“Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 8° Capitolo

Con qualche giorno di ritardo sulla tabella di marcia, è arrivato di nuovo il momento della buonanotte in compagnia dei nostri ragazzi alla ricerca del riscatto che solo le seconde occasioni sanno regalare, anche se, come in questo caso, alle volte vanno sudate.

Infatti, dicono che perseverare sia diabolico e Filippo, con la sua asfissiante costanza, non demorde neppure un attimo nel suo progetto di riportare a Venezia Eleonora. La loro relazione è giunta al termine con una brusca frenata, e nel modo peggiore possibile, ma il concetto non gli è ancora chiaro e la canaglia, seppur concedendo una piccola tregua, non ha nessuna intenzione di mollare l’osso.

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L’attimo di tregua, però, permette ad Eleonora e Alessandro di approfondire la loro conoscenza ed avvicinarsi ancora di più.

Chissà come, prossimamente, prenderà la notizia il subdolo Filippo?

Io sono pronta a scommettere che andrà su tutte le furie e ne vedremo veramente delle belle.

So che alcune di voi sono impazienti di scoprire il nuovo capitolo, quindi vi lascio in buona compagnia, augurandovi la buonanotte seguita, come sempre, dall’immancabile…

Buona Lettura   

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Playlist

Ricomincio da Te

-Eleonora-

La mattina seguente dopo aver lasciato Filippo in quel bar, mi sono alzata molto più serena e tutto sommato anche con dei buoni propositi.

Filippo non mi ha fermata e non ha usato altri metodi intimidatori.

Mi ha semplicemente lasciata andare.

Forse, col tempo, mi avrebbe concesso il divorzio e magari saremmo riusciti a mantenere un rapporto civile.

Certa che tutto sarebbe andato per il meglio, accendo il telefono e vado in cucina a preparare la colazione; dato che ho ancora un po’ di tempo prima di dover andare al lavoro, mi metto comoda sul divano con una tazza di caffè.

Il telefono si illumina, avvisandomi dell’arrivo di un messaggio.

Ovviamente, nel vedere il mittente, tutti i miei buoni propositi sono appena stati spazzati via.

 

Da: Filippo

02/01/2010 ore 23.46

Ciao Eleonora,

ho deciso di tornare a Venezia, inutile dire che desidero che tu venga con me, ma hai bisogno di un po’ di spazio e forse un giorno tornerai sui tuoi passi. Parto alle 11.15, ho trovato un last minute e ovviamente ho acquistato anche un biglietto a nome tuo. Se deciderai di non venire all’aeroporto, io sarò comunque ad aspettarti a casa nostra.

Ti darò tutto il tempo che ti serve, non temere, ma spero  di riaverti tra le mie braccia prima dell’udienza in tribunale. Perdonami, sono certo che possiamo ancora essere felici.

Ti amo.

Filippo.

 

Dunque è ancora convinto di poter sistemare le cose, mi sono illusa che lui avesse capito.

La sua arroganza mi irrita, ma a parte questo mi sento sollevata per il fatto che tra qualche ora non sarà più a Roma.

Nel giro di un paio di mesi spero di essere libera da lui e dal suo controllo.

Non intendo rispondere al suo messaggio, meglio che veda con i suoi occhi che non tornerò a Venezia.

Per fortuna ho altro a cui pensare.

Oggi, finalmente, il cugino di Mattia, l’avvocato Alessandro Ferraro, si presenterà in ufficio e Jenni è letteralmente elettrizzata, spera di rivederlo all’opera e che riprenda il suo posto nell’azienda. È chiaro che muoio dalla curiosità di conoscerlo.

Tutte le mattine prima di andare al lavoro io e Jenni ci fermiamo da Augusto per bere il caffè. È un vecchietto simpatico, un po’ paffutello e con dei baffi, ha uno sguardo paterno  e fa i cornetti più buoni che io abbia mai mangiato. Adoro il suo locale, è sicuramente vintage, ma proprio per questo mi piace molto, mi ricorda le piccole osterie che si trovano lungo le calli a Venezia: è un po’ come tornare indietro nel tempo.

Appena entriamo nel bar vedo Mattia che sta facendo segno a Jenni di avvicinarsi, la seguo e appena arriviamo al tavolo vedo la mia amica che fa un sorriso pieno di gioia.

Alzo la testa e il mio sguardo incrocia quello dell’uomo che mi sta di fronte.

Rimango interdetta per qualche secondo, faccio fatica a respirare, quando riconosco il suo sorriso, in tutto il suo splendore.

«Eleonora, ti presento il cugino di Mattia, nonché il mio capo, Alessandro Ferraro.» dice Jenni entusiasta.

Sono sconvolta, non è possibile che lui sia il cugino di Mattia.

Cerco di collegare tutte le varie informazioni che ho raccolto in queste settimane e stento a credere a ciò che i miei occhi vedono.

È davvero lui, bello come il sole, con quello sguardo dolce, ma intenso.

Ha un completo grigio, che risalta ancora di più i suoi fantastici occhi verdi. Mi sta guardando curiosamente, ma dubito mi abbia riconosciuta. Cercando di trovare tutto il mio autocontrollo, faccio un sorriso e mi presento.

La sua mano ha una stretta forte e decisa e mentre mi godo quel contatto, lui pronuncia il mio nome con una calma e una lentezza che mi fanno arrossire.

Forse mi ha riconosciuta e non nego che una parte di me lo spera.

Il mio sguardo è fisso su di lui, quando Lorenzo entra e si dirige verso di noi.

«Bentornato Ferraro!» lo saluta con un cenno della mano.

«Grazie Lorenzo.» risponde, distogliendo lo sguardo da me.

Tiro un sospiro di sollievo, mi sento imbarazzata ad averlo di fronte, non posso credere di averlo incontrato di nuovo.

Ammetto che avevo perso le speranze.

