Nuovo Racconto Inedito – “Prima che ti Accorgessi di Me” di Lorenza – 8° Parte

Malintesi, ripicche, dolci vendette.

Questo e altro saranno gli argomenti di oggi nel nuova puntata del racconto di Lorenza.

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Ormai è chiaro, lampante per tutti, tranne, ovviamente, per i diretti interessati che Cupido ha scoccato le sue frecce, ma forse doveva impegnarsi un pò di più nel prendere la mira, visto che i piccioncini hanno ancora dubbi e titubanze.

Non so a voi, ma a me verrebbe una gran voglia di strozzarli questi cari ragazzi!

Comunque, mai come oggi abbiamo bisogno di distrazioni e i fratelli Turner, nel bene e nel male, con i loro siparietti da cavernicoli, fanno proprio al caso nostro, quindi vi lascio alle loro focose scaramucce e vi auguro l’immancabile…

Buona Lettura 

 

 

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TURNER’S BROTHERS

“PRIMA CHE TI ACCORGESSI DI ME”

-ALYCE-

Confusa e ferita per il comportamento di Donovan voltai il viso verso il finestrino e finsi di osservare il paesaggio.

Don mi stava ignorando?

Bene, avrei fatto lo stesso.

Non appena giunti all’appartamento di Raf, dopo un viaggio sostanzialmente breve ma che a me parve durare un secolo, mi dileguai velocemente in camera mia bofonchiando a denti stretti qualcosa circa la necessità di farmi una doccia.

La prima cosa che feci, non appena aperta la porta della mia stanza, fu guardarmi rapidamente attorno.

Per fortuna di Lana non vi era nessuna traccia.

Probabilmente quel giorno mia cugina doveva avare il doppio turno al lavoro, meno male.

Non che avessi nulla contro di lei, ma in quel preciso momento avevo assolutamente bisogno di restarmene da sola.

Sospirando mi sfilai i panni sporchi di dosso e m’infilai dentro la doccia.

Dopo aver regolato la temperatura dell’acqua mi posizionai sotto il getto cercando sollievo per i muscoli tesi del mio collo.

Sentendomi leggermente più rilassata, passai a insaponarmi e lavarmi con cura sia il corpo che i capelli.

Non senza una certa fatica riuscii a togliermi di dosso i residui di vernice, dopodiché chiusi l’acqua e uscii dalla doccia.

Asciugati i capelli mi vestii in modo quasi automatico, troppo persa nei rimuginamenti mentali che tanto avevo cercato di evitare.

Ero stufa di cercare una spiegazione per il comportamento strano di Don quel giorno, non avevo fatto nulla di male, non volontariamente, perciò se quell’idiota voleva continuare a ignorarmi peggio per lui.

Non era un problema mio, o almeno avrei fatto di tutto perché non lo fosse.

Una volta pronta andai in cucina, pregando con tutta me stessa che preparare la cena si rivelasse un ottimo diversivo.

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-DONOVAN-

Amareggiato, osservai Alyce voltarmi le spalle e sparire in tutta fretta dentro la sua stanza.

Sollevando una mano per massaggiarmi il collo mi avviai a mia volta verso la mia.

«Ehi fratellino» mi accolse Raf non appena misi piede nel bagno che condividevamo, finendo di allacciarsi un asciugamano in vita e gocciolando acqua dappertutto. «Dov’eri finito?»

«Da papà e mamma» gli risposi in tono piatto, sfilandomi le scarpe e togliendomi la t-shirt. «Mamma voleva ridipingere il salotto.»

«Allora me la sono scampata bella!» gioì soddisfatto lui, scoppiando a ridere.

«Ma che hai?» aggiunse, un istante dopo, tornando di colpo serio e fissandomi attentamente.

«Leo ha chiesto se mercoledì sera puoi tenere il bar chiuso al pubblico e riservarlo per il compleanno di Alex» gli risposi, dopo un attimo di esitazione.

Ero stato sul punto di confidare a mio fratello ciò che era successo con Alyce ma, alla fine, avevo desistito.

