Rassegna Racconti di Natale – “Un Tocco di Rosso” – “Un Ciondolo Rosso Rubino” di Alice Vezzani

Ieri, con la pubblicazione della terza parte, abbiamo concluso, direi anche molto felicemente, il racconto di Irina ed oggi abbiamo una nuova ospite per la nostra rassegna.

Si tratta di un’autrice che conoscete bene e amate molto. Lo scorso anno ci aveva regalato in anteprima un estratto di un suo romanzo, storia pubblicata di recente che abbiamo atteso per ben dodici mesi prima di vederla completa, ed ora è tornata con una nuova sorpresa.

image

Come credo abbiate già capito, sto parlando di Alice Vezzani e lascerò a lei il compito di svelarvi cosa ha in serbo per voi in questa nuova occasione.

Io dico solo che quando scoprirete di che si tratta salterete dalla sedia per la gioia 

AliceVezzani

NOTA DELL’AUTRICE

I protagonisti di questo racconto sono gli stessi della serie Sara & Jacob. Per chi non lo avesse letto ecco un riassunto dei personaggi.

Sara è una giornalista che dopo una violenza ha conosciuto il suo futuro marito Jacob, un romeno proprietario di diversi locali a Roma. Dimitru è il braccio destro di Jacob e suo cugino, mentre Sorin è suo fratello. Quest’ultimo è innamorato della migliore amica di Sara, Betty.

Simone e Marco sono i fratelli minori di Sara. Nell’ultimo romanzo pubblicato, Marco si dichiara gay, ed è innamorato da sempre di Daniele, l’ex ragazzo di Sara, che ha dubbi sulla sua sessualità. Simone invece si mette con l’amica più odiosa di Sara, Veronica, solo per darle una lezione, infatti la lascia subito dopo che lei gli dice di amarlo.

In ordine cronologico, questo Natale 2015, si svolge tra la fine del secondo romanzo della serie, E adesso… baciami, ma prima dell’epilogo. Come sempre, buona lettura.

Avviso: Questo racconto farà parte del terzo romanzo della serie Sara & Jacob con il titolo: Infine… prendimi. Le scene potranno subire modifiche e revisioni, sono inoltre soggette e vincolate alle leggi del copyright.

 

rossorubino

QUALCHE SETTIMANA PRIMA DI NATALE

–Cosa sta succedendo? – Chiese Dimitru entrando al Garden Bar seguito da Sorin. Dal bancone al centro della serra emerse in tutta la sua altezza Jacob, che rispose Al cugino a denti stretti.

–Ci prepariamo a festeggiare il Natale, come ogni anno!

–Come ogni anno? Fuori c’è un camion pieno di addobbi pronti da scaricare, sembra che qualcuno sia andato a fare una rapina all’Ikea! – Sorin guardò suo fratello in attesa di una spiegazione.

–Vuoi farci credere che sei andato tu a ordinare tutta quella roba? – Il tono di Dimitru era incredulo e canzonatorio.

–Secondo voi quando avrei trovato il tempo? – Commentò burbero il romeno. –Siete arrivati giusto in tempo per portare dentro gli scatoloni, comunque. L’abete è alto sei metri, dobbiamo farlo insieme e i ragazzi del bar non sono ancora arrivati.

–Le hai dato carta bianca? Dovevi limitare la sua esuberanza! – Marco si affacciò dagli uffici e si arrotolò le maniche della camicia, pronto ad aiutare nell’impresa.

–Non pensavo che il Natale le procurasse così tanta euforia, che si è trasformata in acquisti frenetici ed esagerati. – Brontolò Jacob.

–Scherzi? Sara e mia madre sono l’apoteosi del Natale.

Fermi davanti al furgone i quattro uomini fissarono l’abete alto cinque metri per un lungo momento. Jacob e Dimitru saltarono dentro e cominciarono a far scivolare l’enorme albero verso gli altri due. Venti minuti e diverse punture di aghi di pino dopo, il pino era posizionato al centro della serra.

–Perché proprio qui? – Chiese qualcuno annaspando.

–Sara mi ha lasciato una piantina, dobbiamo mettere tutto come dice lei, – rispose Jacob con un leggero fiatone.

–E la mia cara sorellina dov’è mentre ci spezziamo la schiena con le sue idee? – Marco si manteneva in forma, ma fu costretto a tenere una mano sul fianco perché gli faceva male. Doveva pesare tonnellate quel maledetto abete, Sara aveva preso sicuramente il più grande del vivaio.

–Ha detto che aveva un sacco di cose da fare e che ci aspetta a casa.

–Forza, abbiamo altra roba da scaricare, così le cameriere possono addobbare appena arrivano. Per stasera dev’essere tutto pronto. – Dimitru uscì senza aspettare nessuno. Marco seguì Sorin al bar e accettò un bicchiere di vodka che l’amico gli offrì. Marco lo guardò con apprensione, era stato uno sforzo non da poco e Sorin sembrava pallido e sudato per la fatica.

–Tutto bene?

–Certo – rispose seccato il romeno. Marco non ci credeva, ma non osò chiedere più niente. Finì il suo bicchiere e poi la sua attenzione fu attirata da Dimitru che stava trasportando uno scatolone pesante. Anche lui aveva arrotolato le maniche: gli avambracci erano tesi e i polsi piegati, le mani forti furono un catalizzatore. Quando si piegò per posare il carico, Marco smise di respirare per diversi istanti fino a quando la visione del fondo schiena perfetto di Dimitru non tornò fuori dal locale.

