Nuovo racconto inedito – “Lasciati Amare” – #2 Life Secrets Series By Samy – 12° /13°/14° Capitolo

Buongiorno belle donne!

Quelli di oggi sono gli ultimi tre capitoli mancanti che vanno a completare il racconto “Lasciati Amare” della nostra Samy – vi ricordo che i rimanenti sono già presenti nell’archivio del sito -, secondo capitolo della serie “Life Secrets“, salutiamo così ufficialmente Nick e la bionda e coraggiosa Michelle che ci hanno tenuto compagnia in tutti questi mesi.

Ed ora, so che nella vostra testolina sta prendendo forma una domanda: chi prenderà il loro posto prossimamente?

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Proprio con i capitoli di questa settimana fa il suo ingresso una new entry da tenere d’occhio, perchè sarà uno dei prossimi protagonisti del nuova storia di Samy che vedrete al più presto, si spera, su questi schermi. Ancora non siamo in grado di darvi una data certa, Samy ci sta lavorando e stiamo definendo gli ultimi dettagli ma, sicuramente, nelle prossime settimane vi sveleremo qualche piccola chicca.

Come sempre, quando termina un racconto, non appena possibile troverete tutti i capitoli racchiusi in una sola raccolta per facilitarvi la lettura ogni qualvolta vi prenda la nostalgia.

Mi pare di avervi detto tutto, quindi, non mi rimane che augurarvi buona giornata seguito, come sempre, dall’immancabile….

Buona Lettura

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-Playlist-

 

 

PROLOGO – The Passenger – Iggy Pop

Capitolo 1 – The Ground Beneath Her Feet – U2

Capitolo 2 – Ode to my family – Cranberries

Capitolo 3 – With or without you – U2

Capitolo 4 – Gli ostacoli del cuore – Elisa feat. Ligabue

Capitolo 5 – Under my skin – Frank Sinatra

Capitolo 6 – Don’t cry – Gun’s Roses

Capitolo 7 – Someone like you – Van Morrison

Capitolo 8 – Bailando (Español) – Enrique Iglesias feat. Descemer Bueno, Gente De Zona

Capitolo 9 – 7 seconds – Youssou N’Dour e Nina Cherry

Capitolo 10 – Tears in heaven – Eric Clapton

Capitolo 11 – Parlami d’amore – Giorgia

Capitolo 12 – Zombie – Cranberries

Capitolo 13 – Spaccacuore – Samuele Bersani

Capitolo 14 – No One – Alicia Keys

Capitolo 15 – Lampi nel silenzio – Anastasia ed Eros

Capitolo 16 – Venus in furs – Velvet Underground

Capitolo 17 – Tomorrow – U2

Capitolo 18 – Dedicato a te – Le vibrazioni

Capitolo 19 – Mysterious Ways – U2

EPILOGO – La flaca – Jarabe de Palo

 

-PERSONAGGI-

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MICHELLE BROWN – 32 anni, agente speciale dell’FBI

NICHOLAS WALSH – 42 anni, dipendente del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti

KRISTAL FOX – 40 anni, modella ed ex fidanzata di Nicholas

EMILY FISHER – 38 anni, assistente di Nicholas

AMY HOWARD – 27 anni, responsabile eventi di Nicholas

SALVATORE RIZZO -45 anni, capo di una cosca mafiosa

DAVE MORGAN – 45 anni, guardia del corpo di Nicholas

 

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-LASCIATI AMARE-

– #2 LIFE SECRETS SERIES – 

– 12° CAPITOLO – 

-MICHELLE-

– Uova strapazzate? – mi chiede con un sorriso, coprendo la cornetta del telefono con una mano.

– Sì, grazie – gli rispondo – E succo d’arancia, e… tanto, tanto caffè.

– Uova strapazzate per due, succo d’arancia ed una caraffa grande di caffè, grazie.

Appoggia la cornetta e si volta verso di me, abbracciandomi stretta. Mi posa un delicato bacio sulla fronte e mi accarezza dolcemente la schiena, rimanendo in quella posizione per qualche minuto.

– Perché vuoi tanto caffè? – mi chiede poi ironicamente – Non hai dormito bene, stanotte?

– Non molto – gli rispondo evasiva – C’era qualcuno che cercava di tenermi sveglia a tutti i costi.

Lo sento ridere, piano, mentre mi deposita un’infinità di dolcissimi baci sui capelli.

Improvvisamente sentiamo bussare alla porta, ed io mi alzo di scatto.

– Servizio in camera – sentiamo qualcuno dire oltre la soglia.

– Però, che velocità… – commenta Nick mentre si alza dal letto.

Lo ammiro, in tutta la sua nudità perfetta, mentre si infila un paio di pantaloni della tuta ed una maglietta. Cammina velocemente verso la porta, per accogliere la nostra colazione.

Sorrido, accoccolandomi nel letto ed abbracciando il suo cuscino. Respiro il suo odore, così particolare, che mi ha stregato quel giorno in ascensore.

Sento in lontananza che ringrazia il cameriere e richiude la porta, poi sento un grido strozzato ed un fracasso infernale. Scatto in piedi, afferro la pistola nel cassetto del comodino e mi infilo l’accappatoio. Corro in salotto e vedo Nick in piedi, impietrito, e l’espressione nei suoi occhi mi terrorizza a morte. Poi abbasso lo sguardo e quello che vedo mi fa gelare il sangue nelle vene, perché l’ho già visto in passato.

Sul piatto della nostra colazione, prima coperto da una campana d’acciaio, fa bella mostra un’orribile testa di maiale.

– Stai bene? – gli chiedo trafelata.

– Sì… – mi dice lui.

Corro verso la porta e la spalanco, guardando in corridoio. Troppo tardi, ha avuto tutto il tempo di dileguarsi, ed io non posso permettermi di correre per tutto l’edificio in accappatoio e per di più con una pistola in mano.

Torno in stanza e vedo Nick seduto sul pavimento, con la testa tra le mani.

Chiudo la porta, mi avvicino a lui, infilo la pistola nella tasca dell’accappatoio e mi inginocchio a terra.

– Che significa? – mi chiede.

– E’ strano – gli rispondo perplessa – E’ una minaccia di morte, ma questa chiamiamola “usanza” è una caratteristica degli ambienti mafiosi. Non capisco cosa centri la nostra donna o l’organizzazione su cui stiamo indagando con la mafia…

– Sembra che tu conosca bene quegli ambienti – mormora lui mentre solleva la testa.

– Sì, ho lavorato da infiltrata alcuni anni fa a New York in una famiglia di mafiosi.

Nick mi osserva intensamente, senza dire nulla.

Torno con la mente a quel periodo, e non posso fare a meno di pensare a Salvatore Rizzo ed alla relazione che avevo avuto con lui durante il mio incarico.

Lui apparteneva ad un’altra famiglia, e in quegli anni stava scalando i vertici della cupola per arrivare al potere. Durante un incontro tra clan ci eravamo conosciuti, e nel giro di poco tempo lui si era innamorato di me. Anche se in seguito aveva scoperto che io ero un agente infiltrato non ha detto nulla, mettendosi in pericolo.

Quando c’è stata la resa dei conti finale, io non ho potuto fare altro che proteggerlo, durante la sparatoria. Gli ho salvato la vita, e lui, quando ci siamo lasciati, mi ha detto che era in debito con me ed avrei potuto contattarlo in qualsiasi momento, se avessi avuto bisogno di lui.

Forse è arrivato quel giorno.

Guardo Nick, è sconvolto, devo fare qualcosa.

– Senti Nick – gli dico prendendogli le mani e facendolo alzare in piedi – Ho avuto a che fare con quell’ambiente, molto da vicino. Voglio provare a chiedere se qualcuno sa qualcosa.

– No! – mi grida lui – Non voglio che tu abbia a che fare con dei criminali, non farlo.

– Conosco una persona con cui sono rimasta in contatto, mi fido di lui – gli dico decisa.

