“Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 17° Capitolo

E dopo aver pensato a qualcosa di dolce, pensiamo anche a qualcosa da leggere con cui trastullarci questa domenica pomeriggio, con un nuovo capitolo del racconto della nostra Renèe.

Siamo ormai arrivati a quota meno quattro, abbiamo ancora un mesetto da passare insieme, in compagnia di Ale&Ele che, anche quest’oggi, possono tirare un sospiro di sollievo e godersi in santa pace un rilassante week end con i loro amici e qualche incontro per così dire…13265981_795506810585838_6258428703381876113_n

…piuttosto inaspettato. E anche un po’ imbarazzante.

Ma occhio…

…perché mi sa tanto le insidie sono dietro l’angolo e pare, prossimamente, sia prevista acqua alta in Piazza San Marco

Non mi rimane che augurarvi una bellissima giornata seguito, come sempre, dall’immancabile…

Buona Lettura 

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-Playlist-

Ricomincio da te

-Eleonora-

Mi aggiro per la cucina in cerca di qualcosa con cui fare colazione.

La caffettiera è posizionata vicino al lavandino, sopra c’è attaccato un piccolo post-it:

“Basta che tu la metta sul fuoco, amore.”.

Sbadiglio, mentre mi siedo sullo sgabello, stringo tra le mani il biglietto di Alessandro fermandomi a pensare che ogni cosa di lui è così dolce e perfetta.

Stamattina prima di uscire mi ha riempito di baci, sussurrandomi che stava andando a correre in riva al mare, ma che sarebbe rientrato presto.

Guardo l’ora, sono le nove passate da un po’ ed è una splendida giornata di sole.

Il leggero borbottio della caffettiera mi avvisa che il caffè è pronto, ne verso una generosa quantità, lo macchio con una goccia di latte e, infine, mi siedo assaporando ogni singolo istante di questa domenica mattina.  La casa è silenziosa, dalla piccola finestra in cucina si vedono i primi boccioli rifiorire e gli uccellini cantare.

La primavera è la stagione che più amo, in ogni piccola cosa c’è un senso di rinascita, tutto si risveglia, ricomincia. Un raggio di sole scalda la mia mano, sento che, finalmente, tutto sta andando per il verso giusto.

Il suono del campanello mi fa sobbalzare. Senza pensarci due volte mi alzo e mi avvio verso la porta d’ingresso. Alessandro avrà di certo scordato di prendere le chiavi di casa prima di uscire.

Apro con un sorriso raggiante, ma di fronte a me non c’è Alessandro.

‹‹Salve.›› una voce gentile, ma abbastanza scostante mi colpisce.

‹‹Buongiorno.›› mormoro un po’ imbarazzata.

È una signora molto elegante e ben curata. Ha i capelli raccolti in uno chignon raffinato e indossa un elegante tailleur blu.

Il viso è perfettamente truccato, ma senza essere particolarmente esagerato.

La guardo senza proferire parola. Sono pietrificata.

Credo di aver appena incontrato per la prima volta, e in pigiama, la madre di Alessandro.

‹‹Sono Valeria Ferraro. Io, invece, con chi ho il piacere di parlare?›› chiede, porgendomi la mano.

‹‹Sono Eleonora.›› rispondo nervosamente. ‹‹Eleonora Martinelli.›› aggiungo, subito dopo.

Fa un sorriso di circostanza. Sta tentando di non guardare il mio abbigliamento, e io gliene sono grata, perché non credo di essermi mai trovata in una situazione simile.

‹‹Alessandro è in casa?›› chiede, rimanendo fuori dalla porta.

In un attimo spalanco il portoncino. Sarà meglio che mi dia una svegliata.

‹‹No, ma credo che a breve sarà qui.›› rispondo, spostandomi dall’uscio di casa.

‹‹Se vuole aspettarlo, le preparo una tazza di caffè, nel frattempo.›› proseguo, invitandola ad entrare.

Lo sguardo si addolcisce. Forse posso ancora uscirne discretamente.

‹‹Se non è un disturbo, accetto volentieri.›› afferma, entrando nel piccolo atrio.

La vedo dirigersi in cucina, mentre lancio un rapido sguardo allo specchio in entrata. Sono un disastro.

Capelli spettinati, una maglietta di tre taglie più grandi della mia addosso e un paio di pantaloncini corti da corsa. Chissà cosa starà pensando di me questa donna.

Scaldo una tazza di caffè e prendo dei tovaglioli da mettere in tavola, un po’ di latte e una bustina di zucchero, infine, mi giro verso la madre del mio fidanzato.

Non sono pronta, sotto tutti gli aspetti.

Mi ringrazia e si affretta a far sciogliere lo zucchero, girando lentamente il cucchiaino.

‹‹Da quanto tempo vi frequentate, lei e mio figlio?›› chiede a bruciapelo.

Resto con la tazza a mezz’aria. Evviva la schiettezza.

‹‹Ci conosciamo da qualche mese.›› rispondo, tremendamente imbarazzata.

‹‹E’ una cosa seria?›› prosegue con aria apprensiva.

‹‹Certamente, non sarei qui altrimenti.›› affermo convinta.

‹‹E’ a conoscenza del passato di Alessandro?›› mi guarda dritta negli occhi.

‹‹Sì. Merita di essere felice e mi auguro che lo sia, accanto a me.›› la mia è una confessione a cuore aperto.

‹‹Bene, non ho bisogno di sapere altro.›› conclude sorridendo.

Tiro un sospiro di sollievo, niente più domande per fortuna.

Sento i passi di Alessandro entrare in cucina.

‹‹Mamma! Come mai da queste parti?›› chiede sbalordito.

Alessandro mi lancia un rapido sguardo preoccupato. Rispondo con sorriso, tutto sommato non è andata così male. Meglio di quel che credevo.

‹‹Ciao caro. Sono passata per vedere come stavi, ma a quanto vedo sei in buona compagnia.›› dice rivolgendomi uno sguardo.

‹‹Ho avuto il piacere di conoscere la tua fidanzata.›› prosegue. Dal tono di voce sembra un po’ ferita, credo sia per il modo in cui ne è venuta a conoscenza.