Primo non erano affari suoi e, secondo, non ero affatto dell’umore giusto per parlarne.

«Certo, non ci sono problemi» mi rispose Raf continuando a fissarmi con attenzione.

Deciso a tenere per me i miei pensieri mi sforzai di fingere che fosse tutto a posto.

«Se hai finito…» dissi accennando con la testa verso la doccia, deciso a chiudere quanto prima la nostra conversazione.

«La doccia è tutta tua» mi rispose mio fratello afferrando un asciugamano pulito e passandoselo sul viso.

Senza farmelo ripetere due volte lo aggirai rapido puntando dritto verso la doccia.

Circa un’ora più tardi, non appena un lungo brivido mi scosse il corpo rendendomi chiaro come fosse ormai giunta l’ora di uscire da quel mio rifugio confortevole ma provvisorio, chiusi l’acqua e uscii.

Afferrando l’asciugamano pulito che molto gentilmente mio fratello mi aveva lasciato appoggiato sul lavandino, iniziai ad asciugarmi.

Una volta asciutto feci per uscire dal bagno, ma mi bloccai.

Un profumino davvero invitante stava riempiendo l’aria.

Sentendo la pancia brontolare mi vestii velocemente e mi diressi in cucina.

Come presupponevo, e in parte temevo, trovai Alyce indaffarata ai fornelli.

Insieme a lei c’era anche mio fratello Raf, seduto su di uno sgabello e intento a bersi una birra.

«Se per te è un problema puoi dirmelo tranquillamente, però ti assicuro che sarà una cosa veloce» le stava dicendo lui, dei tutto ignaro della mia presenza. «Al massimo un paio di ore, non di più.»

«Che succede qui?» chiesi immediatamente facendomi avanti, spinto da qualcosa che somigliava in tutto e per tutto a gelosia.

«Niente» mi rispose mio fratello, voltando lo sguardo verso di me e osservandomi con un sopracciglio sollevato. «Stavo chiedendo ad Alyce se può lavorare per un paio di ore al bar stasera. Ronda per un po’ sarà assente e, mentre cerco una ragazza che possa sostituirla, ho bisogno di qualcuno che mi dia una mano.»

«Posso aiutarti io» mi proposi all’istante voltando lo sguardo verso Alyce la quale, però, stava continuando imperterrita a ignorarmi, seguitando ad armeggiare con pentole e tegami.

«Lo immaginavo» annuì mio fratello posandomi una mano su di una spalla, «ma se mi avessi lasciato finir di parlare avrei chiesto anche a te di aiutarmi. Può essere che stasera, a un certo punto, io mi debba assentare per un po’ perciò è meglio che ci siate entrambi.»

Sollevando un sopracciglio guardai Raf dritto negli occhi chiedendogli spiegazioni.

Scuotendo impercettibilmente la testa però lui mi fece capire che quello non era il momento, né il luogo, giusto per darmi spiegazioni.

Annuendo lasciai cadere lì il discorso.

«Dai, Don» mi spronò mio fratello facendomi l’occhiolino e colpendomi il braccio con un gomito, «dammi una mano ad apparecchiare.»

Annuendo con la testa mi voltai e feci il giro della penisola per prendere piatti, bicchieri e posate.

Non appena mi trovai di fronte ad Alyce, però, il respiro mi venne meno.

Seminascosta dal bancone dietro al quale si trovava non avevo fatto caso al suo abbigliamento.

Con indosso uno striminzito paio di short in jeans e una semplice canottierina bianca quella ragazza era uno schianto.

Chiamando a raccolta tutto il mio autocontrollo, afferrai le stoviglie e le posai sulla penisola su cui avremmo cenato da lì a poco.

«Raf puoi venire un attimo?» chiesi a mio fratello indicandogli, con un cenno della testa, di seguirmi in salotto. «Ho bisogno un secondo di te, poi torneremo subito di qua ad apparecchiare».

«Ok» mi rispose lui assecondandomi, ma aggrottando le sopracciglia confuso.

