“Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 10° Capitolo

Dopo un lungoooooo periodo di pausa – mea culpa, mea culpa, mia grandissima culpa – torna l’atteso appuntamento – almeno da alcune, ne sono certa – della domenica pomeriggio in compagnia di una delle nostre coppie preferite: Ale&Ele.

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A che punto eravamo rimasti con i nostri due piccioncini?

Se non ricordo male si stavano ancora girando intorno ed annusando e il reciproco interesse era alto, anche se, non eravamo entrati nel vivo della faccenda.

Ma, nonostante le loro titubanze e i sensi di colpa, del tutto legittimi, facciano ogni tanto capolino, qualcosa inizia a smuoversi e all’orizzonte potrebbe essere previsto il primo…

Un momento veramente carico di emozioni ma, per tutti dettagli, curiosone, non vi resta che proseguire con la lettura del capitolo, mentre io vi rinnovo l’appuntamento da segnare in agenda per la prossima settimana – giuro che non ci saranno più pause né interruzioni – e, come sempre, vi auguro l’immancabile…

Buona Lettura   

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Playlist

Ricomincio da Te

-Eleonora-

‹‹C’è una consegna per la signorina Martinelli.›› la voce sommessa del fattorino riecheggia per tutto l’ufficio, mentre alzo la testa per guardare il pacco che il giovane ragazzo tiene tra le mani.

La ragazza che sta alla reception punta il dito nella mia direzione e pochi istanti dopo mi ritrovo a firmare un foglietto e a fissare il pacchetto diligentemente confezionato, che adesso è di fianco al mio computer.

Sento lo sguardo dei miei colleghi fisso su di me, conoscono fin troppo bene la situazione e ogni mia azione suscita un continuo interesse.

Scuoto la testa e ripongo il prezioso pacchetto nel cassetto della mia scrivania, lo aprirò lontano da tutta questa curiosità.

Un colpo di tosse distrae i miei pensieri.

‹‹Ele, pranziamo insieme oggi?›› mi domanda Lorenzo con il suo solito sorrisetto spavaldo.

Sospiro, evidentemente infastidita.

‹‹No, Lorenzo.›› concludo categorica.

Mi fissa facendo spallucce, e se ne va borbottando qualcosa di cui ignoro l’esistenza.

‹‹Non si vuole arrendere, eh?›› commenta Jenni chiaramente divertita.

‹‹Lasciamo perdere.›› sbuffo appoggiandomi allo schienale della mia sedia.

Tentenna per qualche istante e poi prende il coraggio di farmi la fatidica domanda.

‹‹Notizie di Alessandro?›› chiede con voce flebile.

Guardo fuori dalla finestra, il sole sta tentando di fare capolino e di sciogliere lo strato di brina che si è formato lungo tutto il cortile.

Anch’io mi sento come questo giardino, avvolta da uno strato di ghiaccio, ma con una voglia di rifiorire immensa.

‹‹No.›› è tutto quello che riesco a dire, senza distogliere lo sguardo dal panorama che si erge di fronte a me.

Mi volto, fissando il pacchetto che mi è stato recapitato poco fa.

Una piccola fitta al cuore si propaga in me.

Non so se sia un desiderio inconscio oppure un semplice presentimento, ma dentro di me so bene chi è il mittente. Ne sono fin troppo consapevole.

‹‹Ele? Mi stai ascoltando?›› la voce di Jenni mi riporta alla realtà.

‹‹Sì, eccomi. Di che cosa stavamo parlando?››

‹‹Dato che non c’è molto da fare oggi, stavo pensando di prenderci il resto della giornata libera. Possiamo fare un giro in centro oppure andare alle terme, decidi tu.›› mi dice che un sorriso carico di affetto.

Non sono dell’umore adatto, vorrei stare un pò da sola, ma non ho il coraggio di rifiutare il suo invito. Ce la sta mettendo tutta per aiutarmi a superare questo momento.

‹‹Vada per il giro in centro!›› esclamo sorridendo.

‹‹Ottimo! Allora vado ad avvisare Mattia. Tu aspettami qui.››

Spengo il portatile, sistemo la mia scrivania e afferro la piccola scatola.

La guardo un pò, mi soffermo su ogni particolare per capire di cosa si tratta.

Lo so che è assurdo, basterebbe aprirla e guardare all’interno.

É un’azione molto semplice, eppure provo questa strana sensazione allo stomaco, una fitta di nausea e adrenalina.

Sospiro e la ripongo nel fondo della mia borsa. Ci penserò una volta rientrata a casa.

Mi dirigo in fondo al corridoio per aspettare Jenni, quando il mio sguardo si sofferma nella sala riunioni.

Vedo Mattia che sta abbracciando Jenni, mentre lei con la mano gli sfiora il volto.

I loro sguardi sono intensi e pieni d’amore.

Quando sono vicini, il resto del mondo non esiste. È così che dovrebbe essere l’amore tra due persone.

Entrambi si sono persi e poi ritrovati, forse è per questo che a volte ci sentiamo destinati a certe persone, come se non potessimo fare a meno della loro presenza, perchè alla fine, in un modo o nell’altro, un giorno potremmo ritrovarci di fronte qualcuno che pensavamo far parte del nostro passato, ma che invece, inevitabilmente, ci appartiene.

Credo che oggi sia il primo giorno in cui la mancanza di Filippo mi sta facendo impazzire e mi auguro con tutto il cuore che sia solo un momento di nostalgia.

‹‹Eccomi tesoro. Che ne dici se andiamo a pranzo da Enea?›› mi chiede, entrando in ascensore.

‹‹Lo sai vero, che mi stai viziando?›› le rispondo ridendo.

«Certo!» sorride, mentre le porte dell’ascensore si chiudono.

Una volta salite in auto, Jenni si sofferma a guardarmi.

«C’è qualche problema?» le chiedo ingenuamente.

«Si, tesoro. Un enorme problema.» risponde seriamente.

Per un momento penso che la macchina sia guasta o che sia accuduto qualcosa di più grave.

«Hai bisogno di vestiti nuovi Ele, non so se te ne sei accorta, ma stai diventando trasparente!»

Mi rivolgo un rapido sguardo.

In effetti ho perso qualche chilo e tutti i vestiti mi cadono morbidi.