Alessandro si avvicina a me, posando le sue mani intorno le mie spalle.

‹‹Sarei passato nei prossimi giorni, per chiederti di vederci a cena.›› dice con un tono amorevole.

Un grande ed enorme sorriso illumina il volto di Valeria.

‹‹E’ un’ottima idea.›› esclama radiosa.

‹‹Vi aspettiamo a casa nostra, magari domenica prossima, che ne dite?›› chiede guardandoci speranzosa.

Mi piace questa donna, ha classe ed educazione da vendere. Nonostante questo incontro anomalo, non mi ha giudicata in modo negativo. O almeno spero.

‹‹Ne parliamo e poi ti faccio sapere. Vieni ti accompagno alla tua auto.›› le dice, invitandola dolcemente.

Valeria si volta verso di me.

‹‹E’ stato un piacere, Eleonora. Spero di rivederla presto.›› si congeda stringendomi la mano.

‹‹Il piacere è stato tutto mio.›› rispondo, grata di non dovermi sentire peggio di quanto già io non mi senta.

Sparecchio velocemente, cercando di metabolizzare tutto quello che è accaduto.

Di certo non era così che mi aspettavo di incontrare la madre di Alessandro.

Metto le tazzine nella lavastoviglie, pulisco il lavello e mi lascio sfuggire un piccolo sospiro.

‹‹Tutto bene?›› la voce di Alessandro mi rassicura immediatamente.

‹‹Credo di sì.›› mormoro un po’ sconsolata.

Lo sento ridere.

‹‹Lo trovi divertente?›› lo incalzo rammaricata.

‹‹Mi ha detto che le sei piaciuta.›› dice prendendo la mia mano.

‹‹Lo dici per non farmi rimanere male.›› lo guardo dispiaciuta.

‹‹Era solo sorpresa dalla differenza d’età.›› mi spiega accigliato.

Resto in silenzio. Dovrò abituarmi a queste allusioni.

‹‹Le ho detto che siamo innamorati e che volevamo solo aspettare l’occasione giusta.›› aggiunge, tentando di rassicurarmi.

Sento la tensione scemare, sapere che siamo uniti mi fa stare immediatamente meglio.

Mi bacia delicatamente.

‹‹Sei pronta per un’altra sorpresa?›› chiede, sfoggiando il sorriso più bello che possiede.

‹‹Mi stai viziando.›› mormoro.

‹‹E continuerò a farlo. Per sempre.›› afferma accarezzandomi la schiena.

Dolcissimi brividi percorrono il mio corpo.

‹‹Per sempre.›› ripeto, perdendomi tra le sue labbra.

Vedo Alessandro allontanarsi verso la camera da letto, condividere con lui tutto questo è bellissimo, forse per la prima volta, so cos’è la felicità. Niente è più come prima, io non sono più la stessa persona. È entrato nella mia vita inaspettatamente e senza volerlo ha capovolto tutto il mio mondo, adesso vedo le cose sotto un’altra luce, un’altra prospettiva e devo ringraziare lui per questo.

Accendo lo stereo che si trova in salotto, premo il primo tasto di selezione e le note di una dolce melodia riempiono la stanza.

La riconosco immediatamente è una versione più melodica di Total Eclipse Of The Heart, una delle canzoni che più adoro, alzo il volume e mi lascio trasportare dalle emozioni che questa canzone mi trasmette.

Le mani di Alessandro sono sui miei fianchi, mi fa voltare mentre iniziamo a ballare nel salotto di casa sua. Posa una mano intorno la mia vita e con l’altra mi tiene per mano, è un ottimo ballerino ed io mi lascio guidare da lui e dal suo modo così sensuale di toccarmi e sfiorarmi.

‹‹Nemmeno immagini quello che provo per te.›› sussurra al mio orecchio.

Alzo lo sguardo, incontrando i suoi bellissimi occhi verdi.

‹‹Mi basta ascoltare il tuo cuore.›› dico posando la mano sul petto.

Appoggia la sua mano sopra la mia, continuando a ballare lentamente.

‹‹Il mio cuore è tuo.›› dice, stringendomi a sé.

Ci godiamo gli ultimi istanti di questa splendida canzone, quando il telefono di Alessandro inizia a squillare.

Svogliatamente mi allontano per permettergli di rispondere.

Dal tono che sta usando credo si tratti di Mattia e con l’occasione di lasciarlo tranquillo, mi dirigo verso il bagno. Devo ancora cambiarmi.

Apro le finestre della camera, lasciando entrare un’aria leggermente frizzante, ma piacevole, vado in bagno e mi fiondo nella bellissima doccia.

Faccio con calma, mi dedico prima ai capelli, li lascio sciolti permettendo così alle lunghe ciocche bionde di ricadere lungo il mio profilo. Sono rare le volte in cui li tengo così, forse, dovrei farlo più spesso, non stanno poi così male.

Una volta finito con i capelli, passo al trucco.

Non sono mai stata abile con gli attrezzi del mestiere, li uso quanto basta a rendermi presentabile. Valorizzo le guance con un po’ di fard e passo una matita color verde acqua sul contorno degli occhi, metto il mascara ed ecco fatto, in qualche minuto sono pronta.

Chiudo le finestre della camera e mi affretto a dare una sistemata alla stanza.

Infilo un vestito color avorio, con uno scollo a cuore ma leggermente svasato dalla vita in giù, in rilievo ha delle roselline nere. È molto corto, così decido di abbinarlo a delle calze e ad uno stivaletto nero raso terra. Senza neanche guardarmi esco dalla stanza.

Quello che voglio è stare più tempo possibile con Alessandro.

Scendo le scale, facendo attenzione a non inciampare.

Lui è girato di spalle, sta sistemando dei fogli e ha lo sguardo impegnato e serio.

Adoro quell’espressione, è così sexy.

Probabilmente i miei passi attirano la sua attenzione, alza la testa e mi guarda, un grande sorriso sincero mi colpisce ed io sento il cuore battere un po’ più forte.

‹‹Sei bellissima.›› dice facendomi volteggiare.

‹‹Grazie.›› mormoro abbassando lo sguardo.

Con le dita alza il mio mento.

