“Scegli Me” di Lorenza – Il Ritorno – 23° Capitolo

Buondì, a partire da questa settimana nel racconto “Scegli Me” della nostra Lorenza ci sarà un piccolo cambio al vertice. La voce narrante di Andrea, infatti, sarà sostituita con quella di Mark che, finalmente, ci regalerà anche il suo punto di vista.

Scopriremo, così, nuovi particolari su questa storia scritta da Lorenza che ci ha tenute incollate al video settimana dopo settimana giunta oramai al termine. Manca davvero poco.

E questa non sarà l’unica novità di oggi, perchè ci aspetta anche un piccolo salto temporale, un viaggio nel tempo, indietro di qualche giorno. La storia riprende, o meglio ricomincia, proprio nel giorno di capodanno, qualche ora prima del grande fattaccio che tutte noi ormai conosciamo moltooooo bene!!!

Ed arrivate a questo punto, come sempre, non mi rimane  che augurarvi come sempre una Buona Giornata seguito dall’immancabile…….

Buona Lettura  

 

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Playlist

lori

-23° CAPITOLO-

-MARK-

 

Alcuni giorni prima….

 

<<Nooo!>>

L’eco agghiacciante di una voce disperata arrivò fino alle mie orecchie.

In un attimo scattai in piedi.

<<Dio, no! Ti prego, ti prego lasciami stare!>> continuò a urlare qualcuno, non troppo lontano da dove mi trovavo io.

In preda all’ansia cominciai a guardarmi affannosamente intorno.

<<Mark! Mark, ti prego, aiutami!>>

Il suono della voce, terrorizzata, di Andrea mi colpì forte come una mazza da baseball.

<<Andrea?>> cominciai a urlare in preda al panico <<Andrea, dove sei?>>

Chiusi la bocca e mi concentrai sui rumori che sentivo intorno a me.

Un fottutissimo e irreale silenzio, interrotto solo dai miei respiri affannati.

<<Andrea, cazzo, parlami! Fammi capire dove sei!>> urlai il più forte possibile.

Ovunque si trovasse avevo bisogno che la mia voce arrivasse fino a lei.

<<No! No! No! Qualcuno mi aiuti>> gridò di rimando lei.

Raggelato da quella supplica, voltai di scatto le testa verso il punto in cui mi parve provenisse la sua voce.

Qualunque posto fosse doveva, comunque, trovarsi in cima alle scale che avevo di fronte.

Senza pensarci un attimo cominciai a salirle due a due.

<<Andrea sto arrivando!>> urlai, cercando di racimolare quel poco di fiato che mi era rimasto in corpo.

Improvvisamente le scale finirono e mi ritrovai all’interno di una stanza completamente avvolta nel buio.

<<Andrea? Dove sei?>> gridai, ansimando dalla fatica.

Senza prendermi nemmeno un istante per respirare, cominciai a tastare freneticamente le pareti in cerca di un interruttore.

<<Mark! Aiutami, mi sta facendo male!>>

La voce di Andrea risuonò terribilmente vicina a me.

Cazzo!

Dove sei? Dove sei? Dove sei?

<<Sono qui, amore>> urlai per cercare di tranquillizzare lei, ma anche un po’ me stesso.

C’ero quasi, lo sentivo.

Sentivo la sua presenza vicino a me, anche se non riuscivo a vederla.

Improvvisamente, in fondo alla stanza, notai una sottilissima striscia di luce bianca filtrare da sotto quella che doveva essere una porta.

Senza pensarci due volte corsi in quella direzione.

Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, riuscii ad aprire quella maledetta porta.

Ciò che vidi mi lasciò senza fiato.

Un uomo, incappucciato, stava tenendo Andrea ferma a terra.

Con una mano le stringeva entrambi i polsi sopra la testa e con l’altra stava tentando di slacciarle i pantaloni.

In preda ad una furia cieca mi avventai su di lui.

Afferrandolo per le spalle riuscii a farlo rotolare a terra, allontanandolo da lei.

Sfruttando a mio vantaggio il fatto di essergli sopra, cominciai a prenderlo a pugni.

Quel bastardo cercò in tutti i modi di disarcionarmi ma, alla fine, riuscii ad assestargli un gancio in pieno viso, facendolo svenire.

Senza perdere tempo ad accertarmi delle sue condizioni, mi voltai verso Andrea.

Il fiato mi morì in gola quando mi accorsi che non c’era più.

Sconvolto, cominciai a ruotare su me stesso cercandola in tutta la stanza.

Improvvisamente sentii un dolore lancinante al ginocchio.

Qualcuno mi aveva colpito talmente forte da farmi perdere l’equilibrio, stramazzando a terra.

In un attimo il tizio con cui avevo fatto a botte poco prima fu su di me.

Senza lasciarmi il tempo di reagire cominciò a prendermi a pugni.

Poi, quasi non fosse soddisfatto di colpirmi e basta, portò le sue mani intorno alla mia gola e iniziò a stringere.

Dopo qualche istante, sentendo mancare l’aria, fui colto dal panico.

Agitando gambe e braccia cercai di disarcionarlo, ma fu tutto inutile.

La mia vista cominciò ad appannarsi e i polmoni iniziarono a bruciarmi.

In un ultimo gesto disperato afferrai le mani di quell’uomo, tirandole con tutta la forza che avevo in corpo.

Niente, non riuscii a spostarle nemmeno di un millimetro.

Deciso a non dargliela vinta, e volendo lottare fino all’ultimo, cercai di afferrare il suo viso per spingerlo lontano da me.

L’unica cosa che riuscii a fare, però, fu sfilargli il passamontagna che aveva addosso.

Sentendomi sul punto di svenire fissai il volto di quell’uomo.

Un brivido di terrore mi percorse il corpo.

L’uomo che stava per uccidermi altro non ero che io stesso.

Poi tutto divenne nero.

Con uno scatto brusco mi sollevai a sedere su letto.

Ansimando forsennatamente in cerca d’aria, mi guardai attorno.

Nonostante fosse buio, capii immediatamente dove mi trovavo.

Ero nel mio letto, nel mio appartamento.

<<Cazzo!>> imprecai fra me e me, asciugandomi il sudore che mi colava sulla fronte con un lembo del lenzuolo.

Era stato solo un incubo!

Un fottutissimo incubo.

Scuotendo la testa mi passai entrambe le mani fra i capelli.

Era da tempo che non facevo più quel tipo di sogno…

Rabbrividendo, e con ancora in testa le immagini del mio incubo, allungai un braccio verso la parte del letto vuota accanto a me.

