“Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 5° Capitolo

Lui potrebbe benissimo essere un principe moderno, lei una dolce fanciulla da proteggere. Magari non è proprio la più tradizionale delle favole, ma è comunque perfetta per la buonanotte 

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Le vite di Alessandro ed Eleonora sembravano come due rette parallele destinate ad non incontrarsi mai, invece, quando il destino decide di metterci lo zampino nascono nuovi sentimenti che sembravano assopiti per sempre dal troppo dolore, lasciando scombussolati nel profondo i nostri due ragazzi.

Un incontro inaspettato, uno sfiorarsi che risveglia dal torpore di un passato e presente che ancora fa soffrire e che va affrontato.

Nell’augurarvi la buonanotte vi lascio in compagnia di questa nuova puntata di Renèe, con nuove emozioni tutte da vivere, seguito come sempre dall’immancabile….

 Buona Lettura

Playlist

Ricomincio da Te

-Eleonora-

E’ passato quasi un mese da quando me ne sono andata da Venezia.

I primi giorni sono stati terribili. Non riuscivo a mangiare né a dormire, non avevo idea di cosa avrei fatto in quella nuova fase della mia vita, questo, fino al giorno in cui Rachele e Jenni mi hanno fatto una sorpresa. Hanno liberato la terza stanza, quella che usavano come ripostiglio, trasformandola in una splendida camera matrimoniale.

Dopo tanti giorni, finalmente il mio cuore iniziava a provare un po’ di gioia. Erano state fantastiche con me ed era arrivato il momento di reagire. Non potevo stare in casa loro e comportarmi così. Dovevo decidere cosa fare della mia vita, e dovevo farlo in fretta.

Filippo era una costante in tutte le nostre giornate, mandava ogni giorno un mazzo di rose rosse. Dal venerdì sera alla domenica alloggiava nell’albergo di fronte a casa nostra, nella speranza di riuscire a convincermi a ritornare a casa con lui.

L’appartamento era invaso da decine di mazzi di rose e le ragazze si stavano rassegnando di fronte a quella bizzarra abitudine, così avevano iniziato a comprare un vaso nuovo ogni giorno.

«Non ne posso più di tutti questi fiori!» esclamo, guardando l’ultimo mazzo di rose arrivato.

«Ele, devi parlare con lui. Magari finisce di mandartele.» mi sorride Jenni.

«Ho provato a fargli capire che non tornerò a Venezia con lui. Ma non si è ancora arreso.»

«Lo capirà, vedrai. Quand’è che avete l’incontro con gli avvocati?» mi domanda.

«Lunedì. Per fortuna questo fine settimana non viene a Roma. Il suo avvocato è riuscito a convincerlo ad allentare un po’ la presa.» sospiro, sollevata.

«Bene, così sarai un po’ più tranquilla in questi giorni.» mi sorride calorosamente.

Si alza dal divano e mi viene incontro per aiutarmi a sistemare la spesa.

«Eleonora, ho una notizia per te.» mi annuncia poco dopo.

«Di cosa si tratta?» rispondo, curiosa e stupita allo stesso tempo.

«Ho parlato con Mattia e sono riuscita a fissarti un colloquio di lavoro negli uffici della

Ferraro & De Angelis. Il padre di Mattia ti aspetta domani mattina, nel suo ufficio.» dice con un sorriso fiero.

«Stai scherzando????» domando incredula.

«No mia cara, c’è un posto vacante come segretaria alla reception. So che stai cercando lavoro e Mattia è entusiasta di riuscire a risolvere questa grana. Dopo la scomparsa della moglie e della figlia di Ferraro, in ufficio sono tutti molto tesi.» conclude sconsolata.

Mi rabbuio per un istante.

Che tragedia, non oso nemmeno immaginare il dolore che sta provando quell’uomo.

«Scusa, non volevo demoralizzarti. Questa è una notizia grandiosa, sono certa che andrà tutto per il meglio!» esclama abbracciandomi.

«No tranquilla, va tutto bene. Non so come ringraziarti, sono in debito.»

«Niente che non si possa risolvere con un buon Margarita!» ride divertita.

