“Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 13° e 14° Capitolo

Lo so, avevo detto mai più pause, promettendo che dopo il mio ritorno si sarebbe navigato a vele spiegate verso le tante novità e vecchi appuntamenti che ci attendevano. Ma, mio malgrado, non avevo fatto conti con il maltempo e quella maledetta spia del modem che, all’improvviso, si è spenta, gettandomi nel buio più completo e tagliandomi fuori dal mondo per una decina di giorni circa.
Credo proprio potrebbero…

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…farmi socia onoraria del team mai na gioia.
Ora, sperando che la sfiga non sia con me per i prossimi mesi a venire e che la santa connessione non mi abbandoni di nuovo sul più bello, siamo pronti a riprendere il nostro cammino esattamente dove si era interrotto due settimane fa e per farmi perdonare l’increscioso imprevisto questa settimana ci godiamo Ale & ele con un doppio capitolo.

Anche questi due capitoli sono una continua guerra senza esclusione di colpi per accaparrarsi il cuore della dolce Eleonora. Per lei c’è chi è pronto a giocare sporco, molto sporco. Non servono nomi, ma solo affilare coltelli.

Dolce presente o amaro passato?

Cosa sceglierà la nostro Eleonora?

Non vi resta che leggere per scoprire a chi andrà il suo amore, mentre alla sottoscritta non rimane che augurarvi una bellissima giornata seguito, come sempre, dall’immancabile…

Buona Lettura 

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-Playlist-

Ricomincio da Te

Venezia  26-02-2010

‹‹Morandini, mi auguro per te, che ci siano buone notizie.›› esordisco, sfogliando il giornale.

‹‹Più o meno.›› lo sento temporeggiare. ‹‹Ferraro è a New York.›› inizia a dire, prendendo coraggio.

Sorrido fiero, con l’avvocato fuori dai giochi sarà più facile parlare con Eleonora e convincerla a tornare a casa.

‹‹Dunque, quale sarebbe la cattiva notizia ?›› chiedo impaziente.

‹‹Ho appena scoperto che sta per tornare a Roma.›› sentenzia tutto d’un fiato.

‹‹Maledizione!›› esclamo nervoso.

Credevo sarebbe rimasto più a lungo fuori città, in fin dei conti mi avevano garantito che avrebbero “manomesso” il locale in modo tale da trattenere l’avvocato lì per un po’ di tempo.

Concludo la telefonata con Lorenzo e avvio immediatamente una chiamata via skype con Ruggero, socio e amico fidato, che lavora nello studio di New York.

‹‹Buongiorno socio.›› risponde immediatamente.

‹‹Come mai il mio uomo sta già rientrando in Italia?›› ringhio.

‹‹Filippo, questo non lo so, posso garantirti io stesso che tutto è stato fatto a dovere.›› spiega, in cerca di giustificazione.

‹‹Avevo bisogno di tenerlo lontano per un po’ di tempo e adesso quell’uomo sta andando dritto a casa di mia moglie. Cosa dovrei fare secondo te?›› tuono.

‹‹Accettare che Eleonora stia con un altro uomo, onestamente non capisco perché ti stai ostinando a tal punto. Ti scopi mezza Venezia, sei libero e senza alcun fastidio, cosa vuoi di più?››  domanda seriamente interessato.

Mi sto incazzando sul serio. Non posso accettare una cosa simile.

‹‹Mi garantisci, quantomeno, che il lavoro è stato fatto con la massima discrezione?›› chiedo, assicurandomi che tutto sia andato per il verso giusto.

‹‹Certo. I miei collaboratori sono persone fidate.›› dice con un tono sicuro di sé.

‹‹Bene, ti auguro una buona giornata.›› concludo, ponendo fine alla chiamata.

Prendo tra le mani il fascicolo riguardante Alessandro Ferraro.

Ho assunto un investigatore privato per scoprire chi è questo uomo e che tipo di rapporto ha con mia moglie.

Scopro che nonostante la giovane età è vedovo e possiede uno degli studi legali più importanti della città, motivo per cui devo stare molto attento, se voglio davvero colpirlo nel suo punto più debole.

Questo dannato avvocato potrebbe crearmi dei problemi.

Dal rapporto che mi è stato consegnato vengo a sapere che è uscito un paio di volte con Eleonora e appena vedo le foto mi sale il sangue al cervello.

Stringo tra le mani la foto che li ritrae insieme. Lui le sta sfiorando il volto, lei lo guarda persa nei suoi occhi ed io, invece, vorrei morire.

Non sono pronto a vedere un altro uomo accanto a lei, forse non lo sarò mai.

Serro i pugni e li sbatto sulla scrivania.

Dannazione, ero certo che sarebbe tornata entro qualche settimana. La mia piccola dolce Eleonora tra le braccia di un altro uomo non riesco nemmeno ad immaginarla.

Mi chiedo cosa sarò costretto a fare per tenerli lontani.

Mi volto, con lo sguardo perso all’orizzonte.

Di fronte a me maestoso ed imponente c’è il Ponte di Rialto, migliaia di ricordi riaffiorano nella mia mente. In un tempo non molto lontano, il suo sguardo innamorato era solo per me.

Mi chiedo come abbia fatto a lasciarsi tutto alle spalle in così poco tempo.

Spero con tutto il cuore che non abbiano già superato il limite, non potrei sopportare l’idea che sia stata toccata e amata da lui.

Il telefono suona, distogliendo il mio sguardo dal Canal Grande.

 

 

Da: Morandini Lorenzo

Ore 11.15 26-02-2010

Come da accordi, nella tua casella e- mail c’è il biglietto aereo per Roma. Il volo è alle 06.15.

In bocca al lupo.

L.M.

 

Domani mattina per prima cosa chiamerò Eleonora. Ce la farò a convincerla, con le buone o con le cattive tornerà a Venezia con me.

Annullo tutti i miei appuntamenti e mi accerto di avere con me tutto il necessario.

Ho un piano in mente, devo puntare sugli anni felici che abbiamo trascorso insieme, farle vedere che non mi sono arreso e che possiamo ricominciare.

Salvo su una pen drive le foto del nuovo appartamento in costruzione a San Polo, credo che cambiare casa sia un ottimo modo di voltare pagina e di creare nuove abitudini.

Scelgo le foto più belle scattate nel giorno del nostro matrimonio e una serie di istanti vissuti durante i nostri viaggi. Non potrà resistere a tutto questo.

Spero con tutto me stesso di riuscire a farle vedere che possiamo tornare alla nostra vita di sempre.

Per ultimo salvo, in una cartella anonima, il file in formato pdf della sentenza di separazione rivista e modificata secondo le volontà di Eleonora.

La copia cartacea la ripongo nella valigetta. Voglio farle credere che mi sto impegnando a rispettare gli accordi, ma in realtà so bene che fine farà domani sera.

Esco dal mio ufficio, in cerca di Selene.

‹‹Selene, ho bisogno di una prenotazione in un hotel a Roma. L’arrivo è previsto domani in mattinata, mi tratterrò per un paio di giorni.›› ordino gentilmente.

È seduta alla scrivania, i suoi occhi mi fissano curiosi e appena nomino la città in cui prenotare, il suo sguardo si rabbuia.

‹‹Tutto chiaro?›› domando gelido.

‹‹Chiarissimo.›› sentenzia, abbassando lo sguardo.

Giro l’angolo e mi dirigo nella sala adibita a bar.

Inserisco qualche moneta e seleziono la bibita.

Caffè lungo. È quello che ci vuole. Con un paio di sorsi lo finisco e ritorno nel mio ufficio.

Qualche istante e sento bussare alla mia porta.

‹‹Avanti.›› esclamo.

Selene, in tutto il suo splendore, entra nel mio ufficio.

Indossa un tubino nero e un paio di decolleté rosse. Abbinamento eccellente devo dire.

I capelli le ricadono morbidi fino al seno e il suo profumo riempie la stanza.

Cerchiamo di essere obiettivi, è impossibile resistere ad una donna così.

‹‹Ecco a te la prenotazione. Buon viaggio.›› dice stizzita, gettandomi i fogli sul tavolo.

‹‹Selene, non fare così.›› le dico dolcemente.

Si volta, nello sguardo arde tutto il suo dolore e il suo desiderio.

‹‹Stai andando da lei. Non lo sopporto.›› dice, con uno sguardo pieno di rabbia.

‹‹Non sono tenuto a darti spiegazioni e lo sai. Non rovinare tutto, siamo stati bene ma è tempo che finisca questa storia.›› dico cercando di calmarla.

‹‹Mi liquidi così, Filippo?›› chiede piena di rancore.

‹‹Non ti ho mai promesso nulla, piccola.›› rispondo docilmente.

Resta per qualche istante in silenzio.

‹‹Vai al diavolo!›› esclama ferita e in preda al nervoso.

Sospiro, so che ho combinato un casino, ma i miei sentimenti per Eleonora sono molto più forti di quelli per Selene.

Osservo i fogli che mi ha lasciato sulla scrivania.

 

Grand Hotel Plaza, Via del Corso 126 00186 Roma.

Camera Superior Deluxe.

Check in 27-02-2010 dalle ore 09.00

Check out 01-03-2010 dalle ore 14.00

 

Bene amore mio, è tutto pronto.  Adesso manchi solo tu e poi finalmente potremmo essere di nuovo felici.

 

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-Eleonora-

 

‹‹Eleonora? Amore ci sei?›› chiede insistente Filippo, dall’altra parte del telefono.

‹‹Non chiamarmi amore.›› tuono disgustata.

‹‹D’accordo, posso capire che sei sorpresa. Possiamo vederci?›› chiede gentilmente.

Non sono sorpresa, sono arrabbiata. Improvvisamente sento l’ansia e l’agitazione montarmi dentro.

‹‹Adesso devo andare al lavoro.›› dico, concludendo la telefonata.

Subito dopo, il display del mio telefono si illumina.

 

Da: Filippo

Ore 9.02 27-02-2010

Alloggio al Grand Hotel Plaza. Spero di vederti a cena, per parlare del divorzio e non solo.

Ti amo e non ho mai smesso di farlo.

