Nuovo racconto inedito – “Lasciati Amare” – #2 Life Secrets Series By Samy – 3°/4°/5° Capitolo

Buon pomeriggio,

oggi facciamo merenda in compagnia di Nick e la Bionda Michelle, con i capitoli tre, quattro e cinque di “Lasciati Amare”, un altro appuntamento che accorcia le distanze verso la nuova e tenebrosa avventura con Salvo.

Eh si, ormai dovreste saperlo che mi piace stuzzicarvi!

Ma vediamo di fare un breve riassunto di quello che vi aspetta oggi.

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Nell’ordine abbiamo:

  • un inizio di convivenza, neppure così forzata, mentre qualcuna nell’ombra medita vendetta.
  • Il ritorno di un amico speciale che voleva salutarvi.
  • qualche scena di gelosia a caso, qua e là.
  • Una prima notte insonne.
  • Nick in smoking che, diciamolo, fa sempre la sua porca figura.
  • E per concludere, un party a cui non potete assolutamente mancare.

Insomma, anche quest’oggi tanta carne al fuoco, cotta a puntino e pronta per essere gustata e,  per ulteriori dettagli, non dovete far altro che correre a leggere, quindi, non mi resta che auguravi buona giornata seguito, come sempre, dall’immancabile….

Buona Lettura

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-Playlist-

 

PROLOGO – The Passenger – Iggy Pop

Capitolo 1 – The Ground Beneath Her Feet – U2

Capitolo 2 – Ode to my family – Cranberries

Capitolo 3 – With or without you – U2

Capitolo 4 – Gli ostacoli del cuore – Elisa feat. Ligabue

Capitolo 5 – Under my skin – Frank Sinatra

Capitolo 6 – Don’t cry – Gun’s Roses

Capitolo 7 – Someone like you – Van Morrison

Capitolo 8 – Bailando (Español) – Enrique Iglesias feat. Descemer Bueno, Gente De Zona

Capitolo 9 – 7 seconds – Youssou N’Dour e Nina Cherry

Capitolo 10 – Tears in heaven – Eric Clapton

Capitolo 11 – Parlami d’amore – Giorgia

Capitolo 12 – Zombie – Cranberries

Capitolo 13 – Spaccacuore – Samuele Bersani

Capitolo 14 – No One – Alicia Keys

Capitolo 15 – Lampi nel silenzio – Anastasia ed Eros

Capitolo 16 – Venus in furs – Velvet Underground

Capitolo 17 – Tomorrow – U2

Capitolo 18 – Dedicato a te – Le vibrazioni

Capitolo 19 – Mysterious Ways – U2

EPILOGO – La flaca – Jarabe de Palo

 

-PERSONAGGI-

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MICHELLE BROWN – 32 anni, agente speciale dell’FBI

NICHOLAS WALSH – 42 anni, dipendente del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti

KRISTAL FOX – 40 anni, modella ed ex fidanzata di Nicholas

EMILY FISHER – 38 anni, assistente di Nicholas

AMY HOWARD – 27 anni, responsabile eventi di Nicholas

SALVATORE RIZZO -45 anni, capo di una cosca mafiosa

DAVE MORGAN – 45 anni, guardia del corpo di Nicholas

 

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-LASCIATI AMARE-

– #2 LIFE SECRETS SERIES – 

– 3° CAPITOLO – 

-MICHELLE-

Inspiro ed espiro profondamente, liberando tutta l’aria che ho nei polmoni.

Dopo un’intera mattinata passata alla scrivania ho finalmente ultimato tutti i rapporti in sospeso.

Sono pronta per una nuova missione.

Pronta per andare a casa di Nicholas… e dormire con lui, nel suo letto.

Mi appoggio allo schienale della sedia, aggrottando le sopracciglia.

Devo ammetterlo, sono anni che non provo una simile attrazione per un uomo. Da quando è morto Josh mi è capitato di avere alcune relazioni, e soprattutto durante missioni di copertura.

Forse l’unico per cui ho provato una forte attrazione è stato Salvatore Rizzo, l’italiano… comunque niente in confronto a quello che mi scatena la vicinanza di Nicholas.

Il suo profumo mi stordisce, il suo sorriso mi confonde le idee, il suo sguardo mi strega.

Questa miriade di emozioni mi disorienta, sto cominciando a dubitare della mia professionalità nell’affrontare il caso, ed ho bisogno di parlare con qualcuno. C’è solo una persona al mondo che mi può capire, fino in fondo.

Prendo il cellulare, mi avvio velocemente in sala ristoro e mentre compongo il numero mi tremano quasi le mani.

Confessare di provare una sorta di “sentimenti” per qualcuno mi sconvolge e mi terrorizza al tempo stesso. Inoltro la chiamata e accosto il telefono all’orecchio, mentre mi siedo ad un tavolino isolato.

– Lady di Ghiaccio! – mi grida Adam dall’altra parte della cornetta.

– Ehi, collega… – rispondo mestamente – come te la passi?

– Uh… Io bene, tu… direi di no, vero?

– Ho un problema, Adam.

– Che succede?

– Sto per affrontare una nuova missione, si tratta di un lavoro di copertura per proteggere una persona ed indagare su alcune minacce che ha ricevuto.

– Va bene. Dove sta il problema?

– E’ che lui… – gli confesso – Diciamo che… mi destabilizza.

Dall’altra parte, qualche istante di silenzio.

– Ops. E’ un “lui”, quindi – mi dice Adam. Ha già capito al volo.

– Cosa faccio? Devo rinunciare all’incarico?

– Assolutamente NO. Vai avanti, e pensa a fare il tuo lavoro – mi esorta – Ma parliamoci fuori dai denti, per favore. “Quanto” di piace?

Faccio un profondo sospiro.

– Parecchio.

– Pensi che questo tuo interesse nei suoi confronti possa compromettere il tuo lavoro?

– No, anzi. Penso che probabilmente mi farà stare molto più attenta, non credi?

– Penso di sì. Perlomeno, è quello che è successo a me, ma la mia situazione era diversa, io ho avvicinato Amelia dopo due anni che la seguivo, ed ero già innamorato di lei.

– Io non ne sono innamorata, l’ho appena conosciuto… diciamo che sento una forte attrazione.

– Che potrebbe anche svanire col tempo – mi suggerisce lui – Oppure…

– Non dirlo – lo zittisco subito – Non ci posso nemmeno pensare, ora.

– Michelle… anche se accadesse non ci sarebbe niente di male, no?

Faccio di nuovo un sospiro profondo, senza rispondere.

– Sentimi bene – mi dice Adam serio – Pensa a svolgere il tuo lavoro, al resto, sempre se si verificherà, penserai a tempo debito, non credi?

– Credo di sì.

– Bene, coraggio allora. Io mi fido di te, sei uno dei migliori agenti che io abbia mai conosciuto, sai che ti affiderei la mia vita o quella di Amelia, senza esitare.

– Lo so.

– Mi raccomando, tienimi aggiornato. In bocca al lupo.

– Crepi, Adam.

– Ciao, piccola serpe.

– Ciao.

Riattacco il telefono, mi alzo e mi dirigo lentamente alla mia scrivania, sommersa dai pensieri. Non appena crollo sulla sedia sento suonare di nuovo il cellulare e lo sguardo mi cade subito sul display.

“Nicholas Walsh”. Parli del diavolo…

– Pronto? – rispondo.

– Ciao, Michelle. Come procede?

– Ciao, Nicholas. Tutto bene, ho appena finito di svolgere il lavoro in ufficio, penso di riuscire a venire da te entro questa sera.

– Benissimo, pensi di essere qui per cena? Così avviso il personale.

Oddio, la prima cena con lui.

– Credo di sì…

– Perfetto, a stasera, allora.

– A stasera.

Riattacco, fissando il cellulare. Perfetto, sintetico, conciso. Freddo. E’ sempre così quest’uomo?

