“Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 7° Capitolo

La scorsa settimana si parlava di nuovi inizi, invece in questa è la follia a farla da padrone. Per qualcuno rassegnarsi alla nuova situazione è decisamente fuori discussione e ha messo in piano nuovi modi, alquanto in quietanti, di persuasione.

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Vi garantisco che anche voi, nuove adepte del racconto, inizierete molto presto ad affilare i coltelli. Vedremo se sarete più fantasiose di noi vecchie fan ad inventare nuovi metodi di tortura o spedizioni punitive architettate in passato 

Vi lascio in compagnia del nuovo capitolo e vi auguro un’altra buonanotte con altre emozioni tutte da vivere, seguita come sempre dall’immancabile….

 Buona Lettura

Playlist

Ricomincio da Te

-Eleonora-

Dopo aver trascorso il primo quarto d’ora dell’anno nuovo insieme a Lorenzo, sento il mio cellulare vibrare. Mi auguro con tutto il cuore che siano le ragazze, questa volta.

Prima di rispondere controllo il numero che lampeggia sul display.

Per fortuna è Mattia.

Faccio segno a Lorenzo di seguirmi e appena raggiungo un posto meno chiassoso, rispondo.

«Pronto?»

«Ele, dove siete?» chiede Mattia.

«Siamo nel giardino, quello dove si trova la piscina.»

«Bene, devi dire a Lorenzo che ti porti fuori, noi siamo in limousine, vi stiamo aspettando.»

«D’accordo, arriviamo.» concludo e chiudo la telefonata.

Lorenzo mi prende di nuovo per mano e mi fa strada verso l’uscita.

Sento la testa girare e anche se sono un po’ arrabbiata con le ragazze per avermi lasciata da sola con un collega che conosco a malapena, non posso fare a meno di sorridere.

È stato decisamente un Capodanno da ricordare, sotto tutti i punti di vista.

Entriamo in limousine e noto Jenni e Mattia tenersi per mano. Sorrido e lancio un’occhiata d’intesa a Rachele che dopo avermi fatto l’occhiolino, si affretta ad annunciare l’ennesimo brindisi.

Non ho idea di come torneremo a casa.

Le bottiglie di champagne continuano a materializzarsi nel cestello, Lorenzo mi passa un calice e si volta sorridendo.

«Ai nuovi incontri…» dice in tono allusivo.

Faccio tintinnare il mio bicchiere con il suo e assaporo il gusto fresco e frizzante dello champagne.

“Sarà una lunga notte.”

La fila fuori dal Mood è praticamente chilometrica, ma non appena il bodyguard vede Mattia, apre il piccolo cancelletto facendoci passare senza bisogno di alcuna spiegazione. All’interno, il locale è colmo, non ricordo di averlo mai visto così; Mattia ci fa strada verso alcuni divanetti posti su un piano rialzato, proprio di fianco alla consolle.

Da qui, la vista del Mood è spettacolare, la pista è affollata e la musica esplode in tutta la sua bellezza. Il deejay saluta i ragazzi e pochi momenti dopo arrivano dei vassoi di frutta accompagnati da champagne e cocktail di vario tipo.

Siamo nel pieno della festa, inutile dire che questa serata supera di gran lunga ogni mia aspettativa.

Mi ritrovo a ballare senza alcuna inibizione insieme alle ragazze, sotto gli sguardi divertiti e indubbiamente desiderosi del mio capo e dei miei colleghi.

Negli occhi di Lorenzo c’è desiderio puro, non ricordo nemmeno l’ultima volta in cui mi sono sentita così desiderata.

Riflettendoci meglio, però, una persona che mi ha fatto provare una sensazione simile c’è stata, ma non era solo desiderio, era come se dal suo semplice tocco mi avesse trasmesso quanto io potessi essere preziosa.

Di certo non sto pensando a Filippo, ma a quell’uomo sconosciuto incontrato in aereo qualche settimana fa.

Ricordo ogni singolo momento trascorso con lui durante il mio breve viaggio, ma purtroppo l’unica cosa che so di lui è che adesso si trova dall’altra parte del mondo. Sarebbe come cercare un ago nel pagliaio, praticamente.

So benissimo che Lorenzo non aspetta altro che un mio cenno, ma c’è qualcosa che mi dice di aspettare, di non fidarmi. Finora il sesto senso mi ha dato ragione, e per adesso, credo sia meglio che continui a seguirlo.

Con estrema nonchalance decido di tenermi a distanza di sicurezza da Lorenzo e dopo una notte di puro divertimento ci ritroviamo tutti fuori dal locale.

Ringrazio dal profondo del mio cuore Mattia per aver noleggiato la limousine, mai come in questo momento sento il bisogno di sedermi e ancor di più di andare a dormire.

“Ed eccomi qui. Anno nuovo, vita nuova.”

Sono le sei e mezza del mattino quando arriviamo davanti a casa.

Credo di essere un pochino ubriaca, anche se ho rifiutato metà dei drink che mi sono stati offerti. Jenni si è fermata a casa di Mattia, sotto i nostri fischi e commenti piccanti.

