Estratto in anteprima di “Libera di Essere Tua”, il nuovo racconto di Irina

Dopo il book trailer della scorsa settimana è arrivato il momento di svelare altri due tasselli della nuova storia di Irina che, vi ricordo, avrà il titolo di “Libera di Essere Tua.”

Come prima cosa la data: il racconto sarà disponibile a partire dal prossimo 3 maggio e per tutte coloro che si stavano domandavano se si trattasse della vostra nuova tortura settimanale qui sul sito, la risposta è no!

IRINA BOLAFFI

Questa volta Irina spicca il salto e il suo racconto sarà pubblicato nella sola versione digitale ad opera della Delos Digital, la stessa casa editrice che qualche mese fa ha ospitato anche il racconto della nostra Samy.

Ed ora veniamo alla parte che preferite, ormai vi conosciamo moltooooo bene!

Insieme con Irina e Samy – si, ci siamo riunite in una piccola associazione a delinquere. Salvo è il capo della combriccola  :-D – abbiamo scelto un passo del nuovo racconto da regalarvi in anteprima, giusto per stuzzicarvi un attimo e scoprire così la vostra genuina reazione a questa nuova storia.

Noi, ovviamente, abbiamo già avuto modo di leggerlo qualche mese fa e devo ammettere che Irina è riuscita a stupirci di nuovo con un racconto per nulla banale. Questa ragazza ne ha di fantasia!

Nell’estratto che segue avrete modo di conoscere alcuni personaggi, tra cui quello femminile di Samantha, la principessa di Manhattan, figlia di papà dallo stile di vita molto dissoluto. I suoi eccessi condurranno il padre ad una drastica soluzione riguardante il suo futuro e la decisione presa porterà Samantha ad incrociare la strada di Ryan, scontroso e scorbutico Orso. Ma sempre per buone ragioni 

Due mondi diversi, all’apparenza incompatibili, destinati ad incrociarsi. L’Orso e la Principessa. 

Nel prossimo appuntamento sveleremo infine la cover e la sinossi, ma credo che nel frattempo qualche idea avrà già preso vita nelle vostre testoline. Vedremo chi tra voi sarà quella che ci è andata più vicino!

Aaaahhh, neppure a dirlo: io e Sam abbiamo già un nostro personaggio preferito, poi scoprirete di chi si tratta. Avremo modo di riparlarne qui, o in separa sede 

Come sempre, vi auguro il mio immancabile…..

Buona Lettura

 

anteprima-libera di essere tua- irina-freepassion.it

Il mal di testa e la nausea non mi danno tregua. Devo smetterla di bere così tanto. Afferro il bicchiere sul comodino e mando giù un analgesico, sperando che mi dia presto sollievo. Sento il rumore dello scarico del bagno e mi volto verso la porta, rivestita della stessa delicata tappezzeria delle pareti.

«Ciao dormigliona, come ti senti?» Dylan esce dal bagno, completamente nudo, frizionandosi i capelli biondi con un asciugamano. Devo ammettere una volta di più che è veramente bellissimo, con quel corpo muscoloso, perfettamente scolpito dalla palestra, e quel viso angelico, illuminato dagli occhi azzurri. Ci frequentiamo da quasi tre anni e i nostri accordi sono chiari. Soddisfiamo entrambi un bisogno: buon sesso con una persona che non fa troppe domande. Niente amore, niente promesse, niente gelosia. 

«Mi sento una schifezza» gli rispondo «La prossima volta tienimi lontana dal gin!»

«Non ci penso proprio» ribatte, con un sorriso colmo di malizia «Mi piacciono le cose che mi fai quando sei su di giri!»

Per tutta risposta gli lancio contro un cuscino di piume, che afferra al volo ridendo. Inizia a vestirsi rapidamente e dopo poco appare davanti a me l’immagine di un perfetto uomo d’affari. Il completo grigio su misura sottolinea la sua prestanza fisica e la cravatta del colore dei suoi occhi è annodata in modo impeccabile. Gli faccio un fischio di approvazione, facendolo ridere.

«Riunione importante?» tiro a indovinare, il suo cenno di assenso mi conferma che ho fatto centro. 

«Oggi arriva la delegazione dal Giappone per la presentazione del nuovo progetto>> mi strizza l’occhio «Il Grande Capo sarà estremamente irritabile, ci sono in ballo molti milioni».

«Allora sarà meglio non farlo aspettare, sai che mio padre diventa intrattabile quando è nervoso» gli sorrido «In bocca al lupo!»