«Non avrai mica intenzione di permettere ad Alyce di venire a lavorare giù al bar conciata in quel modo, vero?» gli ringhiai contro, alcuni istanti dopo, non appena fummo soli e al riparo delle orecchie della diretta interessata.

Trattenendo a fatica una risata, Raf scosse la testa.

«Certo che no» mi rispose tentando di restare serio, ma fallendo miseramente. «Al posto della canottierina le farò indossare la t-shirt con il logo del bar.»

«Non è divertente!» gli abbaiai contro facendo un passo verso di lui. «I ragazzi se la mangeranno con gli occhi e inizieranno a fare i coglioni con lei!»

«E quale sarebbe il problema?» m’imbeccò tranquillo lui, per nulla impressionato dal mio tono di voce aggressivo. «Alyce è una ragazza bella e single. Un po’ di complimenti non potranno certo che farle piacere.»

«Il problema…» iniziai a rispondergli tentando di abbassare il tono di voce per non farmi sentire fino in cucina, «è che io non voglio passare tutta la serata a doverle fare da angelo custode, sarebbe una seccatura.»

Odiavo mentire a mio fratello, ma non potevo certo dirgli che il vero motivo di quella mia scenata erano la gelosia e la paura fottuta che qualche ragazzo dotato di un po’ di cervello si accorgesse di quanto fosse bella Alyce per poi provarci con lei.

Dio, non sarei mai sopravvissuto a una cosa del genere.

«Senti Don» sbuffò piano mio fratello interrompendo i miei pensieri, «quella ragazza è maggiorenne, intelligente e, soprattutto, in grado di scegliere da sola cosa indossare. Non mi renderò ridicolo ordinandole di cambiarsi. Se ci tieni così tanto fallo tu.»

E, detto questo, Raf girò i tacchi e tornò nell’altra stanza.

Stringendo i pugni, scossi la testa.

Accidenti quanto avrei voluto farlo veramente.

Ogni singola parte di me stava fremendo per andare in cucina, afferrare Alyce per un braccio, portarla nella sua stanza e impedirle di uscire da lì finché non si fosse decisa a indossare qualcosa di più appropriato.

Giuro che lo avrei fatto veramente, ma non potevo.

Non quando i rapporti fra noi continuavano a essere così… indefiniti e precari.

Dopo aver fatto un profondo respiro, nel tentativo di riprendere il controllo, tornai in cucina.

Senza aprire la bocca presi posto su uno sgabello libero accanto a Raf e, unendomi a lui e Alyce, iniziai a cenare.

La cena, nonostante il cibo fosse come al solito strabiliante, fu un vero schifo.

O, almeno, lo fu per me.

Mio fratello e Alyce, infatti, chiacchierarono tranquillamente per tutto il tempo.

Finito di cenare mio fratello gettò un’occhiata all’orologio che portava al polso.

«Lascia pure tutto qui Alyce, sparecchieremo domani mattina» le disse alzandosi in piedi. «Dobbiamo assolutamente scendere di sotto, iniziare a rifornire il bar e sistemare i tavoli.»

Annuendo, Alyce si alzò a sua volta.

«Mi lavo velocemente i denti e sono pronta» disse, dandomi la sensazione di essere decisamente eccitata all’idea di rendersi utile lavorando nel bar di mio fratello.

Stringendo i denti mi resi conto che non era nei suoi programmi cambiarsi d’abito.

Mi si prospettava davvero una bella serata!

Ruotando le spalle, nel tentativo di rilassare i nervi, mi alzai dallo sgabello e mi diressi in camera mia per mettere le scarpe.

Alcuni minuti dopo, non appena fummo tutti pronti, iniziammo scendendo le scale diretti al lavoro.

«Don, prima di tirare giù le sedie dai tavoli potresti far vedere ad Alyce dove teniamo le scorte di liquori e spiegarle brevemente come funziona il tutto?» mi chiese mio fratello Raf, non appena mettemmo piede dentro il suo bar.