Lorenzo si siede accanto a me e, giuro, che la cosa non mi entusiasma, ho provato a spiegargli che per il momento voglio stare tranquilla, ma lui mi ha rassicurata dicendo che vuole essere un buon amico per me. Per quanto sia dubbiosa e poco fiduciosa nel genere maschile, Lorenzo mi sembra un tipo abbastanza tranquillo.

Dopo aver gentilmente rifiutato il suo invito a pranzo, si è diretto al lavoro, rivolgendo uno sguardo truce verso Mattia, che gli ha appena consigliato di andare in ufficio per terminare dei bilanci.

Avverto lo sguardo di Jenni fisso su di me, effettivamente gli sguardi che ogni tanto mi cadono su Alessandro non sono proprio soliti per due sconosciuti.

«Allora, che ne dite di passare al Mood questa sera?» propone ad un tratto.

Jenni e Mattia si guardano complici.

«Ele, passiamo a prenderti dopo cena.» annunciano serenamente.

«Posso arrivare al Mood in taxi, non c’è problema.» rispondo sorridendo, già entusiasta all’idea.

Non faccio nemmeno in tempo a terminare la frase.

«Posso passare a prendere io Eleonora.» dice Alessandro, rivolgendosi a Jenni e a Mattia.

Di certo non mi sarei aspettata questa proposta.

Sono sbalordita tanto quanto i ragazzi.

«Non è necessario, davvero.» dico d’istinto, anche se vorrei dirgli subito di sì.

«Lo faccio volentieri, quindi mi permetto di insistere.» risponde con quello sguardo magnetico, a cui è impossibile resistere.

“E come faccio adesso a rifiutare? No, sarei una pazza a farlo. Provo un’attrazione che non so spiegare nei suoi confronti, e io voglio restare da sola con lui. Altroché se lo voglio.”

 

Gli sorrido annuendo e mi alzo, devo uscire per prendere un po’ d’aria.

Jenni mi colpisce lievemente sulla caviglia, ha capito perfettamente che c’è qualcosa che lei non sa.

Indosso il cappotto e vado verso l’uscita, Alessandro si affretta a raggiungerci e ci apre la porta, una volta fuori Jenni mi trascina verso la sala d’entrata dello studio.

«Ma che diavolo succede tra te e Ferraro?» chiede ansiosa.

«Ti spiegherò tutto a pranzo giuro, ma adesso andiamo.» le dico sorridendo.

Sorride sorniona, come se non vedesse l’ora di scoprire il mio piccolo segreto, mentre veniamo raggiunte da Mattia e Alessandro.

Lo sguardo che mi rivolge prima di entrare nella hall dello stabile mi fa tremare le ginocchia, ma resisto cercando di concentrarmi.

Mi verrà un infarto se decide di ritornare a lavorare.

La mattinata prosegue a rilento, non sono molto concentrata, continuo a fissare la porta dell’ufficio di Mattia, aspettandomi che da un momento all’altro esca lui.

Intanto Jenni, anche lei chiaramente distratta, continua a mandarmi messaggini per avere delle anticipazioni. Ripongo il telefono e decido di portarmi avanti con del lavoro, inizierò a preparare i contratti per i nuovi clienti e poi mi dedicherò ad archiviare quelli estinti. Sicuramente tenermi occupata è la cosa migliore, per evitare di rimanere incantata su quella porta.

Sono nel bel mezzo del mio lavoro quando la voce di Alessandro mi distrae dal monitor del mio computer.

«Eleonora, va bene se passo a prenderti intorno alle nove?» chiede gentilmente.

Deliziosi brividi mi percorrono la schiena.

«Perfetto, allora ti lascio l’indirizzo.» rispondo, contenendo il mio entusiasmo.

«Mattia mi ha informato che abiti con Jenni, ho già il suo indirizzo. A questa sera.» mi dice mentre si allontana dalla mia scrivania.

“Non credo di potergli resistere. Mi farò del male, ho sofferto già abbastanza. Sono sicura di voler correre questo rischio?”

Guardo l’orologio e decido di anticipare di mezz’ora la mia pausa pranzo. Rachele mi ha scritto di non preoccuparmi e di restare pure fuori in quanto sarebbe rimasta a letto a dormire. Meglio così, avrò più tempo per pranzare.

La scrivania di Jenni è vuota, le lascio un appunto al centro della scrivania, scritto a caratteri cubitali e sottolineato in rosso, avvertendola che l’aspetto al solito locale e di non andare a casa.

Prima di uscire, vado a riporre i vecchi contratti nell’archivio, passo di fronte la sala conferenze e oltrepasso il corridoio in direzione dell’ultimo ufficio.

Passo il mio badge, facendo scattare la serratura, entro nell’archivio e vado alla ricerca dello scaffale, appena svolto l’angolo trovo Lorenzo in piedi, con i pantaloni completamente abbassati, e le gambe di una ragazza avvinghiate ai suoi fianchi.

“Ma che cazzo! Perché tocca sempre a me assistere a certe scene? ”

Evidentemente i miei tacchi hanno distratto i due amanti, che adesso mi stanno guardando con gli occhi sgranati.

Lorenzo cerca di rivestirsi più in fretta che può, mentre la ragazza si abbassa la gonna e si mette a sedere.

Giuro che mi sembra di avere un deja vù. Stessa scena, stesse movenze e stesso squallore.

Appoggio velocemente i miei documenti ed esco dall’archivio, richiudo la porta alle mie spalle ed esco più veloce che posso.

«Ele, ma dov’eri finita?» esclama Jenni, seduta al nostro solito tavolo.

«Ho perso tempo in archivio.» rispondo lasciva.

Non intendo parlare di quello che ho appena visto, mi rovinerebbe il pranzo.

Per fortuna Jenni mi travolge con una serie di domande riguardo ad Alessandro, così mi ritrovo a raccontarle di tutti i particolari del nostro incontro, dalla mia crisi di pianto alla sua mano sulla mia schiena.

«Beh, ora capisco molte cose.» sentenzia Jenni, addentando il suo panino.

