Nuovo Racconto Inedito – “Prima che ti Accorgessi di Me” di Lorenza – 4° Parte

Non so se ve ne siete accorte ma, con la pubblicazione della quarta parte di quest’oggi, festeggiamo il primo mese in compagnia dei fratelli Turner, i ragazzi protagonisti del nuovo racconto di Lorenza che è ospite sul sito ogni mercoledì.

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Come avrete fatto caso dalle puntate precedenti, che detto così, in effetti, fa tanto telenovela, è iniziata una complicata convivenza a quattro, tra due dei fratelli Turner – Raf e Donovan – e le due cugine Lana e Alyce.

Tra gelosie e frecciatine l’elettricità è palpabile tra le mura di casa e, come se non bastasse, arriva anche un “caro amico” a metterci il carico da novanta, perchè si sa, l’occasione fa l’uomo ladro.

Che dite, saranno serviti tutti questi nuovi eventi a far rinsavire il nostro Donovan, sempre più confuso e tormentato dalle grazie di una dolce donzella?

Vi lascio in compagnia della nuova lettura, per scoprire chi, tra le due fanciulle – Lana o Alyce –  Donovan si stia ancora struggendo e consumando, ma tutto questo non prima di avervi augurato come sempre…

Buona Lettura   

imageTURNER’S BROTHERS

“PRIMA CHE TI ACCORGESSI DI ME”

-ALYCE-

Il rumore di una porta che veniva chiusa mi colse di sorpresa, facendomi sussultare.

Sfilandomi velocemente gli auricolari mi voltai verso la porta.

«C’è qualcuno?»

Niente, nessuna risposta.

Sollevando le spalle, rinfilai gli auricolari e tornai a immergermi nel mondo rilassante della musica.

Sospirando mi concentrai sulla torta che avevo appena tolto dal forno.

Torta al cioccolato e noci.

Una delle mie preferite, ma soprattutto il tipo di torta che Donovan avrebbe odiato.

Lui detestava le noci.

Per questo l’avevo scelta, per vendicarmi di tutto il male che, anche se inconsapevolmente, mi aveva fatto quel giorno.

Stringendo le mani a pugno cercai di decidere cosa fosse stato peggio.

Forse il sentirgli dire che non era affatto geloso di me dopo che mi ero illusa che la sua reazione al mio bacio con Alan fosse stata dettata dalla gelosia.

Oppure quando, poche ore prima, mi aveva chiesto di parlargli dei ragazzi per cui nutrivo interesse in nome della nostra amicizia.

Scuotendo piano la testa sospirai.

No, nulla di tutto questo poteva competere con quello che di certo era stato il culmine della giornata,

E cioè quando quell’idiota di Donovan aveva tirato in ballo mia cugina e il suo interesse per lei.

“Insomma… io a volte ti parlo delle ragazze che mi piacciono. Guarda Lana…”

Il problema non era stato tanto il sentirgliela nominare, se non fosse stata lei sarebbe stata di certo un’altra, ma il fatto che la ragazza in questione non sarei mai stata io.

Donovan non mi vedeva in quel modo e non mi ci avrebbe mai nemmeno vista, dovevo farmene una ragione.

Sentendo le lacrime pungermi gli occhi feci un respiro profondo.

Non potevo piangere per una sciocchezza simile.

Non interessavo al ragazzo di cui, con ogni probabilità, mi stavo innamorando e allora?

Non era poi la fine del mondo.

C’era di peggio nella vita ed io lo sapevo bene.

Stringendo le labbra, trattenni un singhiozzo.

Con delicatezza appoggiai la torta su di una griglia e la coprii con un tovagliolo.

Dopo aver riordinato tutto, spensi la luce e m’incamminai verso la camera da letto.

Il tempo di una rapida doccia e, agguantato il mio e-reader, mi infilai nel letto.

Nonostante fossi decisamente stanca era mia intenzione aspettare sveglia Lana. Parlare con mia cugina era ciò di cui in quel momento sentivo di aver più bisogno.

Il suo modo di essere e di vivere la vita così razionale e distaccato più di una volta mi aveva aiutata ad aprire gli occhi e a vedere le cose dalla giusta prospettiva.

Augurandomi che potesse essere lo stesso quella sera mi misi comoda e iniziai a leggere.

Ero quasi al termine di un avvincente ed intrigante romanzo, nonostante stessi faticando non poco per tenere gli occhi aperti, quando finalmente mia cugina entrò in stanza.

«Dio, sono esausta e puzzo» borbottò a bassa voce, annusando la maglietta che si era appena sfilata e lanciandola a terra. «Che ci fai ancora sveglia?»

Divertita del fatto che si fosse accorta di me solo in quel momento, ridacchiai.

«Ti stavo aspettando. Volevo parlare un po’ con te.»

«Di qualsiasi cosa tu voglia parlare dovrà aspettare il tempo di una doccia» m’informò lei, infilandosi in bagno e chiudendosi la porta dietro le spalle senza nemmeno lasciarmi il tempo di controbattere.

Sospirando, posai l’e-reader sul comodino e sprofondai nei cuscini.

Mi ero ormai quasi addormentata quando una nuvola di vapore, proveniente dalla porta del bagno, richiamò la mia attenzione.

Raddrizzando la testa vidi Lana uscirvi dal mezzo.

«Di cosa mi volevi parlare?» mi chiese sbadigliando e strofinandosi i capelli con un asciugamano.

«Di Donovan» le risposi diretta, senza perdere tempo. «Devi dirmi come fare per togliermelo dalla testa.»

