Nuovo racconto inedito – “Lasciati Amare” – #2 Life Secrets Series By Samy – Prologo- 1° e 2° Capitolo

Buongiorno e ben ritrovate.

Settimana scorsa abbiamo archiviato “Fidati di Me“, con Adam e la sua Amelia, e questa settimana ripartiamo con il secondo appuntamento di questa serie – “Life Secrets Series” – con i capitoli mancanti di “Lasciati Amare“- vi ricordo che la parte finale dal quindicesimo capitolo in poi è già presente nel sito –  che, questa volta, vedono protagonisti la povera Michelle insieme all’affascinate Nick,  meglio conosciuto come il nostro Fassi per le più affezionate.

Ricordate tutte la povera Michelle, vero?, che da brava professionista, specializzata in missioni sotto copertura,  in “Fidati di Me” si era dovuta sopportare il perfido Marcus per oltre due anni, dividendo oneri e doveri con la dolce Amelia?

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Samy aveva pensato che questa ragazza aveva bisogno del suo riscatto, di trovare dopo tanto tempo un pò di giustizia, soprattutto quella del cuore, naturalmente a suo modo, sofferenze incluse. Che si deve fare in nome dell’amore!

Lasciati Amare” è la sua storia che, nelle prossime settimane, vi terrà di nuovo compagnia con ben tre capitoli ogni volta, per completare così al più presto il racconto in attesa di nuove ed eccitanti avventure.

Molte di voi sono già al corrente che un terzo capitolo della serie, che avrà il titolo di “Ti Troverò“, bolle già in pentola ed io e Samy, giusto per mantenere alta la nostra fama di perfide, stiamo già pensando a cosa architettare questa volta per torturarvi un pò!

Aaaaaahhhhh, quanto ci divertiamo!!! 

Ed ora, correte a fare un ripassino, mentre a me non mi rimane che augurarvi buona giornata seguito, come sempre, dall’immancabile….

 Buona Lettura   

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-Playlist-

Cliccando sui vari titoli il link diretto per l’ascolto.

PROLOGO – The Passenger – Iggy Pop

Capitolo 1 – The Ground Beneath Her Feet – U2

Capitolo 2 – Ode to my family – Cranberries

Capitolo 3 – With or without you – U2

Capitolo 4 – Gli ostacoli del cuore – Elisa feat. Ligabue

Capitolo 5 – Under my skin – Frank Sinatra

Capitolo 6 – Don’t cry – Gun’s Roses

Capitolo 7 – Someone like you – Van Morrison

Capitolo 8 – Bailando (Español) – Enrique Iglesias feat. Descemer Bueno, Gente De Zona

Capitolo 9 – 7 seconds – Youssou N’Dour e Nina Cherry

Capitolo 10 – Tears in heaven – Eric Clapton

Capitolo 11 – Parlami d’amore – Giorgia

Capitolo 12 – Zombie – Cranberries

Capitolo 13 – Spaccacuore – Samuele Bersani

Capitolo 14 – No One – Alicia Keys

Capitolo 15 – Lampi nel silenzio – Anastasia ed Eros

Capitolo 16 – Venus in furs – Velvet Underground

Capitolo 17 – Tomorrow – U2

Capitolo 18 – Dedicato a te – Le vibrazioni

Capitolo 19 – Mysterious Ways – U2

EPILOGO – La flaca – Jarabe de Palo

-PERSONAGGI-

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MICHELLE BROWN – 32 anni, agente speciale dell’FBI

NICHOLAS WALSH – 42 anni, dipendente del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti

KRISTAL FOX – 40 anni, modella ed ex fidanzata di Nicholas

EMILY FISHER – 38 anni, assistente di Nicholas

AMY HOWARD – 27 anni, responsabile eventi di Nicholas

SALVATORE RIZZO -45 anni, capo di una cosca mafiosa

DAVE MORGAN – 45 anni, guardia del corpo di Nicholas

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-LASCIATI AMARE-

– #2 LIFE SECRETS SERIES – 

– PROLOGO – 

Miami

-MICHELLE-

Le porte dell’ascensore si aprono e la luce abbagliante dell’ospedale mi colpisce gli occhi, accecandomi per un istante. Sbatto le ciglia un paio di volte, per abituarmi al chiarore innaturale dell’atrio del reparto, poi avanzo a grandi passi nel corridoio mentre stringo al petto il piccolo cactus.

Conosco già il numero della stanza : 412.

Mi guardo intorno, cercando di capire quale sia la porta giusta tra tutto quell’andirivieni di persone.

Davanti a me, un grande bancone bianco domina l’ingresso, ed una giovane infermiera mi sta fissando incuriosita.

– Le serve aiuto? – mi chiede.

– Sì, grazie… cercavo la stanza 412.

– A destra, in fondo al corridoio – mi indica la giovane infermiera con un sorriso.

– Grazie.

Le faccio un cenno con la testa per ringraziala, poi giro verso destra come mi ha detto, ed avanzo lentamente nel corridoio dove ci sono le stanze per le degenze.

Non ho mai amato molto gli ospedali, tutte le volte che mi è capitato di averci a che fare è stato perché o io o un collega eravamo feriti.

Ma questa volta sono in visita a qualcuno che è sopravvissuto, e sono felice.

Appena arrivo alla stanza 412, mi appoggio allo stipite della porta e mi fermo ad osservarli.

Amelia è seduta sul letto, di spalle, i suoi lunghi capelli rossi sembrano un fuoco acceso in mezzo a tutto quel verde acqua sulle pareti. Adam è seduto di fronte a lei che le parla sottovoce, mentre le tiene le mani tra le sue. Sono meravigliosi.

E sono fortunati, dannatamente fortunati. Una piccola onda di tristezza mi attraversa il cuore, mentre la mia mente corre a Josh. Ricordo ancora perfettamente il modo in cui mi parlava, il modo in cui mi stringeva le mani… ma ricordo perfettamente anche lo scoppio della bomba nella sua auto, quella mattina. Sento che l’onda di tristezza si trasforma in un brivido gelido lungo la schiena.

A forza, come sempre, costringo me stessa a cancellare quell’emozione seppellendola laggiù, dove ho seppellito tutto l’orrore che ho vissuto in questi ultimi anni, Marcus compreso.

Improvvisamente Adam solleva lo sguardo e mi vede.

– La Lady di Ghiaccio! – sbraita alzandosi e correndomi incontro – Finalmente!

Mi avvolge tra le sue braccia, stringendomi stretta.

– Come stai? – mi chiede allontanandosi appena per guardarmi negli occhi.

– Bene, grazie. E tu?

– Meravigliosamente – mi risponde con un magnifico sorriso.

– Sei schifosamente innamorato, mi fai quasi pena – lo canzono.

In risposta lui scoppia in una fragorosa risata.

– Ebbene sì, piccola serpe – esclama circondandomi il collo con un braccio e grattandomi la testa con le nocche.

Lo spingo via con forza sbuffando, mentre mi massaggio la testa indolenzita.

Scuoto la testa, mentre lo sento ridere sommessamente.

Mi volto istintivamente verso Amelia, e lei è là, che mi sorride dolcemente.

– Ciao Amelia…

– Che aspetti, coraggio! – esclama lei allargando le braccia – Vieni qui!

Avanzo a grandi passi verso di lei, mi siedo sul letto e mi tuffo letteralmente tra le sue braccia.

– Che bello vederti… Ti ho aspettato tanto, in questi giorni – mi sussurra commossa.

– Sì, scusami… avevo bisogno di riprendermi un po’.

Lei si scioglie dall’abbraccio e mi scruta in viso.

– Immagino – mi mormora seria.

So benissimo a cosa si riferisce, o meglio, a chi : Marcus.

Povera Amelia, anche lei ha vissuto sulla sua pelle la violenza di quell’uomo e quello a cui si andava incontro se si osava contraddirlo, e proprio per questo io lo avevo assecondato, in tutto e per tutto. Era un uomo molto pericoloso e capace di qualsiasi cosa, probabilmente ha fatto la fine che si meritava.

