzarmi la nuca.

<<Credevo che non ti avrei più baciata>> mormora sulle mie labbra, la voce gli trema per l’emozione.

<<Ssshhh… non pensiamoci ora>> gli rispondo, non voglio ricordare quello che abbiamo passato, voglio solo stare con lui e aiutarlo a dimenticare.

Frank Sinatra dall’altoparlante della nave intona Have Yourself a Merry Little Christmas, iniziamo a muoverci lentamente a tempo di musica. Poggio la guancia sul suo petto, il suo profumo mi circonda e le sue braccia mi stringono come se non volesse più lasciarmi andare via. Mi sento serena e al sicuro e posso sentire il suo cuore battere forte come il mio.

Sollevo la testa ad incontrare la sua bocca con la mia e ci perdiamo in un bacio appassionato, mentre le note della canzone ci avvolgono come una carezza. Gli mordo le labbra, stuzzicandolo, e vengo immediatamente ricompensata dalla sua lingua che penetra vorace nella mia bocca e dalla sua erezione che preme contro di me con inequivocabile urgenza. La sua mano scende ad accarezzarmi la schiena, provocando un’esplosione di brividi sotto tutta la mia pelle.

<<Mmm, ma questo vestito?>> mi sussurra, baciandomi il collo in quel suo modo che mi fa tremare di desiderio.

<<Volevo fare colpo su di te>> sospiro, mentre la sua mano scende sui miei glutei intrufolandosi nella profonda scollatura sulla mia schiena. Il suo tocco sulla pelle mi fa impazzire.

<<Ci sei riuscita, amore mio, dal primo momento che ti ho vista.>>

<<Anche tu…>> confesso, mentre sfiora con le labbra il punto sensibile dietro il mio orecchio e mi sento leggera come non mai.

<<Violet, posso chiederti una cosa?>> mi sussurra all’orecchio, dolcemente.

<<Tutto quello che vuoi, amore>>

<<Mi hai detto di aver organizzato il tuo matrimonio per giugno…>> sollevo lo sguardo a incontrare i suoi occhi verdi e aggrotto le sopracciglia, non posso credere che voglia parlare di Frank proprio ora! <<Mi chiedevo… ti farebbe piacere non annullare il matrimonio e cambiare solo il nome dello sposo sulle partecipazioni?>> sgrano gli occhi, non posso credere di aver capito bene cosa intenda. Lui per tutta risposta mi sorride, con un sorriso che mi fa sentire le gambe molli.

<<Jason Reed!>> mi sciolgo dal suo abbraccio e lo guardo negli occhi, fingendo di essere scandalizzata <<Stai per caso chiedendomi di sposarti? Perché sappi che pretendo una dichiarazione come si deve!>>

Non posso che portare una mano alla bocca per nascondere l’enorme sorriso che tende le mie labbra ferite, quando, per tutta risposta, si inginocchia davanti a me e si schiarisce la voce.

<<Mi ero ripromesso di non affrontare l’argomento prima di qualche mese, di darti il tempo di abituarti a me e di non avere fretta. Oggi però ho capito che la vita è terribilmente effimera. Io non so quello che succederà, non so quanto tempo avremo davanti a noi per amarci, né se saprò renderti felice come meriti. Ma una cosa la so, di una sola cosa sono sicuro: non voglio aspettare neanche un giorno per iniziare la mia vita con te>> tira fuori dalla tasca un tipico anello messicano, d’argento lavorato con un motivo delicato di foglie e fiori a sbalzo <<Non è che un souvenir, ma lo sostituirò al più presto con qualcosa di più adatto>>

<<È bellissimo…>> lo rassicuro, poi trattengo il fiato in attesa che pronunci le fatidiche parole.

<<Violet Young, ti amo da impazzire e voglio essere unito a te per sempre… Vuoi sposarmi?>>

<<Sì! Sì! Mille volte sì!>> esclamo con le lacrime agli occhi, mentre si alza e mi infila l’anello all’anulare sinistro.

Con un allegro scoppiettio il cielo e il mare si colorano di mille riflessi colorati. È mezzanotte e i fuochi d’artificio esplodono in un caleidoscopio di colori sopra le nostre teste. Quasi non me ne accorgo perché il battito del mio cuore che sta scoppiando di gioia è più fragoroso e perché Jason, il mio Jason, il mio futuro marito, mi sta baciando.

<<Buon Natale, Violet>> sussurra sulle mie labbra.

<<Buon Natale, Jason>> rispondo, abbandonandomi a lui.

Un grande fuoco di artificio a forma di cuore esplode su di noi, un tocco di rosso nel cielo notturno, per festeggiare il nostro amore.

 

the-end

domani

Questo racconto inedito pubblicato è un’opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicata sul sito Free Passion nella rassegna “Racconti di Natale – Un Tocco di Rosso”

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Irina. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

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18 Comments on Rassegna Racconti di Natale – “Un Tocco di Rosso” – “Mi hai Rubato il Cuore” di Irina – 3° Parte

  1. manu85
    dicembre 17, 2015 at 3:17 pm (5 anni ago)

    Io io sono rimasta con il fiato sospeso la prima parte mi ha fatto gelare il sangue nelle vene giuro pensavo fosse morto sul serio..mi è piaciuta molto anche Violet..ma la fine della storia oddio io sto piangendo le lacrime scendono copiose…Irina grazie Mille x aver condiviso con noi questo racconto bello non è l’aggettivo giusto
    componenti continua così bacio

    Rispondi
    • Irina
      dicembre 17, 2015 at 11:52 pm (5 anni ago)

      Grazie a te manu! I vostri incoraggiamenti sono preziosissimi!