Sorin approfittò del momento di distrazione di Marco per chiudersi in bagno. Prese il tubetto con le pillole per il cuore che teneva nella tasca e le ingurgitò senza acqua. Il cuore gli pompava come un dannato e si strinse il petto con la mano, si sedette a terra tenendo la testa alzata in cerca d’aria. Aveva cercato di trattenersi, ma quel dannato albero aveva prosciugato le sue energie e messo il suo cuore a dura prova. Non lo aveva detto a nessuno, era troppo orgoglioso per ammetterlo, ma quegli attacchi diventavano sempre più frequenti.

Il dottore che lo aveva visitato qualche mese prima disse che poteva succedere, ecco perché Betty aveva insistito per l’operazione. Invece lui non aveva voluto sentire ragioni. Non si voleva far operare, farsi aprire il petto e stare per mesi attento alla dieta e a ogni sforzo. Non era un vecchio, non poteva tollerarlo. Farsi trattare come un malato poi, avrebbe ferito troppo la sua fierezza.

Dopo la visita Betty si era arrabbiata, aveva detto che non poteva stare con qualcuno che disprezzava la vita come lui, e lo aveva lasciato. Come poteva darle torto, era una ragazza intelligente. Sorin pensava di poter continuare la sua vita senza di lei, ma dopo alcuni mesi si era accorto che gli mancava terribilmente e il suo cuore aveva cominciato a peggiorare. Adesso era troppo tardi, non aveva più neanche il fiato per correrle dietro e cercare di riconquistarla. Lei non lo avrebbe voluto, era stato un testardo e adesso era anche debole. Odiava il suo corpo già abbastanza da solo, non voleva che anche lei lo guardasse con compassione o pena. Si sarebbe sentito peggio.

Betty non l’aveva più chiamato ed era sicuro che non lo avrebbe mai fatto, l’avrebbe vista la vigilia di Natale, Sara aveva organizzato una festa con tutti i loro amici proprio al Garden. Le aveva anche preso un regalo: un ciondolo a forma di cuore, con al centro un rubino. Aveva anche cominciato a scriverle una lettera, ma era più difficile di quanto pensasse. Doveva essere una lettera d’addio, ma non voleva essere triste o autocommiserativa, voleva dirle che la amava e che la voleva vedere felice. Con un uomo nelle sue condizioni non lo sarebbe mai stata. Per quanto ne sapevano i dottori poteva vivere ancora per pochi anni, prima di schiattare per un cazzo di infarto.

Si alzò con rabbia e si lavò la faccia. Il dolore era passato e il suo cuore sembrava essere tornato nei limiti del tollerabile, anche per questa volta. Non voleva certo morire in un bagno, la prossima volta si sarebbe dovuto chiudere in un’altra stanza.

images

Marco cercò di riscuotersi dopo che Dimitru ebbe finito di portare gli scatoloni e con lui cominciò a svuotarli. Jacob era andato in ufficio a telefonare a Sara e dirle che era tutto a posto. Sorin era sparito da un bel pezzo, ma non si sentiva ancora odore di decomposizione, quindi doveva essere ancora vivo, da qualche parte.

–Sembra che siamo rimasti solo noi! – Commentò Dimitru mentre prendeva la confezione di palle rosse dal tubo di plastica. –Se prendi la scala possiamo iniziare ad appenderle.

Lavorare vicino a Dimitru per Marco, fu molto più difficile di quello che pensasse, anche se Daniele e lui stavano uscendo insieme, Dimitru non smetteva di essere nei suoi pensieri, soprattutto dopo che gli aveva confessato il suo segreto. Si accorse che lo stava fissando di nuovo quando il biondo statuario davanti a lui si fermò a guardarlo malizioso.

–Io… – balbettò, ma ormai era troppo tardi. Evitò il suo sguardo e ricominciò a sistemare le palline mortificato. Dimitru era la sua perversione segreta, ma lui era follemente innamorato di Daniele e non poteva rischiare di perdere l’occasione che lui gli aveva concesso.

–Ahi! – Si lamentò Dimitru portandosi un dito alla bocca.

–Cosa c’è? Fammi vedere!

–Maledetti aghi, mi si infilano anche sotto le unghie, non poteva ordinare un albero di plastica?

–Non farti sentire da Sara, per lei sarebbe un insulto al Natale. A Dicembre diventa un’invasata, non bisogna mai contraddirla.

–E a Natale, com’è? – Chiese Dimitru divertito mentre lasciava che Marco gli prendesse la mano e controllasse il dito.

–Esplode gioia da ogni poro, vedrai quanto diventerà odiosa…

–Non ci sarò a Natale.

–Cosa? – Marco lo guardò sconvolto.

–Vado a Bucarest, parto il mattino dopo la festa della vigilia.

Marco strinse la mano di Dimitru mentre una delusione infinita e inspiegabile gli scese sul cuore. Si schiarì la voce e tornò a guardare il dito.

–C’è un frammento di ago. Te lo devo togliere, se no farà infezione, – senza pensarci si infilò l’indice di Dimitru in bocca e cominciò a succhiare mentre con i denti cercava di afferrare la scheggia. Non fu difficile, aveva tolto schegge peggiori.

–Non avevo mai subito questa tecnica… – disse Dimitru meditabondo.

–Oh, collaudata da due fratelli tremendi, sembrava che chiamassero a sé ogni scheggia del vicinato…

Spiegò Marco pulendosi la bocca, quando guardò Dimitru fu consapevole di quello che aveva fatto, l’eccitazione nei suoi occhi era palpabile.

“Oh mio Dio, gli avevo appena succhiato un dito!” era stata una reazione naturale per lui, ma il sapore che gli era rimasto in bocca era quello dell’uomo forte e duro come la roccia, che sapeva di fiume e di selvaggio e che gli faceva sempre sudare le mani.

