“Scegli Me” di Lorenza – Il Ritorno – 22° Capitolo

Buongiorno a tutte, siamo arrivate ormai alle battute finali con la storia di Lorenza, ancora poche settimane, ma il momento delle rivelazioni non è ancora terminato. Altri personaggi della storia sono in vena di confessioni in questa nuova puntata e hanno deciso di svelare le loro carte e qualcuno, se possibile, si dimostrerà ancora più viscido di quello che è.

Ma tutto questo e anche molto altro, potrete scoprirlo con i vostri occhi,mentre a me, non mi rimane che augurarvi come sempre una Buona Giornata seguito dall’immancabile…….

Buona Lettura  

 

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-22° CAPITOLO-

Cercando di non pensare a tutto quello che avevo appena scoperto, e cercando di non saltare a conclusioni affrettate, indirizzai ogni mio pensiero al lavoro e all’incontro a cui avrei partecipato da lì a poco.

Per prima cosa mi feci una doccia veloce poi, sentendomi esausta, mi obbligai a mangiare un pacchetto di cracker e a bere un succo d’arancia.

Dopo aver controllato, per l’ennesima volta, che il materiale di cui avevo bisogno fosse tutto in ordine, uscii dal mio appartamento.

Agitata, camminai spedita fino all’ascensore, spinsi il tasto di chiamata e mi misi in attesa.

Una volta lì, non appena le porte si aprirono, vi entrai.

Nell’istante esatto in cui l’ascensore cominciò a salire, sentii crescere la tensione.

Sollevando il viso verso l’alto, chiusi gli occhi e sospirai.

Il rumore, improvviso, delle porte dell’ascensore che si aprivano mi fece sobbalzare.

Drizzando la schiena uscii a passo deciso, diretta verso la sala riunioni.

Non appena vi entrai mi guardai velocemente attorno costatando, con piacere, di essere sola.

Sollevando il polso, osservai l’orologio.

Avevo ancora abbastanza tempo a mia disposizione per preparare tutto.

Senza alcuna fretta iniziai a collegare i cavi del proiettore al mio portatile, dopo di che lo accesi e aprii il file della presentazione.

Dopo essermi assicurata che ogni cosa funzionasse a dovere, misi tutto in stand-by.

Agitata, guardai, nuovamente, l’orologio.

Nonostante avessi fatto tutto con calma mancava ancora più di mezzora all’incontro.

Sempre più nervosa cominciai a guardarmi intorno.

Lentamente mi avvicinai alla grande vetrata alle spalle del lungo tavolo da riunione.

In pochi secondi i pensieri che avevo cercato di tenere lontano tonarono a perseguitarmi.

La mia mente avrebbe dovuto essere concentrata sulla presentazione che da lì a poco avrei dovuto mostrare, invece…c’era altro.

Arrabbiata con me stessa, indietreggiai e mi lasciai cadere su di una sedia.

Appoggiando i gomiti sul tavolo, nascosi il viso fra le mani.

Perché?

Perché stavo pensando a Mark, e a tutto ciò che avevo scoperto sul suo passato, invece di pensare a me stessa e alla grande opportunità professionale che mi era stata offerta?

Perché ero un’idiota, ecco perché!

Massaggiandomi le tempie cercai di riportare ordine fra i miei pensieri.

Prima di tutto il lavoro, Andrea!

Il rumore della porta che veniva aperta mi fece sobbalzare.

Entrando a passo spedito Rosemary, la segretaria del signor Regis, avanzò sicura.

Non appena mi vide, però, si bloccò, evidentemente sorpresa di trovare qualcuno lì dentro.

<<Signorina Andrea!>> disse spaventata, portandosi una mano al petto <<Credevo che non ci fosse ancora nessuno>>

Sollevandomi in piedi, mi girai verso di lei.

<<Mi dispiace averla spaventata>> le dissi mortificata.

<<Volevo essere sicura di arrivare in orario…>> aggiunsi, dopo qualche istante, cercando di alleggerire la tensione.

Sollevando le labbra, Rosemary sorrise della mia battuta.

Poi, tornando di nuovo seria, si girò in direzione della porta e si rivolse a qualcuno che si trovava lì fuori.

<<Coraggio, venite pure avanti!>> disse sbuffando impaziente.

Dopo qualche istante, dalla porta, spuntarono tre giovani ragazzi vestiti con cuffietta e grembiule, e con in mano diversi contenitori di metallo.

Appoggiandoli accuratamente sul tavolo, facendo molta attenzione, iniziarono a tirarne fuori il contenuto.

In pochi secondi il lungo e massiccio tavolo da lavoro di fronte a me fu ricoperto da ogni ben di Dio.

Più che a una riunione di lavoro, mi parve di essere a un ricevimento di nozze.

Con entrambe le sopracciglia sollevate, mi voltai verso Rosemary.

Sorridendo scosse la testa.

<<A Theodor piace fare le cose in grande!>> si giustificò.

Non appena i tre abili ragazzi del catering ebbero finito Rosemary li congedò gentilmente.

Poi, con un tono di voce ancora più dolce, si rivolse nuovamente a me.

<<In bocca al lupo signorina Andrea>> mi disse semplicemente.

Con un tuffo al cuore, per l’inaspettata premura che quella donna aveva appena dimostrato nei miei confronti, le sorrisi.

<<Grazie>> risposi con gli occhi leggermente lucidi.

Con un lieve cenno della testa mi salutò, poi si voltò e sparì dietro la porta.

Nuovamente sola, sentii la tensione ricominciare a salire.

Nervosa, cominciai a camminare avanti e indietro per la stanza.

Il rumore della porta che veniva nuovamente aperta, mi distrasse dai miei pensieri.

Questa volta a entrare, con passo tranquillo, fu Theodor.

<<Rosemary mi ha detto che eri qui>> esordì, sorridendo e avanzando verso di me.

Sollevata e felice di avere quel meraviglioso uomo lì con me, gli sorrisi a mia volta.

<<Grazie per essere venuto>> gli dissi arrossendo leggermente <<Sono molto agitata e un viso amico non può che farmi bene>>

<<Tranquilla, andrà tutto benissimo>> mi rassicurò, immediatamente, lui.

<<Stai calma e concentrati su quello che sai fare. Non potrai sbagliare. Sei preparata e competente. E poi io sarò qui con te, ricordalo>> continuò, venendomi vicina e poggiando una mano sulla mia spalla.

Con uno slancio di affetto e riconoscenza, mi avvicinai ancora di più a lui e lo abbracciai.

<<Grazie>> gli dissi <<Non ho idea del perché tu faccia tutto questo per me Theodor, ma grazie>>

Dopo un attimo di esitazione, il signor Smith contraccambiò l’abbraccio.

Poi, scostandosi leggermente, mi disse piano <<Sei una brava persona Andrea. Sincera e onesta. Una volta conoscevo una ragazza come te. Non sono riuscito a difenderla dalla cattiveria e dall’egoismo del mondo. Tu sei la mia seconda possibilità…>>

Incuriosita e confusa dalle sue parole, lo guardai negli occhi sollevando un sopracciglio.

Scuotendo la testa Theodor mi consigliò, silenziosamente, di non fare domande.

Feci come desiderava e cambiai argomento.

<<Pochi minuti e il cliente sarà qui…>> dissi, portando il discorso sul versante professionale <<Qualche consiglio dell’ultimo minuto da darmi?>>

Theodor mi guardò fissa negli occhi e annuì.

<<Non fare promesse che non sei più che sicura di poter mantenere>> iniziò a dirmi <<Non promettere mai l’impossibile, ma solo ciò che sei certa di saper fare. E infine, la cosa più importante, non permettere mai a nessuna persona, indipendentemente da quanti soldi o autorità abbia, di trattarti male o mancarti di rispetto>>

Le parole di Smith suonarono, alle mie orecchie, più come un consiglio di vita che professionale.

Sorridendo annuii.

<<Farò tesoro dei tuoi consigli>> gli promisi.

La nostra conversazione fu interrotta, improvvisamente, dalla suoneria di un cellulare.

Quello del signor Smith.

Rapido lo afferrò da dentro il taschino interiore della giacca e rispose.

<<Smith>> disse secco.

Dopo aver annuito un paio di volte, riattaccò.

<<Era il mio autista. Il signor Devin è partito ora dall’albergo. Fra una ventina di minuti sarà qui>> mi disse con un tono di voce decisamente professionale.