Dopo averli lasciati soli siamo rimasti in quattro: io, Lorenzo, Rachele e Francesco.

Rachele, dopo aver chiesto il mio parere, ha invitato Francesco a salire in casa per un ultimo brindisi prima di andare a dormire.

“Credo che faranno tutto, tranne che dormire.”

Immagino che anche Lorenzo avrebbe voluto concludere la serata diversamente, ma chiaramente è fuori discussione, quindi mi ha accompagnata fino al cancello d’entrata e mi ha dato un casto bacio sulle labbra, dicendo che sarebbe passato più tardi.

Dopo averlo salutato, entro insieme a Rachele e a Francesco nell’atrio del condominio.

Appena varco la soglia di casa tolgo le scarpe, appoggio la mia borsa sul tavolo e saluto velocemente i ragazzi.

Una volta entrata in camera mi butto completamente vestita sul letto e nel giro di pochi istanti mi addormento profondamente.

 

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Apro lentamente gli occhi, credo di aver dormito al massimo qualche ora, ma la luce che filtra dal balcone leggermente aperto, ha interrotto il mio sonno.

Mi giro e vedo una sagoma seduta davanti al mio letto.

Per un momento vengo assalita dal panico.

“Sono andata a letto con Lorenzo?”

Faccio un rapido riassunto degli avvenimenti della serata, ricordando perfettamente di essermi buttata sul letto vestita e da sola. Niente sesso, dunque.

«Ciao…» sussurra.

Il cuore perde un battito, mentre metto a fuoco l’uomo che sta seduto davanti al mio letto.

«Filippo? Com’è possibile…» mormoro angosciata.

«Dovresti conoscermi Eleonora, io ottengo sempre ciò che voglio. Sai come si dice,  il fine giustifica i mezzi.» spiega mellifluo.

Rabbrividisco di fronte a quella frase, la stessa usata ieri sera da Jenni.

Mi auguro che Mattia non sia quel tipo d’uomo.

«Mi hai seguita?» continuo con voce tremante.

Lo sento sorridere e noto che è vestito elegantemente, ha la camicia sbottonata e un bicchiere in mano.

«Davvero credevi che mi sarei arreso così facilmente?» chiede stupito.

«Tu hai dei problemi.» gli dico alzandomi dal letto, per andare a svegliare Rachele.

«Non lo farei fossi in te. La tua amica è stata scopata a dovere fino a un’ora fa.» dice con un ghigno malefico.

«Chi ti ha fatto entrare?» chiedo imperterrita.

«E’ stato molto più facile di quanto credessi. Ho finto di essere l’inquilino del terzo piano, e l’amico di Rachele mi ha aperto. Poi con questa tessera ho aperto la porta, loro non si sono nemmeno accorti di me, erano impegnati a far altro.» mi spiega diligentemente, mostrandomi la tessera magnetica che ha tra le mani.

Indietreggio, per allontanarmi da lui.

«Dunque, chi era quel bastardo che ti ha baciata qui sotto? Ti ha scopata nel bagno del Golf Club, mentre io ti chiamavo?» prosegue, mentre si alza dalla sedia, venendo verso di me.

L’idea che lui mi abbia seguita per tutta la sera mi disgusta.

«Eri molto bella con quel vestito. Non nascondo che sarei voluto entrare io in quel bagno e scoparti come si deve. Per non parlare poi dello spettacolino con le tue amiche, in discoteca. Sono stupito di me stesso per essermi trattenuto. Ho visto come ti guardava quel bastardo, voleva scopare mia moglie e questa cosa non mi è piaciuta per niente.» continua infastidito.

«Filippo, piantala. Non ho fatto sesso con nessuno. Adesso per favore vattene.»

«Ma ti ha baciata però…» continua tagliente.

«Hai visto male.» mormoro.

Fa una risata roca.

«Non sei mai stata capace di mentire Eleonora. Ho visto come ti toccava quel bastardo.»

Adesso è davanti a me, con le mani mi sfiora le spalle, ma io sono paralizzata. Non credevo potesse arrivare a tanto. Ha uno sguardo cupo e gelido.

«Io ti voglio, e voglio che torni a casa con me. Ho provato a dimenticarti, in molti modi, ma non ci sono riuscito.» annuncia autoritario.

«Il problema è che sono io a non volere te. Non più, ormai.» sentenzio.

Sorpreso dalle mie parole, posa il bicchiere sul comodino, poi si avvicina e mi stringe a sé, proprio come aveva fatto Lorenzo poche ore prima sulla pista da ballo.

«La bocca dice una cosa, ma il tuo corpo dice tutt’altro, Ele. Tu mi vuoi, mi ami ancora, altrimenti avresti fatto salire quel bastardo in casa.» mi sussurra deciso.

Lo allontano da me e mi siedo sul letto.

«Vattene. Dico sul serio.» gli dico sfinita.

Ma lui continua a parlare.

«Se torni a casa ti prometto che potrai vivere nel mini appartamento di Cannaregio. Mi guadagnerò la tua fiducia e quando sarai pronta tutto tornerà come prima, anzi, meglio di prima.» dice dolcemente, mentre mi passa i documenti della separazione.