Lasciando cadere a terra l’asciugamano, Lana si diresse vero il comò.

«E perché dovresti volerlo fare?»

Ma come perchè?

Avevo fatto uno sforzo titanico per decidere di lasciarmi quel ragazzo alle spalle e ora che chiedevo aiuto a mia cugina lei invece di dirmi che stavo facendo la cosa giusta mi chiedeva perché?!?

Volevo un mondo di bene a quella ragazza ma in quel momento ero ad un passo dallo strozzarla.

«Perché sono stanca di stare male per lui» iniziai a spiegare non senza una certa fatica. «Credo proprio sia arrivato il momento di prendere coscienza del fatto che non gli piaccio, non in quel modo almeno, e metterci una pietra sopra.»

«Non sono d’accordo con te» borbottò Lana, intenta ad infilarsi una succinta camicia da notte, «da quel poco che ho avuto modo di vedere in questi giorni non credo che a quel ragazzo tu sia del tutto indifferente.»

Decisa a non volermi illudere per l’ennesima volta, per poi dover essere costretta a fare i conti con l’amara realtà, scossi con decisione la testa.

«Ti sbagli» la corressi in modo deciso.

«No, non credo.»

«Lana, fidati di me. Conosco Don e, se proprio vuoi saperlo, gli piaci tu.»

«Ma figuriamoci!» sbuffò mia cugina infilandosi nel letto accanto a me. «Sì, magari avrà pensato una paio di volte di volermi portare a letto, ma fidati che come guarda te non guarda me.»

Combattuta fra il voler restare con i piedi per terra e il desiderio di credere a quelle parole, gemetti.

«Ne sei proprio sicura? Perché, da come si comporta, Don non mi da affatto l’impressione di essere interessato a me.»

«Certo che lo sono» sentenziò Lana fiera. «Alyce devi capire che si tratta di un uomo e, in quanto tale, il suo cervello ci mette un po’ più di tempo a comprendere quello che il suo corpo e il suo istinto già sanno.»

Massaggiandomi le tempie sospirai.

Non era così che mi ero aspettata andasse quella conversazione.

Ero partita decisa a lasciarmi Donovan dietro le spalle e mi ritrovavo pronta a illudermi nuovamente.

Una stupida masochista, ecco cos’ero.

«Cosa devo fare allora?» chiesi a Lana in tono rassegnato.

Soddisfatta della mia resa vidi gli occhi di mia cugina brillare.

«Semplice, devi provocarlo.»

Cosa?

Provocarlo?

Sì, proprio una cosa semplice, semplice.

Magari per Lana, incarnazione di tutti i desideri maschili, poteva essere una cosa facile, ma per me…

«Non credo che una cosa del genere possa funzionare per me.»

«E perché?»

«Perché non ho la più pallida idea di come si faccia a provocare un uomo. Ho avuto alcuni ragazzi, ma sono sempre stati loro a prendere l’iniziativa e a farsi avanti.»

«Stronzate, puoi farcela e io ti aiuterò. Ora però dormiamo che sono stanchissima.»

Voltandomi le spalle Lana si rannicchiò su se stessa.

Del tutto sveglia e con la testa e il cuore pieni di pensieri e timori, mi misi a fissare il soffitto.

Avevo veramente appena accettato l’aiuto di Lana per provocare Donovan?

Tempo perso, ecco cosa sarebbe stato.

Un’inutile spreco di energie e speranze.

E per avere cosa in cambio? Il cuore spezzato e l’orgoglio sotto i piedi.

Sospirando, chiusi gli occhi.

Nonostante tutto comunque lo avrei fatto, ovvio che l’avrei fatto.

Donovan ne valeva la pena.

Sistemandomi meglio il cuscino dietro la testa, cercai di sgombrare la mente dai pensieri.

«Lana?» la chiamai, dopo qualche istante, del tutto incapace di non pensare a Donovan. «Domani mattina, dopo che sarai andata a correre, ti potresti fermare nello Starbucks vicino al parco e prendere dei donuts vaniglia e cioccolato? Se proprio devo provare a sedurre Don, tanto vale iniziare con il prenderlo per la gola.»

«Ok» biascicò mia cugina in risposta.

Dopodiché tutto ciò che sentii fu solo il suo respiro lento e regolare.

La mattina dopo, quando mi svegliai era sola nel letto.

Ero sul punto di richiudere gli occhi e concedermi un’altra mezzora di sonno quando un leggero ed invitante profumo di caffè giunse alle mie narici.

Allettata, e memore della richiesta fatta la sera prima a Lana, mi alzai velocemente dal letto.

Stavo camminando spedita verso il bagno quando, passando davanti allo specchio del comò, mi fermai di scatto.

Una rapida occhiata al pigiama che avevo addosso e una smorfia di disappunto si dipinse sul mio viso.

Non potevo di certo vidi presentarmi conciata così davanti a Donovan.

Altro che seduzione… lo avrei fatto scappare.

D’altronde, però, non potevo nemmeno presentarmi in cucina vestita di tutto punto e truccata.

Erano pur sempre le otto di domenica mattina!

Scartata immediatamente l’idea di usare una delle succinte sottovesti di Lana, con le quali sarei di certo sembrata più ridicola che sexy, optai per un paio di pantaloncini decisamente corti e una maglietta attillata.

Agguantati i capi prescelti volai in bagno per una doccia veloce.

Non appena pronta mi avvicinai alla porta della camera e posai una mano sulla maniglia.