«Quali cose?» chiedo curiosa.

«Si capisce benissimo che è scoccata la scintilla tra di voi. Alessandro non ha mai considerato nessuna donna che non fosse sua moglie. Si è illuminato appena ti ha vista.»

«Non credo che sia il caso di iniziare a fantasticare. È un uomo che ha da poco perso la famiglia ed io sono fin troppo incasinata, con un ex marito che non mi da tregua.» rispondo sconsolata.

«Vedremo mia cara, io ho visto il modo in cui vi guardate. Sono pronta a scommettere.» conclude, estremamente convinta della sua teoria.

Finiamo il pranzo e mentre rientriamo in ufficio, sento una leggera euforia che mi invade lo stomaco. Mi sento emozionata all’idea di vederlo, e nonostante i molti dubbi voglio godermi questa serata.

Ho accuratamente evitato Lorenzo per tutto il pomeriggio, non che ci sia rimasta male, ma dopo tutte le sue belle parole, ha perso ogni credibilità ai miei occhi.

Credo di avere la calamita per certi uomini e non intendo ricadere negli stessi errori.

Alle cinque e mezza metto in ordine la mia scrivania e mi avvio all’uscita, non vedo l’ora di arrivare a casa per concedermi un bel bagno e prepararmi alla serata.

«Signorina Martinelli!» urla dalla sua stanza Rachele, appena entro a casa.

Scuoto la testa, consapevole che adesso dovrò raccontarle tutto.

«Come sta la nostra ammalata?» chiedo, con la speranza di potermi fare un bagno prima di affrontare qualunque discorso.

«Non ci provare! Siediti qui vicino e raccontami tutto! Jenni non ha voluto raccontarmi i particolari!» esclama con un’aria offesa.

Mi arrendo e le racconto tutto, con la stessa enfasi che ho riservato a Jenni, alla fine di tutto il mio racconto Rachele strabuzza gli occhi e mi accarezza la guancia.

«Amica mia, sono certa che Alessandro è un bravissimo uomo, niente a che vedere con quel farabutto di Filippo, quindi vivi il momento, senza pensare al domani. Per troppo tempo hai pianificato la tua vita e niente è andato come credevi.» mi dice con gli occhi colmi di affetto.

Ha ragione da vendere, ed è proprio quello che intendo fare da oggi.

«Lo farò tesoro. Vado a farmi un bel bagno e poi ceniamo, d’accordo?» le chiedo premurosa.

«Va bene, però i vestiti li scelgo io!» esclama con le mani giunte in segno di supplica.

«Sei impossibile!» sbuffo, uscendo dalla sua camera.

Rachele non mi ha dato nemmeno il tempo di sparecchiare, mi ha portata diretta in camera e ha iniziato a rovistare nel mio armadio.

«Ehi, guarda che l’avevo appena riordinato quell’armadio!» esclamo seccata.

«Questa è un’emergenza, non abbiamo molto tempo.» risponde con la testa infilata in mezzo alle mie magliette.

«E’ una serata informale, non devo sfilare sul red carpet» la rimbecco.

«Ecco, questi due sono perfetti! Scegli quello che più ti piace e poi vieni in bagno che ti trucco.» dice con un sorriso trionfante.

Scoppio a ridere mentre vedo che si fionda nel bagno e inizia a trafficare tra trousse e attrezzi di maquillage vari.

Avrebbe dovuto fare l’estetista anziché il medico.

Alla fine ho scelto il mio completo preferito, pantaloni attillati neri, top color verde smeraldo che ricade morbido fino al fondo schiena, abbinato ad un giacca nera sfiancata. Infine, i miei adorati stivali con il tacco a spillo.

Mi osservo allo specchio e stento a riconoscere la ragazza che mi guarda riflessa nello specchio.

«Ele, muoviti che abbiamo poco tempo»urla dal bagno Rachele.

«Eccomi» esclamo, dirigendomi in bagno.

Dopo quindici minuti, Rachele mi fa guardare allo specchio.

«Ecco fatto. Semplice e naturale come piace a te, ma anche sexy e sfrontato come piace a me» squittisce soddisfatta.

Il trucco, ai miei occhi, è perfetto, ha usato i colori neutri per gli occhi, calcando il rossetto rosso sulle labbra, infine, ha segnato gli zigomi con il fard.

«Ottimo lavoro, tesoro»

«Ti piace?» domanda speranzosa.

«Assolutamente sì.» sentenzio abbracciandola.

Il citofono suona ed io, intanto, sento le farfalle nello stomaco prendere vita.

«Va tutto bene. Adesso raccogliti i capelli, che intanto vado a rispondere.» mi dice tenendomi per mano.

Faccio come mi dice, spazzolo velocemente i capelli e li raccolgo in una coda alta, li attorciglio in uno chignon spettinato e lo fisso con qualche forcina.

Ecco fatto, in due minuti sono pronta.

Vado in salotto, afferro la mia pochette e saluto Rachele dandole un bacio fugace sulla guancia.

«Divertiti tesoro.» sussurra mentre sono già fuori dalla porta di casa.

Scendo cercando di mantenere la calma e appena chiudo il cancello alle mie spalle, Alessandro è lì che mi aspetta.

È vestito in maniera molto più casual, ed io ringrazio il cielo di essermi messa i miei amati pantaloni, ha le mani in tasca e mi sorride con quell’aria sbarazzina e tremendamente sexy.

«Ciao…» mormoro timidamente.

«Ciao Eleonora…» dice sfiorando appena il mio braccio prima di accompagnarmi all’auto.

Apre lo sportello della sua Audi e mi fa cenno di salire. Una volta che ha messo in moto, mi rivolge un lungo sguardo.

«E così ci siamo rincontrati…» inizia a dire.

“Allora mi aveva riconosciuta!”

«Il mondo è piccolo, a quanto pare.» proseguo io.

«Più di quanto credi, Eleonora.» dice stringendo le mani sul volante.