«Strappali. Diamo un taglio al passato e ricominciamo.» conclude categorico.

«Tu sei pazzo.» rido nervosamente.

«Lo diventerò, stanne certa. Non posso sopportare l’idea che un altro uomo ti tocchi.»

“Se sapessi che in realtà è già accaduto e mi ha toccata in modo molto più sensuale e profondo di quanto tu sia mai riuscito a fare.”

«Dovrai fartene una ragione. Come me la sono fatta io, nel trovarti con la tua segretaria.» rispondo infastidita.

Dato che non credo riuscirò più a dormire, decido di andare a farmi un caffè.

Credo sia meglio continuare a parlare in un luogo più sicuro e neutro.

«Dove stai andando?» ringhia Filippo.

«A farmi un caffè e ad accompagnarti alla porta. Ti voglio fuori di qui il prima possibile.»

«Ceniamo insieme questa sera?» chiede in tono più gentile, ma sempre autoritario.

«Non penso proprio.» rispondo noncurante.

Sento i suoi passi seguirmi fino alla cucina, una volta arrivata alla macchinetta del caffè, vedo Francesco che sta facendo colazione.

«Buongiorno!» mi saluta allegramente.

Poi vede Filippo e mi guarda perplesso.

«Sono il marito di Eleonora, piacere.» lo saluta Filippo, tendendogli la mano.

Ha una tale faccia tosta.

A Francesco va di traverso il caffè, mentre mi guarda scioccato.

«Ex marito.» preciso con uno sguardo omicida.

«Non ancora, tesoro.» conclude lui, con un sorriso gelido.

Francesco, confuso ricambia il saluto e decide di andare a svegliare Rachele.

Ottima scusa per svignarsela.

Pochi istanti dopo Rachele si abbatte come una furia in cucina.

«Che diavolo ci fai qui tu?» urla minacciosa.

«Buon Anno anche a te, Rachele.» le dice tranquillamente.

«Vaffanculo Filippo! Non so come ci sei riuscito, ma te ne devi andare da questa casa. SUBITO!» tuona inviperita.

«Me ne stavo giusto per andare. Ti chiamo più tardi, Eleonora.» dice, rivolgendomi un ultimo sguardo.

«Non ti azzardare a farti vedere di nuovo qui!» ringhia Rachele, mentre lo accompagna alla porta e gliela chiude in faccia.

Crollo sfinita sullo sgabello della cucina. Non ci posso credere, in tutte queste settimane è sempre stato a Roma.

Ripenso alle sue parole, sapeva del Golf Club, del Mood e di Lorenzo.

Rachele, nel frattempo si affretta a preparare la colazione, mentre spiega a Francesco la verità sul mio trasferimento.

«Mi dispiace di aver aperto il cancello. È stata colpa mia.» si giustifica Francesco.

«Non preoccuparti, probabilmente sarebbe riuscito a fregare anche Rachele.» rispondo affranta.

«Ele, per me dovremmo denunciarlo. Questa si chiama violazione di domicilio.» infierisce Rachele.

Non nego di averci pensato, ma non credo di volerlo fare.

«Non voglio denunciarlo. Gli parlerò. Ho sbagliato io a provocarlo, quando mi ha chiamata al Golf Club.» mormoro desolata.

Rachele mi guarda accigliata.

«Come scusa? Sapevi che era al Golf Club?» mi chiede scioccata.

«No. Mi ha telefonato mentre ero in bagno, ma ha sentito le battute vostre e quelle di Mattia.» spiego.

«Maledetto farabutto!» esclama.

«Vuole che torni a Venezia con lui.» proseguo, incerta.

«Ma tu cosa vuoi, Ele?» mi chiede seria.

«Una parte di me lo ama ancora, come si possono cancellare di colpo sei anni insieme? Ma non credo che il nostro rapporto sia sano.» rispondo amareggiata.

«Eleonora, scusa se mi permetto, ma un uomo così può solo che ricadere negli stessi errori. Fra un paio d’anni ci sarà un’altra Selene. E poi un’altra ancora. Lui ti vuole, ma a modo suo.» sbotta Francesco.

Io e Rachele ci voltiamo, sconvolte dalle sue parole.

«Concordo.» sentenzia Rachele.

Finisco il caffè e vado a farmi una doccia. Ho dormito troppo poco, per essere lucida in questo momento.

Passo il resto della giornata ad ignorare le chiamate di Filippo. So che dovrò affrontarlo, ma oggi non ne ho proprio voglia. Così per tenerlo calmo gli mando un messaggio, salvandomi dal suo attacco almeno per questa sera.

 

A: Filippo

01/01/2010 ore 16.15

Ci sentiamo domani, stasera sono troppo stanca. Ele.

 

Come previsto la sua risposta è tempestiva.

 

Da: Filippo

01/01/2010 ore 16.19

D’accordo. Passo a prenderti alle 12.00 così pranziamo insieme. Un bacio, Fil.

 

Il nervoso prende il sopravvento. La rabbia mi monta nel petto, avrei voglia di scaraventare il cellulare sulla parete, ma ovviamente, non servirebbe a nulla.

