“Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 2° Capitolo

La domenica, da sempre, è una giornata totalmente dedicata alle nostre passione e, per molte di noi, la lettura è una di queste, ma prima di trascorrerla tra le pagine del nuovo libro scelto per oggi concedetevi una mezz’oretta per mettervi in pari con il racconto della nostra Renèe.

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Siamo al secondo capitolo e mi rendo conto che per chi è alla prima lettura gli scenari sembrano ancora complessi e distanti tra loro ma, credetemi, abbiate fede, molto presto tutti i tasselli andranno al loro posto e il gigantesco puzzle messo in piedi da Renèe prenderà la sua forma. E, come detto più volte, iniziate a preparare grandi scorte di fazzoletti, perchè ne avrete un gran bisogno, posso garantirvelo.

Detto questo, non mi rimane che lasciarvi in buona compagnia e augurarvi una splendida domenica seguito come sempre dall’immancabile….

 Buona Lettura

Playlist

Ricomincio da Te

-Eleonora-

Fisso il biglietto aereo che impugno tra le mani. Ho le farfalle nello stomaco, è la prima volta che viaggio senza Filippo. Il mio istinto dice che è un biglietto verso la libertà, la mia ragione, però, non sembra essere molto d’accordo. Dopo la splendida gita al mare, le cose sono andate bene per qualche giorno, forse una settimana. Una volta svanito l’effetto della passione tutto è tornato come prima, per certi aspetti anche peggio di prima.

Così, un giorno mentre stavamo pranzando insieme, l’ho informato dell’invito di Rachele ed uno sguardo cupo e contrito mi ha brutalmente riportata alla realtà.

«Perché te ne dovresti andare per quattro giorni?» tuona, senza nemmeno guardarmi.

«Perché la mia amica me l’ha chiesto e dato che non ci vediamo da tantissimo tempo, avrei piacere di stare con lei.» sorrido fingendo una calma esteriore.

«Può venire lei da noi. Abbiamo tre stanze.» sentenzia categorico.

«Filippo, forse non hai capito che ho deciso di andare da Rachele a prescindere. Ti ho informato, non ti ho chiesto il permesso.» ecco, la bomba è stata sganciata.

«Sono tuo marito! Non ha alcun valore per te questo?» ringhia arrabbiato.

«Filippo, sei esasperante! Non puoi comandare sempre su tutto.» mormoro sfinita.

«Rachele ti porterà in giro per locali e questa cosa non mi piace. Non è decoroso.» risponde con noncuranza.

Oh santo cielo! Non credo alle mie orecchie!!!!”

«Non è decoroso? Stai scherzando?» faccio una risata isterica.

«Sei mia moglie, cosa penserebbe la gente se sapesse che te la spassi di notte con le amiche?» dice con un tono accusatorio.

«Pronto, Filippo? Siamo nel 2009, non nell’ 800.» dico, facendogli il verso.

«Fai quello che vuoi. Diremo che io devo partire per lavoro, così tu puoi andare dalla tua amica. Almeno non farò la parte del marito da compatire.»

Rimango basita e immobile, non riesco a replicare, eppure di risposte a dovere ne ho da vendere. Sono solo sconcertata dalla persona che più dovrei conoscere.

Chi è quest’uomo? Chi è diventato? Cosa lo ha fatto diventare così? Il successo? Il potere?

Una serie di domande mi affollano la mente.

Nonostante il litigio con Filippo e i suoi atteggiamenti nei miei confronti, ho deciso di andare comunque a Roma. Ho bisogno d’aria.

Quindi eccomi qui, nel duty free dell’aeroporto di Venezia, tra poco inizieranno ad imbarcare il mio volo e non vedo l’ora di lasciare quest’aria umida e nebbiosa.

Una volta seduta nel posto che mi è stato assegnato, controllo il telefono un’ultima volta per vedere se Filippo mi ha cercata.

Niente messaggi, niente chiamate.

