Rassegna Racconti di Natale – “Un Tocco di Rosso” – “Uno Streap Tease Per Natale” di Alice Steward

Quello che vi propongo oggi per la nostra rassegna, in realtà, non è un racconto vero e proprio, ma bensì un estratto di un mini romanzo sempre, ovviamente, dedicato al Natale.

Si tratta del secondo stuzzicante capitolo de “Uno Streap Tease per Natale“, racconto lungo di Alice Steward, perfettamente a tema con il periodo, che trovate disponibile da oggi, nel solo formato digitale, sullo store online di Amazon.

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Come avrete modo di scoprire dallo stralcio che segue, una storia frizzante, ironica e divertente, l’ideale per strapparvi un sorriso e mettervi il buonumore in questi giorni di festa. Provare per credere.

Non mi resta che auguravi buona giornata, per quel che ne resta, seguito come sempre dall’immancabile…

Buona Lettura 

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CAPITOLO II

ESTRATTO

 

Guardo il costume striminzito posato sul letto con un misto di stupore e disgusto.

E’ un perizoma leopardato, ed è talmente piccolo che ci ho messo cinque minuti buoni prima di individuare la parte anteriore dalla parte posteriore.

Ho stappato una birra quando ho aperto l’involto. Ora sono alla terza.

Si potrebbe dire che bevo per dimenticare. Dimenticare il fatto che sarà il mio corpo liscio e oleato che dovrà indossare quell’indecenza.

Ribadisco LISCIO E OLEATO!

Non ti dico niente (coscienza)

Non lo fare, ti prego! (io)

Non fateci caso questo dialogo avviene più volte durante il giorno tra me e la mia coscienza.

Quando mi avevano assegnato il caso non mi avevano detto che avrei dovuto esibirmi in spettacoli di spogliarello, nudo come un verme, liscio e oliato come il culetto di un bambino.

Certo, si erano ben guardati dall’informarmi di questo piccolo particolare.

Ne ero venuto a conoscenza solo quella mattina, quando durante la riunione alla presenza dell’ispettore Simmons, uomo dalle mille cravatte tutte improbabili e tutte unte di sugo, assegnatario del caso Philips, mi era stato illustrato il ruolo di infiltrato nella vicenda e tra le risatine generali dei colleghi stronzi, mi era stato proiettato un breve video tutorial sui movimenti sensuali che avrei dovuto imitare, sculettando sui tavoli di un club della città.

Avete capito bene! Ho detto movimenti sensuali e sculettando sui tavoli!

– Naturalmente dovrai sottoporti ad una seduta di ceretta completa Blake, gli spogliarellisti sono tutti glabri – aveva esclamato Simmons spegnendo il proiettore.

Naturalmente un cazzo!

– Datti da fare anche con la palestra, gli spogliarellisti sono asciutti e tonici senza un filo di grasso e con la tarturuga bene in vista – aveva continuato tra le sghignazzate dei miei colleghi.

Di colpo però si era interrotto a disagio, probabilmente aveva colto il mio sguardo assassino ed il suo collo aveva avvertito il fiato dei miei canini, pronti ad azzannarlo.

Sono Matthew Blake, ho 28 anni, Londra è la mia città natale e sono nella sezione Narcotici della polizia di Scotland Yard da sette anni.

Sto raggiungendo il Centro Benessere che mi hanno consigliato per i trattamenti estetici.

Una gentile e timida fanciulla bruna mi fa accomodare in una asettica saletta disadorna e mi mostra il lettino.

Poi discretamente esce, in attesa che io mi spogli.

Quando rientra sono vestito solo di un paio di boxer e del poco di coraggio che sono riuscito a racimolare stringendo i denti.

Maledico per l’ennesima volta il giorno in cui mi hanno assegnato questo caso, e mi rimetto nella benevolenza degli esseri supremi, che evidentemente hanno deciso, in quel frangente, di mettere a dura prova la mia forza di volontà.