Ho l’aria trasandata. Jenni ha ragione, è arrivato il momento di cambiare.

«Lo so. Devo guardare tra gli scatoloni arrivati da Venezia se c’è qualcosa che mi sta ancora bene.» dico, rassegnata.

Jenni alza gli occhi al cielo, scuotendo la testa in segno di disappunto.

«Affronteremo il discorso dopo pranzo.»

Rimango con lo sguardo fisso sulla strada, mentre tutto scorre sotto i miei occhi.

La musica in sottofondo culla i miei pensieri.

«Ele, sputa il rospo. Cosa c’è che ti tormenta? E’ successo qualcosa?» chiede ad un tratto.

«Non è accaduto nulla di particolare. Credo semplicemente che sia giunto il tempo di voltare pagina, ma non so perché mi risulta così difficile.» sussurro.

«Non c’entra nulla il pacchetto che ti hanno consegnato questa mattina in ufficio?» chiede curiosamente.

«A dire il vero non l’ho ancora aperto. Non ho idea di cosa sia.»

«Speri che sia da parte di Filippo?»

«Forse.»

«Ho capito.»

«Jenni, io non so cosa mi sta succedendo, non lo so proprio.»

«Non preoccuparti. Stai solo passando un brutto periodo. Non agitarti e cerca di stare tranquilla, risolveremo tutto.» dice, guardandomi dolcemente.

Mi guardo attorno, non mi sono nemmeno resa conto che non siamo da Enea, ma dall’altra parte della città e in un locale che non ho mai sentito nominare.

«El Mundo?» chiedo perplessa, mentre chiudo la portiera dell’auto e fisso l’insegna posta proprio di fronte a noi.

«Esatto! Piccolo cambio di programma. Credo che sia il posto ideale per pranzare oggi.» annuncia fiera della sua scelta.

Seguo la mia amica nell’ingresso del locale.

Appena Jenni spinge la porta per entrare vengo colpita dai profumi e dall’atmosfera che mi si presentano davanti.

Sono felice di scoprire che non si tratta del classico ristorante, ma di un originalissimo pub suddiviso in spazi differenti dove sono ambientati quattro città diverse.

Parigi, Londra, New York ed infine Caraibi.

«Dove vuoi andare?» mi chiede Jenni, divertita.

Sorrido, questo posto è proprio delizioso. Curato nei minimi particolari e arredato divinamente.

Decidiamo di sederci nella zona caraibica, dove sulle pareti sono raffigurate bellissime spiagge e mare cristallino, in sottofondo si sentono i ritmi e i suoni tipici del luogo, i tavolini sono in legno e su ognuno di essi torreggia una tettoia fatta di bambù.

Mi volto nei restanti tre spazi e mi godo il panorama di una splendida e imponente New York, rappresentata dalle bandiere e dai taxi gialli raffigurati in tutte le gigantografie. Di fronte al sogno americano si affaccia un piccolo bistrot parigino, dai piccoli tavolini in ferro battuto contornati da uno splendido dipinto dal quale si può godere la vista della meravigliosa Tour Eiffel.

Svoltando l’ultimo angolo ecco che mi ritrovo in un tipico pub inglese, dalle panche in legno all’odore del brandy, passando per il Big Ben tutto sembra richiamare il perfetto stile british.

Adoro questo posto.

Guardo la mia amica, che serenamente mi fa l’occhiolino e mi invita a fare un brindisi.

«A te, a noi e alla nostra fantastica amicizia.»

Facciamo tintinnare i bicchieri e ci lanciamo uno sguardo d’intesa. Ho bisogno di rilassarmi, sul serio.

Sto ponderando troppo sulla situazione. Dovrei semplicemente vivere, prendendo le cose così come vengono.

«Bello eh?»  domanda Jenni.

«Veramente originale come posto. Mi piace.» dico in tono di approvazione.

Pochi istanti dopo la cameriera si presenta al tavolo, impaziente di prendere il nostro ordine.

«Allora, gentilmente vorremmo ordinare due cheeseburger con doppia porzione di patatine fritte e due lattine di coca cola, il tutto con abbondante ketchup. Grazie.»

La giovane ragazza segna tutto sul suo block notes e ci rivolge un breve sorriso, prima di scomparire tra i banconi del bar.

«Credo che prenderò volentieri un cheeseburger.» affermo in tono ironico.

«Quando lo assaggerai, mi darai ragione.» conclude, facendo una smorfia.

Resto in silenzio per un istante, è così bello avere la mente impegnata, ti impedisce di pensare, di stare male, di tormentarti.

La verità però, è che puoi anche riempirti le giornate di cose da fare, ma quando resti da sola il pensiero torna lì, ad accasciarsi vicino al tuo dolore, come se avesse paura di essere dimenticato.

«Ehi, tesoro. Ci sei?» la voce di Jenni mi distrae.

«Si, ci sono. Scusami, sono un po’ assente.» mormoro affranta.

«Non devi scusarti, vedo quanto stai soffrendo. Vorrei aiutarti tesoro, lo dico davvero.»

«Lo so e apprezzo tutto ciò che state facendo per me. Però devo affrontarlo da sola, vivere tutto questo e superarlo. Ce la farò, vedrai.» affermo decisa.

Jenni sorride fiduciosa, mi infonde un senso di sicurezza il suo sguardo, so che questo momento atroce passerà.

Per alleggerire l’atmosfera Jenni mi chiede se ho qualche idea su come festeggiare il mio compleanno, ovviamente si sta prendendo con largo anticipo, dato che compio gli anni il 22 marzo.

«Ma mancano ancora due mesi.» rispondo sconvolta.

«So bene che manca ancora un pochino, ma è il primo anno che lo festeggi da single e a Roma. Secondo me, dovremmo dare una bella festa a casa nostra» propone entusiasta.

La guardo attonita, sperando che stia scherzando, ma dalla sua faccia deduco che è seria e ben intenzionata a portare a termine il suo progetto.

«Non saprei, sinceramente speravo in qualcosa di più intimo e semplice.» azzardo.

«Non ci siamo. Proprio per niente.» scuote la testa ridendo.

«Diciamo che non mi sento pronta a fare il mio debutto in società.» dico, addentando il mio squisito cheeseburger.