Feci per aprire bocca quando il suo cellulare suonò nuovamente.

<<Smith>> rispose, ma questa volta con un tono di voce più amichevole e famigliare.

Dopo aver rivolto una rapida occhiata verso di me, si voltò, dandomi le spalle.

<<Sì, è tutto a posto>> lo sentii dire.

<<Sì, è qui con me>> aggiunse qualche istante dopo.

Improvvisamente vidi le sue spalle irrigidirsi poi, con un gesto nervoso, riattaccò.

Con calma si voltò verso di me, rinfilandosi il cellulare nel taschino.

Non appena i nostri occhi s’incontrarono, un pensiero spiacevole mi fece fremere.

L’impellente bisogno di chiedergli con chi avesse appena parlato al telefono m’invase.

Mordendomi la lingua cercai di tenere a freno la mia curiosità.

Theodor era pur sempre il mio capo e non avrebbe dovuto essere affar mio sapere con chi stesse parlando.

Scuotendo la testa, decisi di mettere da parte l’educazione e dare, invece, libero sfogo ai miei pensieri.

Se li avessi tenuti per me, mi avrebbero invaso la mente e avrei rischiato di compromettere la riunione che si sarebbe tenuta dopo poco.

<<Chi era al telefono?>> chiesi, al signor Smith, di getto.

<<Il mio autista>> mi rispose spostando lo sguardo ed evitando di guardarmi in faccia.

<<Non mi stavo riferendo alla prima telefonata>> precisai <<Ma della seconda>>

Dopo essersi schiarito la voce, Theodor mi guardò.

<<Era… un amico>> tergiversò, restando sul vago.

Un fremito mi scosse il petto.

Il comportamento strano e circospetto del signor Smith non fece che confermare i miei sospetti.

Ci avevo visto giusto.

<<Era Mark, vero?>> gli chiesi con voce incerta.

Il signor Smith fece per rispondermi, ma fummo interrotti da qualcuno che bussava alla porta.

<<Sì?>> disse Theodor, voltandosi verso di essa.

La porta si aprì e Rosemary fece capolino da dietro.

<<Il signor Devin è arrivato e sta salendo>> disse sbrigativa.

<<D’accordo>> rispose il signor Smith, facendole un cenno con la testa.

A quel segnale la sua segretaria sparì, richiudendo la porta.

Theodor si voltò verso di me e mi venne vicino.

<<Non amo mentire e, quindi, non lo farò. Soprattutto con te. Sì, era Mark>> disse, provocandomi un forte fremito interiore <<Mi ha chiamato diverse volte in questi ultimi due giorni, chiedendomi di te e del progetto. Mi ha chiesto di non dirtelo per non turbati, ma ora lo sai…>>

Poi, dopo essersi allontanato da me e aver controllato che la sua giacca fosse in ordine, si posizionò di fronte alla porta, pronto ad accogliere un nuovo potenziale cliente.

Dopo qualche istante però, senza voltarsi, aggiunse <<Ora concentrati sul lavoro, Andrea>>

Certo!

Come se fosse facile farlo dopo essere venuta a conoscenza delle telefonate di Mark…

Chiamando a raccolta ogni singola particella di ambizione lavorativa, relegai Mark, e tutti i pensieri riguardanti lui, in un angolo della mia mente.

Avrei lasciato il lavoro il giorno dopo, è vero, ma se avessi mandato a monte l’intero progetto per colpa di Mark, non me lo sarei mai potuta perdonare.

Aveva già distrutto ogni cosa di me.

Non gli avrei permesso di portarmi via anche la stima e il rispetto del signor Smith.

La rabbia e il rancore presero, prepotentemente, il posto della tristezza e della sofferenza, dandomi una nuova spinta e nuova energia.

Drizzando le spalle e sollevando il mento raggiunsi Theodor, mettendomi al suo fianco.

<<Sono pronta>> gli dissi decisa e risoluta.

Ed era vero.

Qualche istante dopo la porta della sala riunioni si aprì e, accompagnato dalla segretaria del signor Smith, fece il suo ingresso il signor Devin.

Avevo parlato con quell’uomo solo poche volte e solo per telefono.

Non so come mai, ma me lo ero sempre figurato come un uomo abbastanza anziano e sovrappeso.

Invece quello che mi trovai davanti fu un uomo giovane, che non doveva avere più di una quarantina di anni, e con un fisico longilineo e atletico.

Un bell’uomo.

Facendo un passo avanti, Theodor lo accolse.

<<Benvenuto Peter. Spero che il viaggio sia andato bene. Prego accomodati>> gli disse, facendogli segno con la mano di entrare.

<<Il viaggio è stato perfetto, grazie. L’unica nota negativa è il clima. Non so come tu faccia a preferire il freddo inverno di New York a quello caldo della California…>> scherzò lui, sedendosi su una delle sedie attorno al tavolo.

Theodor si accomodò, a sua volta, in quella a capo tavola, facendomi segno di sedermi in quella accanto a lui.

<<Non appena il signor Regis sarà qui, proporrei di procedere. Ho un impegno familiare fra poche ore e non posso fare tardi>> iniziò a dire Peter estraendo il proprio cellulare dalla tasca e posizionandolo di fronte a lui sul tavolo.

<<Possiamo iniziare anche subito>> disse Theodor annuendo.

<<Prima, però, permettimi di presentarti la signorina Andrea Grade. Sarà lei e presentarti e a spiegarti la proposta d’investimento, non il signor Regis>> aggiunse, dopo pochi istanti, indicandomi.

A quelle parole allungai, decisa, una mano verso il signor Devin.

<<Piacere di conoscerla>> dissi sorridendo educatamente.

Rispondendo alla mia stretta di mano, Peter mi scrutò attentamente.

<<Se non sbaglio ho parlato con lei alcune volte per telefono>> disse stringendo leggermente gli occhi.

<<Sì, esatto>> confermai, iniziando a sentirmi sulle spine e sotto esame.

Senza aggiungere altro Peter cominciò a fissarmi dritta negli occhi.

Non senza una certa fatica, sostenni il suo sguardo evitando di abbassare gli occhi.

Dopo alcuni istanti, il signor Devin voltò il viso verso Theodor.

<<Per me va benissimo. Possiamo iniziare>> disse, dandomi il suo assenso.

Sollevata, mi alzai in piedi e mi diressi verso il mio portatile collegato al proiettore.

<<Prima di iniziare>> comincia a dire <<Ci terrei molto a farle sapere che per me è stato un vero onore poter lavorare al suo progetto d’investimento. Detto questo, vorrei anche farle presente che, nonostante sia io a presentarglielo, la maggior parte del lavoro è stato fatto dal signor Regis. I meriti sono, quindi, in gran parte suoi>>

<<Lei, Andrea, ha partecipato a ogni fase del progetto e ha condiviso le decisioni e le scelte di Mark?>> mi chiese, interrompendomi.

<<Assolutamente sì>> risposi decisa.

Annuendo con la testa, Peter mi sorrise.

<<Allora proceda pure>> disse tranquillo.

Facendo comparire sul maxischermo davanti a noi la prima slide del progetto, iniziai a parlare.

Ero quasi a metà della mia presentazione quando, improvvisamente, la porta della sala riunioni si aprì e, senza nemmeno prima bussare, fece il suo ingresso Cole.

Alla vista di quell’uomo tutto il mio corpo s’irrigidì.

Perché era qui?

Il signor Smith dovette pensare la stessa cosa perché lo vidi, prima, sollevare un sopracciglio, poi rivolgere al nipote uno sguardo severo.

Senza nemmeno chiedere scusa, Cole si mise a sedere nel posto in cui, originariamente, ero seduta io.

Voltando il viso verso Peter, Theodor provò a giustificare il comportamento maleducato del nipote.

<<Signor Devin, perdoni mio nipote. Era a una riunione importante e, oltre alle buone maniere, deve aver perso anche la cognizione del tempo>> disse facendo fare una pessima, ma alquanto meritata, figura a Coleman.

Il signor Devin si lasciò andare in una sonora risata e si voltò verso di me, ignorando completamente Cole.

<<Proceda pure signorina Andrea>> mi disse, buttando un occhio all’orologio che portava al polso.

Con un sospiro leggero ricominciai a parlare e a esporre il mio lavoro.

Cercando di ignorare Cole, dopo quasi quaranta minuti, conclusi la mia presentazione.

Soddisfatta, mi voltai verso il signor Smith.