Un senso di nausea mi colpisce lo stomaco, aspetto gli ultimi istanti possibili fino a quando il pilota non dice di mettere i vari dispositivi in modalità offline, e alla fine clicco su “PROFILO OFFLINE”.

Per colmare il senso di nausea e tristezza che mi sta invadendo tiro fuori un buon libro, non c’è niente di meglio che immergersi nella lettura di una nuova storia.

Nel bel mezzo della mia lettura, noto la spia luminosa che indica di allacciare le cinture, quindi significa che siamo già in fase di atterraggio.

Wow…in nemmeno un’ora….dovrei farlo più spesso!”

Finché aspetto che la mia valigia appaia magicamente dal rullo scorrevole, accendo il telefono, imposto la suoneria e attendo.

Inutile dire che spero di ricevere sue notizie, gli ho lasciato un messaggio in ufficio per salutarlo, ma a quanto pare era impegnato. Continuo ad attendere, ed ecco che arrivano i suoni delle notifiche.

La delusione è tanta, le lacrime sono in agguato, ma cerco di trattenerle. Non posso permettergli di rovinarmi questi giorni. Oltre ai messaggi di Rachele e mia mamma, nessuna notizia di Filippo.

Decido di digitare velocemente un messaggio unico per tutti.

A: Mamma; Rachele; Amore

25/10/2009 ore 13.30

ARRIVATA SANA E SALVA :) BACI ELE

 

Faccio un lungo e profondo respiro, ritiro la mia valigia e mi dirigo verso l’uscita dell’area doganale dell’aeroporto.

Rachele è appena oltre le porte scorrevoli che mi aspetta con un sorriso da scaldare il cuore.

«Tesoro! Che bello vederti!» e il suo abbraccio è così pieno d’affetto che mi sento immediatamente nel posto giusto.

«Rachele! Mi sei mancata tanto!» la stringo forte a me.

«Dai andiamo, stasera si esce e ti faccio mangiare come si deve! Sei un po’ troppo sciupata per i miei gusti!»

«E io che pensavo andassimo a bere, amica mia.» esclamo divertita.

«Qui non siamo a Venezia, non si va avanti a spritz, cara.» ribatte lei, con un finto accento romano.

Dopo i nostri convenevoli, ci dirigiamo verso la sua auto, parcheggiata nel posteggio a sosta breve dell’aeroporto e poco dopo ci addentriamo nel caos di questa città.

Dopo un’infinità di minuti passati in macchina con una Rachele a dir poco agguerrita tra i vari intercalari locali arriviamo al suo appartamento. Si trova in una palazzina semplice, relativamente vicino all’università e la zona mi sembra a dir poco fantastica. Ci sono un sacco di autobus che portano a tutta la città ed è pieno di negozi e bar.

Rachele vive in un appartamento che di universitario non ha proprio nulla. Ha una cucina super accessoriata e nuova di zecca con un tavolo centrale in vetro pronto ad ospitare almeno sei persone, il salotto è semplicemente divino, c’è un bel divano angolare al centro della stanza e mobili bianchi lungo tutto il perimetro della sala, due camere matrimoniali e due bagni, un’altra stanza che usano come ripostiglio, ovviamente chiamarla così è del tutto riduttivo, in quanto è grande tanto quanto le altre due, il tutto rifinito da un bellissimo terrazzo allestito da tavolini e sedie in vimini.

«Ma gli studenti a Roma, vivono tutti così?» chiedo allibita.

«No, sono solo stata fortunata. Il padre della mia coinquilina, le ha comprato e ristrutturato questo appartamento cinque anni fa, lei però non ama la solitudine e così chiede un affitto modesto in cambio di una coinquilina con cui condividere un po’ il tempo libero e fare feste.» spiega con un sorrisetto malizioso.

«Ragazza, tu hai una fortuna sfacciata!»

«Jenni rientrerà per cena, di solito la domenica dopo che ha passato la giornata da suo padre in campagna, mangiamo pizza e guardiamo dvd in divano, ma dato che ci sei tu, mi sa che usciamo!» apre la porta della sua camera e mi strizza l’occhio.