Lui corruga la fronte e mi osserva con un’espressione strana.

– E chi è? – mi chiede irritato.

– Un uomo, fa parte di una famiglia mafiosa, vive a New York – gli rispondo – E’ in debito con me, gli ho salvato la vita. Se lo contatto ci aiuterà.

– Non farlo, ti prego – mi dice scuotendo la testa – Lascia che lo contatti il capitano.

– Non posso… lo sai. Non è un informatore, è una persona… in “attività”.

– Non mi piace, Michelle – mi dice irritato – Non mi piace un cazzo.

– E’ l’unica pista che abbiamo, e potremmo capire davvero qualcosa, fidati.

Fa un lungo sospiro, poi mi guarda.

– Tanto lo faresti comunque, vero? – mi chiede mestamente – Quindi, cosa posso dirti… stai attenta.

– Te lo prometto – gli dico massaggiandogli un avambraccio – Ed ora andiamo… vestiti che devi andare in ufficio, e ti devi comportare come se niente fosse, mi raccomando.

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Sento bussare alla porta, mi alzo e vado ad aprire, in jeans, felpa e converse. Dave mi fissa allibito.

– Entra – gli dico spostandomi di lato.

– Ma come diavolo hanno fatto a fare una cosa simile? – mi chiede lui.

– Credo abbiano messo sotto controllo il telefono – gli dico – in questo modo hanno potuto precedere il vero servizio in camera.

Osservo il carrello dell’hotel arrivato alcuni minuti dopo la “sorpresa”, contenente ancora la nostra colazione, praticamente rimasta intatta.

– Dove l’hai messa? – mi chiede.

– In una busta di plastica, la porto alla scientifica.

– E Nick?

– Vieni, è di là.

Mi avvio nel salottino, seguita da Dave. Nick è seduto su una poltroncina, corrucciato.

– Ehi, amico – gli dice Dave – Andiamo in ufficio?

– Sì, certo – risponde lui alzandosi di scatto.

– Come mai tu non vieni, Michelle? – mi chiede poi Dave squadrando il mio abbigliamento.

– Io vi raggiungo dopo, faccio un salto all’FBI e anche qualche telefonata.

Nick mi guarda serio, stringendo gli occhi.

– Ti aspetto in ufficio entro due ore – mi intima – Altrimenti ti mando a cercare da Dave.

Gli sorrido dolcemente… lui che si preoccupa per me, quando è lui che deve essere protetto.

– Tranquillo, ci vediamo dopo.

Si avvicina a me e mi da un bacio sulle labbra, tenero e dolce.

– A dopo – mi dice.

Si volta ed esce dalla stanza insieme a Dave.

Appena vedo la porta chiusa prendo il cellulare e compongo un numero che non avrei mai più immaginato di chiamare. Non ce l’ho in rubrica, ma lo ricordo ancora a memoria.

Lui risponde dopo due squilli.

– Michelle?!? – mi chiede sorpreso.

– Sono io. Ciao, Salvo.

– Ciao… che bello sentire la tua voce – mi dice dolcemente, con il suo tono basso e sensuale.

– Grazie. Come stai?

– Io sto bene, al solito. Tu, invece… se mi chiami non credo proprio che sia per fare due chiacchiere, vero?

– Decisamente no, purtroppo – gli rispondo.

– Che succede?

– Sto proteggendo una persona che ha ricevuto delle minacce, lavora al Dipartimento di Stato.

– Però – commenta lui – Roba grossa.

– Già. Questa mattina ha ricevuto per colazione la testa di un maiale.

Lui resta in silenzio, dall’altra parte.

– Tu sai qualcosa? – gli chiedo.

– Sembra roba nostra, ma… Lui chi è?

– Si chiama Nicholas Walsh, lavora nella sezione aiuti umanitari. Sta collaborando con il governo colombiano per alcune sparizioni di bambini, ed in più, sta ricevendo minacce da una fantomatica ammiratrice fuori di testa.

– Noi non traffichiamo bambini – sibila lui – Quindi penso proprio che non abbiamo niente a che fare con questa storia.

– Sì, lo penso anch’io. Ma qualcuno, evidentemente, sta cercando di farci credere il contrario.

Resta un attimo in silenzio, poi, quando parla, quello che dice mi sorprende.

– Domani vengo a Washington. Voglio vederci chiaro, e non posso certo farlo da qui.

– Sei sicuro? – gli chiedo stupita – Non voglio che tu ti metta in pericolo.

Lui fa una risata bassa, con voce roca.

– Non mi metto in pericolo, dolcezza – mi dice tranquillamente – E per la donna che mi ha rapito il cuore posso fare questo ed altro, lo sai.

– Salvo, io…

– Zitta, ti prego. Sono felicissimo di sentirti di nuovo e soprattutto sono estasiato al pensiero che domani ti rivedrò… Non rovinare tutto dicendomi cose che so già – mi dice mestamente.

– D’accordo – gli dico dolcemente – Ti dico solo grazie, allora.

– Bene – commenta lui soddisfatto – Così ci siamo. Ti chiamo quando arrivo all’aeroporto.

– A domani.

– A domani, dolcezza.

Riattacco il telefono, ripensando a Nick. E’ stato un azzardo, chiamare Salvo, ma forse… avremo presto una pista da seguire, grazie a lui.

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-NICK-

Mentre salgo in macchina ripenso allo sguardo di Michelle quando mi ha parlato di quell’uomo.

Non mi piace, non mi piace per niente.

E’ qualcuno del suo passato, ed è qualcuno che in un modo o nell’altro ha lasciato un segno in lei.

Mi passo la mano sul viso, fregandomi le guance appena rasate. Sbuffo nervosamente, appoggiandomi con la schiena al sedile in pelle.

Questa storia non mi piace per niente, ripenso alle sue parole… ha detto che è un avvertimento mafioso, qualcosa non quadra. Vogliono depistarci, o cosa?

– Signor Walsh, tutto bene? – mi chiede Tom.

– Decisamente no – gli rispondo secco.

Lui e Dave stanno in silenzio, mentre io osservo il traffico fuori dal finestrino.

Devo fidarmi di Michelle, so che è in gamba e sa fare il suo lavoro, su questo non ho dubbi.

Saprà cavarsela sicuramente meglio di me, in questa situazione. Mi schiarisco la voce.

– Musica? – gli domando.

– Certo, cosa preferisce? – mi chiede Tom.

– Qualcosa di tosto, per favore.

Armeggia con lo stereo e le note di “Zombie” dei Cranberries mi entrano nelle orecchie. Chiudo gli occhi, lasciando che il nervosismo e la rabbia si fondano con le note della canzone e se ne vadano via.

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– Buongiorno Chloe – dico entrando nell’atrio. La osservo attentamente, ripensando a quanto mi ha detto Michelle.

– Buongiorno signor Walsh – mi dice lei sorridente e con voce squillante. E’ chiaramente di buonumore, dal momento che nota che Michelle non è con me.

Entro in ufficio, e lo sguardo indagatore di Emily mi mette stranamente a disagio.

– Buongiorno Emily – le dico serio.

– Buongiorno Nick, buongiorno Dave – risponde lei seria.

– Ci sono messaggi? – le chiedo.

– No, nessuno. Michelle? – mi chiede incuriosita.

– Aveva un impegno, stamattina. Mi raggiungerà più tardi qui in ufficio – le rispondo evasivo.

Lei fa un cenno impercettibile con la testa e si rimette al lavoro.

Entro nel mio ufficio e mi siedo pesantemente nella poltrona. Dave mi segue a ruota, richiudendo la porta dietro di sé.

– Come ti senti? – mi chiede.

– Veramente di merda, scusa il termine.

– No, amico, fai pure – commenta lui – Io avrei detto anche peggio.

Sollevo lo sguardo e noto che mi sta fissando, con aria preoccupata.

– Come va con Michelle? – mi chiede.

– Perché me lo domandi?