Sorridendo, mi strinse un occhio.

Orgogliosa di me stessa, chiusi il portatile e mi misi a sedere sulla sedia più vicina.

<<Allora signorina Grade, che ne pensa?>> mi chiese Peter cogliendomi alla sprovvista.

Sollevando un sopracciglio lo guardai per un attimo, confusa.

<<Cosa ne penso della mia presentazione?>> gli chiesi, cercando di capire meglio la sua domanda.

<<Certamente. Pensa di avermi fatto una buona impressione?>> specificò lui.

<<Sì>> risposi senza alcuna esitazione.

Piegando leggermente la testa di lato e scrutandomi con attenzione mi chiese <<Cosa la fa essere tanto sicura di ciò?>>

<<Semplice>> risposi sorridendo <<Sono brava nel mio lavoro. Ho dato il massimo e niente di meno. E non dimentichi che il progetto è stato impostato dal signor Regis. Un vero genio in materia>>

Ero furiosa e delusa da Mark, ma non potevo tagliarlo fuori da questo progetto.

Se ero stata in grado di portarlo a termine in modo così egregio lo dovevo, in gran parte, al fatto che lui mi aveva sempre coinvolto in tutto.

Decisioni e scelte.

Ipotesi e teorie.

Come fidanzato era stato un disastro e lo avrei volentieri fatto sparire dalla faccia della terra, ma come capo… non potevo che ringraziarlo e fargli i miei complimenti.

<<Ben detto>> disse il signor Devin alzandosi dalla sedia.

Mi alzai a mia volta.

<<L’unica cosa che non mi piace di tutta questa situazione è il fatto che lei lavori per Smith e non per me>> continuò a dire guardandomi dritta negli occhi <<Si ricordi che nella mia società c’è un posto di lavoro che la attende signorina Andrea>>

Guardai quell’uomo con gli occhi leggermente sgranati, incapace di aprire bocca.

Fu Theodor a parlare per me.

<<Non pensarci nemmeno, Peter>> disse ridendo <<Andrea è nostra e nessuno la toccherà. Ho grandi progetti per lei…>>

Ancora più stupita, voltai di scatto il viso verso il signor Smith.

Ignorandomi, continuò a parlare con il signor Devin.

<<A parte questo bieco tentativo di soffiarmi i dipendenti migliori, hai altre domande?>> gli chiese, sempre in tono divertito.

<<No>> rispose lui scuotendo la testa <<Anzi, ora è meglio che vada. Mi accompagni agli ascensori Theodor?>>

Non appena il signor Smith annuì, Peter venne verso di me.

<<Valuti la mia proposta, signorina Andrea. La California ha un clima migliore di New York…>> disse allungando una mano.

<<Ci penserò>> gli risposi di getto, senza riflettere, afferrando e stringendo la sua mano.

Apparentemente soddisfatto della mia risposta, il signor Devin si voltò e, ignorando completamente Cole, si avviò verso la porta, seguito da Theodor.

<<Aspettami qui>> mi disse il signor Smith poco prima di uscire.

Non appena quei due uomini furono fuori dalla sala riunioni e la porta si chiuse, mi lasciai cadere su di una sedia.

Sorridendo, cominciai a scuotere la testa.

Ce l’avevo fatta!

Avevo presentato il progetto senza difficoltà e, a giudicare dalla reazione, era piaciuto al cliente!

Il suono di due mani che sbattevano fra loro mi fece ricordare, improvvisamente, che non ero sola.

Voltando la testa verso Cole lo fulminai con gli occhi.

<<Oh, andiamo Andrea. Non puoi avercela così tanto con me solo perché non ti ho detto che il vecchio Smith è mio nonno…>> mi disse scuotendo la testa.

Sentirlo definire Theodor in quel modo mi fece provare ancora più disgusto nei suoi confronti.

Senza rispondere continuai a fissarlo dritto negli occhi.

<<O forse sei gelosa della mia amicizia con Rebecca…>> proseguì, del tutto ignaro che i miei veri sentimenti per lui erano quanto di più lontano ci potesse essere dalla gelosia.

La sua amicizia con Rebecca…

Istintivamente mi chiesi cosa e quanto sapesse Cole del passato di quella donna.

Sapeva di lei e Mark?

Guardando di sfuggita verso la porta, e non sentendo nessun rumore che potesse farmi presagire il ritorno imminente di Theodor, decisi di mettere Cole alle strette.

Avrei cercato di raggirarlo, fingendo un po’ e usando a mio vantaggio le verità che avevo scoperto.

<<No che non sono gelosa di lei. So benissimo che fra voi non c’è nulla se non il vostro piccolo accordo…>> gli dissi cercando di sembrare tranquilla e certa delle mie parole.

<<Che ne sai tu del nostro accordo?>> mi chiese stupito, drizzandosi sulla sedia.

<<So quello che mi ha detto lei. Stamattina, in palestra, Rebecca aveva voglia di confidarsi un po’… ma tu lo saprai già visto che mi ha detto che c’eri anche tu…>> deglutendo a fatica mi augurai di non aver calcato troppo la mano.

<<Se sai del nostro accordo, allora saprai tutto anche di lei e Mark…>> disse, probabilmente per mettermi alla prova.

Per mia fortuna Dean mi aveva raccontato ogni cosa e avevo visto il tatuaggio di Rebecca.

<<Certo che so tutto!>> dissi, sollevando leggermente le spalle, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

<<So che loro sono finiti a letto insieme quando frequentavano il College e che lui, poi, il giorno dopo non ricordava più nulla…>> proseguii senza però sbilanciarmi e senza rivelare troppo.

Convinto dalle mie parole, Cole cominciò a parlare.

<<Che imbarazzo…>> iniziò a dire, sorridendo << Vai a letto con uno, regalandogli la tua verginità, e lui, la mattina dopo, nemmeno si ricorda che faccia hai! Povera Rebecca. È normale che lei ce l’abbia a morte con lui. Quando mi ha chiesto di convincere il consiglio di amministrazione ad assumerlo credevo che fosse impazzita. Poi, invece, quando mi ha spiegato il suo piano di vendetta… ho capito. Quella donna è un genio delle strategie…>>

Sorrisi, annuendo.

Non perché fossi d’accordo con Cole, ma per quello che avevo appena scoperto.

Per prima cosa, finalmente, avevo la certezza che Rebecca fosse veramente la ragazza che aveva fatto sesso con Mark quella drammatica notte.

Secondo, avevo finalmente chiare quali fossero le sue intenzioni nei confronti di Mark.

Voleva vendicarsi.

Pura e semplice vendetta.

Probabilmente il suo piano era di far innamorare Mark e, poi, scaricarlo, facendolo soffrire.

Ma Cole?

Che cosa sperava di ottenere lui dall’accordo con lei?

Augurandomi che la fortuna continuasse a sostenermi, seguitai a indagare.

<<E tu, Cole? Tu che ci guadagni dall’accordo con lei?>> gli chiesi, cercando di non far trasparire dalla mia voce quanto fosse importante per me conoscere quella risposta.

La mia storia con Mark era finita.

Lui aveva scelto il passato.

Io, però, dovevo sapere.

Sentivo l’assoluto bisogno di conoscere tutti i fatti, per far chiarezza e comprendere.

Solo così sarei riuscita a mettere, definitivamente, la parola fine alla mia storia con Mark.

Nel cuore, nella testa e nell’anima.

Lo dovevo a me stessa.

Per riuscire ad andare nuovamente avanti.

<<Quindi Rebecca non ti ha detto nulla della mia parte di accordo?>> mi chiese Cole, captando la mia titubanza.

<<Certo che me ne ha parlato…>> gli dissi drizzando le spalle e cercando di mostrarmi sicura.

<<E’ solo che non ne capisco il senso…>> aggiunsi cercando di rendere il più criptico possibile le mie parole, nel tentativo di confonderlo e aggirarlo.

<<Non puoi capire…>> mi rispose lui, rabbuiandosi, dopo qualche istante.

Un campanello d’allarme suonò nella mia testa.

Dovevo assolutamente trovare qualcosa da dire o Cole si sarebbe chiuso e avrebbe smesso di parlare.

<<Doveva essere veramente speciale questa Sophie se ancora pensi a lei…>> dissi, augurandomi di non aver appena rivelato più del dovuto.

Sentendo quel nome, Cole sbiancò.