Mi chiedo inevitabilmente se anche nei rapporti personali è così distaccato, oppure se sotto sotto si nasconde un uomo passionale. Ripenso al suo sguardo ed ai suoi sorrisi ironici.

Decisamente è la seconda possibilità.

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La giornata trascorre veloce, anche troppo.

Prima di lasciare l’ufficio faccio rapporto al capitano e pianifichiamo insieme le prossime mosse, poi mi dirigo a casa ed inizio a preparare i bagagli.

Con mio grande sollievo noto che ho diversi capi di abbigliamento adatti al ruolo che ricoprirò, quindi non devo fare molti acquisti. Mi serve solo un abito per la serata di sabato.

Le valigie sono praticamente pronte, ed è ancora il primo pomeriggio, quindi decido di uscire, alla ricerca di qualcosa per la festa.

Dopo due tentativi trovo quello che si può definire “l’abito perfetto”, con tanto di scarpe Louboutin tacco dodici. Soddisfatta, torno a casa, mi faccio una doccia, mi vesto in maniera “adatta alla parte” – o così spero – carico i bagagli sulla mia Range Rover e parto per “Villa Walsh”.

Mentre guido ripenso a Nicholas, ed a quanto è attraente. Ripenso alle lettere, probabilmente frutto di una mente malata, o una donna che si è infatuata di lui in maniera morbosa e che lui non ricambia. Ma qualcosa non va, sa troppe informazioni sul suo conto. Sa chi frequenta, conosce i suoi spostamenti. Probabilmente o lo spia, oppure è qualcuno molto vicino a lui.

Accidenti.

Dovremo stare molto attenti, e comportarci da perfetti fidanzatini davanti a chiunque.

Stasera stessa devo parlarne con lui.

Arrivo alla villa quando il sole è già calato, giusto prima dell’ora di cena.

Noto parcheggiata vicino all’ingresso una Mercedes classe E blu scura, probabilmente la macchina di Nicholas. Non appena parcheggio nel cortile davanti alla casa, vedo Dave che esce dalla porta e che mi viene incontro. Scendo subito dall’auto.

– Buonasera, Michelle. Benvenuta – mi dice con un sorriso.

– Ciao, Dave.

– Hai da scaricare i bagagli?

– Sì – gli rispondo mentre apro il portellone dell’auto – Ho solo tre valigie ed alcuni abiti appesi in macchina. Nicholas?

– Oh, Nick è nello studio, doveva fare alcune telefonate, vedrai che arriva subito.

– Senti, Dave… – gli dico imbarazzata – So che lui ci tiene particolarmente… Pensi che vestita così possa andar bene?

Dave mi osserva attentamente, serio.

Ho deciso di raccogliere i capelli in uno stretto chignon sulla nuca, e mi sono truccata leggermente.

Indosso una camicetta blu elettrico con le maniche al gomito, con i primi bottoni sul petto slacciati.

Vedo Dave che deglutisce nervosamente, poi prosegue il suo esame.

Osserva la mia gonna nera, che arriva appena sopra il ginocchio, aderente. Ai piedi, indosso un paio di scarpe nere, con un tacco a spillo altissimo.

– Bene? – mi dice poi guardandomi negli occhi – Sei perfetta. Anzi, sei bellissima, non preoccuparti.

– Oh, grazie, Dave – gli dico sorridendogli rilassata ed appoggiandogli una mano sull’avambraccio.

Un movimento attira la nostra attenzione, ed entrambi ci voltiamo verso l’ingresso.

Incrociamo lo sguardo con un Nick accigliato, che osserva la mia mano sul braccio di Dave. Istintivamente la ritraggo, sentendomi come colta in fallo, il che è assurdo.

– Ciao, Nicholas – gli dico guardandolo.

– Ciao, vedo che sei arrivata. Hai delle valigie da scaricare?

– Sì, alcune.

– Bene, ti diamo una mano – mi dice lui avviandosi serio verso la macchina.

Lui e Dave prendono i bagagli ed i vestiti appesi in auto, io prendo il beauty case e la borsetta.

Non appena entrati veniamo accolti da un uomo distinto di mezza età, in giacca e cravatta.

– Buonasera signorina Brown – mi dice facendomi quasi un inchino.

– Michelle, lui è William, dirige praticamente tutta la casa – mi informa Nick – Se hai bisogno di qualunque cosa chiedi sempre a lui, conosce la casa a memoria, lavorava per i miei genitori. Senza di lui sarei perduto.

Sorrido istintivamente all’uomo e gli porgo la mano, che lui stringe subito.

– E’ un piacere conoscerla, William.

– Il piacere è mio, signorina. Ho visto praticamente quasi nascere questo scapestrato, credevo che non avrebbe mai messo la testa a posto. Vedo che l’ha fatto grazie a qualcuno di incantevole.

– Oh, grazie – commento io imbarazzata.

Lui mi rivolge un sorriso e si congeda. Ci avviamo sulla scalinata con i bagagli, mentre Nick ci fa strada. Lo osservo da dietro, nel suo abito grigio chiaro su misura.

Gli fascia perfettamente le spalle ed i fianchi, si intuisce chiaramente che sotto quel vestito ha un corpo perfetto. Istintivamente mi mordo il labbro inferiore.

Entriamo in camera da letto di Nick, che da questa sera sarà anche la mia.

– Ti ho fatto spazio nella cabina armadio, nei cassetti e in bagno – mi dice lui.

– Oh, ti ringrazio – gli rispondo io grata.

– Sistemati pure come vuoi, io scendo ad aspettarti per la cena. Se ti serve qualcosa, chiama.

– D’accordo, grazie.

Dave e Nick appoggiano le mie valige in fondo al letto, si congedano ed escono in corridoio chiudendo la porta della camera alle loro spalle.

Mi guardo intorno, ammirando quella stanza meravigliosa.

Bene, Michelle. Disfiamo le valigie.

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-NICK-

– Togliti quel sorrisino dalla faccia – dico a Dave, fissandolo di traverso.

– Non ho nessun sorrisino.

– Che stavate facendo quando sono arrivato all’ingresso? – gli chiedo indispettito, mentre ripenso alla mano di Michelle sul suo braccio.

Dave spalanca gli occhi, poi soffoca una risata.

– Oh, vecchio mio… – mi dice battendomi una mano sulla spalla – Sei nei guai. In guai grossi!

– Perché?

– Perché quella bellissima donna che ora è nella tua camera, da stanotte dormirà nel tuo letto.

Lo guardo stringendo gli occhi.

– Appunto, Dave. “Dormirà”.

– Oh, sì, certo… Lei sì, che dormirà. Tu, credo che non chiuderai occhio, invece.

Detto questo, mi lascia lì in corridoio inebetito e si avvia al piano di sotto ridendo.

Dopo circa un’ora, lei non è ancora scesa, ed io decido di leggere qualche notizia sul giornale, sedendomi sul divano di fronte al camino in salotto.

Mi slaccio il primo bottone della giacca ed accavallo le gambe, appoggiando la caviglia sul ginocchio. Mi allento leggermente la cravatta nera ed apro il giornale, non riuscendo comunque a concentrarmi su quello che leggo. Il mio pensiero è occupato continuamente dalla bellissima donna bionda che sta prendendo posto nella mia camera da letto.

Più la conosco e più mi affascina, è completamente diversa da tutte le donne con cui ho mai avuto a che fare finora. E’ brillante, determinata ed ha carattere. Ed è bella da impazzire, sensuale e tremendamente femminile. Sono letteralmente affascinato da lei.

– Ciao – la sua voce mi fa quasi sobbalzare.

– Ehi – le rispondo sollevando lo sguardo e ripiegando subito il giornale – Ti sei sistemata?

– Sì, scusa se ci ho messo tanto.

– Oh, non preoccuparti, immaginavo che ci sarebbe voluto del tempo. Non mi hai chiamato, penso che quindi sia tutto a posto.