– Perché ti vedo molto preso da lei, Nick, e non riesco a capire se è per via della situazione che si è creata o se per caso stavolta provi davvero qualcosa di importante.

– Io me lo chiedo tutti i giorni – gli dico guardandolo negli occhi – E ormai sono giunto ad una conclusione.

– E sarebbe?

– Decisamente si tratta della seconda possibilità.

– Capisco – mi dice sedendosi di fronte a me.

Mi osserva in silenzio, per un attimo.

– Hai pensato, vero, che per lei potrebbe trattarsi solo di lavoro e che una volta finito tutto questo sparirà dalla tua vita?

– Non lo farà.

– Cosa te lo fa credere?

– Lo so e basta, Dave. Ha solo bisogno di tempo, ed io voglio darglielo.

Lui fa un sorriso aperto e mi guarda attentamente.

– Nicholas Walsh innamorato. Credevo che non avrei mai vissuto abbastanza a lungo per vedere questo momento, ma evidentemente… ce l’ho fatta.

Rido, scuotendo la testa.

– Ti auguro ogni bene, amico. Davvero – mi dice poi lui.

– Grazie – gli rispondo, sperando che il suo augurio mi porti un po’ di fortuna.

In quel momento sento bussare alla porta.

– Avanti – dico.

La testa di Amy fa capolino, la vedo osservare me e Dave.

– Scusate, non volevo disturbarvi – ci dice – E’ solo che in settimana mi arrivano delle campionature nuove di tessuti per le tovaglie e le tende del salone. Ci terrei tanto che tu le vedessi.

– Certo – le rispondo con un sorriso – Quando ti arrivano fammi sapere, le guardiamo insieme e decidiamo il da farsi.

– Perfetto – mi dice lei con un sorriso smagliante – Grazie, buona giornata.

Richiude la porta e si allontana.

– E se fosse lei? – mi chiede Dave.

– No, Amy? – gli dico incredulo – Non penso proprio. E’ frivola, le piacciono le feste ed i bei vestiti, ha un ragazzo che è un gran bel pezzo d’uomo. Non ce la vedo a comportarsi da pazza.

– E se fosse Emily?

Ripenso ad Emily, ed a come mi ha accolto stamattina. Era tesa, ha chiesto di Michelle ed aveva uno sguardo strano. Preferisco non pensare che una persona di cui mi fido e che lavora per me da dieci anni sia in realtà una pazza furiosa.

– Non lo so – gli dico – Ormai, Dave, non so più niente.

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Dopo un’ora e mezza non resisto più, prendo il telefono e chiamo Michelle, e lei risponde dopo uno squillo.

– Pronto?

– Dove sei? – le chiedo subito.

– Sono quasi arrivata, sarò lì tra dieci minuti.

Sento il rumore del traffico, in sottofondo.

– Ma cosa… – le dico stupefatto – Sei in taxi?

– Sì, mi sono attardata un po’ con il capitano Mitchell, e non appena sono uscita ho preso un taxi, avrei fatto prima.

– Ti avrei mandato Tom, se mi avessi avvisato – le ringhio – Almeno lo avresti trovato subito lì sotto.

– Vuoi stare un po’ tranquillo? – mi dice lei alzando la voce – So muovermi bene qui a Washington, so perfettamente cosa fare.

Mi passo una mano tra i capelli e chiudo gli occhi.

– Merda, scusami… – le dico – Sono un po’ nervoso.

– E ti credo, Nick – esclama lei – Respira e rilassati, per favore. Dal taxi vedo già l’edificio del Dipartimento, tra poco sarò da te.

– Ti aspetto – le dico mestamente, poi chiudo la comunicazione e mi copro il viso con le mani.

Dopo pochissimi minuti sento aprirsi la porta, tolgo le mani del volto e me la trovo davanti, che mi guarda preoccupata. Tutta la tensione svanisce all’istante.

Mi alzo in piedi e mi getto su di lei, abbracciandola e stringendola al mio torace.

Cerco le sue labbra e la bacio, la bacio fino a rimanere senza fiato.

Quando mi stacco da lei la stringo convulsamente, tuffando il naso tra i suoi capelli.

La sento irrigidirsi, mi sciolgo dall’abbraccio e la guardo incuriosito.

Ha un’espressione glaciale che mi terrorizza.

– Dobbiamo parlare – mi dice con voce incrinata.

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-MICHELLE-

Non so come farò a dirglielo, ho parlato a lungo con il capitano Mitchell e siamo giunti alla conclusione che la situazione ha avuto dei risvolti inaspettati. Speravamo che la strategia che abbiamo adottato con Nick potesse essere d’aiuto, invece ha fatto precipitare le cose.

– Che succede? – mi chiede lui socchiudendo gli occhi.

– La tua situazione non sta andando come speravamo – gli dico mestamente – ho parlato con il capitano Mitchell e siamo giunti alla conclusione che dobbiamo cambiare tattica.

– Cioè? – mi chiede lui allontanandosi da me e guardandomi intensamente.

– Pensiamo che… il mio ruolo in questa storia abbia aggravato le cose, e che non abbia contribuito nella maniera più assoluta a dare delle risposte.

– No – dice solamente lui allontanandosi da me – No, ti prego, non farmi questo.

– Senti, Nick… – gli dico io – Quello che conta in questo momento è la tua sicurezza. Quando sarà tutto finito vedremo cosa ci riserva il futuro.

– No! – grida lui – Lo dici solo per convincermi!

– Shh – gli sussurro io – Siamo in ufficio da te e qui fuori potrebbe esserci lei, per favore… abbassa la voce.

– No. Non posso pensare di affrontare questa cosa senza di te.

– Nick, ragiona, ti prego.

– Ho detto NO. Non ti lascio andare e non voglio stare senza di te. Sei l’unica di cui mi fidi, a parte Dave. Mi sento al sicuro solo quando sono con te.

Lo guardo, mentre sento le lacrime pungermi gli occhi. Non è possibile che in così poco tempo mi sia entrato dentro ed abbia occupato un posto talmente importante.

– Non farmi questo, Michelle – mi dice lui – Non posso e non voglio perderti.

Mi sta guardando con un’espressione inorridita, con le braccia abbandonate lungo i fianchi.

Non posso vederlo così. Istintivamente faccio un passo e mi getto tra le sue braccia, stringendo il suo torace scolpito.

– Va bene, non lo farò – gli dico sollevando la testa e guardandolo negli occhi – Resterò con te.

Lo vedo chiudere gli occhi e fare un lungo sospiro di sollievo.

– Grazie, amore mio – mi dice lui piano.

Le sue parole mi lacerano dentro, facendomi un male terribile. Possibile che sia sempre condannata a far soffrire tutte le persone che provano qualcosa per me?

Non ho idea di dove mi stia portando tutto questo, ma in questo momento non posso fare altro che restare con lui, trasgredendo a degli ordini. Lo spiegherò al capitano, sono convinta che lui capirà.

Porterò a termine la mia missione, proteggendolo a costo della mia vita.

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– 13° CAPITOLO – 

-NICK-

Mi richiudo alle spalle la porta della suite e avanzo lentamente nella penombra del salottino.

E’ stata una giornata estenuante, ed io sono distrutto.

Prima di tornare in hotel ci siamo fermati a mangiare una bistecca, ma io non sono arrivato nemmeno a metà, e non è da me.

Mi sfilo le scarpe, poi passo al nodo della cravatta. Due mani gentili si posano sulle mie.

– Lascia, faccio io.

Lascio ricadere le braccia lungo i fianchi, ammirandola mentre mi sfila la cravatta, mi toglie la giacca ed inizia a sbottonarmi la camicia. E’ bellissima, mi lascia senza parole.

E’ una donna forte, ma sotto sotto so che è molto fragile. Nasconde un passato scomodo e probabilmente alcune delle scelte che ha fatto le hanno segnato la vita, per sempre.

Io credo comunque che nonostante tutti gli sbagli che può credere di aver commesso Michelle sia una donna fantastica. Non facile, certo, ma comunque fantastica.