Mi lascio baciare, ricambio le sue carezze e il suo bacio passionale, potrei continuare per ore a perdermi tra le sue labbra.

‹‹Tutto bene?›› chiedo riponendo lo sguardo sui documenti posti sul tavolino.

‹‹Sì, niente di cui preoccuparsi. Piuttosto, stasera vengono qui Mattia e Jenni, abbiamo organizzato una cena.›› mi informa.

‹‹Una cena?›› chiedo sorpresa. ‹‹Forse sarebbe il caso di invitare anche Rachele.›› aggiungo impaziente.

‹‹Jenni l’ha già avvisata, ha detto che faceva il possibile per esserci.›› afferma fiero.

Gli scocco un bacio.

‹‹Grazie per tutto questo.›› dico emozionata.

Sorride, lasciando andare la presa sul mio corpo.

‹‹Su forza, andiamo a fare una passeggiata in riva al mare. Voglio godere ogni istante insieme a te.›› mi esorta, accompagnandomi verso la vetrata della veranda.

Passiamo attraverso la veranda, percorriamo un piccolo tratto di terra e sabbia, arrivando al piccolo cancello, proseguo seguendo Alessandro verso la spiaggia.

Il sole riflette sul mare, che oggi è particolarmente calmo e piatto, si respira un’atmosfera bellissima qui.

I nostri corpi si sfiorano, stanno cercando un contatto in continuazione.

Passeggiamo, mano nella mano, in quest’oasi di pace e tranquillità.

Ho l’impressione di sentirmi a casa, di appartenere da sempre a lui e a questi meravigliosi luoghi.

Ho rincorso così a lungo la felicità che non mi sono resa conto, invece, che lei stava cercando me.

A volte restiamo incastrati, aggrappati a ricordi, momenti vissuti molto tempo prima, senza permetterci di guardare oltre, senza darci la possibilità di trarre beneficio dagli errori commessi e di poter finalmente superare quella linea immaginaria e sottile che divide il presente dal passato.

Afferro un bastone che giace sulla battigia. Con un po’ di forza tento di tracciare una lunga linea, proprio di fronte a me, Alessandro intanto è qualche metro più avanti, intento a fotografare qualcosa.

Osservo la linea che io stessa ho creato. Oltre quel segno netto e ben distinto, c’è Alessandro, io al contrario, sono ancora ferma davanti al tracciato. È un gesto simbolico, un modo per affrontare e superare definitivamente tutto quello che è successo negli ultimi mesi.

Riesco a immaginare la presenza di Filippo dietro di me, a tratti offuscata e a tratti ben definita.

Mi volto, guardando indietro, ma l’immagine di Filippo, o meglio il suo ricordo, svanisce lento ed inesorabile. Non lo vedo più, non ne sento più la presenza. Lascio andare tutto, la rabbia, le ingiustizie e le cattiverie, ma lascio andare anche l’amore che ho provato, me ne libero come se fossi riuscita a sciogliere un grosso nodo aggrovigliato. All’improvviso tutto scompare, il peso e l’insofferenza non ci sono più, o forse io, non le sento più.

Sorrido. Sono finalmente libera. Libera da tutto.

Con un passo deciso scavalco quella linea e corro. Corro verso Alessandro, verso la nuova me, senza più voltarmi indietro.

Arrivo alle sue spalle, lui si volta e mi accoglie tra le sue braccia. Sembra sorpreso, ma felice di accontentarmi e io ricopro il suo volto di baci.

‹‹Ti piace?›› domanda guardando verso l’orizzonte.

‹‹Da impazzire. Amo tutto questo.›› dico emozionata.

Ride, trascinandomi verso di lui, verso tutto quello che ci aspetta.

 

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Sono trascorse parecchie ore, abbiamo camminato a lungo sulla spiaggia, ci siamo rincorsi e abbiamo riso fino alle lacrime.

Osservo il braccialetto che ora è agganciato al mio polso. Il primo regalo di Alessandro.

Sento il cuore stringersi dall’emozione.

‹‹Perché non hai voluto prendere quello in oro bianco?›› chiede perplesso.

‹‹Adoro le tre farfalline che sono attaccate a questo bracciale.›› rispondo, agitando il polso.

Sospira, scuotendo la testa.

‹‹Voglio che tu abbia tutto ciò che desideri.›› prosegue.

‹‹È perfetto.›› esclamo raggiante.

Mi bacia delicatamente la tempia. Mi volto incontrando le sue labbra.

‹‹Ti amo.›› dice ancora una volta. Ma io non mi stancherò mai di sentire queste due parole uscire dalla sua bocca.

 

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Ho vissuto una delle giornate più belle della mia vita e adesso che stiamo per rientrare a casa sento un pizzico di malinconia fare capolino.

Avanziamo nel vialetto di casa e vedo l’auto di Mattia parcheggiata dietro quella di Alessandro.

‹‹Sono già arrivati!›› esclamo apprensiva.

‹‹Vorrà dire che ti toglierò quel vestito dopo che i nostri ospiti se ne saranno andati.›› mormora in tono allusivo.

‹‹Non vedo l’ora.›› i miei battiti aumentano al solo pensiero.

Mi fa adagiare sulla portiera dell’auto, con un gesto rapido mi accarezza le gambe, scivola sotto il vestito e contraccambia il mio bacio appassionato.

‹‹Ale, credo sia meglio andare.›› mormoro tra un bacio e l’altro.

Si stacca da me, con gli occhi cupi, pieni di desiderio.

‹‹Ti voglio.›› afferma deciso.

E quelle parole scatenano in me l’ormai consueto effetto. Mi lascio andare, non mi interessa se a casa ci stanno già aspettando. Lui vuole me, io voglio lui ed il resto non conta.

Non oppongo resistenza, Alessandro mi porta nel garage. C’è un tavolo grande proprio posto al centro, intorno a noi solo bottiglie di vino e un enorme scaffalatura con attrezzi vari.

In un secondo è su di me, mi siede sul tavolo, facendo passare le sue mani sulle mie gambe, si ferma per un istante quando si accorge che porto le autoreggenti, sorride soddisfatto, proseguendo lungo le mie cosce. Velocemente slaccio i suoi pantaloni, nel frattempo, assaporo le sue mani sulla mia schiena, sui miei fianchi.