Sento ancora un brivido di disgusto, mentre ripenso alle sue mani che mi sfiorano, alla sua bocca che mi bacia ed ai suoi fianchi che spingono contro i miei.

Cerco di farmi forza e sollevo il mento verso l’altro, tempo qualche mese ed io avrò già dimenticato tutto, sono addestrata per questo genere di cose.

Dovrei essere preoccupata per Amelia, piuttosto… ma lei per fortuna ora ha Adam, lui l’aiuterà a lasciarsi tutto alle spalle.

Lentamente sollevo lo sguardo e noto che lui mi fissa serio.

– Già – dico scuotendomi – Ma ora è finalmente tutto finito. Tieni, ho un regalo… così non ti dimenticherai di me.

Amelia osserva incuriosita il cactus che le porgo.

– Sai, io vengo dall’Arizona – ammetto sollevando le spalle.

– Sul serio? – mi chiede sbalordita – Guardandoti non si direbbe! Con quei capelli biondissimi, la pelle chiara e gli occhi azzurri…

Io ed Adam scoppiamo a ridere.

– Sì, hai ragione, tutta colpa dei miei nonni materni – le dico – Mia nonna era austriaca, mio nonno italiano. Sono venuti qui dopo la fine della seconda guerra mondiale, in Italia mio nonno era un carabiniere, qui è andato a lavorare in polizia, e… io ho seguito le sue orme.

– Quindi tu assomigli a tua nonna?

– Sì, a mia nonna e… a mia madre – le rispondo tristemente.

Amelia mi prende una mano e me la stringe forte, so che mi capisce. Anche lei ha perso i genitori.

– I miei nonni sono morti entrambi anni fa – continuo poi – E mia madre è morta quando io avevo due anni. Mio padre ha sofferto tanto, non riusciva a stare senza di lei e non riusciva a prendersi cura di me da solo. Faceva il poliziotto, ed ha conosciuto una collega vedova, con un figlio. Hanno iniziato a frequentarsi, ed ha trovato in lei un appoggio, per tutto. E’ una brava donna, lo ha fatto rinascere. Si è rifatto una vita, ora, e vive con lei a New York. Lo sento raramente, ma sono felice per lui.

Guardo Amelia con un sorriso cercando di rassicurarla, perché su mio padre ho mentito. Decisamente.

– Perchè “Lady di Ghiaccio”? – mi domanda lei improvvisamente.

– Perchè è una macchina da guerra! – risponde Adam ridendo.

– Come?

– Sì – le spiego – mi chiamano così i miei colleghi. Ho fatto spesso l’infiltrata in questi anni, ed ho affrontato situazioni piuttosto difficili…

– Ma nulla la piega – la interrompe Adam – Nulla la spezza, e soprattutto nulla la commuove.

Amelia mi osserva inarcando un sopracciglio.

– Sul serio?

– Così sembra – commenta Adam con una piccola smorfia.

– Così è – confermo io decisa – Non mettere in dubbio le mie capacità… “collega”.

Adam mi rivolge un sorriso splendido, dei suoi. E’ davvero una bella persona, Adam, ed Amelia è fortunata, come lo è lui, del resto. Raramente nella mia vita ho incontrato persone buone come loro.

– Cosa farai, ora? – mi chiede d’un tratto lei.

– Torno a Washington per un nuovo incarico – rispondo strizzandole l’occhio.

– Hai bisogno di un passaggio in aeroporto?

– No, andrò là in auto, ho bisogno di stare un po’ con me stessa e riordinare le idee.

– Ma sono tante miglia, sei sicura? – mi chiede Adam.

– Sì, guiderò con calma, e farò diverse tappe. Il capitano Mitchell mi ha concesso una settimana di ferie, ho tutto il tempo che voglio.

Amelia ed Adam mi osservano un attimo in silenzio.

– Sarà meglio che vada, ora, non voglio affaticarti troppo – le dico poi alzandomi in piedi.

– Non preoccuparti, sto molto meglio, probabilmente la settimana prossima mi dimetteranno.

– Sul serio? Come sono felice per te! E tu – intimo poi ad Adam – Portala in vacanza, ne ha bisogno, e ne hai bisogno anche tu.

– Ho già i biglietti, piccola serpe – mi risponde lui strizzandomi l’occhio – Oltretutto sarò operativo qui a Miami solo tra quattro settimane, quindi ci concederemo una “signora” vacanza.

– Bene… E’ venuto il momento di salutarci, dunque.

Abbraccio Amelia, promettendole di farmi sentire spesso, ma mentre sto per abbracciare Adam noto uno sguardo d’intesa, tra i due.

– No, aspetta, ti accompagno – mi dice lui serio, e so che quando ha quell’atteggiamento non ammette repliche.

– D’accordo – gli dico con un sorriso – Andiamo, allora.

Ci avviamo all’ascensore in silenzio, e mentre aspettiamo che arrivi al nostro piano la voce di Adam interrompe i miei pensieri.

– Come stai? La verità, Michelle.

– Sto… abbastanza bene.

– Dormi? Perché a guardarti si direbbe di no.

– Non dormo molto bene.

– Sogni Marcus? O sogni Josh?

Una voragine mi si apre sotto i piedi improvvisamente.

Dio mio, quanto mi conosce bene, Adam.

– Entrambi – gli rispondo in un sussurro.

In quel momento le porte dell’ascensore si aprono, ed è decisamente affollato, quindi il nostro discorso viene interrotto bruscamente.

Non appena giungiamo a piano terra, Adam mi prende per un braccio, attirandomi verso di sé.

– Promettimi che a Washington parlerai con qualcuno. Chiama Amanda, lo sai che è brava, ti aiuterà. E’ stata dura, stavolta, Marcus era un bastardo criminale, Michelle. Dio solo sa cosa hai dovuto sopportare.

– Va bene, lo farò.

– Promettimelo. E voglio sapere come andrà.

– Te lo prometto, Adam. Appena arrivo a Washington fisserò un appuntamento con Amanda, ed informerò anche il capitano, va bene?

– Va bene – mi dice sollevato – Tutti ti chiamano “Lady di Ghiaccio”, ma io so che non è vero. E so anche che la vera Michelle non è qui, e mi manca… Vorrei tanto rivederla.

– E la rivedrai, promesso – lo rassicuro – Ma ora lasciami andare, o non arriverò mai più.

Adam mi sfodera un magnifico sorriso, poi mi abbraccia stretta.

– Ti auguro tanta fortuna, Adam, e tanta felicità. Te la meriti.

– Anch’io la auguro a te, Michelle. E vedrai che arriverà, sono convinto.

Mi sciolgo dall’abbraccio a malincuore e lo saluto, dirigendomi verso l’uscita e ricacciando indietro le lacrime, pensando che probabilmente non lo rivedrò più. Ne abbiamo passate tante insieme, per me è sempre stato come il fratello che non ho mai avuto.

Fu lui il primo ad arrivare quando esplose l’auto dove all’interno c’era mio marito, Josh.

Un grosso nodo mi serra la gola, ma mi faccio forza come ho sempre fatto in questi ultimi anni.

Salgo sulla mia Range Rover ed avvio il motore. Infilo gli occhiali da sole, accendo lo stereo, e le note di “The Passenger” di Iggy Pop invadono l’abitacolo trasmettendomi l’energia che mi serve per il lungo viaggio che mi attende.

Ingrano la prima e parto alla volta di Washington.

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Washington d.c.

-ALEXANDRA-

Le lenzuola del grande letto matrimoniale sono morbide, di fattura pregiata.

Passo le dita tremanti sulla cucitura dei cuscini, sulla coperta leggera perfettamente stirata e profumata di pulito. Inspiro profondamente, e sono sicura di percepire il suo odore, lì dentro.

L’odore della sua pelle, che sento distintamente ogni volta che lui mi passa accanto.

E’ inebriante, è inconfondibile… è SUO.

Lo distingue da qualsiasi altro uomo al mondo, ogni donna che ha avuto la fortuna di stare con lui è probabilmente marchiata a vita.