«Lo sarai. Per quella data sarai semplicemente splendida»

«Se continuo a mangiare questi cibi, non credo che sarò così splendida. Comunque, per la cronaca, questo panino è la fine del mondo!»

Ride soddisfatta, mentre io spero con tutto il cuore che Rachele non sia d’accordo all’idea di una festa a casa nostra, ma dentro di me so perfettamente come andrà a finire.

È un pomeriggio di fine gennaio e la temperatura è abbastanza mite, ad essere sincera non mi mancano le tipiche giornate uggiose che si vivono a Venezia.

Qui, invece, le giornate sono all’insegna di un sole tiepido, dandomi l’impressione di assaporare un assaggio di primavera, mentre camminiamo tra le vie del centro, in cerca di nuovi spunti per il mio look.

Passiamo in rassegna tutti i negozi del centro e dopo un’affinata ricerca ci addentriamo in un negozio leggermente fuori mano, dall’aria un po’ retrò.

Dubbiose spingiamo la porta ed entriamo.

Ci accorgiamo immediatamente, con immenso stupore, che il locale è estremamente curato e ben assortito.

Ci sono due entrate collegate fra loro.

La prima è interamente dedicata agli abiti, dal look casual a quello più elegante, mentre proseguendo nel piccolo corridoio che porta alla seconda entrata, si trova un vasto assortimento di  borse, scarpe e accessori vari.

Io e Jenni ci lanciamo uno sguardo d’approvazione.  Abbiamo trovato ciò che fa al caso nostro.

Due ore più tardi e dopo aver speso più di quello che il nostro budget iniziale ci consentiva, arriviamo all’auto di Jenni.

‹‹Ti rendi conto che tutte queste borse, nel porta bagagli non ci entrano?›› chiedo stupita.

‹‹Sono solo molto voluminose. Mettile nei sedili posteriori.›› risponde con una linguaccia.

‹‹Bella battuta.›› le dico tirandole un pizzicotto sul braccio.

‹‹Ma avevi bisogno di vestiti nuovi!›› esclama stizzita.

‹‹Vero, ma dei tuoi acquisti che mi dici?››

‹‹Si chiama solidarietà femminile. Ne hai mai sentito parlare?›› chiede con aria ironica.

‹‹Touché.››  concludo, alzando le mani in segno di resa.

Non appena varchiamo la soglia di casa, vedo la mia amica posare tutto sul grande divano, precipitarsi in camera e tornare in salotto con uno specchio.

‹‹Bene, adesso io preparerò un buon calice di vino per entrambe, nel frattempo, tu andrai a provare questi.›› ordina indicando le borse adagiate sul divano in pelle.

Senza proferire parola mi dirigo in camera mia e sbircio dentro le prime due borse.

All’interno ci sono due paia di pantaloni, una camicia di seta color argento e un giubbino chiodino in ecopelle nera borchiato che mi arriva giusto al punto vita.

Un look decisamente forte per me. Mi guardo allo specchio e prima di uscire allo scoperto faccio un respiro profondo.

‹‹Wow!›› sono le uniche parole che Jenni riesce a dire.

‹‹Ehm… Non è un po’ troppo forte?›› chiedo titubante.

‹‹Assolutamente no. Stai divinamente.›› afferma decisa.

Fisso l’immagine riflessa nello specchio. Quella che vedo è una ragazza completamente diversa, certo ancora un po’ insicura, ma tutto sommato non mi dispiace per niente questo nuovo look.

‹‹Fila a provare gli altri completi!›› tuona la mia amica, sorseggiando il vino.

Continuo ad osservare tutti i vestiti sparsi sul letto. C’è di tutto e di più.

Jeans, maglietta aderente, tubino nero cortissimo, gonna a vita alta abbinata ad una splendida camicia di raso sfiancata, stivaletto borchiato da abbinare al tubino nero, stivale con tacco a spillo che si sposa divinamente con i miei nuovissimi skinny jeans ed infine l’abito che mi ha comprato Jenni come regalo di compleanno.

È un vestito in chiffon, stile impero dal color verde smeraldo. Il bustino è plissettato e con un meraviglioso scollo a cuore, sotto il seno ha un piccolo nastro di raso e poi ricade morbido lungo tutta la mia figura, appena sopra al ginocchio. Semplicemente bellissimo. Me ne sono innamorata appena l’ho indossato.

‹‹Ele, tesoro!›› urla Jenni dal salotto.

‹‹Sì, eccomi. Stavo provando il tuo vestito.››

‹‹Tesoro, mi ero completamente scordata della cena a casa dei genitori di Mattia. Devo scappare. Mi puoi perdonare?›› chiede a mani giunte.

‹‹Ma certo che sì. Non preoccuparti, anzi, grazie per avermi dedicato tutto il pomeriggio e per lo splendido regalo di compleanno.›› le dico, abbracciandola.

‹‹Mi sento morire ad andarmene via così.›› continua affranta.

‹‹Vai. Non devi nemmeno pensarlo. In bocca al lupo, piuttosto.››

‹‹Grazie, grazie e ancora grazie. Speriamo che crepi, questo lupo malefico.›› ride, presa dall’ansia.

‹‹Andrà tutto bene. Sei fantastica. Ti adoreranno.›› la bacio velocemente e la accompagno alla porta.

‹‹Scusa Ele…›› mormora, ancora una volta.

‹‹Dai, vai da Mattia e non pensare a me!››

Chiudo la porta di casa e mi accascio sul divano. Bevo un sorso di vino dal bicchiere di Jenni.

Bene, eccomi qui, potrebbe essere il momento adatto per aprire il pacchetto arrivato stamattina.

Vado in cerca della borsa, controllo sul fondo ed eccolo lì, adesso è di nuovo tra le mie mani.

Un’altra piccola fitta al cuore mi colpisce.

 “Respira Eleonora. Su, forza.”

Niente da fare, lo ripongo sul tavolino di vetro e vado a sistemare i vestiti che ho lasciato sparpagliati sul letto. Sto prendendo tempo, ho bisogno di temporeggiare.

Giro per casa, come un’anima in pena, quando decido di sedermi sul divano e di mettermi comoda.

La serata sarà lunga e Rachele ha il turno di notte in ospedale, è la serata perfetta per affrontare tutta questa nostalgia, penso ironicamente.

Sospiro, prendo in mano il pacchetto per l’ennesima volta e mi metto a gambe incrociate.