La sera stessa abbiamo deciso di festeggiare la notizia del mio imminente colloquio e finalmente dopo quasi un mese, sento che sto tornando a vivere. Forse sto facendo una pazzia, o forse no, ma questa volta voglio ascoltare il mio cuore.

È la cosa giusta da fare, un taglio netto al passato è quello che mi serve per poter ricominciare.

 

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Sono le sette del mattino di un lunedì di dicembre, l’aria è pungente e i primi addobbi natalizi iniziano ad illuminare e animare la città. Roma addobbata a festa è una meraviglia.

Me ne innamoro ogni giorno di più.

Oggi ci sarà l’incontro ufficiale tra me e Filippo per l’avvio delle pratiche di separazione. L’avvocato mi ha spedito la mia copia ancora una decina di giorni fa, l’ho letta e riletta fino allo sfinimento, ma la tristezza e la delusione mi accompagnano tutte le volte che fisso quel documento.

Tutto ciò che mi rimane di questo matrimonio sono quattro fogli, nei quali vengono descritti i beni materiali e una lista che decreta cosa ci spetta di diritto.

Provo una totale e completa amarezza.

Una volta arrivata all’aeroporto preparo il mio biglietto e mi dirigo verso i vari controlli prima dell’imbarco.

Non avendo bagagli, mi ritrovo al duty free in pochi minuti, bevo un caffè e faccio un giro nei negozi, giusto per ingannare il tempo. Finalmente venti minuti dopo iniziano a chiamare i passeggeri del mio volo.

Inutile nascondere che l’idea di rivedere mio padre, Filippo e di ritornare a Venezia  mi mette una certa agitazione.

La cosa che più mi agita degli aeroporti è che una volta passati i controlli alla dogana, non si può più tornare indietro.

Ecco, proprio in questo momento, io vorrei tornare indietro, chiamare le ragazze e farmi venire a prendere per andare a casa, invece resto qui, in attesa di salire su questo aereo.

Per fortuna non ci sono molte persone e nel giro di poco mi ritrovo seduta accanto al finestrino, intenta a fissare il vuoto.

«Scusi signorina?» una voce maschile mi distrae dai miei pensieri.

Mi volto per rispondere, ma le parole mi muoiono in gola.

Il ragazzo di fronte a me sta fissando la mia borsa, che occupa, quello che suppongo, sia il suo posto.

«Sì, mi scusi, la tolgo subito.» rispondo impacciata.

Lui mi guarda e annuendo dolcemente si siede.

È bello, bello da morire. Avrà all’incirca trent’anni, i suoi occhi sono di un verde magnetico, i capelli castano chiaro e magnificamente scarmigliati, gli danno un’aria tremendamente sexy. Trasuda sensualità e dolcezza allo stesso tempo. Indossa una camicia sfiancata che esalta le sue spalle, quando si alza per sistemare il bagaglio a mano, l’occhio mi cade su tutto il suo corpo. È semplicemente divino. Sto andando in iperventilazione, la sua presenza mi mette in agitazione.

In alcuni momenti sento il suo sguardo posarsi su di me e appena accade, il mio cuore inizia a battere più forte.

Sono talmente impegnata a fantasticare su di lui che non sento nemmeno il telefono.

Con tutto l’autocontrollo di cui sono capace, tento di trovare la borsa, che nel frattempo è caduta a terra, e in mezzo a tutto il disastro che solo io posso farci entrare, afferro il cellulare appoggiando la cartellina dei documenti sul tavolino richiudibile.

«Pronto?» rispondo, parlando a bassa voce.

«Eleonora, ciao sono Jacopo. Volevo dirti che Filippo non si è presentato al colloquio col suo legale e al momento non riesco a mettermi in contatto con lui.» mi informa il mio avvocato.

«Come scusa?» chiedo frastornata, alzando leggermente il tono della mia voce.

«Evidentemente sta prendendo tempo, qualcosa mi dice che non ha fretta di arrivare alla risoluzione del matrimonio.» continua Jacopo.

«Jacopo ora sono in aereo e devo spegnere il telefono. Ti richiamo appena arrivo a Venezia.»

«D’accordo, a più tardi. Fai buon viaggio.» mi saluta con voce rassicurante.

Termino la chiamata e mi volto per cercare la fibbia della cintura di sicurezza, quando vedo lo sguardo del mio vicino soffermarsi sul documento davanti a noi.