Se l’uomo per natura non fa la ceretta un motivo ci sarà, perbacco! Ed io in questo momento sto per ricevere l’illuminazione divina su questo delicato argomento.

Mentre mi stende un velo di cera e tira via la striscia, strappando i peli da una piccola porzione della gamba destra, insieme a laceri brandelli del mio orgoglio, la ragazza che prima mi era sembrata una dolce fanciulla, mi appare ora come un demonio vestito con un camice azzurro.

Mi abbarbico con entrambe le mani al lettino che tentenna sotto la mia mole e senza alcuna dignità urlo.

Lei mi guarda qualche istante con un sorrisino mellifluo poi si china e continua la sua opera – Coraggio Mr. Blake siamo ancora all’inizio! –

Stronza! Altro che dolce fanciulla! Ed io che avevo pensato di chiederle il numero di cellulare!

Quando esco dal Centro sono un uomo nuovo.

In tutti i sensi.

Sono glabro, senza nemmeno l’ombra di un pelo in tutto il corpo e sento un fastidioso prurito dappertutto. Non vedo l’ora di tornare a casa, tuffarmi sotto la doccia e dare refrigerio alla pelle arrossata.

Occhieggio l’orologio: di lì ad un paio di ore ho appuntamento con il personal trainer, che mi seguirà nei prossimi giorni nella palestra sotto casa.

Sarà lui che avrà l’ingrato compito di compiere un miracolo: far emergere, in poco tempo, una bella tartaruga dal mio torace, sodo certo, ma poco tonico.

Ciabatto per casa in accappatoio e apro una birra, forse l’ultima della mia vita visti gli allenamenti che devo cominciare a breve.

Vabbè non esageriamo, diciamo l’ultima per le prossime settimane.

Mi siedo e sfoglio il famigerato fascicolo Philips, in altre parole il mio incarico.

Dopo aver terminato il mio breve e intenso allenamento, dovrò interpretare il ruolo di spogliarellista in un noto club privato di Londra.

La copertura mi servirà per indagare su un importante caso di traffico di droga.

La persona che devo tenere d’occhio è Mary Philips, corriere della droga fra i più temibili e pericolosi.

Dalle ultime informazioni in nostro possesso pare che la donna abbia stabilito proprio all’interno del club la sua base principale, dal quale organizzare e smistare un importante traffico di cocaina in tutto il mondo.

Ufficialmente lei appare come una delle socie del club, organizzatrice di serate e party esclusivi riservati a vip di tutto il mondo.

Ufficiosamente lei è la smistatrice di grosse partite di droga in tutto il mondo dorato del cinema, dello spettacolo e della musica.

Afferro e osservo alcune foto del fascicolo: ritraggono una donna in diverse situazioni e con diverse pettinature.

Pare che la Philips ami molto cambiare, normalmente non rimane della stessa nuances di colore per molti mesi di seguito.

Le foto ritraggono una donna minuta, fisico snello, capelli lunghi, occhi coperti sempre da grandi occhiali.

Ha circa trent’anni ma potrebbe essere scambiata tranquillamente per una ventenne.

Con un sospiro poso il fascicolo e occhieggio disperatamente il pacchetto delle sigarette che ho messo in bella mostra sul mobile della cucina, accanto alla macchina del caffè espresso.

Ho smesso di fumare da poco più di un mese.

L’inizio di una nuova missione è un brutto periodo per smettere di fumare, ma siamo sinceri, esiste un buon periodo per smettere di fumare?

Durante le prime ore di astinenza ero baldanzoso, e mi rallegravo con me stesso per essere riuscito a durare molte ore senza nemmeno pensare alle sigarette.

Dopo un giorno mi ero trasformato in una belva sanguinaria, che lanciava strali di fuoco a tutti quelli che si degnavano di entrare nel mio raggio d’azione anche solo per salutarmi con una amichevole pacca sulla spalla.