<<Come fai tu a sapere di Sophie? Rebecca non parla mai di lei. La odia quasi quanto odia Mark>> mi disse guardandomi sospettoso.

Cavoli!

E ora cosa gli avrei risposto?

<<Non me ne ha parlato Rebecca, infatti. Ricordati che sono l’assistente di Mark e ho libero accesso al suo computer e ai suoi file personali…>> mentii per prendere tempo.

Il viso di Cole si accese, improvvisamente, d’interesse.

Massaggiandosi il mento, mi fissò in silenzio.

<<Interessante. Molto interessante>> disse dopo qualche secondo.

Detto questo, si alzò dalla sedia e mi raggiunse.

Velocemente mi alzai in piedi a mia volta.

Fermandosi davanti a me, Cole mi fissò dritta negli occhi.

<<Quanto odi Mark?>> mi chiese improvvisamente.

Sorpresa da quella domanda, sbattei le palpebre diverse volte, velocemente.

Valutando rapidamente i miei sentimenti, risposi.

<<Ti basti sapere che non voglio rivederlo mai più>> dissi, fissandolo, a mia volta, dritto negli occhi.

<<Bene>> mi rispose lui con un sorrisino viscido sulle labbra <<Allora unisciti a me e al mio piano per annientarlo>>

Sentendo quelle parole una lunga serie d’insulti iniziò a balenarmi per la mente, così insistentemente che fui sul punto di lasciarmeli sfuggire.

Mordendomi la lingua, misi un freno alla mia impulsività.

Insultando Cole avrei vanificato ogni tentativo, fatto fino a quel momento, di scoprire la verità.

<<Ed io cosa ci guadagno?>> gli chiesi, invece, fingendomi interessata alla sua proposta.

<<La soddisfazione di vederlo finito e rovinato>> mi disse trasudando disprezzo e cattiveria.

Strinsi forte le mani a pugno.

Riuscire a sembrare impassibile di fronte a quel misero individuo si stava rivelando un’impresa più dura del previsto.

<<Prima di accettare, voglio conoscere i dettagli>> gli dissi cercando di ricavare più informazioni possibili.

<<Bhè è chiaro che sia io, che tu e Rebecca, volgiamo vedere Mark fare una brutta fine…>> tergiversò.

<<Sì, questo l’ho capito>> gli dissi impaziente e stufa dei suoi giri di parole <<Rebecca vuole vendicarsi per essere stata sbattuta e dimenticata. Io per essere stata lasciata. Ma tu? Perché tu vuoi vendetta?>>

Cole mi fissò e in un attimo valutò se fosse il caso, o meno, di dirmi tutto.

<<Per Sophie. Lui me l’ha portata via>> mi disse un istante dopo, con un tono di voce non tanto dispiaciuto quanto rancoroso.

<<La amavi così tanto?>> gli chiesi incrociando le braccia al petto.

<<Le volevo bene…>> mi rispose lui.

Poi, notando il mio sopracciglio sollevato si spiegò meglio.

<<L’amore è per gli stupidi. Io volevo Sophie per un altro motivo. Lei era l’unica, e amatissima, nipote di Kalvin Aslam, socio di mio nonno nella “Rosa”, la più nota e redditizia società d’investimenti del nord America. Se l’avessi sposata, avrei ereditato le quote che suo nonno aveva intenzione di donarle. Sarei diventato il socio maggioritario…>> disse con gli occhi che brillavano al pensiero di quello che sarebbe potuto essere il suo futuro.

<<Oh mio Dio>> dissi portandomi le mani davanti alla bocca.

Cole aveva rovinato la vita a diverse persone solo per soldi e potere?

<<Sì, dici bene>> annuì lui, fraintendendo in pieno le mie parole <<Un vero peccato perdere tutto questo. E solo per colpa di Mark>>

<<Perché ce l’hai con Mark? In fin dei conti era lei che si era innamorata di lui>> dissi in un sussurro.

<<Chi se ne importa dei sentimenti di lei!>> mi rispose sprezzante Cole <<La colpa è di Mark perché la trattava bene, la faceva ridere e la proteggeva da tutto e tutti. La colpa è sua perché l’ha fatta innamorare. Ho provato a farlo allontanare in tutti i modi. Ho calcato la mano sul fatto che, in un modo o in un altro, lui finiva sempre per fare del male a ogni persona a cui si affeziona. Gli ho consigliato di lasciarla a me, ma niente. E così lei ha perso la testa per lui e, come avevo predetto, lui l’ha distrutta. Se si fosse trattato solo di lei, pazienza. Ma il fatto è che ha distrutto la “Rosa”. E con essa ogni mio progetto futuro>>

<<Che bastardo!>> gli dissi, quasi urlando, con voce piena di disprezzo.

Ancora una volta Cole fraintese le mie parole.

<<Sì, un vero bastardo quel Mark Regis…>> confermò annuendo.

Decisa più che mai ad arrivare fino in fondo alla storia, lo incalzai.

<<Ci sto. Dimmi qual è il tuo piano>> dissi nervosa e augurandomi che il signor Smith non decidesse di rientrare proprio in quel momento vanificando ogni mio sforzo di capire e sapere.

Guardandosi nervosamente intorno, Cole si avvicinò ancora di più a me e abbassò la voce.

Quella vicinanza mi fece stringere lo stomaco e un senso di nausea m’invase.

Respirando profondamente dal naso, rimasi ferma.

<<La sera che Mark scopò con Rebecca>> iniziò a dire parlando volgarmente <<La povera Sophie fu violentata e pestata a sangue. Che stupida. Che cosa credeva di fare allontanandosi ubriaca fradicia dalla festa con un bestione altrettanto ubriaco?>>

Nell’udire quelle parole un brivido mi attraversò la schiena.

Avrei dovuto odiare quella donna perché mi aveva portato via Mark invece, in quel momento, per lei provai solo una gran compassione e tanta pena.

<<All’epoca ho cercato in tutti i modi di far ricadere la colpa su Mark>> continuò, lasciandomi senza parole <<Ma ero troppo giovane e inesperto. E, soprattutto, non avevo ancora le conoscenze giuste. Ma ora… a oggi posso fare in modo che venga accusato di stupro e tentato omicidio. Devo solo riuscire a convincere Sophie a far riaprire il caso, dichiarando di essere riuscita a ricordare tutto di quella notte. Così Mark finirà in galera, perdendo tutto…>>

Un sorrisino soddisfatto aleggiò sulle labbra di Cole.

Quanto avrei voluto farglielo sparire usando il tacco della mia scarpa!

<<Se Sophie ha già deciso di collaborare con te, io a cosa posso servirti?>> gli chiesi, rimettendomi a sedere, visibilmente provata da quella chiacchierata.

<<Non sono ancora riuscito a convincere Sophie del tutto. Mi ha detto che, prima di darmi una risposta, aveva bisogno di parlare con Mark. Ti rendi conto?>> mi chiese incredulo <<E’ ancora innamorata di lui! Comunque, tu e Rebecca siete il mio piano B>>

<<Piano B?>> gli chiesi sollevando entrambe le sopracciglia e cercando di ignorare il dolore che sentivo dentro ogni volta che si parlava di Mark e Sophie, e dei sentimenti che li legavano.

<<Esattamente. Innanzi tutto mi serve che Rebecca non dica a nessuno che era lei la ragazza con cui è stato Mark quella notte, altrimenti lo scagionerebbe. Tu, invece, mi servi per accedere al suo computer e a tutti i suoi dati personali. Lì dentro potrei trovare qualcosa di compromettente su cui far leva, oppure potrei inserirvi qualche foto o filmato illegale che lo farebbe finire subito in grossi guai…>> mi disse strofinandosi le mani, soddisfatto del suo piano.

<<Ho bisogno di pensarci>> gli risposi di getto, sopraffatta dalla necessità di allontanarmi da lui e da quella stanza.

Cole sollevò di scatto la testa.

<<Non pensare di fregarmi Andrea>> mi disse subito, afferrandomi per un braccio <<Se parli a qualcuno del mio piano, ti rovinerò. Ti farò licenziare in tronco e farò in modo che nessuna società finanziaria del nord America sia più disposta ad assumerti>>

Improvvisamente sentii il sapore amaro della bile in bocca.

Dovevo uscire subito da lì.

Altri due minuti e avrebbero arrestato me per tentato omicidio.

Raccogliendo velocemente le mie cose, mi avviai di corsa verso la porta per uscire da dentro quelle quattro mura.