Con le dita sposta appena i miei slip, entra delicatamente e mi dona un piacevole brivido di piacere.

Inarco la schiena e in quell’istante sprofonda dentro di me. Mi lascio sfuggire un mugolio di piacere, sono aggrappata a lui e mi lascio portare al limite, abbandonandomi al nostro amore.

 

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Alessandro mi riallaccia il reggiseno, richiude i bottoni posti sul collo del mio vestito mentre io mi sistemo le calze.

Infila la camicia nei pantaloni e si aggiusta i polsini.

‹‹Tu mi farai impazzire.›› dico ridendo.

‹‹Non lo avevo calcolato.›› dice facendo spallucce.

‹‹Lo so, ed è proprio questo il bello.›› affermo inebriandomi per un ultimo istante del suo profumo.

Siamo ancora abbracciarti a goderci gli ultimi istanti di intimità, quando sento la voce di Rachele che sta chiedendo a qualcuno di venire ad aiutarla a scegliere il vino.

‹‹Oddio!›› esclamo, portandomi una mano alla bocca.

Alessandro afferra la prima bottiglia che trova nella cantina.

‹‹Ecco fatto!›› dice sorridendo affabilmente.

Rido, cercando di immaginare la faccia della mia amica appena ci vedrà.

Anticipo la sua mossa, aprendo per prima il portoncino. Alessandro è poco più indietro di me.

‹‹Ciao Rachele!›› la saluto con un caloroso abbraccio.

‹‹Ciao, credevo non ci fosse nessuno qui.›› borbotta abbracciandomi.

La voce di Alessandro ci raggiunge.

‹‹Due bottiglie vanno bene per cominciare?›› chiede con estrema nonchalance.

Mi viene da ridere solo al pensiero che cinque minuti fa eravamo su quel tavolo.

‹‹Direi di sì.›› rispondo guardando dietro di me.

Alessandro è impeccabile, Rachele sposta lo sguardo verso di lui e con un cenno lo saluta.

‹‹Alessandro, vorrei presentarti la mia migliore amica e coinquilina.›› dico spostandomi appena.

‹‹E’ un piacere conoscerti.›› la mano di Alessandro è tesa di fronte allo sguardo attonito della mia amica.

Dopo qualche istante di imbarazzo Rachele afferra la mano e si presenta, tornando subito dopo a posare lo sguardo su di me.

‹‹Sono venuta a prendere un po’ di vino, Mattia mi ha detto che l’avrei trovato qui.›› si affretta a precisare.

‹‹Non preoccuparti ho già provveduto io.›› le dice Alessandro, avviandosi nel vialetto.

Rimaniamo sole e appena vede Alessandro svoltare l’angolo mi trascina dentro il garage.

‹‹Stavate scegliendo il vino, eh?›› allude maliziosamente.

Arrossisco visibilmente. Mi chiedo quando riuscirò a nasconderle qualcosa.

‹‹Vi siete concessi una sveltina in garage?›› chiede portandosi una mano alla bocca.

‹‹Non era previsto. È successo e basta.›› dico sistemandomi il vestito. Mi sento in disordine a dir la verità.

‹‹Wow! Ti stimo amica mia. Trovarne di uomini così.›› esclama prendendomi sotto braccio.

‹‹Sei tremenda!›› sbuffo, scuotendo la testa.

‹‹E tu dopo molto tempo sei felice. Ed io lo sono per te.›› conclude, uscendo dal garage.

La porta di casa è aperta, veniamo accolte da risate e chiacchiere animate. Il salotto è illuminato con delle luci soffuse, mentre in sottofondo si sente la splendida voce di Barry White che accompagna il brusio. Entro in cucina, la tavola è già preparata e Alessandro sta versando il vino nei calici dei ragazzi. Rachele raggiunge il suo sgabello, lasciando il posto vicino a quello di Alessandro libero.

Saluto Jenni, che con enorme sorriso mi accoglie a braccia aperte.

‹‹Siete bellissimi insieme. Una gioia per gli occhi.›› mormora emozionata.

La mia dolce Jenni, un piccolo tornado di emozioni e sensibilità.

Le rivolgo una sguardo carico di affetto.

Bacio velocemente sulle guance Mattia, che si affretta a stringermi per sussurrarmi qualcosa all’orecchio.

‹‹Sono felice per voi. Lo dico col cuore.›› dice sottovoce.

Stringo appena la sua spalla, in segno di gratitudine, è anche grazie a lui se adesso siamo qui.

Mi siedo di fianco al mio fidanzato. Ho tutto quello che mi serve, qui, in questa deliziosa casa.

Osservo i ragazzi appartarsi nello studio, in lontananza sento il mio telefono suonare; indecisa sul rispondere o meno, mi avvicino alla mensola dove l’ho lasciato.

Sul display compare il nome “Mamma”. Faccio un sorriso, non vedo l’ora di raccontarle tutto, credo sia arrivato il momento di presentarle ufficialmente Alessandro.

‹‹Pronto?›› dico serenamente.

‹‹Ciao tesoro mio.›› la sua voce mi riscalda il cuore.

‹‹Mamma, che bello sentirti. Come stai?›› chiedo sedendomi sul divano.

‹‹Bene amore.›› risponde sintetica.

Mi sembra triste, ma forse mi sbaglio.

Spero di sbagliarmi.

‹‹Mamma va tutto bene?›› insisto un po’ apprensiva.

Si schiarisce la voce.

‹‹Certo che sì amore mio. Volevo solo chiederti se ti andrebbe di venire qualche giorno a Venezia. Tra poco è il tuo compleanno e vorrei passare del tempo con te. Hai voglia?›› chiede con gentilezza.

Resto in silenzio per un po’. Tornare a Venezia non era nei miei piani, almeno non adesso.

‹‹Ma certo mamma. Sei sicura di stare bene?›› chiedo ancora una volta.

‹‹Ti mando per e-mail il biglietto aereo. Pensavo di prenotare subito dopo il tuo compleanno, immagino lo vorrai festeggiare a Roma.›› spiega un po’ rammaricata.

C’è qualcosa che non mi convince. Lo percepisco dalla sua voce.