«Certo» risposi prontamente, sforzandomi di non prenderlo in giro.

Il fatto che tutto funzionasse alla perfezione era per Raf di vitale importanza.

Facendo segno con una mano ad Alyce di seguirmi, mi diressi verso il magazzino.

La prima cosa che feci, non appena aperta la porta, fu accendere le luci.

Cercando di ignorare con tutto me stesso il seno di Alyce che continuava a sfiorare il mio braccio, mi guardai attorno.

«Dunque…» iniziai a dire, dopo essermi schiarito la voce, «qui a sinistra ci sono whisky, rum, tequila e tutti gli altri super alcolici. Nella scansia sulla tua destra, invece, ci sono le birre in bottiglia e i rifornimenti di patatine e noccioline. Non è complicato, se vedi che qualcosa di là sta per finire vieni qua e lo prendi. Tutto chiaro?»

Voltando il viso di lato vidi Alyce annuire e guardare nuovamente da un lato e poi dall’altro, osservando un’ultima volta la disposizione delle bottiglie.

Incapace di restare un attimo di più in quella stanza angusta insieme a quella ragazza, mi girai di scatto e guadagnai la porta in tutta fretta.

Un istante in più e avrei corso il serio rischio di saltare addosso a quella ragazza.

Dopo aver spento la luce e chiuso la porta, Alyce mi raggiunse al bancone.

«Allora» proseguii, fingendomi del tutto padrone di me stesso, «qui ci sono la spillatrice della birra e lì quella di coca cola e soda. Se hai il dubbio che un cliente che ordina qualcosa di alcolico non sia maggiorenne non esitare a chiedergli il documento, Raf è molto fiscale su quest’argomento. Comunque stai tranquilla perché i clienti oramai lo sanno e nessuno prova più a fare il furbo, ma tu sei nuova perciò qualcuno potrebbe provarci.»

«Donovan?» mi bloccò improvvisamente Alyce decidendosi finalmente a rivolgermi la parola. «Stai tranquillo! Non ho mai lavorato in un bar, ma per un certo periodo della mia vita ne ho frequentati parecchi. So come funzionano le cose e so come si prepara la maggior parte dei cocktail. Perciò, fai un favore a entrambi e cerca di rilassarti.»

Stupito per quella confessione inaspettata, annuii e basta.

Alyce aveva frequentato assiduamente dei bar?

Non me lo aveva mai detto.

Perché lo aveva fatto?

Il bisogno di sapere e di conoscere ogni dettaglio di lei e della sua vita mi attanagliò stretto.

«D’accordo» le risposi soffocando ogni curiosità. «Ora ti faccio vedere dove sono il ghiaccio e i bicchieri.»

Meno di venti minuti dopo, non appena ebbi finito di spiegare ogni cosa ad Alyce, mi diressi verso i tavoli per togliervi le sedie da sopra e iniziare a sistemarli in vista dell’apertura che sarebbe avvenuta da lì a una mezz’oretta.

Il pensiero improvviso di orde di ragazzi intenti ad ammirare o, peggio ancora, a flirtare con Alyce tornò inopportunamente ad affacciarsi nella mia mente.

Scuotendo la testa, sbuffai.

Sì, sarebbe stata decisamente una serata lunga e difficile.

Avevo appena terminato il mio lavoro quando sentii Raf urlare qualcosa dal fondo del bar.

«Sto per aprire ragazzi!» ci avvisò ad alta voce sollevando il braccio per mostrarci le chiavi che teneva in mano.

Voltando il viso verso Alyce la vidi annuire entusiasta.

«Ok» gli urlai scuotendo la testa.

La prima persona a entrare nel bar fu Ivan, il ragazzo che avrebbe fatto da cameriere ai tavoli per quella sera.

«Ciao a tutti» esclamò non appena messe piede dentro, sfilandosi la felpa e richiamando l’attenzione di tutti.

Ivan, un ragazzo dal fisico possente, ma non eccessivamente bello in viso, era un vecchio compagno di boxe di Raf.