–Allora a che punto siete? – La voce di Sorin arrivò come una frusta e i due si allontanarono, anche se sapevano che lui non aveva nessuna intenzione di mettere il becco in cose che non lo riguardavano. Marco non poteva che apprezzare quella dote che sembrava essere una delle caratteristiche degli uomini romeni che lui conosceva.

 

images

 

Mancavano due giorni a Natale e la casa era in subbuglio, Sara andava avanti e indietro con una frenesia isterica. Le stelle di Natale che dovevano addobbare i tavoli al Garden erano arrivati, ma stavano già perdendo i petali e lei era passata a minacciare il negozio di fiori. Era passato un anno dal suo matrimonio, ma sembrava ancora più agitata di allora. Jacob cercava in tutti i modi di distrarla, rapendola per fare sesso, ma lei cercava sempre una scusa per sottrarsi perché era troppo impegnata e non poteva perdere tempo.

–Da quando fare l’amore è diventato perdere tempo? – Chiese Jacob frustrato.

–Ti giuro, ancora un giorno e poi sarò tutta tua!

–Giuramelo… – La sua pazienza si stava esaurendo e Sara lo sapeva. Si avvicinò come una gattina in calore e gli cinse la vita con le braccia.

–Te lo giuro, amore, tra due giorni!

–Avevi detto un giorno… – era adorabile quando faceva il musone.

–Due giorni, ma una sola notte! Dopo la festa puoi avermi fino a capodanno.

Jacob le prese il viso tra le mani e coprì la bocca con la sua in un bacio lungo e possessivo.

–Ricordati solo che sei mia…

–Non potrei mai dimenticarlo.

Per Sara quel Natale doveva essere davvero speciale e voleva che lo fosse per tutti. Si chiuse nell’ufficio per controllare se l’agenzia immobiliare che aveva contattato per il regalo di suo marito, avesse risposto. Seduta alla sua scrivania mosse il mouse e lo schermo si accese all’istante sulla posta personale di Jacob. Era molto raro che la lasciasse aperta. Stava per chiuderla quando lo sguardo si posò su un nome che non avrebbe dovuto esserci.

La mail di Irina era la prima tra quelle inviate e risaliva solo a mezz’ora prima. Restò con la freccettina del mouse che lampeggiava sopra il suo nome, non voleva violare la privacy di suo marito, ma era curiosa di vedere cosa voleva la sua ex-fidanzata romena.

Aprì senza attendere oltre e fece scorrere le pagine mentre fissava sbalordita le decine di mail che Irina si era scambiata con suo marito da un mese a quella parte. La sagoma perfetta e magra della ragazza con i suoi capelli perfetti e i suoi gusti perfetti si materializzò davanti ai suoi occhi, mentre guardava le mail scritte in romeno.

Il dubbio del tradimento si insinuò in lei, se Jacob non aveva niente da nascondere allora perché non dirle che lui e Irina intrattenevano una fitta corrispondenza? E dedotto che avesse qualcosa da nascondere, voleva davvero sapere che sentimenti potevano esserci ancora tra i due?

Chiuse d’impulso la finestra e rimase a guardare il fondo del desktop, era una foto di lei mentre mangiava il gelato, aveva i capelli scompigliati, come al solito, l’espressione gioconda e la punta del naso sporca di cioccolato. Proprio una foto sensuale che non faceva certo dimenticare che lei era tutto, ma lontana mille chilometri dalla perfetta Irina.

Si alzò dimenticandosi il motivo per cui era lì. La casa a quell’ora era vuota e lei si chiuse in camera, mentre prendeva il cellulare vide che le mani le tramavano. Perché aveva visto quelle mail? Perché non poteva restare nell’ignoranza e pensare ancora che tutto andasse bene. Quello che non poteva fare era fingere di non averle viste. Restò seduta a lungo a pensare a suo marito e al motivo per cui voleva stare con lei. Sapevano entrambi che era rimasta segnata a vita, una parte di lei era morta quella notte e, anche se suo marito pensava che con il tempo sarebbe tornata a stare bene, lei era consapevole che non sarebbe più stato possibile. Erano troppe le ferite nel suo animo.

Quando scese per cena non riuscì a guardarlo in faccia, per fortuna Jacob era occupato a seguire il telegiornale e sembrava non essersi accorto del suo cambio di umore. Ma evidentemente si sbagliava.

–Cos’è successo Sara?

–Perché?

–Sei diversa da poche ore fa… il fiorista ti ha fatto problemi? Ci parlo io, – si era avvicinato con il suo solito fare pigro ma inarrestabile e pretendeva da lei una risposta che non voleva dargli.

–Magari potresti scrivergli una mail, sembra che ti piaccia così tanto.

Il silenzio che seguì era talmente pesante che non riuscì più a respirare.

–Hai visto le sue mail, – commentò pacato.

–Le vostre mail, vorrai dire. – Sara teneva lo sguardo sui fornelli dove aveva messo a scaldare della carne avanzata dalla sera prima. Cocciuta non avrebbe girato la testa per incontrare lo sguardo di Jacob perché non voleva vedere niente, neanche la sua naturale freddezza. Peccato che lui volesse tutt’altro.

–Guardami Sara, – vedendo che lei non aveva nessuna intenzione di obbedire, la prese per le spalle facendola girare verso di lui e poi le alzò il mento con la mano, Sara si oppose ma fu inutile. –Non sfuggire con gli occhi, ti ho detto di guardarmi in faccia.

La sua voce era ferma ma dolce, quando continuò sembrava irritato.

–Sara hai letto le mail?