Sentendo il coraggio venire meno esitai.

Ero veramente certa di quello che stavo per fare?

E se Donovan avesse riso di me?

E se invece di trovarmi sexy mi avesse trovata ridicola?

Portandomi le mani sulle guancie, chiusi forte gli occhi.

Coraggio, ce la potevo fare!

Un respiro profondo e uscii dalla stanza.

Seguendo il delizioso aroma del caffè raggiunsi la cucina.

«Buon giorno» dissi entrando e attirando immediatamente l’attenzione di entrambi i fratelli Turner, seduti sugli sgabelli della penisola, «e buona domenica.»

«Buon giorno a te donna che fai torte squisite» bofonchiò Raf strizzandomi un occhio e infilandosi una fetta gigante della mia torta in bocca.

Nervosa, spostai lo sguardo su Donovan.

Il fatto di trovare quel ragazzo intento ad osservarmi accigliato mandò in un attimo in frantumi tutto il coraggio che a fatica ero riuscita a mettere insieme.

Oddio, avevo esagerato… lo sapevo, ero ridicola.

«Che succede Don?» chiesi cercando di sembrare indifferente, ma sentendo le guancie andare a fuoco.

«C’è che ci sono anche altre persone in questa casa e dovresti fare un po’ più di attenzione a ciò che indossi. O meglio, a ciò che non indossi.»

Del tutto spiazzata da quella risposta e incerta su come interpretarla spostai lo sguardo verso Raf in cerca di aiuto.

Impegnato a trangugiare un’altra enorme fetta di torta, lo vidi sollevare le spalle e fissarmi con sguardo confuso.

Perfetto, nemmeno lui ci aveva capito nulla.

Delusa, amareggiata e, soprattutto, imbarazzata ero sul punto di aprire bocca e chiedere a Don una spiegazione quando Lana fece il suo ingresso in cucina.

Sudata e leggermente arrossata in viso, probabilmente per la fatica fatta durante la corsa mattutina, mia cugina appariva ugualmente stupenda.

«Ecco qua» esordì, mettendo il vassoio di donuts che le avevo chiesto di comprare sul ripiano della penisola e ignorando del tutto i presenti di sesso maschile.

Attirato dal profumo e dal logo sulla scatola, Donovan vi si avvicinò rapido al contenitore e, senza chiedere il permesso a nessuno, lo aprì.

Non appena scorto il contenuto un sorriso soddisfatto gli si dipinse in faccia.

«Donuts vaniglia e cioccolato, grazie Lana» esultò soddisfatto fissandola. «Altro che torta con le noci.»

Furiosa per la frecciatina di cui ero appena stata vittima, sentii ogni traccia di imbarazzo o timore evaporare.

Quasi, quasi Donovan mi aveva fatto un favore a dimostrarsi così poco interessato a me.

Chi lo avrebbe voluto al suo fianco un idiota maleducato del genere?

«Non è merito mio» mise immediatamente in chiaro mia cugina, incapace di staccare gli occhi da Raf e fissandolo in maniera schifata, «è stata Alyce a chiedermi di comprarle. Sai com’è, non potendo più andare lei al negozio qui vicino ha chiesto a me di farlo.»

«Perché non ci può andare?» le chiese immediatamente Don interessato .

Sì Lana, perché non ci posso più andare?

Curiosa di sentire cosa si sarebbe inventata questa volta mia cugina, la fissai con attenzione.

«Perché il ragazzo del negozio le muore dietro e ogni volta che la vede le chiede di uscire con lui. Poverino non lo fa apposta, ma è una cosa veramente assillante» si inventò di sana pianta quella bugiarda, esibendo una notevole faccia di bronzo e tenendo fede alla sua promessa di aiutarmi con Don.

Povera, se credeva che la tattica della gelosia avrebbe funzionato ne sarebbe di certo rimasta delusa.

Girandosi di scatto verso di me, Donovan mi puntò un dito addosso.

«Non mi hai mai parlato di questo tizio.»

Completamente spiazzata dal tono accusatorio e arrabbiato della sua voce, feci per aprire bocca quando Lana mi precedette.

«Non può mica parlarti di ogni ragazzo con cui esce o che le muore dietro, no?»

«Con… con cui esce?» farfugliò Don sempre più sorpreso e nervoso.

Oh mio Dio!

Ricordando a me stessa di respirare, cercai di tenere a bada il cuore.

Ma allora… allora aveva ragione Lana, non dovevo essere del tutto indifferente a Don.

Non se reagiva così alla notizia che uscivo con un altro.

«Fratellino, cristo santo» si intromise Raf avvicinandosi al fratello, «Alyce è una bella ragazza è ovvio che esca con dei ragazzi.»

Con gli occhi fissi sulla scatola di ciambelle davanti a lui Donovan rimase in silenzio, perso in non so quali pensieri.

«Certo» sentenziò con voce piatta, alcuni istanti dopo, risollevando lo sguardo. «È ovvio che lei esca con altri ragazzi. Ed è anche assolutamente giusto.»

Cosa?

Assolutamente giusto?

No, basta, basta!

Questo era troppo.

Non potevo continuare a perdere tempo e speranze dietro a false illusioni.

Sì, c’era stato un attimo, poco prima, in cui anche io mi ero illusa e avevo sperato di interessare a Donovan, ma le cose non stavano così.

Fanculo lui, fanculo le provocazioni di Lana, fanculo tutti.

Io avevo chiuso!

Sentendo le lacrime pungermi gli occhi strinsi i denti e, afferrata al volo una ciambella e il caffè, uscii dalla cucina.