Lo osservo mentre guida, ha una sicurezza innata, sono incantata dalla sua bellezza.

Il suo sguardo è concentrato sulla strada ed io mi ritrovo di nuovo, come quella volta in aereo, al suo fianco. I battito del mio cuore accellerano, quando ad un tratto si gira e mi dona la splendida visione del suo viso.

«Allora come ti trovi a lavorare con Mattia?» esordisce.

«Molto bene, è una grande azienda e sono onorata di essere stata assunta.» rispondo sinceramente.

«A detta di Mattia, sono loro che sono onorati di avere te nello staff.» prosegue con un sorriso malizioso.

«Mi fa molto piacere saperlo.» rispondo orgogliosa.

Dopo qualche istante interrompe il silenzio.

«Sai, ho ripensato molto al nostro incontro in aereo.» annuncia, cambiando tono di voce.

«Anch’io. Ho conservato il tuo fazzoletto.» gli confido, sorridendo.

«Mi fa molto piacere saperlo.» risponde riprendendo la mia precedente risposta.

Ridiamo entrambi, e sento che almeno un po’ ci stiamo rilassando.

«Quindi oltre ad essere un socio di maggioranza, sei anche il proprietario del Mood?» chiedo, cercando di fare conversazione.

«Da oggi non sono più un socio di maggioranza. Quindi per il momento sono solo il proprietario di una discoteca.» risponde con estrema tranquillità.

Una piccola fitta di dispiacere mi colpisce, non lo vedrò così spesso come avevo immaginato e questo un po’ mi rattrista.

«Io e Mattia facevamo i baristi in quel locale quando eravamo ragazzi, il vecchio proprietario era come un secondo padre per noi, e stare lì era come essere a casa. Dopo aver terminato gli studi, ci ha fatto la proposta di prenderlo in gestione e abbiamo accettato.» continua.

«Quindi tu e Mattia siete soci?» chiedo, incuriosita.

«Non più, lui ha preferito concentrarsi sulla sua carriera, così mi sono preso io l’incarico di gestirlo.» mi spiega pazientemente.

«Ecco siamo arrivati.» dice parcheggiando l’auto sul parcheggio riservato al personale.

Scendo dall’auto e trovo il suo braccio ad attendermi.

Adesso siamo vicini, talmente vicini che riesco a sentire il suo profumo invadermi le narici.

Più lo guardo e più mi dico che è impossibile che lui sia attratto da me, è troppo bello ed io invece sono solo una ragazza semplice e nemmeno sorprendentemente carina.

«Ti va di fare due passi?» mi chiede, rivolgendo un’occhiata ai miei stivali.

«Certo, non preoccuparti, ho anni di pratica alle spalle. Vivere a Venezia e camminare con i tacchi può essere pericoloso, a volte.» rispondo, guardando le mie scarpe.

Annuisce sorridendo e mi fa strada per il centro di Roma, che questa sera risplende sotto una magnifica luna piena.

«Raccontami qualcosa di te.» mi chiede ad un tratto passeggiando.

“Da dove comincio? La mia vita è un tale casino.”

Decido di farmi coraggio e di mettere subito in chiaro la mia situazione.

«Mi sono trasferita da poco più di due mesi a Roma, ho lasciato la mia amata Venezia per ritrovare un po’ di serenità e tranquillità.» dico con un sospiro.

«Come sei capitata nell’appartamento di Jenni?» chiede.

«Sono venuta a trovare a una mia carissima amica, che guarda caso è la coinquilina di Jenni.» rispondo ridendo.

«Che guarda caso era la mia segretaria.» prosegue lui.

«L’ho sempre detto io che il mondo è piccolo.» rilancio con enfasi.

Ride, mentre mi sfiora il braccio e in me si scatenano le ormai note sensazioni.

C’è qualcosa che mi attrae di questo uomo, qualcosa che va oltre alla bellezza.

La suoneria del suo telefono interrompe tutte le mie fantasie.

«Sono arrivati i ragazzi, ci stanno aspettando.» mi informa Alessandro.

Torniamo verso il locale, chiacchierando dei luoghi che abbiamo visitato e di quello che mi piacerebbe fare nella vita. Sembra molto interessato ai miei progetti e mi ascolta attentamente. Si è instaurata una bella sintonia tra di noi, e vorrei non dover interrompere la nostra serata per andare nel suo locale. Ma, in men che non si dica siamo già davanti all’ingresso.

Come la sera di Capodanno, il buttafuori ci fa passare da un cancelletto laterale. Alessandro mi sfiora la mano per invitarmi a seguirlo, passiamo davanti a due bar e ci fermiamo per qualche istante a salutare i baristi. Mi guardo attorno, adesso la pista è vuota e nei divanetti sono comodamente seduti ospiti che sorseggiano costose bottiglie di champagne, la musica è solo un sottofondo e le luci abbassate rendono l’atmosfera molto intima.

«Eccovi qui, finalmente!» ci accoglie Mattia.

«Sei bellissima.» mi sussurra Jenni ad un orecchio.

Le sorrido complice e le faccio l’occhiolino.

Alessandro si siede vicino a me, siamo nello stesso divanetto in cui abbiamo festeggiato il Capodanno. La sua gamba sfiora la mia e il semplice contatto crea in me il desiderio impellente di toccarlo. Si sistema, mentre mi appoggia la mano sulla schiena e un altro brivido di piacere mi attraversa. Il suo respiro è vicino al mio collo e credo che non resisterò molto a lungo se non mi tolgo da questa posizione. Jenni, che sta osservando la scena divertita, decide di venire in mio aiuto.

«Che ne dite di ordinare da bere finché noi andiamo alla toilette?» propone stringendomi il ginocchio.

«Cosa vuoi bere?» mi chiede Alessandro.

«Un’ acqua tonica andrà benissimo, grazie.»

Dopo essere stata trascinata in bagno e dopo esserci chiuse a chiave, Jenni mi scruta attentamente.