‹‹Va bene mamma. Prenota pure e poi fammi sapere la data.››

‹‹Non vedo l’ora di vedere la mia bambina. Ti voglio bene.›› mormora.

‹‹Anch’io mamma. Più di quanto immagini.›› le dico dolcemente.

‹‹A presto piccola mia.›› conclude, mettendo fine alla conversazione.

Fisso il telefono, a quanto pare è arrivato il momento di tornare nella mia città natale.

Ed è una cosa dalla quale non posso fuggire.

 

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-Alessandro-

 

Sono seduto accanto ad Eleonora.

Guardarla mentre dorme è la cosa più bella del mondo. Poso delicatamente le mie labbra sulle sue.

‹‹Vado a correre, torno presto amore.›› dico sottovoce.

Mi guarda per un istante, i suoi occhi blu mi inchiodano.

‹‹D’accordo.›› farfuglia assonnata.

Un altro piccolo bacio e mi allontano da lei.

Scendo le scale, impugno l’iPod e mi affretto a selezionare la playlist.

Ci vuole qualcosa di forte per cominciare la giornata. Passo in rassegna qualche canzone dei Guns N’ Roses, fino ad arrivare a quella che più amo, Sweet Child O’ Mine.

Inizio a camminare a passo svelto, giusto per scaldare un po’ i muscoli, continuo a pensare al fatto che non ho ancora trovato nulla di interessante per incastrare Morandini; a quanto pare, questo Ruggero Menegatto è un semplice imprenditore trasferitosi a New York per affari.

Eppure qualcosa mi dice che c’è dell’altro, c’è un passaggio che mi sfugge.

Quando l’azienda Ri.Me era attiva in Italia, risultava esserci uno o più soci con quote minori, dei quali, però, non ho trovato traccia, non compaiono nel contratto vidimato dal notaio.

Nel rapporto consegnato da Mattia ho trovato solo informazioni su Menegatto.

Comincio a correre, cullato da tutti i pensieri che affollano la mia testa, forse sto esagerando, potrebbe essere una semplice coincidenza, ma sento che il mio istinto mi dice di andare oltre, di continuare a cercare. Assodato che Ruggero e Lorenzo hanno avuto un rapporto professionale a Venezia, devo capire il collegamento che può esserci tra loro ed Eleonora.

All’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, mi attraversa un pensiero.

Forse l’obiettivo non è Eleonora, ma la Ferraro& DeAngelis.

Eleonora potrebbe essere solo una pedina per arrivare a rovinare il mio rapporto con lei e l’azienda di famiglia.

Ripenso al giorno in cui ho ceduto le quote a Mattia.

Lorenzo era particolarmente euforico, al momento non ci avevo dato peso, probabilmente stava aspettando una promozione, ed il mio improvviso licenziamento, gli aveva dato una buona speranza di avanzare di grado, ma invece non aveva ottenuto alcun ruolo manageriale.

Come se non bastasse, era stato anche allontanato dall’ufficio. Oltre al danno anche la beffa.

Potrebbe essersi accanito ancora di più una volta scoperta la relazione tra me ed Eleonora.

In effetti, così, tutto avrebbe più senso.

La voglia di sbattere fuori quel verme dalla nostra azienda aumenta a dismisura.

Troverò il modo di metterlo all’angolo. Fosse l’ultima cosa che faccio.

Decido di rientrare, sento già il bisogno di toccarla ed averla al mio fianco.

Entro dal retro, passando per la veranda, apro la vetrata con la chiave e appena varco la soglia del salotto sento un brusio in cucina.

Mi affaccio alla cucina e vedo mia madre e la mia fidanzata sedute a bere una tazza di caffè.

La sensazione che provo è di incredulità assoluta.

‹‹Mamma! Come mai da queste parti?››

‹‹Ciao caro. Sono passata per vedere come stavi, ma a quanto vedo sei in buona compagnia.›› esordisce con un tono curioso. ‹‹Ho avuto il piacere di conoscere la tua fidanzata.›› prosegue sorpresa.

Immagino ne sia rimasta sorpresa, dato che non ho mai avuto l’occasione di metterla al corrente della mia situazione sentimentale.

Lancio un rapido sguardo verso Eleonora, ma il suo sorriso mi tranquillizza immediatamente, non è particolarmente scossa.

‹‹Sarei passato nei prossimi giorni, per chiederti di vederci a cena.›› dico, posando le mie mani su Eleonora.

Il suo volto s’illumina, conosco quello sguardo, ha già in mente qualcosa.

‹‹Vi aspettiamo a casa nostra, magari domenica prossima, che ne dite?››

Guardo Eleonora, di questo dobbiamo parlarne da soli, ma spero che questo primo incontro non abbia compromesso quelli che, mi auguro, verranno da qui in avanti.

‹‹Ne parliamo e poi ti faccio sapere. Vieni ti accompagno alla tua auto.›› le dico, invitandola a seguirmi.

Mia madre si volta verso Eleonora.

‹‹E’ stato un piacere Eleonora. Spero di rivederti presto.›› le porge la mano, salutandola.

‹‹Il piacere è stato tutto mio.››

Usciamo dall’ingresso principale, l’auto di mia madre è posteggiata dietro la mia. Ci avviamo verso il vialetto adiacente al giardino.

‹‹Non credi che avresti dovuto avvisarmi del fatto che stai frequentando una ragazza?›› chiede rammaricata.

‹‹E tu avresti dovuto telefonare, prima di presentarti a casa mia.›› le rispondo cercando di non essere troppo severo.

‹‹Alessandro, non è troppo presto per buttarsi a capofitto in un’altra relazione? Questa ragazza è deliziosa, lo dico davvero, ma è molto giovane.›› azzarda preoccupata.

‹‹Siamo innamorati e vorrei tu fossi felice per me. Oramai fa parte della mia vita.›› sentenzio deciso.

Sospira, posando la sua mano sul mio volto.

‹‹Allora non mi rimane che conoscerla meglio.›› afferma con timido sorriso.

‹‹A presto, mamma.›› apro la portiera dell’auto per aiutarla.

‹‹Ciao tesoro.›› mi saluta allontanandosi lentamente.