Accidenti a me e a quando avevo deciso di dar retta a mia cugina!

Demoralizzata, mi diressi a grandi passi verso il salotto.

Sedendomi sul divano iniziai a fissare il gigantesco televisore appeso alla parete di fronte, nonostante fosse spento.

«Ignora quell’idiota di mio fratello.»

Convinta di essere sola, sussultai udendo la voce Raf.

Prendendo posto accanto a me, sentii il grosso braccio di quell’energumeno sfiorare il mio.

«Se ti può consolare è da ieri sera che Don si comporta in modo strano. Al bar è stato nervoso per gran parte del tempo.»

Sorridendogli, sospirai.

Puntando gli occhi sulla ciambella che avevo in mano, Raf la indicò.

«Te la mangi quella?»

Sorridendo, gliela passai.

Due morsi e la finì.

«Sei incredibile» lo presi bonariamente in  giro, sorridendo e scuotendo la testa.

«Lo so» mi rispose lui ammiccando.

Un istante e lo vidi tornare serio.

«Se ne accorgerà Alyce» mi disse piano, quasi fosse una confidenza intima, fissando gli occhi nei miei. «Se non è un idiota totale, prima o poi, se ne renderà conto.»

Sentendo le guance ardere, incapace di rispondere qualsiasi cosa, abbassai immediatamente lo sguardo.

«Perché tutti si accorgono che mi piace, tranne lui?» trovai il coraggio di chiedergli dopo qualche istante.

Se eravamo in vena di confidenze, tanto valeva lasciarsi andare.

«Perché è un uomo. Siamo creature alquanto limitate quando si parla di sentimenti.»

Un leggera risatina mi uscì insieme ad uno sbuffo.

«Comunque non serve che Don si accorga del mio interesse, per lui sono e sarò per sempre solo un’amica.»

«Non sono così sicuro che tu sia solo quello per lui» rifletté Raf ad alta voce, posandomi un braccio sulle spalle. «Secondo me mio fratello deve solo trovare il coraggio di ammetterlo con se stesso, se non lo ha già fatto…»

Gemendo posai la testa sulla sua spalla.

Ancora illusioni, ancora speranze…

Come potevo togliermi Don dalla testa e dal cuore se tutti continuavano a dirmi di non farlo, riempiendomi di false aspettative?

«Scusate, non che sia mia intenzione disturbarvi…»

La voce annoiata e altezzosa di Lana giunse alle nostre spalle interrompendo la conversazione.

«Che c’è Miss? Sei gelosa?» la prese immediatamente in giro Raf, cogliendo al volo l’occasione e voltando insieme a me la testa per osservarla.

In piedi sulla porta, mia cugina era ancora in tenuta da corsa.

«E di chi sarei gelosa, scusa? Di te? Assolutamente no» rispose prontamente lei, drizzando le spalle e fulminandolo con gli occhi. «Certo, sono sicura che ti piacerebbe se lo fossi, ma poi la tua già enorme autostima schizzerebbe alle stelle e tu rischieresti di esplodere. Quindi se ci pensi bene Mister Muscolo il fatto che io non mi accorga nemmeno che tu esista volge a tuo favore, in pratica ti sto salvando la vita.»

A quelle parole sul viso di Raf vidi dipingersi immediatamente un ghigno divertito ed estremamente sexy.

Ahia!

Il suo sguardo e l’espressione di sfida che si celava sotto non mi facevano presagire nulla di buono.

Mia cugina avrebbe fatto meglio a stare attenta.

«Raf, c’è Ronda al telefono.»

La voce di Donovan, proveniente dalla cucina, interruppe quel momento e tutto ciò che stava, o non stava, succedendo fra suo fratello e Lana, ancora intenti a fissarsi negli occhi.

«Arrivo» rispose lui alzandosi velocemente e uscendo a passo spedito dal salotto.

Rimasta sola con me, mia cugina mi raggiunse sul divano.

«Alyce mi sono sbagliata» esordì arricciando le labbra e sospirando teatralmente.

«Sì, lo penso anch’io. È più che evidente che Donovan non…»

«Non intendevo quello» mi zittì bruscamente lei intuendo dove volessi andare a parare, «mi riferivo alla questione del sedurre. Non è più necessario che tu lo faccia, quel ragazzo è decisamente attratto da te,  no… ora dobbiamo puntare tutto sul fattore gelosia.»

Sospirando scossi la testa.

Com’era possibile che mia cugina trovasse il fatto di arrendersi più difficile di quanto non lo trovassi io, diretta interessata?

«Lana…» cominciai a dire cauta, cercando le parole adatte per non offenderla, «non credo affatto che sia il caso di…»

«Fidati» mi tacitò nuovamente lei alzandosi in piedi, «e ora, se vuoi scusarmi, devo proprio andare a farmi una doccia e prepararmi per il lavoro. Oggi doppio turno!»

Salutata Lana, del tutto sola, mi sistemai più comodamente sul divano e, afferrato il telecomando, accesi il televisore.

Guardare la TV non era certo in cima alle lista cose che avrei voluto fare, ma se non altro restando dov’ero avrei evitato di incrociare Donovan.

Dopo aver saltato da un canale all’altro per circa dieci minuti, evitando accuratamente televendite e qualsiasi genere di evento sportivo, ero sul punto di arrendermi e spegnere quell’enorme e mortalmente noioso aggeggio quando vidi comparire sullo schermo un’enorme e alquanto inquietante faccia di un clown.