–No, sono fatti tuoi.

–Avresti dovuto farlo.

–Avresti dovuto dirmelo.

–Lo so, non l’ho fatto solo perché avevo paura di questa relazione.

Allora Sara lo fissò con sguardo furente.

–Credi che scoprirlo in questo modo sia stato più facile? – Urlò con voce spezzata. Ricacciò indietro le lacrime perché mai e poi mai avrebbe pianto.

–Non avresti dovuto scoprirlo.

–Me lo avresti tenuto nascosto?

–Solo perché non è una cosa importante.

–E chi lo decide se non è importante, tu? Non credi di essere un po’ troppo di parte?

Jacob prese un respiro profondo.

–Ha cominciato a scrivermi un mese fa dei miei fratelli. Adelina vuole trasferirsi a Roma con noi, ma che non riesce a lasciare il suo fidanzato. Sembra che sia un tipo violento. Mi ha chiesto un consiglio e le ho chiesto di tenermi informato sugli sviluppi.

Sara lo guardò con preoccupazione.

–Non lo sapevo. Ma perché non me lo hai detto?

–Sara, non voglio riversare su di te tutti i miei problemi.

–Perché non ti fidi? – Chiese lei con rammarico.

–Perché sei fragile.

–Non è vero!

–Sei facile al pianto e io non voglio ferirti. Devi darti ancora tempo.

–Non capisci che non cambierà nulla neanche tra cinquant’anni? Sarò sempre così e la cosa che mi ferisce davvero sei tu che ti tieni i tuoi segreti del cavolo!

–Mi dispiace.

–E di Sorin? Cosa ti ha detto?

–Chi mi doveva dire qualcosa di Sorin?

–Irina! Hai detto che ti ha scritto dei tuoi fratelli.

–Sì, voleva sapere come stava.

Sara lo guardò torva.

–E ci volevano decine di mail per risponderle?

Lui restò in silenzio e lei capì che non gli avrebbe detto più nulla.

–Non può continuare così un matrimonio, – detto questo prese e uscì dalla cucina. Jacob sapeva che aveva ragione e odiò Sorin e tutti gli odiosi segreti che lo aveva costretto a mantenere.

Ma non aveva intenzione di far stare male Sara e dopo aver spento il fuoco la seguì sperando di trovarla in camera da letto.

Sua moglie era seduta alla scrivania con le gambe rannicchiate in grembo, sembrava ancora più piccola. Lo sguardo era fisso sullo schermo del suo pc, ma era certo che la sua mente era ancora alle mail di Irina.

–Sara, non voglio che tu ti crucci per una cosa che non ha nessun valore per me. Nelle sue parole non c’è traccia di sottintesi o di altro, lo sai che ti amo e se si azzardasse a scrivere qualcosa di compromettente troncherei subito ogni rapporto. Se non mi credi ti stampo ogni mail e puoi chiedere a chiunque di fartele tradurre. Non ti tradirei mai.

–Lo hai fatto quando non mi hai parlato di quelle mail.

–Te lo ripeto, non erano importanti.

–Riguardavano i tuoi fratelli, non sono importanti anche per me? Posso sopportare che tu parli ancora con lei, se la smetti di fulminare Daniele ogni volta che mi si avvicina o che mi parla. Adesso lui sta con Marco e io voglio che lui sia mio amico.

–Lo sai che non mi fido di lui.

–Fidati di me almeno! Ma come puoi pretendere che io mi fido di te se tu non hai fiducia in me?

–Va bene, farò tutto quello che mi è possibile, ma voglio che questa cosa non ti turbi più. Io amo solo te.

La fece alzare e sigillò le labbra sulle sue, non avrebbe aspettato due giorni per avere quello che voleva, e Sara ne aveva bisogno tanto quanto lui.

images

 

Daniele entrò in casa di Marco con la sua copia delle chiavi e appoggiò il cappello della divisa sulla mensola in ingresso. Si affacciò in cucina e restò appoggiato allo stipite della porta a guardare la scena. Il suo uomo stava ballando mentre cucinava, muovendo il suo bellissimo fondo schiena a ritmo della musica che stava ascoltando con le cuffie. Il suono era talmente alta che la sentiva anche lui. Dio se gli piaceva quel culo, alto sodo e perfetto, gli stava perfettamente nell’incavo della mano. Non avrebbe mai immaginato che fosse tutto quello che desiderava, dopo aver lottato tanto per cercare di non volerlo solo perché era un uomo, adesso non poteva pensare di essere da un’altra parte.

Marco ondeggiò verso il frigorifero, non lo notò neanche allora, il ragazzo non era tagliato per fare il detective, pensò con un moto di tenerezza. Quando gli diede ancora le spalle, Daniele si avvicinò e lo afferrò per la vita. Lui sussultò spaventato, ma riconobbe subito la presenza alle sue spalle.

–Ehi, bentornato! – I suoi occhi erano puro amore, niente al mondo lo avrebbe fatto dubitare, gli fissò la divisa e si leccò le labbra. Daniele socchiuse gli occhi, la sua lingua gli faceva venire in mente tutte le cose meravigliose che lui era capace di fare e in quel momento non desiderava altro. Si sporse verso di lui appiccicando le labbra alle sue, succhiando e leccando per essere ricambiato e amato. Marco era incredibile, sapeva dosare dolcezza e passione in un mix perfetto e non gli chiedeva mai più di quello che poteva dargli. I sentimenti che provava per lui crescevano sempre di più e sapeva quello che il ragazzo provava per lui.