Andrea…

Il solo pensare a lei, ancora in giro per locali e senza biancheria intima addosso, mi provocò un tumulto interiore.

Al disperato bisogno di proteggerla, che mi aveva lasciato dentro il sogno appena fatto, si unì una forte sensazione di possessività, mista a gelosia e desiderio.

In pochi istanti, l’agitazione e il desiderio che provavo dentro si “manifestarono” anche fuori…

Sbuffando mi distesi sul letto, coprendomi gli occhi con un braccio.

Dio…ero patetico!

Stavo diventando come quei quindicenni in preda agli ormoni…

Augurandomi che Andrea tornasse il prima possibile da me, provai a dormire di nuovo.

Ero ormai quasi del tutto assopito, quando il suono di un urlo mi fece raggelare e spalancare gli occhi.

In un attimo mi misi a sedere.

Con un gesto brusco spinsi l’interruttore e illuminai la stanza.

No, non stavo dormendo e quello non era stato un sogno.

A urlare era stata Andrea.

Ne ero certo, me lo sentivo dentro.

Senza attendere oltre mi alzai dal letto e, afferrando e infilandomi la prima t-shirt che trovai, uscii di corsa dal mio appartamento.

Influenzato dal sogno che avevo fatto poco prima, corsi subito verso le scale.

Lì era tutto era buio e tranquillo.

Dopo un istante, mi voltai e corsi verso l’ascensore, per accertarmi che Andrea non si trovasse lì dentro.

Solo un fottutissimo niente!

Sempre più nervoso, cominciai a guardarmi intorno finché i miei occhi non si soffermarono sulla porta del vecchio appartamento di Andrea.

Una strana sensazione mi pervase.

Senza pensarci due volte, corsi lì e, con una spallata, aprii la porta.

<<Andrea? Dove sei? Tutto bene?>> urlai, angosciato, con tutto il fiato che avevo in gola.

<<Sono in camera da letto>> la sentii rispondere dopo qualche istante.

Il suono della sua voce, che riecheggiò fino a me, calmò subito il battito del mio cuore e allentò la tensione dei miei muscoli.

Il bisogno di stringerla a me si sostituì, prepotentemente, al bisogno di trovarla.

Correndo, la raggiunsi in camera da letto.

Non appena la vidi la abbracciai stretta.

<<Cristo, mi sono spaventato a morte. Il tuo grido mi ha svegliato e, non appena ho realizzato che quella era la tua voce, sono volato fuori a cercarti>> le dissi buttando fuori tutta l’ansia che avevo accumulato dentro anche per colpa dell’incubo fatto poco prima.

Quell’orrendo sogno….

Quello di cui Andrea non sarebbe mai venuta a conoscenza.

Non le avrei raccontato nulla.

Non potevo.

Faceva parte di tutto quello schifo che era il mio passato.

Lo stesso passato che a lei non volevo rivelare.

Lo so, era una cosa da vili e da codardi.

Ma quando scopri che accanto a te c’è la donna della tua vita, faresti carte false pur di tenerla con te.

Non potevo rischiare che Andrea scoprisse che razza di bastardo egoista ero stato.

Per non parlare poi di tutto il resto…

<<Scusa>> la sentii dire.

La voce, dolce, di Andrea si fece strada fra i miei pensieri.

Rapito, la fissai negli occhi, cercando di trasmetterle tutto l’amore che provavo per lei ma che non avevo ancora trovato il coraggio di confessarle.

<<Ti amo davvero tanto, sai?>> mi disse lei, all’improvviso, quasi leggendomi nel pensiero.

Anch’io tesoro.

Anch’io.

<<Ma la smettete voi due? Comincio a sentirmi di troppo e poi vorrei tanto tornare a dormire>> si lagnò, all’improvviso, quel rompipalle del mio migliore amico, interrompendoci.

Dopo aver bofonchiato qualche scusa, gli augurammo la buonanotte e tornammo nel mio appartamento.

Il tragitto che facemmo fu breve.

Ma, purtroppo, sufficiente perché la gelosia e la possessività che avevo avvertito dentro poco prima, tornassero a farsi prepotentemente sentire.

<<Dov’è il tuo cellulare? Perché non hai risposto? Eri troppo impegnata per rispondermi? Con chi eri?>> le chiesi, non appena chiudemmo la porta, aggredendola.

Nell’istante esatto in cui le parole mi uscirono dalla bocca, mi pentii di averle pronunciate.

Cazzo, che coglione che ero!

Non solo ero arrapato come un quindicenne ogni volta che stavo con lei, che sentivo il suo profumo o la sua voce.

Ma ero anche geloso marcio.

Lei era mia.

Solo ed esclusivamente mia.

Se non fossi stato così evoluto e istruito, sarei sicuramente finito col farmi vincere da queste pulsioni da troglodita.

Arrivando al punto di chiuderla in casa per sempre, evitando che qualsiasi altro uomo le potesse mettere anche solo gli occhi addosso.

Ecco quanto ti amo T-bird!

Così tanto che mi fa impazzire persino l’idea di condividerti con il resto del mondo!

Andrea mi guardò allibita.

Riuscii chiaramente a vedere, sul suo viso, la rabbia prendere il posto dello stupore.

Stava per esplodere…

Tre, due, uno…

<<Mark, per caso sei ubriaco?>> mi chiese abbastanza alterata.

Non mi ero sbagliato!

Era incazzata ed io me lo meritavo.

<<Il mio cellulare è qui. Come puoi vedere è ancora impostato in modalità silenziosa. E’ per questo motivo che non ho sentito le tue chiamate e i tuoi messaggi. Altrimenti ti avrei risposto immediatamente e senza alcun problema. E non ti dirò nuovamente con chi sono uscita, perché l’ho già fatto prima. Non ti ho mentito Mark e non ero con altri uomini. Ti amo e voglio solo te. È così difficile per te capirlo?>>

La fissai e ascoltai il suo sfogo in silenzio, senza interromperla.

Aveva ragione a sentirsi offesa per la mia sfuriata di gelosia.

Mi meritavo il suo sfogo e la sua rabbia, anche se sapevo che non sarebbero durate a lungo.

Andrea era del tutto incapace di tenere il muso per troppo tempo.

In ogni modo, anche se sembrava che mi avesse già perdonato, dovevo assolutamente scusarmi ed essere sincero con lei.

Quella ragazza non si meritava nulla di meno da parte mia.

Erano talmente tante le cose che non potevo o volevo dirle del mio passato che, per tutto il resto, come minimo dovevo essere più che onesto.