Il numero di telefono e l’invito a contattarlo per qualsiasi evento in cui fosse richiesta animazione mi ricordò improvvisamente che da lì a cinque giorni, il venerdì seguente per la precisione, sarebbe stato il mio di compleanno.

Decisa a non festeggiare in nessun modo, come del resto avevo sempre fatto da quando erano morti i miei genitori, mi augurai che Lana, presa dal lavoro, se ne fosse dimenticata.

Ogni anno era una lotta evitare le feste a sorpresa o le serate spettacolari che lei organizzava per celebrare l’occasione.

Rifilarle l’ennesimo rifiuto mi sarebbe veramente dispiaciuto.

Con un leggero sospiro, ancora troppo presa dal caos che regnava nella mia testa, feci per premere il pulsante rosso di spegnimento quando la voce sexy e virile di Donovan mi fermò.

«Non spegnere!» mi ordinò deciso, sedendosi accanto a me. «Mi piace questo programma.»

Sentendo il cuore accelerare i battiti e lo stomaco contorcersi, come del resto accadeva ogni volta che quel ragazzo si avvicinava a me, annuii porgendogli il telecomando.

Ancora arrabbiata con lui, sia per il modo in cui mi aveva trattata sia per il fatto di non provare per me ciò che io provavo per lui, feci per alzarmi dal divano decisa a prenderne le distanze.

«Non andare» mi fermò nuovamente lui, posandomi una mano sulla gamba e facendo schizzare le pulsazioni del mio cuore. «Parliamo un po’ ti va?»

Combattuta fra lo scappare nella mia stanza e il restare, alla fine decisi di rimanere seduta dove mi trovavo.

Annuendo con la testa, gli diedi il mio assenso.

Voleva parlare?

Molto bene, sarei restata e avrei ascoltato ciò che era venuto a dirmi.

«Scusa per prima» esordì lui, grattandosi la testa, una volta capito che non me ne sarei andata, «mi sonno comportato da vero idiota maleducato.»

«Sì, è vero» confermai decisa.

Ehi, avevo detto che lo avrei ascoltato non che gli avrei reso le cose facili!

«Già» bofonchiò lui arrossendo leggermente, «e… Alyce?»

«Sì?»

«Veramente il ragazzo del negozio di donuts ti viene dietro?»

Cosa?

Di tutte le domande che mi sarei aspettata in quel momento, quella era decisamente l’ultima della lista.

Oh Don! Perché quel ragazzo continuava a torturarmi così?

Un attimo prima mi dava l’impressione di essere geloso di me, quello dopo mi diceva che era giusto che io uscissi con altri ragazzi e quello dopo ancora si dimostrava nuovamente geloso.

Confusa e indispettita me ne rimasi in silenzio.

«Alyce?» mi spronò lui del tutto inconsapevole del fatto che fossi lì lì per scoppiare. «Allora?»

Incapace di resistere oltre, sbottai.

«Senti, che vuoi che ti dica? Ti sembra così strano che qualcuno ci provi con me? Cos’ho che non va? Non sarò bella come Lana però…»

Il fiume in piena di parole in cui mi ero trasformata si fermò nell’esatto istante in cui Donovan mi prese il volto fra le mani.

Incredula, non riuscii a fare altro che sgranare gli occhi.

Fissandomi intensamente, Don tacque per alcuni istanti poi aprì la bocca e, con poche e semplici parole, ribaltò il mio mondo rubandosi un altro pezzettino del mio cuore.

«Personalmente credo che tu sia molto più bella di tua cugina, perché tu sei bella sia dentro che fuori.»

«Scusa per la torta con le noci» fu tutto ciò che riuscii a blaterare in risposta.

Il sorriso che si dipinse sul viso di Don a quelle parole mi lasciò senza fiato.

Un istante però e lo vidi tornare serio.

Troppo serio.

No, no,no.

Non poteva di nuovo cambiare idea!

Accidenti!

Il suo sguardo, il modo in cui le sue mani stavano stringendo il mio viso… non poteva essere solo amicizia quella.

Il guizzo della lingua di Don che passò rapida sul suo labbro inferiore mi distrasse, relegando momentaneamente in un angolo della mia mente tutte le mie paure.

Quasi inconsciamente mi inumidii a mia volta le labbra.

Lo sguardo di Don che, fulmineo, saettava sulla mia bocca mi diede coraggio.

Chiudendo gli occhi avvicinai impercettibilmente il viso al suo in un invito più che esplicito.

Ecco, c’eravamo.

Con quel piccolo gesto avevo messo le carte in tavola, ora toccava a Don fare la sua mossa e dimostrarmi cosa provava per me.

Amicizia o qualcosa di più?

Con il cuore proto a schizzarmi fuori dal petto e la testa leggera avvertii l’alito caldo di Don sulle mie labbra.

Un istante e…

«C’è nessuno in casa?»

Una voce maschile, vagamente famigliare ma non abbastanza da permettermi di riconoscerla, interruppe il momento mettendo fine a tutto ciò che stava succedendo.

Nemmeno il tempo di riaprire gli occhi che vidi Don allontanarsi di scatto da me e passarsi le mani fra i capelli.

«Siamo di qua, Leo» urlò in risposta, spostando lo sguardo ed evitando così di guardarmi.

Mordendomi il labbro, cercai di tenere a freno tutte le emozioni che avevano iniziato a turbinarmi dentro.

Rabbia, delusione, tristezza, ma soprattutto rimpianto.

Avevo appena perso la mia occasione con Don.