Passo il dito indice con l’unghia perfettamente laccata di rosso sulla testiera del letto, ed immagino di legarlo lì, e possederlo brutalmente, oppure il contrario, sarebbe divertente…

Da uno come lui potrei anche farmi sottomettere, anche se non è da me.

Io amo possedere.

Mi guardo intorno, nessun segno di una presenza femminile.

So perfettamente che da mesi non ha una relazione stabile, e so anche che a lui basta solamente schioccare le dita per avere un numero infinito di donne ai suoi piedi, ma… in fatto di femmine è dannatamente esigente ed estremamente selettivo.

Vorrei tanto lasciare un segno del mio passaggio, lì, nella sua camera da letto, ma è ancora troppo presto. Se lui scoprisse che sono stata qui sicuramente intensificherebbe le misure di sicurezza, e non posso permetterlo. Non sono ancora pronta a rinunciare a questo attimo di intimità.

Mi avvio verso il bagno e vedo i suoi asciugamani appesi, segno che quel mattino ha fatto la doccia. Ne prendo uno e lo avvicino al viso, inspiro profondamente e l’odore della sua pelle mi penetra nelle narici, infiammandomi il ventre in una morsa di desiderio.

Mi osservo allo specchio, gli occhi mi brillano, le mie labbra sono curvate in un sorriso perverso.

Ti voglio, Nicholas Walsh, a tutti i costi. E ti otterrò, come del resto ottengo sempre tutto.

– 1° CAPITOLO – 

6 mesi dopo

Washington d.c.

-MICHELLE-

Entro nel parcheggio sotterraneo dell’FBI e come ogni mattina parcheggio mia la Range Rover nel solito posto. Meccanicamente, mi aggiusto i lunghi capelli biondi nella coda alta tirandoli leggermente, apro il cassettino portaoggetti ed estraggo la mia Glock ed il mio distintivo.

Mi sistemo in vita la pistola nella fondina, mi infilo al collo il distintivo, prendo il bicchiere da passeggio che contiene il mio cappuccino, la mia borsetta, e scendo dall’auto. La chiudo con il telecomando e mentre mi dirigo verso l’ascensore la mia mente corre a gli ultimi sei mesi appena trascorsi.

Una volta tornata da Miami avevo fissato subito un appuntamento con Amanda, la psichiatra dell’FBI. Le sedute con lei di due volte la settimana hanno contribuito molto a farmi ritrovare un po’ di equilibrio, anche se non del tutto.

Al momento, Marcus è finalmente scomparso dai miei incubi, ma Josh purtroppo no.

Anche stamattina mi sono svegliata di soprassalto con davanti agli occhi ancora la vivida immagine della sua auto che bruciava. Ancora ansimante e con il cuore a mille ho guardato l’orologio, ed ho scoperto che erano solo le 5.30.

Mi sono vestita in fretta e sono uscita a correre, per scaricare la tensione. Dopo aver percorso sei chilometri sono tornata a casa, mi sono fatta una doccia veloce e sono venuta al lavoro.

Mentre attraverso a grandi passi il parcheggio sotterraneo penso che tutto sommato la mia vita ora è ritornata a com’era prima di Miami, niente di nuovo.

L’unica nota positiva è che la settimana scorsa Amanda ha fatto rapporto al capitano Philip Mitchell, confermando che finalmente sono pronta per tornare operativa in missione.

Arrivo davanti all’ascensore, premo il tasto e per fortuna le porte si aprono subito. Mi infilo all’interno, muovendo il collo per sciogliere i muscoli tesi. Schiaccio il tasto del secondo piano e quando riparte bevo un piccolo sorso del mio squisito cappuccino.

Subito dopo, a piano terra, l’ascensore si ferma e si aprono le porte.

Il respiro mi si mozza in gola, mentre i miei occhi si perdono inesorabilmente in un paio di sensuali occhi blu davanti a me. Sento tutti i nervi ed muscoli tendersi, come se fossi sull’attenti, mentre i miei cinque sensi vengono morbosamente catturati da una presenza statuaria che incombe su di me.

L’uomo che mi sta di fronte è alto, probabilmente almeno un metro e novanta, ed è bello da svenire.

Noto che sta armeggiando con il telefonino, quindi egoisticamente mi prendo un po’ di tempo per ammirare quello splendore, mentre le porte dell’ascensore si aprono lentamente.

Ha dei corti capelli castani, con un taglio pulito, ed un lieve riflesso rossiccio.

La mascella squadrata e perfettamente rasata fa da contorno ad un paio di labbra che non sono carnose, ma inspiegabilmente e terribilmente sensuali.

Indossa un abito blu scuro, decisamente su misura, con una camicia azzurra e la cravatta blu.

Ritorno con lo sguardo sul suo viso, ed i suoi occhi magnetici mi catturano di nuovo.

Anche lui mi sta fissando intensamente, facendo correre lo sguardo sul mio corpo, dalla testa ai piedi, per poi tornare al mio viso e puntare quelle profonde e sfacciate iridi blu nelle mie completamente azzurre.

Per un attimo, mi sento come se fossi nuda davanti a lui, ed estremamente vulnerabile.

Ho la piena consapevolezza che il mio viso sta avvampando, mentre una forte scarica elettrica mi attraversa tutto il corpo.

Le porte dell’ascensore si aprono completamente e lui avanza all’interno, seguito da un uomo rasato a zero, con la carnagione olivastra e la barba tagliata in un pizzetto perfetto, leggermente brizzolato. E’ ancora più alto di lui ed ha due spalle veramente enormi. Indossa all’orecchio un piccolo auricolare, ed ha tra le mani una cartella rigida, chiusa con un elastico.

Evidentemente è la sua guardia del corpo.

Si chiudono le porte, ed occhi blu si sistema al mio fianco, mentre il gorilla preme il tasto del quarto piano, il tutto in un silenzio imbarazzante. Mi sfugge un sorriso, mentre ripenso ai due ridicoli nomignoli che gli ho appena affibbiato nella mia testa.

Poi, commetto l’errore più clamoroso della mia vita, e il sorriso mi scompare immediatamente dalle labbra.

Respiro a pieni polmoni.

Le mie narici vengono immediatamente invase da un profumo di biancheria pulita, di sapone e di un dopobarba sfacciatamente maschile e terribilmente sensuale. Sotto a quei profumi, percepisco distintamente un odore particolare, che immediatamente capisco subito che appartiene a lui.

E’ il “suo odore”, l’odore della sua pelle, ed è inebriante.

Sa di sesso, di proibito e di maschio, e mi fa girare la testa.

Non riesco a spiegarmi il perché di quelle sensazioni, nessun uomo mi ha mai fatto provare niente del genere, e per giunta non lo conosco nemmeno.

Mi infurio con me stessa per la mia debolezza, e quando arrivo al secondo piano mi ritrovo a ringraziare il cielo. Non appena le porte dell’ascensore si aprono mi precipito fuori senza nemmeno voltarmi, correndo quasi verso la mia scrivania, mentre il cuore sembra scoppiarmi nel petto.

-NICK-

Le porte dell’ascensore si richiudono subito e ripartiamo verso il quarto piano.

– Penso che darò le dimissioni come tuo capo della sicurezza, Nick.

Mi volto verso Dave, inarcando un sopracciglio.

– Come, scusa?

– Se tutti gli agenti dell’FBI sono come quella, mi dimetto e faccio subito domanda qui all’istante.

Non commento, ma le labbra mi si piegano comunque in un sorriso beffardo. Riporto l’attenzione sul mio I-Phone, continuando a controllare le mie mail, mentre scuoto la testa.

– Non dirmi che non l’hai trovata bella! – sbotta Dave.

– Era decisamente bella, bellissima. Ma non è il mio tipo, Dave.

Dave mi guarda di traverso con un’aria di compatimento.

– Già, conosco i tuoi gusti… ma proprio non riesco a capire cosa ci trovi in quei mucchietti di ossa che di solito ti porti in giro.