<<Sono un idiota. Io questa cosa della gelosia non so proprio come accidenti gestirla. Dovrai avere un po’ di pazienza con me, T-bird>> le dissi, implorandola con gli occhi di capirmi e perdonarmi.

Devi essere paziente con me, Andrea.

Sono tremendamente imperfetto, più di quello che lascio intravedere.

Commetto errori e ne ho commessi in passato.

Ma, questi, spero che tu non li scopra mai…

Perché se tu li dovessi scoprire, sono sicuro che mi lasceresti, lo so.

Ed io l’idea che tu possa lasciarmi, ora o in futuro, non la voglio nemmeno contemplare.

Non vivrei senza di te.

Non stavo esagerando.

Non era il pensiero di un giovane innamorato.

Era il pensiero di un uomo che aveva vissuto all’inferno troppo a lungo.

Ora che avevo trovato per me un pezzetto di paradiso non ci avrei rinunciato per nulla al mondo.

<<Tutta quella che vuoi…>> rispose lei alla mia supplica, in un sussurro.

Un sussurro che risuonò dentro di me molto più forte di un urlo.

Poche parole che misero in pace il mio cuore.

Mi aveva compreso e mi aveva perdonato.

Sarebbe rimasta al mio fianco…

Sereno e soddisfatto parlai ancora un po’ con lei.

Di Dean e Denise.

Anche se io, in realtà, non prestai molta attenzione al suo racconto.

Ero troppo preso dalla voglia di entrare dentro di lei.

Di fare pace nel modo che preferivo.

Di chiederle scusa e dimostrarle quanto ci tenessi a lei.

<<Mark?>> mi disse, a un certo punto del discorso, con un tono di voce talmente suadente da richiamare subito tutta la mia attenzione.

<<Credo proprio di aver bisogno di un altro dei tuoi promemoria…>> aggiunse, mordendosi il labbro inavvertitamente.

Perfetto!

Non chiedevo altro.

Con un gesto rapido la presi in braccio e la portai, veloce, verso la camera da letto.

Dopo aver trascorso la giornata seguente completamente immerso nel lavoro, arrivò, finalmente, l’ultimo giorno dell’anno.

Ero ancora mezzo addormentato, e mi stavo godendo il corpo nudo di Andrea avvinghiato a me, quando il mio cellulare, sul comodino, cominciò a vibrare.

Facendo molta attenzione a non svegliarla, mi sciolsi dal suo abbraccio e, afferrando il cellulare, mi diressi verso la sala per rispondere.

<<Regis>> risposi con la voce roca.

<<Mark, sono Marcus>> mi rispose mio nonno con il suo solito tono di voce gelido e autoritario.

Senza nemmeno chiedermi come stessi, e nemmeno scusandosi per avermi tirato giù dal letto così presto, arrivò subito al sodo.

Tipico di mio nonno.

Mai perdersi in smancerie o carinerie.

Dire con il proprio nipote di volergli bene, dargli una pacca sulle spalle o consolarlo con un “sono qui”, era una cosa che, per Marcus Regis, assolutamente non andava fatta.

“Mai perdere tempo con qualcosa che non porta nessun profitto” era il suo motto.

<<Ti ho chiamato per ricordarti che stasera ti aspetto alla festa a casa mia>> tuonò, più come se fosse un ordine che un invito.

<<Non so se riuscirò a fare in tempo a passare…>> gli risposi tentando di trovare una via di fuga.

Non volevo andare a casa di mio nonno.

Non volevo che Andrea lo conoscesse.

Mio nonno era un dannato figlio di puttana, capace di farti a pezzi solo per il gusto di farlo.

Se poi aveva il sospetto che una persona interferisse con i suoi piani, allora diventa anche peggio.

Un mostro senza cuore e senza pietà.

Era per questo motivo che volevo tenere Andrea lontana da lui.

Inoltre, non gli avevo ancora parlato di lei.

Ero sicuro, infatti, che l’avrebbe presa di mira con tutte le sue stupide paranoie sul fatto che le donne si avvicinavano a me solo perché attratte dai miei soldi.

Qualcuna forse, in passato, magari sì.

Ma non Andrea.

Lei no.

Ci avrei potuto mettere la mano sul fuoco.

<<Assolutamente no>> ringhiò mio nonno furioso <<Troverai il tempo e verrai. Ora ti saluto. Ti aspetto stasera. Puntuale e, per amor di Dio, vestiti elegante. Non vorrei che tu mi facessi sfigurare>>

Poi riattaccò, lasciandomi in preda ad un feroce tumulto interiore.

Ero furioso con lui per il modo freddo e distaccato con cui si era rivolto a me, ma ero ancora più arrabbiato con me stesso perché, come al solito, glielo avevo lasciato fare.

Mi aveva mancato di rispetto per anni ed io avevo sempre tenuto la bocca chiusa.

L’unico motivo per cui l’avevo fatto, e per cui tuttora continuavo a farlo, era che quell’uomo rappresentava la mia famiglia.

Faceva schifo come persona ma era pur sempre mio nonno.

Sospirando cercai di calmarmi.

Con la mente vagai alla ricerca di qualcosa che potesse placare la mia rabbia.

Non mi ci volle molto per trovarlo.

La mia splendida e meravigliosa ragazza che dormiva tranquilla, e ignara di tutto, nel mio letto.

Perfetto!

Mi sarei dedicato a lei per tutto il giorno e fanculo i parenti stronzi!

Dopo averle preparato la colazione, la raggiunsi in camera.

Avrei voluto lasciarla dormire di più, ma il bisogno di lei si era fatto troppo impellente.

Quasi doloroso.

Passammo tutta la mattinata a letto a fare sesso.

Il sogno di ogni uomo.

Bhè, dimenticavo la doccia…

Adoravo fare sesso mentre l’acqua che mi scorreva addosso.

All’una, mezzi nudi e affamati, ci mettemmo a cucinare.

All’improvviso, mentre eravamo in cucina a preparare la pasta, udimmo qualcuno bussare alla porta.

Dato che io avevo addosso solo un asciugamano, stretto attorno alla vita, andò Andrea ad aprire.

<<Sorpresa!>>

L’inconfondibile voce della migliore amica di Andrea giunse fino a me.

Sollevando gli occhi al cielo, sbuffai.

Addio giornata del sesso!

Poi un pensiero molto egoistico mi assalì.

Incurante di essere mezzo nudo, e anzi sperando che questa cosa facesse capire a Denise che non era il caso si fermasse a lungo, raggiunsi le ragazze in salotto.