 

images

 

L’attacco successivo arrivò due ore prima della festa della vigilia di Natale, Sorin sentì un dolore improvviso al petto e si accasciò sul letto. Per sua fortuna si stava ancora vestendo ed era chiuso al sicuro nella sua stanza. Strinse i denti e prese le pillole con mano tremante, non mancava molto e il fatto che avesse subìto un crollo così forte anche se non aveva fatto sforzo fisico, ne era la prova. Dopo diversi attacchi al cuore si era arreso e il giorno prima era andato da uno specialista. Il chirurgo che lo aveva visitato alla clinica privata glielo aveva detto: l’operazione doveva essere fatta al più presto. Aveva preso tempo, ma prima della fine dell’anno sarebbe andato a farsi tagliuzzare. Il medico non aveva ricambiato il suo umorismo macabro ma aveva risposto qualcosa del tipo “sarà meglio per lei.”

Aveva delle pillole nuove, più forti delle altre, che lo lasciavano stordito, aveva dovuto raccontare a Jacob quello che stava succedendo perché sarebbe stato ko per diversi mesi. Adesso si stava allacciando la camicia con più nervosismo. Quella sera avrebbe dato il regalo e la lettera a Betty, pregandola di leggerla solo il giorno di Natale. Lui aveva deciso di partire con Dimitru per Bucarest e quando sarebbe tornato sarebbe entrato subito in clinica. Nessuno doveva saperlo, solo Jacob e Dimitru, si fidava solo di loro. Se qualcosa fosse andato male, tutti gli altri lo avrebbero saputo a cose fatte. Non voleva nessuno ad aspettarlo fuori dalla sala operatoria, avrebbe affrontato tutto da solo. Era abbastanza forte per farcela. Coraggioso aveva pensato lui, incosciente avrebbe detto la sua Betty.

 

images

 

Marco bussò alla porta e quando questa si spalancò all’improvviso, rimase impalato a fissare il fisico asciutto e muscoloso di Dimitru. La camicia immacolata era aperta sul petto e non copriva la pelle scura dei capezzoli.

–Come mai sei qui? – Gli chiese l’uomo per cui stava sbavando.

–Ehmm volevo darti il mio regalo prima della festa, sai, se domani parti… – parlò senza alzare lo sguardo da quella perfezione, Dimitru era alto, forse più di Jacob ma sicuramente il suo petto era molto più ampio e desiderabile. Si immaginò a passare la lingua sulla perfetta linea dei muscoli fino a quando Dimitru non gli voltò le spalle.

–Potevi aspettare dopo, ma visto che sei qui… tieni. – Quando gli fu ancora davanti aveva un pacchettino colorato tra le mani.

Marco rimase sorpreso, ma tirò fuori da dietro la schiena il suo. Si scambiarono impacciati i regali e le loro mani si sfiorarono appena.

–Grazie, lo aprirò domani – disse Dimitru.

–Va bene, lo aprirò anche io domani. – Forse era un po’ deluso, voleva che quello fosse un momento intimo da dividere insieme, invece ognuno lo avrebbe vissuto da solo. Si fissarono, i suoi occhi lo stavano scrutando con curiosità, sembrava volersene sbarazzare subito. Dov’era finita l’intimità che c’era stata tra loro? Gli era sembrato di conoscerlo bene, ma erano bastato pochi giorni ed era cambiato tutto. Capiva sua sorella quando si arrabbiava con Jacob per la sua freddezza e insensibilità. –Allora ci vediamo dopo.

Dimitru sapeva che in quel momento era scontento, ma lui doveva limitarsi. Sapeva che Marco usciva con Daniele, anche se il carabiniere non lo meritava. Neanche lui lo meritava, non pensava di essere meglio del suo rivale. Nella vita c’erano persone che meritavano e persone che non meritavano e se lui apparteneva alla seconda categoria, Marco apparteneva alla prima. Doveva lasciare che se ne andasse, senza toccarlo, senza cercare il contatto fisico che tanto anelava.

Ma l’impulso fu più forte e prima che se ne rendesse conto fermò Marco mentre gli dava la schiena, posando le mani sulle sue spalle, lo attirò a se e appoggiando il torace al dorso di lui. Cingendogli le spalle, affondò il naso nei suoi capelli e lo sentì irrigidire i muscoli sotto le sue dita. Dimitru sussultò quando il fondo schiena del ragazzo si appoggiò al suo pene, ma non mollò la presa, era comunque una sensazione bellissima, anche se fugace. Marco sapeva di shampoo alla menta, e aveva un leggero profumo di spezie, lo annusò per pochi secondi, ma poi si costrinse a staccarsi quando l’erezione cominciò a premere sui jeans.

–Grazie e buon Natale, – gli sussurrò all’orecchio, poi appoggiò le labbra sulla pelle delicata appena sotto il lobo.

Il bacio leggero e tenero si impresse a fuoco sulla pelle di Marco, che stordito e inebetito si ritrovò con la porta chiusa dietro di lui subito dopo. Non aveva avuto il tempo di rispondere, tanto era stato preso alla sprovvista. Che cosa significava quel bacio e perché lo aveva confuso così tanto? Era impossibile capire cosa passava per la testa di quell’uomo.

Ritornò a casa di Sara e chiese loro un passaggio per il Garden, l’idea era di farsi accompagnare da Dimitru, ma, da come l’aveva liquidato, sembrava non averne voglia.

Sara era eccitata come una bambina, era anche il suo primo anniversario di matrimonio e lei e Jacob non riuscivano a staccarsi l’uno dall’altra. Marco era felice per loro e avrebbe dovuto esserlo anche per lui, ma Dimitru era riuscito a sconvolgerlo e a lasciarlo, come sempre, senza parole ma soprattutto senza spiegazioni.