La sua camera è enorme, ha un letto matrimoniale e armadi laccati di ottimo gusto. La scrivania e le librerie sono dal lato opposto agli armadi e anche questi ultimi mobili sono estremamente raffinati e ricercati.

«Ti ho liberato questa parte dell’armadio e qui sopra puoi mettere la valigia.» mi spiega Rachele.

«Grazie, è fin troppo lo spazio che mi stai concedendo.»

«Ma figurati! Sono così felice di averti qui. Adesso sistemati con calma, io vado in cucina a preparare qualcosa da mangiare.»

Una volta rimasta sola, mi siedo sul letto e mi ritrovo a pensare che questo posto mi piace, la vita che fanno Rachele e Jenni le rende autonome e indipendenti, sono giovani donne padrone di loro stesse.

Cerco di distogliere questo pensiero, che mi fa mettere in discussione tutta la mia vita, ed inizio a sistemare i miei vestiti, mentre allontano il pensiero di Filippo dalla mia mente; ovviamente non ho ricevuto risposta al messaggio, ma se si farà sentire lo farà di certo questa sera.

Vorrà accertarsi che sono a casa e non fuori a spassarmela.

Finalmente, dopo un pomeriggio di chiacchiere e cure di bellezza, sto per conoscere Jenni e ad essere sincera, non vedo l’ora.

Io e Rachele ci stiamo preparando alla serata, dopo tanto tempo mi accorgo di essere felice e spensierata.

«Ehilà? Sono tornata!» una voce vivace e prorompente irrompe in casa.

«Siamo in camera Jè!»

«Va bene, io mi faccio un bicchiere di vino intanto.» urla dalla cucina.

«Stasera si esce, quindi vai a prepararti.» le risponde a toni assordanti Rachele.

Sono ancora seduta sul letto, intenta ad allacciare gli stivali, quando un piccolo tsunami tutto riccioli ramati arriva in camera.

«E dove si va di bello?» chiede con il bicchiere a mezz’aria.

Pochi istanti e mi viene incontro, abbracciandomi e saltellando come una ragazzina.

«Ciao Eleonora! È un piacere conoscerti.»

«E’ un piacere anche per me Jenni, e grazie della tua ospitalità.»

«Ma figurati puoi restare qui quanto vuoi, per noi è un piacere.››

E’ ufficiale: adoro questa ragazza.

Il clima che si respira in questa casa è di una gioia e vivacità unica. Dopo le presentazioni e le prime battute per conoscerci un pochino meglio, abbiamo deciso di uscire a mangiare qualcosa.

La zona in cui vivono è a due passi da Trastevere ed è piena di negozi, pub, ristorantini e locali alla moda, le stradine sono affollate e l’atmosfera è stupenda. Adoro questo posto, sono tutti così festaioli e alla mano. Dopo una bella camminata arriviamo in un pub stile inglese, dove ci servono una Guinness fantastica.

Mentre ci gustiamo la cena a base di club sandwich, patatine fritte e birra, Rachele ci racconta dei suoi esami e del tirocinio al policlinico universitario, Jenni invece, mi spiega che lavora come assistente per un importante studio associato di commercialisti e avvocati, aggiungendo che il suo capo è uno strafigo da paura, ma che purtroppo per lei è felicemente sposato.

«Non vorrai mica cadere nel più banale dei clichè Jenni.» la punzecchia Rachele

«Non sia mai, però per uno come Ferraro me ne fregherei altamente di tutti i clichè!» ride buttando giù un generoso sorso di Guinnes.

«A proposito… perché non andiamo al Mood Club? Il locale è di sua proprietà, magari lo troviamo che sorseggia un drink, bello in tutto il suo splendore.» esclama entusiasta Jenni.

«Uhm…il Mood, non male come idea, direi che si può fare.» prosegue Rachele

«E cos’è questo Mood?» chiedo, titubante.

«Vedrai mia cara, un posto fichissimo e ci divertiremo un mondo!» urlano in coro, battendo i bicchieri in segno di brindisi.