Quando un brutto infortunio al ginocchio aveva posto fine alla sua carriera, mio fratello gli aveva prontamente offerto un lavoro.

«Ehi!» lo sentii esultare, qualche istante dopo, mentre mi stavo accingendo a raggiungere Alyce dietro al bancone. «Ma chi abbiamo qui? Una nuova assunta? Ti prego Raf dimmi che non è solo in prova, ma che lavorerà per sempre con noi. E magari dimmi anche che è single. Ti prego, amico, rendimi l’uomo più felice del mondo.»

Quelle parole, seppur dette in tono scherzoso, mi fecero prendere fuoco in un solo misero istante.

«Giù le mani da lei!» sbottai, incapace di trattenermi, fulminando quel tizio con gli occhi.

«Calma, calma» intervenne Raf facendosi avanti. «Ivan, ti presento Alyce, la mia nuova coinquilina, nonché amica di Don. Non lavora qui e non lo farà mai. Questa gentile ragazza è qui stasera solo per farmi un favore. Sì, è single, ma devi lasciarla stare. Non ammetto relazioni fra i dipendenti Ivan, lo sai bene.»

«Andiamo amico» perseverò ancora quel ragazzo, «non puoi dire sul serio.»

Un’occhiata decisa di mio fratello lo zittì all’istante.

«Ho capito» annuì rassegnato Ivan, sbuffando. «Vado a cambiarmi.»

Dopo che quell’idiota fu scomparso nel retro del bar, sentii Alyce schiarirsi la voce.

«Ragazzi» esordì richiamando l’attenzione sia mia che di Raf, «vi ringrazio di cuore per la vostra premura, veramente, ma voglio ricordarvi che non sono fatta di porcellana. Vivo da sola dall’età di quindici anni e vi garantisco che sono assolutamente in grado di difendermi.»

«Ma certo» la rassicurò Raf, sorridendole. «Scusaci se siamo stati troppo protettivi.»

«Tranquilli» ci tranquillizzò lei, «e comunque la cosa mi ha fatto piacere. È bello sapere che c’è qualcuno pronto a difendere il mio onore.»

«Certo, certo» bofonchiò in imbarazzo Raf massaggiandosi la testa.

Il rumore della porta che veniva aperta e una nutrita comitiva di studenti intento a entrare posero fine alla nostra conversazione.

Prima che le ordinazioni iniziassero ad arrivare, tenendomi occupato, mi avvicinai ad Alyce.

«Pronta?» le chiesi piano, avvicinando il mio petto alla sua schiena e accostando la bocca al suo orecchio.

Certo, ero ancora abbastanza arrabbiato con lei, ma volevo che a Ivan fosse ben chiaro il fatto che Alyce era off limits per lui.

Con la coda dell’occhio notai le guance di Alyce farsi rosse e la sua bocca aprirsi pronta a rispondere.

Proprio in quell’istante, però, un nutrito gruppo di ragazzi e ragazze si avvicinò al bancone reclamando la nostra attenzione.

Chiudendo la bocca di scatto Alyce si allontanò da me, facendo un passo di lato e sporgendosi verso i clienti per iniziare a prendere le loro ordinazioni.

Sorridendo sornione mi misi a mia volta al lavoro.

Era ormai passata più di un’ora da quando i primi clienti erano entrati nel bar e altri seguitavano ad arrivarne.

Fino a quel momento la serata si era rivelata tranquilla e Alyce non aveva manifestato nessuna difficoltà, anzi…

Come mi aspettavo gran parte dei clienti di sesso maschile aveva affollato la sua parte di bancone reclamando la sua attenzione.

La cosa mi aveva infastidito parecchio ma, perlomeno, fino a quel momento nessuno aveva esagerato con le parole.

C’erano stati diversi apprezzamenti, ma nulla di volgare.

«Avevo chiesto una birra non una coca cola!» si lamentò il ragazzo di fronte a me richiamando la mia attenzione su di lui.