Non appena vidi l’espressione di Andrea, però, il mio geniale piano non mi sembrò più così geniale.

In un attimo afferrò un cuscino del divano e me lo lanciò contro.

<<Sei fortunato che lei sia la mia migliore amica perché se ti fossi presentato mezzo nudo e così sorridente davanti a qualsiasi altra donna, ti sarebbe arrivato addosso tutto il divano e non solo un cuscino!>> mi urlò contro, fervente di gelosia.

Allora non ero l’unico!

Venire a conoscenza di quella cosa mi riempì di soddisfazione.

Gongolando andai in camera da letto per indossare qualcosa di più…coprente.

Ma non prima di aver punzecchiato per bene la mia piccola fidanzata gelosa.

Anche se mi permise di ottenere la gratificante prova della gelosia di Andrea, il mio piano non funzionò.

Incurante di aver interrotto qualcosa, Denise si autoinvitò a pranzo.

E non solo…

Passò quasi tutto il tempo a parlare delle sue vacanze ad Aspen.

Tesoro, chi se ne frega degli istruttori mozzafiato che hai visto o della gente che hai incontrato!

Se penso che ora sarei potuto essere staso sul letto a leccare questo sughetto delizioso direttamente da sopra il corpo di Andrea…

Sbuffando mi sistemai meglio i pantaloni della tuta.

Devo smetterla con questi pensieri.

Esibire un’erezione davanti alla migliore amica della mia fidanzata non era qualcosa a cui aspirassi particolarmente.

Casualmente ci pensò proprio Denise a distrarmi dai miei pensieri peccaminosi.

E purtroppo per me lo fece nel peggiore dei modi.

<<Che facciamo stasera, Andrea?>> chiese, all’improvviso, alla mia fidanzata, ignorandomi del tutto.

Vedendo Andrea in difficoltà intervenni.

<<Stasera noi…>> iniziai a dirle <<E con noi intendo, oltre a voi due, anch’io e un mio amico, andremo a cena al ristorante italiano “Alto”. Subito dopo faremo un salto alla festa organizzata da mio nonno. Lo so che non è il massimo, ma sono obbligato a passarci. Infine, concluderemo la serata in una discoteca, il “Lavo”, in cui ho già prenotato un tavolo nel privè>>

Cercai di sganciare la bomba nel modo meno doloroso possibile.

Camuffando la visita a mio nonno in mezzo ad altri eccitanti impegni.

Denise abboccò, ma Andrea no.

Ignorando gli urletti estasiati e le frasi sciocche di Denise, mi concentrai sul volto di Andrea.

Vidi passare sul suo bellissimo viso una moltitudine di sentimenti.

Stupore, ansia e confusione.

Quello predominante, però, fu sicuramente la delusione.

<<Denise, potresti lasciarci un attimo da soli?>> dissi, interrompendo lo sparlare a vanvera di Denise, quando non mi fu più possibile trattenermi.

Avevo bisogno di parlare con Andrea.

Dovevo spiegarle il perché del mio comportamento.

Dovevo arginare la cosa prima che potesse prendere una brutta piega.

Per fortuna Denise acconsentì e sparì in salotto in tutta fretta.

<<Andrea? Andrea, guardami>> le dissi quasi immediatamente.

Non avevo tempo da perdere.

La delusione che leggevo nei suoi occhi si stava già trasformando in risentimento.

Senza voltarsi verso di me, e anzi evitandomi accuratamente, Andrea cominciò a portare i piatti sporchi al lavello.

Deciso a non cedere, le andai dietro.

Arrivatole vicino, le posai le mani sulle spalle.

Cavolo!

Era tesa come una corda di violino!

Dovevo farmi perdonare e subito.

<<Amore mio…>> iniziai a dirle.

Poi mi bloccai.

Non solo perché lei m’interruppe, ma anche per le parole che mi erano appena uscite di bocca.

Amore mio…

Non l’avevo mai chiamata così.

O perlomeno non l’avevo mai fatto a voce alta.

Avevo sempre avuto questo assurdo timore che facendolo avrei reso il mio amore per lei reale.

E le cosa reali diventano esposte e vulnerabili.

Non puoi rompere o danneggiare qualcosa che non esiste…

In quel momento, però, quelle parole mi erano uscite di bocca da sole, senza controllo.

E, contro ogni pronostico, avevo scoperto che il pronunciarle mi aveva fatto sentire bene.

Era stato liberatorio.

Per questo motivo non ebbi esitazioni a risponderle, non appena lei mi accusò di averla chiamata in quel modo solo per farla tranquillizzare.

<<Non ti ho chiamata così per farti calmare ma, solo e semplicemente, perché lo sei. Sei il mio amore…>> le dissi sincero, avvertendo un brivido di piacere lungo la schiena.

Quella scossa eccitante risvegliò il mio corpo.

Senza esitazione cominciai e baciarle e a leccarle il collo.

In pochi istanti sentii il corpo di Andrea rispondere alle mie attenzioni e sospirare di piacere.

Dopo qualche istante la sentii, addirittura, spingere il suo meraviglioso sedere contro la mia erezione.

Il mio pene divenne immediatamente ancora più duro, tanto che iniziò a farmi male.

Accidenti, se solo fossimo soli!

Facendo violenza a me stesso, ricordai ad Andrea la presenza di Denise.

Inoltre, anche se lo desideravo tantissimo, non mi ero avvicinato a lei per questo, ma per parlare.

Facendola voltare verso di me, non persi tempo.

<<So perché sei arrabbiata T-bird, e ne hai tutte le ragioni. Avrei dovuto parlarti di questa cosa di mio nonno…>> iniziai a dirle come un treno in corsa, bisognoso di spiegarle.

<<Non ti ho detto nulla prima perché parlare di mio nonno mi avrebbe fatto innervosire e deprimere. Sono stato un egoista, lo so, ma lo rifarei. Questi passati con te sono stati i giorni più felici e spensierati che io abbia trascorso da molti anni a questa parte. Per nulla al mondo li avrei rovinati>> aggiunsi, non lasciandole nemmeno il tempo di aprire bocca.

Era la verità.

Andrea era la mia isola felice.

Era sbagliato volersela godere per un po’ lasciando da parte i casini e le complicazioni?

A quel punto mi sarei aspettato qualsiasi reazione da lei, ma non quella che ebbe.

<<Ti amo. Ti amo. E, ancora, ti amo>> mi disse, baciandomi con amore.