Mi sfila la camicia e la lascia cadere sul pavimento, poi armeggia con la cintura dei pantaloni.

Me li sfila e li lascia cadere a terra, poi mi prende per mano.

– Vieni con me – mi sussurra. Non c’è malizia, nel suo tono, solo dolcezza, ed è quello di cui io ho bisogno in questo momento.

Come inebetito la seguo in bagno, lei apre l’acqua della doccia e poi mi fa sedere sul bordo della vasca. Mi sfila la maglietta, i calzini e poi mi fa alzare in piedi e mi sfila i boxer.

Ora sono completamente nudo davanti a lei, e… forse non ho più bisogno di tanta dolcezza, ma di qualcos’altro di un po’ più rude.

Mi guarda negli occhi e mi fa un debole un sorriso.

– Entra, avanti – mi dice indicando la doccia.

– E tu? – le chiedo io.

– Arrivo, intanto tu entra e mettiti sotto l’acqua calda.

Seguo il suo consiglio ed entro nella grande doccia, appoggiandomi con le mani al muro.

Piego la testa in avanti e lascio che l’acqua bollente mi scorra sulla nuca, cercando di rilassare i muscoli tesi. Dopo pochi minuti sento la porta del box in cristallo aprirsi, e lei è di fianco a me, magnifica e sexy come sempre.

– Non muoverti – mi dice mentre si versa sulle mani il doccia schiuma.

Inizia a massaggiarmi gli avambracci, lentamente, sciogliendomi i muscoli. Mi massaggia il collo, passando poi alla schiena e successivamente ai fianchi. Prende ancora un po’ di doccia schiuma e mi massaggia le gambe vigorosamente, partendo dalla coscia ed arrivando fino ai polpacci.

Il suo tocco mi rilassa tutto il corpo, ed io non posso che chiudere gli occhi assaporando quella sensazione sublime che mi stanno trasmettendo le sue mani.

Mi prende per i fianchi e mi fa voltare verso di lei, iniziando poi a massaggiarmi il torace.

Evita accuratamente la mia zona preferita – purtroppo – e passa poi ai fianchi, massaggiandomi vigorosamente le cosce.

Si ferma, io apro gli occhi e la guardo, sotto il getto d’acqua bollente. La prendo tra le braccia e la stringo a me, mentre lei continua ad accarezzarmi la schiena con tenerezza.

Tutti i sentimenti più profondi che provo per lei esplodono dentro di me, infiammandomi di desiderio. Le sollevo il mento con due dita, guardandola negli occhi.

– Ora però tocca a me – le dico con voce roca.

– Accomodati pure, signor Walsh – mi sussurra sorridendo.

La allontano da me ed ormai il mio desiderio per lei è piuttosto evidente. Noto che le cade lo sguardo sul mio inguine, e mi scappa un sorriso beffardo.

Prendo il bagnoschiuma e glielo passo su quel corpo splendido e morbido, massaggiandola a lungo.

Ma io… io non sono corretto come lei.

Indugio sui suoi seni, tra le sue cosce. Le stuzzico i capezzoli, infilo le dita dentro di lei, finché finalmente la sento irrigidirsi ed abbandonarsi al piacere sfrenato che riesco a darle.

Non appena smette di tremare, si scioglie dal mio abbraccio e mi guarda intensamente negli occhi.

– Ora però tocca a me – mi dice con uno sguardo pieno di passione.

– Accomodati pure, agente Brown – le dico in un orecchio.

La vedo abbassarsi sulle ginocchia, ed intuisco subito che purtroppo stavolta non durerò a lungo.

La osservo come ipnotizzato mentre prende tra le mani il mio membro eretto ed inizia ad accarezzarlo lentamente, poi avvicina finalmente le labbra e lo accoglie dentro di sé.

Emetto un gemito roco, dal profondo della mia gola. Mi abbandono all’estasi, piegando la testa all’indietro e mettendole le mani trai i capelli. Assecondo i suoi movimenti, andandole incontro con i fianchi ed accelerando il ritmo.

Sento l’orgasmo salire dal mio ventre, mentre digrigno i denti e cerco di resistere sempre di più. Abbasso lo sguardo e la vedo con gli occhi fissi sui miei, mentre continua la meraviglia che sta facendo al mio corpo.

– Michelle – le intimo – Smettila, ti prego… sto per…

In risposta lei mette le mani sui miei glutei, stringendoli ed attirandomi ancora di più a sé.

Perdo il controllo. Chiudo gli occhi, grido e vengo violentemente nella sua bocca, tendendo tutti i muscoli ed inarcando la schiena per lo sforzo.

– Cazzo, Michelle… – le dico con voce incrinata – E’ stato… sei stata…

Non trovo nemmeno le parole per descrivere quello che ho provato, mai nessuna donna mi ha fatto sentire così. La sento alzarsi ed a fatica riapro gli occhi, guardandola intensamente.

– Sì? – mi chiede con un’espressione curiosa ed ironica.

Sono innamorato pazzo di lei.

Mi giro per chiudere l’acqua e la trascino fuori dalla doccia, prendo il grande telo di spugna e lo arrotolo intorno ai nostri corpi. Inizio a baciarla, come un pazzo, mentre la asciugo velocemente.

Getto in terra il telo e la prendo tra le braccia, sollevandola di peso.

Avanzo velocemente verso il letto, ce la stendo sopra e la copro con il mio corpo.

La abbraccio e la bacio, con impazienza, intreccio le mie dita con le sue e mi strofino contro di lei, mentre sento che il mio corpo si risveglia di nuovo. La sento che solleva le gambe e mi stringe i fianchi, mentre geme piano.

Non servono molte parole, stanotte.

Mi sento parte di lei, e sento che lei è parte di me, mentre i nostri corpi si uniscono di nuovo.

La penetro a fondo e mi muovo lentamente, affondando con potenti spinte. Ogni volta voglio entrare sempre di più dentro di lei, voglio possederla sempre di più, voglio sentirla sempre più mia.

La guardo estasiato mentre viene, sentendo un nuovo orgasmo montare dentro di me, inesorabile.

Mi lascio andare e vengo subito anch’io, svuotandomi completamente dentro di lei mentre gemo forte e la stringo a me convulsamente.

Sollevo lo sguardo ancora annebbiato dall’amore ed intreccio ancora di più le mie dita alle sue, mentre la verità vuole uscire dal mio cuore e rivelarsi prepotentemente.

– Ti amo – le sussurro mentre la vedo socchiudere gli occhi e cadere in un sonno profondo.

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-MICHELLE-

Apro gli occhi alle prime luci del giorno e mi rendo conto di essere stretta in una morsa d’acciaio.

Nick è al mio fianco, mi circonda le spalle con le braccia e mi stringe le gambe con le sue, immerso in un sonno sereno.

Lo osservo un attimo, mentre dorme. Ha un’espressione lievemente corrucciata, e due piccole rughe gli si sono formate tra le sopracciglia scure. I capelli castani sono spettinati, e sotto la luce del giorno si nota ancora di più il lieve riflesso rosso.

E’ un uomo veramente bellissimo, sia dentro che fuori.

Non posso fare a meno di chiedermi cosa ci faccia una come me con un uomo come lui.

Mi sento invadere da un senso di inquietudine, quando ripenso alle parole che mi ha sussurrato ieri notte, dopo aver fatto l’amore. Mi ha detto che mi ama, e questo non va.

Lui è una persona veramente speciale, non voglio dargli un dolore. Dentro di me so che finché la nostra relazione si mantiene su questo livello non sono costretta a rivelargli il mio passato, e questo mi rende tranquilla, per ora. Perché nel momento in cui andremo oltre e lui capirà chi si nasconde davvero qui dentro… io lo perderò.

– Ehi… – mi sussurra strofinandosi contro di me.

– Buongiorno – gli mormoro abbracciandolo teneramente.

– Tutto bene? – mi domanda preoccupato.

– Sì, tutto bene.