Ero già praticamente fuori, quando Cole mi chiamò.

<<Andrea?>> disse con un sorrisetto viscido e strizzandomi un occhio <<Complimenti per aver portato a casa il punto, baby>>

Guardandolo disgustata e scuotendo la testa, tornai dentro.

<<Sei stato tu? Tu mi hai mandato le rose?>> chiesi allibita.

<<Certamente!>> rispose spocchioso <<Chi credevi che fosse, il tuo Mark?>>

Facendo un lungo e profondo respiro cercai di mantenere la calma.

<<Perché Cole? Perché mandarmi delle rose se a te non è mai interessato nulla di me?>> gli chiesi scuotendo la testa.

<<Non fraintendermi Andrea>> mi rispose con sufficienza <<Non è che tu non sia una bella ragazza, ma è vero, non sei il mio tipo. L’unico motivo per cui ti ho avvicinata, all’inizio, era perché sapevo che eri la segretaria di Mark. Speravo, attraverso te, di avere più informazioni su di lui. Poi, però, quando vi ho visto insieme alla festa, mi sono accorto che lui si stava innamorando di te. Allora ho pensato di alzare un po’ la posta. Se ti avessi portata via da lui, oltre a rovinargli la vita, gli avrei distrutto anche il cuore. Una vendetta perfetta…>>

Scuotendo la testa gli rivolsi uno sguardo di compatimento.

<<Con me hai sprecato il tuo tempo, Coleman. Solo il fatto che io mi sia innamorata di un uomo come Mark doveva bastare per farti capire che non mi sarei mai, e poi mai, potuta innamorare di un verme come te!>> gli dissi commiserandolo.

Poi, senza aggiungere altro, mi voltai e uscii.

Non appena fui dentro il mio appartamento, buttai tutto a terra e mi lasciai scivolare lungo la porta, rannicchiando le gambe al petto e appoggiando la fronte alle ginocchia.

Una risatina nervosa mi uscì dalla bocca.

Era tutto così…assurdo.

La mia vita, in pochi giorni, si era trasformata da felice e tranquilla, in disperata e scombussolata.

Addii, misteri, complotti.

Dovevo andarmene il prima possibile.

Dovevo andarmene subito.

Domani era già troppo tardi.

Decisa, mi alzai da terra e mi voltai, diretta verso la camera da letto e, soprattutto, verso le valigie pronte che mi stavano aspettando lì dentro.

Non feci in tempo a fare due passi, però, che mi bloccai.

L’ombra di una persona seduta sul divano, e nascosta dall’oscurità, catturò la mia attenzione.

Impaurita, iniziai a urlare.

<<Andrea, tranquilla! Sono io>> mi tranquillizzò subito una voce calma.

<<Signor Smith? Che ci fa lei qui?>> chiesi portandomi le mani al petto e respirando lentamente per cercare di calmarmi.

<<Avevo bisogno di parlarti>> mi rispose lui, alzandosi in piedi e facendomi cenno di raggiungerlo.

Dopo aver fatto alcuni passi verso di lui, all’improvviso mi fermai.

<<Come ha fatto a entrare?>> gli chiesi sospettosa.

Sollevando un sopracciglio, Theodor scosse leggermente la testa.

<<Sono il proprietario del palazzo, ricordi?>> mi disse come se stesse spiegando una cosa ovvia <<Ho una chiave pass par tout che apre qualsiasi porta>>

Annuendo, e sentendomi anche un po’ sciocca per non averci pensato da sola, lo raggiunsi.

Il signor Smith aspettò che mi sedessi sul divano, poi si accomodò accanto a me prendendo la mia mano fra le sue.

<<Innanzi tutto, complimenti per oggi>> iniziò a dirmi sorridendo <<La tua presentazione è stata praticamente perfetta e tu sei stata professionale e competente>>

Poi, dopo aver fatto un grosso sospiro, continuò.

<<Non mi stupisce che Peter ti abbia proposto un lavoro nella sua società. È un uomo molto furbo e attento. Sa cogliere al volo le potenzialità delle persone>> aggiunse scrutandomi attentamente il viso.

<<Grazie Theodor>> gli dissi commossa <<Grazie di tutto>>

Poi, sentendo la mia voce incrinarsi, tacqui.

Lasciando la mia mano, il signor Smith si alzò in piedi e si diresse verso la vetrata.

<<Sei ancora convinta di volertene andare?>> mi chiese senza voltarsi.

Abbassando gli occhi, rimasi in silenzio per alcuni istanti mordendomi l’interno della guancia.

<<Sì>> gli dissi, dopo poco, sospirando <<Però ti giuro che, in circostanze diverse, non avrei mai lasciato questo lavoro per nulla al mondo. Theodor per me sei più di un capo e lasciare te è in assoluto la cosa più difficile>>

Ero sincera.

Il signor Smith c’era sempre stato per me.

Fina da quella prima volta, in sala riunioni, quando mi aveva difesa dagli attacchi di Rebecca.

Poi alla festa di Natale, quando mi aveva trattata quasi come una figlia, ascoltandomi, consolandomi e confidandosi.

Per non parlare poi del giorno seguente la rottura con Mark.

Il sostegno che avevo ricevuto da quell’uomo era uno dei motivi, per non dire il motivo, per cui non ero crollata del tutto.

E ora io gli stavo per spezzare il cuore.

Ma non perché me ne sarei andata, anche se quella cosa avrebbe causato sofferenza sia a me che a lui, ma perché avevo deciso di raccontargli ogni dettaglio e ogni particolare del piano di suo nipote.

Titubante mi alzai in piedi e lo raggiunsi davanti alla vetrata.

Senza guardarlo in faccia, ma osservando il panorama fuori, lo presi a braccetto.

<<Theodor?>> iniziai a dirgli <<C’è una cosa che devo assolutamente dirti, ma ho paura…>>

<<Come mai, bambina?>> mi chiese lui, fissando a sua volta i palazzi davanti a noi.

<<Perché dopo che te ne avrò parlato, tu mi odierai e non vorrai più vedermi. Ed io ti perderò…>> gli dissi sentendo i miei occhi inumidirsi.

Sbuffando Theodor scosse la testa.

<<Non potrei mai odiare te, Andrea. Mi ricordi troppo mia figlia…>> disse in un sussurro.

Stupita, mi voltai a guardarlo.

<<Non sapevo che avessi una figlia…>> iniziai a dirgli <<Si tratta della mamma di Cole?>>

Annuendo con la testa, il signor Smith, chiuse gli occhi.

<<Sì ho una figlia e sì è la mamma di Coleman>> mi disse senza sollevare le palpebre <<Io e mia moglie abbiamo sempre condiviso tantissime cose. Una di queste era l’idea di una casa piena di bambini. Purtroppo qualche mese dopo il matrimonio ci accorgemmo che qualcosa non andava. Per due volte mia moglie rimase incinta, ma entrambe le volte perse il bambino. All’inizio non ci preoccupammo, pensando che, per quanto dolorosa, fosse una cosa normale. Poi però la cosa si ripeté tante altre volte e, alla fine, ci rassegnammo. C’eravamo già messi il cuore in pace e stavamo valutando l’adozione, quando mia moglie rimase nuovamente incinta. Accogliemmo la notizia con gioia ma senza farci troppe illusioni. La speranza aumentò, però, man mano che la gravidanza proseguiva. Dopo nove lunghissimi mesi nacque la nostra bellissima April. Puoi benissimo immaginare che gioia fu per noi. Non appena presi in braccio mia figlia per la prima volta, giurai a me stesso che non le avrei mai fatto mancare nulla. Quello fu il mio primo errore come padre. Per tutta la sua infanzia e adolescenza non le feci mancare nulla, è vero. Però lavorai talmente tanto per riuscirci che, alla fine, le feci mancare la cosa più importante. La mia presenza. Mia figlia crebbe bisognosa di attenzioni maschili e facile vittima di approfittatori. All’età di diciannove anni conobbe un uomo di quasi dieci anni più vecchio di lei. Io e mia moglie capimmo subito che quel tizio era più interessato ai nostri soldi e al nostro cognome che a nostra figlia. Preoccupati, ne parlammo con April ma lei si arrabbiò e decise di non ascoltarci. Dopo qualche mese rimase incinta di Coleman e si sposò. Subito dopo il matrimonio mio genero si dimostrò il bastardo che avevamo sospettato fosse. Cominciò a lasciare April sola in casa sempre più spesso, mentre lui era in compagnia delle sue innumerevoli amanti, in giro per ristoranti pregiati e alberghi rinomati. Il tutto a spese di mia figlia, usando i suoi soldi. Dopo la nascita di Coleman le cose peggiorarono e April cadde in una profonda depressione. Tanto grave che dovette iniziare a prendere degli antidepressivi>>

Il signor Smith tacque un attimo e fece un profondo respiro, quasi come se avesse bisogno di farsi forza per proseguire.