– Non sono “mucchietti di ossa” – replico stizzito sentendomi punto sul vivo.

– Sì che lo sono! – esclama Dave – E’ che tu probabilmente non hai mai provato cosa significhi stare con una donna dove ci sia tanta bella roba da stringere… Se lo avessi fatto non ne vorresti più sapere di quelle acciughe che frequenti.

Sorrido ironicamente. So benissimo che Dave ha ragione, ma purtroppo nel mio ambiente le donne sono tutte così, conta solo l’immagine. E sono tutte dannatamente uguali.

Alte, magre, e noiose. MOLTO noiose.

– E Rosie ed i bambini come stanno? – gli chiedo improvvisamente per punzecchiarlo.

– Stanno meravigliosamente bene, grazie – mi risponde Dave – Ma guarda che io quel bocconcino lo avevo notato per te, non per me.

– Ma fammi il favore! – esclamo ridendo.

Le porte si aprono ed usciamo dall’ascensore, trovandoci in un ampio ingresso. Davanti a noi si staglia un piccolo banco con dietro una segretaria che ci rivolge un largo sorriso.

– Buongiorno, sono Nicholas Walsh, avrei appuntamento con il capitano Philip Mitchell – le dico.

– Buongiorno signor Walsh, il capitano la sta aspettando, prego, potete seguirmi.

La donna ci fa strada lungo un corridoio, fino ad una grande porta in legno. Bussa educatamente e poi la apre, annunciandoci.

– Prego, accomodatevi pure – ci dice spostandosi dall’ingresso.

Entro nell’ufficio seguito a ruota da Dave, che richiude subito la porta alle nostre spalle.

Ci viene incontro un uomo sulla cinquantina, vestito elegantemente, con corti capelli chiari ed una barba con il taglio a pizzetto, molto curata.

– Piacere di incontrarla, signor Walsh – mi dice porgendomi la mano – Sono il capitano Mitchell.

– Il piacere è mio, capitano – gli rispondo prendendo la sua mano e stringendogliela – Lui è Dave Morgan, il mio capo della sicurezza.

– Piacere, signor Morgan – dice il capitano stringendo la mano di Dave.

– Capitano – risponde Dave.

– Prego, accomodatevi pure, e vediamo di arrivare subito al problema.

Mi sistemo sulla sedia davanti alla scrivania, mentre il capitano si siede sulla sua poltrona dalla parte opposta, di fronte a me. Dave come sempre preferisce stare in piedi, lui è sempre all’erta.

– Allora, mi parlava di alcune minacce che ha ricevuto – esordisce subito il capitano – di cosa si tratta?

Dave mi porge immediatamente la cartella rigida che tiene tra le mani, ed io la prendo subito aprendola poi davanti al capitano. All’interno vi sono un’infinità di lettere che ho ricevuto per posta negli ultimi mesi.

Il capitano le esamina accuratamente, valutando la situazione.

– Sta lavorando a qualcosa in particolare, al momento? – mi chiede dopo qualche minuto.

– Sto collaborando con il governo colombiano ad un’operazione piuttosto complessa – rispondo – Mi sono recato là diversi mesi fa per coordinare le sovvenzioni per le loro scuole, ed è emerso che che ci sono diverse sparizioni di bambini, al momento. Stiamo indagando insieme per capire di cosa si tratti.

– Mmh… – commenta lui – C’è altro?

– No, nient’altro, che io sappia.

– Amanti respinte? Relazioni interrotte?

– No – gli rispondo nervosamente – da quasi un anno non ho una relazione stabile, ho solo avuto alcuni incontri occasionali con alcune amiche, ma… sono tutte consapevoli del fatto che non ci sarà mai nulla di più.

– Scusi se mi sono permesso, ma dai documenti che lei mi ha consegnato ho appurato che le minacce che lei ha ricevuto sono di due tipi. Vi sono alcune minacce che chiaramente si riferiscono al suo operato in Colombia. Per esempio questa lettera – mi dice indicando un foglio scritto con il computer – Vede, “Sappiamo cosa stai facendo a Bogotà, e stai dando fastidio ad alcune persone. Vedi di smetterla, o dovremo farti smettere noi.

Faccio una smorfia disgustata. Ricordo bene la lettera, l’ho ricevuta due settimane fa.

– E poi abbiamo lettere come queste – continua lui – Guardi qui “Ieri sera ti ho visto con quella, stai attento, rischi grosso” oppure “Smetti di vederle, vuoi farmi impazzire? Potrei farti male, molto male.” e ancora “Perché non ti accorgi di me, così mi fai soffrire… Io non posso vivere senza di te, e se non posso averti io non ti avrà nessun altra, ricordatelo”.

– Cosa ne pensa, capitano? – gli domando nervosamente.

– Non saprei. Non sono del tutto convinto che le due cose siano divise, temo più che siano invece parte di uno stesso disegno – commenta appoggiandosi allo schienale della sedia e dondolandosi pensieroso – Sicuramente penso che si tratti di qualcuno che le è molto vicino. Non so… potrebbe essere una persona del suo staff?

– Non credo, ma… in effetti non ci ho mai pensato veramente. Nel mio ufficio al Dipartimento di Stato ci occupiamo di aiuti umanitari, tutti quelli che lavorano per me lo fanno per passione, non credo che…

– Signor Walsh – mi interrompe lui ironicamente – Lei non immagina nemmeno quali interessi ci siano dietro ad ogni cosa, e quante persone ci siano al mondo disposte a fare il doppio gioco solo per raggiungere gli scopi personali. Siamo effettivamente circondati da persone senza scrupoli.

Mi sento rabbrividire. Se non posso più nemmeno fidarmi del mio staff di chi potrei mai fidarmi? Probabilmente solo di Dave, su di lui non ho dubbi, ci metterei la mano sul fuoco.

– Ma noi siamo qui per smascherare queste persone – prosegue poi – E’ questo il nostro lavoro. E lo faremo e la proteggeremo, non si preoccupi.

– In che modo? – gli domando.

Il capitano si appoggia alla scrivania con i gomiti e si porta gli indici davanti alle labbra, pensieroso.

Stringe gli occhi, guardandomi intensamente, capisco che sta analizzando la situazione.

– Penso che potremmo fare una mossa azzardata, ma se funziona… otterremo sicuramente dei risultati – mi dice facendo una breve pausa – Io le affiancherei un nostro agente, che si fingerà la sua fidanzata. In questo modo potrà indagare e stare al suo fianco, occupandosi anche della sua protezione. In più, se dovesse esistere davvero questa fantomatica “donna gelosa” la costringeremmo ad uscire allo scoperto, e potremmo capire se le due cose sono collegate o no. Se la sente?

– Se me la sento? E’ il vostro lavoro, sono nelle vostre mani. Solo una cosa, per favore – gli dico  leggermente a disagio – Io frequento determinati ambienti, partecipo ad eventi con ministri, ambasciatori ed a volte nobili. La persona che mi affiancherete dovrà essere all’altezza della situazione, ho un’immagine da tutelare e da difendere.

Lui inarca un sopracciglio, seguito subito da un sorriso ironico.

– Ho la persona adatta, non si preoccupi. L’agente Brown, oltre ad essere una bellissima donna, è perfettamente addestrata ad una missione di questo tipo. Sono sei mesi che è rientrata da un incarico che l’ha tenuta lontana per due anni, ed è pronta a tornare operativa. E’ intelligente, parla correntemente il francese, il tedesco e l’italiano, oltre ad un po’ di spagnolo – mi dichiara lui soddisfatto – Vedrà che non la deluderà.

Mi sento un po’ più rilassato, dopo le sue affermazioni.

– Va bene, procediamo, allora – gli rispondo.

Lui solleva la cornetta e compone un numero interno.

– Michelle?… Puoi venire nel mio ufficio per favore? Ho una nuova missione per te… Bene, a tra poco.

Riappende poi la cornetta e mi rivolge un sorriso.

– Mi creda, signor Walsh, faremo di tutto per proteggerla e per arrestare queste persone. E’ il nostro lavoro e lo facciamo bene, e mi lasci dire che è un onore lavorare per lei.