– Sicura? – mi chiede allentando la sua stretta e sollevandosi su un gomito.

– Sì, tranquillo – gli dico spostando le coperte e cercando di uscire dal letto.

Tentativo inutile, in un attimo vengo ricatturata dalla presa d’acciaio che mi teneva bloccata al mio risveglio.

– Non mentirmi, Michelle – mi dice serio – E’ perché stanotte ti ho detto che ti amo?

– Oh, Nick… – mormoro.

– E’ vero, e non potevo più tenerlo solo per me.

– Senti – gli dico voltandomi verso di lui – Non ragioni con lucidità in questo momento… Tutta questa situazione sarebbe dura per chiunque. A volte in questi momenti i sentimenti ci sembrano… “amplificati”, ma non sono reali.

Lui mi guarda aggrottando le sopracciglia.

– Michelle, ho 42 anni, esattamente dieci più di te. Non mi sono mai innamorato prima, ne sono certo. Come ho la certezza di essere innamorato di te.

– Dio mio… – commento tristemente – Come fai a dire una cosa del genere? Non mi conosci nemmeno…

– Ti conosco abbastanza per sapere che siamo fatti l’uno per l’altra – mi sussurra con un sorriso.

– Tu non sai quello che dici – sbotto, alzando il tono di voce.

Non posso pensare che una persona come lui provi qualcosa di talmente forte per una come “me”.

– Michelle… – mi dice prendendomi una mano e portandosela alle labbra – So quello che dico, e so che probabilmente tu hai un passato difficile, alle spalle, ma non mi importa. Io mi sono innamorato di te per quella che sei, ed il tuo passato fa parte di te.

– Tu non ti rendi conto…

– Io mi rendo conto solamente che tu sei splendida, bellissima, brillante ed intelligente. Hai riempito la mia vita, illuminandola. Ti prego… – mi dice stringendomi la mano – lascia che ti dia tutto questo amore che ho dentro, lascia che ti renda felice, lasciati AMARE.

Un’immensa voragine mi si apre nel petto, mentre comprendo che lui si è innamorato di me DAVVERO, e che presto lo perderò.

Apro la bocca per replicare, ma vengo interrotta dall’arrivo di un messaggio sul mio telefonino.

Vigliaccamente mi allontano da lui utilizzando quel messaggio come un pretesto, mentre Nick mi fissa con aria truce. Guardo il display e mi sfugge un’espressione sorpresa.

Esco velocemente dal letto, sgusciando via dalle sue braccia, e poso il telefono sul comodino.

– Continueremo in un altro momento questo discorso, mi dispiace, ma ora devo andare.

Lui resta immobile nel letto, mentre mi guarda con un’espressione assorta.

Senza indugiare, mi volto, prendo la mia biancheria e mi dirigo verso il bagno.

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-NICK-

Decisamente non è andata molto bene, ma sono convinto che migliorerà.

La guardo chiudere la porta del bagno, poi gli occhi mi cadono sul suo telefonino.

Mi sento un adolescente insicuro, mentre scatto in avanti e lo prendo, per leggere.

Il messaggio arriva da un numero non registrato in rubrica, e lo strano presentimento che avevo trova conferma nel testo.

Sono atterrato ora a Washington. Devo vedere alcune persone, poi se vuoi possiamo trovarci al bar “La Pergola”, all’angolo tra Pennsylvania Avenue e la 20ima tra due ore. Non vedo l’ora di vederti. Ciao, dolcezza.

Un violento sentimento di gelosia mi dilania il torace come un ferro incandescente.

Non avevo mai provato niente del genere nella mia vita, e mi sta facendo perdere il controllo.

La rabbia sale, inesorabile, mentre vedo le mani che mi tremano ed il respiro che mi diventa affannoso. Mi alzo velocemente, prendo il telefono e chiamo Dave.

– Pronto – mi dice con tono squillante.

– Sei già in piedi? – gli chiedo mentre apro l’armadio e prendo il vestito grigio chiaro.

– Sì, certo.

– Bene, tra mezz’ora ci troviamo giù nella hall, oggi voglio andare in ufficio presto.

– Come vuoi – mi risponde perplesso – Tutto bene?

– Divinamente – gli sibilo stizzito.

– Certo… come no.

– A dopo – ribatto senza replicare e riattacco il telefono.

Prendo una camicia azzurra ed una cravatta grigia e le butto sul letto. Mi infilo i boxer ed una maglietta, velocemente, mentre sento Michelle uscire dal bagno.

Mi volto e vedo che mi guarda perplessa. Indossa solo un paio di mutandine ed una canottiera con le spalline sottili.

– Vai in ufficio presto, oggi…

– Sì, mi sono ricordato che ho alcune cose da fare – le dico mentre vado in bagno.

Mi richiudo la porta alle spalle e mi ci appoggio con la schiena, facendo un lungo sospiro.

Ha detto tra due ore… bene, perché anch’io sarò là.

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-MICHELLE-

Decido di avviarmi a piedi al bar che mi ha indicato Salvo, non è molto lontano dall’hotel. Nick è al sicuro con Dave, al Dipartimento di Stato, ed io posso muovermi tranquillamente.

Dopo pochi minuti a piedi sono già davanti alla “Pergola”, entro e mi trovo catapultata in Italia.

Il posto è decisamente accogliente, luminoso ed allegro. Ci sono fiori sui tavolini rotondi in ferro, il bancone è in legno colorato e stracolmo di torte e croissant. In sottofondo sento Samuele Bersani che canta “Spaccacuore” e la mente non può che tornarmi a questa mattina, con Nick.

 

L’ho respinto, per la paura che lui scoprisse chi sono davvero e per la paura di comprendere che alla fine provo anch’io quello che prova lui. Sento le lacrime che mi pungono gli occhi, faccio un profondo sospiro e mi avvicino al barista.

– Buongiorno – mi dice sorridente con un forte accento italiano.

– Buongiorno, devo incontrarmi con una persona…

– Sì, il signor Rizzo, vero?

– Sì.

– Mi aveva detto che aspettava una bella donna – commenta con un sorriso sornione – Ma non è stato sincero… avrebbe dovuto dire “bellissima donna”.

Sorrido, scuotendo la testa, gli italiani sono incredibili.

– Prego, mi segua – mi dice divertito.

Esce dal bancone e mi fa strada, ed improvvisamente capisco perché Salvo ha voluto che ci incontrassimo qui. In fondo al bar c’è un corridoio, dove ai lati ci sono tante stanze private.

Il giovane barista entra in una di esse e mi fa cenno di accomodarmi.

Appena entro lo vedo subito, seduto ad un tavolino ad angolo, con la schiena appoggiata al divanetto in posizione rilassata. Mi sorride, con gli occhi socchiusi e quell’espressione straordinariamente affascinante che lo caratterizza.

I capelli neri sono leggermente più lunghi di qualche anno fa, e dei morbidi riccioli gli ricadono sulla fronte. Ha la barba leggermente lunga, nerissima, e gli occhi neri sono sempre dannatamente belli. Mi fa un sorriso smagliante, sfoderando la sua bianchissima dentatura perfetta.

– Michelle… – mi dice alzandosi in piedi e venendomi incontro – Che bello vederti.

Mi abbraccia di slancio, stringendomi al suo petto imponente. Quando si stacca devo piegare la testa per osservarlo in viso, tanto è alto. Mi si avvicina e mi deposita due baci sulle guance.

– Anche per me è bello vederti – gli dico sorridente.

– Vieni – mi sussurra mettendomi una mano sulla schiena – Accomodati.

– Grazie – gli rispondo andandomi a sedere di fianco a lui sul divano.

– Cosa vi porto? – ci chiede il barista.

– Caffè? – mi chiede Salvo.

– Sì, caffè va bene, grazie.

– Due espressi per favore, Marco – gli dice gentilmente.

– Arrivano subito – gli risponde il ragazzo allontanandosi velocemente.

– Allora – mi dice Salvo appoggiandosi con la schiena al divano ed accavallando le lunghe gambe – Spiegami meglio cosa ti porta da me.