 

Non sono per niente convinta. Filippo non fa mai niente per niente, sarei tentata di chiedere al mio avvocato un consiglio, forse però potremmo risolvere la cosa questa sera, tralasciando gli avvocati per una volta.

So che cercherà di persuadermi e di manipolare ogni cosa, ma sono sicura dei miei sentimenti e non credo riesca a mettermi più in soggezione come un tempo.

Bevo l’ultimo sorso di caffè ed esco, in quel preciso momento il telefono suona ancora, dalla suoneria capisco che è Alessandro. Mi rilasso e rispondo.

‹‹Buongiorno.›› dico, sentendo ritornare il buonumore.

‹‹Ciao tesoro. Volevo augurarti una buona giornata.››

Neanche immagina che giornata sarà. Non voglio parlargli adesso della telefonata di poco fa, rovinerebbe tutto ed io non voglio permettere che la presenza di Filippo crei scompiglio.

‹‹Grazie, auguro anche a te una buona giornata. In questi giorni mi ero abituata ad averti accanto.›› mormoro dispiaciuta.

‹‹Quando torno ti porto via per due giorni interi.›› esclama ridendo.

Sento lo stomaco contorcersi all’idea. Saranno difficili questi giorni senza di lui.

‹‹Non vedo l’ora.›› sussurro estasiata.

‹‹Adesso devo lasciarti, sono arrivato in ufficio. Sei sempre nei miei pensieri, tesoro.›› dice con un tono di voce che mi tocca il cuore.

‹‹A più tardi.››

Alessandro è una di quelle persone che speri di incontrare nel corso della tua vita.

È leale, onesto e dai suoi occhi traspare tutta la sua sincerità.

Come può essere capitato a me un uomo così? Lasciarmi sfuggire quest’occasione di felicità sarebbe da stupida.

Sono sempre più propensa ad accettare l’invito di Filippo per mettere in chiaro una volta per tutte la fine del nostro matrimonio.

Finalmente, dopo tanto tempo, tutto mi sembra così chiaro e ben definito.

Prendo in mano il telefono e scrivo un messaggio a Filippo.

 

A: Filippo

Ore 9.27 27-02-2010

Ci vediamo alle 20.00.  Porta i documenti necessari ad avviare la pratica di separazione.

 

Ripongo il telefono in borsa e mi avvio all’ingresso della Ferraro&De Angelis.

Passo il badge e mi dirigo verso l’ascensore, appena premo il pulsante vedo Lorenzo che abilmente entra e si posiziona di fianco a me.

‹‹Buongiorno Eleonora.›› dice, sfoggiando il suo sorriso migliore.

‹‹Ciao Lorenzo.›› saluto educatamente.

‹‹Come stai?›› chiede, provando a fare conversazione.

‹‹Tutto bene, grazie.›› rispondo freddamente.

Lentamente si avvicina, preme il pulsante rosso per arrestare la corsa dell’ascensore, impiego qualche secondo prima di realizzare cosa sta accadendo.

Cerco di stare calma, d’altronde non ho altra scelta dato che lo spazio in cui mi trovo è ristretto.

‹‹Lorenzo, fai ripartire l’ascensore.›› dico un po’ preoccupata.

‹‹Altrimenti cosa fai? Chiami il tuo amato avvocato e gli chiedi di venire a salvarti? Spiacente, ma a quanto vedo siamo soli, qui.›› spiega in tono mellifluo.

Sono con le spalle al muro, Lorenzo è sempre più vicino a me e sento la nausea far capolino.

Mi disgusta la sua presenza.

‹‹Non resisto più Eleonora, c’ho provato, ma ti desidero troppo.›› dice passandomi la mano sul collo.

‹‹Lorenzo, non rovinare la nostra amicizia. Sono sicura troverai la ragazza adatta a te. Io di certo non lo sono, credimi.›› dico, provando a mettere un po’ di spazio tra di noi.

Fa un ghigno, si passa le mani tra i capelli e mi guarda.

‹‹Amicizia. Che parola strana, dicevi anche di Ferraro la stessa cosa, ma a quanto ne so scopate da quando lui è tornato da New York. Deduco che per lui sei adatta, invece.›› insinua malignamente.

‹‹Non sono fatti tuoi.›› mormoro.

‹‹Se solo tu potessi darmi una chance, potrei renderti felice.›› dice, carezzevole.

Resto in silenzio, mentre con le dita cerco di premere il pulsante di riavvio.

‹‹Per lui sarai sempre l’ombra della moglie defunta.›› prosegue, con tono velenoso.

Finalmente, l’ascensore riparte. Il corpo di Lorenzo è adagiato al mio ma appena sente che ci stiamo muovendo si stacca da me.

‹‹Stai attenta dolcezza, non sai con chi hai a che fare.›› mi sussurra all’orecchio prima di uscire.

Decisamente sconvolta e confusa arrivo alla mia scrivania, mi siedo e guardo le mie mani tremare. Vorrei chiamare Alessandro, spiegargli tutto e correre da lui a Sabaudia, ma devo affrontare tutto questo.

Lorenzo probabilmente ha perso la testa, so che potrei parlare con Mattia di quello che è appena accaduto, ma so anche che, inevitabilmente, ne verrebbe fuori uno scandalo.

Devo cercare di restare fuori dai guai e lontano da Lorenzo.

Cerco di trovare la concentrazione per mettermi a lavorare sulle varie presentazioni di oggi, ma la frase di Lorenzo mi tormenta.

“Sarai sempre l’ombra della moglie defunta.”

Ad essere sincera, non avevo mai pensato a questo.

Un senso di inadeguatezza mi colpisce. Tutti amavano la moglie di Alessandro, per quel poco che ne so era una donna splendida, impegnata nel sociale e una madre amorevole.

Forse Lorenzo ha ragione, non sarò mai in grado di competere con una figura del genere, così idealizzata e venerata.

Lo sconforto sta per prendere il sopravvento, sento tutto l’entusiasmo scemare e i dubbi affollare ogni angolo della mia mente.

Provo per l’ennesima volta ad allontanare ogni pensiero negativo e mi butto a capofitto sul lavoro.

Continuo a dirmi che Lorenzo è un manipolatore, uno che sa come farsi ascoltare.

Per certi versi mi ricorda molto Filippo e proprio per questo è meglio che io gli stia alla larga il più possibile.

Per tutto il giorno non ho fatto altro che pensare ai giorni trascorsi con Alessandro, sono stati stupendi, abbiamo aperto il nostro cuore e ci siamo detti ciò che provavamo, adesso non ha senso farsi venire dei dubbi per una frase, detta volutamente e il preciso scopo di ferire.

Non posso permettere a nessuno di influenzarmi a tal punto e provo un disgusto profondo per Morandini.

 

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Guardo l’ora, sono già le 17.30, e solo adesso realizzo che stasera dopo molto tempo rivedrò Filippo.

Voglio lasciare fuori le ragazze da tutto questo trambusto, anche perché non approverebbero la mia decisione, ma io ho bisogno di affrontarlo e di chiudere i conti con il passato.

Continuare a scappare non risolverà il problema.

Arrivo a casa e per mia fortuna non c’è nessuno.

Jenni è fuori città con Mattia, mentre Rachele sarà sicuramente in ospedale.

Leggo il biglietto che mi ha lasciato attaccato sulla lavagnetta in cucina.

“Torno tardi, non mi aspettare per cena. Fai la brava e ricorda che ti voglio bene. Baci, R.”

Sorrido, se sapesse dove sto andando, mi ucciderebbe senza pensarci due volte.

Mi ritrovo a guardare la mia immagine riflessa nello specchio e la sensazione che provo è strana.

Rivedere quello che diventerà il tuo ex marito per caso è un conto, ma vederlo perché hai accettato il suo invito, questa, decisamente, è tutta un’altra cosa.

Decido di vestirmi in maniera molto semplice, non voglio dare l’impressione di aver impiegato ore a prepararmi per lui. Egocentrico com’è, non mi stupirebbe per niente.

Continuo a ripetermi come un mantra che devo essere chiara, diretta e decisa quando arriverà il momento fatidico.

Niente ripensamenti, niente dubbi.

Chiara, diretta e decisa.

Faccio un lungo respiro per trovare la forza necessaria. Filippo è una persona ingombrante, egocentrica, difficile da gestire.

Esco di casa, indosso pantaloni aderenti neri con una camicia di raso grigio perla e il mio amato giubbino in pelle, un look abbastanza inappropriato per cenare al Grand Hotel, ma onestamente non mi interessa molto questo aspetto, anzi, potrebbe essere la mia salvezza.

Prima me ne vado, prima tutto questo sarà finito.

Arrivo alla postazione dei taxi e dico al tassista la mia destinazione.

Durante il tragitto mi sento irrequieta, sono ancora scioccata dal comportamento di Lorenzo e la mancanza di Alessandro mi ha turbato non poco.

Quel viscido è riuscito a mettermi un bel dubbio addosso e non so se sono in grado di fare una domanda così importante ad Alessandro.

È troppo presto per parlare di sua moglie, non riesco nemmeno ad immaginare il dolore che si possa provare.

Il tassista si ferma proprio di fronte all’ingresso della hall.

Il gelo mi avvolge, non so se ho fatto bene a venire qui, in verità ho qualche ripensamento, ma ormai è fatta, quindi mi faccio coraggio e avanzo fino al banco della reception.

‹‹Benvenuta nel nostro hotel. Come posso aiutarla?›› domanda la receptionist, affabile.

‹‹Salve, cerco il Signor Riva.›› dico, schiarendomi la voce.

La giovane ragazza digita il nome sul computer e qualche istante dopo posa di fronte a me un badge.

‹‹Prego, può accomodarsi nella sala riservata ai clienti. Le auguriamo una piacevole serata.›› dice, passandomi un cartellino con scritto sopra “Ospite”.

Afferro il mio badge e lo ripongo in borsa. Mi dirigo verso il bar, sono certa che Filippo sarà già qui. Non sopporta arrivare in ritardo ad un appuntamento, motivo per il quale io, invece, sono arrivata qui venti minuti dopo l’orario che avevamo stabilito.