Sfilo il primo involucro giallo. Respiro profondamente e noto che non c’è nessun biglietto, tiro fuori la scatolina, sembra una confezione fatta da un gioielliere, ma potrei sbagliarmi.

Tolgo il nastro di raso azzurro, e giusto in quel momento vengo interrotta dal suono del campanello.

Mi alzo e mi avvio verso la porta, svogliatamente giro la chiave e subito dopo impugno la maniglia.

Le parole non vogliono uscire dalla mia bocca. Non credo ai miei occhi.

‹‹Ciao.›› e quella voce mette, come sempre, in allerta tutti i miei sensi.

‹‹Ciao.›› sussurro, incerta.

‹‹Ti disturbo?›› chiede gentilmente.

Sento un mix di ansia e adrenalina montarmi dentro. Non sono preparata a questo, in tutti i sensi.

Sono in tuta da ginnastica, capelli raccolti in una coda e trucco disastrato.

‹‹Figurati, accomodati pure Alessandro.›› dico, fingendo una calma inesistente.

‹‹Grazie.››

‹‹Ti chiederai cosa ci faccio qui.›› prosegue, entrando in casa.

‹‹In effetti, sì.›› rispondo, facendo spallucce.

‹‹Diciamo che qualcuno mi ha riferito che stasera saresti rimasta a casa da sola e così ho pensato di portarti la cena a domicilio.›› sorride, mostrandomi un sacchetto pieno di cibo.

Lo guardo, a metà tra lo stupore e l’adorazione.

Indossa un giubbino in pelle nera, pantaloni della tuta grigi che gli fasciano divinamente i fianchi e scarpe da ginnastica. Non l’ho mai visto vestito così sportivo, ma questo look gli dona, sembra più giovane della sua età. I capelli un po’ spettinati e quegli occhi verdi magnetici mi danno il colpo di grazia.

È troppo bello, bello da fare male al cuore.

‹‹Tutte quelle confezioni sono per me?›› chiedo, indicando ciò che ha tra le mani.

‹‹Possiamo mangiare insieme, se ti va.›› propone, porgendomi il sacchetto del take away.

Sorrido e gli faccio strada in cucina. Preparo velocemente la tavola, mentre lui ripone tutto nel microonde.

L’imbarazzo è evidente, ci lanciamo rapidi sguardi tra un’azione e l’altra.

Vorrei chiedergli mille cose. Perché è venuto qui e soprattutto  che cosa vede di così interessante in me.

Un ragazzo come lui potrebbe avere qualunque donna, eppure sceglie di mangiare cibo cinese con una ragazza in tuta da ginnastica e senza trucco.

Mi siedo di fronte a lui, silenziosa e assorta nelle mie congetture.

Alzo gli occhi per guardarlo e improvvisamente arrossisco. Mi sento impotente davanti a lui.

‹‹Immagino vorrai sapere cosa mi ha spinto a presentarmi a casa tua, senza preavviso.›› dice ad un certo punto.

‹‹Sì.›› rispondo sintetica.

‹‹Volevo scusarmi per essere sparito.›› prosegue, evidentemente in imbarazzo.

‹‹Alessandro, non devi scusarti di nulla. Ho trascorso una bellissima serata nel tuo locale. Dico davvero.››  sorrido nostalgica.

Un silenzio assordante cala su di noi. Sento che c’è qualcosa che vorrebbe dire, ma a quanto pare qualcosa lo blocca. Decido di lasciargli il tempo necessario per cercare la forza di cominciare a parlare.

‹‹Qualche mese fa ho perso la mia famiglia in un incidente stradale, da allora è come se la vita andasse avanti per forza di inerzia. Da quel giorno, ogni persona che incontro mi rivolge lo stesso sguardo pieno di compassione. Diciamo che ho qualche difficoltà a rapportarmi con le persone.›› dice tutto d’un fiato.

Ha lo sguardo di chi ha sofferto molto, ma nei suoi meravigliosi occhi verdi io leggo una voglia di vivere incredibile.

Mi perdo ad osservarlo, è bello da impazzire e sensibile come pochi.

Vorrei abbracciarlo, dirgli che va tutto bene, ma la mia parte razionale mi ordina di stare ferma.

‹‹Mi dispiace tanto.›› è tutto quello che riesco a dire, stringendo la sua mano nella mia.

‹‹Tu sei l’unica persona che mi guarda così.›› dice, continuando a stringere la mia mano.

‹‹In che senso?›› chiedo curiosamente.

‹‹Senza pretese, senza chiedermi niente in cambio. Hai una sensibilità straordinaria Eleonora.›› risponde sorridendo.

Abbasso lo sguardo, imbarazzata dal suo commento.

Credo mi piaccia davvero tanto, provo sensazioni forti quando sono con lui, non c’è niente di razionale in tutto questo, ma d’altronde quando ci sono di mezzo i sentimenti c’è ben poca razionalità.

Per mia fortuna i toni e l’atmosfera cambiano, diventando così più sostenibili.

Durante tutta la cena chiacchieriamo serenamente e scopro con mia grande sorpresa che abbiamo più di alcune cose in comune.

Oltre a quelle più semplici come i gusti musicali o i cibi preferiti, una cosa mi colpisce più di tutte le altre.

Sono poche le persone, almeno quelle in cui mi sono imbattuta io, che amano il mare d’inverno.

Alla maggior parte della gente mette tristezza e malinconia, invece per me è un luogo magico.

Non tutti sono disposti a convivere con la propria solitudine e al contrario di molti, a me piacciono i momenti solitari, quelli in cui ti prendi un po’ di tempo per te. Rafforzano lo spirito e l’anima.

Anche per Alessandro è così, mi ha descritto nei minimi particolari la casa che possiede a Sabaudia, una villetta fronte mare, con un bellissimo portico in legno bianco, contornato da splendidi fiori, dal quale puoi sentire il rumore delle onde che si infrangono sulla battigia e i versi dei gabbiani che riecheggiano nell’aria.

‹‹Dev’essere fantastico, Alessandro.›› sussurro.

‹‹Lo è.›› conclude lui, assaporando l’ultimo sorso di birra.

Metto i piatti nel lavandino e ripongo le ultime vaschette rimaste nel frigorifero, Alessandro mi dà una mano a sistemare la tavola, mentre io prendo il gelato dal freezer.