«Crepi!» prende la valigetta ventiquattr’ore e si avvia alla porta «Ci sentiamo, Sam. Buona giornata!»

Niente baci, niente saluti strappalacrime. Sappiamo entrambi che non sentiremo la reciproca mancanza. Gli faccio un cenno di saluto e mi stendo nuovamente sul letto, sperando che la mia testa smetta presto di pulsare. Lascio i pensieri liberi di vagare, una pessima abitudine che mi costringe una volta di più a prendere atto delle contraddizioni della mia vita. Dylan Thompson ne è un esempio lampante. È quello che si definisce un ottimo partito. Non solo è l’amministratore delegato della società di mio padre, la Harrington Corporation, ma la sua famiglia è ricca e stimata. Negli affari è molto abile, è brillante, divertente, indubbiamente bello. Insomma, è schifosamente perfetto. Molti si aspettano che annunciamo il nostro fidanzamento da un momento all’altro, ma nessuno dei due ha la benché minima intenzione di rinunciare alla propria libertà. Non provo niente per lui, a volte penso di non provare niente per nessuno al mondo, il mio cuore è arido come un deserto di ghiaccio.

Mi sporgo quel tanto che basta per aprire il cassetto del comodino e tirar fuori il mio pacchetto di Lucky Strike e l’accendino. Fumo con voluttà, confidando in quel rimedio per la mia anima tormentata. Guardo gli alberi lucidi di brina fuori dalla grande vetrata. Oggi neanche il verde delle piante riesce a tirarmi su di morale, né la mirabile terrazza su cui si affaccia il mio appartamento. Siamo al cinquantesimo piano e mio padre ha fatto realizzare per me un vero e proprio giardino tra le nuvole, da cui si domina il panorama mozzafiato di New York. Tutto intorno a me parla di ricchezza, potere e prestigio, ma non posso fare a meno di sentirmi infelice, una principessa imprigionata in una torre.

Un sommesso bussare alla porta mi riscuote dai miei foschi pensieri. Mi affretto a spegnere la sigaretta e a nascondere il mozzicone, prima di rispondere:

«Entra pure Babs!»

«Buongiorno  Sam, ho visto il signor Thompson uscire e ho capito che eri sveglia» la donna entra con passo sicuro, sorreggendo il vassoio d’argento con la colazione e chiude la porta con un colpetto del suo imponente didietro. Si avvia verso il tavolo di cristallo e posa il vassoio, fermandosi poi ad annusare l’aria e quindi a guardarmi con aria corrucciata e le mani posate a pugno sui fianchi «Non mi avevi detto di aver smesso di fumare?» 

“Merda, se ne è accorta!”

Nonostante sia bassa e rotonda, con la pelle color cioccolato tesa in due guance morbide e paffute che le rughe non hanno ancora raggiunto, ha un aspetto vagamente minaccioso. Chino il capo assumendo una opportuna espressione contrita.

«Scusa, è una giornata difficile…» mormoro, dispiaciuta. Tra tutte le persone al mondo, Babs è quella che meno di tutte voglio deludere.

«Accidenti, bambina mia, da un po’ di tempo a questa parte tutte le tue giornate sono difficili!» protesta, con un sospiro «Forza, vieni a fare colazione».

«Non ho fame…»

«Sciocchezze, ti ho preparato il mio rimedio anti sbronza. Dopo quello vedrai che la nausea passerà» ammicca sorridendo, i denti bianchissimi nel viso scuro «Bridget ti ha fatto anche la torta di mele, la tua preferita!»

Costretta ad arrendermi, mi alzo mentre lei mi aiuta ad indossare la mia vestaglia di velluto turchese. Mi siedo a tavola e per prima cosa bevo tutto d’un fiato il bicchierone con la mistura anti sbronza. Babs mantiene il più stretto riserbo sulla ricetta e non ho idea di cosa io stia bevendo, ma so per esperienza che funziona a meraviglia. Pochi minuti dopo, infatti, sto già gustando la favolosa torta di mele, accompagnata da una tazza di cioccolata calda aromatizzata alla cannella. 

Babs mi osserva con aria compiaciuta, le braccia incrociate sotto il seno prosperoso che tante volte ha accolto i miei pianti di bambina. Sollevo il pollice in segno di approvazione, con la bocca piena di torta di mele e cioccolato. 

«Appena finisci di mangiare, corri a vestirti. Ti aspettano per l’inaugurazione del nuovo asilo aziendale all’acciaieria» mi ricorda lei, incurante della mia smorfia inorridita.