 

images

 

Erano già arrivati tutti e la festa era in pieno svolgimento. Sara aveva addobbato tutto il locale con decori rossi e il risultato sembrava un’enorme scatola natalizia, c’erano persino le canzoni a tema in sottofondo.

–Ehi magnifico ragazzo, cosa ci fai tutto solo? – La voce vellutata di Daniele gli arrivò dritto allo stomaco. Nonostante tutte le sue perplessità di farsi vedere in pubblico, adesso era molto più vicino di quanto Marco potesse sperare in passato. Gli mise una mano sulla vita e lo baciò dietro l’orecchio. Neanche nei suoi sogni più proibiti avrebbe sperato che gli mostrasse una tale tenerezza davanti ai loro amici.

–Aspettavo te, – rispose con un sorriso rivelando due fossette che sapeva piacevano molto al suo uomo. Lui ricambiò.

Lo sguardo di Marco si fissò in un punto oltre le spalle di Daniele. Dimitru li stava osservando, il suo viso non aveva nessuna emozione, ma quando i loro occhi si incontrarono il romeno alzò il bicchiere di champagne che aveva in mano in un brindisi muto, gli fece un sorriso teso e malinconico. Poi si avviò verso l’uscita.

Marco fece un respiro profondo e tornò a concentrarsi su Daniele, ma ormai gli era rimasto nel sangue qualcosa che lo aveva avvelenato.

 

images

 

Simone decise che quella sera si sarebbe divertito e molto. Erano passate due settimane da quando aveva lasciato Veronica, lo aveva fatto nel modo peggiore, dopo una gara e davanti a molte persone. Le aveva detto che era stufo di lei e dei suoi modi da snob e che doveva darsi una regolata perché era solo una donna patetica e immatura. Così quando la vide entrare al Garden fu molto sorpreso. Sentì una tensione al petto, ma la scacciò subito, pensando che doveva essere molto coraggiosa o molto sciocca. La osservò bene, sembrava cambiata. Indossava jeans e non vestiti eleganti come al solito, in mezzo agli invitati sembrava un pesce d’acqua salata in un lago di montagna. Cosa più sconcertante, aveva i capelli in disordine, mollemente raccolti sopra la testa e gli occhi infossati, era anche dimagrita e aveva un aspetto orribile.

Forse era stato troppo duro con lei? Ma se lo meritava, era stata una donna spregevole con Sara. La seguì con lo sguardo, ma lei non venne verso di lui, andò direttamente da sua sorella e Jacob. Parlarono un po’ poi Sara le consegnò una busta bianca e la abbracciò. Veronica si asciugò gli occhi e sorrise triste. Poi salutò Jacob con un abbraccio veloce e se ne andò.

–Cosa è venuta a fare? – Chiese a Sara dopo essersi avvicinato.

–Non credo che siano più affari tuoi. – Rispose lei con voce gelida.

–Se lo meritava.

–Forse aveva bisogno di una lezione, ma non in quel modo.

–Le passerà, è una ragazza intelligente, si innamorerà di qualcun altro. – Il dolore al petto gli diede la nausea ma non ci volle pensare.

–Sei solo uno stupido arrogante se credi che stesse così male solo per te.

–Cosa le è successo?

–Non leggi i giornali? – Sara mi guardò esasperata. –Sei davvero un ottuso.

Prese e se ne andò come se la sua presenza gli desse fastidio. Jacob fece per dileguarsi anche lui ma Simone lo bloccò.

–Spiegami!

–Leggi i quotidiani o internet, io non ne voglio sapere niente. – E seguì Sara prima che potesse fermarlo di nuovo.

Simone prese il cellulare e cominciò a far scorrere il sito dell’Ansa in cerca di qualcosa che riguardasse Veronica. Trovò una notizia di dieci giorni prima.

“Oggi i funerale dell’imprenditore Giorgio Furlani, molte le persone che si stringevano intorno alla figlia e alla moglie. Dalle indagini è emerso che la società di famiglia era ormai sull’orlo del fallimento, sembrerebbe che l’ipotesi di un suicidio sia confermata. Si attendono comunque i risultati dell’autopsia.”

–Cazzo!

Simone si precipitò fuori, nella tenue speranza di trovarla ancora. Suo padre era stato trovato morto il giorno dopo che lui l’aveva lasciata, e non si era neanche fatto vivo per farle le condoglianze o almeno esserle di sostegno in qualche modo. Una morsa dal sapore amaro di rimorso e dolore si impadronì del suo animo. Nel parcheggio si guardò intorno cercando la sua auto.

–Se n’ è andata, – Simone girò la testa di scatto scrutando il buio.

Dimitru emerse come un’ombra portatrice di morte, non solo per i vestiti neri che indossava, ma anche per la sua espressione.

–Hai iniziato a fumare adesso? – Chiese indicando la cicca che la “morte” aveva tra le dita.

–Non è una sigaretta. Ne vuoi?

Simone allungò la mano e fece un tiro, per poi piegarsi in due tossendo per liberare i polmoni.

–Ma che cazzo è? – Chiese senza voce.

Dimitru alzò le spalle e si riprese la canna.

–Sei un pappamolle.

–Fanculo. Almeno potevi avvisarmi! E quando hai intenzione di dirglielo? Pensi che fumarti quella roba sia sufficiente a farti venire il coraggio?

–Dirlo a chi?

–Lo sappiamo entrambi di chi sto parlando, credo che Marco sia l’unico fesso che non si è ancora accorto di nulla. Hai visto Daniele come gli sta appiccicato? Lo sa anche lui, ci scommetti cento euro?