Vedo i suoi occhi che indugiano nel leggere il titolo in grassetto, decisamente imbarazzata prendo la cartellina e la ripongo dentro la borsa e mi giro per recuperare la parte della cintura che mi serve.

Per un secondo le nostre mani si sfiorano. Sento un brivido di freddo percorrermi lungo la schiena. I suoi occhi verdi, per pochi istanti, mi fissano ed io mi perdo in essi solo per un breve e intenso momento.

Lo stomaco mi si contorce, ho un uragano di emozioni dentro di me. Penso a Filippo e ai suoi subdoli giochetti, penso a tutto quello che sto lasciando senza però avere alcuna certezza di quello che troverò, ed infine penso alle farfalle nello stomaco che in questo preciso momento mi stanno facendo impazzire.

“Com’è possibile? Sto lasciando mio marito e provo un’ attrazione disarmante per un altro uomo. Sono proprio un disastro.” penso.

Improvvisamente mi manca l’aria e mi viene un nodo in gola.

No, non posso piangere adesso. Respiro, cercando di riprendere il controllo di me stessa.

Lentamente sento qualcosa scivolare sulle mie gambe. È un fazzoletto di stoffa, accuratamente piegato. Lo prendo tra le mani, è morbido al tatto e profuma di buono. Non ho coraggio di guardare il mio splendido vicino negli occhi, chissà che idea si è fatto di me, ma in ogni caso decido di voltarmi per ringraziarlo.

«Grazie.» mormoro lentamente.

«Prego.» risponde guardandomi con un sorriso mozzafiato.

“Okay, mi sono letteralmente bevuta il cervello.”

Il viaggio prosegue tranquillamente, sono ancora scossa dalla notizia di Filippo, non riesco a comprendere le sue intenzioni, ma sono ancora più sconvolta dai miei pensieri su questo misterioso uomo. Non ho idea di come abbia fatto a capire che stavo per scoppiare a piangere, forse ha sentito la telefonata e ha dedotto che sarebbe accaduto.

È stata solo una gentilezza. Tutto qui. Niente illusioni.

«Si ferma a Venezia, giusto?» mi chiede ad un tratto.

«Sì.» rispondo, incapace di fare un discorso un po’ più articolato.

«Allora è meglio che Le prenda il giubbotto. Tra pochi minuti saremo arrivati.» mi spiega con quel sorriso così sexy.

«Grazie. Mi scusi, ma non si ferma anche Lei a Venezia?» chiedo, incuriosita dalla sua domanda.

Scuote la testa sorridendo e poi mi guarda di nuovo, donandomi un altro sorriso mozzafiato e facendo così risvegliare le farfalle, che per la seconda volta mi torturano.

«No, io sono diretto a New York. Devo attendere un paio d’ore in aeroporto e poi riparto.» risponde gentilmente.

Il secondo dopo mi accorgo della fede al dito.

Non posso flirtare con un uomo sposato. Non io, e tanto meno in questo momento.

“Chissà quante volte l’ha fatto Filippo, nei suoi viaggi di “lavoro””.

Delusa ancora una volta dalla mancanza di fedeltà di certi uomini, cerco di mostrare un’aria distaccata e fredda, oramai l’aereo sta per fermarsi e tra pochi minuti tutto questo sarà finito.

«Si sente bene?» mi domanda, accigliato.

«Si, grazie del fazzoletto, comunque.» rispondo cordialmente.

«Non si preoccupi, lo tenga pure.» mi dice dolcemente.

Annuisco e mi alzo. Lui si alza insieme a me e si sposta per permettermi di passare, un secondo dopo l’aereo fa una piccola manovra e si muove, facendomi perdere l’equilibrio.

Sto per cadere all’indietro, quando sento una mano calda e protettiva posarsi sulla mia schiena e all’improvviso le sue labbra sono tremendamente vicine alle mie. Ha un profumo divino e da vicino è ancora più bello. I suoi occhi intensi, mi sconvolgono l’anima. Sono incapace di muovermi, o forse, inconsciamente, non voglio muovermi.

Le sue braccia mi cingono, mentre le mie mani sono sulle sue spalle. Restiamo qualche istante fermi in quella posizione, sotto lo sguardo degli altri passeggeri.