«Che noia, ma che ci vado a fare? A nessuno importa che io ci sia!»

«Ma che dici? Sarai lì in rappresentanza della famiglia Harrington e per i dipendenti è molto importante! Questo dell’asilo è un gran bel regalo per loro, sai?»

«Sì, sì, me l’hai ripetuto mille volte! Così potranno avere vicini i loro figli, bla bla» taglio corto, mentre con l’ultimo boccone di torta raccolgo le ultime gocce di cioccolata nella tazza. “Continuo a trovarla un’idea inutile, dopotutto ai nostri dipendenti paghiamo uno stipendio, potrebbero assumere una babysitter senza fare tante storie!”

Babs mi guarda con aria di rimprovero, quasi riuscisse a leggermi nella mente. Scuote il capo, senza che le lunghe trecce nere venate di bianco, arrotolate strettamente sulla sua testa, mostrino il minimo cedimento. Poi, sembra lasciar perdere:

«Che cosa vuoi indossare per l’inaugurazione?» mi chiede infatti.

«Fai tu» le rispondo, come ogni giorno.

Apre la porta della mia cabina armadio e scompare tra i vari scaffali e appendiabiti, per poi tornare con le braccia cariche di indumenti che appoggia sul letto: un completo intimo in pizzo bianco, autoreggenti velate, un vestito al ginocchio color petrolio con la scollatura quadrata e una cinta alta a segnare il punto vita, stivali Jimmy Choo in cuoio con il tacco dodici e un cappotto candido accompagnato da accessori in tinta. Annuisco, approvando la scelta, e faccio un salto in bagno a lavarmi, per poi vestirmi con il suo aiuto. Un make up leggero, poi Babs mi spazzola i lunghi capelli biondi e li acconcia in una morbida treccia che ricade sul mio seno destro e mi arriva quasi alla vita.

«Guardati» mi sorride poi, indicandomi il grande specchio vicino all’ingresso.

L’immagine che mi si presenta davanti è quella di una dolce fanciulla dell’alta società. Dimostro meno dei miei venticinque anni, gli stivali slanciano la mia figura facendomi sembrare più alta, anche se con il mio metro e settantacinque non posso certo definirmi bassa. Il colore dell’abito mette in risalto i miei occhi, che oggi hanno un colore a metà tra il verde e l’azzurro. 

«Hai scelto benissimo, sei la mia guru della moda!» le dico ricambiando il sorriso «C’è qualcosa che non sai fare?»

Lei accarezza con fare materno la ciocca di capelli che scende sulla mia guancia sinistra, il suo sguardo diventa malinconico.

«Vai, si sta facendo tardi, chiamo per farti preparare la macchina» dice poi, cambiando discorso e aiutandomi a infilare il cappotto, il basco di lana e i guanti di capretto.

Mi chino ad abbracciarla e a scoccarle un bacio sulla guancia, per poi afferrare la mia borsa Prada e attraversare l’atrio fino all’ascensore. 

Raggiungo il garage dove Raj ha già preparato la Mercedes. Mi sistemo sul sedile e chiudo gli occhi, cercando invano di trovare la serenità. La radio è accesa e trasmette una vecchia e celebre canzone che interpreta perfettamente il mio stato d’animo: Satisfaction, dei Rolling Stones. La canticchio tra me e me mentre scivoliamo nel traffico di New York alla volta dell’inaugurazione dell’asilo. “I can’t get no satisfaction, I can’t get no satisfaction, ‘Cause I try and I try and I try and I try. I can’t get no, I can’t get no…”

Sarà la canzone, saranno i postumi della sbronza o l’atmosfera festosa che precede il giorno del ringraziamento che mi mette sempre una grande malinconia addosso, ma la mia insofferenza cresce ogni minuto che passa. L’unica cosa che vorrei fare in questo momento è fuggire via da questa vita perfetta in cui mi sento sempre più prigioniera.

«Ho cambiato idea» dico d’impulso a Raj «andiamo verso 5th Avenue, ho voglia di fare shopping».

«Suo padre si è raccomandato di non fare tardi all’inaugurazione…» tenta lui.

«Non mi importa, mio padre deve imparare che non può costringermi a fare qualcosa che non voglio fare».

Lui dissimula un lieve sospiro, poi cambia direzione e asseconda la mia richiesta.