«Ele, è impossibile starvi vicino. Emanate sensualità da tutte le parti. Ma che vi è preso?» chiede attonita.

«Io…Io non lo so. Abbiamo solo parlato, ma appena mi sfiora non capisco più niente.» rispondo confusa.

«Bene, adesso respira e calmati. Qui ci vuole un piccolo shot per darti coraggio.» afferma risoluta.

«No, non serve! Adesso mi passa. Sono solo un po’ agitata.» mi affretto a rispondere.

«È così bello vederlo sorridere di nuovo, Alessandro è un ragazzo fantastico.» continua Jenni.

«Che sia fantastico, non c’è dubbio. Ma non credo dipenda da me, è un gentiluomo. Sono io che ho perso completamente la ragione.» dico tutto d’un fiato.

Mi prende per mano e mi porta davanti al bar, ordina due shot, ne mette uno davanti a me e in segno di brindisi fa tintinnare i bicchierini. Butto giù il liquido alcolico che sa di vodka e menta, è forte e sento il calore espandersi giù per la gola. Io e Jenni ci guardiamo e dopo esserci scambiate uno sguardo d’intesa torniamo dai ragazzi.

Appena Alessandro mi vede, mi viene incontro, con la mia acqua tonica.

«Vieni con me, ti faccio fare un giro del locale.» mi invita tendendomi la mano.

Lo seguo e mi ritrovo al suo fianco, mentre mi spiega quanto lui sia legato a questo posto e quanto gli piaccia vederlo così poco affollato.

«Hai ragione, la sera di Capodanno aveva tutta un’altra atmosfera.» dico annuendo.

Mi fa strada su un’altra sala, più piccola e intima, dove stanno ballando Jenni e Mattia. Li osservo, nella loro complicità, sono bellissimi insieme.

«Sarei felice se volessi concedermi un ballo.» mi sussurra lentamente.

Mi sta porgendo la mano mentre una lenta e dolce melodia riecheggia, poso il bicchiere e mi avvicino, lui prende la sua mano nella mia, mi avvolge con un braccio mentre mi trascina con sé in questo ballo. Sento il suo respiro, e la sua mano che mi accompagna in tutti i movimenti, per quanto possa essere assurdo e irrazionale, vorrei che la canzone non terminasse, vorrei rimanere ancora un po’ abbracciata a lui.

La canzone, invece, finisce, ma Jenni e Mattia non si sono nemmeno accorti di noi. Guardo Alessandro, e sembra avermi letto nel pensiero.

«Non credo si siano accorti della nostra presenza. Vuoi che ti riporti a casa?» mi chiede gentilmente.

Guardo l’orologio e mi rendo conto il tempo è volato. Domani sarò uno straccio al lavoro.

«Si, credo sia meglio.» dico un po’ rammaricata.

Mi aiuta ad infilare il cappotto e ritorniamo alla sua auto, il viaggio del ritorno è avvolto da un certo silenzio, entrambi probabilmente persi nei nostri pensieri.

Guardo fuori dal finestrino, inebriata dalla sua presenza, dal suo profumo e dalla dolce melodia che abbiamo ballato poco fa, ma prima di potermene accorgere siamo già arrivati a casa ed è giunto il momento di salutarci.

Incerto, avvicina la mano e mi accarezza la guancia.

«Buonanotte Eleonora.» sussurra.

«Buonanotte Alessandro.» dico, assaporando quell’ultimo contatto.

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-Alessandro-

 

«Quindi stasera verrai al Mood con lei.» esordisce Mattia, sorseggiando il caffè.

«Sono un pazzo, vero?» chiedo accigliato.

«No, non direi. Solo comportati bene, ci tengo alla mia incolumità. Ti ricordo che Jenni mi strapperebbe le palle, se tu facessi soffrire Eleonora.» mi avverte.

«Ehi, per chi mi hai preso?» dico con un tono leggermente offeso.

«So che sei in buona fede, stai solo attento a non farla soffrire. È giovane e ha un matrimonio fallito alle spalle.» continua apprensivo.

«Io invece ho perso mia moglie e mia figlia! Cosa credi, che voglia farmi solo una scopata?» gli dico alterato.

«D’accordo calmati. Non intendevo questo, cerca solo di andarci piano, ok?» chiede titubante.

«Messaggio afferrato.» concludo, girandomi per uscire dal suo ufficio.

Appena fuori dalla porta vedo Eleonora intenta a lavorare al computer, la osservo mentre fissa lo schermo e digita qualcosa sulla tastiera del computer.

«Eleonora, va bene se passo a prenderti intorno alle nove?» le chiedo sottovoce, per non disturbarla.

«Perfetto, allora ti lascio l’indirizzo.» mi risponde con un caloroso sorriso.

«Mattia mi ha informato che abiti con Jenni, ho già il suo indirizzo. A questa sera.» la saluto rivolgendole un sorriso sincero ed esco dirigendomi verso la mia auto.

Sono un po’ infastidito dal commento di Mattia, ma non posso negare che mi sta facendo riflettere su quello che sta accadendo.

Entrambi, a modo nostro, abbiamo dovuto affrontare delle separazioni e forse non è una buona idea rischiare di mettere a repentaglio un rapporto lavorativo e personale, soprattutto per Eleonora che si è appena trasferita.

Mi accorgo di aver imboccato la statale che porta fuori città, e un’idea prende forma nella mia mente.

È una splendida giornata di sole, nonostante i dieci gradi, il cielo è limpido.

È la giornata ideale per andare a vedere come procede il trasloco nella casa di Sabaudia.

Ho sempre amato il mare d’inverno, la tranquillità che si respira, il rumore delle onde che si infrangono sulla battigia e i gabbiani che volano in cielo.

Un’ora e mezza più tardi sono davanti alla casa. Mi guardo intorno e mi rendo conto che qui nulla è cambiato, tutto è rimasto come l’ho lasciato.