Il modo in cui mi baciò, il modo in cui pronunciò quelle parole, il modo in cui mi guardò…

Sentii la barriera, stretta attorno al mio cuore, cadere di schianto, liberando tutto il mio amore e facendo rinascere in me la speranza di essere felice.

Ti amo anch’io, amore mio.

Non sai quanto!

Mai come in quel momento sentii vere quelle parole.

Fanculo!

Ora o mai più!

Deciso a dirglielo, aprii la bocca.

Il rumore di qualcuno che bussava alla porta interruppe il momento.

Preso com’ero da lei, e dal tumulto di emozioni che sentivo dentro, non mi preoccupai quando Denise si offrì di aprire al posto nostro.

Il pensiero che potesse essere Dean ad aver bussato alla porta colpì me e Andrea quasi nello stesso istante.

Senza esitazioni ci fiondammo in salotto.

Accidenti!

Appena li vidi mi bloccai, trattenendo Andrea per i fianchi.

Ok, il danno era fatto!

Dean e Denise erano fermi, l’uno di fronte all’altra, e si stavano divorando con gli occhi.

Signore fa che vada tutto bene perché ora che Dean sa che conosco Denise e a lui non l’ho detto… mi vorrà uccidere di sicuro.

La buona sorte però, per quel giorno, decise di essere magnanima con me.

Dal modo in cui il mio migliore amico cominciò a baciare Denise, capii che, per diverse ore, non sarei stato al centro dei suoi pensieri.

Sorridendo restai a guardare.

Non avevo mai visto Dean comportarsi così.

Di solito lui era un tipo riservato e schivo.

Avevo capito che quello per Denise era stato un vero e proprio colpo di fulmine, ma non pensavo fino a questo punto.

Quando la cosa cominciò a farsi un po’ troppo spinta, però, decisi si intervenire.

<<Fuori di qui. Avete l’appartamento di fronte a vostra completa disposizione>> urlai a quelle due “sanguisughe”.

Quando quel groviglio di corpi fu fuori dal mio appartamento, chiusi la porta.

Finalmente Andrea ed io eravamo nuovamente soli.

Era arrivato il momento di darle la mia sorpresa.

Una leggera ansia m’invase.

Dio, ero proprio ridicolo.

Le stavo per regalare un vestito firmato da ottocento dollari…ne sarebbe stata sicuramente felice.

Le donne, in generale, sì, ma Andrea…

Leggermente teso mi voltai a guardarla.

La mia ansia, però, svanì subito non appena vidi Andrea coprirsi il viso con le mani e imprecare.

Preoccupato, mi avvicinai a lei.

Dopo averle fatto qualche domanda riuscii a capire il motivo del suo strano comportamento e mi rilassai.

Andrea, senza l’aiuto di Denise, temeva di restare senza vestito per la serata.

La situazione era perfetta!

Perché qui entravo in gioco io e il mio regalo.

Impaziente, la presi per mano e la portai in camera da letto.

Dopo averla fatta sedere sul bordo del letto, e averle fatto promettere di tenere gli occhi chiusi, andai verso l’armadio.

Aprendo le ante lentamente, per evitare di fare rumore e darle così degli indizi, presi la sacca contenente il suo regalo.

Indeciso su dove appoggiarla, alla fine optai per la sedia che tenevo vicino al comodino.

<<Ok. Ora puoi riaprire gli occhi>> le dissi, dopo qualche istante, nuovamente nervoso.

Dentro di me risi di me stesso, per l’assurdità della cosa.

Nemmeno le stessi per dare l’anello di fidanzamento…

La reazione di Andrea mi distrasse dai miei pensieri.

Pensavo che avrebbe fatto i salti di gioia, invece la vidi titubante e perplessa.

Osservando con più attenzione il suo regalo, per accertarmi che non ci fosse nulla fuori posto, mi accorsi che era racchiuso in una sacca per abiti maschili.

Che cazzo aveva combinato Dean quando lo era andato a ritirare?

<<Non saltare subito a conclusioni affrettate. Prima di pensare qualsiasi cosa aprilo>> le dissi per tranquillizzarla, comprendendo la sua perplessità.

Titubante Andrea si alzò e iniziò a tirare giù la cerniera che chiudeva la sacca.

Man mano che il vestito si rivelava ai suoi occhi, la mia tensione cominciò nuovamente a crescere.

<<Io…non capisco. È per me?>> mi chiese tenendo sollevato l’abito e fissandolo rapita.

Cosa?

E che cavolo di domanda era quella?

<<Ovvio che è per te. Per chi altro dovrebbe essere?>> le risposi, e per poco non mi misi anche a ridere.

<<E’ un regalo. Se ti piace, potresti indossarlo stasera>> le dissi, dopo qualche istante, tornando serio.

Dopo aver confermato che lo avrebbe indossato quella sera, Andrea mi guardò incuriosita.

<<Ma come hai fatto?>> mi chiesi, stringendo leggermente gli occhi <<Tu ed io passiamo praticamente tutto il nostro tempo insieme. Quando hai trovato un momento per andarmi a comprare quest’abito e il regalo di Natale?>>

Oh Dio!

Non farmici pensare!

Quel giorno fu un vero caos riuscire a incastrare il tutto e fare anche in modo che lei non si accorgesse di nulla.

Per fortuna ero un tipo ben organizzato.

E con un migliore amico che non aveva un cazzo da fare!

Notando il sopracciglio sollevato di Andrea, le raccontai i dettagli.

<<In effetti è un po’ complicato cercare di farti delle sorprese. Hai presente il giorno in cui sei andata al centro commerciale con Denise per comprare i regali di Natale?>>

Nel rievocare quel giorno sentii dentro una fitta di piacere, ma anche di angoscia.

Era stato il giorno in cui Andrea mi aveva detto ti amo per la prima volta.

Ma anche il giorno in cui avevo corso il rischio di perderla a causa della mia reazione.

Cazzo, mi era veramente preso il panico.

Diverse donne mi avevano già detto quelle due parole, ma nessuna di loro era mai stata, anche solo lontanamente, importante per me quanto lo era Andrea.

Lei mi era entrata subito dentro.

Avevo cercato di tenerla lontana, lottando contro me stesso con le unghie e con i denti, ma non era servito a nulla.

Sentire quelle parole proprio da lei, quindi, mi aveva sconvolto.

Sapere che mi amava, che una persona così meravigliosa provava un tale sentimento per me, mi aveva riempito di speranza e…timore.

No, non proprio timore.

Era stata più una vera e propria paura.

E così mi ero chiuso in me stesso, correndo il serio rischio di rovinare tutto.