Rientro in casa e vedo Eleonora di spalle intenta a mettere le tazze nella lavastoviglie.

‹‹Tutto bene?›› le chiedo, avanzando verso di lei.

‹‹Credo di sì.›› dice facendo spallucce.

Mi lascio scappare una risatina. È così fragile a volte.

‹‹Lo trovi divertente?›› mi punzecchia, leggermente offesa.

‹‹Mi ha detto che le sei piaciuta.›› provo a rassicurarla.

‹‹Lo dici solo per non farmi rimanere male.›› continua preoccupata.

‹‹Era solo sorpresa dalla differenza d’età.›› proseguo.

Mi guarda accigliata.

‹‹Le ho detto che siamo innamorati e che volevamo solo aspettare l’occasione giusta.›› spiego, tentando di farle capire che va tutto bene.

La bacio delicatamente. Il solo contatto delle nostre labbra mi fa sciogliere.

‹‹Sei pronta per un’altra sorpresa?›› domando allusivo.

‹‹Mi stai viziando.›› asserisce, sorridendo.

‹‹E continuerò a farlo. Per sempre.›› dico, certo di volerlo fare veramente.

Passa le sue braccia intorno la mia schiena.

‹‹Per sempre.›› ripete.

Mi sposto appena, controvoglia, ma devo controllare se ci sono novità per stasera.

Sblocco lo schermo del telefono e leggo i messaggi di mio cugino.

 

Da: Mattia

Ore 09.26 07/03/2010

Ciao Ale, ci vediamo stasera a casa tua. Ti aggiorno più tardi su tutto il resto.

 

Subito dopo un altro messaggio

 

Da: Mattia

Ore 09.34 07/03/2010

Okay, non resisto, devo dirtelo. Credo che il problema non sia Menegatto. Il problema è Morandini, dobbiamo trovare il modo di licenziarlo. Stasera ne parliamo.

 

Sono felice lo abbia capito, finalmente.

Poso il telefono e una dolce melodia cattura la mia attenzione.

Vado in cerca di Eleonora, la trovo in salotto intenta a canticchiare e a ballare una canzone romantica. Sorrido, grato di averla incontrata e soprattutto di vederla girare per casa. Non potrei più vivere senza di lei. Riesce a mettermi il buonumore e affianco a lei sento che a tutto c’è una soluzione.

Mi avvicino, metto le mie mani sui suoi fianchi e la faccio volteggiare, in un momento è di nuovo tra le mie braccia. Balliamo sulle dolci note di questa canzone, la avvolgo con un grande abbraccio.

‹‹Nemmeno immagini quello che provo per te.›› dico sottovoce.

I nostri occhi si incontrano.

‹‹Mi basta ascoltare il tuo cuore.›› dice, appoggiando la sua mano sul petto.

Copro la sua mano, mettendo sopra la mia. Continuo a farla ballare, assaporando ogni singolo momento, ogni emozione che il mio cuore prova.

‹‹Il mio cuore è tuo.›› dichiaro, incapace di trattenere i miei sentimenti.

Maledico lo squillo insistente del mio cellulare. A malincuore mi allontano da lei, per rispondere.

È Mattia.

‹‹Pronto?››

‹‹Buongiorno!›› esordisce.

‹‹Ciao Mattia. Ho appena letto i tuoi messaggi. Abbiamo di che parlare questa sera.›› affermo deciso.

‹‹Decisamente. Ascolta ti sto mandando via fax alcuni documenti inerenti a Menegatto. È pulito. Ha tutte le carte in regola.›› mi spiega infastidito.

‹‹Come hai detto tu, il problema è Lorenzo.›› bisbiglio senza farmi sentire da Eleonora.

‹‹Sono già all’opera per trovare il modo di licenziarlo.›› annuncia fiero.

‹‹Perfetto. A stasera allora.›› concludo.

Approfitto del fatto che Eleonora è salita al piano di sopra, per avvicinarmi al fax e noto che i primi due fogli sono già arrivati. Leggo rapidamente le parti sottolineate da Mattia.

In effetti non ci sono anomalie che saltano all’occhio. La liquidazione, i contratti e tutte le pratiche di successione sono state fatte con la massima trasparenza. Resta, comunque, il dubbio sui collaboratori di Menegatto nella sede di Venezia.

Sistemo i fogli su una cartellina trasparente, in qualche modo la verità dovrà venire a galla.

Sento la porta della camera aprirsi e subito dopo vedo Eleonora scendere le scale.

È bellissima con i capelli sciolti, indossa un vestito delizioso, semplice e raffinato.

Attendo in fondo alle scale e la faccio volteggiare, per guardare ogni particolare di lei.

‹‹Sei bellissima.›› mormoro.

‹‹Grazie.›› risponde arrossendo visibilmente.

La bacio, senza aspettare un minuto di più. Ho bisogno del contatto con le sue labbra, con la sua pelle.

‹‹Tutto bene?›› domanda, guardando la cartellina di fronte a noi.

‹‹Sì, niente di cui preoccuparsi. Piuttosto, stasera vengono qui Mattia e Jenni, abbiamo organizzato una cena.›› dico, cambiando discorso.

‹‹Una cena?›› sembra sorpresa. ‹‹Forse sarebbe il caso di invitare anche Rachele.›› si affretta a precisare.

‹‹Jenni l’ha già avvisata, ha detto che faceva il possibile per esserci.›› affermo.

Il suo sorriso illumina tutta la stanza.

‹‹Grazie per tutto questo.›› dice baciandomi.

Ricambio il sorriso, completamente rapito da lei e da tutto quello che ci sta accadendo.

‹‹Su forza, andiamo a fare una passeggiata in riva al mare. Voglio godermi ogni istante insieme a te.›› dico trascinandola verso la veranda.

Proseguiamo lungo il vialetto che porta alla spiaggia, Eleonora è dietro di me, a tratti sento la presa della sua mano farsi più forte, come se volesse tranquillizzarmi.

La sabbia ed il mare sono davanti a noi, in tutta la loro bellezza.

Il mare è piatto, il sole fa capolino e scalda le nostre spalle, ci avviamo lungo la spiaggia fino ad arrivare al bagnasciuga.