Entro in casa, e dopo aver aperto i balconi mi accorgo che è stata rimessa in perfetto ordine. Tutti gli scatoloni sono stati svuotati, la cucina profuma di pulito e ogni cosa è al suo posto.

Mentre mi guardo attorno, il mio sguardo cade sulle due foto lasciate sopra al caminetto.

Un senso di vuoto si impadronisce di me.

Mi avvicino e sfioro la cornice. Come se potessi accarezzarla ancora, passo il dito sul volto di Angelica, poi faccio la stessa cosa sulla foto di Emma.

«Siete sempre nel mio cuore…» sussurro, guardando i loro sorrisi.

Mi volto, cercando di allontanare il senso di colpa, che immancabile, mi tortura.

Dopo aver passato in rassegna tutta la casa e aver constatato che i fattorini hanno consegnato tutto, vado a fare una passeggiata in riva al mare.

Un tiepido sole mi scalda le spalle, mentre in lontananza vedo la piccola locanda di Brando, che ai miei occhi sembra essere una piccola oasi di pace.

Entro dentro il ristorantino e subito vengo travolto dal delizioso profumo di cibo.

«Alessandro, sei proprio tu?» la voce di Diletta mi coglie di sorpresa.

«Ciao Didi, ebbene sì, sono io!» esclamo sorridendo.

«Oh, cielo! Brando, guarda chi è venuto a trovarci!» urla emozionata.

Pochi istanti e il mio caro amico si affaccia fuori dalla cucina.

«Alessandro! Che bello vederti!» si avvicina, pulendosi le mani sul grembiule.

«Ciao Brando!»

«Abbiamo visto i fattorini lavorare per settimane nella casa sulla spiaggia, ma non sapevamo quando saresti arrivato!» mi spiega Diletta, in tono apprensivo.

«Sono stato un po’ da Riccardo a New York e adesso eccomi qui…» dico lasciando la frase a metà.

Il caloroso e amorevole sguardo di Diletta mi fa capire che non c’è bisogno di aggiungere altro.

«Bene, è ora di pranzo. Sarai affamato, quindi adesso ti preparo un bel piatto di bucatini all’amatriciana, accompagnati da un buon bicchiere di vino rosso.» dice, colpendomi lievemente sulla spalla.

Le sorrido e mi accomodo al tavolo. Penso a quante cene abbiamo fatto in questo posto io e Angelica, lei adorava questo posto.

Distolgo lo sguardo e poco dopo arriva Brando, tra le mani tieni due calici di Velletri Rosso .

«Ecco, figliolo.» dice porgendomi il vino e sedendosi proprio di fronte a me.

«Allora, ti trasferirai qui?» chiede incuriosito.

Assaporo il vino, è semplicemente squisito.

«Sì, ho bisogno di cambiare aria.» rispondo pensieroso.

«Lo capisco. Se hai bisogno di qualcosa, conta su di noi.» dice in tono risoluto.

«Lo apprezzo, davvero.» dico annuendo.

«Sei come un figlio per me e Didi, il figlio che non abbiamo mai avuto. Per qualunque motivo, non esitare a venire da noi.» prosegue categorico.

Ho bisogno di un parere e Brando è la persona giusta.

«In realtà, vorrei chiederti un consiglio.» dico, sorseggiando il vino.

«Dimmi pure.»

«E’ così difficile da spiegare, spero tu non fraintenda le mie parole.» inizio a dire.

Mi fa cenno di proseguire.

«Ho conosciuto una ragazza durante il mio viaggio a New York, ho pensato molto a lei e alle sensazioni che ho provato. Mi sono sentito in colpa e anche un pessimo uomo, così ho cercato di allontanarla dalla mia mente. Quando però sono tornato a Roma, ho scoperto che è stata assunta nell’azienda di famiglia. C’è un’attrazione molto forte tra di noi, ma una parte di me è confusa e non vuole compromettere la sua carriera appena iniziata. È una ragazza molto giovane e io non so se assecondare questa cosa oppure spezzarla sul nascere.» concludo la mia spiegazione.

Brando non dice nulla, ha lo sguardo fisso sulla finestra, e sembra assorto nei suoi pensieri.

«Figliolo, non avere paura di vivere. Stai semplicemente guarendo da una brutta malattia. Giorno dopo giorno, il tuo fisico sta tornando in forze, ora è solo la tua mente che deve accettarlo.» mi dice guardandomi negli occhi.

Didi arriva, portando con sé la scia del profumo delizioso dei bucatini.

«Ecco a te, caro.» mi dice con un sorriso trionfante.

Brando si alza, mi posa una mano sulla spalla e mi sussurra un’ultima frase.

«Vivi, figliolo. Se lo farai, allora tutto questo avrà avuto un senso.»

Resto così, da solo, a ripensare alle parole del mio amico.

“Ora è solo la tua mente che deve accettarlo.”

 

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Dopo esser stato viziato dalla cucina di Diletta e dal suo magnifico tiramisù, mi alzo per andare verso casa.

«Ti aspettiamo per cena?» chiede speranzosa.

Brando le cinge la vita, tirandola a sé.

«Il ragazzo deve tornare a Roma, ma sono certo che verrà a trovarci ancora.» le dice baciandole la tempia.

«Come vuoi, caro. Qui le porte sono sempre aperte.» mi abbraccia forte, dandomi un lieve bacio sulla guancia.

«Grazie Didi.» sussurro, ricambiando il suo abbraccio.

Una volta rientrato a casa, vado diretto nel mio ufficio e cerco di fare il punto della situazione, almeno per quanto riguarda il lavoro.

Ho denaro a sufficienza e per ora posso fare le cose con calma, per il momento mi occuperò del Mood e in primavera potrei aprire il mio studio, cercando nel frattempo di procurarmi i contatti di  tutti i vari clienti.

Mi ritrovo assorto in mezzo a tutti i documenti, riordino e mi appunto le cose più urgenti da fare, una volta finito di sistemare tutto, mi metto comodo sulla poltrona.