Mostro il badge al cameriere che sta di fronte alla porta d’entrata.

Mi sorride e apre il piccolo portoncino.

Entro, insicura come sempre. Mi guardo intorno e non impiego molto tempo per trovare Filippo.

È di fronte a me, indossa un completo nero elegante, la camicia grigio antracite è leggermente sbottonata e non porta la cravatta. Sta sorseggiando un calice di vino, mentre i suoi occhi incrociano i miei.

Il suo sguardo è intenso e profondo, si alza e viene verso di me, mentre un sorriso illumina il suo volto.

Mi costa ammetterlo, ma ha un certo fascino.

‹‹Ciao piccola.›› mi sussurra all’orecchio, mentre tenta di abbracciarmi.

Mi scosto, tentando con tutta me stessa di tenerlo il più lontano possibile.

‹‹Ciao.›› rispondo gelida.

Si sofferma a guardarmi, lentamente e attentamente.

‹‹Sei bellissima, anche se un po’ troppo magra. Hai bisogno di cure amorevoli.›› mi rimprovera dolcemente.

Ignoro il suo commento e mi siedo sullo sgabello di fronte al suo, tolgo il giubbino e poso la mia pochette sul bancone del bar.

‹‹Un analcolico alla frutta, grazie.›› ordino al barman.

‹‹Vuoi restare lucida?›› chiede, con fare provocatorio.

‹‹Assolutamente sì.›› sentenzio.

Beve un altro sorso, mentre sento i suoi occhi su di me.

Se credevo di aver superato la soggezione che riusciva ad esercitare su di me, è chiaro che mi sono sbagliata.

‹‹Allora, come stai? Che cosa mi racconti?›› domanda gentilmente, posando una mano sulla mia coscia.

Guardo la sua mano e noto immediatamente che indossa ancora la fede nuziale.

Con estrema decisione la sposto. Accavallo le gambe e mi allontano appena, quanto basta a fargli capire di non toccarmi ancora.

La sua mano si ritrae. Grazie al cielo.

‹‹Io sto molto bene. Che mi dici, invece, dei documenti che ti ha inviato il mio avvocato?›› lo punzecchio.

Ride e si appoggia appena allo schienale.

Sospira, facendosi ad un tratto più serio.

‹‹Dritta al dunque, a quanto vedo.››

‹‹Che mi dici, invece, del tuo nuovo amante? È così che lo dobbiamo chiamare, giusto?›› prosegue, ironico.

‹‹Filippo, credo che questo non ti riguardi.›› dico, sorseggiando il mio cocktail.

‹‹Non so come la vedi tu, ma per come stanno le cose ad oggi, tu sei ancora mia moglie.›› dice convinto.

‹‹Avanti Filippo, legalmente saremo ancora sposati, ma sono più di tre mesi che vivo a Roma. Direi che ormai è chiaro ad entrambi che non c’è alcuna possibilità per noi.›› spiego, cercando di restare calma.

Sospira infastidito.

‹‹Vedi… è qui che ti sbagli. Io sono convinto che la possibilità esista. Sono qui per dimostrarti che sono cambiato e che tutto potrebbe tornare come prima, anzi, meglio di prima.›› dice deciso.

‹‹Mi sono innamorata di lui.››

Ecco fatto. Finalmente l’ho detto.

Vedo Filippo trattenere il respiro, so che per lui è una doccia fredda, un serio attentato alla sua autostima, ma solo così forse si renderà conto che è davvero finita.

‹‹Vieni, ho fatto riservare una saletta per la nostra cena.›› sbotta, cambiando discorso.

Giuro, tutto mi sarei aspettata, tranne questo comportamento. Non sembra nemmeno lui.

Lo seguo in silenzio, mentre un cameriere ci fa accomodare in una piccola saletta.

Resto senza parole quando vedo che c’è un solo tavolo apparecchiato per due e una dozzina di rose rosse sopra la mia sedia. In mezzo alla sala c’è un pianoforte, appena il pianista ci vede, inizia a suonare una bellissima melodia.

Filippo porge la sua mano verso di me.

‹‹Mi concedi questo ballo?››

Mi sono cacciata in un bel guaio. Un enorme guaio.

Non ho nemmeno il tempo di rispondere perché stiamo già ballando.

‹‹Tu ami lui, ma io amo te e tutto questo.›› mormora soavemente.

Rimango pietrificata, non so cosa dire.

So solo che tutto questo non è corretto nei confronti di Alessandro.

Lascio la sua mano e mi allontano. La musica sfuma e Filippo mi fa accomodare al tavolo.

‹‹Non è corretto quello che stai facendo.›› lo rimbecco.

‹‹Sto giocando a carte scoperte Ele, tento il tutto per tutto.›› risponde, facendo spallucce.

Abbasso la testa, sono molto dispiaciuta per lui, credo non ci sia cosa peggiore di perdere per sempre qualcuno a cui tieni ancora.

Tra una portata e l’altra mi mostra alcune foto.

Ha venduto il nostro vecchio appartamento per acquistare un bellissimo attico a San Polo, ho sempre amato quel quartiere, per la sua vivacità e per la sua splendida chiesa.

È lì che ci siamo sposati.

Una fitta di nostalgia mi colpisce, dritta al cuore.

‹‹L’ho comprato perché mi sono immaginato come sarebbe la nostra vita lì. Ho sognato di vederti uscire di casa per andare al lavoro, ho sognato le stanze dei nostri figli ed infine ho immaginato come avresti arredato la nostra camera e ho fatto mettere tutto nero su bianco.

La consegna è prevista per quest’estate.›› dice, con gli occhi lucidi.

Non ce la faccio, devo andare via da qui.

Mi alzo, lui mi segue e mi blocca tenendomi per un braccio.

‹‹Non te ne andare.›› mormora, avvicinandomi a sé.

‹‹Lasciami, ti prego.››

‹‹No. Ho già commesso questo errore una volta. Torna da me, questa volta per sempre.››

Sento il suo profumo invadermi le narici, vorrei andarmene, le mie gambe ci stanno provando, ma non so perché sono inchiodata qui, tra le sue braccia.

‹‹Ti amo ancora Eleonora.›› sussurra dolcemente.

‹‹Devo andare.›› dico, allontanandomi da lui.

Continua a trattenermi per un braccio, ha una presa forte, decisa.

‹‹Dimmi che non ti ha scopata.›› la sua voce è un sussurro misto a rabbia e disperazione.

Abbasso la testa, cercando di liberarmi dalla sua presa.

‹‹Dimmelo!›› mi esorta.

Non rispondo.

Finalmente allenta la presa, permettendomi di allontanarmi da lui, sta camminando su e giù per la sala, passandosi una mano tra i capelli, poi ad un tratto, con un stoccata, scaraventa tutte le portate a terra.

‹‹Ti è piaciuto?›› mi incalza, gelido.

Mi sta dando le spalle, le mani sono posate sulla tavola, oramai sgombra.

Sento le lacrime fare capolino, non voglio inquinare con il suo odio quello che c’è stato tra me ed Alessandro.

Si volta impercettibilmente.

‹‹Allora, ti è piaciuto essere scopata da un altro? Volevi ripagarmi con la stessa moneta? Bene! Complimenti Eleonora! Adesso, però, la facciamo finita e tu, vieni a casa con me. Dimenticherai tutto e ricominceremo daccapo.››

Indietreggio, spaventata dal suo piano diabolico.

‹‹E’ finita Filippo, fattene una ragione.››

E corro via, esco fuori, in cerca di un po’ d’aria.

Mi sento soffocare, non sarei mai dovuta venire qui.

Raggiungo a passo svelto il primo taxi che incontro.

‹‹Dove andiamo bella signorina?›› chiede il tassista.

‹‹Trastevere, grazie.››

Pago e scendo nel cuore di Roma, ho bisogno di fare due passi prima di andare a casa.

La confusione regna sovrana.

Ripenso a Filippo, era davvero disperato, impotente, non sono abituata a vedere questa parte di lui. rifletto sull’ultima frase che ha detto.

“Dimenticherai tutto e ricominceremo daccapo.”

Mai e poi mai.

Non potrei più fare a meno di Alessandro.

Mi stringo nel giubbotto, sento all’improvviso un freddo glaciale, e credo sia giunto il momento di avviarsi verso casa.

Salgo le scale, apro la porta e mi guardo attorno, il silenzio mi colpisce come uno schiaffo in pieno volto. Mi ritrovo a versare una lacrima, che cade a terra. È la prima di una lunga serie, perché adesso altre lacrime solcano il mio viso.

Mi stendo inerme sul letto e mi addormento così, piangendo tra le lenzuola e provando a lasciarmi alle spalle questa serata.

 

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-Alessandro-

 

Sono appena arrivato a Sabaudia e decido di chiamare Eleonora, per darle il buongiorno.

Vederla dormire mi ha messo addosso una voglia incontrollata di tenerla tra le braccia.

Qualche squillo a vuoto e poi ecco che mi risponde.

‹‹Buongiorno.›› mi accoglie con la sua voce allegra.

‹‹Ciao tesoro, volevo augurarti una buona giornata.››

‹‹Grazie, auguro anche a te una buona giornata. In questi giorni mi ero abituata ad averti accanto.›› dice un po’ nostalgica.

‹‹Quando torno ti porto via per due giorni interi.›› propongo, ridendo.

In realtà non sto scherzando, ma adoro coglierla di sorpresa.

‹‹Non vedo l’ora.›› risponde felice.

‹‹Adesso devo lasciarti, sono arrivato. Sei sempre nei miei pensieri, tesoro.››

‹‹A più tardi.›› conclude, terminando la chiamata.

 

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Parcheggio l’auto nel vialetto adiacente all’entrata. Osservo la casa e non posso fare a meno di notare che tutto è rimasto come Angelica lo ha lasciato.

Emetto un sospiro, è arrivato il momento di dare una sistemata.

Entro in casa e apro tutti i balconi, lascio che l’aria fresca e i raggi del sole entrino in questa splendida villetta. Accendo lo stereo mentre penso da che parte iniziare a sistemare.