Estraggo la mia Nikon, amo fare fotografie durante i miei viaggi, ma quello che amo in assoluto è catturare ogni istante, ogni battito di vita.

Mi piace l’idea di riuscire a fermare il tempo per un attimo, uno scatto ed ecco che l’immagine resta impressa per sempre.

Scatto qualche foto, lascio che Eleonora mi raggiunga con calma, sembra assorta in chissà quali pensieri. Senza che se ne accorga le faccio qualche fotografia.

Ne faccio una con i capelli spettinati, quella dopo mentre avanza incerta schivando le piccole onde che bagnano la battigia, aspetto qualche istante e ne faccio un’altra ancora, adesso sta guardando dietro di sé. Credo che quest’ultima sia la più bella in assoluto.

È distante da me e ha le braccia distese lungo il corpo, il busto è leggermente inclinato, la chioma bionda è un po’ spettinata dal vento, mentre il sole accarezza la sua pelle. È intenta a fissare qualcosa e sembra non fare caso a me. Il sole che riflette nello specchio d’acqua crea un gioco di colori e sfumature straordinarie. Mi volto per riguardare gli scatti e non posso fare a meno di notare la sua disarmante bellezza.

All’improvviso sento delle mani su di me.

‹‹Ti piace?›› domando, guardando l’orizzonte.

‹‹Da impazzire. Amo tutto questo.›› risponde felice.

Vedere quel sorriso e quegli occhi mi fa sentire l’uomo più fortunato del mondo.

Curiosiamo tra le vie e i negozi di Sabaudia, ero certo che le sarebbe piaciuto questo posto.

Eleonora si ferma per qualche istante di fronte ad una boutique di artigianato.

Nella vetrina ci sono vari gioielli e oggetti lavorati a mano. Qualcosa ha catturato la sua attenzione.

‹‹Entriamo.›› esclamo, prendendola per mano.

Dopo qualche minuto trascorso a girare tra gioielli di varia qualità, chiedo di vedere quello che c’è nella vetrina.

‹‹E’ meraviglioso.›› mormora Eleonora, guardando il bracciale esposto davanti a noi.

‹‹Se vuole ho un’altra creazione simile, ma in oro bianco.›› prosegue il proprietario.

‹‹Ogni creazione è unica. Non ne faccio mai due pezzi, anche perché sarebbe praticamente impossibile riuscire a farli uguali. Ognuno di loro ha un’anima.›› aggiunge estraendo un altro bracciale.

Aggancio entrambi i braccialetti al polso di Eleonora.

‹‹Alessandro…›› mormora impacciata.

‹‹Quale ti piace?›› chiedo, ignorando il suo commento.

‹‹Il primo.›› asserisce convinta.

Mi volto verso l’artigiano.

‹‹Va bene questo, grazie.›› dico porgendo tra le sue mani il bracciale che intendo regalarle.

Pago ed usciamo dalla boutique. Sta osservando emozionata il mio dono.

‹‹Perché non hai voluto prendere quello in oro bianco?›› chiedo.

‹‹Adoro le tre farfalline che sono attaccate a questo bracciale.›› risponde, agitando il polso.

Guardo i tre ciondoli. Effettivamente, sono bellissimi.

‹‹Voglio che tu abbia tutto ciò che desideri.››

‹‹È perfetto.›› dice con gli occhi che brillano di gioia.

I nostri volti sono di nuovo vicini. Le labbra si sfiorano.

‹‹Ti amo.›› mormoro ancora una volta.

E lascio che il suo abbraccio mi scaldi il cuore.

 

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Stiamo tornando verso casa, imbocchiamo il vialetto e la Jaguar di Mattia è proprio davanti ai nostri occhi.

‹‹Sono già arrivati!›› inizia a dire Eleonora.

‹‹Vorrà dire che ti toglierò quel vestito dopo che i nostri ospiti se ne saranno andati.›› mormoro con fare provocatorio.

‹‹Non vedo l’ora.›› mi bacia con un desiderio che mi accende, facendo scivolare la lingua nella mia bocca.

La adagio sulla portiera dell’auto, accarezzo le gambe, fino ad arrivare sotto il vestito. La sua pelle è vellutata ed io non riesco a resistere un minuto di più.

‹‹Ale, credo sia meglio andare.›› dice ansimando.

La guardo, siamo in un vortice di puro desiderio.

‹‹Ti voglio.›› affermo.

Mi sorride complice, non serve aggiungere nulla. Mi dirigo verso il garage. Apro il portoncino e accendo la luce.

Eleonora è già adagiata al mio corpo. La avvolgo, baciandola appassionatamente, lei si lascia trasportare da me, la siedo sul tavolo, mentre le mie mani percorrono le sue cosce.

Sfioro il pizzo delle autoreggenti, è così sensuale che credo di non controllare più l’eccitazione. Apre le gambe, nel frattempo sbottona i miei jeans, il desiderio è quasi viscerale, radicato dentro di noi. Con una mano accarezzo la sua schiena e con l’altra mi faccio spazio dentro di lei. La sento gemere, inarcando la schiena. Sta solo aspettando me. Mi perdo dentro di lei e con lei.

Geme ancora una volta, aggrappata a me. Sento tutto il mio corpo arrendersi.

Ci apparteniamo, nel modo più profondo che c’è.

 

Aiuto Eleonora a rivestirsi, ogni sguardo che ci lanciamo è complice e pieno d’intesa.

‹‹Tu mi farai impazzire.›› dice, aggiustandosi il vestito.

‹‹Non lo avevo calcolato.›› confesso, facendo spallucce. La verità è che quando c’è lei, non capisco più nulla.

‹‹Lo so, ed è proprio questo il bello.›› mi rivolge un sorrisetto malizioso, posandomi un ultimo bacio sul collo.

Dal giardino proviene una voce femminile sempre più nitida.

‹‹Ehi, qualcuno viene a darmi una mano con il vino?›› la voce di una ragazza è sempre più vicina al garage.

‹‹Oddio!›› esclama Eleonora.

Mi volto e afferro la prima bottiglia di vino che ho a portata di mano.

‹‹Ecco fatto!›› affermo, sfoggiando il mio miglior sorriso.