Dopo due giorni mi ero trasformato in una pappetta per cani, molliccia e disgustosa, capace di raccontarmi bugie del tipo: se fumassi una sola sigaretta sarebbe solo ed esclusivamente per limitare il senso di astinenza dell’organismo, che altrimenti potrebbe subire effetti deleteri.

Dopo tre giorni ero fermamente deciso a vendere l’anima per una sigaretta e ho cercato su internet inserzioni di chiunque si firmasse devil.

Non ne ho trovate.

Osservo la mia immagine riflessa nella bottiglia di birra che sto tracannando: sopracciglia sottili, braccia e torace liscio.

In questo momento fumerei volentieri un paio di pacchetti di sigarette di seguito.

Mi alzo sospirando tristemente e mi dirigo verso la camera da letto per vestirmi.

 

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La palestra, ricavata nel seminterrato del palazzo dove abito, è ampia e ariosa.

L’allenatore che mi accoglie è alto, muscoloso e assolutamente orgoglioso dei suoi meravigliosi muscoli, infatti mentre parla con me, illustrandomi gli esercizi a cui dovrei sottopormi, si guarda intorno osservando il suo riflesso negli specchi che ci circondano, facendo guizzare alternativamente i muscoli delle braccia e del torace.

– La prima cosa sulla quale dobbiamo lavorare è il deltoide, decisamente è un pò giù di tono! – mi dice con tono tra il disgustato ed il perplesso.

– Poi dobbiamo lavorare sul pettorale che è messo maluccio – continua camminandomi intorno e osservandomi come se fossi un animale da laboratorio.

– Infine dobbiamo lavorare sul quadricipite e sui glutei, alle donne piacciono gli uomini con tutti questi muscoli in mostra ed in ottima forma – annuisce con espressione da uomo di mondo.

Praticamente sarei un rottame.

Comincio a sentirmi offeso.

Decisamente stai messo maluccio, negli ultimi mesi ti sei proprio lasciato andare!  (coscienza)

Va bene, però non è il caso di infierire! (io)

Mi osservo allo specchio di fronte ed il mio amor proprio grida vendetta.

Sono alto 1,85, ho i capelli castano chiaro e gli occhi color nocciola.

Sono considerato muscoloso e possente dai miei colleghi e dai banditi che hanno la sfortuna di scontrarsi con me.

Eppure, questo damerino che non sa cosa significhi lottare con pazzi criminali, che non sa cosa significhi mirare e sparare con precisione a distanza di chilometri, sperando di non sbagliare obiettivo perchè consapevole che non si potrà avere una seconda possibilità, che non conosce l’addestramento durissimo a cui veniamo sottoposti durante il corso in polizia, ed infine che non sa cosa significhi bere fino a tramortirsi quando un caso va male e non si riesce a salvare un bambino preso in ostaggio dalle mani di un folle, e si beve fino a perdere i sensi annegando il dolore e le lacrime che altrimenti verrebbero a galla.

Ebbene questo emerito cretino ti guarda come se tu fossi solo un pollo da gonfiare e pompare.

Inarco un sopracciglio – Perchè parli al plurale? Da quanto ho capito quello che deve lavorarci qua sono io! – borbotto non facendo nulla per nascondere il malumore.

Lui scoppia a ridere fragorosamente – Il tuo capo mi aveva detto che sei un tipo simpatico, beh! Aveva ragione! –

“Certo, come no!” digrigno i denti “non è lui che deve sculettare sui tavoli tra mille donne assatanate.”

– Possiamo cominciare domani sera – dico assaporando la birra gelata e il divano confortevole che mi aspettano a casa.

– Credevo dovessimo cominciare già da stasera! – esclama lui sorpreso – Il tuo capo mi ha detto di cominciare subito perchè la settimana prossima devi essere in forma, e dato che abbiamo molto da lavorare… – termina in un mormorio.

Sospiro mentre sfilo la tshirt – Da cosa cominciamo? – chiedo con la stessa espressione che sicuramente ha avuto Giovanna d’Arco prima di essere bruciata al rogo.