Esco in giardino, per vedere se riesco a trovare qualche scatolone per iniziare ad impacchettare e far spazio.

Di fronte a me vedo Jenni e Mattia, intenti a scaricare sacchi e scatoloni.

Li osservo per un po’, non si sono accorti della mia presenza.

Tossisco, cercando di distrarli dal loro lavoro.

‹‹Ciao Ale!›› esclama Jenni venendomi incontro.

La abbraccio e ricambio il suo saluto, mentre Mattia si avvicina con un ghigno di soddisfazione.

‹‹Credevi di dover far tutto da solo?›› chiede sarcastico.

‹‹In effetti sì.›› dico sorpreso.

‹‹E gli amici a cosa servono?›› ride, dandomi una leggera pacca sulla spalla.

Prima di partire per New York avevo detto a Mattia che mi sarei preso la briga di sistemare la casa.

Adesso sento il desiderio di portare qui Eleonora e di farle vedere questa parte della mia vita.

Ovviamente, ci sono foto e oggetti che ricordano Angelica e non voglio che Eleonora veda tutto questo. Non voglio metterla in soggezione.

Angelica farà sempre parte della mia vita, avrà sempre un’importanza e niente le toglierà questo merito, ma adesso non posso più nascondere i sentimenti che provo per Eleonora.

Vedo Mattia entrare in casa, Jenni invece resta sull’uscio della porta, mi guarda un po’ imbarazzata.

‹‹Se per te va bene, vado a sistemare il tuo nuovo ufficio.›› dice, abbozzando un sorriso.

Non se la sente di entrare, e di certo non posso biasimarla.

‹‹Credo che nessuno sia in grado di farlo meglio di te, Jenni.›› dico sorridendo calorosamente.

Le porgo il mazzo di chiavi e lei prontamente lo afferra.

‹‹A fine giornata sarà un gioiellino!›› dice divertita.

‹‹Non ho dubbi.›› esclamo fiducioso.

Sento Mattia che inizia a trafficare in cucina.

‹‹Tutto bene?›› chiedo allarmato.

‹‹Prima di metterci al lavoro, ci vuole un buon caffè.›› sentenzia fiero.

Ci sediamo e restiamo un po’ in silenzio, è piacevole, non lo sento più assordante come un tempo.

‹‹Da dove cominciamo?›› chiede, sorseggiando il caffè.

‹‹Direi dalla cucina. I disegni di Emma lasciali pure appesi sulla lavagnetta, il resto puoi metterlo via.›› dico serenamente.

‹‹D’accordo.››

Passo dal corridoio e vado in salotto.

Inizio a mettere via tutti i libri di Angelica, li sfioro uno ad uno, su qualcuno mi soffermo con un po’ più di curiosità, altri invece mi ricordano gli anni dell’università, anni felici e senza pensieri.

Passo in rassegna tutti i cassetti e i documenti, faccio una selezione di quelli più importanti e di quelli che posso archiviare. Date e luoghi mi riportano con la mente lì, dove io e Angelica abbiamo costruito la nostra famiglia.

Dolci ricordi, momenti di una vita insieme che, seppur breve, è stata meravigliosa.

Sorrido e passo oltre.

Metto via le nostre foto, lasciandone solo una esposta sopra al caminetto, precisamente quella in cui sto tenendo in braccio Emma, di fianco posiziono il suo orsetto, l’unico oggetto che mi resta di lei.

Chiudo i vari scatoloni e li porto in soffitta.

Adesso tocca al piano superiore.

Mattia è intento a sistemare la cucina, nel frattempo io inizio a liberare i cassetti e l’armadio dai pochi vestiti rimasti di Angelica.

In questa casa venivamo molto poco, quindi è più facile per me liberare ogni stanza, i ricordi sono più flebili, mi chiedo piuttosto, come farò a sistemare la casa in cui vivevamo a Roma.

Allontano questo pensiero, cercando di concentrarmi che la cosa migliore sia fare un passo alla volta.

Alla fine della mattinata ci ritroviamo ad aver liberato e sistemato più di metà casa e finalmente ci possiamo prendere una pausa.

‹‹Che ne dici se vado da Didi e Brando e mi faccio fare delle lasagne da asporto?›› propone Mattia seduto sul divano, esausto.

‹‹Sai che non è per niente una cattiva idea?››

‹‹Lo so, io ho sempre idee geniali.›› esclama pieno di sé.

‹‹Genio, non dovresti preoccuparti della tua fidanzata?›› chiedo ironico.

‹‹Sarà qui a momenti e dopo pranzo vuole tornare in ufficio per terminare ciò che ha iniziato.››

‹‹Ma non è necessario.›› dico un po’ imbarazzato.

‹‹Ha insistito, ha detto che ci tiene. Sai meglio di me com’è fatta.›› prosegue Mattia.

‹‹Sei fortunato ad aver trovato una come lei. Non fartela scappare.›› lo intimo ridendo.

‹‹Puoi giurarci cugino.›› asserisce convinto.

In attesa di gustarmi le lasagne della mia adorata Didi, preparo la tavola, adesso tutto ha un odore e un aspetto nuovo. È bastato poco, una bella pulita, una ventata di aria fresca e tutto sembra diverso. Scruto ogni particolare, sono soddisfatto, e sono certo che ad Eleonora piacerà questa casa.

Credo che la cosa che più amerà sarà la veranda, si affaccia proprio sulla spiaggia.

Sento le risate di Jenni e Mattia, tiro fuori una bottiglia di vino rosso e dispongo i piatti.

‹‹Ed ecco servito il pranzo!›› esclama Mattia, improvvisandosi chef.

Io e Jenni ci guardiamo e scoppiamo in una risata.

Ci sediamo a tavola, vedo Jenni intenta ad osservare la casa, è ancora imbarazzata, ma credo che si abituerà molto presto. La prossima volta che pranzeremo insieme ci sarà anche Eleonora.

È tutto perfetto, manca solo lei.

‹‹Mi piace molto il tuo nuovo ufficio, Alessandro.›› annuncia.

‹‹Ti ringrazio, in effetti ha delle buone caratteristiche.›› proseguo.

‹‹E poi presto inizieremo la nostra collaborazione, sono certo che tutto andrà per il meglio.›› aggiunge Mattia.

‹‹Speriamo. Diciamo che siamo molto fiduciosi.›› dico, guardando Jenni.

‹‹Per quel che ne so la Ferraro&De Angelis è da sempre un ottimo connubio, non potrà che essere un successo.›› conclude serenamente, guardando entrambi.

‹‹A noi e alla nostra fantastica azienda.›› dice Mattia, proponendo un brindisi.

I nostri bicchieri si incontrano emettendo un piccolo tintinnio.

‹‹Grazie per il tuo aiuto, Jenni.›› concludo, prima di bere in onore al nostro brindisi.

‹‹Lo faccio col cuore, Alessandro.›› risponde, mentre Mattia le passa il braccio intorno alla vita stringendola a sé.

La mancanza di Eleonora inizia a farsi sentire, però non voglio invadere i suoi spazi, so che oggi avevano molto lavoro da sbrigare in azienda e non vorrei disturbarla.

Spero solo che quel bastardo di Morandini le stia alla larga.

‹‹Novità su Lorenzo?›› chiedo, affacciandomi dal balcone.

Mattia si ferma un attimo, non abbiamo più affrontato l’argomento da quel giorno nel mio ufficio.

‹‹Ho chiesto a tuo padre di spostarlo nel reparto recupero crediti, in modo tale che non abbia praticamente nulla a che fare con Eleonora e con noi. Per adesso è il massimo che sono riuscito a fare.›› mi spiega accigliato.

‹‹E’ già qualcosa. Per ora posso accontentarmi.›› dico sinceramente sollevato.

‹‹Chiaramente Ale, confido nella tua riservatezza. Nessuno sa dell’accaduto, ho promesso alla ragazza coinvolta l’anonimato assoluto.›› precisa preoccupato.

‹‹Non credo tu debba preoccuparti di questo.››  affermo.

‹‹Ottimo. Direi che qui abbiamo praticamente pulito tutto.›› dice guardandosi attorno.

‹‹Abbiamo fatto un buon lavoro.›› dico esausto, ma felice.

‹‹Se per te va bene io vado a vedere a che punto è Jenni, nel frattempo, preparati che andiamo fuori a cena. Didi ha detto che se non ti fai vedere alla locanda, ti diseredano.›› mi informa con un tono con ammette repliche.

Avrei preferito rientrare a Roma, ma so che non me lo perdonerebbe mai.

‹‹Va bene, ci vediamo dopo.››

Faccio una doccia e mi cambio i vestiti, oramai sono le sette passate ed Eleonora dovrebbe essere rientrata a casa. Anche se un po’ titubante, decido comunque di chiamarla, non resisto più.

La linea risulta non raggiungibile, lascio un breve messaggio nella segreteria, sperando che mi richiami il prima possibile.

Riprovo altre due o tre volte, ma la linea è sempre staccata. Niente, dovrò tenermi la voglia di sentire la sua voce.

 

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Adesso l’aria è decisamente fredda, infilo il cappotto più pesante e vado verso la locanda di Didi e Brando. Appena entro, trovo i ragazzi già seduti intenti ad assaporare un delizioso antipasto.

Mi dirigo verso il tavolo, Brando è di spalle che sta chiacchierando vistosamente con loro.

Ad un tratto si volta e un sorriso pieno di affetto gli dipinge il viso.

‹‹Ragazzo mio! Bentornato!›› esclama abbracciandomi.

‹‹Ciao Brando. È un piacere vederti.›› rispondo, emozionato.

Per me questo posto racchiude molte emozioni, e poi l’affetto che mi lega a loro è una cosa inspiegabile. Sono parte della mia famiglia ed è così da molti anni.

‹‹Allora, qui mi hanno informato che ci sono grosse novità.›› annuncia soddisfatto.

‹‹Sì, direi di sì.›› rispondo senza sbilanciarmi.

‹‹Ottimo. Vado a chiamare mia moglie per dirle che il nostro Alessandro è tornato.›› si congeda per un momento.