Poi, finalmente, rompe il silenzio e mi tira a sé.

«Stia attenta. Mi raccomando.» mi sussurra.

Completamente stordita mi sollevo lievemente, lui toglie la sua mano dalla mia schiena e dopo avermi aiutato ad infilare il giubbotto, scendiamo dall’aereo e ci dirigiamo verso i nostri rispettivi bus navetta. Ci lanciamo uno sguardo e ci salutiamo, infine, con un cenno.

Ancora in preda al batticuore arrivo alla toilette e cerco di darmi una rinfrescata. Mi guardo nello specchio e mi chiedo cosa mi sia successo.

È uno sconosciuto, non so nemmeno il suo nome, eppure il modo in cui mi ha toccata, è stato così intenso e sensuale.

“Eleonora, smettila di pensarci. Dimentica tutto.”

Il telefono suona, ancora una volta.

«Pronto?» rispondo affannata.

«Sei arrivata?» mi chiede Jacopo.

«Si, tra un’ora sono nel tuo ufficio.» sentenzio sintetica.

«Perfetto. Ti aspetto.»

Non vedo l’ora di poter tornare a Roma. Ho il sospetto che questa giornata sarà infinita.

Appena esco dall’aeroporto, trovo mio padre che mi accoglie con un sorriso da far sciogliere il cuore.

«Oh, papà! Mi sei mancato tanto.» esclamo, abbracciandolo.

«Ele, tesoro mio, sei così sciupata. Devi rimetterti in forze e vedrai che tutto andrà per il meglio.» mi consola, baciandomi i capelli come quando ero bambina.

Mi perdo nel suo abbraccio e mi sembra di stare già meglio.

Dopo una buona colazione e un po’ di chiacchiere mi accompagna in Piazzale Roma.

Mi concedo una passeggiata per arrivare allo studio di Jacopo, mi servirà per schiarirmi le idee e a godermi un po’ la mia Venezia, che nonostante tutto, a volte mi manca.

Dopo venti minuti mi trovo in Campo S. Margherita, sono agitata, non ho idea di ciò che accadrà né tantomeno so se Filippo si presenterà a questo colloquio.

Quando arrivo davanti al portone, tremo da quanto sono nervosa.

Mi faccio coraggio ed infine suono il campanello. Entro nello studio di Jacopo e quando vedo che siamo soli, tiro un sospiro di sollievo.

«Buongiorno Eleonora.» mi accoglie calorosamente.

«Ciao Jacopo.» sospiro mentre mi siedo di fronte a lui.

«Allora, poco fa il legale di Filippo mi ha mandato via e-mail le richieste.» annuncia sereno.

«E cosa vuole?» chiedo accigliata.

«Dunque, ti lascia l’appartamento in cui avete vissuto da fidanzati, è disposto a darti un mantenimento fino a quando non avrai un lavoro e in aggiunta, ti liquida metà del valore della casa in cui avete vissuto fino ad ora. Tutto questo ad una condizione. Vuole che continui a portare il cognome da coniugata fino allo scadere dei tre anni previsti per il periodo di separazione, dopo questo termine ti concederà il divorzio.» mi spiega Jacopo.

Lo fisso sconcertata.

«Non ho intenzione di accettare questo ricatto. Sono stanca dei suoi giochetti. Adesso ti dico quello che voglio io. Per prima cosa niente più rose e appostamenti vicino alla casa in cui vivo adesso. Potrei denunciarlo per stalking. La seconda cosa su cui non intendo scendere a compromessi è il mio cognome. Non viviamo più insieme e lui probabilmente ha un’altra compagna, non vedo il motivo di questa richiesta. Terza e ultima cosa, non desidero i suoi soldi né i suoi appartamenti. Chiedo solo di far recapitare a Roma i miei oggetti personali.» rispondo estremamente decisa e alterata.

Jacopo, che quasi certamente credeva di arrivare ad un accordo entro la fine della giornata, mi guarda titubante, scuotendo la testa.

«Sapevo che eri una con le palle e immaginavo che non ti saresti mai abbassata a questo compromesso.» mi dice pensieroso.

Dopo alcuni attimi di silenzio, prosegue.