Adesso che ho appurato il mio piano da qui ai prossimi mesi, decido di concentrarmi sul consiglio di Brando.

Più ci penso e più non vedo l’ora di vedere Eleonora questa sera.

Potrebbe essere solo desiderio e niente di più, ma se così non fosse, come riuscirei a vivere con il rimorso di non aver rischiato, di non aver vissuto veramente.

Mi rimetto alla guida per tornare a Roma, devo passare in albergo a cambiarmi.

Data l’ora di punta, mi ritrovo bloccato per un po’ nel traffico e quando arrivo nella mia suite, faccio giusto in tempo a farmi la doccia prima di sentire bussare alla mia porta.

Con l’asciugamano legato in vita vado ad aprire.

Di fronte a me c’è Mattia, con due pizze e due birre in mano.

«In segno di pace.» dice sorridendo.

«Solo perché sto morendo di fame!» esclamo.

Mi infilo i pantaloni e una maglietta, mentre lui è già seduto sul tavolino del salottino.

«Scusa, non dovevo dirti quelle cose stamattina.» comincio a dire.

«Tranquillo, in verità mi hai dato da pensare.»

«In che senso?» chiede perplesso.

«Ho capito la tua preoccupazione, e non mi riferisco a quella dei tuoi attributi, ma a quella per l’azienda.» spiego addentando la mia pizza.

«Temo solo una ripercussione su una situazione che già di suo è precaria.» sentenzia preoccupato.

«Non accadrà. Stai tranquillo. Non ti metterei mai in una condizione simile.» concludo.

Dopo il nostro chiarimento, Mattia si prepara per andare a prendere Jenni che, a quanto pare, è rimasta in ufficio più a lungo e adesso lo sta aspettando a casa.

Io invece, mi preparo ad affrontare la mia prima serata con una donna.

Mi sembra passata un’eternità dall’ultima volta. In realtà è passata un’eternità.

Mi infilo al volo un paio di jeans, una camicia semplice e la mia giacca blu.

Passo il gel distrattamente sui capelli ribelli e afferro il cappotto.

Durante il tragitto, mi passa per la testa più volte il pensiero di chiederle di fare due passi da sola con me. Sono curioso di capire se oltre all’attrazione fisica, c’è dell’altro.

Parcheggio sotto casa sua, sono leggermente in anticipo, ma suono comunque il campanello.

La voce di una ragazza mi risponde allegramente, avvisandomi che Eleonora sta per scendere.

Sento il ticchettio dei suoi tacchi  in fondo all’atrio e il momento dopo la vedo richiudere il cancello e voltarsi verso di me.

Colpito e affondato.”

«Ciao…» mormora, accennando ad un sorriso.

«Ciao Eleonora…» la saluto, avvicinandomi a lei.

L’aiuto a salire e mi affretto ad entrare in auto.

La guardo per un lungo istante.

«E così ci siamo rincontrati…» comincio a dire.

«Il mondo è piccolo, a quanto pare.»

«Più di quanto credi, Eleonora.» rispondo, mentre provo a concentrarmi sulla guida.

Adesso sento i suoi occhi fissi su di me.

«Allora come ti trovi a lavorare con Mattia?» le chiedo per metterla a suo agio.

«Molto bene, è una grande azienda e sono onorata di essere stata assunta.» risponde entusiasta.

«A detta di Mattia, sono loro che sono onorati di avere te nello staff.» dico, ricordando i commenti di mio cugino.

«Mi fa molto piacere saperlo.» risponde orgogliosa.

Dopo un breve silenzio, mi decido a dirle qualcosa di più.

«Sai, ho ripensato molto al nostro incontro in aereo.» mormoro.

«Anch’io. Ho conservato il tuo fazzoletto.» mi confessa, con un pizzico di timidezza.

«Mi fa molto piacere saperlo.» le dico ridendo, per rompere un po’ il ghiaccio.

Fa una piccola risata, adesso è un po’ più rilassata e la vedo tirare un sospiro di sollievo.

Poi  prende coraggio e inizia a parlare, mi chiede della mia carriera e del locale di cui sono proprietario, le spiego tutto dal principio, da quando io e Mattia eravamo solo due baristi e di come siamo poi diventati soci.

È incuriosita e dopo aver risposto a tutte le sue domande, scendiamo dall’auto.

Non voglio entrare subito nel locale, vorrei chiacchierare ancora un po’ con lei.

Le propongo di fare due passi, anche se calza degli stivali con un tacco vertiginoso.

Mi guarda e subito dopo rivolge uno sguardo alle sue scarpe.

«Certo, non preoccuparti, ho anni di pratica alle spalle. Vivere a Venezia e camminare con i tacchi può essere pericoloso, a volte.» mi dice con quel sorriso che anima tutti i miei sensi.

Mi volto e iniziamo a camminare. Voglio essere sicuro di come stanno le cose, e se è vero che non c’è niente tra lei e Morandini.

«Raccontami qualcosa di te.» le chiedo.

Tentenna un po’, forse la sto mettendo sotto esame, ma dopo un po’ di incertezza mi dice che si è trasferita qui per ritrovare un po’ di serenità e di tranquillità.

Non sembra sbilanciarsi molto così le chiedo come ha fatto a capitare nell’appartamento di Jenni, so che lei e la coinquilina sono amiche, ma spero di avere qualche altra informazione.

La sua risposta conferma quello che già sapevo, è molto timida e per ora credo dovrò accontentarmi di questo.

Un messaggio di Mattia mi informa che ci stanno aspettando, mio malgrado è già ora di tornare indietro.

Lei fa un cenno di assenso e mentre stiamo tornando indietro inizio a raccontarle dei luoghi che ho visto e visitato e rimango piacevolmente stupito quando scopro che come me ama la Spagna. La lascio parlare un po’ di sé , sembra sentirsi un po’ più a suo agio adesso e sull’onda delle chiacchiere mi confida il suo grande sogno: ovvero quello di diventare una grafica pubblicitaria.