–Stai attento quando scommetti, un giorno ne farai una che non potrai pagare. – Era un chiaro riferimento alle scommesse che Simone faceva sulle sue gare, ultimamente aveva raddoppiato gli importi e ormai era arrivato a scommettere cinquemila euro a ogni gara.

–Fatti i cazzi tuoi. E vedi di smetterla di fare il lupo solitario, sei fortunato che Sara è stata occupata con il Natale, altrimenti ti avrebbe rimesso lei in riga. E comunque sei solo un codardo e un idiota.

Prima che Simone se ne rendesse conto era già appeso al muro con le mani di Dimitru che lo reggevano dalla giacca. Il romeno era furente, aveva le pupille dilatate per la droga e l’aria di uno che non aveva per niente voglia di scherzare.

–Prima di offendere me, metti in ordine la tua vita. Anche se sarà impossibile visto che Veronica è partita per Londra.

–Come per Londra? E quando torna?

–Credo mai.

 

images

 

–Che cosa vuoi? – Betty era davanti a lui a braccia incrociate e l’espressione fredda e scocciata. Sorin le aveva detto che voleva parlarle e l’aveva costretta a mettersi in un angolo del locale.

In quel momento però Jacob attirò l’attenzione di tutti e prese il microfono.

–Ringraziamo tutti voi per essere venuti, spero che la festa sia di vostro gradimento. Volevo ringraziare in particolar modo i miei suoceri, mia zia e mio zio per essere con noi questa sera, e soprattutto ringrazio mia moglie. Senza di lei tutto questo non sarebbe mai successo, un anno fa ero sicuro che avevo fatto la scelta più giusta di tutta la mia vita, oggi la rifarei altre cento volte. Sara, ti sposerei altre cento volte. – La baciò in modo così appassionato che a Sorin venne la nausea, suo fratello amava fare le cose in grande stile. Betty invece aveva gli occhi lucidi, le donne, amavano da morire le dimostrazioni di affetto. Finalmente Jacob continuò.

–Voglio darti questo regalo per dirti che oggi o tra cento anniversari il mio amore sarà sempre lo stesso.

Sara prese un pacchettino rosso incartato con fili d’oro e lo aprì eccitata, era felice come un pettirosso, come darle torto?

–Oh mio Dio! – Esclamò tirando fuori una collana e mostrando a tutti il ciondolo di rubino, grande come una nocciolina, a forma di cuore circondato da diamanti.

–Wow, Jacob sa come far sentire amata una donna, – osservò Betty con le lacrime agli occhi. –Sono davvero felice per Sara, – disse applaudendo insieme agli altri.

–È solo un ciondolo.

–È il simbolo di quello che prova per lei, certe volte sei proprio materiale Sorin.

–Quindi se uno regala un cuore rosso vuol dire che è innamorato?

–Innamorato? È riduttivo, il rubino simboleggia l’amore intenso e passionale.

–I diamanti invece sono l’eternità.

–Esattamente, vedi che cominci a capire? – Chiese ironica.

Sorin si schiarì la gola mentre la musica si alzava.

–Volevo darti questo. – Le porse una scatola di velluto color argento con un fiocco rosso. –Però vorrei che la aprissi domani, insieme a questa lettera.

Lei guardò la busta e il regalo cauta.

–Io non ho portato il tuo, pensavo di dartelo domani a casa di Sara, – disse Betty emozionata prendendo le cose dalle sue mani.

Sorin non riuscì a resistere, le prese le mani e l’attirò a sé. Unì le labbra alle sue in cerca del suo sapore. Poteva essere l’ultima volta, se le cose fossero andate male non l’avrebbe più rivista. Un brivido di paura gli percorse la spina dorsale e la lasciò andare.

–Stai bene? Stai tremando. – Chiese lei stordita.

–Sto bene, abbi cura di te Betty, – disse con voce rauca, si staccò da lei e si allontanò verso l’uscita.

Si girò un’ultima volta a guardarla, lo stava fissando preoccupata, anche se aveva intuito qualcosa era troppo tardi. Uscì prima che gli mancasse il coraggio di lasciarla.

 

images

 

–Cosa state facendo? – Chiese Sorin vedendo Dimitru che teneva per la giacca Simone spingendolo contro il muro.

Dimitru lo lasciò subito andare.

–Sei pronto? – Gli chiese.

–Sì, possiamo andare. Ciao Simo, ci si vede… Forse. – Lo salutò Sorin.

–Tieni, fumala tu per me, e ripigliati! – Dimitru allungò la canna a Simone e si avviò alla macchina.

Marco li guardò andarsene accigliato.

–Dove andate? – Gli urlò dietro.

–A Bucarest!

–Ma domani è Natale, mia sorella vi ucciderà se non sarete qui.

–Se la vedrà Jacob con lei.

Ahi, se suo cognato sapeva tutto allora povero lui. Per fortuna Sara e la sua mania del “Natale in famiglia” non era più un suo problema.

Quando la Bmw si fu allontanata tornò dentro ma si scontrò con Marco che stava uscendo.

–C’è una riunione qui fuori? Vi ho visto dalle vetrate. Dove sono andati gli altri?

–A Bucarest.

–Di già? Senza salutare?

–Dimitru mi ha detto di darti questa, ha detto di fare un tiro alla sua salute. – Gli mollò la canna e rientrò al caldo del locale.

Marco rimase fuori da solo respirando l’aria fredda di dicembre. Se fosse arrivata una tempesta forse avrebbero chiuso gli aeroporti, ma non era così fortunato, il cielo era stellato, non c’era neanche una nuvola.