– Come ti dicevo sto proteggendo una persona al Dipartimento di Stato, e ieri ha ricevuto una testa di maiale nella sua camera d’albergo.

– Riguardo a questo ho già chiesto ai miei – mi dice lui in tono grave – Mi avevi già detto il suo nome ed il tuo ruolo in questa faccenda, ma nessuno sa nulla. Noi non c’entriamo.

– Allora è qualcuno che cerca di incolparvi – gli dico di getto – E mi chiedo perché.

– Me lo sto chiedendo anch’io, e devo dire che questa cosa mi irrita parecchio – mi dice serio – Da quello che mi hai detto queste persone si occupano di faccende da cui noi giriamo al largo.

– Intendi i bambini?

– Sì, noi non facciamo certe cose, lo sai. Certo abbiamo le nostre regole e io non sono uno stinco di santo, ma… certe cose non le ho mai fatte e non le farò MAI. E nessuno dei miei oserebbe – sibila – E mi fa terribilmente incazzare che qualcuno cerchi di incolpare noi.

– Forse hanno solo cercato di depistarci… – gli suggerisco.

Lo vedo che riflette, un attimo.

– Può darsi. Comunque questa mattina ho fatto visita ad alcuni miei… “amici”, che mi hanno assicurato che si guarderanno intorno – mi dice con un sorriso sadico – Se c’è qualcosa sotto loro lo scopriranno e risolveranno sicuramente questa fastidiosa grana.

– Ma chi…?

– Lascia perdere – mi dice lui con un cenno della mano – Meglio che tu non lo sappia.

In quel momento il barista arriva con i nostri caffè. Li lascia sul tavolo e si dilegua subito.

– Ti ringrazio, Salvo… – gli dico stringendomi nelle spalle – Conta molto per me.

Lui mi osserva, stringendo gli occhi, poi fa un sorriso triste.

– Dimmi di lui.

– Lui chi? – gli chiedo.

– Questo “Nick”, l’uomo che ha sciolto il tuo cuore di ghiaccio.

– Oh, ti sbagli… – ribatto io.

– No, non mi sbaglio – mi dice guardandomi dritto negli occhi – Non hai mai guardato me con quella luce negli occhi. E’ comparsa quando hai parlato di lui.

Abbasso lo sguardo, angosciata. Non so nemmeno io cosa provo, pensa di saperlo lui?…

Mi solleva il mento con un dito, costringendomi a guardarlo.

– Non mi incanti, dolcezza. Ed è proprio per questo che ti prometto che mi farò in quattro, per aiutarti. Te lo devo.

– Grazie, Salvo… sono in debito con te.

– No… – mi dice lui sorridendo – Sono io che sono in debito con te, sempre.

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-NICK-

Sono su questa macchina in attesa, e sto bruciando. Lei è là dentro da un’ora, ormai.

Tom e Dave, davanti, non hanno fiatato, ed io mi sento un povero e patetico fidanzato geloso.

Finalmente vedo la porta aprirsi, e vedo lei uscire sul marciapiede.

Dietro esce un uomo, molto alto e vestito elegantemente, con capelli neri e barba.

Lei si volta verso di lui, si parlano, e lei – merda! – gli posa una mano sull’avambraccio.

Noto che anche Dave li ha visti, e li fissa incuriosito.

Lui la prende per le spalle, poi si abbracciano. Devo aver emesso un ringhio furioso, dentro di me, perché Dave si gira a guardarmi allibito. Non riesco ad allontanare lo sguardo da loro, mentre vedo che si staccano e si parlano sorridendo, poi vedo che lui si avvicina e le posa un bacio sulla fronte.

Michelle si volta e se ne va, allontanandosi a piedi. Osservo l’uomo, che immobile la guarda allontanarsi, finché lei non svolta l’angolo e scompare dalla sua visuale.

Lui abbassa lo sguardo per terra, poi dopo qualche secondo si volta e si incammina dalla parte opposta. Mi passo una mano sul viso, massaggiandomi poi il mento nervoso.

E’ lampante, hanno avuto una relazione, e lui era indubbiamente innamorato di lei.

Non posso fare a meno di chiedermi cosa lei abbia provato e soprattutto cosa provi ora per lui adesso.

– Possiamo andare? – mi chiede Dave riportandomi alla realtà.

– Sì, andiamo.

 

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La giornata scorre lenta in ufficio, Michelle non si fa vedere nemmeno per il pranzo.

Chiedo ad Emily di ordinarmi un sandwich e decido di non spostarmi, in modo che quando deciderà di tornare da me mi troverà qui.

Il mio sandwich di tacchino arriva velocemente, ma proprio mentre sto per addentarlo un lieve bussare mi interrompe.

– Avanti – esclamo.

Vedo Amy fare capolino dalla porta.

– Nick, scusa se ti disturbo, ma stasera mi consegneranno quei famosi campioni di tessuto. Che ne dici se domani mattina li vediamo insieme?

– Va benissimo, non ho impegni per domani.

– Bene allora – mi risponde sorridendo – Ci vediamo, esco per pranzo.

– A più tardi, Amy – le dico.

– A dopo, ciao.

Richiude la porta, lasciandomi solo con il mio sandwich ed i miei pensieri.

Forse ho fatto un errore a rivelarle i miei sentimenti, forse lei non era ancora pronta, ma io ormai non potevo più tenerli per me.

Prendo il telefono, per chiamarla, ma poi lo appoggio nuovamente sulla scrivania.

Dove diavolo sei, Michelle?

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– 14° CAPITOLO – 

-MICHELLE-

Passeggio lentamente sul marciapiede in mezzo a tutte le persone che affollano questa città caotica, ma meravigliosa. E’ ora di pranzo, ma io non posso nemmeno pensare di mandare giù qualcosa.

Dopo aver incontrato Salvo sono andata a cambiarmi in hotel, pronta per andare a recitare la mia parte in ufficio da Nick. Già intravedo l’edificio del Dipartimento di Stato, sono vicina.

Ripenso alle parole di Salvo, ed un senso di inquietudine mi divora lo stomaco.

L’uomo che ha sciolto il tuo cuore di ghiaccio.

Come vorrei dimenticare tutto, cancellare il mio passato e provare a rimettermi in gioco. Nick è una persona meravigliosa, ed io so dentro di me che provo qualcosa per lui.

Purtroppo quando mi interrogo sui miei sentimenti, è come se aprissi il vaso di Pandora. Tutto quello che ho relegato laggiù in fondo torna a galla, dolore, paura e odio compresi.

Il Dipartimento di Stato si avvicina, ma io non mi sento ancora pronta ad affrontarlo. Sul marciapiede vedo l’insegna di una caffetteria, e decido di entrare.

Ordino un cappuccino e mentre aspetto le note di “No One” di Alicia Keys riempiono il locale.

Dio mio… se fossi una che da retta ai segnali…

Scuoto la testa, sconsolata, mentre la cameriera mi porge il mio cappuccino. Pago e mi siedo a un tavolino d’angolo, sorseggiandolo. E’ veramente ottimo.

Gioco con la tazza, soprappensiero, quando una voce familiare mi fa alzare la testa di scatto.

– Michelle! Che ci fai qui?

Davanti a me c’è Amy che mi guarda incuriosita, accanto a un bellissimo ragazzo biondo con due stupendi occhi verdi. Al loro fianco, scorgo anche Emily e suo marito, che mi guardano seri.

– Oh, ciao Amy – le dico con un sorriso forzato. Faccio un cenno ad Emily e suo marito.

– Ho appena visto Nick in ufficio alle prese con un panino… credevo che tu fossi fuori città.

– No, avevo delle commissioni da fare, oggi. Mi sono fermata giusto per prendere qualcosa, poi lo raggiungo. Siete venuti qui a pranzo?

– Sì. Oggi il mio ragazzo, Mike – mi dice presentandomelo – è in città e quindi ne abbiamo approfittato.