«Va bene, proveremo a batterci per ottenere tutte e tre le tue richieste. Hai il mio pieno appoggio, ma devi sapere che se non troverete un accordo, i tempi si allungheranno e la separazione potrebbe durare anni. Sei molto giovane Eleonora, cerca di non fossilizzarti su questa storia troppo a lungo. Accetta quello che lui ti può offrire, prendilo come una specie di risarcimento danni. Questo, ovviamente, è solo un consiglio disinteressato.» conclude con un tono gentile e cauto.

Le parole di Jacopo mi colpiscono. Mi rendo conto che ha ragione, ma non posso rinunciare anche al mio nome, solo per il capriccio di un bastardo narcisista.

Attendiamo una risposta dal legale di Filippo e dopo un’attesa estenuante arriva la proposta di trovarci a tavolino per discutere delle mie richieste. Decido di seguire il consiglio di Jacopo e di accettare il confronto. A detta sua, sarà più facile concluderlo a mio favore.

Fra meno di un’ora, dunque, vedrò Filippo e solo al pensiero, ho già la nausea.

In queste settimane è stato molto difficile allontanarlo dal mio cuore e dalla mia mente, ho paura che riesca a mettere di nuovo tutto in discussione.

So che non c’è più un futuro per noi, ma per adesso, una parte di me lo ama ancora.

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-Alessandro-

«Buon viaggio, cugino. Abbi cura di te.»

«Grazie di tutto. Ci sentiamo presto.» lo abbraccio affettuosamente.

«Tornerai?» mi domanda preoccupato.

«Certo che lo farò. Nel frattempo, però, dovresti uscire con Jenni.» lo ammonisco amichevolmente.

«Vedremo. Potrei invitarla ad uscire usando la scusa della cena di Natale aziendale.» continua pensieroso.

«Fossi in te mi darei una mossa. È un gran bella ragazza e prima o dopo qualcuno te la porterà via, se non ti muovi.» gli dico scherzando.

«Lo terrò a mente.» conclude ridendo.

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Sono seduto nelle poltrone del duty free, in attesa della chiamata per il mio volo.

Purtroppo, avendo prenotato all’ultimo momento, non ho trovato un volo diretto, così sono costretto a fare scalo a Venezia, attendere qualche ora e poi prendere un altro volo per gli Stati Uniti.

Adoro New York in questo periodo dell’anno, è magica ed elettrizzante.

In questo momento è quello che mi serve.

Perdermi tra la folla di Times Square e passeggiare tranquillamente per Central Park senza dover incontrare qualcuno che conosco e che mi osservi con quell’espressione di dispiacere e pena.

Non voglio essere compatito da nessuno.

Mentre aspetto pazientemente, noto una ragazza che come me ha uno sguardo assente.

Conosco bene quello sguardo, forse anche lei ha appena perso qualcuno.

Mi ritrovo a fissarla mentre prende in mano un libro, lo sfoglia, lo gira e ne legge la quarta di copertina.

È molto bella. Ha dei capelli ambrati e due occhioni che esaltano il suo viso, porta una treccia laterale dalla quale fuoriescono dei piccoli ciuffi ribelli che le vanno davanti agli occhi. Li sposta con noncuranza e poco dopo si dirige alla cassa e paga il suo libro. Ha un giubbino color argento che le arriva al girovita, dei pantaloni neri e un paio di stivali con un tacco a spillo. È davvero stupenda. Gli uomini la fissano, ma lei sembra non accorgersi dei loro sguardi insistenti.

Ha un viso dolce e sembra impaurita, è così giovane, avrà più o meno vent’anni, al massimo qualcuno in più.

All’improvviso, distolgo lo sguardo da quella ragazza e mi sento un verme.

 

“Che razza di uomo si mette a fissare una ragazza, per giunta più giovane di almeno dieci anni, quando ha appena perso la sua famiglia?”

 

Mi allontano con il mio trolley verso il gate d’imbarco. Lei è lì, in fila come me. È diretta a Venezia. Cerco di distogliere il mio sguardo e prendo in mano il telefono per mandare un’ e-mail a mio fratello ed informarlo che il primo volo è in orario.

Poco dopo, il mio sguardo si posa nuovamente su di lei.

Provo a non guardarla, ma è più forte di me.