Vabbè! Lei fu proclamata santa, io non verrei proclamato martire nemmeno se mi astenessi dal sesso, dal bere birra e dal dire parolacce per tutta la mia vita presente e futura, figuriamoci santo!

– Direi di cominciare facendo una bella corsetta sul tapis roulant per sgranchirci un pò!  -mi dice strizzandomi l’occhio con fare complice.

Ora sono appena tornato dalla palestra, o meglio, diciamo che mi sono carapicollato su per le scale, o meglio, diciamo che mi sono trascinato su per le scale strisciando come una massa gelatinosa pronta a sciogliermi da un momento all’altro.

Mi distendo sul letto.

Il mio unico pensiero è: “voglio morire!”

Sono sudato, anzi diciamo che navigo nel sudore, sono in crisi di iperventilazione nonostante abbia terminato l’allenamento già da mezzora e sento il corpo intero andare a fuoco.

Ripenso a Giovanna d’Arco e comincio a convincermi del fatto che tutto sommato potrei essere sulla buona strada per diventare martire.

Il mio secondo pensiero è: “uccidere Simmons, Phil Simmons il mio capo”.

Si, ma ucciderlo in maniera lenta, brutale e dolorosa (coscienza)

Per una volta concordo con te! (io)

E’ stato il mio pensiero costante nelle ultime ore, mentre sbuffavo e ansimavo in maniera poco dignitosa sul tapis roulant, sul tappeto di gomma, sulla panca dei pesi, appeso alla fune e mentre pedalavo come un forsennato sulla cyclette.

Ho pensato al piacere sadico che avrei provato nel vederlo arrostire su una enorme graticola, circondato da uomini cannibali nudi e selvaggi pronti ad azzannarlo

Per completare la giornata c’è stato l’incontro, anzi lo scontro, con la donna più sgraziata e goffa che io abbia mai avuto la disgrazia di conoscere nella mia vita.

Stavo uscendo dallo spogliatoio maschile, cercando di mantenere una postura quanto più dignitosa possibile, quando mi sento mancare il pavimento sotto i piedi e perdendo l’equilibrio cado lungo disteso davanti a tutti i frequentatori la palestra, metà delle quali donne.

Addio dignità!

Il primo pensiero che ho, mentre cerco di rimettermi in piedi, è che si sia scatenato un violentissimo terremoto.

Scarto subito l’idea idiota e rifletto che non ci sono momenti di panico intorno a me, anzi, momenti di pura ilarità grazie al mio simpatico siparietto.

Sospiro e mi accorgo di una persona vicino a me, o per meglio dire sotto di me.

– Certo se ti decidessi a togliere quel culone dalla mia faccia riuscirei a respirare! – sento  esclamare da una voce soffocata.

Mi sollevo rapidamente, stupito.

– Scusa! – esclamo preoccupato che i miei novanta chili abbiano potuto sortire effetti nefasti sul corpo gracile di quella che sembra una fanciulla.

– Scusa un paio di palle! – la sento borbottare in modo poco femminile – Dovresti imparare a guardare dove metti quei piedoni che ti ritrovi! – continua con tono iroso.

“Hei aspetta un attimo!” penso osservandola meglio, mentre paonazza cerca di rialzarsi dal pavimento – Non sono io che ti sono venuto addosso! – esclamo con tono offeso.

– Diciamo che invece di guardare davanti al tuo naso, eri intento ad osservare le bellezze anatomiche di quella bionda laggiù! – la sento esclamare furiosamente.

“Hei aspetta un attimo!” penso ancora, mentre lei è intenta a sistemarsi la tuta, spolverando con le mani i pelucchi che le si sono attaccati addosso – Io non guardavo nessuna bionda! – “se si riferisce alla biondina con la tuta inguinale, le scarpe rosa e le tette in bella vista, in fondo le ho solo lanciato un’occhiata fuggevole!”