–Dov’è andato? – Chiese Betty uscendo di corsa con dei fogli in mano e un ciondolo a forma di cuore nell’altra, era simile a quello che Jacob aveva regalato a Sara, anzi sembrava proprio uguale. La ragazza aveva gli occhi sbarrati e pieni di lacrime.

–Sorin? È andato via con Dimitru.

–Dove?

–A Bucarest.

–Bucarest! – Urlò disperata. Poi traballò e Marco si fece avanti per sorreggerla. Lei si accasciò contro la sua spalla e cominciò a piangere disperata. Lui cercò di consolarla, ma lo stesso magone gli era penetrato nel petto e non parlò. Le accarezzò la schiena e fissò il mozzicone di canna che teneva tra le dita.

–Scusa, devo andare, – disse all’improvviso Betty.

–Aspetta almeno che ti sia calmata.

–No, voglio andare a casa.

–Ti accompagno, aspetta vado a prendere le chiavi.

–No, preferisco prendere un taxi, grazie.

Aspettò con lei fuori in strada e poi la aiutò a salire. Rimasto solo con la canna se la portò alle labbra. Quando il fumo gli riempì i polmoni cominciò a tossire piegato in due.

–Ma che cavolo! – Tossì cercando di respirare, i polmoni bruciavano all’inverosimile. Lanciò lontano la canna e tornò dentro, aveva bisogno di bere qualcosa di forte.

 

“Betty, amore,

non voglio smettere di dirti quanto ti amo e che ti amerò sempre. Io e Jacob siamo andati insieme a prendere il regalo di Natale. Due collane per due donne speciali che amiamo con tutta l’anima. Siete amiche e ci è sembrato naturale scegliere lo stesso ciondolo. Il rubino al centro del cuore è quello che rappresenta il mio amore incondizionato e i diamanti sono l’eterna promessa che ti faccio.

Hai deciso di lasciarmi e sono stato d’accordo con te. Sei una donna fantastica, generosa, gentile, e ti meriti un uomo che è sicuro di vivere con te per tutta la vita, un uomo forte e sano.

Io non lo sono e quindi mi tiro indietro. Tra qualche giorno farò l’operazione, il dottore che mi ha in cura ha detto che rischio un infarto ogni giorno. Se tutto andrà bene non sarò più quello di prima, dovrò seguire una dieta, niente sforzi, niente sport, dovrò stare attento a ogni cosa e fare continui controlli. Sarò un uomo malato, per sempre. Lo sai meglio di me come si vive dopo un’operazione al cuore. Non sono la persona che si può sopportare ogni giorno, anche se hai un cuore grande, non ti caricherei mai di questo mio fardello.

Ti amo e ti auguro tutta la felicità che ti meriti.

Tuo per sempre

Sorin.”

domani

Questo racconto inedito pubblicato è un’opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicata sul sito Free Passion nella rassegna “Racconti di Natale – Un Tocco di Rosso”

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Alice Vezzani. I contenuti pubblicati sono soggetti e vincolati alle leggi del copyright, vietata la riproduzione di questi o parte di essi.

natale

 

 

 

 

 

 

8 Comments on Rassegna Racconti di Natale – “Un Tocco di Rosso” – “Un Ciondolo Rosso Rubino” di Alice Vezzani

  1. Virna
    dicembre 18, 2015 at 3:22 pm (5 anni ago)

    Io son di parte,ma Sara e Jacob sono speciali per me
    Racconto pieno di emozioni…come sempre quando a scrivere è la Vezzani!
    Non vedo l ora di leggere il romanzo,per ritrovare la mia coppia preferita ma anche gli altri personaggi a cui ormai mi sono affezionata :)

    Rispondi
  2. manu85
    dicembre 18, 2015 at 4:19 pm (5 anni ago)

    Che bello pieno di emozioni pure e sincere e la lettera è da stringere il cuore..
    complimenti vivissimi

    Rispondi
  3. Veronica80
    dicembre 18, 2015 at 4:46 pm (5 anni ago)

    Vezzani una garanzia…
    Adoro lei e i suoi personaggi.
    Complimenti Stella per il colpo da maestra, ma soprattutto grazie per la sorpresa. <3

    Rispondi
  4. alice vezzani
    dicembre 18, 2015 at 4:59 pm (5 anni ago)

    Ciao a tutte!
    Quando Stella mi ha chiesto se volevo scrivere un racconto di Natale ho subito pensato: e adesso cosa faccio? Non ho pronto niente!
    Così le ho detto: ti scrivo due paginette!
    Poi ho cominciato e le scene si sono scritte da sole.
    Grazie ancora una volta alla profondità e alla forza dei protagonisti di Prima… abbracciami!

    Rispondi
  5. alice vezzani
    dicembre 18, 2015 at 5:01 pm (5 anni ago)

    Auguro a tutti voi un Natale sereno e pieno di pace!
    Un bacio speciale a Stella e un abbraccio a tutte voi!

    Rispondi
  6. ROSY C.
    dicembre 18, 2015 at 6:50 pm (5 anni ago)

    Oddio sono in fribillazione !!!!!!! Ne voglio di più !!!!!!!! ALICE VEZZANI quando potrò avere tra le mani il tuo libro???????? La curiosità mi ucciderà !!!!!!!!

    Rispondi
  7. Alice Vezzani
    dicembre 19, 2015 at 7:32 am (5 anni ago)

    L’attesa sarà lunga, non prima di dicembre 2016!

    Rispondi
  8. Valentina
    dicembre 19, 2015 at 11:30 am (5 anni ago)

    Non si fa così, però! Ora ci tieni in sospeso fino al prossimo Natale? :(
    Complimenti Alice! Bellissimo racconto di Natale.

    Rispondi

Leave a Reply