Cavoli! Quella non era la prima volta durante la serata che, per osservare Alyce e i ragazzi di fronte a lei, non avevo prestato sufficiente attenzione alle ordinazioni confondendole o, come in quel caso, addirittura sbagliandole.

«Hai ragione, perdonami» mi scusai, passando al mio indignato cliente la birra che aveva effettivamente chiesto. «Questa la offre la casa.»

«Grazie amico» mi rispose lui sorridendo e sollevando la bottiglia in segno di saluto.

Decisamente infuriato con me stesso per la mia “sbadataggine” mi passai una mano fra i capelli, sbuffando.

Accidenti!

Stavo perdendo il controllo della situazione.

Quella serata si stava rivelando un vero disastro.

«Tutto bene?»

La domanda di mio fratello, giunta all’improvviso da dietro le mie spalle, mi colse del tutto alla sprovvista facendomi sussultare.

«Vuoi il cambio? Mi sembri… strano» aggiunse non appena fu al mio fianco, scrutandomi attentamente in viso.

«No» risposi secco, «ho tutto sotto controllo. Bhè… magari non proprio in questo preciso momento, ma presto lo sarà.»

A quelle parole Raf sollevò un sopracciglio e mi rivolse uno sguardo scettico.

«Se lo dici tu» borbottò un istante prima di voltarsi e sparire nuovamente in mezzo alla folla.

Scuotendo la testa ripromisi a me stesso di piantarla con le sbirciatine in direzione di Alyce.

Basta fissarla, basta tenere costantemente sotto controllo i ragazzi che facevano la fila per farsi servire da lei e basta sentir prudere le mani per la voglia di prenderli a pugni tutti quanti.

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-ALYCE-

«Una Mc Ewan’s, per favore» mi chiese un ragazzo biondo avvicinandosi al bancone e allungandomi una banconota da venti dollari.

Cercando di sembrare professionale e sicura di me annuii decisa, cercando disperatamente di ricordare se nel bar quella particolare marca di birra ci fosse.

Un ricordo improvviso, risalente solo a qualche ora prima quando avevo “visitato” il magazzino con Donovan, mi fornì la risposta che cercavo.

«Dammi un secondo che vado a prendertela» risposi sollevando un dito.

Annuendo con la testa il ragazzo al bancone acconsentì.

Muovendomi velocemente, per non perdere tempo, mi avviai verso il magazzino.

Dio ero esausta!

Da quando Raf aveva aperto il bar, solo qualche ora prima, non mi ero fermata un istante.

Giunta al magazzino aprii la porta, ringraziando la buona sorte per avermi fatto notare durante la visita con Don le bottiglie di quella particolare marca di birra.

Sospirando, accesi la luce e mi misi a cercarla.

Come ricordavo, eccola là!

Scansia di destra, quarto ripiano.

Un po’ in alto, ma potevo farcela.

Felice di non essermi sbagliata mi avvicinai allo scaffale e, mettendomi in punta di piedi, cercai di afferrarne una bottiglia.

Accidenti, qualche centimetro in più di altezza in quel momento mi avrebbe di certo fatto comodo.

C’ero quasi, un altro po’ e…ops!

Non so esattamente cosa andò storto ma, mentre con una mano afferravo finalmente la birra che ero venuta a cercare, con il gomito urtai la fila di birre sottostante innescando un vero e proprio effetto domino.

Fu un attimo e diverse bottiglie cominciarono a rovesciarsi, alcune restando sulla mensola altre, purtroppo, ruzzolando a terra.

Allungando velocemente le mani cercai di afferrarne quante più possibili.

Con le braccia cariche di bottiglie che miracolosamente ero riuscita a salvare guardai a terra.

Per fortuna le bottiglie di birra rotte erano solamente due.

Sospirando strinsi la presa su quelle che avevo salvato, decisa a non fargli fare la stessa fine.

Guardandomi convulsamente attorno cercai un appiglio o qualcosa su cui appoggiarmi.

Non potendo contare sulla scansia di fronte a me, completamente piena di bottiglie rovesciate, gemetti.