<<Una sera>> continuò sempre più affranto <<April e suo marito litigarono. Fu una brutta litigata e lui arrivò a metterle le mani addosso. Mia figlia, sconvolta, prese Coleman e scappò da casa. Una volta caricato il piccolo in macchina cominciò a guidare, diretta verso casa nostra. Mancava poco, veramente poco, all’arrivo quando April perse il controllo della macchina schiantandosi contro un albero. Sentendo le innumerevoli sirene io e mia moglie uscimmo in strada per vedere cosa fosse accaduto. Scoprimmo così dell’incidente. Mio cognato, che era già stato avvisato, non ci aveva detto nulla>>

Stringendo le mani a pugno, Theodor proseguì.

<<Per fortuna Coleman uscì del tutto illeso dall’incidente. April, invece, dovette subire un lungo e delicato intervento a causa di un’emorragia cerebrale. L’operazione ebbe successo, salvandole la vita ma April perse del tutto la memoria. Pagammo i migliori medici e le facemmo seguire le migliori terapie, ma niente. Non ricordava più chi fossimo noi, né che avesse un marito e, tanto meno, un figlio. Quel poco di buono di mio cognato approfittò della situazione e chiese subito sia il divorzio che l’affidamento esclusivo di Coleman. Vista la situazione e l’amnesia di April, il giudice e gli assistenti sociali gliela concessero. Da allora mio genero crebbe, senza alcuna interferenza, Coleman a sua immagine e somiglianza. Senza cuore e senza considerazione per niente e nessuno. Bramoso solo di soldi e potere>>

<<Ora capisco tante cose…>> dissi piano, annuendo leggermente con la testa.

<<E sua figlia?>> gli chiesi qualche istante dopo.

<<Mia figlia ha dovuto imparare a conoscere nuovamente i suoi genitori e ha sofferto tanto per non aver potuto avere al suo fianco un figlio di cui, anche se non ricordava l’esistenza, sentiva comunque la mancanza. Due anni dopo quel terribile incidente, si sposò con il medico che le salvò la vita quella notte>> mi rispose il signor Smith, finalmente con un’espressione felice e serena in viso.

<<April e Sam, qualche anno dopo, ebbero un figlio, Thomas. Io e mio nipote ci vediamo spesso, o almeno quando lui non è di turno all’ospedale. Si sta specializzando in chirurgia pediatrica>> continuò a dirmi, orgoglioso <<Mio nipote e il suo compagno, che si chiama Nicholas ed è un veterinario, convivono, da circa un anno, in un appartamento poco distante da qui>>

Sorridendo guardai il signor Smith.

<<Sono contenta che questa storia si sia conclusa nel migliore dei modi>> gli dissi sfilando il braccio da sotto il suo e tornando a sedermi sul divano.

Dopo diversi istanti di assoluto silenzio, decisi che era arrivato il momento.

<<Theodor…>> dissi nervosa <<C’è una cosa che devi assolutamente sapere…>>

<<Ha a che fare con Coleman non è vero?>> mi chiese interrompendomi, ma evitando ancora di girarsi verso di me.

<<Sì>> confermai sorpresa da quella sua intuizione <<Come fai a saperlo?>>

Finalmente si voltò, ma rimase dov’era.

<<Perché ti ho lasciata in sala riunioni felice e serena e ti ritrovo nel tuo appartamento tesa e nervosa. L’unica persona che è rimasta in quella stanza con te è stato Coleman, perciò…>> disse lasciando la frase in sospeso.

Annuendo con la testa, feci un respiro profondo.

<<Dopo che ti avrò parlato di questa cosa tu potresti non volermi vedere mai più. Ed io ti capirei…>> gli dissi sincera.

<<Oppure sarai tu a non voler vedere più me>> m’interruppe lui scuotendo la testa e avvicinandosi.

Dopo essersi seduto nuovamente sul divano, proseguì.

<<Immagino che tu abbia scoperto di Coleman e Sophie>> disse mentre i suoi occhi si riempivano di tristezza.

<<Tu sai di loro?>> gli chiesi non troppo sorpresa.

<<Certo>> mi rispose con un po’ d’imbarazzo <<Dopo la disgrazia che successe a quella povera ragazza, io e gli altri soci della “Rosa” venimmo a conoscenza di tutto ciò che era successo…>>

Incredula cominciai a scuotere la testa.

Avevo troppa stima del signor Smith per credere che avesse taciuto di fronte al tentativo di suo nipote di rovinare la vita di una persona innocente.

<<No, Theodor>> dissi speranzosa <<Tu non sai tutta la verità…>>

Il signor Smith aggrottò le sopracciglia e mi fissò perplesso.

<<Dimmi quello che sai Andrea>> mi chiese avvicinandosi ancora un po’ a me.

<<Ok>> gli risposi <<Da quello che ho saputo, tutta questa storia iniziò perché Cole era in qualche modo interessato a Sophie. Sperando di essere ricambiato si dichiarò…>>

Theodor annuì con la testa ed io proseguii.

<<Lei gli rispose che lo considerava solo un amico e che era innamorata di Mark…>>

Tacqui un attimo e guardai Theodor che annuì ancora una volta.

<<Cole, incapace di accettare il no di Sophie, andò a parlare con Mark. Senza andare troppo per il sottile, posso dirti che lo insultò dicendogli che non era una persona degna di essere amata, soprattutto da una ragazza per bene come Sophie. Che doveva assolutamente allontanarla da lui perché tutte le persone a cui lui voleva bene facevano una brutta fine, fuggendo o uccidendosi>>

Con il cuore in gola guardai Theodor dritto negli occhi.

Dopo qualche istante lo vidi annuire.

Chiusi gli occhi e ispirai forte.

Non potevo crederci…

Non volevo crederci…

<<Andrea…>> iniziò a dire lui.

<<No>> lo fermai <<Prima devi ascoltare tutta la storia e solo allora mi darai le tue motivazioni e giustificazioni>>

Annuendo con la testa, Theodor tacque.

<<Dopo che Cole parlò con lui, Mark scomparve per alcuni giorni, ritornando solo quella sera maledetta. Quella della festa. Quella in cui, dopo essere stata rifiutata da Mark, al quale si era dichiarata, Sophie si ubriacò per poi andarsene in compagnia di un ragazzo. Lo stesso ragazzo che la violentò e la ridusse in fin di vita>>

Tacqui un attimo e ripresi fiato.

Ora veniva la parte più difficile.

<<Di quel reato fu accusato Mark. E fu Cole ad accusarlo. Non c’erano prove che dimostrassero la cosa, ma nemmeno altre che la confutassero. Mark, dal canto suo, non ricordava assolutamente nulla di quella serata dato che era troppo ubriaco. Le uniche persone che sarebbero state in grado di scagionarlo erano due ragazze. Una era Sophie e l’altra, invece, era quella che aveva fatto sesso con lui quella sera. Purtroppo Mark non ricordava il volto di quella ragazza, ma solo un tatuaggio particolare. Dean la cercò in lungo e in largo per tutto il Campus, ma niente. Per fortuna fu Sophie a testimoniare la sua innocenza e a scagionarlo>>

Tesa, chiusi per un attimo gli occhi e mi passai le mani fra i capelli.

<<Dimmi Theodor, quello che ti ho raccontato finora coincide con quello che sapevi tu?>> gli chiesi con il cuore in gola.

L’idea di essere delusa anche da quell’uomo, che consideravo alla stregua di un padre, mi stava logorando dentro.

Il signor Smith sospirò e mi fissò dritta negli occhi.