– Sì, perfetto – mi risponde – anzi… volevo ringraziarti. E’ un bel cambiamento per te.

– Già – commento con un sorriso ironico socchiudendo leggermente gli occhi.

A 42 anni non ho mai convissuto con nessuno, anche durante le mie relazioni relativamente lunghe nessuna donna si è mai stabilita da me. Ora, da un giorno all’altro, mi ritrovo una bomba sexy che mi gira per casa. Incredibile.

– Hai fame? – le chiedo alzandomi in piedi cercando di cambiare discorso.

– Da morire – mi risponde lei con una smorfia massaggiandosi il ventre.

La osservo estasiato. Ripenso a tutte le donne che ho frequentato finora, che bevevano solo acqua – a volte champagne – e mangiavano solo verdura, oppure porzioni microscopiche di pesce. Portarle fuori a cena a volte era uno strazio, io bevo birra e mangio tanta carne, a volte le scoprivo che mi fissavano inorridite.

Il primo giorno che ho passato insieme a questa donna ho condiviso una Guinness con lei.

Sorrido dentro di me.

– Vieni, andiamo allora.

– Senti, Nicholas… dobbiamo parlare.

– Che succede? – le chiedo incuriosito.

– Dovremmo comportarci secondo le “direttive” anche a casa, non sappiamo chi è l’artefice delle lettere, potrebbe anche essere qui, non credi?

Rifletto un attimo, massaggiandomi il mento. Ha ragione.

– Sì, non ci avevo pensato. A parte Dave, nessuno sa di te, in effetti.

Lei mi guarda con un sorriso, piegando leggermente la testa.

– Intanto potresti cominciare chiamandomi Nick – le dico sorridendole di rimando e porgendole la mano – Mi chiamano tutti così.

– Bene, buono a sapersi, Nick – mi risponde lei intrecciando poi le sue dita alle mie.

A quel contatto avverto una scossa elettrica che mi attraversa tutto il corpo.

Istintivamente, anziché ritrarmi, stringo la mano ancora di più, sfiorandole il dorso con le dita.

– Vieni, andiamo a cena ora – le dico guidandola in sala da pranzo.

La cena è magnifica, lo stufato di manzo è ottimo, come il magnifico Bordeaux che lo accompagna.

Osservo la mia compagna deliziato, ha mangiato con gusto, affamata. Ha bevuto il vino rosso, ha chiacchierato, riso… cenare con lei è stato davvero un piacere.

– Ma tu mangi sempre così? – le chiedo divertito.

– In che senso, scusa? – mi domanda lei dopo aver bevuto un sorso di vino.

– Hai un bell’appetito, sembri me – le dico con un sorriso – Come fai poi a smaltire?

– Corro, ogni giorno.

– Sul serio? – le chiedo incuriosito – Anch’io. Ogni mattina mi alzo e corro nel parco, per circa un’ora.

Poi mi viene un’idea.

– Vorresti venire con me, domattina? – le chiedo – Poi potremmo andare in ufficio insieme.

Lei mi fissa intensamente.

– Certo, perché no? – mi dice.

– Bene, andata – commento compiaciuto mentre mi alzo – Ci spostiamo in salotto?

Una cameriera entra in quel momento per sparecchiare il tavolo. Io mi affretto a raggiungere Michelle per spostarle la sedia, in tono di cortesia, e noto la cameriera che mi fissa incuriosita.

Porgo una mano a Michelle per aiutarla ad alzarsi, e lei la prende assecondandomi.

– Vieni, andiamo di là, così qui riescono a fare tutto agevolmente – le dico circondandole la vita con un braccio con fare protettivo.

Arriviamo in salotto ed io mi dirigo verso il mobile bar.

– Vuoi qualcosa? Whisky, cognac, rum…

– Quello che prendi tu va bene – risponde lei sedendosi sul divano ed accavallando le gambe.

La osservo, mentre preparo due bicchieri di Jameson. Ha appoggiato la testa sullo schienale del divano, davanti al camino che scoppietta. Per me è un gran cambiamento, ma almeno io sono a casa mia. Lei è in un luogo che non conosce, con abitudini diverse dalle sue e in un letto con uno sconosciuto.

Ma stranamente… lei sembra più a suo agio di me.

Allungo una mano verso lo stereo, e seleziono una delle mie canzoni preferite, “With or without you” degli U2. Abbasso il volume in modo che faccia da sottofondo, prendo i due bicchieri e mi dirigo verso il divano.

La guardo in viso e noto che mi sorride dolcemente.

– Cos’è? – mi chiede mentre prende il bicchiere che le porgo.

– Jameson – le rispondo compiaciuto mentre mi siedo accanto a lei.

– Ci avrei giurato – mi dice lei con un sorriso – Sei proprio fissato con l’Irlanda, eh?

– Sì, tremendamente fissato – le rispondo platealmente serio.

Lei mi sorride divertita, fissando il bicchiere e bevendone un piccolo sorso.

– Ti spiace se mi tolgo le scarpe? – mi chiede poi imbarazzata.

– No, tranquilla.

La osservo sfilarsi quei tacchi vertiginosi e portare i piedi affusolati sul divano, piegando le gambe e sedendosi quasi sui talloni. Poi la vedo appoggiare la testa allo schienale, mentre mi guarda.

E’ rilassata, veramente splendida e bellissima. Lo chignon che ha è ancora perfetto, ma le guance sono leggermente arrossate, probabilmente a causa del fuoco nel camino davanti a noi.

La camicetta blu ha i primi bottoni sganciati, ed in quella posizione si intravede il solco tra i seni. La gonna stretta le fascia i fianchi e le cosce, le gambe sottili sono piegate quasi a volersi nascondere.

Deglutisco nervosamente, allentandomi il nodo della cravatta.

Purtroppo Dave ha ragione.

Sono nei guai, in guai grossi.

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-ALEXANDRA-

Nascosta nella boscaglia, osservo con il binocolo quello che accade nella casa.

Sono seduti in salotto, sul divano. Li vedo ridere, a volte lei appoggia la testa sullo schienale, e lui le parla sorridente.

Poi lo vedo mettere un braccio sullo schienale, dietro la testa di lei. Lo immagino mentre la abbraccia, mentre la bacia o la possiede.

Una rabbia cieca mi attraversa il ventre, rendendomi quasi folle.

Le mie mani stringono nervosamente il binocolo, tremanti.

Poi lo abbasso, non posso più stare lì a guardarli.

E’ come avere una lama rovente piantata al centro del petto, con qualcuno che continua a girarla per prolungare l’agonia.

Ho fatto ricerche su quella donna, ma non è emerso nulla.

E’ di Washington.

E’ laureata, ha studiato lingue.

E’ di famiglia ricca, ma i genitori sono morti.

Sembra che non faccia nulla, e non lavori nemmeno.

In effetti, pensandoci, è strano. Molto, molto strano.

Alzo di nuovo il binocolo, per osservarli meglio, e vedo che continuano a chiacchierare, sembrano rilassati.

Beh, lo saranno ancora per poco.

Domani mattina il caro Nick avrà una gran brutta sorpresa.

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– 4° CAPITOLO – 

-MICHELLE-

Immergo le mani nell’acqua insaponata, per risciacquare le tazze del caffè.

Guardo fuori, è una bella giornata di sole, il preludio della primavera che si avvicina.

Due braccia forti mi cingono la vita, da dietro. Immediatamente le mie narici vengono invase dal suo profumo, che conosco molto bene. Sa di pino e di menta, di fresco e pulito.

– Purtroppo devo andare, amore mio – mi mormora lui – O farò tardi in tribunale.

– Lo so, Josh – gli rispondo voltando la testa verso di lui ed offrendogli le mie labbra.

Lui mi bacia delicatamente e mi accarezza il viso, come fa ogni mattina, poi si scosta e mi guarda negli occhi.

– Ci vediamo a pranzo, oggi? – mi chiede.