Opto così per la diplomazia. Questa volta le regole le detto io.

 

A:Filippo

01/01/2010 ore 16.28

No. Domani lavoro. Se vuoi alle 17.30, quando esco dall’ufficio. Ciao.

 

Premo invio e chiudo così questa discussione.

Non ho nemmeno il tempo di lasciare la mia stanza, quando sento il telefono suonare.

Riluttante all’idea di sentire la sua voce, rispondo controvoglia.

«Cosa vuoi?» rispondo seccata.

«Da quando lavori?» chiede seccato.

«Dovresti saperlo, date le tue spiccate doti da investigatore.» rispondo sarcastica.

«Dove lavori?» tuona, ignorando la mia allusione.

«Se vuoi possiamo vederci domani alle 17.30, sotto casa mia. Prendere o lasciare.» sentenzio.

«D’accordo, a domani.» conclude.

Guardo il telefono e sorrido soddisfatta.

Nel tardo pomeriggio Francesco e Lorenzo si presentano a casa nostra con una maxi pizza e due dvd. Credo che Lorenzo sia venuto a conoscenza dell’inconveniente di questa mattina, e sinceramente ne sono contenta, ho una buona scusa per prendere tempo.

Non ho proprio la forza di stare dietro ad un altro uomo, Filippo per ora basta e avanza.

Siamo seduti a tavola, intenti a mangiare la pizza quando il citofono suona. Mi agito immediatamente all’idea di sapere che possa essere ancora lui. I ragazzi mi guardano, Francesco mi rivolge un cenno e si avvia verso la porta per rispondere. Lo vedo sorridere e capisco che Jenni e Mattia sono finalmente rientrati.

Tiro un sospiro di sollievo e mi rilasso mentre Lorenzo mi posa la sua mano sulla spalla e mi sorride.

Appena i ragazzi varcano la soglia dell’appartamento vengono travolti dai nostri applausi e urla di gioia. Mattia tiene in braccio Jenni, sorridente e trionfante, hanno entrambi un’aria sexy e soprattutto appagata, devono aver fatto dell’ottimo e fantastico sesso.

Beati loro, mi ritrovo a pensare.

 

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Il secondo giorno del nuovo anno è arrivato, anche se leggermente stordita dai recenti avvenimenti, mi preparo per andare al lavoro. La prima cosa che noto, appena arrivo vicino alla mia postazione è un mazzo di fiori, proprio sopra la mia scrivania.

Fisso il bigliettino posto in cima e riconosco la calligrafia.

 

“Nell’attesa di rivederti questa sera. Buona giornata amore. Ti amo. Filippo.”

 

Strappo il biglietto e lo getto nel cestino dell’immondizia, vorrei liberarmi anche di quelle rose blu, ma non ci riesco, sono troppo belle.

La mia giornata prosegue tranquilla e dopo aver trascorso la pausa pranzo con Jenni, ho partecipato alla prima riunione ufficiale con i soci e i vari rappresentanti, mi sono occupata di distribuire tutti i contratti e di elencarne le peculiarità.

Sia Mattia, che suo padre, sono sembrati molto soddisfatti del mio lavoro.

Poco prima di dichiarare chiuso ufficialmente l’incontro, entrambi hanno annunciato il rientro dell’unico socio che non ho ancora avuto modo di conoscere, dato che al momento si trova all’estero, l’avvocato Alessandro Ferraro.

Tutti i presenti, dopo la notizia, si sono prodigati nel fare i loro commenti di piena solidarietà alla famiglia e, sinceramente, anch’io non vedo l’ora di conoscere quest’uomo, tutti ne parlano con estremo rispetto e affetto.

La riunione è terminata da qualche minuto, mi affretto a raggiungere la mia scrivania per prendere la borsa e il cappotto, quando sento la voce di Jenni che mi chiama.

«Ele!!!» esclama venendo verso di me.

«Ehi, dimmi tesoro.» le sorrido calorosamente.

«Senti, non sono tranquilla a saperti con quel bastardo. Se vuoi io e Mattia restiamo in zona, così possiamo tornare a casa insieme.» mi chiede titubante.

«Tranquilla, è soltanto un aperitivo. Per l’ora di cena sarò a casa.» la tranquillizzo.

«Va bene, come vuoi. Se hai bisogno però chiama.» mi dice in tono apprensivo.

Sorrido e appena vedo Filippo fuori dalle vetrate, abbraccio Jenni salutandola.

Immaginavo che avrebbe scoperto dove lavoravo e le rose erano il suo modo di farmelo sapere. Mi chiedo come riesca ad intercettarmi ogni volta.

È arrivato il momento di chiarire la situazione.

Faccio un lungo e profondo respiro, e mi avvio fuori dall’edificio.

«Sei bellisima.» mi accoglie con quel suo sorriso, tremendamente affascinante.

«Ciao Filippo…» sussurro, sfuggendo al suo abbraccio.

«Sei pronta?» mi chiede canzonatorio.

«Sì. Sono pronta.» affermo decisa.

Facciamo una breve camminata, non riesco a dire niente di intelligente, perché la situazione è decisamente anomala, per la prima volta da quando sono andata via da casa nostra, vedo mio marito come un estraneo.