Sorrido, brindando insieme a loro, nel frattempo la vibrazione del mio cellulare mi avvisa, insistentemente, di una chiamata in arrivo.

“Merda….Filippo!”

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-Alessandro-

«Isole Canarie?» chiede Angelica scioccata.

«Esatto!!!» esclamo entusiasta.

«Wow…non so cosa dire amore!»

«Dimmi di sì. È tutto quello che voglio.»

«Allora sì amore. Sì, sì e ancora sì!!!!»

«Bene, allora prepara le valigie perché domani saremo in un’ isola a crogiolarci sotto il sole.»

 

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Siamo atterrati da poco sull’isola di Gran Canaria e già adoro il clima che si respira qui.

Angelica è splendida nel suo completo di lino rosa, tiene in braccio Emma che fa di tutto per impossessarsi dei suoi Rayban a goccia.

Le guardo mentre carico le valigie sul carrello e sorrido.

È incredibile come il mio umore possa mutare così velocemente, solo con loro raggiungo uno stato d’animo sereno e tranquillo.

Una volta usciti dall’aeroporto ci dirigiamo subito all’ufficio di noleggio auto. L’addetto che mi sta facendo vedere le varie auto disponibili, probabilmente sta fiutando l’odore dei miei soldi e sta velocemente passando alla categoria “Superior” come la chiama lui, è incredibile come l’ abito faccia il monaco in certe situazioni.

Dopo una trattativa di pochi minuti, tiro fuori la mia carta di credito e gliela porgo, poche firme e una bellissima Audi A6 serie turbo nera ci viene consegnata con tanto di seggiolino per bambini.

Dopo una ventina di minuti arriviamo al nostro hotel, lasciamo l’auto al fattorino che ci viene incontro, con impressa una certa soddisfazione nel vedere l’auto e dopo avergli lasciato una generosa mancia ci accomodiamo nella sontuosa hall.

La receptionist ci assegna la nostra camera e ci invita a consultare la mappa e le varie brochure, in quanto questo resort è un labirinto.

Intorno a noi ci sono tre scalinate imponenti, le opere d’arte appese alle pareti e i mobili in esposizione rifiniscono il tutto, con un tocco di estrema classe.

Angelica non sta più nella pelle, ha gli occhi che brillano dalla contentezza e io so che sono un fottuto bastardo fortunato ad averla.

Una volta entrati in camera, la vedo dirigersi nel bagno padronale della stanza.

«Uhm…bella doccia…» dice con fare cospiratorio.

Rido e scuoto la testa, è così sensuale e sembra non accorgersene dell’effetto che mi fa.

«Ti aspetto in doccia Sig.ra Ferraro, SUBITO!» la provoco con una certa autorità.

«Si. Signore.»

«Ti spoglierò sotto l’acqua. Voglio vedere quei vestiti appiccicarsi alle tue splendide forme.» le sussurro.

«Tutto quello che vuoi.» ansima.

«Tutto quello che voglio sei tu.» proseguo, appoggiandola al muro.

L’acqua fresca bagna il suo completo di lino, che improvvisamente mette in evidenza tutto il suo corpo, i suoi seni si stanno gonfiando sotto le mie mani, il suo respiro sta cambiando mentre le sue mani iniziano a esplorare il mio corpo.

Di colpo sento il mio desiderio animarsi e la stoffa dei miei pantaloncini è di troppo tra me e lei. Decido di toglierli e di baciare tutto il suo corpo che freme, parto dalla gola proseguendo fino al petto, le tolgo la camicetta e libero i suoi seni dal reggiseno che bramano il mio tocco, li bacio e continuo sul ventre fino ad arrivare lì dove lei mi sta aspettando, mi abbevero di lei e del suo piacere che si sta espandendo sempre più. La sento ansimare e chiamare il mio nome e questo mi fa impazzire, sono io a portarla a questo punto e ho il potere di darle il piacere.

Continuiamo a fare l’amore sotto la doccia, abbracciandoci, perdendoci l’uno nel corpo dell’altra e segnando per l’ennesima volta il nostro amore in tutti gli spazi tangibili di questo bagno.