‹‹Qualcosa di dolce?›› propongo alzando la vaschetta.

Sorride, e tutti i miei muscoli si contraggono. Ha un effetto devastante su di me.

Preparo due porzioni nelle coppette di vetro e mi avvio verso il divano,  Alessandro è in piedi di fronte a me e sta trafficando con il telecomando, quando ad entrambi cade l’occhio sul pacchetto riposto sul tavolino di vetro.

Lo fisso, un po’ impacciata sul da farsi, tentenno un attimo e subito dopo lo sposto e poso le coppette di fronte noi.

‹‹Spero ti piaccia il gusto amarena.›› dico, assaggiandone una piccola quantità.

Mi guarda e resta in silenzio.

‹‹Devo farti una confessione.›› azzarda serio.

‹‹Dimmi.›› dico preoccupata.

‹‹E’ il mio gusto preferito.›› dice ridendo.

Scoppio in una sonora risata. Ecco un’altra cosa che abbiamo in comune, penso divertita.

Mi volto per guardarlo e in quell’istante i suoi occhi si fanno più profondi, cambiano d’intensità e un secondo dopo la sua mano è sul mio viso, di nuovo, come quella sera in auto.

Trattengo il fiato, incapace di muovermi e di dire qualsiasi cosa.

Si avvicina, lentamente, ed io mi ritrovo avvolta dal suo profumo, dal suo tocco così delicato e sensuale.

I nostri respiri accelerano, fino a quando le sue labbra sono sulle mie, morbide, calde e piene di passione.

Mi avvicina un po’ di più a lui, delicatamente, come se avesse paura di farmi male, le mie braccia ora sono intorno al suo collo, mentre lui con una mano mi tiene stretta a sé e con l’altra mi accarezza la spalla.

Schiudo le labbra, le nostre lingue si incontrano ed io perdo il controllo.

Sento le sue mani lungo la mia schiena, a tratti insicure e a tratti decise che esplorano il mio corpo.

È semplicemente fantastico, passo una mano tra i suoi capelli, scostandomi appena e facendo scorrere le dita lungo il suo splendido viso, fino a quando arrivo alle labbra.

Lui mi guarda, mi bacia i polpastrelli e mi avvolge in un lungo e profondo abbraccio.

‹‹Non sai quanto ho desiderato questo bacio.›› mi sussurra tra i capelli.

Lo guardo ancora una volta, mentre le sue mani sono appoggiate sui miei fianchi.

Non c’è imbarazzo, non c’è timore.

Ci siamo solo noi su questo divano, in questa fredda notte di gennaio, tutto il resto non esiste.

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-Alessandro-

«Il locale è libero da subito e qualora fosse di suo gradimento le verrà consegnato così come lo vede, completamente arredato.» dice l’agente immobiliare soddisfatto.

«Ottimo. Affare fatto.» rispondo stringendogli la mano.

«Molto bene. Se vuole possiamo firmare immediatamente il contratto e per la caparra posso passare io stesso domani in mattinata per definire il tutto.» annuncia estraendo una cartellina dalla sua valigetta.

«Non ce ne sarà bisogno, le faccio un assegno con l’intero importo annuale pattuito.»

Prendo in mano il mio libretto degli assegni, lo compilo velocemente e lo lascio sopra il tavolino all’entrata del mio nuovo ufficio.

«Eccellente.» mormora, offrendomi la sua penna stilografica per firmare il contratto.

Firmo le tre copie, mentre lui appoggia sul ripiano il mazzo di chiavi.

«E’ stato un piacere signor Ferraro, le faccio i miei migliori auguri per l’inizio di questa nuova avventura. Per qualunque cosa non esiti a contattarmi.» dice porgendomi il suo biglietto da visita.

«Grazie per la disponibilità.» dico, accompagnandolo alla porta.

Ed eccomi qui. Il primo passo è stato fatto, ora non mi resta che organizzare il lavoro da fare nelle  prossime settimane.

Mi guardo intorno. L’ambiente è molto asettico, ma ben arredato.

Le pareti sono di colore grigio, all’ingresso c’è un banco reception imponente e nell’angolo sono posizionati due divanetti in pelle.

Sono sicuro che dopo aver comprato qualche tappeto e delle piante diventerà più accogliente.

Proseguo e vado dietro il banco, noto con sorpresa che c’è un i-pod collegato a delle casse, lo accendo e mi godo l’istante in cui le note musicali riempiono questa stanza.

È perfetto. Non potevo trovare di meglio.

Di fronte a me c’è una grande libreria in legno bianco, perfetta per ospitare tutti i miei libri.

Mi volto e vedo la mia nuova postazione di lavoro.

L’ufficio è diviso dalla hall da una parete di vetro composta a mosaico, che illumina tutta la stanza, ma allo stesso tempo impedisce di vedere chi sta all’interno. Devo dire che è estremamente elegante da vedere.

Impugno la maniglia e apro la porta.

Tutto è al posto giusto, c’è una grande scrivania in legno massiccio con due poltroncine poste di fronte, al lato destro della scrivania c’è un grande divano posizionato lungo la vetrata che affaccia sul lungomare di Sabaudia, mentre al lato sinistro ci sono varie mensole e piccole librerie, dove poter riporre tutti i miei fascicoli.

Faccio un respiro profondo.

“Benvenuto nella tua nuova vita Alessandro.”

Dopo aver scaricato e sistemato i primi scatoloni, torno a casa e la prima cosa che faccio è chiamare Mattia.

«Ehi cugino! Ma che fine hai fatto?» chiede, leggermente alterato.

«Sono ancora a Sabaudia.» rispondo vago.

«Capisco. Senti Ale, so che la decisione è stata presa, ma avrei piacere di farti nuovamente una proposta.» annuncia serio.

«Di che cosa si tratta?» chiedo guardingo.

«Di rientrare a far parte dello staff e di rientrare in possesso delle tue quote.» prosegue cauto.

Sospiro irritato. Credevo gli fossero chiare le mie intenzioni.

«E’ fuori discussione.» annuncio categorico.

«Lo immaginavo. Ad ogni modo vorrei che tu venissi in ufficio oggi, credi di riuscirci?» chiede, in tono affabile.