Ci accomodiamo in un locale intimo, sedendoci in un angolo della sala molto appartato. Ho lo stomaco in subbuglio, il cuore mi batte fortissimo e dall’agitazione mi tremano le mani.

«Ele…» inizia a dire.

Con un segno lo interrompo. Devo dirgli ciò che provo adesso, prima che la razionalità mi abbandoni.

«Ascolta bene le mie parole, Filippo. Provo ancora dei sentimenti per te, questo è chiaro ad entrambi, ma nonostante tutto, io non riesco a perdonarti. Voglio il divorzio, voglio lasciarmi il nostro matrimonio alle spalle. Mi hai spezzato il cuore e non sei più l’uomo che voglio al mio fianco.» dico tutto d’un fiato.

È seduto di fronte a me, ha la mascella contratta e le mani sono serrate in pugni che tiene sopra al tavolo. La sua sicurezza inizia a vacillare, vedo nei suoi occhi un lampo di disperazione, ma dura solo qualche secondo.

Mi sta guardando attentamente, mentre sta accusando il colpo.

«Non puoi essere cambiata così tanto, in poche settimane. Non possono essere tue queste parole.» mormora gelido.

«Io ti amo. Ti amo, hai capito?» continua, prendendo la mia mano nella sua.

«Non mi basta più. È troppo tardi.» rispondo avvilita.

«Ti prego, farò tutto quello che vuoi. Se vuoi restare a Roma, mi trasferirò qui, dammi un’altra possibilità. Non buttare via il nostro matrimonio per colpa di un maledetto errore.» supplica sotto voce.

Scuoto la testa, affranta e dispiaciuta. Ho desiderato così tanto vedere il suo amore per me e sentirlo pronunciare queste parole, ma adesso, hanno perso tutto il loro valore.

«E’ quello che voglio. Vattene da Roma, vattene dalla mia vita.» sentenzio.

«No! No Eleonora, non posso starti lontano, non ci riesco. Non ti darò il divorzio, fosse l’ultima cosa che faccio!» esclama furioso.

«Non hai scelta. Io non voglio più essere tua moglie.» ribadisco gelida.

«Torna a Venezia, solo per qualche settimana. Vivrai da sola nel nostro vecchio appartamento, io ti starò accanto solo se lo vorrai. Ma fallo per me, fallo per noi.» rilancia imperterrito.

«Filippo, non c’è più un noi. Devi accettarlo.» dico più a me stessa che a lui.

«Ho sbagliato tutto in questi anni, non volevo che tu lavorassi, volevo darti la vita che ti avevo promesso quando ci siamo sposati, ma tu hai cambiato idea e io non sono riuscito a gestire la situazione. Mi dispiace, sono sincero quando dico che non riesco a vivere senza di te. Devi credermi.» confessa, mentre mi accarezza la mano.

«Ci vediamo in tribunale.» mormoro.

Mi alzo, spezzando il contatto delle nostre mani, e con tutta la forza che riesco a trovare me ne vado, senza mai voltarmi indietro, lasciando alle mie spalle la parte più importante di tutta la mia vita.

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-Alessandro-

Ed eccomi qui, di nuovo nella mia vecchia suite.

Appoggio le mie valigie e seguo Mattia nel salottino che, nel frattempo, sta già stappando due bottiglie di birra.

«Bentornato!» esclama con un sorriso fiero.

Brindiamo al mio ritorno e ci accomodiamo sul divano.

«Allora, sei pronto per domani? Ti avviso che dopo l’annuncio, in ufficio sono tutti in trepidante attesa.» mi avvisa Mattia.

«Posso solo immaginare. In realtà non starò molto, giusto il tempo di firmare i documenti e salutare i ragazzi.» rispondo in tono risoluto.

«Ale, sai che mi basterebbe una tua parola e non ci penserei due volte a strappare il contratto.» dice ad un tratto pensieroso.

«Non ci sarà alcun ripensamento.» affermo deciso.

«Come vuoi. Allora credo sia meglio che io vada, domani lo zio mi farà un culo grande come una casa e devo prepararmi psicologicamente.» mi avverte ridendo.

«Aspetta, non mi hai raccontato della serata di Capodanno. Com’è andata con Jenni?» domando incuriosito.

Un sorriso trionfante illumina il volto di Mattia.

«Oh è andata benissimo. Abbiamo passato una serata fantastica. E sono lieto di annunciarti che da qualche giorno non sono più sul mercato, Jenni mi castrerebbe solo con lo sguardo, altrimenti. La adoro. Ha un caratterino niente male.» esclama entusiasta.

«Un altro che ha messo la testa a posto.» annuisco ridendo.

«Che cosa intendi, esattamente?» chiede stupito.

«Anche Riccardo non è più sul mercato, tra qualche mese diventerà papà.» dico sorridendo.

«Davvero? I tuoi lo sanno?» chiede, in tono apprensivo.

«Non ancora, quindi che rimanga una confidenza. Sta aspettando di essere certo che tutto vada per il meglio.» spiego pazientemente.