– Grazie capitano – gli rispondo soddisfatto.

Dopo pochi minuti si sente un lieve bussare alla porta.

– Vieni, Michelle – dice il capitano a voce piuttosto alta.

La porta si apre ed io mi alzo dalla sedia galantemente per conoscere quella che sarà la mia “fidanzata” per il prossimo futuro. Quando vedo di chi si tratta per poco non mi viene un infarto.

LEI. La ragazza dell’ascensore.

Corro con gli occhi a Dave, dietro di lei, e mi accorgo che soffoca una risata.

Bastardo.

– Signor Walsh – interviene il capitano Mitchell – Questo è l’agente Michelle Brown. Michelle, questo è Nicholas Walsh, lavora al Dipartimento di Stato, sezione aiuti umanitari. Ha ricevuto alcune minacce, tu dovrai proteggerlo ed indagare, fingendoti la sua fidanzata.

Impassibile, lei protende la mano destra verso verso di me.

– Piacere, signor Walsh – mi dice risoluta.

– Piacere, agente Brown – rispondo prendendole la mano e stringendogliela. Il tocco con la sua pelle mi stordisce per un attimo, lasciandomi inspiegabilmente disorientato.

-MICHELLE-

Il tempo di una stretta veloce, poi ritraggo subito la mano.

Appena ho aperto la porta ho sentito il suo profumo che mi aveva fatto vacillare in ascensore, ma il tocco con la sua pelle mi ha decisamente dato il colpo di grazia.

Il pensiero di fingersi la sua fidanzata per chissà quanto tempo mi sconvolge già, a malapena riesco a non far trapelare il mio disagio.

Faccio anche la conoscenza con il suo gorilla, che mi rivolge una stretta di mano forte e decisa, e scopro che si chiama Dave Morgan. Lui mi piace subito.

Il capitano Mitchell mi chiama al suo fianco per mostrarmi le lettere minatorie che ha ricevuto Mr. occhi blu.

Noto che si tratta per la maggior parte di lettere a chiaro stampo passionale, ma ve ne sono anche alcune che si riferiscono al suo lavoro. Lo osservo di sottecchi, e noto che è piuttosto nervoso. Mi domando perché, forse ha qualcosa da nascondere.

Poi lo sento schiarirsi la voce, ed io ed il capitano alziamo lo sguardo verso di lui.

– Sentite, io… non vorrei offendere nessuno, ma… – inizia lui nervosamente.

– Ha qualche perplessità? – gli chiede il capitano.

– In effetti sì – commenta lui – E’ che… sempre senza offesa… ma la cosa non mi sembra abbastanza credibile.

– Cioè?

– Le persone che mi conoscono bene sono abituate a vedermi accanto donne… per così dire… “diverse”. Non so se mi sono spiegato.

– Prego? – gli chiedo io inarcando un sopracciglio.

– Ripeto, non intendo offenderla, ma… io frequento capi di stato, nobili, ambasciatori. Al mio fianco ho bisogno di una persona che risulti credibile e che si sappia muovere bene nell’alta società.

Apro la bocca per replicare, ma la richiudo subito, altrimenti rischio di scatenare un putiferio.

Ma che pezzo di… Mi ha appena dato della villana?

Noto con la coda dell’occhio che il capitano Mitchell soffoca una risata. Lui mi conosce bene, e sa che deve intervenire in mia difesa subito, oppure scoppierà il finimondo.

– Signor Walsh, stia tranquillo. Le ripeto che l’agente Brown è perfettamente addestrata per questo. E’ uno dei nostri migliori elementi, le assicuro che è in buone mani, non la deluderà.

– Il problema è che sabato avrò una serata di beneficenza a casa mia, vorrei che l’agente Brown fosse preparata. Quella sera devo incontrare alcuni ministri, e non vorrei avere dei problemi – gli confessa lui sulle spine.

– Vuol dire che non posso venire alla sua festa in jeans e maglietta? – gli domando improvvisamente io tagliente, non riuscendo più a trattenermi.

Vedo con la coda dell’occhio Dave – il gorilla – che trattiene a stento una risata.

Oddio, lui lo adoro. Mi piace sempre di più.

Il caro signor Walsh si irrigidisce, sentendosi indubbiamente provocato, e mi fa un sorriso ironico.

– Volevo solo informarvi di questo evento, tutto qui – mi dice in tono tagliente.

Io lo fisso con aria di sfida, stringendo gli occhi. Noto che lui fa un leggero sospiro stizzito, poi distoglie lo sguardo e si alza dalla sedia.

– Ora scusatemi – ci dice – Ma ho un appuntamento all’ambasciata francese, devo andare. Vi lascio tutta la documentazione in modo che possiate esaminarla.

– Benissimo signor Walsh – gli risponde il capitano alzandosi dalla sedia e stringendogli la mano.

– Qui ci sono i miei recapiti – dice poi rivolgendosi a me e porgendomi un biglietto da visita – Il numero del mio ufficio, di casa ed il cellulare. Domani pomeriggio il mio personale avrà giornata libera, penso che sia il caso che lei si rechi a casa mia, in modo da organizzarci meglio possibile prima di sabato.

– Penso sia un’ottima idea – gli dico, deponendo per un attimo le armi – Il suo indirizzo?

– Mi chiami domani prima di partire, le spiegherò la strada. Non è difficile, ma la mia casa è fuori Washington ed è in una zona piuttosto isolata, è meglio spiegarlo a voce, risulta più semplice. Va bene intorno alle 16?

– E’ perfetto.

– Bene, mi terrò libero. A domani, allora.

– A domani – gli rispondo io.

Lo osservo mentre si avvia verso la porta, seguito da Dave che mi rivolge uno splendido sorriso e mi fa un cenno con la testa. Dave è decisamente simpatico, ma quel “signor Walsh”… è tanto bello quanto stronzo.

– Che presuntuoso arrogante! – mi sfugge, e provoco la risata soffocata di Philip.

-NICK-

Quell’esclamazione insolente mi arriva dritto alle orecchie, mentre Dave sta chiudendo la porta.

Lui trattiene a stento una risata, io mi volto verso di lui e lo fulmino con lo sguardo.

– Non azzardarti a ridere, o ti licenzio – gli dico inviperito mentre ci avviamo verso l’ascensore.

Una volta abbandonato l’edificio saliamo sulla mia Mercedes blu scura classe E parcheggiata davanti al marciapiede. Dave sale davanti di fianco a Tom, il mio autista, ed io mi accomodo dietro. Guardo fuori dal finestrino e scorro lo sguardo sugli edifici di Washington, mentre la mia auto si dirige in mezzo al traffico.

– Un po’ di musica, Tom? – chiedo al mio autista.

– Cosa preferisce, signor Walsh?

– Decidi tu. Qualcosa che mi piace e mi faccia rilassare.

Tom accende lo stereo e le note di “The Ground Beneath Her Feet” degli U2 invadono l’abitacolo. Faccio un sorriso sornione, il mio autista conosce molto bene i miei gusti.

Sa che il mio sangue è irlandese e sa che amo tutto ciò che mi ricorda la mia terra, dalla musica, alla birra, al cibo. Rilasso le membra sui morbidi sedili in pelle avorio e mi lascio cullare dalle note della canzone, mentre il mio pensiero corre all’agente Brown.

Quella donna mi ha profondamente colpito, è innegabile.

Quando ci siamo incontrati in ascensore ho percepito una forte elettricità tra di noi. Ho sentito subito il suo profumo pulito, delicato, ed ero rimasto affascinato. Per fortuna Dave non si era accorto di nulla, altrimenti mi avrebbe fatto impazzire.

Più tardi, nell’ufficio del capitano Mitchell, mentre lei osservava tutta la documentazione e discuteva con lui sul da farsi, io mi sono preso un momento per osservarla bene.

Ho notato che non è molto alta, probabilmente intorno al metro e sessanta.