– Certo, amore. Ti chiamo appena esco dall’ufficio.

Mi posa un delicato bacio sul naso e mi sorride.

– Scappo! – mi dice dandomi una leggera pacca sul sedere e strizzandomi l’occhio.

– A più tardi, amore! – gli grido mentre esce dalla porta.

Lo osservo andare verso l’auto, aprire la portiera ed appoggiare la 24 ore sul sedile. Poi lo vedo darsi una pacca sulla fronte e tornare verso casa di corsa.

– Accidenti, la borsa della palestra! – grida mentre corre in camera.

Sorrido divertita, e dopo pochi secondi sento di nuovo le braccia di mio marito intorno alla vita.

– Va bene, lo ammetto. E’ stato un pretesto – mi sussurra.

Mi volto nuovamente verso di lui, e questa volta le mie labbra vengono catturate da una bocca avida, appassionata. Mi dà un bacio profondo, lungo, mentre con la mano mi accarezza la nuca.

Quando si stacca da me, i suoi bellissimi occhi azzurri sono pieni di lussuria e passione.

Sono anche pieni di amore, tutto per me.

– Non vedo l’ora sia stasera – mi sussurra languido.

Gli passo una mano tra i biondissimi capelli corti, accarezzandogli la testa.

– Anch’io, amore mio…

– A stasera, allora. Ti amo – mi sussurra dandomi un leggero bacio sulle labbra e scappando poi verso la porta.

– Ti amo anch’io! – gli urlo divertita.

Lo osservo di nuovo, mentre sistema la borsa della palestra sul sedile dietro. Prima di salire, si gira verso di me e mi manda un bacio con la mano.

Sale in macchina, ed avvia il motore.

Poi, l’esplosione.

Un boato forte, che manda in frantumi la finestra di fronte a me e mi fa cadere all’indietro sul pavimento. A piedi nudi, incurante dei vetri, mi alzo e corro fuori verso l’auto in fiamme, mentre tutti i vicini si precipitano verso la mia casa.

Poi, lo vedo.

Il corpo carbonizzato di Josh è sul sedile anteriore, immobile.

Il respiro mi si mozza in gola ed al centro del mio petto si apre una voragine che mi inghiottisce.

Cado a terra, e l’unica cosa che sento è il suono del mio stesso urlo, che mi sgorga dalle viscere.

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-NICK-

Un suono soffocato mi risveglia dal sonno leggero.

Non ho dormito per niente, stanotte. Dopo che l’ho vista con quella ridicola canottiera e quei pantaloncini uscire dal bagno ho capito l’assurda realtà.

Non dormirò bene per molto, moltissimo tempo.

Di nuovo, quel suono soffocato, che mi fa aprire gli occhi.

Poi, sento un urlo terrificante, che mi fa scattare seduto sul letto. Mi volto verso Michelle, sta urlando, è completamente rigida ed ha il viso rigato di lacrime.

– Michelle! – grido.

La prendo per le spalle, cercando di scuoterla.

– Michelle! – urlo di nuovo, mentre la scuoto con forza.

La vedo ammorbidirsi leggermente, mentre l’urlo diventa un lamento strozzato. Senza esitare, mi giro verso di lei e la prendo tra le braccia, cullandola dolcemente.

– Shh, tranquilla… ci sono io, qui. Era un sogno, calmati, ti prego – le sussurro.

La sento aggrapparsi a me, sento le sue unghie ancorarsi alle mie spalle, disperatamente.

Continuo a stringerla al petto, per confortarla. Lentamente, la sento calmarsi e ritrovare piano piano un respiro regolare, mentre la presa delle sue unghie allenta.

– Scusami – mi sussurra lei.

– E di che? – le dico – Mi hai solo spaventato a morte.

Lei fa un debole sospiro.

– Che è successo? – le chiedo – Vuoi parlarne?

Michelle sta un attimo in silenzio, rannicchiandosi contro il mio torace.

Dopo un momento che sembra interminabile si decide a parlare.

– Ho sognato l’attentato a Josh. Lo sogno quasi tutte le notti.

– Capisco – le sussurro sommessamente, stringendola ancora di più a me.

La sento che si abbandona, tra le mie braccia. Capisco che ha vissuto il dolore, la morte. Da vicino.

Solleva il suo viso verso il mio ed io mi chino verso di lei.

Le guardo quelle bellissime labbra piene e carnose, scommetto la mia stessa vita che sono anche terribilmente morbide e dolci come il miele.

Ho una voglia terribile di baciarla, profondamente ed avidamente, mi sta facendo impazzire di desiderio.

Mi avvicino leggermente e la vedo spalancare gli occhi, come se si risvegliasse da un sogno.

– Senti, io devo scaricare la tensione – mi dice sciogliendosi dal mio abbraccio – E l’unico modo che conosco è fare una bella corsa.

Io mi schiarisco la voce, cercando di mascherare il mio disappunto.

Distolgo lo sguardo da lei ed osservo fuori dalla finestra, sta già albeggiando.

– Ottima idea, andiamo insieme nel parco – le dico – Se vuoi puoi usare il bagno per prima.

– Grazie – mi risponde lei secca, alzandosi ed avviandosi verso la porta del bagno.

La osservo languidamente da capo a piedi, mentre si muove nella stanza. Ha quei ridicoli pantaloncini corti, che coprono l’indispensabile e mostrano quelle bellissime gambe dritte e ben tornite. E quella canottiera… le fascia il busto, segnando il ventre piatto ed i seni incredibilmente prosperosi e sodi. Terribilmente sodi, ne sono certo, perché quella maledetta dorme senza reggiseno.

Non appena lei entra in bagno, mi alzo velocemente dal letto, osservando la mia enorme erezione mattutina.

Maledizione! Per fortuna ci sono altri bagni… Doccia gelida, arrivo.

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-MICHELLE-

Osservo Nick nello specchio dell’ascensore, mentre ci rechiamo al piano dove si trova il suo ufficio al Dipartimento di Stato. Sta controllando le mail sul suo cellulare, nel suo completo grigio scuro, camicia bianca e cravatta glicine. E’ bellissimo.

Osservo poi me stessa, nel mio tailleur grigio chiaro e camicia di seta nera. Ho abbinato un paio di scarpe alte nere, con il tacco a spillo. Incrocio lo sguardo di Dave alle sue spalle, e lui mi strizza l’occhio in segno di approvazione. Mi sfugge un timido sorriso.

– Come dobbiamo comportarci, in ufficio? – chiedo a Nick.

– In che senso? – mi chiede lui alzando lo sguardo verso di me.

– Non so, con le tue precedenti fidanzate come ti comportavi?

Lui esita un attimo.

– Non ho mai portato nessuna di loro, qui – mi dice seccato – E non sono una persona che si lascia andare ad inutili effusioni in pubblico.

– Ah – gli rispondo.

Suona il suo cellulare che lo avvisa dell’arrivo di un messaggio, e mentre lui osserva il display incrocio di nuovo lo sguardo di Dave nello specchio dell’ascensore. Vedo che lui ha un’espressione divertita, sul viso, e non resisto. Gli strizzo l’occhio.

Arrivati al piano usciamo nell’atrio e veniamo subito accolti da una segretaria dietro ad un bancone. Il suo sorriso luminoso diventa subito un sorriso tirato non appena mi vede al fianco di Nick.

– Buongiorno signor Walsh – dice senza salutare me e Dave.

Che stronza.

– Buongiorno Chloe – le risponde lui di rimando.

Avanziamo tutti e tre in silenzio verso l’ufficio. Non appena arrivati, ci viene incontro una bellissima donna, sulla quarantina. Ha i capelli neri, mossi, che le arrivano sotto le orecchie. Gli occhi hanno un colore particolare, tra il grigio e l’azzurro. Sorride calorosamente a Nick.

– Buongiorno Nick – gli dice – Buongiorno Dave.