Se Leo non ci avesse interrotti, infatti, ero sicura che mi avrebbe baciata.

Ciò che avevo visto in fondo ai suoi occhi qualche istante prima non poteva non essere desiderio, doveva esserlo.

Perché io stavo letteralmente morendo di desiderio per lui.

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-DONOVAN-

Erano passati un paio di giorni da quando Alyce ed io…

Come definire ciò che era, anzi, non era accaduto fra noi?

Certo, una chiara idea di ciò che sarebbe successo se non fossimo stati interrotti da Leo ce l’avevo, non ero certo uno stupido, il fatto però era che non avevo alcuna voglia di ammetterlo, soprattutto a me stesso.

Un’imperdonabile debolezza, ecco cos’era stata.

Nonostante avessi imposto a me stesso di stare alla larga da quella ragazza non ci ero riuscito.

Già provato da ciò che era successo la sera prima, quando ero salito su dal bar per recuperare il cellulare di Raf, avevo ricevuto il colpo di grazia quando mi ero ritrovato davanti Alyce con addosso nient’altro che un paio di pantaloncini decisamente troppo corti e una maglietta che lasciava molto poco spazio all’immaginazione.

La voglia di saltarle addosso era stata così forte e prepotente che ce l’avevo dovuta mettere veramente tutta per starle lontano.

Le avevo risposto male, l’avevo ignorata, mi ero finto concorde con il fatto che frequentasse altri ragazzi… insomma avevo provato di tutto, ma alla fine non ce l’avevo comunque fatta.

Ero un uomo debole, ecco cos’ero.

L’avevo raggiunta in salotto e mi ero scusato con lei.

Nella mia testa ero deciso a chiederle perdono per il mio comportamento e nient’altro, basta così, ma poi il bisogno di chiederle spiegazioni sul quell’idiota di commesso che la infastidiva aveva preso il sopravvento.

La reazione di Alyce mi avava lasciato senza parole.

Veramente quella ragazza credeva di essere meno attraente di sua cugina?

Che sciocca!

Prendere il suo viso fra le mani e rassicurarla era stato un gesto automatico.

Così come il baciarla se non fosse arrivato Leo a interromperci.

Grazie a mio fratello ero riuscito a fermarmi in tempo, evitando di infrangere la promessa fatta a me stesso di starle lontano.

Dio, sarebbe stata dura per me rimanere sulla retta via.

Soprattutto dopo che Alyce, dimostrandosi più che disposta a farsi baciare da me, mi aveva in qualche modo palesato il suo interesse.

Sentendo la tensione arrivare a livelli allarmanti, quella mattina decisi di uscire e andare a correre.

Dopo aver percorso quasi una decina di chilometri, esausto e con la mente ancora in subbuglio, tornai indietro.

Arrivato a casa mi fiondai dentro, aprendo rapido la porta, desideroso di farmi quanto prima una doccia.

Purtroppo però per la fretta non vidi Alyce intenta ad uscire e le finii addosso.

Afferrandola per un braccio le impedii di cadere.

«Scusa» le dissi costernato, fissando lo sguardo sul suo viso ancora leggermente confuso e sorpreso.

Sistemandosi la camicetta, Alyce fece un passo indietro.

«Non è nulla, tranquillo.»

Incapace di dire nulla rimasi immobile a fissare il suo viso, avvertendo all’istante una strana vibrazione alla bocca dello stomaco.

Gettando una veloce occhiata all’orologio che portava al polso, Alyce spostò il peso da un piede all’altro.

«Io… ehm… ora dovrei andare.»

Rendendomi conto di ostruire l’uscita, decisi comunque di non muovere un passo.

«Dove stai andando?» le chiesi, spostando lo sguardo sulla sua candida camicetta bianca e poi, più giù, sui suoi jeans attillati, per terminare sulle scarpe nere a tacco alto.

«Ehm… io…» cominciò a tergiversare lei, arrossendo leggermente, «sto andando… in palestra! Sì, esatto, in palestra!»

Sollevando un sopracciglio la osservai sospettoso.

«In palestra?» chiesi scettico. «E il borsone dov’è?»

Guardandosi furtivamente attorno Alyce si morse il labbro.

«In macchina. Ero già scesa giù, pronta per andare, quando mi sono accorta di aver scordato il cellulare in casa. Sono tornata di nuovo su per prenderlo, lasciando il borsone in macchina.»

Ma chi credeva di prendere in giro?

Davvero Alyce sperava che non mi accorgessi del fatto che stava mentendo?

Tentato di estorcerle la verità in ogni modo, fui costretto a mordermi la lingua per tacere.

Un conto era fare un paio di domande sperando che passassero per chiacchiere innocenti, un altro era la curiosità morbosa.

Se volevo mantenere il nostro rapporto sul piano dell’amicizia dovevo assolutamente lasciar correre.

Annuendo leggermente con la testa mi spostai di lato, lasciando Alyce libera di andare e augurandole buon allenamento.

Rimasto solo mi fiondai nella mia stanza.

La smania di sapere dove in realtà Alyce fosse diretta e, soprattutto, per quale accidenti di motivo avesse deciso di mentirmi sulla sua destinazione m’impedirono di godermi a pieno la calda acqua scrosciante.

Dopo quasi un’ora, rassegnato, mi trascinai fuori dal bagno.

Sedendomi sul letto appoggiai i gomiti sulle ginocchia, abbassando la testa e infischiandomene dell’acqua che gocciolava sul pavimento.

Alyce m’interessava e anche tanto.