Anche in quell’occasione, come al solito, era stata lei a fare il primo passo verso di me.

Per fare pace, chiarirsi e per ritrovare il nostro equilibrio.

Ricordo che mi ero sentito talmente sollevato da quel suo gesto che, in quel preciso momento, mi ero reso conto di amarla a mia volta.

Ma non di un amore normale.

No, quello che sentivo per lei era un amore travolgente e dirompente.

Un sentimento talmente forte che mi mancava il fiato quando non ce l’avevo vicina e tremavo di piacere quando anche solo la sfioravo.

Purtroppo, però, non ero stato in grado di dirglielo.

E non lo ero tuttora…

Cercando di accantonare i miei pensieri, proseguii con la mia spiegazione.

<<Ecco, ho concentrato tutti i miei acquisti nelle due ore che sei stata via. Se devo essere sincero, Dean mi ha dato una mano. Ricordi che, a un certo punto, sei entrata nel mio ufficio e mi hai sorpreso al telefono? E che io ho riattaccato in tutta fretta?>>

<<Vagamente…>> mi rispose con una stana espressione dipinta in viso.

Sembrava quasi che si sentisse in colpa.

<<Ecco, in quel momento ero al telefono con Dean e mi stavo accordando con lui>> continuai a spiegarle sorpreso, e anche un po’ confuso, da quella sua strana reazione <<Diciamo che mentre io andavo in gioielleria a ritirare il tuo regalo, lui andava a ritirare dal negozio questo vestito. Ovviamente l’ho scelto io, lui è solo andato a prenderlo>>

Uno strano silenzio cadde fra noi.

<<Provalo>> le dissi, più per interrompere quell’assurda situazione, che altro.

Anzi…

In quel momento avrei preferito averla nuda sotto di me, che osservarla mentre si vestiva.

<<Vuoi che lo provi ora?>> mi chiese, leccandosi sensualmente le labbra.

Oh sì!

La mia piccola e insaziabile fidanzata sta pensando la stessa cosa che sto pensando io…

Ottimo!

<<Magari più tardi…>> le risposi afferrandola per la vita e riportandola verso il letto.

Il resto del pomeriggio fu perfetto.

Andrea mi faceva sempre impazzire a letto.

Con quel suo fare un po’ timido e pudico…

Che poi, quando si lasciava andare, si trasformava in una vera e propria bomba sexy.

E il bello era che, per me, lei nemmeno se ne rendeva conto!

Fantastica!

Non ero mai stanco di lei.

Ero quasi addormentato, sazio e soddisfatto, stretto ad Andrea quando, improvvisamente, lei si sollevò di scatto sfuggendo al mio abbraccio.

<<Mark! E’ tardissimo! Per che ora hai prenotato il ristorante?>> mi chiese in preda all’agitazione.

Restio a muovermi aprii solo un occhio.

Dio era così bella e sexy, tutta scompigliata e nuda affianco a me.

Quasi, quasi….

Notando la sua preoccupazione crescente abbandonai ogni mio peccaminoso proposito e mi sollevai sui gomiti.

<<Per le otto. Perché che ore sono?>> le chiesi soffocando uno sbadiglio.

<<Sono le sei e mezzo!>> mi rispose urlando e correndo verso il bagno.

Cavoli… addio propositi lascivi…

<<Accidenti!>> dissi, più per prenderla in giro che perché fossi effettivamente preoccupato.

<<Splendida donna, tu mi distrai troppo>> scherzai, alzandomi a mia volta.

Pigramente la seguii in bagno.

Mmm… la doccia…

Forse il mio desiderio di divertirci ancora un po’ non era del tutto saltato, ma solo rimandato.

<<Perche fai la doccia da sola?>> le chiesi, offeso, non appena varcai la porta del bagno.

<<Ovvio. Se facciamo la doccia insieme, sappiamo entrambi come finiranno le cose. E noi siamo già in super ritardo>> mi rispose seria.

Scocciato, bofonchiai qualcosa e mi stiracchiai.

<<Perché nel frattempo non fai un salto nell’appartamento di là e informi i due nuovi amanti che, se vogliono essere dei nostri, si devono staccare un attimo e vestirsi in fretta?>> aggiunse, dopo poco, in tono di supplica.

Fantastico!

Non solo dovevo abbandonare ogni idea legata al sesso, ma dovevo anche andare a interrompere il mio migliore amico che, con ogni probabilità, lo stava facendo.

<<Ok, lo farò>> risposi sbuffando <<Anche se, piuttosto che andare di là, preferirei uscire a cena con Rebecca>>

Cazzo!

Non appena le parole mi uscirono dalla bocca me ne pentii subito.

Avevo usato il paragone sbagliato.

Ora Andrea sarebbe esplosa…

Infuriata, la vidi, infatti, spalancare le ante di vetro della doccia.

<<Che cosa hai detto?>> mi chiese, incenerendomi con gli occhi.

Ero nei guai, ma lei era così buffa!

Tutta bagnata, insaponata e infuriata.

Ridendo alzai le mani in segno di resa.

<<Stavo solo scherzando!>> mi giustificai.

<<Non è divertente come scherzo. Affatto!>> risposi lei, rientrando in doccia.

Cosa?

Tutto qui?

Me l’ero cavata con una semplice frase di accusa?

O no, tesoro mio.

Tu sai fare di meglio…

<<E ricordati che siamo in ritardo, Cole. Ops! Scusa! Volevo dire Mark…>> aggiunse in tono derisorio.

Eccola lì, la stoccata che stavo aspettando!

Ma cavoli.

C’era andata giù bella pesante.

Aveva esagerato.

Cole no!

Lui, proprio, non doveva nemmeno nominarmelo.

Incazzato, uscii dal bagno sbattendo la porta.

A passo pesante andai in camera e m’infilai un paio di pantaloncini e una maglietta.

Cazzo!

Il sentir nominare quel verme mi aveva fatto veramente infuriare.

E poi perché Andrea lo aveva nominato?

Pensava ancora a lui?

Voleva lui?

Bene, allora che andasse pure!

Non avevo tempo da perdere con persone indecise e pronte ad abbandonarmi.

Infuriato, sbuffai e diedi un pugno al muro.

Scuotendo la mano per il dolore chiusi gli occhi.

Ma che diavolo stavo pensando?

Andrea non era così.

Sempre più nervoso, uscii dal mio appartamento per andare ad avvisare Dean.

Arrivato di fronte alla sua porta, bussai.