«Vuoi tendermi una trappola?» chiedo sarcastico.

Ride divertito.

«No, nessuna sorpresa. Devo solo darti qualche aggiornamento su Eleonora.» dice in tono cospiratorio.

«E’ tornato suo marito?» chiedo titubante.

«Ex marito. Comunque no. Si tratta di Morandini, c’è qualcosa che dovresti sapere.»

«Capisco. Cerco di fare un salto da te più tardi, allora.»

«D’accordo. Ti aspetto»

Mi guardo allo specchio. Ho pensato a lei ogni giorno da quando ci siamo salutati quella sera in albergo. Mi sono immaginato miliardi di volte come sarebbe stato baciarla, accarezzarla, ma subito dopo allontanavo quel pensiero.

La verità è che lei è in tutti i miei pensieri, il suo sorriso mi accompagna spesso durante la giornata, mi fa impazzire il modo in cui si tocca il lobo dell’orecchio quando è nervosa o imbarazzata, adoro i suoi biondi capelli che profumano di vaniglia.

Il pensiero che quel viscido di Morandini la importuni mi fa andare il sangue al cervello, credevo che avesse compreso e accettato il rifiuto da parte di Eleonora.

Evidentemente non è così e non posso nemmeno continuare a scappare e temporeggiare con lei, prima o dopo si stancherà di questo continuo rincorrersi.

Alzo lo sguardo, la foto di Angelica è proprio di fronte a me.

“Scusami se non sono stato così forte. Ti ho amata più di ogni altra cosa al mondo. Hai avuto, hai ed avrai sempre una parte del mio cuore.” mormoro, accarezzando la cornice.

A fianco a quella di Angelica c’è la foto di Emma, che aggrappata al mio braccio manda un bacino verso l’obiettivo. Mi manca così tanto il suo profumo, le sue manine appiccicose e la sua dolce vocina.

Bacio la foto e le sorrido. Il giorno più bello della mia vita me lo ha donato lei.

 

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Il viaggio di ritorno verso Roma è stato abbastanza veloce. I pensieri mi hanno fatto compagnia e anche se una parte di me vive un estremo ed atroce senso di colpa, l’altra non aspetta altro che tornare a vivere.

Mi chiedo se tutto questo è sano, se sto superando ed elaborando il lutto o se sono solamente un grande egoista.

Cerco di allontanare tutti questi pensieri che mi tormentano e parcheggio la mia auto nel cortile della Ferraro&De Angelis.

Saluto un po’ di vecchi colleghi e mi dirigo a passo spedito verso l’ufficio di mio cugino, vorrei evitare di incontrare mio padre, o peggio ancora, Lorenzo.

Lancio un rapido sguardo alla scrivania di Eleonora, una piccola fitta di dispiacere mi colpisce nel vederla vuota.

Busso alla porta di Mattia e subito dopo, senza tante cerimonie, entro.

«Hai fatto presto!» esclama sorpreso.

«Non ho trovato traffico.» rispondo sedendomi di fronte a lui.

«Ho trovato il locale per iniziare la mia nuova attività di consulenza.» annuncio senza molti preamboli.

«Ah.» dice, alzando lo sguardo dal suo computer.

«Quindi non posso accettare nessuna proposta da parte tua.» proseguo convinto.

«Chiaramente.» sentenzia.

«Vorrei tu fossi felice per me. È quello di cui ho bisogno adesso.»

«Io sono felice per te, sul serio. È un buon segno che tu stia tornando a lavorare.»

«Era arrivato il momento.» dico, guardando fuori dalla finestra.

«Andrà benissimo. Sei in gamba Ale, lo sei sempre stato.» dice battendomi una mano sulla spalla.

Sorrido, in segno di gratitudine.

«Allora che problemi abbiamo con Morandini?» chiedo curiosamente.

«Voglio sbatterlo fuori, quel figlio di puttana.» esclama disgustato.

«Ha fatto qualche avance a Jenni?» domando accigliato.

«Deve solo azzardarsi, maledetto.» borbotta alterato.

«So che ha avuto una relazione con una collega dell’amministrazione, dopo qualche mese lei gli ha dato forfait e lui adesso la ricatta. Dice di essere in possesso di alcuni video. Video registrati in momenti intimi.» prosegue, spiegandomi la situazione.

«Beh, mi sembra un motivo più che valido per licenziarlo.»

«Non è così semplice. La ragazza in questione non vuole sollevare alcun scandalo, quindi non vuole denunciarlo. Vuole solo che si trovi il modo di metterlo alla porta.» continua Mattia.

«Un depravato del genere, se lo vuole davvero, continuerà a minacciarla anche fuori dall’ambiente di lavoro.»

«Vero. A meno che non trovi un’altra ragazza da prendere di mira.» dice Mattia, in tono allusivo.

Mi volto di scatto.

«Non parlerai mica di Eleonora, spero.»

«Non le sta dando tregua. Ogni giorno trova scuse per andare da lei e chiederle di uscire. Io li sto tenendo d’occhio e anche Jenni mi tiene continuamente informato.» spiega apprensivo.

La rabbia inizia a montarmi nel petto, solo l’idea che lui la sfiori mi fa venire la nausea.

‹‹Hai qualche idea?›› ringhio furioso.

‹‹Prima o dopo lo coglierò in flagrante e allora sarà un gioco da ragazzi sbatterlo fuori, ma per ora non ho prove.›› dice rammaricato.

‹‹Ti avviso che da oggi, gli starò con il fiato sul collo.›› tuono.

‹‹Alessandro, dobbiamo fargli credere che noi non sospettiamo nulla, solo così commetterà qualche passo falso.››

‹‹D’accordo, ma se solo la tocca con un dito…››

‹‹Non credo accadrà, Eleonora sa difendersi e lui per adesso è abbastanza cauto.›› prova a tranquillizzarmi.

‹‹Stasera Jenni ed io siamo a cena dai miei, ma so che Eleonora è da sola a casa, vedi tu quello che vuoi fare.›› continua vago.

‹‹Volevo farle una sorpresa domani mattina, ma forse grazie alla tua soffiata, posso anticiparla a stasera. Grazie amico.›› dico sorridendo.

‹‹Di niente. In bocca al lupo.›› dice con un cenno della testa.