      Rispondi
  2. maria
    dicembre 17, 2015 at 4:00 pm (5 anni ago)

    wowowowow!!!!! Irina u mi hai davvero uccisa!! lacrime di tristezza,gioia, di tutto!!!! mi hai tenuta col fiato sospeso tutto il tempo e che dire del finale?!?!? no cioè…io voglio molto di più da questo raccono, tipo scena del matrimonio, i figli, tutto! grandissima!

    Rispondi
    • Irina
      dicembre 17, 2015 at 11:53 pm (5 anni ago)

      Grazie Maria! Chissà, forse potrei scrivere il seguito! Un bacione

      Rispondi
  3. Renèe
    dicembre 17, 2015 at 5:21 pm (5 anni ago)

    Wow….Allora, io non so da dove partire…
    Storia bellissima, originale e dal sapore accattivante.
    Non è mancato nulla. Sesso (divino, ho adorato Jason), amore, passione, terrore, suspance, colpi di scena e un tocco natalizio…
    Un racconto ben scritto, personaggi altrettanto belli e una protagonista niente male!
    Complimenti Irina, mi verrebbe voglia di leggere un seguito… che ne dici? :-)
    Io, nel frattempo, spero di leggere presto qualcos’altro di tuo! Ottimo lavoro, ragazza!!!!

    Rispondi
    • Irina
      dicembre 17, 2015 at 11:55 pm (5 anni ago)

      Anche tu Renee? Mi sa che ci devo pensare davvero ad un seguito. Grazie di cuore per le tue parole, sono emozionata nel leggere simili commenti. Un abbraccio!

      Rispondi
  4. ROSY C.
    dicembre 17, 2015 at 5:48 pm (5 anni ago)

    O santo cielo …… tra paura ed emozioni…..ke bello !!!!!!! La dichiarazione d’amore di Jason è stata…..wow….. e come Violet ha minacciato quello ke credeva essere Peter ….. l’ho detto ke è una tosta…..adesso dico ke è una con le PALLE !!!!!!! Bellissimo Irina, complimentoni ♥♥♥♥♥♥♥

    Rispondi
    • Irina
      dicembre 17, 2015 at 11:56 pm (5 anni ago)

      Grazie Rosy, anche a me Violet piace molto! Un abbraccio!

      Rispondi
  5. Lele
    dicembre 17, 2015 at 9:23 pm (5 anni ago)

    Storia veramente bella. Sarebbe bello un seguito. Magari il dopo nozze! complimenti Irina questo racconto è mooooolto bello.

    Rispondi
    • Irina
      dicembre 17, 2015 at 11:57 pm (5 anni ago)

      Grazie Lele! Oh mamma mi state chiedendo tutte il seguito, che bello! <3

      Rispondi
  6. Rosy ♥
    dicembre 17, 2015 at 9:37 pm (5 anni ago)

    Semplicemente meraviglioso ♡
    Irina sei stata grande ;-)

    Rispondi
    • Irina
      dicembre 17, 2015 at 11:58 pm (5 anni ago)

      Grazie Rosy, un bacione!

      Rispondi
  7. Lorenza
    dicembre 17, 2015 at 10:32 pm (5 anni ago)

    Aaahhhhh! Sospiro finale! Sia perché è finito tutto bene sia per il romanticismo! La tua storia mi è piaciuta molto e in essa ho trovato tanti ingredienti interessanti : suspense, amore, mistero, attrazione, …
    brava!

    Rispondi
    • Irina
      dicembre 17, 2015 at 11:59 pm (5 anni ago)

      Il lieto fine a Natale ci vuole, no? Grazie di cuore, un abbraccio!

      Rispondi
  8. Valentina
    dicembre 18, 2015 at 12:46 am (5 anni ago)

    Wow!
    Che bel capitolo! C’è tutto ciò che amo leggere: suspense, romanticismo, erotismo, amore.
    Brava Irina! Complimenti

    Rispondi
    • Irina
      dicembre 18, 2015 at 7:27 am (5 anni ago)

      Grazie Valentina! Un abbraccio!

      Rispondi
  9. rosig
    dicembre 24, 2015 at 7:17 am (5 anni ago)

    Anche se in ritardo letto Irina ! Bellissima storia mi ha conquistato dalle prime righe ….. mi chiedevo perché nn continui la storia tra Jason e violet ,mi piacerebbe sapere di più su di loro !!bravissima e complimenti buon natale Irina

    Rispondi
    • Irina
      marzo 5, 2016 at 4:15 pm (5 anni ago)

      Grazie Rosig, ho letto solo ora il tuo commento! Metto il seguito tra le cose da scrivere visto che siete in tante a chiedermelo. Per ora sto lavorando ad un’altra cosuccia di cui vi parlerò presto ;)

      Rispondi

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