– Quindi tu sei Michelle, la famosa fidanzata di Nick? – mi chiede lui con un sorriso, stringendomi la mano.

Rispondo alla sua stretta energica e gli sorrido di rimando.

– Già, in carne ed ossa…

– Vuoi sederti con noi? – mi chiede Amy.

– No, grazie – le rispondo alzandomi in piedi – Stavo giusto per andarmene.

– Oh, a dopo, allora – mi dice lei.

– A dopo, buona giornata a tutti – rispondo.

Esco dal locale e resto per un attimo fuori ad osservarli dalla vetrina. Amy è molto calorosa, anche troppo, e questo non mi piace, come del resto non mi piace il suo ragazzo.

Emily… è sul piede di guerra, con me, ed oggi mi sono accorta che anche suo marito mi era ostile.

Potrei sbagliarmi, ma entrambe queste donne – ed i loro compagni – mi stanno nascondendo qualcosa.

Mi volto e mi dirigo verso l’edificio dove si trova Nick. Una volta arrivata davanti all’ingresso, però, non riesco a decidermi ad entrare, e quindi proseguo la mia passeggiata oltrepassandolo.

Sono agitata, ho il cuore a mille. Prendo il telefono, d’istinto, e compongo il numero dell’unica persona che voglio sentire in questo momento, l’unica che mi possa capire.

– Pronto! – risponde dopo solo uno squillo – Lady di Ghiaccio!!! Come stai?

– Ciao, Adam… io, insomma. Tu?

– Io sto bene – risponde lui in tono sbrigativo – Ma dimmi di te.

– Oh, Adam… – mormoro – Povera me…

– Ahia… E’ successo, vero?

– Cosa? – gli chiedo.

– Ti sei innamorata di lui.

– Assolutamente no – ribatto stizzita.

– Assolutamente sì – mi dice lui risoluto – E lui?

– Ti sbagli, Adam, davvero – gli rispondo – E’ lui che si è innamorato di me.

– Michelle… – mi dice – non mentirmi, ti conosco bene. Dimmi piuttosto cos’è che ti spaventa così tanto.

Faccio un lungo sospiro, cercando di ricacciare indietro le lacrime.

– Quello che ho dentro – gli mormoro – Quello che ho fatto in passato e quello che è successo alle persone che ho amato.

– Sono cose che fanno parte della tua vita e non le puoi cancellare, lo sai, puoi solo guardare avanti.

– Ma quando lui saprà… ne sarà disgustato e se ne andrà, lo so.

– Michelle… – mi dice dolcemente – Perché non provi a fidarti di lui? Potrebbe sorprenderti.

– Non lo so…

– Provaci, almeno – mi dice, facendo poi un sospiro – Sai, quando io ho confessato tutto ad Amelia avevo il terrore che mi lasciasse. Ma dentro di me sapevo che il nostro amore era forte, ed avevo fiducia in questo. Ed ho avuto ragione.

– La situazione è completamente diversa, Adam.

– No, non è diversa, pensaci bene.

Faccio un lungo sospiro.

– Ci penserò – gli rispondo – Grazie, Adam. A presto.

– Ciao.

Passeggio a lungo, perdendo la nozione del tempo. Rimandare il mio incontro con Nick non risolverà comunque le cose, quindi decido di fare retromarcia ed andare ad affrontarlo, accettando le conseguenze.

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-NICK-

Sto fissando il mio telefono da almeno un’ora. Nessun messaggio, nessuna telefonata.

So che in fin dei conti sono passate solo due ore da quando ha lasciato quel bar – dove io assurdamente la spiavo – ma io sto letteralmente impazzendo.

Vedo la porta aprirsi, e un senso di speranza mi scalda il petto. Svanisce all’istante, quando vedo che si tratta di Dave.

– C’è qualcuno che chiede di te – mi dice serio.

– Chi è? – gli chiedo infastidito.

Lo vedo che si sposta e lascia entrare la persona al di là della soglia.

LEI. Finalmente.

Mi alzo in piedi, sentendomi tra l’orlo di una crisi di nervi e il sollievo per vederla qui davanti a me.

Dave fa un sorrisino beffardo e richiude la porta.

La osservo, è bellissima, come sempre. Si è cambiata, ha indossato un tailleur bianco ed ha raccolto i capelli nel suo solito chignon stretto dietro la nuca.

– Ciao – mi dice con voce incrinata.

– Dove cazzo sei stata? – le sibilo irritato – Mi hai fatto impazzire.

Il suo sguardo si addolcisce, mentre avanza lentamente verso di me. Mi abbraccia stretto il torace, ed io non posso fare altro che stringerla al mio petto.

– Scusami… è che dopo quello che mi hai detto… avevo bisogno di riflettere.

Sospiro, posandole un bacio sui capelli.

– Quello che ti ho detto mi è uscito dal cuore, Michelle, ed è la verità – le mormoro – Mi sono innamorato di te e non potevo più tenerlo per me. Non volevo una risposta, volevo dirtelo e basta.

– Oh, Nick… sei una persona meravigliosa – mi sussurra – ed io…

Veniamo interrotti dal suono del suo telefono.

Maledetto, chiunque tu sia.

– Scusami – mi dice staccandosi da me e prendendo il telefono nella borsetta.

La osservo con un sorriso, mentre risponde al cellulare. E’ bella da svenire ed io la amo da morire.

– Pronto?… Come?… Sul serio, ma è magnifico, non avrei sperato in un simile risultato in così poco tempo… Sì, certo, sono in ufficio da Nick, può mandare tutto sulla sua mail… Grazie, capitano.

Riattacca il telefono, quasi euforica, poi mi guarda intensamente.

– Abbiamo una traccia. Sappiamo di chi sono i due numeri di telefono di Washington.

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-ALEXANDRA-

Sbatto un pugno sul tavolo, dentro lo stanzino.

Merda, merda, merda!!!

Mi metto le mani nei capelli, disperata. Ed ora che facciamo?

Non posso credere a quello che ho sentito, possibile che siano arrivati a noi?

Ascolto la conversazione, hanno ricevuto il file via mail.

– Alexandra Dalton e Bob Thomas. Li conosci?

– No, Michelle. Mai sentiti nominare. Non credo davvero che lavorino al dipartimento.

– Magari non entrambi, ma forse uno dei due sì.

Quella stronza è davvero in gamba.

– Non so cosa dirti… per me sono due perfetti sconosciuti.

– Potremmo cercare negli elenchi del personale, non credi? Magari non lavorano in quest’ufficio.

– Sì, in effetti potremmo provare.

– Hai una chiavetta usb?

– Sì, perché?

– Copia il file lì sopra e poi cancellalo dal computer. Poi andiamo alle risorse umane.

– D’accordo.

Li sento trafficare e poi uscire dall’ufficio velocemente. Merda, la situazione sta precipitando, arriveranno a me, lo so. Devo ucciderli, non mi resta altra scelta.

Ma prima… voglio che il signor Walsh si penta amaramente di quello che gli ho sentito dire poco fa.

Si è innamorato?

Beh, non solo si pentirà di averlo detto, ma si pentirà persino di essere nato.

Mi tolgo l’auricolare e richiudo l’apparecchio nel cassetto, mentre un diabolico piano prende forma nella mia testa. Già mi sento ardere dal desiderio più sfrenato.

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-MICHELLE-

Prendo il cellulare, mentre lasciamo il Dipartimento di Stato e ci avviamo in hotel. Compongo il numero del capitano Mitchell, e lui mi risponde dopo due squilli.

– Michelle. Novità?

– Purtroppo no, capitano – gli dico – Non abbiamo trovato nulla. Di certo non lavorano al dipartimento.

– Invece penso proprio di sì, sai? Noi qui abbiamo scoperto qualcosa di strano.

– E cioè? – gli chiedo.

– Abbiamo fatto delle ricerche sui numeri di Bogotà ed abbiamo scoperto che vi sono due persone che appartengono ai servizi segreti colombiani, purtroppo. Inoltre, stiamo tenendo sotto controllo i due numeri di Washington, e… da oggi pomeriggio risultano entrambi non attivi.