‹‹In bocca al lupo a te mio caro, ne avrai bisogno.›› rido, alludendo alla cena in famiglia.

‹‹Puoi dirlo forte.›› mi risponde nervosamente.

Appena usciamo dall’ufficio, la faccia di Morandini è lì davanti a noi.

‹‹Ferraro, qual buon vento ti porta qui da noi?›› chiede, in tono decisamente arrogante.

‹‹Sono pronti i preventivi che ti ho chiesto stamattina?›› ringhia Mattia infastidito.

‹‹Sì, te li stavo giusto per consegnare.›› ribatte deciso.

‹‹Bene, mi auguro siano corretti questa volta.›› lo punzecchia Mattia.

Morandini mi guarda, ha uno sguardo viscido e subdolo, cerco di trattenere a stento la voglia che ho di prenderlo a calci nel culo.

‹‹Che fai Morandini, non te ne vai?›› lo incalzo.

‹‹Stavo aspettando Eleonora per invitarla a bere un aperitivo, ma credo le telefonerò dato che la sua postazione è sgombra.›› dice, con quel tono mellifluo estremamente fastidioso.

In un attimo perdo il controllo. Lo prendo per il colletto della camicia e lo sbatto sulla parete.

‹‹Ti avverto, non farmi perdere la pazienza Lorenzo, perché io ti rovino.›› gli bisbiglio all’orecchio.

Fa un ghigno divertito.

‹‹Mi sono divertito molto con lei, caro Ferraro. E’ un vero peccato che tu non abbia avuto l’onore di godere della sua compagnia.›› dice sfrontato.

Senza rendermene conto sferro un deciso e rapido pugno all’altezza del suo stomaco.

Lorenzo si accascia lentamente.

‹‹Non te lo ripeterò un’altra volta. Mi hai capito?›› lo intimo nuovamente.

‹‹Sì.›› mormora, seduto per terra.

‹‹Ne ero certo. Adesso alzati e sparisci.››

‹‹Potrei segnalarti alla commissione e la tua carriera sarebbe segnata a vita.›› continua, tenendo la mano sullo stomaco.

‹‹Mattia, tu hai visto o sentito qualcosa?›› domando, senza neanche guardarlo.

‹‹Assolutamente no. In ufficio non c’è più nessuno, anzi sarà meglio andare a cena.›› risponde guardandosi attorno.

Lasciamo che quell’essere spregevole raccolga le sue scartoffie e se ne vada, una volta rimasti soli ci salutiamo nel parcheggio.

‹‹Spero solo che tu non abbia innescato un meccanismo irreversibile.›› inizia a dire Mattia.

‹‹Lo voglio fuori dall’azienda il prima possibile.›› rispondo gelido.

‹‹Lo sbatteremo fuori a calci in culo, stanne certo, però adesso devi calmarti. Ha qualcosa in mente, si vede dall’arroganza che sfoggia.›› prosegue pensieroso.

‹‹Sicuramente ha un debole per Eleonora, ma non riesco a capire a che gioco sta giocando.››

‹‹Lo scopriremo. Questo è certo.›› conclude deciso.

Salgo in auto e mi metto a guidare, improvvisamente ho il desiderio impellente di vedere Eleonora, forse il fatto che Morandini le stia così attaccato mi ingelosisce, o forse l’aver visto le sue cose in azienda mi ha fatto venire voglia di vederla. Una parte di me sperava di incontrarla, ma è stato meglio così. Mi auguro di non dover ripetere l’esperienza con quel verme di Lorenzo.

L’idea di una possibile relazione tra di loro mi innervosisce, a maggior ragione dopo aver scoperto questa faccenda dei video.

Decido di passare al ristorante cinese per prendere la cena e dopo aver svaligiato la vetrina, proseguo verso casa di Eleonora.

L’agitazione aumenta sempre di più, fino a quando mi ritrovo sotto casa sua, non so come, ma ho l’impressione di essere tornato indietro nel tempo.

Il cancello d’entrata è aperto, forse dovrei comunque suonare, resto fermo a riflettere per qualche secondo, ma poi opto per l’imboscata di fronte alla porta, mi auguro non me la chiuda in faccia.

Leggermente agitato suono il campanello, qualche secondo dopo la porta si apre.

‹‹Ciao Eleonora.››

‹‹Ciao.›› dice, letteralmente sorpresa.

‹‹Ti disturbo?›› chiedo gentilmente.

Tentenna qualche secondo, ovviamente è incredula, non credo proprio si aspettasse la mia visita.

Pochi istanti dopo spalanca la porta e mi fa cenno di entrare.

‹‹Figurati, accomodati pure Alessandro.›› dice tranquillamente.

‹‹Ti chiederai cosa ci faccio qui.›› dico, entrando in casa.

‹‹In effetti, sì.›› sorride con aria curiosa.

‹‹Diciamo che qualcuno mi ha riferito che stasera saresti rimasta a casa da sola e così ho pensato di portarti la cena a domicilio.›› mormoro, mostrando il sacchetto pieno di cibo.

È persino più bella di come la ricordavo. È bellissima anche con gli occhiali da vista, la tuta e i capelli raccolti. E’ una di quelle bellezze semplici, raffinate.

Mi guarda con quegli occhi azzurri come il cielo e non capisco più niente.

‹‹Tutte quelle confezioni sono per me?›› domanda, indicando i sacchetti.

‹‹Possiamo mangiare insieme, se ti va.›› propongo, in tono speranzoso.

Sorride e si avvia in cucina. La osservo mentre prepara la tavola, potrei restare qui fermo per ore a guardarla, ma credo sia meglio darsi da fare.

Mi avvicino al banco della cucina e inizio a tirare fuori le varie porzioni, l’ansia inizia finalmente a diminuire, lasciando spazio ad una sensazione di benessere.

Mi chiedo perché non mi sono deciso prima, si sta così bene qui accanto a lei.

Si è creata una bellissima atmosfera.

Ogni tanto i nostri sguardi s’incrociano e appena ci avviciniamo sento una scarica di adrenalina attraversarmi il corpo.

Mi siedo di fronte a lei, sembra abbastanza silenziosa e assorta nei suoi pensieri.

Vorrei tanto sapere cosa pensa.

Ad un tratto alza gli occhi, mi guarda e improvvisamente arrossisce.