Vedo Eleonora avanzare leggermente, sul suo volto aleggia un ghigno divertito.

Apre per prima il portoncino, trovandosi così faccia a faccia con l’amica.

‹‹Ciao Rachele!›› esordisce tranquillamente.

‹‹Ciao, credevo non ci fosse nessuno qui.›› mormora la giovane ragazza che vedo davanti a me.

‹‹Due bottiglie vanno bene per cominciare?›› mi intrometto, cercando di togliere Eleonora dall’eventuale imbarazzo.

‹‹Direi di sì.›› risponde, sorridendo.

Rachele mi guarda incuriosita. Ha due grandi occhi color nocciola, che in questo preciso istante, mi stanno scrutando.

‹‹Alessandro, vorrei presentarti la mia migliore amica e coinquilina.›› afferma Eleonora, presentandoci.

‹‹E’ un piacere conoscerti.›› dico, porgendo la mia mano verso di lei.

Finalmente dopo un po’ di incertezza afferra la mia mano e si presenta, tornando subito dopo a posare lo sguardo su di me.

‹‹Sono venuta a prendere un po’ di vino, Mattia mi ha detto che l’avrei trovato qui.›› si affretta ad aggiungere.

‹‹Non preoccuparti ho già provveduto io.›› dico, uscendo dal portoncino.

Credo sia meglio lasciare da sole le ragazze. Mi avvio rapidamente verso la porta di casa, tutto è illuminato e sento le risate dei ragazzi riempire la stanza.

Osservo la mia casa, restando fuori dal portico. È bello vederla rivivere, è bello vedere gente che sorride e che vive di nuovo qui dentro.

‹‹Ed eccolo qui il padrone di casa!›› esordisce Jenni venendo verso di me.

‹‹Ciao Jenni.›› la saluto con due baci veloci sulle guance.

‹‹Ti vedo bene, amico.›› sento la voce di Mattia dietro di me.

Il suo sguardo è divertito. Probabilmente è veramente felice di essere qui.

‹‹Sono felice di poter dire la stessa cosa di te.›› asserisco facendo l’occhiolino.

‹‹Sembra che tu abbia appena fatto del sesso rigenerante.›› mormora allusivo.

Scuoto la testa. È sempre lo stesso ragazzino dalla lingua impertinente.

‹‹Andiamo in cucina dalla tua fidanzata, che è meglio.›› dico accompagnandolo verso il tavolo.

Prepariamo velocemente la tavola e i calici di vino, Jenni si affretta a tirare fuori un po’ di formaggio e qualche stuzzichino per l’aperitivo. Io e Mattia apriamo le bottiglie, discutendo delle ultime modifiche da apportare nel mio nuovo ufficio.

In casa riecheggiano le note di Barry White, le luci soffuse e le nostre risate completano il tutto. L’atmosfera è perfetta. Mi guardo intorno, in cerca della mia fidanzata.

Ho sentito il rumore della porta, dev’essere rientrata.

Rachele si siede nello sgabello vicino a Mattia, mentre Eleonora si affretta a salutare Jenni e subito anche lei lo raggiunge. Si scambiano qualche sguardo complice, ed io, non posso fare a meno di notare quanto sia bello vedere le persone a me più care sedute tutte intorno ad un tavolo.

Credo davvero che questo sia un nuovo inizio. Per tutti noi.

Mattia coglie l’occasione per chiedermi di andare nel piccolo studio per chiarire un po’ la situazione con Morandini.

‹‹Cosa ne pensi?›› mi chiede sorseggiando un calice di Barbera.

‹‹Credo anch’io che il problema sia Lorenzo. Troppe cose non mi tornano.›› inizio a dire.

Lo sguardo di Mattia si fa incuriosito.

‹‹A cosa ti riferisci?›› chiede guardingo.

Gli racconto a grandi linee tutte le mie congetture, da quando ho ceduto le mie quote a quando Morandini ha iniziato ad essere particolarmente ostile nei miei confronti.

Mattia mi ascolta senza proferire parola.

‹‹In effetti, potrebbe avere senso ciò che dici. Credi davvero che sia solo per dividere te ed Eleonora? Solo per pura competizione maschile?›› chiede attonito.

‹‹Non lo so.››

‹‹Ad ogni modo, Morandini è sotto tiro. Ho messo sotto controllo i tabulati del cellulare aziendale e anche il suo computer in ufficio.›› spiega accigliato.

Lo guardo sconvolto.

‹‹Lo hai fatto sul serio?›› chiedo.

‹‹Certo. Avevo promesso di aiutarti.›› conclude assaporando un altro sorso di vino.

Gliene sono estremamente grato. Sento che siamo vicini alla verità.

Usciamo dallo studio e passiamo di fronte al salotto.

Vedo Eleonora intenta a parlare al telefono, sembra tranquilla, ha il sorriso sulle labbra mentre si alza dal divano.

La guardo un’ultima volta prima di tornare dagli altri, la proteggerò da chiunque voglia farle del male. Ha già sofferto abbastanza e adesso che ho avuto la fortuna di incontrarla, desidero donarle solo momenti di felicità.

Perché noi, più di chiunque altro, la meritiamo questa felicità.

 

FINE 17° CAPITOLO 

 

– ARRIVEDERCI A DOMENICA PROSSIMA – 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Renèe. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3 Comments on “Ricomincio da Te” by Renèe – Seconda Edizione- 17° Capitolo

  1. manu85
    novembre 13, 2016 at 5:40 pm (3 anni ago)

    Bellissimo questo capitolo,dolcissimo e l incontro con la mamma di lui e stato spettacolare io sarei spero sprofondata dalla vergogna.
    complimenti vivissimi
    un bacio

    Rispondi
  2. Lorenza
    novembre 14, 2016 at 12:16 am (3 anni ago)

    Sì, ricordavo bene questo capitolo . l’incontro con la madre, il romanticismo, l’incontro appassionato nel garage… un piacere come sempre rileggerlo. Brava

    Rispondi
  3. Rosy ♥
    novembre 14, 2016 at 3:02 am (3 anni ago)

    Evviva i garage ♡.♡
    È sempre bellissimo, grazie Stella e Renèe ♡

    Rispondi

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