Mi siedo al tavolo, noto dai volti che sono un po’ stanchi e onestamente questo mi fa sentire in colpa.

‹‹Ragazzi, non dovete preoccuparvi per me. Sarei venuto in ogni caso a cenare qui.›› azzardo dispiaciuto.

‹‹Jenni voleva conoscere la “fantastica” Didi. Non sono riuscito a sottrarmi, amico.›› si giustifica scherzosamente.

Jenni mi fa l’occhiolino in segno di complicità e non posso far altro che restituirle il favore.

‹‹Alessandro caro, che piacere vederti!›› esclama Diletta, pulendosi le mani sulla sua consueta traversa.

‹‹Didi, è bello essere di nuovo qui.›› dico, abbracciandola.

‹‹Ragazzo, mi auguro che tu adesso rimanga qui a Sabaudia per un po’.›› mi intima con fare materno.

‹‹Più o meno. Ma non temere, a breve mi stabilirò qui.›› la rassicuro.

‹‹Ecco, questa si che è una splendida notizia. Ora scusatemi, ma il dovere mi chiama. A dopo, miei cari.›› conclude, scappando in direzione della cucina.

Guardo un’altra volta il telefono, di Eleonora nessuna notizia.

Inizio un po’ a preoccuparmi.

‹‹Jenni, per caso hai notizie di Eleonora?›› chiedo, mosso dalla curiosità.

Mi guarda un po’ perplessa.

‹‹No. Ma so che stamattina Rachele l’ha vista. Perché me lo chiedi?››

‹‹Ho provato a chiamarla, ma il telefono è staccato, da un bel po’ ormai.›› dico pensieroso.

‹‹Se conosco Rachele l’avrà segregata in casa a raccontarle tutto quello che sta succedendo. Vedrai appena la nostra coinquilina crollerà Eleonora si accorgerà di avere il telefono staccato e ti chiamerà, ne sono certa.›› dice fiduciosa.

Un po’ più sollevato, ripongo il telefono nella tasca del cappotto e mi godo la cena.

Come al solito, c’è una vasta scelta nel menù, ma ormai ho imparato che in questo splendido posto è la cuoca che decide cosa portarti. Inutile dire che mi conosce fin troppo bene.

Sazi e più che soddisfatti ci alziamo da tavola, Didi come sempre ci ha deliziato con dei squisiti piatti, ma il colpo di grazia è stato inferto dal dolce.

Crema chantilly e nutella con una cascata di nocciole. Un mix letale, ma buonissimo.

È stata una serata piacevole, ma sarebbe stata perfetta se ci fosse stata lei, la mia Eleonora.

Rientro in casa. Appoggio le chiavi sul mobile all’ingresso, tolgo il cappotto e riprovo a chiamarla. Niente. Ancora staccato.

Sorrido all’idea di quella pazza di Rachele che tiene in ostaggio l’amica.

Immagino già l’espressione distrutta ed esausta di Eleonora.

Rassegnato, mi stendo sul letto. Le mando un messaggio per augurarle la buonanotte.

 

A: Eleonora

Ore 23.45 27-02-2010

Tesoro ho provato a chiamarti molte volte, volevo augurarti la buonanotte.

Chiamami domani appena ti svegli, o se preferisci ti chiamo io.

Tuo Alessandro.

 

E così con il telefono tra le mani mi addormento.

So che la vedrò in sogno, come ogni notte del resto.

 

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-Eleonora-

‹‹Eleonora! Eleonora!›› la voce insistente di Rachele, mi obbliga ad aprire gli occhi.

‹‹Che cosa c’è?›› chiedo, assonnata.

‹‹Mi vuoi dire cosa sta succedendo? In salotto c’è quel verme del tuo ex marito. Dice che ieri sera avete cenato insieme.›› mi guarda perplessa.

‹‹Ma che ore sono?›› proseguo, alzandomi dal letto.

‹‹Mi vuoi dire cosa diavolo hai fatto ieri sera?›› tuona alterata.

Non sono in grado di dare spiegazioni, ho bisogno di un caffè.

‹‹Abbiamo cenato insieme per parlare del divorzio. Ma non è andata come avevo previsto.›› mormoro confusa.

‹‹Ma cosa credevi di risolvere? Due persone che si stanno lasciando non cenano insieme!›› urla inviperita.

‹‹Ti sei scordata quello che ti ha fatto e come ha manipolato la tua vita in tutti questi anni?›› prosegue arrabbiata.

Certo che non l’ho dimenticato, ma per non so quale motivo ho creduto che fosse una buona idea. Una parte di me sperava di trovare un accordo senza dover per forza fare una guerra tra avvocati e tribunali. È chiaro che ho commesso un errore di valutazione.

‹‹Rachele, adesso mando via Filippo e ne parliamo.›› sentenzio, infilandomi una tuta da ginnastica.

‹‹Sarà meglio.›› risponde seccata.

Lego i capelli in una coda, mi sciacquo velocemente il viso e vado nell’altra stanza.

Filippo è seduto su uno degli sgabelli posti vicino al tavolo da pranzo.

‹‹Ben svegliata amore mio.›› si avvicina, lentamente.

Faccio un passo indietro.

‹‹Filippo, che cosa ci fai qui?›› domando accigliata.

‹‹Non posso accompagnare mia moglie al lavoro?›› annuncia estremamente sereno.

Mi copro il viso con le mani.

‹‹No, non puoi. Credevo avessi capito ed accettato, credevo che avremmo potuto avere un rapporto civile, ma invece sei sempre lo stesso, Filippo. Tante belle parole ma niente di più.›› dico gelida.

‹‹Non è così, io sono cambiato. Se solo tu lo volessi potremmo essere felici per sempre.›› dice avvicinandosi sempre di più.

‹‹Vattene.›› ordino indietreggiando.

‹‹Non lo vuoi sul serio. Non sei innamorata di quell’avvocato da quattro soldi.›› continua la sua corsa inarrestabile.

‹‹Fuori di qui.›› tuono.

‹‹Davvero credi che dimenticherà la moglie che ha perso in quell’incidente? Davvero credi che ti amerà come ha amato lei?›› sul volto ha un ghigno di soddisfazione.

‹‹E tu che ne sai?›› chiedo sconvolta.

‹‹So molto più di quello che credi.›› asserisce serio.

‹‹Devi andartene, sul serio. Gli unici contatti che avremo d’ora in avanti saranno solo tramite gli avvocati.›› minaccio arrabbiata.

‹‹Non sei nella posizione di minacciarmi, piccola. Non sai con chi hai a che fare.›› sorride spavaldo.

Afferra il cappotto ed esce di casa.

Sento tutta l’adrenalina percorrermi il corpo. Mi accascio sullo sgabello.

Ho sbagliato tutto, di nuovo.

Resto a fissare il vuoto per un po’ e penso che sono stata proprio un’ingenua.

‹‹Posso sapere che ti prende?›› sento la presenza di Rachele dietro di me.

Mi volto di scatto.

‹‹Non lo so.›› mormoro.

Adesso la mia amica è seduta di fianco a me. Appoggio la mia testa sulla sua spalla.

‹‹Sinceramente mi chiedo che intenzioni hai. Dici di essere innamorata di Alessandro, ma vai a cena con Filippo. Giuro che non ti seguo.›› dice con un tono più calmo.

Come vorrei riuscire a spiegare ciò che sento.

‹‹Ho creduto di riuscire a gestire tutto questo. Ho sperato che saremmo riusciti a guardarci in faccia e a chiudere il nostro matrimonio senza questo spargimento di sangue.›› spiego affranta.

‹‹Ti sei illusa alla grande amica mia. Filippo è tutto tranne che gestibile.›› sentenzia.

‹‹Lo so.›› dico sospirando.

‹‹Devi dirlo ad Alessandro. Se lo scoprisse ne morirebbe e non se lo merita.›› prosegue distaccandosi da me.

‹‹Non so come la prenderà.›› dico preoccupata.

‹‹Non ne ho idea, ma devi essere sincera con lui. In fin dei conti siete all’inizio della vostra storia, non puoi costruire questa relazione su una menzogna. Dovresti saperlo che non porta a nulla di buono.››

Ha ragione, ragione da vendere.

‹‹Ho fatto un gran casino.››

‹‹Adesso basta piangersi addosso. Sei forte abbastanza per sistemare le cose. Ne sono certa.›› esclama Rachele, cercando di darmi coraggio.

Prendo in mano il telefono, mi accorgo che è spento.

Alessandro si chiederà che fine ho fatto.

Accendo il telefono e il primo messaggio che leggo è il suo.

 

Da: Alessandro

Ore 23.45 27-02-2010

Tesoro ho provato a chiamarti molte volte, volevo augurarti la buonanotte.

Chiamami domani appena ti svegli, o se preferisci ti chiamo io.

Tuo Alessandro.

 

Ho le lacrime agli occhi. Devo chiamarlo immediatamente.

Per fortuna risponde al primo squillo.

‹‹Finalmente sento la tua voce.›› sentirlo, mi tranquillizza all’istante.

‹‹Ciao Ale.›› mormoro.

‹‹Va tutto bene? Ieri non ti ho sentita per niente e stavo iniziando a preoccuparmi.›› chiede facendosi serio.

‹‹Insomma, ho avuto qualche problema.››  annuncio, cercando di trovare le parole giuste.

‹‹Esattamente di che tipo? Riguarda il lavoro?›› continua con un tono di voce fermo.

‹‹Sarebbe meglio parlarne di persona. Riusciamo a vederci?›› non intendo affrontare tutto questo per telefono.

‹‹Se le cose stanno così, vengo da te questa sera.›› sentenzia.

All’improvviso sento il suo tono di voce cambiare, farsi più distaccato e questo mi ferisce terribilmente. Non riconosco più la sua voce, non riconosco più lui.

‹‹D’accordo.›› è tutto quello che riesco a dire.

‹‹A più tardi allora.›› ha un timbro incerto, quasi preoccupato.