«Tu come stai?» prosegue, con aria preoccupata.

«A parte il primo momento di malinconia e di tristezza, bene. Sono felice per loro.» rispondo sincero.

«Ale, sono certo che anche tu troverai qualcuno che possa renderti un po’ più felice. Ci vuole solo tempo, è lui che cura tutte le ferite.» sorride fiducioso.

In effetti per qualche istante mi sono sentito sereno solo con la ragazza incontrata in aereo, era da giorni che non ci pensavo più, ma di colpo, l’immagine dei suoi occhi blu hanno riportato a galla tutte le emozioni che ho provato in quei pochi secondi.

«Ale? Ehi, mi senti?» la voce di Mattia distoglie quel piacevole ricordo.

«Sì, scusa. Cosa stavi dicendo?.» rispondo svogliatamente.

«Ci vediamo domani al bar sotto l’ufficio per bere il caffè, va bene?» chiede, scrutandomi attentamente.

«Sì, d’accordo a domani.»

Una volta rimasto solo con i miei pensieri, mi abbandono sul letto.

Penso a queste settimane, così piene di emozioni e di nuove scoperte.

Per un attimo rivedo lo sguardo di quella ragazza, quando ho prenotato il volo di ritorno sono stato tentato di scegliere quello che avrebbe fatto scalo a Venezia, speravo di avere una seconda possibilità per riuscire ad incontrarla di nuovo, ma poi alla fine ho desistito, è assurdo che un viaggio così breve mi abbia segnato a tal punto.

Il sonno prende il sopravvento e non appena chiudo gli occhi inizio a sognare di rivedere quella splendida giovane donna.

 

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Sono le sette del mattino quando la sveglia suona, è arrivato il gran giorno.

Qualche firma e dopo potrò iniziare la mia nuova vita. Una leggera scossa di adrenalina mi percorre il corpo, non vedo l’ora di uscire definitivamente da quell’azienda.

Dopo essermi preparato, esco e mi avvio al parcheggio interrato, salgo in auto e procedo in direzione dell’ufficio.

Sono quasi due mesi che non percorro più questa strada, il distacco ha reso tutto più facile e non ho alcun ripensamento.

Parcheggio nel solito posteggio riservato ai soci, proprio di fronte all’entrata. Per fortuna sono solo le otto meno un quarto del mattino e prima di mezz’ora non arriverà nessuno.

Entro nel bar, mi accomodo al tavolo e ordino un caffè americano e un croissant, pochi istanti dopo Augusto, il titolare della caffetteria, si avvicina per salutarmi.

«Alessandro, che piacere rivederti!» esordisce sorridendo.

«Ciao Augusto.» lo saluto cordialmente.

«Come te la sei passata a New York?» chiede curioso.

«Bene, molto bene.» sorrido educatamente.

Mentre sto rispondendo, Mattia entra e mi salva dall’invadenza di Augusto.

«Buongiorno Augusto!» esclama Mattia.

«Ciao De Angelis! Cosa posso fare per te?» gli chiede.

«Cappuccino e brioche. Grazie.» risponde.

«Arrivano subito!» dice, dirigendosi velocemente dietro il banco.

Sto bevendo il mio caffè quando vedo entrare Jenni, insieme ad una ragazza che non ho mai visto, credo sia la nuova segretaria di cui mi ha parlato Mattia.

Mi giro per avvisarlo del loro arrivo, lui sorride e le invita ad avvicinarsi.

Forse sto sognando, oppure sto avendo un’allucinazione.

Di fronte a me, di nuovo, c’è la splendida ragazza dagli occhi azzurri che ho tenuto tra le braccia poche settimane fa.

“Non ci posso credere, è davvero lei!”

In un primo momento, sembra non ricordarsi di me, poi quando il suo sguardo si posa un po’ più a lungo sul mio sembra mancarle il fiato.

«Eleonora, ti presento il cugino di Mattia, nonché il mio capo, Alessandro Ferraro.» le dice Jenni, guardandomi con un sorriso pieno di gioia.

Sconvolta, mi porge la mano per presentarsi, mi sorride timidamente e in me si scatenano una miriade di emozioni. Giuro che vorrei toccarla, posarle di nuovo la mano sulla schiena, sentire il suo profumo su di me, ma purtroppo devo accontentarmi solo della sua stretta di mano.

«Salve, signor Ferraro. Piacere di conoscerla.­» mormora con un tono insicuro.

«Il piacere è tutto mio, Eleonora. Ti prego, chiamami Alessandro.» le dico sorridendo rapito dal suo splendido viso.

Arrossisce, visibilmente intimidita, mentre i ragazzi ci guardano accigliati. Nessuno di loro immagina quello che sta succedendo, ma io sono felice di essere qui e di averla incontrata un’altra volta. È ancora più bella di come la ricordavo, non riesco a smettere di toglierle gli occhi di dosso, fino a quando la odiosa voce di Morandini non irrompe al nostro tavolo.

«Bentornato Ferraro!» mi saluta con un cenno della mano.

«Grazie Lorenzo.» ricambio il suo saluto.