Come poteva essere altrimenti se, nonostante ci avessi provato in tutti i modi, negli ultimi due giorni non ero riuscito a smettere di pensare a lei?

Il rumore della porta di casa che veniva aperta richiamò immediatamente la mia attenzione.

Forse era Alyce.

Forse era tornata.

In preda alla smania di vederla, infilai un paio di jeans e, agguantata una maglietta, uscii di corsa dalla mia stanza.

Giunto all’ingresso, così come avevo sperato, vi trovai lei.

Del tutto concentrata sul telefonino che teneva in mano, in un primo momento non si accorse di me.

Approfittando di quel suo momento di distrazione la osservai attentamente.

C’era in lei qualcosa che non andava…

Non era qualcosa di eclatante o evidente, ma qualcosa c’era ne ero certo.

Dovevo solo capire cosa.

Un istante e la risposta mi balzò agli occhi.

La sua camicetta.

Quella che al momento di uscire risultava perfetta e che ora, invece, era abbottonata storta.

Perché la camicetta era abbottonata storta?

«Donovan!» sussultò Alyce, accorgendosi di me e richiamando la mia attenzione.

Confuso e anche abbastanza infastidito dal dettaglio che avevo appena colto, sollevai gli occhi sul suo viso.

«Hai fatto presto» la attaccai senza tanti preamboli.

Perché la camicetta era abbottonata storta?

Colta di sorpresa Alyce sgranò leggermente gli occhi.

«Cosa?»

«In palestra» specificai fissandola intensamente e cercando di cogliere ogni piccola espressione del suo viso in grado di mostrarmi ciò che lei si ostinava a non volermi rivelare, «hai fatto presto.»

«Sì, bhè… ero stanca e ho deciso di interrompere l’allenamento» mi rispose diretta, sollevando il mento e barricandosi dietro quella sua menzogna.

Questa volta la paura di fare la figura del fidanzato geloso non bastò a trattenermi.

«E il tuo borsone da palestra dov’è?»

Arrossendo Alyce abbassò lo sguardo.

«L’ho lasciato in macchina.»

Quella ragazza era veramente una pessima bugiarda.

Se la sua incapacità di mentire non mi fosse stata così utile, le avrei di certo fatto notare la cosa.

Ma siccome in quel momento ne avevo bisogno…

«Il tuo borsone da palestra ha un vero debole per la tua auto…» la provocai.

«Finiscila Donovan!» sbottò lei palesemente infastidita. «Che t’interessa dove sono stata e dove diavolo si trova il mio borsone? Non sono di certo affari tuoi! E ora, se non ti dispiace, vado a farmi una doccia!»

«Perché la doccia? Non l’hai già fatta in palestra?» le chiesi, del tutto sopraffatto dalla gelosia, facendo un passo verso di lei.

Sospirando Alyce si passò le mani sul viso.

«Donovan, non voglio risponderti. Sono stanca e ho le gambe indolenzite. In questo momento ho solo voglia di farmi una doccia lunga e rilassante.»

Detto ciò puntò entrambe le mani sul mio petto e, dopo avermi spinto via, s’incamminò decisa verso la sua stanza.

Accidenti!

Stavo ancora rimuginando sulla discussione appena avuta con Alyce quando sentii qualcuno bussare con forza alla porta.

Controllando dallo spioncino vidi Alex, il miglior amico di Leo.

«Ehi, che ci fai da queste parti?» lo accolsi aprendo la porta.

«Passavo di qui» mi rispose lui guardandosi velocemente attorno. «Raf è in casa?»

«No, è giù al bar. Ti va di raggiungerlo? Magari ci facciamo offrire una birra.»

Pregando che il ragazzo di fronte a me accettasse la mia offerta lo fissai dritto negli occhi.

Non bramavo particolarmente bermi una birra a quell’ora, ma pur di uscire di casa e mettere un po’ di distanza fra me e Alyce avrei fatto di tutto.

Il rischio di cedere alla tentazione e correre da lei per chiederle nuovamente dove fosse stata, infatti, era ancora troppo forte.

Risultare ridicolo sarebbe stato un attimo, dovevo allontanarmi.

«Certamente» acconsentì Alex con entusiasmo, voltandosi e precedendomi giù per le scale.

«Raf?» urlai, non appena messo piede nel bar. «C’è Alex, è venuto a trovarci!»

«Ehi amico» lo salutò mio fratello spuntando all’improvviso da dietro il bancone di fronte e facendoci sussultare per lo spavento. «Qual buon vento ti porta da queste parti?»

Avvicinandosi al bancone e accomodandosi su uno sgabello, Alex batté il pugno a Raf.

«Mi trovavo a passare di qui e ho deciso di fermarmi per farvi un saluto. E poi speravo anche di scroccarti una birra…»

«Bastardo scroccone» lo prese in giro mio fratello, agguantando un bicchiere. «Come la vuoi? Chiara o scura?»

«Fai tu, per me è uguale.»

«Una anche per me» m’intromisi, prendendo posto accanto ad Alex.

«Ovvio» mi prese in giro mio fratello, facendomi l’occhiolino.

Non appena le nostre birre furono pronte, Raf le posò dinanzi a noi.

Posando le mani sul bancone, mio fratello si sporse in avanti.

«Allora Alex, che si dice? Come te la passi?»

«Alla grande» rispose il nostro ospite dopo aver bevuto una lunga sorsata di birra. «Soprattutto adesso.»

E, ridacchiando, si attaccò nuovamente al bicchiere della birra bevendone quasi la metà.