“Alessandro, piantala. Datti una calmata, cazzo!”

Prendo il biglietto in mano e controllo il numero del posto che mi è stato assegnato.

Una volta entrato, avanzo lentamente fino ad arrivare alla fila contrassegnata dal numero 9-B.

Stento a credere ai miei occhi quando la vedo seduta nel posto di fianco al mio, è girata verso il finestrino e non si è ancora accorta di me.

Mi schiarisco la voce e decido di chiederle di spostare la borsa, che sta occupando il mio posto. Lei si volta e mi guarda con quegli occhioni azzurri, così grandi ed espressivi.

Ora che posso osservarla da vicino, noto ancora di più la sua bellezza.

È imbarazzata, farfuglia una frase di scuse e subito dopo si gira di nuovo a fissare fuori dal finestrino. Sistemo il mio bagaglio a mano, tolgo la giacca e mi accomodo di fianco a lei.

Pochi istanti dopo le suona il telefono, impacciata afferra la borsa e dopo aver trafficato un po’ estrae dei fogli insieme al cellulare. Sta parlando a bassa voce, e accidentalmente mi cade l’occhio sui documenti, in cima e ben evidenziata c’è la dicitura istanza di separazione.

Dubito, data la giovane età, che possa essere un avvocato.

Mi chiedo, però, come possa essere già sposata e per di più in corso di separazione.

È davvero troppo giovane.

Non mi sono reso conto che la telefonata è giunta al termine, ma lei in compenso, si è accorta del mio sguardo insistente sui quei fogli, e chiaramente intimidita, si affretta a metterli via per cercare la cintura di sicurezza.

La sua treccia mi sfiora la spalla, emana un buon profumo e prima di rendermene conto faccio scivolare la mia mano accanto alla sua con noncuranza.

“Ma che cazzo mi succede? È assurdo, sto impazzendo!”

I nostri sguardi si incontrano, anche lei come me, è confusa. Lo vedo dai suoi occhi e vedo anche la sofferenza che la sta divorando. Dietro il suo bel viso, c’è un malessere che riconosco fin troppo bene. Qualche minuto più tardi il suo respiro accelera, mette le mani vicino al petto e tenta di fare dei respiri profondi, è chiaro che sta per piangere.

Mi si stringe il cuore a vederla, è così fragile.

Le passo il mio fazzoletto, sperando di non sembrarle un maniaco, lei lo prende e dopo un po’ di incertezza si volta e mi ringrazia, le rispondo cortesemente e ritorno a guardare lo schermo del mio telefono.

Provo a concentrarmi con tutto me stesso per riuscire a distrarmi dalla presenza di questa sconosciuta.

Mi sento un traditore, non posso di certo fare questo ad Angelica.

Nessuna potrà prendere mai il suo posto, ma più i giorni passano, più il suo ricordo sembra dissolversi, come una figura che prima riuscivo a distinguere e a vedere perfettamente, ma che adesso si sta lievemente confondendo e annebbiando sempre di più.

Cerco di ricordare il suono della sua risata e della sua voce, ma mi sembra così distante e poco reale. Sto perdendo i punti di riferimento.

Quarantacinque minuti più tardi, le spie poste sopra la nostra testa si illuminano, segno che stiamo per atterrare. La ragazza sta leggendo il libro che ha comprato in aeroporto, sembra più tranquilla, adesso. Dopo essersi accorta delle spie luminose, ripone il libro e si gira.

«Si ferma a Venezia, giusto?» chiedo, mosso dalla curiosità di sapere qualcosa in più di lei.

«Sì.» risponde sintetica.

«Allora è meglio che Le prenda il giubbotto. Tra pochi minuti saremo arrivati.» le dico, sorridendo.

«Grazie. Mi scusi, ma non si ferma anche Lei a Venezia?» mi chiede, perplessa.

Sorrido, felice di poter scambiare qualche frase con lei.

«No, io sono diretto a New York. Devo attendere un paio d’ore in aeroporto e poi riparto.» rispondo cordialmente.

Ad un tratto sembra sentirsi male e il suo sorriso cordiale si spegne.

Forse si sente poco bene, oppure pensa che io sia uno stalker, le sorrido e le dico che può tranquillamente tenere il fazzoletto.