Dopo aver salutato i ragazzi, si siede vicino ad Eleonora e le sfiora la mano con una tale confidenza che vengo travolto da un’ondata di nausea.

Lo fisso, con uno sguardo truce, potrei incenerirlo se si degnasse di guardarmi, invece di sorridere alla splendida ragazza che mi sta di fronte e con la quale vorrei parlare.

Non posso sopportare di vederli insieme e l’idea che lui possa toccarla mi fa infuriare.

Mattia, che ha notato il mio sguardo, si affretta ad intervenire.

«Lorenzo, credo che tu debba andare da mio padre, sta ancora aspettando il bilancio dell’attività dell’ Ingegner Morasso.»  gli consiglia con tono professionale.

Dopo averci rivolto uno sguardo carico di rabbia, si alza e si rivolge verso Eleonora.

«Pranziamo insieme?» le chiede speranzoso.

Eleonora tentenna un po’ e poco dopo risponde.

«Mi dispiace, ma ho promesso a Rachele di andare a pranzare a casa per vedere come sta, credo si sia presa una leggera influenza.» gli risponde educatamente.

«Anch’io pranzo a casa oggi.» prosegue Jenni.

L’espressione di Morandini non ha prezzo, giuro che sto per scoppiare a ridere, ma per fortuna riesco a trattenermi. È stato appena scaricato, e con un’aria altamente indispettita se ne esce dal bar.

«Allora, che ne dite di passare al Mood questa sera?» propongo.

Jenni e Mattia si guardano, e dopo essersi scambiati un sorriso d’intesa si rivolgono ad Eleonora.

«Ele, passiamo a prenderti dopo cena.»  le dicono tranquillamente.

«Posso arrivare al Mood in taxi, non c’è problema.» risponde lei sorridendo.

“Quel sorriso mi fa venire voglia di baciarla. Sto perdendo tutto il mio autocontrollo, giuro che non so spiegare cosa mi stia accadendo.”

Decido di cogliere l’occasione, devo tentare di restare da solo con lei.

«Posso passare a prendere io Eleonora.» dico a Jenni e a Mattia.

Mi stanno fissando a bocca aperta, di certo non si aspettavano una reazione simile.

«Non è necessario, davvero.» continua Eleonora.

«Lo faccio volentieri, quindi mi permetto di insistere.» le dico guardandola negli occhi.

Mi sorride, come a farmi capire che ha accettato il mio passaggio, e per un secondo il mondo si ferma. Potrei scappare subito con lei tra le braccia. La osservo mentre si sistema il cappotto e prende la borsa. I suoi capelli sono raccolti in una coda alta e sento il desiderio irrefrenabile di baciare il suo collo, e non solo quello. Sto letteralmente impazzendo.

Cerco di distogliere il mio sguardo dal suo meraviglioso collo, mentre faccio segno ad Augusto di addebitare la colazione sul mio conto. Con un cenno mi sorride e mi dirigo verso Eleonora, apro la porta e faccio passare sia lei che Jenni.

«Devi dirmi che cosa ti è preso. Non ti ho mai visto guardare una ragazza in quel modo.» mi sussurra Mattia.

«Ne parliamo più tardi, dopo aver sistemato mio padre.» rispondo velocemente.

Saluto Jenni e rivolgo un profondo sguardo ad Eleonora. La vedo trasalire, non ha idea di quello che provo solo incrociando il suo sguardo.

Mi ritrovo così ad assaporare la sensazione di impazienza, non vedo l’ora che sia questa sera. Voglio sapere tutto di lei e della sua vita.

A passo spedito io e Mattia ci dirigiamo nella sala conferenze.

È la resa dei conti a quanto pare, e mi auguro di uscirne vivo.

«Ciao Alessandro! Bentornato a casa!» esclamano mio padre e mio zio.

«Ciao.» li saluto con un debole sorriso.

«Sono molto felice che tu sia tornato. Quando pensi di cominciare?» domanda mio padre.

«Non ho intenzione di ritornare a lavorare qui. Mattia ha preparato un contratto nel quale io cedo le mie quote a lui, da oggi quindi, non sarò più un socio di maggioranza.» spiego serenamente.

Il volto di mio padre cambia immediatamente, è semplicemente furibondo.

«Temo di non aver capito bene, ragazzi.» dice in tono piatto.

«Hai capito perfettamente papà. Me ne vado, sul serio.» rispondo freddamente.

«Sei impazzito Mattia? Cosa ti è passato per la testa quando hai preparato quel contratto?» sbraita mio zio.

«State calmi. Adesso vi spiego bene in cosa consiste il contratto.» risponde sistemando i documenti sul tavolo.

«Sarà meglio per te, che tutta questa merda abbia un senso.» lo incalza mio padre.

Mattia gli rivolge uno sguardo gelido e poi prosegue nella spiegazione.

«Alessandro mi cede le sue quote ad un prezzo di favore, ma c’è una clausola in fondo all’ultima pagina. Alessandro potrà rientrare in possesso delle sue quote in qualunque momento e io gliele cederò allo stesso prezzo di favore, concordato sin dal principio. In questo modo la maggioranza resterà nella nostra famiglia.» spiega Mattia, sorprendendo anche a me.