Il cuore inizia ad accelerare, mentre il desiderio di averla tra le mie braccia aumenta.

‹‹Immagino vorrai sapere il motivo che mi ha spinto a presentarmi a casa tua, senza preavviso.›› dico, allontanando così i miei desideri.

‹‹Sì.››

La sua risposta è diretta. È curiosa di capire cosa sto combinando.

‹‹Volevo scusarmi per essere sparito.›› proseguo, imbarazzato.

‹‹Alessandro, non devi scusarti di nulla. Ho trascorso una bellissima serata nel tuo locale. Dico davvero.››  dice, facendomi un sorriso un po’ malinconico.

Probabilmente crede che per me sia stata una serata come tante e che la cosa sia finita lì, ma non è così, adesso devo trovare il modo di farle capire ciò che provo.

Restiamo entrambi in silenzio, adesso è lei che mi guarda dritta negli occhi in attesa di una spiegazione.

‹‹Qualche mese fa ho perso la mia famiglia in un incidente stradale, da allora è come se la vita andasse avanti per forza di inerzia. Da quel giorno, ogni persona mi rivolge lo stesso sguardo pieno di compassione. Diciamo che ho qualche difficoltà a rapportarmi con le persone.›› dico tutto d’un fiato.

Mi guarda attentamente, sta pesando ogni mia singola parola. Nel suo sguardo vedo un dispiacere sincero. Non c’è compassione, non c’è pena. I suoi occhi sono pieni di commozione e rispetto.

‹‹Mi dispiace tanto.›› mormora, stringendo la mia mano nella sua.

‹‹Tu sei l’unica persona che mi guarda così.›› dico, continuando a stringere la sua mano.

‹‹In che senso?››

‹‹Senza pretese, senza chiedermi niente in cambio. Hai una sensibilità straordinaria Eleonora.›› rispondo sorridendo.

Arrossisce di nuovo, mentre abbassa lo sguardo.

Non immagina nemmeno quello che sto provando in questo istante.

Dietro il suo sorriso e il suo carattere vedo una splendida ragazza, dall’animo e il cuore così sensibile.

Per tutta la durata della cena chiacchieriamo serenamente e sono felice di vedere Eleonora a suo agio e rilassata.

Mi racconta di quanto le piaccia il mare d’inverno, cosa che le manca particolarmente da quando vive a Roma, della sua passione per il caffè americano e dei suoi gusti musicali.

Credo impazzirebbe per la casa di Sabaudia e sono certo che amerebbe il ristorante di Brando e Didi.

Le descrivo nei minimi particolari la casa, soffermandomi sulla veranda che si affaccia sulla spiaggia, raccontando dei profumi e dei sapori che incontro ogni volta che vado, dal verso dei gabbiani al rumore delle onde.

Mi ascolta attentamente, sembra quasi stia immaginando quello che le sto dicendo.

I suoi occhi brillano, mentre io mi perdo in ogni singolo particolare che la riguarda.

‹‹Dev’essere fantastico, Alessandro.›› sussurra estasiata.

‹‹Lo è.›› concludo, assaporando l’ultimo sorso di birra che mi è rimasto.

Dopo aver tentato di sistemare la cucina insieme a lei, si volta verso di me con una vaschetta di gelato in mano.

‹‹Qualcosa di dolce?›› propone.

Sorrido, neanche immagina di cosa avrei voglia io in questo momento.

Le faccio un segno di approvazione mentre mi dirigo in salotto. Afferro rapidamente il telecomando  che è appoggiato sopra al tavolino di vetro.

Una piccola confezione regalo cattura la mia attenzione e nello stesso istante arriva anche Eleonora.

Noto subito il suo imbarazzo, così sposto lo sguardo altrove per non doverla mettere in condizione di spiegarmi nulla.

Tentenna un attimo e subito dopo lo ripone sopra la libreria.

‹‹Spero ti piaccia il gusto amarena.›› dice, assaggiandone un cucchiaino.

La osservo e resto in silenzio.

‹‹Devo farti una confessione.››

‹‹Dimmi.›› risponde incerta.

‹‹E’ il mio gusto preferito.›› ammetto divertito.

Dopo qualche secondo la sento ridere.

Si volta e in quel momento sento che l’atmosfera cambia, tutto il mio corpo la reclama, io stesso la desidero. D’istinto poso la mia mano sul suo viso.

I nostri sguardi s’incrociano, la vedo trasalire e in me prendono vita una miriade di emozioni nuove.

I nostri respiri accelerano, fino a quando poso le mie labbra sulle sue.

Sono come le ho sempre immaginate, morbide, dolci e delicate.

Mi avvicino a lei, cingendola delicatamente, le sue braccia ora sono intorno al mio collo, sento le sue mani accarezzarmi la nuca mentre io mi perdo nei centimetri della sua pelle.

All’improvviso il bacio si fa più audace, sensuale e inizio a sentire il desiderio di abbandonarmi a lei.

Percorro con le dita tutto il suo corpo, continuando ad assaporare le sue labbra fantastiche.

Mi passa una mano tra i capelli, controvoglia la lascio andare per permetterle di far scorrere le sue dita lungo il mio viso fino a quando arriva alle labbra.

Mi perdo nuovamente nei suoi occhi, le bacio i polpastrelli e la stringo forte a me.

‹‹Non sai quanto ho desiderato questo bacio.›› sussurro, inebriandomi del profumo che emanano i suoi capelli.

Sospira, lasciandosi sfiorare lungo i fianchi.

I nostri corpi sono intrecciati, le mie mani nelle sue, la sua testa adagiata sul mio petto e le mie labbra appoggiate su di lei.

 

FINE 10° CAPITOLO 

 

– ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA – 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Renèe. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

 

 

 

3 Comments on “Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 10° Capitolo

  1. manu85
    settembre 25, 2016 at 7:08 pm (4 anni ago)

    Be direi che l attesa ne è valsa la pena un bel capitolo..il bacio e la cosa più bella veramente…a domenica prox
    bacioni

    Rispondi
  2. Irina
    settembre 29, 2016 at 8:00 am (4 anni ago)

    Bentornati! Ci voleva proprio! <3

    Rispondi
    • Stella
      settembre 29, 2016 at 8:42 am (4 anni ago)

      Grazie Irina

      Rispondi

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