Mi racconta di come Formentera le sia rimasta nel cuore e di come, invece, un giorno vorrebbe visitare gli Stati Uniti.

“Chissà un giorno potrei veramente portarti con me.”

Arriviamo davanti all’ingresso, saluto Stefano ed entriamo dal cancelletto laterale.

Faccio cenno ad Eleonora di seguirmi, la sfioro appena ma ho l’impressione di vederla trasalire.

I ragazzi del bar mi salutano, e decido di fermarmi giusto un momento, sono incuriositi dalla ragazza al mio fianco, ma molto velocemente liquido tutti con un sorriso.

Proseguo lungo il perimetro del locale fino ad arrivare alla consolle, il divanetto in parte è riservato a me e Mattia, e si trova rialzato rispetto alla pista.

Loro sono già comodamente seduti e si stanno scambiando qualche bacio innocente, quando Mattia alza lo sguardo, si scosta dalla sua dolce fidanzata e ci rivolge un saluto accogliente.

Ci accomodiamo e io mi siedo vicino a lei, le nostre gambe si sfiorano e sento la necessità di toccarla, è una tentazione troppo grande, ma mi limito a far cadere la mano di lato, vicino alla schiena.

Avrei preferito di gran lunga continuare a passeggiare insieme a lei.

La osservo attentamente, accorgendomi di quanto sia bellissima.

Ha un profumo dolce e delicato, viene voglia di baciarla ovunque. Di divorarla.

È chiaro che in me c’è un desiderio forte e, a questo punto, non posso più fare a meno di ignorare questa cosa che c’è tra noi.

«Che ne dite di ordinare da bere finché noi andiamo alla toilette?» propone Jenni, improvvisamente.

«Cosa vuoi bere?» le chiedo, mentre si alza e si volta per andarsene.

«Un’ acqua tonica andrà benissimo, grazie.»

Continuo a guardarla mentre si allontana e si dirige nell’altra sala.

«Ehi, amico sei preso proprio male.» commenta Mattia.

«Anche tu lo sei, se è per quello. Non avevo mai visto il tuo lato romantico.» lo punzecchio, sarcastico.

Fa una smorfia di disappunto e poi mi rivolge un altro sguardo.

«Ad ogni modo non posso darti torto, è molto carina.» continua, avvicinandosi a me.

‹‹Oh, è molto più che carina.›› azzardo, passandomi la mano sulla mascella contrita. ‹‹Ed è giovane, molto giovane.››

‹‹Hai ragione, ma non puoi ignorare tutto questo, avanti, guardatevi, si vede lontano un miglio che vi piacete.››

«Credo che anche lei si sia accorta del mio interesse.» dico, ordinando da bere.

«Allora, forse, è meglio che trovi il modo di rimanere da solo con lei.» azzarda Mattia, sorseggiando un whisky.

Prendo l’acqua tonica e vado incontro ad Eleonora.

«Vieni con me, ti faccio fare un giro del locale.» le dico porgendole la mia mano.

Mi accontenta e io le afferro subito la mano e la avvicino a me.

Le confido tutto quello che so di questo posto, da quando ho iniziato a lavorarci da ragazzino, fino ad oggi. Vorrei che lei vedesse con i miei occhi quello che questo locale significa per me. Tutta la mia vita è racchiusa tra queste mura.

La porto nella sala adiacente a quella principale, ci sono pochi posti occupati al bar e qualche coppia sta danzando una magnifica melodia, ed io sono tentato di chiederle ballare con me.

“Questa volta mi lascio tentare.”

«Sarei felice se volessi concedermi un ballo.» mormoro vicino al suo orecchio.

Guarda stupita la mia mano, che ancora una volta la invita.

Sorride, e io prendo la sua mano nella mia, la avvicino delicatamente e le metto il mio braccio intorno alla vita.

Siamo perfettamente incastrati, e sento che anche lei si sta lasciando andare.

La guido in questo ballo, appoggiando il mio mento ai suoi capelli e per un istante tutto mi sembra perfetto.

La canzone sfuma, lasciando spazio ad un altro brano un po’ più movimentato.

Eleonora rivolge un ultimo sguardo verso mio cugino e Jenni.

«Non credo si siano accorti della nostra presenza. Vuoi che ti riporti a casa?» le chiedo.

Lei guarda l’orologio e poi si volta verso di me.

«Si, credo sia meglio.» mormora.

Annuisco, come per farle capire che va tutto bene, la accompagno al guardaroba e poi saliamo in auto.

Mentre guido, molti pensieri mi affollano la mente, mi auguro abbia passato una bella serata e il mio desiderio di vederla ancora non è cessato, anzi, direi che è aumentato dopo questa sera. Lei sta fissando fuori dal finestrino ed è assorta, sembra altrove in questo momento, ma non voglio distoglierla dai suoi pensieri.

Una volta giunti sotto casa sua, i nostri occhi si incontrano.

Vorrei baciarla, ne sento l’urgenza, ma decido di trattenermi.

Voglio essere certo che lo voglia anche lei, tanto quanto lo desidero io.

Lievemente alzo la mano per accarezzarle il viso.

Lei mi guarda con gli occhi completamente spalancati ed io non posso far altro che far scorrere la mia mano sul suo viso, delicatamente, sussurrandole la buonanotte.

 

FINE 8° CAPITOLO 

 

– ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA – 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Renèe. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

2 Comments on “Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 8° Capitolo

  1. manu85
    luglio 28, 2016 at 9:06 am (3 anni ago)

    Bellissimo capitolo pieno di emozioni che riempiono l anima. ..
    aspetto l altro capitolo con trepidazione baci

    Rispondi
    • Renèe
      luglio 29, 2016 at 12:46 pm (3 anni ago)

      Grazie Manu cara, ti aspetto come sempre la settimana prossima.
      Un bacione.

      Rispondi

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