Credo di averla spaventata, così appena l’aereo si ferma e i passeggeri più frettolosi me lo permettono, mi alzo in modo che lei possa uscire dai sedili senza starmi troppo vicina.

È davanti a me, quando l’aereo fa un’altra inaspettata manovra, facendole perdere l’equilibrio.

Di colpo, avanzo verso di lei, avvolgendola tra le mie braccia e posandole una mano sulla schiena per evitare che cada a terra. Adesso i suoi occhi sono sorpresi, schiude le labbra, come se volesse dire qualcosa, ma poi lo sguardo le cade sulle mie labbra. È bellissima. Ha degli occhi azzurri grandi ed estremamente dolci, un profumo delizioso e la sensazione che provo nel tenerla tra le braccia mi disarma.

Non ho mai provato un’attrazione così intensa per nessuna donna che non fosse mia moglie.

Non sono preparato a sentire il mio cuore scaldarsi, eppure per un istante accade.

Ha le guance arrossate per l’imbarazzo e non proferisce parola.

Dato il silenzio che si è creato attorno a noi, cerco di toglierla da questa situazione tirandola a me e dicendole di stare attenta.

Sembra un po’ sconvolta, ma poi si rimette in piedi, sorridendomi debolmente.

Le porgo i suoi effetti personali e recupero la mia valigia.

Una volta scesi dall’aereo, lei si dirige al bus navetta con l’indicazione “arrivi Marco Polo”, mentre io mi dirigo in quello con scritto “partenze Marco Polo”.

Ci guardiamo e ci salutiamo con un cenno.

Una cosa è certa, non la rivedrò mai più, ma è altrettanto certo che lei, è riuscita ad arrivare in un luogo di cui nemmeno conoscevo l’esistenza.

 

FINE 5° CAPITOLO 

 

– ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA – 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Renèe. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

9 Comments on “Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 5° Capitolo

  1. Lorenza
    luglio 3, 2016 at 10:16 pm (3 anni ago)

    E dopo il maltempo torna il sereno, o almeno il sole ricomincia a fare capolino! Che bello! Il primo incontro e l’inizio di tutto! È sempre bello rileggere questa storia! Brava

    Rispondi
    • Renèe
      luglio 4, 2016 at 8:43 am (3 anni ago)

      Lori, buongiorno e buon lunedì!
      Dai che tra poco si inizia a fare sul serio! ;-)
      Un abbraccio , a domenica prossima.

      Rispondi
  2. manu85
    luglio 4, 2016 at 8:41 am (3 anni ago)

    Che bello un capitolo diciamo di passaggio ma che riesce a far capire tante emozioni che ti entrano dentro non vedo l ora di leggere ancora bacio

    Rispondi
    • Renèe
      luglio 4, 2016 at 8:45 am (3 anni ago)

      Cara Manu, grazie di cuore per seguirmi sempre.
      Ti abbraccio, forte.

      Rispondi
  3. Valentina
    luglio 4, 2016 at 12:17 pm (3 anni ago)

    Mi piace questo capitolo, entrambi capiscono che può tornare a splendere il sole nelle loro vite.
    Questa rilettura mi appassiona come la prima.
    Un abbraccio

    Rispondi
  4. Irina
    luglio 7, 2016 at 2:22 pm (3 anni ago)

    Amo questo primo incontro, è bellissimo rileggerlo aspettavo questo capitolo con ansia!

    Rispondi
  5. gloria
    luglio 11, 2016 at 11:30 am (3 anni ago)

    Ciao, io leggo questo racconto per la prima volta e i primi capitoli sono stati meravigliosi….proprio per questo sono in attesa scalpitante da ieri di leggere il capitolo 6. Quando verrà pubblicato?!

    Rispondi
    • Stella
      luglio 11, 2016 at 1:51 pm (3 anni ago)

      Ciao, conto di pubblicarlo in giornata. Ieri non sono riuscita per dei problemi al pc, pure lui sente il caldo

      Rispondi
  6. Renèe
    luglio 11, 2016 at 3:29 pm (3 anni ago)

    Ciao Gloria,
    ti ringrazio molto per aver iniziato a leggere la mia storia… Ti aspetto, se vorrai, per continuare insieme questa avventura.
    Baci

    Rispondi

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