«Che intendi dire?» gli chiesi, lieto di aver trovato un diversivo che mi tenesse la mente occupata.

«Intende dire che si è appena fatto una ragazza» intervenne mio fratello rispondendo al posto suo. «Don, se non riconosci più un’espressione post orgasmo vuol dire che non fai sesso da troppo tempo.»

«Coglione» dissi contemporaneamente all’ «Esatto!» di Alex.

«Sono esausto» proseguì quest’ultimo. «Quella ragazza… Dio, mi ha quasi ucciso. L’ho incontrata in palestra, avevo appena finito di allenarmi ed ero distrutto, ma ad un invito del genere non potevo certo dire di no…»

Alla parola palestra uno strano senso d’inquietudine iniziò a pervadermi.

Coincidenze.

Solo, unicamente, coincidenze.

Sporgendomi verso il bancone afferrai la mia birra e, dopo aver bevuto un paio di lunghi sorsi, mi voltai verso Alex spronandolo a continuare.

Di norma non mi piaceva parlare di queste cose, né tanto meno stare ad ascoltarle, ma dovevo assolutamente saperne di più.

«Com’era la ragazza?» gli chiesi, cercando di sembrare solo leggermente incuriosito e non ossessionato, come in realtà ero.

«Uno schianto» mi rispose senza alcuna esitazione lui, chiudendo gli occhi e sorridendo compiaciuto. «Mora, tutta acqua e sapone, ma con un corpicino… wow! Fantastico!»

Ancora. Solo. Coincidenze.

Il mio patetico tentativo di autoconvincermi che Alyce non centrasse nulla con quella storia fece quasi ridere anche me.

E lo avrei fatto se non fossi stato così in preda alla gelosia.

«Quindi?» lo incalzai, sollecitandolo. «Vi siete incontrati in palestra e…»

«Allora» ricominciò a raccontare Alex, «come vi dicevo, stavo uscendo dalla palestra quando questa meraviglia, entrando, mi è piombata fra le braccia. Non appena si è accorta di essermi finita contro ha iniziato a farfugliare una serie di scuse sul fatto che era sovrappensiero e che quindi non mi aveva visto. Abbiamo iniziato a chiacchierare ed è saltato fuori che stava andando in palestra per sfogare un po’ di rabbia accumulata per colpa di un ragazzo che l’ha baciata e poi si è tirato indietro, o quasi baciata o qualcosa del genere. Ma dico io… che razza d’idiota si farebbe sfuggire una ragazza del genere?»

Sentendomi inconsciamente chiamato in causa, cominciai ad agitarmi sulla sedia.

«E poi?»

Sollevando un sopracciglio Alex mi guardò divertito poi, dopo aver bevuto un’altra generosa sorsata di birra, proseguì.

«Allora, cogliendo la palla al balzo, le ho detto che conoscevo un modo migliore della palestra per sfogare la rabbia. Lei ha accettato e il resto è storia…»

«Cioè?» chiesi stringendo gli occhi a fessura e trattenendomi dallo scattare in piedi e afferrare Alex per la maglietta.

«Fratellino, se hai bisogno di chiederlo non è un buon segno» intervenne Raf ridacchiando e scatenando l’ilarità di Alex.

«Spiacente Don, non racconto mai i particolari dei miei incontri di sesso» si scusò quest’ultimo non appena riuscì a smettere di ridere. «Ti dirò solo che è stato breve ma particolarmente intenso.»

Risentito, mi alzai di scatto.

Se Alex non voleva dirmi com’erano andate le cose, avrei chiesto maggiori informazioni alla diretta interessata.

Nonostante sperassi con tutto il cuore che non si trattasse di lei.

 

FINE 4° PARTE

 

– ARRIVEDERCI A MERCOLEDI PROSSIMO –

 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Lorenza. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

6 Comments on Nuovo Racconto Inedito – “Prima che ti Accorgessi di Me” di Lorenza – 4° Parte

  1. manu85
    novembre 30, 2016 at 3:12 pm (4 anni ago)

    Forse è meglio che il nostro Donovan si dia una bella svegliata..se no mi sa che qualcuno la freghers sotto il naso..oppure è solo una bugia per ingelosire il nostro tontolone…
    Complimenti brava Lorenza

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    • Lorenza
      novembre 30, 2016 at 5:00 pm (4 anni ago)

      Grazie Manu! L’attesa non sarà lunga… la prossima settimana si scoprirà tutto…

      Rispondi
  2. Rosy ♥
    novembre 30, 2016 at 6:20 pm (4 anni ago)

    No no no… non può finire così!!!
    Crudeliaaaaaaaaaaaaaa ♡

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    • Lorenza
      novembre 30, 2016 at 7:41 pm (4 anni ago)

      A ma sta volta non è merito mio…
      Stella ci ha messo del suo!
      una collaborazione a delinquere siamo!

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  3. Valentina
    dicembre 2, 2016 at 6:52 am (4 anni ago)

    La perfidia di Lana è proprio uscita dalla tua penna, cara la mia Crudelia! Veramente interessante questo capitolo, brava Lory! Mi piace come scrivi queste storie, se dovessi usare un aggettivo per descrivere il tuo modo di raccontare queste schermaglie amorose direi che “frizzante” è perfetto. Non ci si annoia mai a leggere. A mercoledì prossimo

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    • Lorenza
      dicembre 2, 2016 at 10:32 am (4 anni ago)

      Wow, cioè veramente Wow! È bellissimo quello che mi hai scritto! Grazie mille! Veramente.

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