«Noto che hai un debole per le docce…» insinua ansimando.

«Ho un debole per te…nelle docce.» rispondo scherzando.

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Angelica ed Emma sono al kinder park dell’hotel, decido così di accendere velocemente il portatile per controllare che sia tutto in regola in ufficio.

Trovo tre e-mail, tutte di Jenni, dove mi tiene aggiornato sui lavori in ufficio e sui clienti che sta seguendo per conto mio, devo dire che è in gamba la ragazza.

Le rispondo velocemente di abbassare ulteriormente il prezzo sull’acquisizione della seconda società di Rossi, può fare di meglio quel bastardo, di spostare i colloqui con gli ingegneri a lunedì prossimo ed infine di confermare la nostra presenza alla cena di beneficenza a casa dei miei genitori.

Una volta inviato il tutto mi concedo un momento di riflessione, afferro una Corona dal frigo bar e mi godo il panorama dell’oceano e di questo sole che scalda la mia pelle.

“Dovrei lasciare le quote dell’azienda di famiglia e avviare uno studio che sia solo mio” penso mentre sorseggio la birra fredda.

La presenza di mio padre è ingombrante, ci sarebbe bisogno di una svolta.

Dovrei staccarmi da quella famiglia, una famiglia che si ostina a rimanere unita, quando di unito non c’è proprio nulla. Da quando mia madre ha perdonato la “scappatella”, durata venti anni, di mio padre solo per il bene comune e per le apparenze, fanno i coniugi affiatati, danno feste e lei gli prepara il pranzo come se nulla fosse successo, mi dà la nausea il solo pensiero.

È stato un pessimo uomo e un pessimo marito. Se non fosse stato per Mattia lo avrei preso a pugni quel giorno, lo stesso giorno in cui abbiamo fondato ufficialmente lo studio associato Ferraro & De Angelis.

Io e Mattia siamo cugini e quando abbiamo deciso di metterci in affari insieme eravamo una famiglia unita, avevamo tanti sogni e progetti. I nostri padri, cognati e amici da sempre, ci hanno aiutato a portarli a termine. Tutto stava andando per il meglio, fino a quando non è arrivata una lettera indirizzata a mio padre, si trattava di una donna che lo ricattava, chiedendo un mantenimento e informando che i suoi avvocati erano pronti a citarlo in giudizio, così il traditore ha fatto il grande errore di chiedere un consiglio legale a suo figlio, sperando di evitare tutte le ripercussioni e mettendo il sottoscritto in una situazione a dir poco imbarazzante.

 

«Che cosa hai fatto???»

«Alessandro, cerca di stare calmo.»

«Calmo un cazzo! Che cazzo significa questa diffida? Da quanto tempo va avanti questa storia?»

«Ho solo bisogno di una consulenza legale, può veramente trascinarmi in tribunale?»

«Certo che può! Se ha delle prove, dei fatti sulla vostra relazione, lo farà eccome!»

«Dobbiamo proteggere tua madre, ne morirebbe se lo sapesse!»

«Dobbiamo??? Io non ti devo proprio un cazzo! Tu ti sei messo dentro questa merda e tu te ne tiri fuori!»

«Alessandro per favore, non volevo tradire tua madre per così tanti anni, ho provato a mettere le cose a posto, ma era sempre più difficile ogni volta che ci provavo.»

«Anni??? Tu sei completamente fuori di testa! Cosa ti aspetti da me, una pacca sulla spalla e via?»

«Non lo dirai a tua madre, vero?»

«No, non lo farò. Lo farai tu, se vuoi il mio aiuto.»

«Suppongo di non avere scelta.››

 

Pochi secondi più tardi Mattia era dentro l’ufficio.

«Che cosa sta succedendo? Vi si sente urlare fino in fondo al corridoio!»

«Tuo zio è un gran figlio di puttana! Si sta facendo trascinare in tribunale da un’amante, in cerca di Dio solo sa quanti soldi!››

«Oh cazzo!»