Ha due grandi occhi azzurri e capelli biondi leggermente mossi e lunghi, oggi li aveva raccolti in una coda di cavallo. Chissà come sono, sciolti.

Non aveva un filo di trucco sul viso, e posso dire con sincerità che è veramente bellissima.

La bocca carnosa risalta terribilmente sul quel viso delicato, rendendola meravigliosamente affascinante e sexy. E’ longilinea e proporzionata, ma molto, molto formosa.

Indossava una camicetta bianca con le maniche arrotolate fino al gomito, e lo sguardo mi è caduto inevitabilmente su quei seni fantastici, fasciati dalla stoffa della camicia.

Li ho ammirati, sono indubbiamente pieni e piuttosto grandi, e sembrano pure stupendamente sodi.

Ha il ventre splendidamente piatto ed i fianchi morbidi, oggi fasciati da un paio di pantaloni dal taglio maschile, neri. Ha un magnifico sedere rotondo, ben modellato, sicuramente pratica qualche sport.

Come prima quando la osservavo, di nuovo sento il mio corpo reagire vergognosamente, e comprendo che far entrare quella donna nella mia casa e nella mia vita potrebbe essere estremamente… “pericoloso”.

Io sono sempre stato abituato a donne diverse, con le quali non si rischia di incorrere in coinvolgimenti sentimentali. Tutte estremamente belle, abituate a muoversi nell’alta società, ma… fredde e distaccate. Ma anche noiose, terribilmente noiose.

Qualcosa mi dice che questa donna sarà tutto fuorché noiosa, quindi l’esatto contrario delle donne che io sono abituato a frequentare.

Ripenso alle storie che ho avuto finora, piatte e senza senso. Non sono nemmeno in grado di dire se mi sono mai innamorato di qualcuna di loro, ma se provo a domandarmelo, la risposta è una sola: NO.

Tremo al pensiero di sabato sera, ci saranno tante personalità alla festa, la stiamo organizzando da più di un mese. Un po’ sono però eccitato dalla cosa, devo ammetterlo.

Sono convinto che comunque quella donna movimenterà la mia vita, in un modo o nell’altro.

Poso il gomito sul bordo del finestrino e mi passo il pollice sul labbro inferiore.

Domani lei verrà a casa mia, e faremo una lunga… lunghissima chiacchierata.

E questo mi incuriosisce da morire e mi riempie di aspettativa.

Proprio per questo, mi spaventa a morte.

– 2° CAPITOLO – 

-ALEXANDRA-

Non riesco a comprendere perché Nick oggi pomeriggio sia a casa.

Cammino nervosamente avanti e indietro, in mezzo alla boscaglia che circonda la sua villa, cercando di capirne il motivo.

Sono venuta qui per la mia solita incursione, piena di aspettative, ed ho estremamente bisogno di entrare nella sua camera da letto. Ho un disperato bisogno di farlo.

Afferro di nuovo il binocolo ed osservo la sua auto. Cerco di scrutare l’interno della casa, nessun movimento particolare, nessun segnale.

Come ogni martedì, il suo personale ha giornata libera, e lui dovrebbe essere in ufficio.

Invece è lì, lui e quella sua fottutissima guardia del corpo.

Poi sento il rombo del motore di un’auto ed immediatamente mi volto per cercare di capire chi sia.

Aggrotto le sopracciglia quando vedo che si tratta di una Range Rover nuova di zecca.

Non conosco quella macchina, quindi mi segno subito il numero di targa e cerco sul telefonino a chi appartiene. Alzo lo sguardo e vedo l’auto oltrepassare il cancello e fermarsi davanti all’ingresso della casa.

Vedo aprirsi la porta d’ingresso ed esce lui, splendido come sempre, anche in tenuta casual.

Mentre il mio telefonino mi rivela che quell’auto appartiene ad una certa Michelle Brown, vedo con orrore scendere una bionda e dirigersi verso di lui.

Il mondo mi crolla addosso ed una terribile sensazione di odio e distruzione si impossessa di me.

Bastardo, non la passerai liscia.

-MICHELLE-

Mentre avanzo verso di lui, sento il cuore che rischia quasi di uscirmi dal petto.

Per la miseria, quest’uomo è bello da morire.

Indossa una felpa grigia con il cappuccio, dove sotto si intravede una t-shirt bianca. I jeans azzurri scoloriti gli segnano vergognosamente i fianchi, evidenziando un fisico spaventoso.

Ai piedi, ha un paio di converse nere. Niente a che fare con l’uomo distinto di ieri, ma se mai fosse stato possibile ora è ancora più bello.

Appena incrocio lo sguardo con il suo, lui mi rivolge un sorriso smagliante che mi manda diretta al tappeto.

– Buon pomeriggio agente Brown.

– Buon pomeriggio… Nicholas. Visto quello che ci aspetta non credi sia meglio che ci chiamiamo per nome e ci diamo del tu?

Lui piega leggermente la testa, socchiudendo gli occhi.

– Sì, hai ragione – risponde – Buon pomeriggio, allora, Michelle.

Faccio un cenno di assenso con la testa, seguito da un lieve sorriso.

– Visto che il sole è ancora alto pensavo di farti visitare prima l’esterno della casa, in modo che tu possa verificare anche i sistemi di sicurezza, che ne dici?

– Dico che è perfetto, procediamo.

Lui mi si avvicina e mi indica con la mano la direzione da seguire. Ci incamminiamo insieme, costeggiando le mura della magnifica villa in mattoni rossi in stile Tudor, circondata da un bellissimo giardino. Percorriamo alcuni sentieri in sassolini bianchi, e quando arriviamo sul retro mi si mozza il respiro di fronte alla stupenda piscina naturale.

– Wow. E’ fantastica – commento estasiata.

– Già. La casa è antica, era dei miei genitori, ma questa l’ho fatta costruire io. L’ho sempre desiderata, e visto che qui lo spazio non mancava l’ho progettata e creata io stesso. Vedi – mi dice indicandomi un settore diviso da una grata – là ci sono tutte le piante ed i microorganismi che purificano l’acqua. Al di qua, invece, c’è la zona balneabile.

La piscina è completamente rivestita di pietra grezza, che le dà un tocco di naturale e selvaggio.  Intorno sono sistemate alcune sdraio in legno, piuttosto rustiche, che danno una sensazione di tranquillità e di profondo contatto con la natura. Sono assolutamente certa che fare un bagno là dentro è qualcosa di magnifico e sublime.

– Toglitelo dalla testa – mi sussurra lui divertito – Fa troppo freddo, ora, e questa non è riscaldata.

Mi giro a guardarlo, indispettita. Che diavolo fa, ora? Mi legge la mente?

– Non pensavo di fare un bagno io – gli dico con aria di sfida.

Lui mi sorride divertito.

– Non oseresti buttarmi dentro. Anche perché ti assicuro che non ci finirei da solo.

Nella mia mente prende forma per un attimo l’immagine di noi due insieme nell’acqua, con i vestiti bagnati tutti appiccicati addosso. Mi schiarisco la voce, cercando di tornare rapidamente in me.

– Continuiamo il giro? – gli dico poi seria.

– Sì, certo – mi risponde lui soffocando un sorriso ironico – Da questa parte.

Passeggiamo lentamente intorno alla casa, e non posso fare a meno di ammirare il paesaggio. Il giardino è perfettamente curato, i prati verdi tagliati alla perfezione e le aiuole fiorite sono meravigliose. Sul fianco della casa c’è una piccola fontanella, completamente rivestita in pietra.

Nick mi illustra le telecamere posizionate all’esterno, spiegandomi che le immagini sono sempre registrate e che ogni movimento viene controllato dai suoi addetti alla sicurezza.

– Hai poche telecamere, però – osservo – Questo dobbiamo rivederlo. Ci sono sicuramente  dei punti ciechi e se qualcuno esperto cercasse di entrare potrebbe facilmente eluderle.

– Finora sono bastate, non ho mai ricevuto minacce e non mi sono mai sentito in pericolo – mi risponde lui stringendosi un attimo nelle spalle – Ma se ritieni che sia il caso di intensificare le misure di sicurezza lo faremo immediatamente.