Vorrei dirgli che mi sono innamorata di lui, che ho fatto un casino ad accettare l’invito a cena di Filippo, che dovevo chiamarlo subito e, soprattutto, metterlo al corrente di ciò che ha fatto Morandini.

Spero solo non sia troppo tardi.

Vado al lavoro, ma sono assente, con la testa viaggio verso Alessandro.

Qualcosa mi dice che stasera le cose non andranno bene, sento il terreno sotto i piedi frantumarsi. Vorrei vederlo entrare da quella porta, con il suo sorriso e la sua bellezza disarmante.

Ma purtroppo di lui neanche l’ombra.

Guardo il telefono. Nessun messaggio, nessuna chiamata.

E intanto, muoio dentro.

Guardo la scrivania di Jenni. Anche oggi è in trasferta con Mattia, mi manca tremendamente.

Decido di mettermi all’opera, tanto la situazione prima di questa sera non cambierà.

Passo in rassegna tutti i contratti stipulati questo mese. Riordino le cartelle ed elaboro le fatture del mese corrente, in modo tale che possano essere spedite a tutti i soci.

Cerco di concentrarmi per non pensare a niente. L’occhio cade assiduamente sullo schermo del mio telefono, ma ogni volta una fitta di dispiacere mi danneggia il cuore.

In pausa pranzo non ho toccato cibo, ho solo bevuto un paio di caffè.

L’idea di perdere Alessandro mi spaventa, mi sono appena accorta di quanto lui sia importante per me e non sopporterei di dovermi ritrovare da sola, senza di lui.

Accarezzo con la mente tutti i nostri incontri, non può finire tutto così.

Le ore sembrano non passare mai, mentre l’agitazione e l’ansia prendono vita in me.

Lo squillo del telefono mi fa sobbalzare. Corro a vedere, nella speranza che sia lui.

Il sorriso si spegne un secondo dopo.

 

Da: Rachele

Ore 15.00 28-02-2010

Andrà tutto bene. Stai tranquilla. Ti voglio bene. R.

 

Mi rincuora un po’ sapere che, nonostante tutto, è sempre al mio fianco. Mi faccio coraggio e mando un messaggio ad Alessandro, con la scusa di sapere a che ora riesce ad arrivare.

 

A: Alessandro

Ore 15.08 28-02-2010

Ti aspetto a casa mia dopo il lavoro. Spero tu riesca ad arrivare presto. Un bacio.

 

La risposta è quasi immediata.

 

Da: Alessandro

Ore 15.13 28-02-2010

Appena mi libero. Per le 18, se non trovo traffico, conto di essere da te.

 

Sta tenendo le distanze, si sta allontanando.

Probabilmente crede anche lui che questa sera le cose non andranno bene.

Mi fa male, troppo male il pensiero che possa finire tutto.

Riporto l’attenzione sul lavoro. Controllo la casella di posta elettronica per vedere se ci sono direttive particolari da Mattia o dai dirigenti.

Strabuzzo gli occhi quando vedo l’oggetto della prima mail, posta in cima alla lista.

 

Da: filippo.riva@studioriva.it

ore 11.10 28-02-2010

Oggetto: Sentenza di Separazione Martinelli-Riva.

Ti allego il documento rivisto e aggiornato secondo i tuoi criteri.

La mia copia è già firmata, la puoi trovare nel mio ufficio a Venezia.

Resto dell’idea che stai commettendo l’errore più grande della tua vita, ma la sentenza è stata fissata per aprile. Sono fiducioso. In questi casi il tempo è galantuomo.

Io ti amo e sto aspettando con ansia di entrare nella nostra nuova casa.

Grazie per il ballo che mi hai concesso. Ho ancora il tuo profumo addosso.

Filippo.

 

Apro il file pdf .

Sto sudando freddo.

 

Il Tribunale di Giustizia di Venezia ha accolto la richiesta di separazione tra Eleonora Martinelli nata a Venezia il 22-03-1985 e Filippo Riva nato a Venezia il 24-12-1983.

Atto di matrimonio n°10-235/2007.

Da quanto dichiarato risultano entrambi in possesso di difesa legale, sono pertanto invitati a presentarsi in presenza del proprio avvocato presso il suddetto Tribunale in data 14-04-2010  alle ore 15.00.

 

Queste sono le prime righe che riesco a leggere, quello che ne segue è un papiro lungo più o meno cinque pagine. Devo fare una telefonata al mio avvocato, ma a prescindere dalle condizioni descritte la cosa che più mi interessa è sapere che, finalmente, abbiamo una data.

Tutta questa incertezza durerà ancora per poco, poi inevitabilmente la separazione diventerà ufficiale.

Rileggo le parole di Filippo. A quanto pare, quando ci siamo incontrati aveva già firmato i documenti. Ovviamente non ammetterà mai di essersi arreso, ecco spiegato il motivo di tanta speranza e fiducia nel futuro. Per lui arrendersi significa essere dei perdenti.

Aspetto con ansia di arrivare a casa. Fisso l’orologio, ci siamo quasi.

Mi preparo a lasciare la mia scrivania, raccolgo le mie cartelline, la mia borsa e mi dirigo verso l’uscita. Entro nell’ascensore e un brivido mi percorre la schiena al pensiero delle mani di Lorenzo su di me. Allontano quell’orribile sensazione, voglio solo rifugiarmi tra le braccia di Alessandro.

Con tutta la forza che riesco a trovare mi affretto ad arrivare a casa.

Manca poco più di un’ora, non ricordo un’agitazione simile nemmeno prima del nostro primo appuntamento.

Mi metto sul divano, ma non resisto a lungo.

Per tenere la mente impegnata inizio a riordinare la stanza, lavo i piatti e poco dopo vado in camera a cambiarmi.

Nel frattempo, continuo a guardare il telefono. Sto impazzendo.

Nessun messaggio. Nessuna chiamata.

Mi siedo sul letto, sconsolata.

Appoggio il telefono sul comodino e lo sguardo cade sulla foto che Alessandro ieri mattina mi ha lasciato prima di andarsene. La prima, e unica foto, che abbiamo fatto, quel giorno al Lido di Ostia.

Il giorno in cui tutto è iniziato.

Guardo l’immagine. Ci siamo noi, il suo braccio che mi circonda le spalle, sullo sfondo il mare e io che timidamente gli poso un bacio sulla guancia.

Alessandro è bello, bello da morire.

Indossa un paio di Ray-Ban e ha un sorriso che mi fa sciogliere.

Dietro la foto c’è una data e una dedica.

 

Lido di Ostia, 29-01-2010

Il nostro primo giorno felice, insieme.

 

Il suono del campanello mi fa tremare. Respiro profondamente, il momento fatidico è arrivato.

Arrivo alla porta e dopo un po’ di incertezza la apro.

‹‹Ciao.›› dico con un sorriso flebile.

Lui mi guarda, ha uno sguardo serio e preoccupato. Lo osservo e mi immagino il suo corpo nudo, continuo a fantasticare su quello che abbiamo fatto e su quello che vorrei fare ancora.

‹‹Ciao Ele.›› sussurra baciando la mia guancia.

In un attimo mi raffreddo. Prevedo guai.

Questo atteggiamento mi ferisce terribilmente.

‹‹Beviamo qualcosa?›› chiedo per alleggerire la tensione.

‹‹Certo.›› mi risponde sedendosi di fronte a me.

Prendo in frigo del vino, e lo verso nei due calici. Mi volto, e con un sorriso glielo porgo.

‹‹Allora, che succede?›› annuncia senza tanti preamboli.

Bevo un sorso di vino.

Come si suol dire, in vino veritas.

‹‹Ieri ho vissuto la giornata più lunga di sempre. Ti chiedo scusa se non sono stata presente.›› comincio a dire.

‹‹Partiamo dal lavoro. Premetto che non l’ho detto a nessuno perché al momento non ho dato molto peso a quello che è accaduto, ma poi mi sono resa conto che non è per nulla normale trovarsi in certe situazioni.›› proseguo, cauta.

‹‹A cosa ti riferisci?›› sbotta, posando il bicchiere sulla tavola.

‹‹Riguarda un collega.›› mormoro.

Il suo sguardo si fa più duro e serra le labbra.

‹‹Ti sei trovata da sola con Morandini?›› chiede con un tono tagliente.

Annuisco.

Stringe la mano intorno il bicchiere mentre distoglie lo sguardo da me.

‹‹Eleonora, dimmi cosa è successo.›› ordina preoccupato.

‹‹Mi ha fatto qualche avances e sa che abbiamo passato il weekend insieme. Ha fatto anche dei commenti inopportuni, ma me la sono cavata. Non è successo nulla.›› dico in cerca di giustificazione.

Si alza e viene verso di me. Appena il mio corpo entra in contatto con il suo, mi sciolgo.

‹‹Devi stare lontana da lui. Non mi piace quel ragazzo, sta creando problemi in azienda.›› annuncia abbracciandomi.

Mi godo il suo abbraccio. Mi è mancato tantissimo.

‹‹Che tipo di problemi?››  chiedo.

‹‹Interni all’azienda, ma devi promettermi di stare alla larga da lui.›› dice nervosamente.

‹‹D’accordo. Temo che dica a qualcuno che ci stiamo frequentando, la mia paura è quella di far esplodere uno scandalo.›› dico pensierosa.

Si allontana leggermente da me.

‹‹Pensi davvero questo?›› chiede sorpreso.

‹‹Sì. Non vorrei venissero fuori problemi con la tua famiglia.›› spiego imbarazzata.

‹‹Tu non sei un problema. Sei la cosa più bella che potesse capitarmi.›› mormora iniziando a baciarmi.

Devo dirgli di Filippo. Non posso farmi trascinare dal desiderio. Più aspetto e più difficile diventerà dirglielo.

Mi stringe i fianchi, li afferra e mi siede sopra il tavolo. Si posiziona tra le mie gambe mentre mi bacia ovunque, nel frattempo, tento di resistere a lui e a tutto il suo corpo.

‹‹Ale, devo dirti un’altra cosa.›› lo interrompo ansimando.

Ho tutta la camicia sbottonata e resto a boccheggiare in preda al desiderio.

‹‹Dimmi.›› sussurra delicatamente.