Solleva la testa e per la prima volta i nostri sguardi si incrociano.

– Ma se le hai fatto una radiografia degna di un centro diagnostico di alto livello! – esclama sbuffando, afferrando la sacca sportiva che le era scivolata sul pavimento a causa della caduta rovinosa.

Giuro che non cosa pensare!

E’ la donna più buffa che io abbia mai conosciuto. Buffa ma allo stesso tempo dannatamente irritante.

Ha i capelli castani che porta legati in una semplice coda di cavallo, indossa una tuta di due taglie più grandi, scarpe da tennis che hanno visto tempi migliori e un paio di occhiali da vista che, anche se enormi, non riescono a nascondere lo splendido color verde smeraldo dei suoi occhi.

Una secchiona! Doveva terminare quella giornata di merda scontrandosi con una dannata, saccente secchiona!

Poi, un pò di galanteria che ancora alberga in me, prende il sopravvento.

– Ti chiedo scusa! – borbotto con tono scontroso – Posso offrirti qualcosa da bere? – chiedo solo ed esclusivamente per pura cortesia e naturalmente non mi aspetto che accetti, anzi, spero che lei declini l’offerta.

Lei ci pensa su e poi annuisce.

– Va bene – mi dice seria.

– Cosa? – chiedo un pò stupidamente.

– Va bene, andiamo a bere qualcosa – mi ripete con tono pedante.

Poi inaspettatamente aggiunge con sguardo triste – almeno le mie amiche saranno soddisfatte per un pò – sospira guardandosi intorno – però andiamo in un pub, ok? –

La osservo meglio cercando di capire se le manca una rotella o se la caduta le ha procurato qualche grave deficit mentale.

– Certo! Dove vorresti andare a bere qualcosa? – le chiedo stizzito – In un motel in autostrada? –

– Certo che no! – risponde inseguendo chissà quali contorti pensieri – Domani sera alle ventuno, ci vediamo qui fuori – mi dice prima di voltarsi e sparire, lasciandomi a fissare il vuoto dietro di lei.

Ed ora mi ritrovo steso su questo letto, completamente spompato, con un incarico che so già mi farà morire e con un appuntamento sul groppone che non avrei voluto.

Amen!

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TRAMA

Letitia Ward ha ventidue anni ed è una ricercatrice universitaria dell’UCL. Matthew Blake ha ventotto anni ed è un poliziotto della Narcotici. Entrambi hanno dolori che la vita ha loro riservato. Il loro incontro sarà assolutamente casuale e tra gag esilaranti e reciproche esternazioni di tenerezza, sullo sfondo di una Londra dinamica e operosa, l’amore fra loro germoglierà e li coinvolgerà completamente fino all’inatteso finale.

 

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Questo estratto inedito pubblicato, tratto da un racconto disponibile sugli store online, è un’opera di fantasia in esclusiva per Stella e pubblicata sul sito Free Passion nella rassegna “Racconti di Natale – Un Tocco di Rosso” 

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Alice Steward. I contenuti pubblicati sono soggetti e vincolati alle leggi del copyright, vietata la riproduzione di questi o parte di essi.

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5 Comments on Rassegna Racconti di Natale – “Un Tocco di Rosso” – “Uno Streap Tease Per Natale” di Alice Steward

  1. ilaria
    dicembre 23, 2015 at 4:32 pm (5 anni ago)

    l’ho acquistato e letto in pochissimo tempo… niente di erotico ma romantico divertente…diverso dai soliti romanzetti… lo stra consiglio!

    Rispondi
  2. maria
    dicembre 23, 2015 at 10:35 pm (5 anni ago)

    Io l’ho cercato oggi su Amazon ma risulta non disponibile! Sono stra curiosa di leggerlo!

    Rispondi
  3. Valentina
    dicembre 25, 2015 at 12:44 am (5 anni ago)

    Bello! Lo acquisterò nei prossimi giorni!

    Rispondi

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