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Quando rientro a casa, il mio Rolex segna le quattro del pomeriggio. Ho le guance arrossate dal freddo e sono carica di buste e pacchetti delle migliori boutique di New York. Ho comprato vestiti per me e regali per tutti, per mio padre, sua moglie Sharon, per Dylan e persino per Babs. Le ho preso un adorabile cappellino che potrà indossare nel suo giorno libero o la domenica per andare a Messa, sono certa che farà un sacco di storie, ma poi lo accetterà con gioia.

Scarico tutte le buste sul tavolo di mogano del mio appartamento e mi avvio in cucina per mettere in funzione la macchina del caffè: ho bisogno di qualcosa di bollente per riscaldarmi. Mentre aspetto che la tazza si riempia, il suono del telefono irrompe nel silenzio della mia casa. Rispondo, non senza un pizzico di apprensione, il mio istinto mi dice che qualcosa non va.

«Vieni subito nel mio ufficio» la voce di mio padre è imperiosa e fremente di irritazione. Non si perde in convenevoli, dopo avermi convocata tronca la comunicazione. Deve essere furioso. “Dannazione!”

Busso leggermente alla porta di rovere dello studio di mio padre, nello stesso grattacielo, diciassette piani più su. La sua voce sicura mi invita ad entrare. Chiudo la porta alle mie spalle e compio i passi che mi separano dalla grande scrivania di cristallo che domina la stanza. Il bio-camino è acceso e c’è un bel tepore, ma la freddezza con cui mi osserva mi fa venire i brividi. Mi costringo a guardarlo negli occhi celesti, che mi scrutano dentro con un misto di rabbia e preoccupazione.

«Non sei andata all’inaugurazione» non è una domanda, il tono è freddo e accusatorio.

«No. Mi dispiace, papà».

«Posso sapere perché?»

«Non saprei spiegartelo, non mi andava» rispondo, stringendomi nelle spalle. Mi rendo subito conto che è stato un errore, la mia risposta lo ha irritato ancora di più. “Forse avrei dovuto inventare un malessere qualunque!”

«Siediti, Samantha» dice, indicandomi una delle poltrone di pelle dal mio lato della scrivania. Obbedisco, sentendomi una bambina in punizione.

Lui trae un gran sospiro, poi intreccia le mani davanti a sé e mi guarda dritto negli occhi.

«Mi sono reso conto che così non si può andare avanti» esordisce, con la sua solita abitudine di arrivare subito al punto «Sei sempre di cattivo umore, svogliata, scontenta. Trascorri le tue giornate senza fare niente di utile, per non parlare di quello che fai di notte!»

Chino il capo, restando in silenzio ad ascoltare la ramanzina. Lui continua in tono deluso:

«La maggior parte delle volte rientri all’alba, completamente sbronza. Sei la gallina dalle uova d’oro per i giornalisti di gossip che continuano a fotografarti nei peggiori locali della città e con compagnie discutibili!»

«Papà…» tento di protestare, ma mi zittisce con un cenno spazientito, per poi riprendere la sequela di rimproveri

 «Fumi come una ciminiera, frequenti ogni genere di debosciati e vai a letto con un uomo di cui non ti importa niente!»

«Siamo nel 2015, non devi decidere tu chi posso frequentare o con chi devo andare a letto!» sbotto, ma lui ignora il mio commento e continua.

«Non hai minimamente messo a frutto la tua laurea, non hai intenzione di lavorare e tanto meno di sposarti. Non vuoi svolgere neanche quei pochi incarichi che ti affido» si passa una mano sulla fronte e poi nei corti capelli bianchi. Per la prima volta mi rendo conto che è preoccupato per me.

«Mi dispiace, io… » mi mordo il labbro non sapendo come continuare. Potrei dirgli che cambierò, ma sappiamo entrambi che sarebbe una bugia.

«Dimmi, Samantha, non sono forse stato un buon padre? Non ti ho forse dato tutto ciò che potessi desiderare?»

«Ma certo papà!» mi affretto a rassicurarlo «Sei stato un ottimo padre, sei riuscito a non farmi mai sentire la mancanza della mamma»

Si alza e si avvicina al camino, dandomi le spalle. Mi sembra che trascorra un’eternità, mentre guarda le fiamme in silenzio.

«Eppure, non sei felice…» di nuovo, non è una domanda. Il suo tono triste mi colpisce in profondità, sento le lacrime affacciarsi ai miei occhi, ma le ricaccio indietro con un sussulto di sorpresa quando lui continua «Non mi lasci scelta, Samantha».

«Che cosa intendi dire?» chiedo, con una punta di apprensione. 

«Lascerai subito questa casa, non ho intenzione di finanziare la tua infelicità un minuto di più».

«Che cosa???» grido, inorridita.