‹‹Il mio ex marito si trova a Roma.››

Di colpo, come previsto, si ferma. Restiamo immobili a guardarci.

‹‹Per lavoro oppure per vedere te?›› chiede titubante.

‹‹Per vedere me.›› rispondo secca.

‹‹Quando dovreste incontrarvi?›› prosegue serio.

Devo essere sincera. Devo dirgli la verità.

‹‹Ci siamo già visti.›› dico abbassando lo sguardo.

Si scosta, mi guarda dritto negli occhi e inclina la testa.

‹‹Capisco. È ancora qui?›› continua con l’interrogatorio.

‹‹Sì.››

‹‹Eleonora, è successo qualcosa?›› chiede un po’ apprensivo.

Scuoto la testa.

‹‹Sono andata a cena nell’albergo dove alloggia e abbiamo parlato. Ha tentato di convincermi a tornare a Venezia con lui, ma poi io me ne sono andata. Questa mattina mi ha mandato un’e-mail con l’istanza di separazione e la data prevista per ufficializzare il tutto.›› provo a sintetizzare.

Continua a guardarmi senza fiatare. La sua espressione è per me indecifrabile.

‹‹Se devo esser sincero, non mi è piaciuto per niente immaginarti insieme al tuo ex marito. Accettare il suo invito a cena non è stata una buona idea, avresti dovuto cercare un luogo più neutro. Ho bisogno che tu sia sincera con me.›› dice allontanandosi.

‹‹Lo sono. Chiedimi quello che vuoi.››

‹‹Hai qualche ripensamento?›› la sua domanda mi brucia come il sale su una ferita aperta.

Resto in silenzio per qualche istante.

‹‹Mi ha colto alla sprovvista, questo sì, ma Alessandro, oggi più che mai, posso garantirti di non aver alcun ripensamento.›› dico decisa.

Sorride. Il mio Alessandro è tornato.

‹‹Per un momento ho pensato avessi scelto di tornare a casa con lui.›› confessa pensieroso.

Lo guardo, sfiorando il suo viso.

‹‹Ho scelto te. Ho scelto noi.›› mormoro tra le sue labbra.

Annuisce soddisfatto, mi passa una mano sulla coscia facendo una leggera pressione.

‹‹Sei mia. Ne sei consapevole?›› chiede, sfilandomi la camicia.

Lo sono eccome. Voglio tutto di lui.

‹‹Tua. Solo tua.››

 

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-Alessandro-

Il continuo ed assillante suono fastidioso della sveglia mi costringe ad alzarmi.

Era da molto tempo che non dormivo così profondamente e devo dire che è estremamente rilassante. Vedo la luce filtrare dai balconi, anche oggi c’è una splendida giornata di sole e subito una sensazione di benessere mi invade.

È la giornata perfetta per andare a correre. Mi vesto e rapidamente mi dirigo in direzione della spiaggia, a quest’ora non c’è praticamente nessuno e il panorama è semplicemente favoloso.

Faccio qualche esercizio di riscaldamento, mentre la musica dei Queen mi accompagna.

La pace e il silenzio sono i padroni incontrastati di questo magnifico posto.

Mi sento così sereno e appagato.

Corro lungo tutto il bagnasciuga, mi lascio trasportare dalla musica e dalle sensazioni di pace che riesco a respirare solo qui.

Ormai ci siamo, è quasi tutto pronto per l’inaugurazione dello studio, ma soprattutto sono pronto per chiedere ad Eleonora di venire qui.

Oggi dovrei concludere gran parte del lavoro a Sabaudia e vorrei rientrare a Roma per vederla.

Non voglio lasciarla sola.

Percorro un ultimo tratto della spiaggia prima di ritornare verso casa.

Appena entro, sento il mio telefono suonare.

Vado in cucina, afferro il telefono e faccio un sorriso. Finalmente è lei.

‹‹Finalmente sento la tua voce.›› rispondo immediatamente.

‹‹Ciao Ale.›› dice un po’ incerta.

‹‹Va tutto bene? Ieri non ti ho sentita per niente e stavo iniziando a preoccuparmi.››

‹‹Insomma ho avuto qualche problema.›› dice dubbiosa.

Spero vivamente che non sia Lorenzo il problema.

‹‹Esattamente di che tipo? Riguarda il lavoro?›› chiedo apprensivo.

‹‹Sarebbe meglio parlarne di persona. Riusciamo a vederci?›› dice con un tono che non le ho mai sentito usare.

Improvvisamente i dubbi mi assalgono.

Potrebbe aver cambiato idea, potrebbe essersi pentita di ciò che è accaduto l’altra notte.

Le supposizioni sono tante, ma per telefono è molto difficile riuscire a interpretare cosa stia succedendo.

‹‹Se le cose stanno così, vengo da te questa sera.›› cerco di tenere un tono tranquillo, anche se dentro di me il timore di un rifiuto si fa sempre più attendibile.

‹‹D’accordo.›› è tutto quello che riesce a dire.

‹‹A più tardi allora.›› concludo.

Poso il telefono. Un pugno allo stomaco avrebbe fatto meno male. Credevo avessimo chiarito la situazione, ero certo non avesse dubbi su di noi. Il fatto che ieri sera non si sia preoccupata di farsi sentire forse non era a causa di Rachele, forse non voleva proprio farsi trovare.

Sono solo congetture, ma il suo comportamento mi fa credere che non ci siano buone notizie all’orizzonte. Mi chiedo cosa possa essere cambiato in un giorno.

Poi all’improvviso un’intuizione chiara e nitida attraversa la mia mente.

Filippo. L’ex marito.

Ha detto lei stessa che lui sta continuando a cercarla, che non ha preso bene l’idea della separazione.

Accendo il computer, so che non è corretto usare i mezzi della mia professione per fare ricerche a carattere personale, ma devo sapere chi è questo uomo.

Devo sapere contro chi sto combattendo.

Inserisco i dati di Eleonora e qualche istante dopo scovo le informazioni che stavo cercando.

 

Filippo Riva, affermato geometra e figlio di uno dei più benestanti imprenditori edili di Venezia.

Claudio Riva, questo il nome del padre, che ha intestato oltre la metà del patrimonio di famiglia all’unico figlio.

 

Faccio una ricerca in internet, le sue foto sono un po’ ovunque e sempre accompagnato da Eleonora. Una fitta di gelosia mi assale. Vederla al suo fianco mi infastidisce non poco.

Tra le mie ricerche trovo l’articolo di un giornale locale, datato 21 luglio 2007.

 

Classe 1983, diplomato con il massimo dei voti e impegnato negli appalti più prestigiosi della Laguna di Venezia, il rampollo di casa Riva, sposa la bellissima Eleonora Martinelli.

Fidanzati dai tempi della scuola superiore, proprio ieri sono convolati a giuste nozze nella bellissima e suggestiva chiesa di San Polo, il ricevimento ha avuto poi luogo nella villa della famiglia Riva.

Una ristretta cerchia di amici ha accompagnato i giovani sposi in questa magnifica giornata.

Un amore destinato a far sognare le nuove generazioni.

Auguri vivissimi, dunque, ai novelli sposi.

 

E lì di fronte a me la foto di questo uomo, se così si può definire, che ha tradito la moglie per mesi e ne ha monopolizzato la vita e che, nonostante tutto, ancora non si arrende.

Mi basta un rapido sguardo alla foto per capire chi ho di fronte.

Sguardo spavaldo e altezzoso, abituato ad avere tutto ciò che più gli piace e a faticare ben poco per ottenerlo.

Controllo la fedina penale e con mia grande sorpresa noto che ha una bella denuncia per tentata truffa e corruzione di pubblico ufficiale, denuncia decaduta qualche mese dopo per insufficienza di prove. Sicuramente è uno di quelli che gioca sporco, che non si fa alcuno scrupolo per ottenere ciò che vuole.

Passo in rassegna un po’ tutte le notizie che sono riuscito a racimolare, non posso immaginare Eleonora con una persona del genere. È troppo leale per poter sopportare un uomo così cinico.

Stampo tutte le informazioni e le metto dentro ad una cartellina.

Vederli insieme in quelle foto mi ha dato un’idea più chiara su tutta la situazione.

Eleonora, però, quando mi ha parlato dell’ex marito aveva uno sguardo spento e poco convincente.

Non può aver dimenticato tutto e non può aver deciso di tornare a Venezia in così poco tempo.

Il desiderio di chiamarla e di chiederle spiegazioni mi perseguita, ma è giusto che io le lasci i suoi spazi.

Devo essere pronto a sentirmi dire qualunque cosa, d’altronde meglio scoprirlo adesso.

Mi rimangio seduta stante quello che ho appena pensato.

Meglio un gran cazzo. Ne soffrirei da morire.

Adesso, però, non mi rimane che accettare la realtà così com’è.

Pensare al lavoro, in questo momento, è la cosa migliore da fare.

Jenni ha sistemato tutto perfettamente, quindi per il momento non ho molto da fare.

Cerco comunque di tenere la mia mente occupata per evitare di ricadere sempre sullo stesso pensiero. Controllo la disposizione dell’archivio, giusto per capire come muovermi nelle prossime settimane. Sto quasi per richiudere lo sportello quando la dicitura “Morandini Lorenzo” cattura la mia attenzione.

Prendo tra le mani la cartellina, sfoglio tutti i contratti e le pratiche che ha seguito Lorenzo per conto della Ferraro&De Angelis, quando ancora ero io il suo capo.

Trovo il suo curriculum vitae ed i suoi contatti.

Lorenzo si è laureato in Giurisprudenza, ma si è fermato al triennio.

Ha conseguito poi due master in Diritto del Lavoro e Consulenza Tributaria.

Entrambi svolti a Venezia.

Resto con lo sguardo fisso sul foglio che ho tra le mani.

Potrebbe essere una coincidenza, oppure no.

Se Morandini ha preso così di mira Eleonora deve esserci un motivo.

Provo a fare una ricerca più approfondita, ma non trovo molto su cui lavorare.

Chiederò a Mattia di farmi avere qualche notizia più dettagliata a riguardo.