Dopo qualche istante, non ricevendo alcuna risposta e non potendo contare sulla mia pazienza, cominciai a sbattere i pugni con foga sulla porta.

Stavo ancora sfogando la mia rabbia su quella tavola di legno, quando Dean finalmente arrivò.

<<Eccomi, eccomi! Ma chi cazzo è?>> sbraitò aprendo la porta.

La prima cosa che notai fu che Dean era praticamente nudo.

Le sue parti basse erano coperte solo dalla sua t-shirt tenuta su al meglio.

Non appena lo vidi scoppiai a ridere, sentendo la rabbia allentare un po’ la presa.

<<Mark? Ehi amico, non hai niente di meglio da fare che venirmi a rompere le palle?>> mi chiese lui, per nulla divertito.

<<Sono venuto a dirvi che se volete essere dei nostri stasera è meglio che iniziate e mettervi qualcosa addosso>> gli risposi con un ghigno.

<<Ok>> mi disse Dean sovrappensiero.

Poi, senza aggiungere altro, con un gesto brusco mi chiuse la porta in faccia.

Fantastico!

Con una smorfia mi voltai e tornai nel mio appartamento.

Non appena entrai, sentii il rumore del phon provenire dal bagno.

Un moto di risentimento, ma anche d’imbarazzo, si fece nuovamente strada dentro di me.

Avevo reagito male alla frase di Andrea, ma…cazzo!

Non mi andava proprio giù che avesse fatto quel nome.

E non solo perché odiavo quell’uomo con tutto me stesso, ma anche perché Andrea aveva trascorso del tempo da sola con lui.

Non le avevo mai chiesto cosa ci fosse stato fra loro.

Presumevo nulla, ma non ne avevo la certezza.

In ogni modo non le avrei mai chiesto niente perché, se la sola idea che si fossero anche solo baciati mi faceva perdere le staffe, averne la conferma mi avrebbe dilaniato.

Meglio non sapere…

Sempre più nervoso, sbuffai.

Dovevo entrare nel bagno per farmi la doccia, ma non avevo la più pallida idea di cosa dire ad Andrea e di come comportarmi con lei.

Di una cosa, però, ero abbastanza sicuro.

Stavo avendo una reazione un po’ esagerata.

D’altronde io avevo fatto il nome di Rebecca per primo.

Inoltre, Andrea non conosceva tutta la storia e non sapeva quanto odiassi Cole.

Nel qual caso, ero sicuro che non lo avrebbe nemmeno nominato.

Prendendo un bel respiro, nel tentativo di calmarmi, entrai in bagno.

Senza aprire bocca, e senza nemmeno guardarla, mi spogliai e m’infilai sotto la doccia.

Dopo qualche istante, Andrea iniziò a farmi delle domande alle quali io, però, non risposi o risposi a monosillabi.

Non lo stavo facendo apposta.

Ero in preda alla rabbia e alla gelosia e, piuttosto che dire cose di cui mi sarei pentito, preferii stare zitto.

Ogni mio tentativo, fatto fino a quel momento, di mantenere la calma, però, fu vanificato non appena la sentii chiedermi il motivo per cui ero arrabbiato con lei.

Cosa?

Avevo capito bene?

Mi stava chiedendo perché ero arrabbiato con lei?

La tua fidanzata che fa finta di sbagliarsi chiamandoti con il nome del suo ex…questo è un buonissimo motivo per perdere le staffe!

Ok probabilmente Cole non era il suo ex, ma era lo stesso!

Sentendo la collera montare, sbottai.

<<Non nominare mai più Coleman quando parli con me. E non m’importa se stavi scherzando. Non voglio. Se t’interessa lui, sei libera di andare>> le dissi freddo e distaccato.

Mi pentii quasi subito di quello che avevo detto.

Ero incazzato, ma ci ero andato giù troppo pesante con le parole.

Sembravo quasi mio nonno…

A quel pensiero strinsi forte la mano a pugno.

Probabilmente era a causa dell’imminente incontro con quell’uomo se ero così tanto nervoso e irritabile.

E Andrea ne stava pagando le conseguenze.

Senza battere ciglio Andrea mi fissò dritto negli occhi.

<<Mi dispiace di averti chiamato con il suo nome. E, giuro, che stavo per chiederti scusa per questo. Ma, poi, tu ti sei comportato veramente da stronzo, dicendomi le cose orribili che hai appena detto. Mi hai ferita Mark, quindi ora tocca a te chiedere scusa a me>> mi disse seria ma con gli occhi tristi.

Una fitta di dispiacere mi colpì forte.

Dovevo rimediare ma non avevo idea da dove iniziare per farlo.

Per una vita intera avevo sempre rifiutato di giustificare a chiunque il mio comportamento, soprattutto alle donne.

Mi ero sempre disinteressato di quello che gli altri pensavano di me.

Ora, invece, tutto era cambiato.

Il fatto che Andrea avesse una buona opinione di me era un fatto fondamentale.

Avrei fatto di tutto per non deluderla o ferirla.

<<Non tollero la presenza di Coleman fra noi due. Né fisicamente né, tanto meno, verbalmente. Se vuoi parlare di lui sentiti libera di farlo, ma non con me>> dissi, frettolosamente, cercando di rimediare.

Il risultato, però, fu orrendo.

Quello che ne venne fuori assomigliò più a una frase di accuse che di scuse.

Incazzato con me stesso, per aver peggiorato la situazione nel tentativo di migliorarla, iniziai a radermi.

Dopo aver passato quasi un minuto a fissarmi, Andrea si spostò e mi venne ad abbracciare da dietro, appoggiando la sua guancia sulla mia schiena nuda.

Quel contatto inaspettato, ma desiderato, mi fece battere forte il cuore.

Lentamente iniziò a parlare, la voce un sussurro.

<<Non pensavo che ci fosse bisogno di dirtelo, ma nemmeno pensavo che una cosa del genere a te potesse venire in mente, comunque… ti assicuro che a me Cole non interessa. In nessun senso. E non lascerei mai te, per tornare da lui. Ho scelto te, Mark. Sceglierò sempre te. Ti prego, dimmi che tu questo lo sai. Che hai fiducia in me e nell’amore che provo per te>>

Nell’udire quella sua supplica chiusi per un attimo forte gli occhi, lasciando cadere la lametta dentro il lavandino.

Dio quanto ti amo T-bird.

Più della mia stessa vita.

Più di quello che pensavo fosse consentito a un uomo.

Dopo essermi ripulito il viso, mi voltai verso di lei.