– Sì, ritengo sia necessario. E per sabato sera? Hai già pianificato tutto, visto le personalità che si troveranno qui dentro tutte insieme?

– Certo, per quello ci ha pensato Dave. Quando organizzo eventi di questo tipo si occupa di tutto lui, e sa che ci tengo particolarmente.

– Bene, ottimo.

– Vieni, entriamo in casa – mi dice poi lui accompagnandomi con una mano sulla schiena.

Quel tocco mi fa rabbrividire, nonostante sia la fine di marzo e la temperatura si aggiri intorno ai venti gradi. Salgo nervosamente i pochi gradini che mi separano dalla porta d’ingresso e mi avventuro nella grande villa. Mi guardo intorno e quello che vedo mi spiazza.

Mi sento morire.

Merda. Mi serve urgentemente un abito per sabato sera.

– Accidenti, Nicholas… Ma tu chi sei veramente? – gli chiedo allibita.

Lui scoppia in una fragorosa risata.

– I miei genitori appartenevano alla casata dei Conti di Desmond. Siamo irlandesi, originari di Cork.

– Scusami… “appartenevano”?

– Sì, purtroppo sono morti entrambi, anni fa, in un incidente d’auto. Io non avevo fratelli e sorelle, quindi hanno lasciato tutto a me. Sono l’ultimo discendente della nostra famiglia.

Merda di nuovo! Un conte??? Non esagerava quando parlava di alta società.

– Oh – commento. Mi sento una nullità.

– Vieni, facciamo un giro della casa – mi dice lui con un sorriso.

Mi guida attraverso il grande ingresso con il pavimento in marmo bianco, con bellissimi quadri appesi alle pareti. Dal corridoio giriamo a destra, in un immenso salone con lo stesso pavimento, grandi colonne e circondato da un enorme vetrata.

– Qui è dove si svolgerà il ricevimento sabato sera – mi spiega – La mia responsabile degli eventi, Amy, ha già organizzato tutto alla perfezione. Sarà splendido, vedrai.

– Quindi non sarà una cena, vero?

– No, avremo un buffet su quella parete con cuochi che serviranno le pietanze e barman che prepareranno cocktail. Ci saranno diversi tavoli lungo la vetrata ed avremo anche un’orchestra, in fondo al salone. Si ballerà. Tu sai ballare?

– Certo.

– Ottimo – commenta lui – Vieni, proseguiamo.

Di nuovo, mi mette una mano sulla schiena, e ci dirigiamo nuovamente verso il corridoio. Lo oltrepassiamo ed entriamo in una grande stanza con il pavimento in legno.

E’ magnifica, sono senza parole.

Di fronte ad un camino in pietra enorme ci sono due imponenti divani in velluto bordeaux. Due grandi finestre danno una splendida luce alla stanza, contornate da due alte e splendide piante verdi, che danno un tocco di freschezza. La parete opposta è interamente occupata da una massiccia libreria antica in legno, ricolma di libri. Non posso fare a meno di immaginarlo lì seduto, la sera, dopo una giornata passata in ufficio.

– Quest’ala della casa è quella che io… “vivo”, ed è rigorosamente privata. La sera del ricevimento sarà chiusa a chiave, preferisco che nessuno entri, ci sono informazioni ed oggetti molto personali – mi dice deciso – Qui siamo in salotto. Vieni, ti mostro la sala da pranzo.

Oltrepassiamo la porta di fronte e noto subito il grande tavolo in legno massiccio che domina la stanza, circondato da dieci sedie dello stesso materiale. Anche qui, un grande camino in pietra riscalda l’ambiente e sul lato opposto una credenza antica contiene la cristalleria e le porcellane.

Oltre questa stanza, c’è la cucina. E’ chiaro che Nick ha bisogno di molto personale per gestire la casa, e la cucina ne è la riprova. E’ immensa, con i pavimenti in marmo ed i mobili professionali. Contrasta con il resto dell’ambiente, è tutta in acciaio e granito, con due frigoriferi ed un piano cottura che farebbe invidia ad un albergo.

Mi sento rabbrividire.

Accidenti… Mi ci vorrà più di un vestito decente.

– Vieni – mi dice poi – Andiamo al piano di sopra.

Torniamo nell’ingresso e risaliamo la grande scala di fronte a noi. Una volta in cima, mi trovo in un corridoio con diverse porte sui lati.

– Qui ci sono otto camere da letto, e ciascuna di esse ha un bagno ed una cabina armadio. In fondo c’è il mio studio.

Lui si dirige verso una delle splendide porte, è in legno massiccio e completamente intarsiata.

– Questa è la mia stanza – mi dice mentre la apre.

Resto a bocca aperta.

La stanza è enorme, con il pavimento in parquet e le pareti color crema. Il grande letto matrimoniale la domina, con una testiera in legno scuro intarsiato e quattro grandi pilastri ai quattro angoli. In fondo ai piedi del letto c’è una cassapanca antica e di fronte, sulla parete opposta, due poltrone bordeaux posizionate davanti al camino in mattoni e pietra.

E’ spettacolare.

Sulla parete di fianco, ci sono un’infinita cabina armadio ed un bagno completamente rivestito in marmo rosa con una enorme vasca incassata nel pavimento ed una doccia per almeno dieci persone.

– Tu puoi scegliere qualsiasi stanza tu voglia, non c’è problema – mi dice lui improvvisamente.

Ritorno bruscamente alla realtà. Qualsiasi stanza? Beh, si sbaglia, purtroppo.

– Non credo proprio, Nicholas.

– Perché?

– Perché se vogliamo che tutti quanti credano alla faccenda della fidanzata… beh… io dovrò dormire qui con te, non credi? – gli dico esitante.

Nick sgrana gli occhi, rendendosi conto improvvisamente che dobbiamo farlo.

– Suppongo di sì – mi dice imbarazzato.

– Non preoccuparti – lo rassicuro io posandogli una mano sull’avambraccio – Per me non è un problema.

A quel tocco lui sussulta, ritraendo il braccio nervosamente.

Sono spiazzata da quella reazione ed inarco un sopracciglio, fissandolo incuriosita.

– Senti… Nicholas – gli dico seccata – Ufficialmente io sono la tua fidanzata, quindi in pubblico ti toccherò spesso, e potrà capitare che ti bacerò… Dovresti magari evitare di ritrarti in questo modo, altrimenti non potremmo mai risultare credibili.

Lo vedo spalancare la bocca per la sorpresa, e poi richiuderla.

Certo, so che lui ha detto che era abituato a donne “diverse”, ma io sono tutto quello che lui ha, ora, e se prova ribrezzo per me farà bene a nasconderlo. Mi maledico per quel senso di disagio e irritazione che mi attanaglia il ventre.

– Scusami, hai ragione – mi dice lui – E’ che non me l’aspettavo.

– So che potrebbe infastidirti, ma… dobbiamo farlo – gli dico, seccata.

– Ehi, non mi hai infastidito, d’accordo? – mi dice lui aggrottando la fronte – Anzi… tutt’altro.

Un silenzio imbarazzato cala tra di noi. Nick è il primo a scuotersi.

– Senti, ti andrebbe di bere qualcosa? Così ti faccio visitare anche la mia taverna.

– D’accordo, berrò solo una cosa, ma poi devo andare. Domattina devo alzarmi presto, ho da fare ancora alcuni rapporti, prima di abbandonare la mia scrivania… di nuovo.

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-NICK-

Mentre scendiamo in taverna penso al fatto che il capitano ha accennato che lei è appena rientrata da una missione di due anni. Certo che dev’essere dura, però. Chissà se durante quella missione ha dovuto proteggere qualcuno, chissà se anche in quel caso ha dormito nel letto di quel “qualcuno”.

Mi sento pervadere da un inopportuno senso di disagio che scatena in me un’assurda gelosia.