<<Sì>> mi disse <<E non vado per nulla fiero di quello che ha fatto mio nipote. Non sapevo con esattezza cosa avesse detto a Mark, ma me lo ero immaginato. Come degno erede di suo padre, Coleman ha imparato molto presto a individuare il punto debole di una persona e ad attaccarlo su di esso. Ero a conoscenza anche della denuncia fatta da Cole nei confronti di Mark. Appena lo venni a sapere, andai a parlare con mio nipote. Gli chiesi se fosse realmente certo della sua accusa e lui mi rispose di sì, dandomi anche la sua parola. Oggi so cosa vale la parola di mio nipote, ma allora… Ho sbagliato, Andrea. Ho sperato che mio nipote fosse diverso da suo padre e il troppo amore mi ha reso cieco. Fui io ad avvertire Sophie delle accuse mosse da Cole verso Mark. Lei mi confessò di non ricordare molto di quella sera e di non volerci nemmeno provare, ma di una cosa era certa. Non era stato Mark a farle quelle cose. La sua parola mi bastò. Andai subito a casa e cacciai mio nipote fuori dalla porta, interrompendo all’istante ogni rapporto con lui. Ci vollero diversi anni perché ricominciassimo a parlare. La mattina seguente alla mia chiacchierata con Sophie, indissi una riunione straordinaria della “Rosa” e proposi di sciogliere la società. Per colpa di mio nipote, e della sua brama di avere e possedere ogni cosa, le vite di due dei nipoti dei miei soci erano state rovinate. Marcus e il nonno di Sophie non furono d’accordo. Robert ed io, invece, sì. Cercarono in tutti i modi di farci cambiare idea minimizzando l’accaduto, ma noi fummo irremovibili. La nostra società finì quella mattina>>

Tirando un profondo sospiro di sollievo, sorrisi a Theodor.

<<Non mi guardare così Andrea>> mi disse scuotendo la testa <<Non merito la tua comprensione. Il mio disperato bisogno di vedere del buono in mio nipote ha rovinato la vita di due persone innocenti. Soprattutto quella di Sophie. Da allora ho cercato in tutti i modi di rimediare. Ho nascosto e mantenuto Sophie per anni in un appartamento di mia proprietà nel New Jersey. Ho convinto Mark a farsi ospitare a casa di Bob e Teresa, in modo che avesse il posto e il tempo per riprendersi. E ho cercato di tenere costantemente d’occhio mio nipote, tanto che l’ho assunto nella mia società. Averlo vicino è il modo migliore che ho trovato per tenerlo sotto controllo ed evitare che faccia ancora del male a qualcuno…>>

<<E pensi di esserci riuscito?>> gli chiesi interrompendolo.

<<Perché mi chiedi questo?>> mi rispose sollevando un sopracciglio.

<<Perché c’è dell’altro>> dissi, pronta a mettere tutte le carte in tavola <<Non è tutto qui quello che ho scoperto>>

Stringendo le mani a pugno, Theodor imprecò piano.

<<Dimmi tutto>> mi pregò a denti stretti.

<<Ho scoperto chi è la ragazza che quella sera andò a letto con Mark. La stessa ragazza che decise di tacere rifiutando di fornire a Mark un alibi…>> iniziai a confessargli un po’ a disagio.

<<E…>> mi spronò a continuare lui.

<<E si tratta di Rebecca>> ammisi.

<<Cosa?>> urlò Theodor alzandosi in piedi e passandosi le mani fra i capelli.

<<La signorina Miller? La stessa Rebecca che mio nipote ha insistito tanto perché assumessimo?>> chiese, più a se stesso che a me, scuotendo la testa e iniziando a camminare avanti e indietro.

Poi, all’improvviso, si fermò.

Come se avesse avuto un’illuminazione.

<<Oh mio Dio>> disse in un sussurro, sbiancando <<Coleman sapeva…>>

Theodor si voltò lentamente verso di me, cercando nei miei occhi la risposta che in realtà si era già dato da solo.

<<E c’è dell’altro…>> continuai a dirgli, amareggiata e dispiaciuta nel vedere quell’uomo, a cui tenevo, soffrire così tanto.

Theodor sospirò e tornò a sedersi accanto a me.

<<Continua bambina>> mi disse dolcemente.

<<Non solo Coleman sapeva che Rebecca era la ragazza che era andata a letto con Mark quella sera>> ricominciai a dire <<Non solo l’ha convinta a non testimoniare e, al contrario, a tacere. Ma ha anche creato un accordo con lei. In cambio del suo prezioso silenzio lui l’avrebbe aiutata a vendicarsi di Mark e le avrebbe facilitato la carriera al lavoro>>

A quelle parole Theodor fece una risatina amareggiata.

<<Theodor…>> dissi richiamando nuovamente la sua attenzione, intenzionata a confessargli ogni cosa di mia conoscenza <<Coleman ha contattato anche Sophie. Le ha chiesto di cambiare la sua versione dei fatti e di far riaprire il caso>>

<<Non può essere>> disse Theodor con gli occhi lucidi e scuotendo la testa.

<<E ha chiesto a me di unirmi a loro. Garantendogli il libero accesso al computer e ai dati personali di Mark, Cole mi ha promesso che lo avrebbe rovinato, offrendo così a me un modo per vendicarmi di Mark e del fatto che mi avesse lasciata>> terminai di dire, straziata dallo sguardo addolorato di Theodor.

<<Hai accettato?>> mi chiese lui con un filo di voce.

<<No. Però a Cole non l’ho detto. A lui ho detto solo che avevo bisogno di tempo per pensare. Abbastanza infastidito, mi ha avvertita di non tradirlo e di non parlarne con nessuno, tanto meno con te, altrimenti mi avrebbe rovinata professionalmente>> mi fermai e feci una risatina ironica <<Minaccia inutile dato che ho deciso di licenziarmi. Ma lui questo non lo sa…>> dissi.

<<Andrea>> mi ammonì Theodor, interrompendomi <<Mio nipote non è un uomo da sottovalutare. È pericoloso. E non mi sto riferendo solo alla sfera professionale. Potrebbe farti del male se sapesse che lo hai tradito>>

Un brivido di panico mi corse lungo la schiena.

In un istante un sospetto orribile mi assalì.

<<Theodor, pensi che…>> inizia a dire con gli occhi sgranati.

<<No>> m’interruppe lui <<Se ti stai chiedendo se è stato Coleman a fare del male a Sophie, la risposta è no. Lo stesso tuo timore venne anche a me all’epoca, così decisi di assumere un investigatore privato, un ex membro del FBI, per indagare sul caso di Sophie. Due settimane dopo sul tavolo della mia scrivania trovai un fascicolo con il nome del colpevole e tutti i suoi dati personali. Si trattava del figlio di un giudice. Un delinquente il cui padre aveva ripulito la fedina penale, macchiata di altre due accuse per stupro e percosse. Vista la situazione, una denuncia non avrebbe risolto nulla. Decisi allora di occuparmene io. Non scenderò nei particolari, ti basti sapere che quell’uomo, da allora in poi, non ha più fatto male a nessuna donna. Andrea, nessuno sa di questa storia. Solo Sophie, ma a lei lo dovevo. Non vado fiero di quello che ho fatto, ma lo rifarei immediatamente>>

Un lieve senso di colpa m’invase non appena mi resi conto di considerare una cosa giusta la vendetta privata di Theodor.

<<Ora cosa pensi di fare?>> mi chiese lui, dopo avermi lasciato qualche istante per assimilare le notizie che mi aveva appena dato.

<<Bhè…>> dissi ancora un po’ provata <<Pensavo di andare da Dean e raccontare anche a lui ogni cosa. Ovviamente ci penserà poi lui ad avvisare Mark. Tutto il resto, come ad esempio quello che deciderà di fare lui con tutte queste informazioni, non è più affar mio. Per quanto mi riguarda, da domani non sarò più a New York, con la speranza di lasciarmi tutto questo alle spalle>>

<<Andrea mi deludi profondamente>> mi disse Theodor, dopo qualche istante di silenzio, prendendo la mia mano fra le sue <<Sei una ragazza forte, determinata e decisa. E allora perché non combatti? Perché preferisci scappare? Cerca Mark, vai da lui e parlagli. Urlagli in faccia, prendilo a schiaffi, ma obbligalo a darti delle risposte. Perché lasciare il lavoro? Perché mandare a quel paese tutti gli sforzi e tutte le ore di lavoro spese? Così ci rimetti solo tu…>>

Sfilando la mia mano dalla sua presa, cominciai a massaggiarmi le tempie.

<<Andrea…>> mi spronò a rispondere Theodor.

Esausta sbottai.