Poi mi guarda incuriosita. Aspetta, sperando che qualcuno faccia le presentazioni.

– Ciao Emily – le dice Nick – Michelle, lei è Emily Fisher, la mia segretaria, assistente, donna dalle mille risorse. Emily, lei è Michelle Brown, la mia fidanzata.

– Oh – commenta lei inarcando un sopracciglio – Interessante.

Lo sguardo incuriosito diventa divertito, ed io non posso fare a meno di notare lo scambio di occhiate tra lei e Dave.

– Mi scusi, ma in tanti anni è la prima volta che Nick mi presenta una “fidanzata”… – commenta porgendomi la mano – E’ un piacere, davvero.

– Il piacere è mio, Emily – rispondo stringendogliela calorosamente.

– Potresti chiamare Amy, per favore? – le domanda Nick improvvisamente – Ho bisogno di chiederle alcune cose per l’evento di sabato sera.

– Ora è in riunione con lo staff – gli risponde lei – La avviso di venire qui non appena avranno terminato.

– Perfetto – borbotta Nick.

Mi mette una mano dietro la schiena e mi conduce poi nel suo ufficio.

– Buona giornata, Emily – le dico salutandola.

– Buona giornata a lei – mi risponde con un sorriso cortese.

Entriamo in ufficio e Nick si mette ad esaminare la posta, in silenzio. Ha un’espressione truce.

– Che succede? – gli chiedo.

Lui alza lo sguardo e mi fissa serio.

– Dave, puoi lasciarci soli un attimo, per favore? – dice improvvisamente.

– Certo – risponde Dave, ed esce subito dalla stanza.

Lo guardo incuriosita, non riesco a capire cosa diavolo stia succedendo.

– Chiariamo subito una cosa – mi dice lui freddo – Io non sarò un campione di relazioni sentimentali, ma ci tengo a non alimentare voci scomode. Quindi, so che per te è solo lavoro e che stai recitando una parte, ma si tratta comunque della mia vita.

– Cosa vorresti dire? – gli chiedo incredula.

– Vorrei dire che faresti bene a non avere certi atteggiamenti inopportuni con altri uomini, anche se fanno parte del mio staff – mi dice gelido – Vorrei evitare almeno di essere deriso. Già succederà il finimondo quando questa storia si concluderà.

Oh mio Dio. Spero ardentemente di aver capito male.

– Ma a cosa ti riferisci, scusa?

– A ieri, davanti a casa mia, con Dave. Ed a poco fa nell’ascensore, sempre con Dave. Ho visto i vostri sguardi nello specchio.

Spalanco la bocca incredula, mentre comprendo che ho proprio capito bene.

– Ma come ti permetti? – sibilo a bassa voce avanzando verso la sua scrivania – Credi che mi metta a flirtare con la tua guardia del corpo? Sei impazzito?

Nick si acciglia, ma mentre sta per rispondere un lieve bussare alla porta ci interrompe.

– Avanti – dice lui con voce grave.

– Scusa, Nick, ma c’è una consegna per te – dice Emily aprendo la porta.

Entra e deposita una lunga scatola rettangolare sul tavolo.

Aggrotto la fronte e guardo Nick, che sembra sorpreso. Non mi piace.

Emily esce subito dalla porta e la richiude piano alle sue spalle.

– Aspettavi qualcosa? – gli chiedo.

– No, non aspettavo nulla.

Fa per prendere la scatola, ma io lo fermo.

– Tutto quello che entra da quella porta ha passato i dovuti controlli, vero? – gli chiedo.

– Certo.

Apre la scatola e quando vedo quello che contiene i miei sospetti vengono confermati.

All’interno c’è un enorme mazzo di rose nere, ricoperte di tulle nero e con un grande fiocco di raso, sempre nero. Decisamente un gusto macabro.

Lo vendo impallidire, ma quando mi guarda negli occhi ha un’espressione disorientata.

– Conosci il linguaggio dei fiori? – gli chiedo.

– No… tu sì?

Annuisco leggermente.

– Dimmelo. Cosa significa? – mi chiede lui impaziente.

– Morte – gli rispondo.

Notiamo poi un bigliettino, sul fondo della scatola. Nick fa per prenderlo, ma io lo blocco subito. Prendo un fazzolettino dalla mia borsa e servendomi di quello, estraggo il biglietto e lo apro.

Lasciala immediatamente. Non sto scherzando.

E’ scritto con il computer, e sono quasi certa che non troveremo alcun indizio od impronta utile.

– Questo lo mando all’FBI per farlo analizzare – gli comunico – Anche se dubito che troveremo qualcosa… ma la vera domanda è un’altra. Come fa a sapere di me, dal momento che sono ufficialmente la tua fidanzata da cinque minuti?

Nick è senza parole, non riesce a spiegarsi nulla. Io rifletto, a lungo, poi la consapevolezza si fa strada dentro di me.

– Ma certo… Ci stanno osservando, e molto da vicino, Nick.

– Oddio…

– Sì. Senti – gli dico mentre prendo la borsa – Dobbiamo intensificare il sistema di sicurezza a casa tua, vado là con Dave, poi torno da te. Qui sei al sicuro.

– Va bene – mi dice lui disorientato.

Pochi minuti fa stavamo quasi per litigare per una sciocchezza, ed ora tutto si è ribaltato. Vorrei confortarlo in qualche modo e mi avvicino a lui, posandogli una mano su un braccio.

– Stai tranquillo, sei davvero al sicuro qui, ci sono tanti agenti che sorvegliano l’edificio. Qui non ti succederà nulla.

Istintivamente Nick mi prende tra le braccia ed affonda il naso nei miei capelli, che quel giorno avevo deciso di lasciare sciolti sulle spalle.

In quel momento la porta dell’ufficio si apre, preceduta da un lieve bussare.

Nick fa per allontanarsi da me, ma io lo trattengo. Se questa fantomatica ammiratrice è vicino a noi, tanto vale che ci colga anche in flagrante.

– Oh, scusatemi! – dice una ragazza bionda imbarazzata, sulla trentina.

– Non preoccuparti, Amy – la rassicura lui, scostandosi leggermente e circondando la mia vita con un braccio.

– Michelle, lei è Amy Howard, la mia responsabile eventi. Amy, lei è Michelle Brown, la mia fidanzata.

– Oh, molto piacere – mi dice Amy sorridente, allungandomi una mano.

– Piacere, Amy – rispondo io, ricambiando la stretta.

Mi giro poi verso Nick, posandogli una mano sul torace.

– Tesoro, io vado allora – gli dico sorridendo – Ti lascio ai tuoi impegni, ci vediamo per pranzo.

– Ciao, piccola – mi dice lui sporgendosi verso di me con un sorriso ironico.

Gli porgo la guancia, e lui vi deposita un caldo bacio, trattenendo a lungo le labbra sulla mia pelle. Un brivido di piacere mi percorre tutto il corpo, lasciandomi quasi stordita.

Via, via…. via di corsa!!!!

– Bene, vi lascio ai vostri doveri, allora. Buona giornata – dico frettolosamente.

Esco dall’ufficio e subito fuori dalla porta trovo Dave.

– Andiamo, Dave. Vieni con me.

Mentre scendiamo con l’ascensore lo metto al corrente degli ultimi sviluppi, e quando usciamo dall’edificio troviamo Tom che ci attende con la Mercedes blu.

Saliamo a bordo, ed io mi accascio sul sedile. E’ il primo giorno, è solo a metà della giornata e sono già stremata. Diavolo, quell’uomo mi sconvolge.

– Signorina Brown, desidera un po’ di musica? – mi chiede improvvisamente Tom.

Oh Dio, sì. Ci vorrebbe proprio.

– Sì, grazie. Che abbiamo?

– U2, Cranberries, Enya, Van Morrison, anche Ronan Keating…

– Nulla, ma proprio nulla che NON sia irlandese?

Sento Dave ridere, piano.