– Come? – esclamo mentre un brivido gelato mi percorre la schiena. So già la risposta, purtroppo.

– Lo sanno, Michelle. Sanno che avete quella lista e si sono sbarazzati dei telefoni. E’ qualcuno di molto vicino al signor Walsh o comunque è qualcuno che lavora al Dipartimento di Stato, non abbiamo più dubbi, ormai.

– Credi che dovremmo andarcene dall’hotel? – gli chiedo.

– No, ti ho mandato un paio di agenti che sorveglieranno il corridoio, potete stare tranquilli.

– Grazie, capitano – gli dico.

– Dovere, Michelle. A domani.

– A domani.

Riattacco il telefono e guardo Nick.

– Hanno messo un paio di agenti a sorvegliare il corridoio, stanotte staremo tranquilli.

– Bene – mi risponde lui voltandosi verso il finestrino.

E’ teso, si nota bene. Ho troncato il discorso di oggi pomeriggio, ed ho evitato accuratamente di tornare sull’argomento per tutto il giorno, e credo proprio che lui non gradisca la cosa.

In pochi minuti arriviamo in hotel, saliamo al piano, salutiamo i due agenti di guardia fuori dalla nostra stanza e richiudiamo la porta alle nostre spalle.

Lungo la strada ci siamo fermati a prendere del cibo cinese da asporto, poso i contenitori sul tavolino del salotto e mi dirigo in camera per cambiarmi.

Nick è già lì che si sta spogliando e mi dà le spalle, rivolto verso l’armadio.

– Come ti senti, Nick? – gli chiedo con calma, mentre mi sfilo le scarpe.

Lui si volta verso di me, mentre si sbottona la camicia. Mi sta guardando in modo inquietante.

– Dove sei stata, oggi? – mi chiede in tono aggressivo.

Non so perché, ma dentro di me ho il sospetto che lui sappia già la risposta.

– Ho incontrato quella persona di cui ti ho parlato – gli dico – E mi ha confermato che la mafia non c’entra. Perché me lo chiedi?

Lui si volta di spalle mentre si sfila la camicia. Quando mi parla la voce gli trema leggermente.

– Chi è, Michelle? Dimmelo, per favore.

Ecco, ci siamo. Ora saprà chi sono, e tra poco sarà tutto finito.

– Un uomo che ho conosciuto durante un incarico – gli rispondo con voce piatta.

– Hai avuto una relazione con lui? – mi chiede, sempre dandomi le spalle.

– Sì.

Si volta, e nei suoi occhi posso scorgere l’irritazione della gelosia.

– Quanto è stato importante, per te?

– Non è stato importante, Nick. Io lo ero per lui.

Stringe le labbra in una linea sottile, annuendo con la testa.

– Ce ne sono stati altri? – mi chiede, ormai in boxer davanti a me.

– Sì, Nick, ce ne sono stati altri – gli rispondo.

– Quanti?

E’ ora di finire questa farsa, è arrivato il momento di dirgli chi sono davvero. Domani mattina andrò dal capitano Mitchell e gli dirò che intendo rinunciare all’incarico.

– Tanti, Nick. Tanti… E molti di loro erano dei criminali, ed alcuni sono morti.

Lui incrocia le braccia sul petto e mi fissa con un’espressione tesa, che non lascia trapelare nulla.

– Quanti di loro sono stati importanti per te?

Ecco la domanda tanto temuta. Ed ecco l’orribile verità.

– Nessuno, Nick – gli dico seria – Nella mia vita io ho amato solo una persona, mio marito Josh.

Lui ha un lieve sussulto. Sbarra gli occhi e sembra quasi che smetta di respirare. Dopo pochi secondi di silenzio parla, e le sue parole mi lacerano dentro.

– Ed io cosa sono per te, Michelle? Sono un incarico come gli altri, vero? – mi sibila con tono di disprezzo – Una missione, una persona come le altre da proteggere. Beh, spero almeno di non fare la fine che hanno fatto molti di loro.

Mi mordo il labbro, non sapendo cosa ribattere.

– Rispondimi – mi intima.

– Lo sai che non è così – riesco solo a dirgli con voce incrinata.

Lui avanza a grandi passi verso di me e mi prende per le spalle, guardandomi negli occhi.

– Ed allora perché mi tieni così a distanza? – mi domanda.

– Perché la verità è che io non vado bene, per te – gli rispondo – Meriti di meglio.

– Beh, questo lascia che sia io a deciderlo – sbotta.

– Non sai nulla, di me, Nick… se sapessi davvero chi sono mi avresti già lasciato perdere.

– Non penso proprio, Michelle… – mi dice prendendomi tra le braccia – Io ti amo, e qualsiasi cosa tu abbia fatto in passato non cambierebbe comunque quello che provo per te.

– Non sai quello che dici… – gli sussurro.

– Invece sì, amore… E lascia che te lo dimostri – mi dice sollevandomi il mento con un dito e puntando le sue magnifiche iridi blu nelle mie – Lascia che ti dia quello che meriti.

Le sue tenere parole fanno crollare del tutto il mio livello di autostima, ed esplodo. Lo allontano da me, puntandogli le mani sul torace.

– Quello che “merito”, Nick? – esclamo – Se dovessi avere quello che merito davvero, ti assicuro che non sarebbe niente di bello.

– Non parlare così, ti ripeto che non mi importa niente del tuo passato. Era solo lavoro, Michelle, ed al servizio del nostro paese. Tutte le scelte che hai fatto, anche se “scomode”, erano per uno scopo più alto.

– Solo lavoro? – grido allontanandomi e mettendomi le mani nei capelli – Solo lavoro, Nick? Sono andata a letto con uomini per cui non provavo niente, che mi disgustavano! Ho ucciso delle persone, mi sono calata dentro ruoli che richiedevano freddezza, calcolo e persino crudeltà, a volte, e certo che l’ho fatto per il mio paese. Ma provavo piacere, nel farlo! Ed è questo che mi disgusta, ed ha lasciato un segno profondo dentro di me!

– Michelle… – mormora lui allungando una mano verso di me.

Mi allontano di scatto, guardandolo con occhi carichi di rabbia.

– Dopo che è morto Josh io sono morta dentro, Nick, e tu NON PUOI capire. Ho accettato quelle missioni con piacere, per non pensare, per non ricordare, per… perdere me stessa – gli dico mentre sento la mia voce affievolirsi ed un senso di tristezza mi riempie il cuore – Ed alla fine mi sono persa davvero, non riuscendo più a distinguere tra finzione e realtà. Non so se riuscirò mai più a trovare la forza di ricominciare, Nick.

La sua espressione si indurisce, lo vedo contrarre la mascella e fissarmi con uno sguardo vitreo.

– Ed io cosa sono, Michelle?… “Finzione” o “realtà”?

Soffre, è lampante. Mi sento morire, dentro, sapevo che saremmo arrivati a questo, e mi odio.

Non riesco a rispondere, la mia lingua è bloccata, il mio cuore è come se si fosse fermato.

Non POSSO rispondere, perché ho paura.

Lui fa un sorriso ironico e triste, gli occhi si rabbuiano in un’espressione sofferente.

– Capisco – mormora – Buonanotte, allora. Ci vediamo domattina.

Lo guardo prendere il cuscino e una coperta e dirigersi verso il salotto, lontano da me.

Un dolore lancinante mi invade il petto, togliendomi il respiro. Il mio senso di sopravvivenza mi costringe a relegarlo laggiù, insieme a tutto l’orrore che è la mia vita.

Sento il vuoto, finalmente, nel mio cuore, che mi ha accompagnato in questi anni.

Come un’automa, finisco di spogliarmi e mi stendo sotto le coperte.

-FINE 12°/13°/14°  CAPITOLO –

– ARRIVEDERCI A VENERDI’ PROSSIMO – 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Samy. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

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