<<Lo so!>> iniziai a dire urlando e alzandomi in piedi <<So che scappare così è da codardi e da vigliacchi. So benissimo che mi merito delle spiegazioni e so anche che dovrei trovare Mark e dirgli che è stato un vero stronzo a lasciarmi in quel modo, abbandonandomi nel bel mezzo di una festa, senza nemmeno una motivazione. Lo so! Ma non ce la faccio, ok? Perché so che non riuscirei a essere forte davanti a lui. Mi odio per questo, ma non ci riesco!>>

Mi fermai un attimo e cercai di calmarmi.

Con un tono di voce più basso continuai.

<<Ho paura Theodor! Ho una fottuta paura che vedendolo e sentendomi dire in faccia che non mi vuole più e che ha scelto Sophie, io possa andare ancora più in pezzi. Non so come spiegartelo…>> dissi scuotendo la testa.

<<Capisco, bambina. Ma scappare non è la soluzione giusta. Hai solo bisogno di tempo, un po’ di tempo per trovare la forza e il coraggio per affrontarlo>> mi consigliò dolcemente il signor Smith.

<<Theodor…>> dissi con la voce rotta dal pianto e gli occhi pieni di lacrime <<Io amo ancora Mark, ma non lo riprenderei mai con me. Non è vero che l’amore vince su tutto. L’amore non basta in questo caso. Non se sono venuti meno rispetto e sincerità. Lo amo, ma merito di meglio>>

<<Tranquilla bambina. Nessuno ti sta dicendo di riprenderlo con te. Ti sto solo consigliando di non buttare al vento tutta la tua vita per scappare da lui. Ed io ti aiuterò. Lascia fare a me, so esattamente cosa ti serve>> mi rispose abbracciandomi.

<<Ok>> sussurrai fra i singhiozzi.

<<Bene, allora prendi le tue valigie e seguimi>> mi disse deciso, alzandosi.

<<Ma…ora? Io…cioè….>> inizia a balbettare, presa alla sprovvista.

<<Sì ora. Perché hai dei ripensamenti?>> mi chiese quasi divertito.

<<No>> risposi rapida, riprendendomi <<E’ solo che vorrei parlare con Dean prima. E vorrei anche salutare la mia migliore amica…>>

<<A Dean penserò io>> m’interruppe Theodor rassicurandomi <<Ti prometto che gli racconterò ogni cosa. Per quanto riguarda la tua amica, ti prometto che la rivedrai presto. Ma ora sbrigati. Dobbiamo andare e non abbiamo molto tempo>>

Guardandolo speranzosa, annuii.

In fondo cosa avevo da perdere?

Dopo essere corsa in camera e aver afferrato le mie valigie, lo segui fuori dal mio appartamento.

In silenzio aspettammo che l’ascensore arrivasse.

Quando giunse al nostro piano, e le porte si aprirono, entrai per prima, trascinandomi dietro una delle due valigie.

Dopo che l’ebbi sistemata in un angolo, Theodor mi passò la seconda.

Ero intenta a posizionarla accanto alla prima, quando il rumore di una porta che si chiudeva con forza mi fece sobbalzare.

Theodor ed io sollevammo di scatto la testa.

<<Andrea?>> sentimmo urlare lungo il corridoio.

Non appena udii quella voce, sbiancai.

Theodor mi fissò dritta negli occhi e mi fece segno di tacere.

<<Aspettami qui e non uscire. O almeno non farlo se non ti senti ancora pronta>> mi disse piano.

Poi, tirando indietro la mia valigia e mettendola davanti alle porte dell’ascensore per impedire a queste di chiudersi, uscì fuori e fece qualche passo lungo il corridoio.

<<Non è qui, Mark>> lo sentii dire.

<<Stronzate!>> urlò di rimando lui <<Ho sentito la sua voce. Devo vederla Theodor>>

Combattuta, chiusi gli occhi e strinsi le mie labbra con forza.

<<Mi dispiace Mark, ma lei non vuole vederti>> disse ancora il signor Smith risoluto.

<<Non m’interessa cosa vuole lei! È arrabbiata, è normale che non voglia vedermi! Le devo spiegare tutto, Theodor. Le devo dire come stanno le cose!>> urlò sempre più forte Mark.

Improvvisamente calò il silenzio.

In preda al panico mi schiaccia contro il fondo dell’ascensore.

Dopo qualche secondo udii di nuovo la voce di Theodor.

<<Prima dimmi una cosa Mark>> gli disse tranquillo ma deciso <<In questi giorni sei stato con Sophie?>>

Nell’udire quella frase feci un passo in avanti.

Tutto il mio corpo era concentrato e disperatamente bisognoso di udire la risposta.

La voce di Mark riecheggiò per tutto il corridoio.

<<Sì>> disse, senza aggiungere altro.

<<Andrea è nel suo appartamento>> sentii Theodor dire a Mark, dopo qualche istante.

Subito dopo udii il distinto rumore di passi veloci avvicinarsi all’ascensore.

In preda al panico, trattenni il fiato finché non vidi il signor Smith entrare nell’ascensore velocemente e, altrettanto rapidamente, spostare la valigia che ne bloccava le porte.

Rapido spinse un tasto a caso nella pulsantiera.

Le porte iniziarono subito a chiudersi.

<<Grazie>> sussurrai a Theodor non appena si voltò verso di me.

Il signor Smith non fece in tempo a rispondermi che la voce alterata di Mark riecheggiò nuovamente nell’aria.

<<Andrea? Andrea! Cazzo, no!>> lo sentimmo imprecare.

Spaventata, sollevai il viso verso le porte dell’ascensore.

Erano quasi chiuse, ma ancora non del tutto.

Mi raggelai, rimanendo immobile.

Da quel poco spazio che ancora restava aperto vidi il volto di Mark.

E lui vide me.

Fu solo un attimo e poi le porte si chiusero.

 

FINE 22° CAPITOLO

 

-ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO –

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Lorenza. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

10 Comments on “Scegli Me” di Lorenza – Il Ritorno – 22° Capitolo

  1. Virna
    marzo 21, 2016 at 3:38 pm (3 anni ago)

    Lorenzaaaa sei cattivissima!!!
    Povero Mark :(
    Tutti contro di lui!
    Rebecca e Coleman sono davvero crudeli
    Ho bisogno di un capitolo ricco d amore!
    Voglio vedere Andrea e Mark insieme :)

    Rispondi
    • Lorenza
      marzo 21, 2016 at 5:38 pm (3 anni ago)

      Temo che tu debba aspettare ancora un po’ per rivedere Mark e Andrea insieme … baci Crudelia!

      Rispondi
  2. Rosy ♥
    marzo 21, 2016 at 4:32 pm (3 anni ago)

    Uccidete Coleman!!!
    Che grandissimo bastardo!!!

    Rispondi
    • Lorenza
      marzo 21, 2016 at 5:39 pm (3 anni ago)

      Aspetta e vedrai! Sarò anche Crudelia ma in me risiedono saldi principi di giustizia!

      Rispondi
  3. manu85
    marzo 21, 2016 at 5:20 pm (3 anni ago)

    Non mi ricordavo propio la crudeltà di quella persona ignobile x non dire altro…
    giuro mi è salito il sangue al cervello…
    e Mark un po mi fa tenerezza, complimenti Lorenza
    lunedì prx sarà la resa dei conti

    Rispondi
    • Lorenza
      marzo 21, 2016 at 5:40 pm (3 anni ago)

      Se non erro dalla prossima volta dovrebbe iniziare il punto di vista di Mark. Capirete meglio tutto. Grazie

      Rispondi
  4. Chiara
    marzo 21, 2016 at 7:00 pm (3 anni ago)

    Ma nooooooooo è che c**** vi prego,vi scongiuro,non potete lasciarmi cosiiiiiiiiiiiii ho bisogno di sapereeeeeeeeee voglio domani il capitolo successivoooooooooo ,potreste avermi sulla coscienza!!!!!

    Rispondi
    • Lorenza
      marzo 21, 2016 at 9:06 pm (3 anni ago)

      Noooo! Chiara non dire così!!!

      Rispondi
  5. Veronica80
    marzo 22, 2016 at 7:55 pm (3 anni ago)

    Guarda…
    Io oggi vado in silenzio stampa: così impari CRUDELIA :)
    PS
    mi aspetto tu sia giustiziera più di un angelo dell’apocalisse!!!
    Bacino ;)

    Rispondi
    • Lorenza
      marzo 22, 2016 at 10:14 pm (3 anni ago)

      Non ti deludero’ mia cara!

      Rispondi

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