– Oh – mi dice Tom imbarazzato, soffocando una risata – C’è la “mia” musica, quella che ascolto quando non c’è il signor Walsh.

Mi incuriosisco e faccio caso allo strano accento del ragazzo. Lo guardo attentamente, è moro, con i capelli corti, occhi neri e carnagione olivastra. E’ anche giovane, molto giovane. Avrà circa 25 anni.

– Non sarai italiano? – gli chiedo.

– Come ha fatto a capirlo?

– Conosco bene l’italiano, ho riconosciuto il tuo accento. Mia madre era metà austriaca e metà italiana, e… conosco bene anche la “musica” italiana. Come mai sei qui a Washington?

– Io e la mia ragazza ci siamo trasferiti qui cinque anni fa. Lei aveva un brutto passato alle spalle, una famiglia disastrosa. Avevamo bisogno di andarcene e ricominciare da capo, insieme. E’ stato un rischio, è stata una scelta azzardata, ma dovevamo farla.

Penso alle sue parole, ed a quante volte anch’io ho desiderato fuggire, da tutto e da tutti. Non ho più nulla che mi leghi qui, a parte i colleghi. Non so nemmeno se mio padre è ancora vivo.

– E si è rivelata anche una scelta giusta? – gli chiedo incuriosita.

– La migliore della nostra vita – mi risponde lui con un sorriso, guardandomi dallo specchietto.

Guardo fuori dal finestrino, per un attimo. Li invidio terribilmente.

– Facciamo una cosa, Tom. Scegli tu la musica, scegli quello che piace a te.

Lui mi sorride, poi seleziona un cd.

– Questa è la preferita della mia ragazza, rispecchia un po’ la nostra storia.

Non appena sento le prime note mi scappa un sorriso, perché anch’io la conosco, ed è una canzone veramente splendida. E’ “Gli ostacoli del cuore” di Elisa e Ligabue.

 

Mentre ascolto il testo e ne comprendo il significato, ripenso a quella mattina, con Nick, a quando lui mi ha stretto tra le braccia, nel suo letto.

Purtroppo non basta un abbraccio a cancellare quello che ho passato in questi ultimi anni.

La morte di Josh è solo la punta dell’iceberg, il peggio è quello che io ho fatto “dopo”…

Le missioni, i letti in cui sono stata, gli uomini con cui ho fatto sesso, per il mio piacere personale oppure soffocando il ribrezzo, come con Marcus.

Lo ho fatto solo per dimenticare, o perlomeno… per “non pensare”.

Sarebbe bello abbandonarsi e dare sfogo a quell’attrazione forte che provo per Nick, ma se solo lui sapesse tutto quello che ho fatto…. mi allontanerebbe disgustato.

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– 5° CAPITOLO – 

-MICHELLE-

Mi infilo l’accappatoio ed esco dal bagno, è sabato, la grande serata di Nick, c’è il “ballo”.

Ripenso al sistema di sicurezza, purtroppo mi hanno detto che non riusciranno a venire prima di lunedì mattina. Fino ad allora io e Dave dovremo tenere gli occhi bene aperti.

Soprattutto stasera.

Guardo il vestito che ho acquistato per l’occasione, ancora nella busta bianca del negozio ed appeso all’anta dell’armadio. In basso, ancora nella scatola, le mie Louboutin nuove perfettamente abbinate.

Mi scappa un sorriso soddisfatto, stasera il signor Walsh rimarrà stupito, questo è sicuro.

Un lieve bussare alla porta mi distoglie dai miei pensieri.

– Chi è? – chiedo.

– Sono Nick. Posso entrare un attimo, per favore?

Mi avvio alla porta, giro la chiave ed abbasso la maniglia. Quello che mi si presenta davanti mi mozza il fiato. Riesco a malapena a scostarmi per farlo entrare.

– Scusa se ti disturbo – mi dice lui osservandomi da capo a piedi.

Indosso solo l’accappatoio, ho i capelli bagnati e sono in disordine. Lui è splendido.

Indossa un magnifico smoking su misura, completamente nero. Elegante, essenziale e perfetto, come sempre.

Ha in mano due scatole di velluto, una quadrata piccola ed una rettangolare, più grande.

– Nessun disturbo, figurati. Solo, non sono ancora pronta, come puoi vedere – gli faccio notare mentre mi friziono i capelli con l’asciugamano.

Lui mi osserva lentamente, di nuovo, da capo a piedi.

– Vedo, vedo… – mi dice con un sorriso ironico, poi mi rivolge uno sguardo sensuale.

Mi sento esposta, nuda, e questa sensazione mi travolge.

– Cosa volevi chiedermi? – gli chiedo scuotendomi.

– Posso vedere il vestito che indosserai stasera?

– No – gli rispondo.

– Perché?

– Perché è la tua serata – gli dico con un sorrisino carico di sottintesi – e siccome io sono la tua fidanzata voglio stupirti. E la tua reazione dovrà essere il più autentica possibile.

Lui inarca un sopracciglio e mi guarda un po’ infastidito.

– E’ che avrei qualcosa per te – mi dice aprendo la scatola di velluto più grande – Volevo solo capire se potevano star bene con il tuo vestito.

Quando vedo cosa contiene quella scatola mi sento mancare.

C’è un bellissimo collier di diamanti ed un paio di orecchini anch’essi di diamanti, con taglio a brillante.

– Sono perfetti – riesco solo a dire.

– Fanno parte dei gioielli di famiglia, erano di mia madre – mi informa lui – Poi, vista la situazione, credo che tu dovresti indossare questo. Anche questo era di mia madre.

Lui apre la piccola scatolina di velluto, ed all’interno c’è un anello con solitario. E’ stupendo, il diamante è semplice, rotondo, con taglio a brillante, la montatura è in oro bianco.

Ed è enorme.

– Provalo – mi dice.

Lo prendo con mani tremanti e me lo infilo all’anulare sinistro. E’ perfetto.

– Bene – mormora lui con un sorriso tirato – So che proteggerai loro nello stesso modo in cui proteggerai me.

– A costo della mia stessa vita – gli dico senza esitare – E’ il mio lavoro, lo sai.

Lui mi guarda un attimo, stringendo gli occhi, sembra irritato.

– Era proprio quello che volevo sentirti dire – mi dice gelido – Vado a controllare che tutto proceda bene, finisci di prepararti. Ci vediamo più tardi.

– A dopo, Nick – gli rispondo guardandolo uscire dalla porta.

Mi ritrovo a riflettere su quell’uomo affascinante che se n’è appena andato.

E’ un uomo complesso, Nick, a volte tremendamente semplice ed a volte terribilmente difficile.

E’ simpatico, ha senso dell’umorismo, ma a volte sembra quasi che si chiuda in se stesso, a pensare a chissà che cosa. Forse anche lui ha degli scheletri nell’armadio, chissà.

Torno in bagno, per finire di prepararmi.

Spero davvero di stupirlo, stasera, e di incrinare un po’ quella dannata corazza. Questo non c’entra nulla con il mio lavoro e con la “missione”, ma… voglio farlo.

Inizio a pettinarmi i lunghi capelli biondi, guardandomi allo specchio.

Eccome, se ti stupirò, stasera, signor Walsh… vedrai.

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-NICK-

Gli invitati ormai sono tutti arrivati, ma di lei ancora nessuna traccia.

Mi intrattengo con gli ospiti, ma ormai sto diventando nervoso.

Cosa vuole fare, “un’entrata trionfale”? Fremo al pensiero.

Guardo Dave, con aria interrogativa, ma lui alza le spalle, in segno di impotenza.

– Buonasera, Nicholas – mi sussurra una voce suadente, che conosco molto bene.

– Ciao, Kristal.