«Lo puoi proprio dire cugino!»

Ironia della sorte, io e Mattia abbiamo studiato legge e siamo diventati avvocati, mentre i nostri padri hanno studiato economia e commercio. L’idea dello studio associato di commercialisti e avvocati è venuta a me e mio cugino, lavoravamo per conto di un azienda e l’ambizione di lavorare solo per noi e in un clima familiare ci ha indirizzato verso questa decisione.

Inutile dire che è stata una pessima scelta.

Alla fine, mio padre ha dormito in albergo per qualche settimana, mia madre lo ha perdonato e così sono tornati ad essere la solita coppia di sempre. Non hanno più parlato dell’accaduto e l’amante di mio padre è stata “liquidata” con una cospicua buona uscita, come se fosse stato un lavoro scopare per vent’anni. Che schifo.

Da allora niente è più come prima. Se non fosse per Mattia, che oltre ad essere mio cugino è un buon amico avrei già mandato tutto a puttane.

Mia madre, che soffre nel vedere come i rapporti tra me e mio padre siano tesi, organizza feste e cene di beneficenza nella speranza di riavvicinarci, ma ogni volta gli inviti vengono rispediti al mittente.

Questa volta resterà stupita nel vedere i nostri nomi sulla lista degli invitati. Sia ben chiaro, lo faccio solo per lavoro, se tutto va come sto pianificando, avrò bisogno di portare dalla mia parte più clienti possibili. Adesso non mi rimane che parlarne con Angelica. Che Dio mi aiuti.

Mentre mi perdo in questi pensieri, sento un piccolo terremoto che si avvicina alla porta della stanza.

«Papà, papà!» la vocina di Emma colora il mio umore di gioia.

«Ehi, scricciolo! Sei stata al parco?» chiedo, baciandole i capelli.

«Si, e io preso quetto» mi indica la carta della caramella.

«Uhm, è buona?»

Mi fa cenno di si con la testa e mi porge le piccole manine in modo che io possa prenderla in braccio.

«Tutto ok, amore?» la voce di Angelica mi riporta alla realtà.

«Certo tesoro, andiamo a fare un tuffo in piscina?»

«Tuffffiiiiii!!!!» urla Emma saltellando.

«Adesso ti prendo e mangio quei piedini» mi volto e inizio a correre per la stanza.

«Mammaaaa.» ride a crepapelle mentre si nasconde dietro Angelica.

La prendo in braccio e le faccio il solletico, cadiamo sul letto e Angelica ride divertita.

È così bella quando sorride, il suo viso s’illumina e i suoi occhi verdi risplendono, Emma

le assomiglia così tanto, ha i suoi capelli biondo cenere, la sua solarità e la stessa risata che contagia tutti.

Non credo sia possibile amare qualcuno più di quanto io amo loro.

 

FINE 2° CAPITOLO 

 

– ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA – 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Renèe. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

7 Comments on “Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 2° Capitolo

  1. Renèe
    giugno 12, 2016 at 2:27 pm (3 anni ago)

    VeloNero, detto da te, mi lusinga moltissimo.
    Grazie, di cuore.
    Un abbraccio

    Rispondi
  2. manu85
    giugno 12, 2016 at 3:38 pm (3 anni ago)

    Che bello la prima parte mi ha lasciata un po perplessa Filippo non mi piace molto…ed ho paura per Ele..la seconda parte è dolcissima mi ha fatto un poco commuovere vedere Alessandro così dolce con la figlia

    Rispondi
  3. Lorenza
    giugno 12, 2016 at 8:18 pm (3 anni ago)

    Ricordo molto bene questa quiete prima della tempesta…. domenica prossima arriva in fretta! Bravissima

    Rispondi
  4. Irina
    giugno 13, 2016 at 1:31 pm (3 anni ago)

    Adoro Emma, ogni volta che leggo questa storia mi innamoro di più!

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  5. Claudia
    giugno 17, 2016 at 9:38 am (3 anni ago)

    Filippo…più passa il tempo e più questo nome mi va in puzza :)

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