<<Sì, lo so e ti credo. Ma tu non smettere mai di ripetermelo, ok?>> le risposi, sentendomi un verme, ma anche più sollevato e felice.

Eravamo di nuovo noi due.

Io e lei.

Senza incomprensioni né litigi.

Dopo averle chiesto scusa e averle promesso che mi sarei fato perdonare quella notte, la spedii in camera a vestirsi.

Se fosse rimasta altri cinque minuti dentro quel bagno, avremmo sicuramente fatto tardi.

Dopo aver finito di radermi ed essermi sistemato i capelli, mi accinsi a uscire dal bagno.

Pronto ad andare in camera a vestirmi.

Avevo fatto appena un paio di passi verso la porta quando questa si aprì e Andrea entrò.

Oh. Mio. Dio.

Era stupenda.

No, molto più che stupenda.

Con quel vestito e quelle altissime scarpe rosse incarnava benissimo il mio miglior sogno erotico.

Divorandola con gli occhi, lasciai cadere l’asciugamano che mi cingeva la vita.

Avvicinandomi a lei, incapace di resisterle e bisognoso di sentirla, cominciai ad accarezzarle il collo.

Ben presto sentii il suo respiro farsi leggermente affannoso e le sue pulsazioni aumentare.

Mmm…

Ma allora io faccio a te lo stesso effetto che tu fai a me?

Perfetto!

Dopo averla sentita balbettare qualcosa a proposito del fare tardi, mi obbligai a staccarmi da lei e andai in camera a vestirmi.

E a cercare di riportare sotto controllo la mia prepotente erezione!

Infastidito dall’idea di starle lontano, mi vestii velocemente.

Ero stato a tanti di quegli eventi formali con mio nonno che ormai ero capace di vestirmi, e sistemare il papillon, anche a occhi chiusi.

Non appena pronto tornai da lei.

Avanzai verso il bagno silenziosamente.

Sperando di riuscire a coglierla di sorpresa per poterla osservare senza essere visto.

Non appena fui sulla soglia del bagno, mi appoggiai allo stipite.

Come mi ero augurato, Andrea non si accorse di me.

Era troppo intenta ad acconciarsi i capelli.

Con reverenza la osservai meglio.

Non si era truccata troppo.

Solo un po’ di colore sulle guancie, mascara e un lucidalabbra trasparente.

Proprio come piaceva a me.

Se una donna è già bellissima di suo che bisogno ha di truccarsi?

Deciso a contemplare tutta la bellezza della donna meravigliosa che avevo davanti, i miei occhi cominciarono a scendere.

Quel vestito le stava una meraviglia.

Le avvolgeva le curve in modo delicato ma sexy.

<<Niente male!>> fu il commento che mi sfuggì di bocca, incapace di trattenermi.

Non appena mi udì Andrea si voltò di scatto.

L’espressione compiaciuta che aveva dipinta in volto svanì subito, sostituita da una estasiata.

Che c’è amore mio, ti piace quello che vedi?

Bhè la cosa è reciproca, puoi scommetterci!

Dopo aver passato in rassegna tutto il mio corpo, e avermi divorato con gli occhi, la vidi rabbuiarsi.

Lentamente i suoi occhi furono invasi dal panico e dalla paura.

Sapevo cosa stava provando.

Lo sapevo perché era la stessa cosa che sentivo dentro anch’io ogni volta che mi soffermavo a guardarla.

Era paura.

Una fottutissima e logorante paura che tutto potesse finire.

Per quanto riguardava me, la mia paura più grande era che lei si potesse, un giorno, rendere conto di che stronzo ero stato in passato e decidesse di lasciarmi.

Se avessi perso Andrea… io non so cosa avrei fatto.

Lei era il mio tutto.

Lei era ciò di cui avevo bisogno, anche quando nemmeno sapevo di aver bisogno di qualcosa.

Lentamente mi avvicinai a lei e le misi una mano sulla guancia.

Non vado da nessuna parte tesoro.

Non ti farò mai soffrire, te lo prometto.

Ti metterò sempre al primo posto, sempre.

E ti renderò felice…perché ti amo.

<<Ti amo tanto>> mi disse lei, sotto voce, all’improvviso, quasi avesse percepito la mia muta dichiarazione.

Senza pensarci due volte appoggiai la mia bocca alla sua.

Andrea rispose immediatamente al bacio, socchiudendo le labbra e avvicinando la lingua alla mia.

Senza farmi pregare trasformai quello che era cominciato in modo casto, in un bacio passionale.

 

FINE 23° CAPITOLO

-ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO –

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Lorenza. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

8 Comments on “Scegli Me” di Lorenza – Il Ritorno – 23° Capitolo

  1. manu85
    marzo 28, 2016 at 3:00 pm (3 anni ago)

    Bello il punto di vista di Mark finalmente riusciremo a capire qlcs..non vedo l ora di lunedì prof
    baci

    Rispondi
    • Lorenza
      marzo 29, 2016 at 2:22 pm (3 anni ago)

      Felice che ti piaccia! Sono tornata un po’ in dietro… ma così secondo me si capisce tutto meglio! Baci

      Rispondi
  2. Rosy ♥
    marzo 28, 2016 at 9:01 pm (3 anni ago)

    Mark oh Mark ♡
    Il re delle docce, il nostro BigFireBird ♡
    L’unico e il solo ♡

    Rispondi
    • Lorenza
      marzo 29, 2016 at 2:23 pm (3 anni ago)

      Ah! Ah! Ah! L’unico e il solo! Sei tremenda!

      Rispondi
  3. Virna
    marzo 29, 2016 at 11:51 am (3 anni ago)

    Se prima lo amavo ora proprio impazzisco per Mark!!!
    Povero tesoro…..quante coccole che gli farei…..

    Rispondi
    • Lorenza
      marzo 29, 2016 at 2:24 pm (3 anni ago)

      Aspetta e vedrai! Mi sono impegnata molto per far essere Mark un bell’esemplare maschile… spero di esserci riuscita

      Rispondi
  4. ROSY C.
    marzo 29, 2016 at 2:02 pm (3 anni ago)

    Cavolo, questo capitolo è bellissimo, il punto di vista di Mark ci voleva proprio x capire meglio la storia , non vedo l’ora ke arrivi il prossimo lunedi x saperne di più sul suo punto di vista …… :-* :-* <3 <3

    Rispondi
    • Lorenza
      marzo 29, 2016 at 2:26 pm (3 anni ago)

      Felice di non averti delusa! Secondo me hai ragione, il cambio di punto di vista ci voleva! Bacionissimi

      Rispondi

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