«Io ho costruito questa azienda dal nulla, ho imparato il valore del duro lavoro e del sacrificio, la bellezza delle piccole cose. La povertà è stata la mia maestra di vita» riprende, voltandosi a guardarmi negli occhi. Ora il suo sguardo è terribilmente deciso, sento il sangue abbandonare il mio viso «Dover contare sulle tue sole forze ti servirà a crescere e ad apprezzare quello che hai».

«Non è il caso di essere precipitosi» tento «Ho sbagliato, non succederà più, te lo prometto!»

Per tutta risposta lui si avvicina alla scrivania e mette in funzione l’interfono:

«Il cappotto e la borsa della signorina Samantha» ordina.

«Papà, non puoi cacciarmi di casa! Dove andrò? E con quali soldi?»

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Questo racconto inedito fa parte del racconto “Libera di Essere Tua” di prossima pubblicazione per la Delos Digital. L’estratto pubblicato è un’anteprima per gentile concessione dell’autrice in esclusiva solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Irina Bolaffi. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

firma stella

 

14 Comments on Estratto in anteprima di “Libera di Essere Tua”, il nuovo racconto di Irina

  1. Rosy ♥
    aprile 27, 2016 at 11:22 am (4 anni ago)

    Non vedo l’ora di leggere il resto ♡.♡
    Ahhhhhhhhhhhhhh la curiosità mi farà impazzire ;-)

    Rispondi
    • Irina
      aprile 27, 2016 at 1:02 pm (4 anni ago)

      Grazie Rosy! Io scommetto che il protagonista ti piacerà molto!

      Rispondi
  2. Valentina
    aprile 27, 2016 at 11:44 am (4 anni ago)

    Con questo estratto avete aumentato la mia curiosità, non vedo l’ora di leggere questo racconto!

    Rispondi
    • Irina
      aprile 27, 2016 at 1:03 pm (4 anni ago)

      Sono curiosa di conoscere il vostro parere sulla storia, questa volta mi sono cimentata con qualcosa di insolito per me :)

      Rispondi
  3. Claudia
    aprile 27, 2016 at 11:56 am (4 anni ago)

    Bravo il papà! Un bel calcio nel sedere alla signorina ci vuole proprio.
    Speriamo la lasci in mutande ^__^
    :))
    A maggio allora!

    Rispondi
    • Irina
      aprile 27, 2016 at 1:04 pm (4 anni ago)

      Cara Claudia, questo è solo l’inizio! A presto!

      Rispondi
  4. ROSY C.
    aprile 27, 2016 at 12:51 pm (4 anni ago)

    Maggio è troppo lontanooooo!!!!!!!! Non vedo l’ora di leggere il resto, questo estratto mi ha vista con un sorriso ebete dall’inizio alla fine, non oso immaginare cosa accadrà con l’intero libro nel Kindle !!!!! Un bacio Irina e un in bocca al lupo x tutto…… grazie Stella!!!! <3 <3 <3

    Rispondi
    • Irina
      aprile 27, 2016 at 1:04 pm (4 anni ago)

      Crepi il lupo! Dai che maggio è quasi arrivato! :)

      Rispondi
  5. manu85
    aprile 27, 2016 at 2:09 pm (4 anni ago)

    Sì non vedo l’ora di leggere tutto il libro mpiace come estratto…mi sa che ne vedremo delle belle complimenti bacio

    Rispondi
    • Irina
      maggio 1, 2016 at 6:26 pm (4 anni ago)

      Grazie manu, spero che ti piaccia!

      Rispondi
  6. Renèe
    aprile 27, 2016 at 6:52 pm (4 anni ago)

    Irina, i miei complimenti più sinceri! Ottimo inizio, non vedo l’ora di avere tra le mani il tuo nuovo lavoro.
    Un super mega in bocca al lupo, ragazza! <3

    Rispondi
    • Irina
      maggio 1, 2016 at 6:28 pm (4 anni ago)

      Grazie di cuore Renee! Sono ansiosa di conoscere il tuo parere!

      Rispondi
  7. Maria
    maggio 1, 2016 at 8:42 pm (4 anni ago)

    Non vedo l’ora di leggere come prosegue!!! Già questo estratto mi ha intrigato!
    Congratulazioni Irina e in bocca al lupo per questa nuova avventura!!!!

    Rispondi
    • Irina
      maggio 7, 2016 at 1:27 pm (4 anni ago)

      Crepi il lupo Maria! Fammi sapere poi che ne pensi!

      Rispondi

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