Ecco la mia ultima “fidanzata”, proprio qui davanti a me. Con quella sua bellezza eterea, l’ovale perfetto del viso, gli occhi blu leggermente allungati e le labbra carnose. Lei ha classe da vendere, alta, magra e sinuosa nei movimenti. La guardo attentamente, ha i lunghi capelli neri raccolti in uno chignon alto, tiratissimo. Indossa un lungo vestito blu elettrico, con la scollatura a cuore e stupendamente attillato, che le fascia il corpo magro ed esile.

Bella, bellissima. Peccato che si fosse poi rivelata una grandissima stronza.

– Bella festa, come sempre – commenta lei con un sorriso.

– Grazie. Cosa ci fai qui? Non ricordavo di averti invitato.

– Oh, ho accompagnato un amico – mi dice mentre prende da un cameriere due bicchieri di champagne. Ne tiene uno per sé e mi porge l’altro.

– Oh, grazie – le dico io ironicamente.

– Non c’è di che – mi risponde incurante del mio tono – Sai, non potevo mancare. Si vocifera che stasera ci sarà una donna misteriosa, al tuo fianco… ma ancora, purtroppo, non la vedo.

Accidenti, le notizie viaggiano davvero in fretta.

Bevo un sorso di champagne, prendendo tempo.

– E’ vero? – mi chiede lei.

– Può darsi, aspetta e vedrai – le rispondo liquidandola velocemente.

– E’ un peccato che sia finita, tra di noi – mi sussurra lei con voce suadente – Stavamo davvero bene, insieme, non credi?

Le rivolgo un debole sorriso, ma mentre sto per risponderle noto che l’espressione di Kristal cambia. Il suo sorriso enigmatico e sensuale si è trasformato in un baleno in una smorfia stizzita.

Sta guardando le scale, alle mie spalle.

Improvvisamente mi accorgo che in sala c’è uno strano silenzio, ed incuriosito esamino con lo sguardo i presenti. Stanno tutti fissando la scalinata alle mie spalle, alcuni con la bocca aperta.

Eccola che fa il suo “ingresso trionfale”, lo sapevo.

Osservo Dave, che mi sta sorridendo. Mi fa un cenno con la testa, indicando la scalinata.

Beh, forse allora non è tanto male. Prendo coraggio e mi volto.

Mi si mozza il fiato in gola.

Michelle è meravigliosamente splendida.

Indossa un vestito bianco, senza spalline, che le scende morbidamente lungo il corpo, segnando le sue bellissime curve. E’ lungo fino alle caviglie, ed ai piedi ha due stupende scarpe ricoperte di Swaroski, con un tacco vertiginoso.

Ha raccolto i capelli in uno chignon morbido, lasciando alcune ciocche intorno al volto.

Al collo ha il mio collier, ed alle orecchie ha i miei orecchini.

Al dito, porta il mio anello.

La osservo mentre scende le scale con sicurezza, sorridente. I suoi splendidi occhi azzurri sono puntati nei miei, non li stacca nemmeno per un secondo, neanche quando attraversa la sala e si dirige con passo sicuro verso di me.

Impressionante.

– Ciao amore – mi dice appoggiandosi al mio braccio e porgendomi la guancia.

– Ciao tesoro – le rispondo prontamente, avvicinandomi per baciarla.

Ha un profumo buonissimo, sa di fiori, di pulito.

Altro che bacio sulla guancia… ti darei ben altro…

– Cosa bevi di buono? – mi chiede lei.

– Champagne. Vuoi?

– Grazie.

Lei mi prende il bicchiere dalle mani e lo avvicina alle labbra, stando bene attenta a posare le sue labbra dove c’è l’ombra delle mie. Il tutto lo fa mentre mi guarda intensamente, con un lieve sorriso sensuale.

Sento immediatamente il mio inguine incendiarsi.

Merda… Un’erezione in mezzo alla festa è proprio quello che mi ci vuole, vero?

Mentre beve lo champagne, lei fa scorrere lo sguardo sulla donna di fronte a me, poi torna a guardarmi.

Ok, ho capito il segnale, piccola.

Non appena mi restituisce il bicchiere, mi affretto a presentarle.

– Michelle, lei è Kristal Fox, un’amica. Kristal, lei è Michelle Brown, la mia fidanzata.

Kristal sgrana gli occhi improvvisamente, e Michelle si scosta una ciocca dal viso, con la mano sinistra. La donna di fronte a lei nota subito l’anello, e stringe gli occhi irritata.

– E’ un piacere, Michelle – le dice fredda porgendole la mano.

– Oh, il piacere è mio, Kristie – le risponde Michelle ricambiando la stretta.

– Kristal – la corregge lei.

– Oh, scusami… – le dice mortificata – E’ una serata importante per Nick, ed io sono un po’ nervosa, sai com’è…

– Certo, capisco. Ora, se volete scusarmi… – ci dice prima di voltarsi e sparire velocemente.

Le passo una mano sulla schiena, circondandole poi la vita con un braccio.

Accosto le labbra al suo orecchio, e con il mio respiro le faccio ondeggiare le ciocche morbide.

– Però, sei stata un po’ perfida… – le dico con un sorriso.

– E non hai ancora visto nulla… “tesoro”… – mi risponde lei ridendo.

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Durante tutta la serata Michelle si comporta da perfetta padrona di casa.

La osservo affascinato, ha classe da vendere, dopotutto. La vedo intrattenere gli ospiti, la sento parlare in francese, in italiano e persino in tedesco.

La studio, mentre si muove tra gli invitati con eleganza, preoccupandosi che tutti abbiano quello che desiderano e che la serata si stia svolgendo nel migliore dei modi.

Non avrei potuto avere di meglio.

La vedo anche parlare con Dave, seria. Si guardano intorno e parlano sottovoce, fingendo indifferenza. In realtà so benissimo che stanno facendo il loro lavoro, entrambi.

– Ehi, Nick – mi dice una voce alle mie spalle.

– Ciao, Emily – rispondo – Ciao Mark.

Emily è venuta alla serata con il marito, Mark. Lui è un bancario, lavora da anni per un’azienda che cura gli investimenti. E’ in gamba, come del resto lo è Emily.

– Bella serata, complimenti – si congratula lui con me, stringendomi la mano.

– Grazie, ma dovreste congratularvi con Amy, è lei che ha organizzato tutto – rispondo io.

– Potresti cominciare tu a congratularti con me dandomi un aumento – mi dice Amy alle mie spalle.

Emily solleva gli occhi al cielo.

– Questa mi mancava! – esclama.

– Che c’è? – sbotta Amy – Mi sembra proprio il momento adatto, no?

Emily si volta verso Michelle, che sta parlando con l’ambasciatore italiano.

– E’ in gamba, Nick – mi dice con un sorriso.

– Già – rispondo mentre sorseggio lo champagne – E’ molto in gamba.

– Lo penso anch’io, davvero – commenta Amy sorridendo – Ci siamo parlate alcune volte in questi giorni, e devo dire che è molto intelligente, e molto sveglia.

Proprio in quel momento Michelle si volta un attimo verso di noi e mi rivolge un sorriso dolce.

– Nick – mi mormora Amy – L’orchestra è pronta, forse dovremmo iniziare le danze. Aspettano un tuo cenno.

Le rivolgo un sorriso languido, vuoto in un sorso il bicchiere di champagne che ho in mano e lo poso su un tavolo.

– Va bene – dico risoluto – Iniziamo le danze.

Mi avvio a passo deciso verso di lei, mentre Emily ed Amy mi seguono con lo sguardo.

– Scusate se disturbo – dico mettendole una mano intorno alla vita – Posso rubarvela?

– Ma certo Nick – mi risponde compiaciuto l’ambasciatore.

– Vieni, tesoro – le mormoro – Dobbiamo aprire le danze.

La prendo per mano e mi avvio con lei in mezzo alla pista. Faccio un cenno all’orchestra, che inizia subito a suonare “Under my skin” di Frank Sinatra.

Le circondo la vita con l’altro braccio e la attiro a me, iniziando a muovermi lentamente.