Nella mia testa, ad ogni modo, resta costante il pensiero che niente in tutta questa faccenda, sia un caso.

Cosa abbiano in comune Lorenzo ed Eleonora non mi è ancora chiaro, ma il fatto che lui abbia studiato e vissuto per un periodo a Venezia mi lascia alquanto perplesso.

L’arrivo di un messaggio mi distrae dai miei pensieri e dalle mie congetture.

 

Da: Eleonora

Ore 15.08 28-02-2010

Ti aspetto a casa mia dopo il lavoro. Spero tu riesca ad arrivare presto. Un bacio.

 

Rifletto per qualche minuto e mi decido a rispondere.

 

A: Eleonora

Ore 15.13 28-02-2010

Appena mi libero. Per le 18, se non trovo traffico, conto di essere da te.

 

Non mi resta molto tempo per cercare di scoprire qualcosa di nuovo, credo che Mattia però potrebbe essermi utile.

Prendo il telefono e lo chiamo.

‹‹Ehi Alessandro, ti avrei chiamato io a minuti. Tutto bene?›› esordisce al telefono.

‹‹Ho bisogno di un favore Mattia.››

‹‹Dimmi pure.››

‹‹Riesci a farmi avere delle informazioni sul passato di Morandini?›› chiedo diretto.

Sospira, un po’ pensieroso.

‹‹Alessandro, non è che ti stai accanendo un po’ troppo a riguardo? In fin dei conti stiamo parlando di una mezza sega, non credo sia poi così pericoloso.››

‹‹Può essere quello che vuole, ma io voglio sapere cosa ha fatto prima di lavorare per noi. Non dimenticare che ha ricattato una nostra dipendente.›› sentenzio irritato.

‹‹D’accordo. Va bene. Domani ti mando il fascicolo.›› mormora un po’ seccato.

‹‹E per la cronaca, è stato richiamato per cattiva condotta. Non gliel’ho fatta passare liscia a riguardo.›› precisa infastidito.

‹‹Non mi piace Mattia. Qualcosa mi dice che gioca sporco. Voglio sapere cosa fa, dove va e soprattutto che persone frequenta.›› concludo nervosamente.

‹‹Ti farò sapere al più presto. Ci vediamo in questi giorni, ciao.›› e così pone fine alla nostra discussione.

Preparo al volo un borsone per rientrare a Roma, non voglio trovarmi imbottigliato nel traffico.

Devo vedere assolutamente Eleonora.

Salgo a bordo della mia auto, e mi dirigo verso la statale che porta in città.

Lungo il tragitto sono molti i pensieri e, ancora di più, le paure.

Ormai ci sono dentro, ormai mi sono innamorato di lei e se dovesse preferire un farabutto a me, se dovesse preferirlo a noi, credo che ne uscirei distrutto.

Parcheggio nel solito posto, arrivo al portone, che come sempre è socchiuso e salgo più veloce che posso le scale. L’adrenalina mi scorre nelle vene.

Faccio un respiro e suono.

Sento i passi di Eleonora avvicinarsi alla porta, e qualche istante dopo è davanti ai miei occhi.

Indossa dei jeans aderenti con una maxi maglia color verde smeraldo. Una morbida treccia ricade lungo la sua spalla e il suo profumo mi colpisce in pieno volto.

‹‹Ciao.›› dice con un debole sorriso

La guardo, non riesco a dire molto, temo ogni sua parola in questo momento.

‹‹Ciao Ele.›› dico, sfiorando la sua guancia con un leggero bacio.

Entro in casa, cauto.

‹‹Beviamo qualcosa?›› chiede un po’ imbarazzata.

‹‹Certo.››

Il silenzio cala, non possiamo fare finta di nulla. Qualcosa deve essere accaduto.

‹‹Allora che succede?›› chiedo diretto.

Temporeggia qualche altro momento.

‹‹Ieri ho vissuto la giornata più lunga di sempre. Ti chiedo scusa se non sono stata presente.›› si affretta a dire.

Continuo a guardarla, impassibile.

‹‹Partiamo dal lavoro. Premetto che non l’ho detto a nessuno perché al momento non ho dato molto peso a quello che è accaduto, ma poi mi sono resa conto che non è per nulla normale trovarsi in certe situazioni.››

‹‹A cosa ti riferisci?›› domando, anche se conosco già la risposta.

‹‹Riguarda un collega.››

Morandini. La mezza sega, come la chiama Mattia.

‹‹Ti sei trovata da sola con Lorenzo?›› chiedo seccato.

Annuisce in silenzio.

Se l’ha toccata anche solo con un dito giuro che questa volta non se la cava con un solo pugno.

Istintivamente stringo la mano intorno al bicchiere. Vorrei che fosse la gola di quel pezzo di merda.

‹‹Eleonora, dimmi cosa è successo.›› mormoro cercando di tenere a freno la rabbia.

‹‹Mi ha fatto qualche avances e sa che abbiamo passato il weekend insieme. Ha fatto anche dei commenti inopportuni, ma me la sono cavata. Non è successo nulla.›› spiega rammaricata.

La bile mi sale allo stomaco. Schifosa mezza sega.

‹‹Devi stare lontana da lui. Non mi piace quel ragazzo, sta creando problemi in azienda.›› ordino severamente.

‹‹Che tipo di problemi?›› chiede curiosa.

Non posso dirle nulla, ho giurato a Mattia di non farne parola con nessuno, ma a questo punto credo che Lorenzo abbia qualche problema.

‹‹Interni all’azienda, ma devi promettermi di stare alla larga da lui.›› ripeto nervoso.

‹‹D’accordo. Temo che dica a qualcuno che ci stiamo frequentando, la mia paura è quella di far esplodere uno scandalo.›› dice ad un tratto.

“Anche se fosse, non me ne importerebbe proprio un cazzo di uno scandalo, in questo momento.”

‹‹Pensi davvero questo?›› domando sorpreso.

‹‹Sì. Non vorrei venissero fuori problemi con la tua famiglia.››

La mia dolce Eleonora. Mi fa battere il cuore questo suo pensiero.

‹‹Tu non sei un problema. Sei la cosa più bella che potesse capitarmi.›› le sussurro tra i capelli, arrivando alle sue morbide labbra.

La desidero. Faccio scorrere le mie mani sui suoi fianchi, li accarezzo e poi mi godo il contatto dei nostri corpi. La alzo e la faccio sedere sul tavolo, mentre mi faccio spazio tra le sue gambe.

Ho bisogno di lei. Adesso.

‹‹Ale, devo dirti un’altra cosa.›› mi interrompe.

Ha lo sguardo più erotico che io le abbia mai visto. Potrei impazzire.

‹‹Dimmi.›› le dico, sfiorandola con le dita.

‹‹Il mio ex marito si trova a Roma.››

E il secondo incubo prende vita.

‹‹Per lavoro, oppure per vedere te?›› domando guardingo.

‹‹Per vedere me.››

Le immagini che ho visto oggi mi scorrono davanti agli occhi.

Mi rendo conto di essere geloso.

‹‹Quando dovreste incontrarvi?›› proseguo.

‹‹Ci siamo già visti.›› dice mortificata.

Cerco di mantenere la calma. Anche se mi sta mettendo a dura prova.

L’ha visto ieri sera, dunque.

‹‹Capisco. È ancora qui?›› domando infastidito.

‹‹Sì.››

Devo farle questa domanda. Devo sapere.

‹‹Eleonora, è successo qualcosa?›› chiedo preoccupato.

Fa cenno di no con la testa.

‹‹Sono andata a cena nell’albergo dove alloggia e abbiamo parlato. Ha tentato di convincermi a tornare a Venezia con lui, ma poi io me ne sono andata. Questa mattina mi ha mandato un’e-mail con l’istanza di separazione e la data prevista per ufficializzare il tutto.›› dice tutto d’un fiato.

A cena con il suo ex marito. Il solo pensiero mi manda fuori di testa.

Mi chiedo cosa le sia passato per la testa.

Prima Morandini, poi Riva.

‹‹Se devo esser sincero, non mi è piaciuto per niente immaginarti insieme al tuo ex marito. Accettare il suo invito a cena non è stata una buona idea, avresti dovuto cercare un luogo più neutro.›› commento contrariato.

‹‹Ho bisogno che tu sia sincera con me.›› continuo.

‹‹Lo sono. Chiedimi quello che vuoi.››

‹‹Hai qualche ripensamento?›› chiedo a bruciapelo.

Il suo silenzio mi mette in allarme.

‹‹Mi ha colto alla sprovvista, questo sì, ma oggi più che mai, posso garantirti di non aver alcun ripensamento.›› risponde decisa.

‹‹Per un momento ho pensato avessi scelto di tornare a casa con lui.›› confesso sollevato.

Mi guarda, e nel suo tocco c’è tutta la dolcezza del mondo.

‹‹Ho scelto te. Ho scelto noi.›› mormora baciandomi.

Sento il mio desiderio riaccendersi.

Siamo insieme, siamo qui a dispetto di chi, invece, vuole allontanarci.

Le passo una mano tra le cosce. Sento i suoi muscoli contrarsi. Lievemente stringo la sua pelle.

‹‹Sei mia. Ne sei consapevole?›› dico, spogliandola lentamente.

I suoi occhi brillano. Le sue labbra carnose e morbide sono già sulle mie.

‹‹Tua. Solo tua.›› mormora tra un bacio e l’altro.

 

FINE 13° e 14° CAPITOLO 

– ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA – 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Renèe. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

 

 

 

 

 

2 Comments on “Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 13° e 14° Capitolo

  1. manu85
    ottobre 23, 2016 at 4:57 pm (4 anni ago)

    E già quel duo è proprio viscido mamma mia che nervoso..
    ma il nostro Ale sta mettendo tutti i pezzi la punto giusto
    bellissimo come sempre
    a domenica prox
    bacio

    Rispondi
  2. Rosy ♥
    ottobre 23, 2016 at 10:25 pm (4 anni ago)

    Quanto ho odiato Filippo!!!
    Uno degli uomini più viscidi di cui abbia mai letto!!!

    Rispondi

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