Mio padre e mio zio si guardano, sono visibilmente più tranquilli, e io devo ringraziare Mattia per esserne uscito indenne.

«Va bene.» sentenziano in coro.

Io e Mattia tiriamo un sospiro di sollievo e dopo un paio di firme mi consegna un assegno. Sono finalmente libero. Libero, e più ricco di due milioni di euro.

«Grazie Mattia, ti devo un favore.» dico uscendo dalla sala.

«Non preoccuparti, la clausola ha comunque valore legale, sono sicuro che un giorno vorrai riaverle, ed io sarò lieto di fartele acquisire.» dice con uno sguardo sincero.

«Per adesso voglio concentrarmi su altro, ma grazie per averci pensato.» dico serenamente.

«Adesso spiegami che cosa succede con Eleonora. Per poco non facevi fuori il povero Morandini.» esclama ridendo.

Sorrido, felice di avere qualcuno a cui raccontare tutte le mie fantasie, senza sembrare un pazzo.

«Forza cugino, andiamo che ti racconto tutto!» esclamo divertito.

Siamo seduti nel suo ufficio, mentre gli sto raccontando tutta la verità sul mio incontro casuale con Eleonora, avvenuto in aereo, qualche settimane fa.

«Avevo capito che c’era qualcosa di strano, ma non questo!» esclama Mattia, scioccato dal mio breve riassunto.

«Sto perdendo la testa. Quando ho visto quel bastardo di Morandini che le teneva la mano, pensavo di impazzire.» proseguo arrabbiato.

«Non è una cosa seria. Lei è ancora alle prese con l’ex marito.»

«Come sono i rapporti tra loro?» chiedo curioso.

«Non so molto. Ho conosciuto Eleonora quando era ancora sposata, circa due mesi fa, era venuta a far visita a Rachele, la coinquilina di Jenni. Poi dopo qualche settimana ha trovato suo marito a letto con un’altra ed è scappata da Venezia.» mi spiega Mattia.

Scuoto la testa disgustato.

«Comunque, dopo l’arrivo di Eleonora a Roma, Jenni mi ha chiesto di fissarle un colloquio. Ho accettato, e devo dire che ha conquistato sia tuo padre che il mio. È in gamba.» prosegue soddisfatto.

«Dell’ex marito cosa sai?» continuo.

«Deve essere una gran pezzo di merda. La notte di Capodanno, Francesco ha dormito da loro e al risveglio si è trovato faccia a faccia con l’ex marito. Durante il rientro a casa deve aver visto Lorenzo insieme ad Eleonora ed è andato su tutte le furie, così si è intrufolato nel loro appartamento e le ha fatto un agguato in piena regola. Vuole riportarla a Venezia.» mi spiega scrupolosamente.

«Ho visto come la guardi, appena l’hai incontrata i tuoi occhi si sono illuminati.» continua Mattia.

«Non lo riesco a spiegare, non c’è niente di razionale in tutto questo, ma quando la vedo non faccio altro che desiderarla e mi chiedo se anche lei prova ciò che provo io.» rispondo sorpreso dalle mie stesse parole.

«Che cosa devo fare Mattia? Una parte di me si sente terribilmente in colpa nei confronti di Angelica. Mi sento un mostro, sono passati solo pochi mesi.» chiedo abbattuto.

«Ale, eri un uomo distrutto. Una parte del tuo cuore resterà per sempre segnata da questa tragedia, ma devi vivere, devi andare avanti. Se un’altra donna riesce a farti battere il cuore, non c’è niente di male. È chiaro che se vi siete incontrati già due volte, in diverse situazioni, forse lo devi interpretare come un segno forte e chiaro. Non credi?»

Le parole di Mattia mi rincuorano, mi sono sentito veramente male nel desiderare un’altra donna. Il senso di colpa è sempre lì, in agguato, ma è più forte di me. La desidero dalla prima volta che l’ho vista, provo un’attrazione disarmante per lei, non ho idea di cosa succederà, ma posso solo augurarmi che provi le mie stesse sensazioni.

 

FINE 7° CAPITOLO 

 

– ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA – 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Renèe. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

4 Comments on “Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 7° Capitolo

  1. manu85
    luglio 19, 2016 at 9:36 am (5 anni ago)

    Io quello lo strozzo non mi ricordavo che era così subdolo infimo…e mi fermo cmq il seguito e un susseguirsi di emozioni e mi piace sempre di più rileggerlo non vedo l ora di un altro capitolo
    Bacio

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  2. Lorenza
    luglio 19, 2016 at 1:43 pm (5 anni ago)

    Ricordavo bene questo capitolo e oggi come allora ho provato rabbia (Eleonora cara sei troppo troppo diplomatica! Un bel calcio nel sedere no?) e tenerezza per una nuovo e dolce inizio! Brava!

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  3. gloria
    luglio 26, 2016 at 4:47 pm (5 anni ago)

    Ma l’è capitolo? Sono impaziente. ..

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    • gloria
      luglio 27, 2016 at 5:04 am (5 anni ago)

      Volevo dire l’ottavo capitolo….

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