– Stasera niente Irlanda? – mi chiede lei ridendo.

– No, in queste occasioni devo andare sul classico, purtroppo.

La stringo ancora di più a me, respirando il suo profumo. Ormai il desiderio di lei è concreto e profondo, so benissimo che non posso più resisterle.

– Che ne dici… – le mormoro all’orecchio – Movimentiamo un po’ la serata?

Lei mi rivolge un sorriso d’intesa, e con un movimento fa aderire il suo corpo al mio.

Le passo la mano sulla schiena nuda, assaporando con le dita la sua pelle morbida.

La vedo che dischiude le labbra e mi guarda intensamente.

Mi avvicino a lei, con le labbra tremendamente vicino al suo collo.

– Ti ho detto che sei bellissima, stasera? – le domando sfiorandole l’orecchio.

– No… – mi risponde lei con voce roca.

– Sei bellissima, stasera – le sussurro.

– E tu… – mi mormora lei – Tu sei perfetto.

Alzo il viso e la guardo negli occhi, senza riuscire a reprimere un sorriso, poi mi chino nuovamente, accostando di nuovo le labbra al suo orecchio.

– Grazie – le sussurro.

Inizio a baciarla delicatamente, dietro l’orecchio. Inspiro a pieni polmoni il suo profumo, è fantastico, sensuale e mi eccita da impazzire.

Proseguo la mia scia di baci lungo il collo, la mascella e lo zigomo.

Poi non posso più resistere, e le catturo quelle magnifiche le labbra con le mie.

E scopro che sono piene, morbide e dolci, proprio come mi aspettavo.

Estasiato, non resisto, ed incurante delle persone che abbiamo intorno, affondo con la mia lingua dentro quella meravigliosa bocca.

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-MICHELLE-

Ho il cuore che batte come un pazzo, nel mio petto. I suoi baci leggeri mi hanno provocato un milione di brividi, nella schiena, che mi sono lentamente entrati sotto la pelle.

Poi quando ha posato quella peccaminosa bocca sulla mia ho desiderato solo che andasse più a fondo, e lui… l’ha fatto. La sua lingua esperta mi ha dischiuso le labbra, e dal momento che l’ho lasciato fare mi sono sentita perduta.

Mi sta baciando, dolcemente, e mentre lo fa mi stringe ancora di più a sé, diventando sempre più avido ed impaziente. Mi ritrovo a rispondere con passione, comprendendo improvvisamente che non desideravo altro, fin dal momento in cui l’ho visto in ascensore.

No, forse c’è qualcos’altro che desiderò di più.

Rammento all’improvviso di essere al centro di una sala piena di persone, e che tutti gli sguardi probabilmente sono puntati su di noi. A malincuore mi allontano da lui, ponendo fine a quel fantastico bacio.

Quando ci stacchiamo, entrambi siamo ansimanti, con il fiato corto.

Sento di avere le gote in fiamme e respiro a fatica, lui mi sta guardando con uno sguardo stupito.

Lo vedo che si guarda intorno, un attimo, e noto che tutti ci osservano sorridenti, alcune coppie hanno anche iniziato a ballare. Non ci siamo accorti di nulla, mentre ci stavamo baciando tutto quanto era sparito all’istante, come se noi ci perdessimo in un limbo fuori dal tempo.

La canzone termina, e tutti applaudono l’orchestra.

– Scusami – gli dico con voce roca – Devo respirare una boccata d’aria.

– Certo, vai pure – mi mormora lui.

Affretto il passo ed esco dalla villa, dirigendomi in giardino.

Appena fuori chiudo gli occhi e respiro l’aria fresca, cercando di far tornare il mio corpo ad una temperatura perlomeno accettabile.

Mi metto una mano sul cuore e lo sento che batte all’impazzata, come se volesse uscire dal petto.

Quell’uomo è una bomba del sesso, scatena in me emozioni violente e desiderio irrefrenabile, ed io devo fare di tutto per riuscire a resistergli.

Con l’altra mano mi sfioro le labbra ripensando a quel bacio bollente ed alle sensazioni intense che ho provato.

Se con un bacio è capace di fare tutto questo… non oso pensare se…

Mi si stampa un sorriso ironico, sul viso.

Meglio rientrare.

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-NICK-

Uno strano rumore mi fa aprire gli occhi.

Penso che Michelle stia avendo un altro un incubo, mi giro a guardarla ma noto che dorme serena.

Di nuovo, un rumore sordo.

Mi rizzo sul letto, ascoltando attentamente.

Di nuovo. Viene indubbiamente dall’interno della casa.

Mi alzo silenziosamente e mi avvio verso la porta della camera. Accosto l’orecchio alla porta chiusa e sento di nuovo quel rumore, stavolta più nitido. Lentamente, abbasso la maniglia e faccio per aprire la porta, ma una mano delicata si posa sulla mia, trattenendomi.

Mi volto e vedo nitidamente Michelle, nel buio, che mi intima di fare silenzio con un dito davanti alle labbra. Nell’altra mano ha una pistola.

La osservo aprire silenziosamente la porta.

– Tu resta qui – mi mima lei con le labbra.

Esce nell’oscurità del corridoio, silenziosamente.

Non resisto e mi infilo dietro di lei. Lei si volta di scatto verso di me, ammonendomi con lo sguardo. Improvvisamente, quel rumore, di nuovo. Proviene dallo studio.

Michelle si dirige verso lo studio, con in mano la pistola e la schiena appoggiata alla parete.

Si gira nuovamente verso di me, facendomi segno con una mano di stare fermo.

Poi, improvvisamente, si sente un fracasso assordante, si accendono le luci e l’allarme inizia a suonare.

Michelle corre verso lo studio, con la pistola in pugno, si infila dentro e scompare dietro la porta.

Attendo un momento che sembra eterno, ma non sento nulla.

– Michelle? – la chiamo.

Nulla.

– Michelle?

– Dave! – La sento gridare – Sono scappati in giardino!

Mi avvio a passo deciso verso lo studio, ma lei esce dalla stanza, mettendosi davanti a me.

– E’ meglio che non entri – mi intima – Non è un bello spettacolo.

– E’ casa mia! – urlo – Sono entrati in casa mia, ed è la mia vita, Michelle!

– D’accordo, come vuoi – mi dice lei spostandosi di lato.

Quello che vedo mi terrorizza a morte.

Appeso al lampadario, un manichino maschile, completamente nudo, oscilla vistosamente.

Sul volto, c’è una mia foto attaccata, il MIO viso.

Ma quello che mi terrorizza di più è la scritta rossa sul torace del manichino.

“SEI MORTO”.

Mi volto verso Michelle, che stringe la pistola ancora tra le mani.

Mi fissa seria, con uno sguardo truce.

– Beh, perlomeno stasera abbiamo smosso le acque, ma soprattutto abbiamo capito una cosa.

– Che cosa? – le domando allibito.

– La tua ammiratrice segreta non agisce da sola, ha decisamente un complice. Tutto questo non può averlo fatto una persona sola.

 

-FINE 3°/4°/5°  CAPITOLO – 

– ARRIVEDERCI A VENERDI’ PROSSIMO – 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Samy. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

3 Comments on Nuovo racconto inedito – “Lasciati Amare” – #2 Life Secrets Series By Samy – 3°/4°/5° Capitolo

  1. mari
    gennaio 29, 2016 at 4:12 pm (4 anni ago)

    Che bello non vedo l’ora di leggere la.nuova storia!!!! Salvo ci piace proprio :D

    Rispondi
  2. Rosy ♥
    gennaio 29, 2016 at 4:27 pm (4 anni ago)

    Bellissima merenda ♡

    Rispondi
  3. manu85
    gennaio 29, 2016 at 4:48 pm (4 anni ago)

    Che bello riviere tutto non vedo l’ ora però di scoprire la storia di Salvo visto che Stella ci ha messo la pulce nell orecchio
    baci

    Rispondi

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