Cerco di cancellare quell’immagine fastidiosa che mi ha occupato la mente ed apro la porta della mia taverna, dirigendomi verso il piccolo bancone in angolo. Adoro questa stanza, l’ho sempre considerata come il “mio rifugio”.

Noto che Michelle è rimasta ferma sulla soglia, ed osserva la stanza estasiata.

Con orgoglio, contemplo anch’io la mia adorata taverna.

I muri sono in pietra, ed il pavimento in legno scuro. C’è un tavolo in noce massiccio con sei seggiole al centro della stanza e due grandi divani in pelle marrone di fronte al bellissimo camino in mattoni. Il banco bar ad angolo con di fronte alcuni sgabelli è completamente in legno, ed il ripiano in pietra.

– Cosa bevi? – le chiedo sorridendo.

– Oh… tu?

– Birra, ovviamente – le rispondo con un sorriso.

– Uh… Non dirmi che hai birra irlandese, lì sotto… – commenta lei con uno sguardo estasiato.

– Oh, sì. Vuoi una scura?

– Oh, mio Dio! Una Guinness? – mi chiede – Sì, ti prego…

Sorrido divertito ed estraggo due bottiglie di Guinness dal frigorifero. Prendo due bicchieri e le verso entrambe, posandole poi sul ripiano del bancone nell’attesa che si depositino.

Mi volto verso lo stereo e seleziono i Cranberries, tanto per rimanere in tema. Adoro quel cd.

Le note dolci di “Ode to my family” invadono la stanza.

 

Aggiro il bancone, sistemo gli sgabelli e mi siedo su uno di essi, picchiando poi la mano su quello di fronte a me.

– Vieni, conosciamoci un po’ – le dico con un sorriso – in modo che se ci faranno qualche domanda… sapremo cosa rispondere, non credi?

Lei prende posto di fronte a me, sistemandosi sullo sgabello. La osservo un attimo, da vicino, è bella da mozzare il fiato, sono quasi intimidito… e non è da me.

Mi schiarisco la voce, ed inizio.

– Comincio io, allora.. Che mi chiamo Nicholas Walsh lo sai già – le dico con un sorriso – Ho 42 anni, sono di origini irlandesi e lavoro al Dipartimento di Stato, nella sezione “aiuti umanitari”. Adoro il mio lavoro, l’Irlanda e tutto quello che è irlandese. Dalla birra, al cibo, alla musica. I miei genitori sono morti che avevo 30 anni, in un incidente d’auto, ed io sono rimasto solo, non ho nessun altro. Ho avuto qualche relazione stabile con alcune donne, ma mai più di un anno. L’ultima è finita un anno fa, lei si chiamava Kristal Fox, era una modella. Da allora niente di più, solo qualche avventura saltuaria. Dimmi di te.

– Oh, la mia vita… – mi dice lei schiarendosi la voce – se vuoi possiamo inventarcela.

La guardo intensamente, piegando la testa da un lato, poi prendo il bicchiere di birra e ne bevo un sorso. Oh no. Voglio sapere tutto, ma proprio tutto.

– Vorrei la verità, se possibile – le dico risoluto.

Lei si schiarisce di nuovo la voce.

– Vediamo… che mi chiamo Michelle Brown lo sai già – mi dice con un sorriso ironico, ripetendo quello che io ho detto poco prima – e sono agente speciale dell’FBI. Ho 32 anni, sono americana e sono nata in Arizona. Mia madre era per metà italiana e per metà austriaca, ecco spiegato le mie caratteristiche somatiche… Parlo bene l’italiano, il tedesco ed il francese. Parlo anche lo spagnolo, anche se con qualche difficoltà. Mia madre è morta che avevo due anni, mio padre si è risposato e vive a New York. Non so che fine abbia fatto, non lo sento da anni.

– Oh, mi dispiace – commento.

Lei scrolla le spalle, poi mi fa un sorriso lieve, per farmi capire che non soffre per il padre.

– Storie sentimentali? Sei impegnata, al momento? – le chiedo poi a bruciapelo.

– No – risponde lei con uno sguardo smarrito.

– Quindi? – la incalzo, incurante del suo disagio. Voglio sapere tutto.

Lei fa un sospiro profondo, poi vedo che gli occhi le si riempiono di lacrime.

Merda, che stronzo che sei, Walsh.

– Ero sposata. Lui si chiamava Josh Conrad, era il vice procuratore distrettuale. E’ successo 7 anni fa, lui aveva 30 anni ed io 25, eravamo sposati da due anni. Stavamo indagando su un traffico di armi e di stupefacenti, quando è saltato fuori che c’erano di mezzo i servizi segreti. Lui non ha voluto mollare il caso, ed una mattina la sua auto è saltata in aria, davanti a casa nostra – fa un sospiro profondo – Da quel giorno qualcosa è morto, dentro di me. Quasi tutte le notti sogno l’esplosione, e mi sveglio di soprassalto. E’ per questo che ho accettato di fare l’infiltrata, trovandomi spesso di fronte a incombenze più grandi di me. L’ho fatto per non pensare e… provare a dimenticare.

Prende il suo bicchiere e butta giù un sorso di birra, chiudendo gli occhi.

Quando li riapre, il suo sguardo incontra il mio, che la osservo serio. Sono mortificato.

– Scusami se ho insistito, non lo sapevo.

– Non importa… non so nemmeno perché te l’ho raccontato, non ne parlo mai con nessuno.

Le sorrido, sentendomi quasi un privilegiato. Che assurdità.

– Che ne dici di mangiare un boccone insieme, stasera? Ormai si è fatto tardi.

Ma che diavolo faccio, la invito a cena? Devo essere completamente impazzito.

– No, ti ringrazio… preferisco andare a casa, ho una giornata piuttosto intensa, domani.

– Hai già il vestito per sabato sera?

– Sì, tranquillo.

– Bene. Io sarò in smoking, il tono della serata è quello, quindi… – le dico serio.

– Ho detto stai tranquillo, ho tutto sotto controllo.

La guardo intensamente, ammetto che sono teso. Anche oggi, si è presentata qui completamente struccata, con un paio di jeans blu ed un maglioncino di cotone azzurro. Certo, anch’io non sono da meno, oggi, ma… sono morbosamente preoccupato per come si presenterà sabato.

– Ho un amico che gestisce un centro commerciale, c’è una famosa boutique e persino un centro di bellezza, se ti serve. Posso chiamarlo – azzardo.

Vedo che lei mi guarda accigliata.

– Senti, non preoccuparti. So come mi devo vestire, va bene? Ed anch’io ho il mio “centro estetico di fiducia”! Smettila di trattarmi come se non mi ritenessi alla tua altezza, mi stai offendendo.

Mi sento gelare.

Merda, che razza di coglione che sono! Oggi non ne faccio una giusta.

– Scusami – le dico, dispiaciuto – è che tutta questa storia delle minacce… Devo incontrare alcuni ministri, sabato sera, e sono molto teso. Ti prego, perdonami, sono mortificato, non volevo offenderti.

Lei mi guarda inarcando un sopracciglio, divertita.

– Bene, Nicholas Walsh, vedo che ci intendiamo alla perfezione – mi dice ironicamente prendendomi in giro – Stiamo proprio partendo con il piede giusto.

Mi osserva, mentre le sue splendide labbra si posano di nuovo sul bicchiere per bere un sorso di scura. Mi sfugge un sorriso divertito. Certo, me lo sono meritato.

 

-FINE PROLOGO  – 1° E 2° CAPITOLO

– ARRIVEDERCI A VENERDI’ PROSSIMO – 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Samy. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

 

2 Comments on Nuovo racconto inedito – “Lasciati Amare” – #2 Life Secrets Series By Samy – Prologo- 1° e 2° Capitolo

  1. Rosy ♥
    gennaio 22, 2016 at 2:10 pm (3 anni ago)

    Che belli Nick e Michelle ♡

    Rispondi
  2. manu85
    gennaio 22, 2016 at 4:07 pm (3 anni ago)

    Che bello un altro venerdì pieno d amore e nn solo grazie ragazze ma non fate troppo le perfide pero

    Rispondi

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