Tutto quel bottino iniziava veramente a pesare.

Lasciarle cadere a terra era fuori discussione, ma dove avrei potuto appoggiarmi?

Con le braccia sempre più indolenzite per la fatica, valutai l’idea di mettermi a gridare.

Con mia grande gioia, però, non ce ne fu bisogno.

Appena un istante dopo, infatti, sentii la porta aprirsi e Ivan fare il suo ingresso in magazzino.

«Alyce!» urlò preoccupato, ma anche divertito, non appena mi vide. «Aspetta che ti do una mano.»

Avvicinatosi rapidamente a me, con il preciso intento di aiutarmi a sorreggere tutto quel peso, appoggiò le sue braccia sotto le mie avvolgendomi in una sorta di buffo abbraccio.

«Se Raf ci vedesse adesso» disse divertito, sospingendomi all’indietro fino a farmi sbattere con la schiena contro la scansia alle mie spalle per fornirmi un qualche tipo di sostegno. «Andrebbe su tutte le furie.»

Dispiaciuta provai a giustificarmi, ma l’unica cosa che uscì dalla mia bocca non appena la aprii fu un gemito di dolore.

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-DONOVAN-

Dove diavolo era finita Alyce?

Erano già da dieci minuti buoni che mancava dalla sua postazione.

Non che ci stessi facendo caso, certo.

Che non si sentisse bene?

Forse si era affaticata troppo, in fin dei conti l’afflusso di gente era stato continuo e nessuno si era fermato un attimo.

Preoccupato, senza pensarci su due volte, chiamai mio fratello e gli chiesi di sostituirmi al bancone.

«Tutto bene?» mi chiese Raf non appena mi raggiunse.

«Mi auguro di sì» gli risposi, allontanandomi in tutta fretta.

Il primo posto in cui mi recai fu il bagno riservato al personale.

«Alyce, sei qui?» chiesi ad alta voce, aprendo la porta e facendo capolino con la testa.

Nulla.

Silenzio assoluto.

Deciso a trovarla, puntai dritto verso il magazzino.

La porta socchiusa e la luce accesa che filtrava da dentro mi fecero capire di aver fatto centro.

Alyce doveva essere lì.

Aprendo lentamente la porta, sbirciai dentro.

Quello che vidi mi lasciò interdetto.

Alyce e Ivan.

Insieme e abbracciati.

Certo di non essere stato visto, dato che lui mi dava le spalle e contemporaneamente copriva a lei la visuale sulla porta, rimasi a osservare la scena.

«Se Raf ci vedesse adesso, andrebbe su tutte le furie» sentii Ivan dire ad Alyce, ammiccando con la testa.

Cosa?

Perché mai mio fratello si sarebbe dovuto arrabbiare?

Il gemito roco con cui Alyce rispose a quelle parole mi fornì la risposta che cercavo.

Quei due se la stavano spassando di nascosto in magazzino, contravvenendo alla regola di mio fratello per cui fra dipendenti non dovevano esserci relazioni.

Furioso, disgustato e certo di aver visto e udito abbastanza girai i tacchi e me ne andai.

Prima di tornare alla mia postazione dietro il bancone, però, mi presi un attimo per calmarmi.

Accidenti!

Come poteva Alyce fare una cosa del genere?

Voltandomi verso la parete alla mia destra sfogai tutta la mia rabbia assestandovi un pugno.

L’unica cosa che mi stava trattenendo dal tornare indietro, prendere Alyce, reclamarla a gran voce come mia e portarla in camera sua chiudendocela dentro a chiave, era la certezza di non aver alcun diritto di farlo.

Alyce aveva chiarito la sua posizione nei miei confronti mandandomi via dal suo letto subito dopo aver fatto sesso con me.

Quella ragazza probabilmente mi vedeva solo come un amico.

Dovevo farmene una ragione e andare avanti.

In fin dei conti lei lo stava già facendo.

Furioso, appoggiai la fronte contro il muro facendo lunghi e profondi respiri.

Non appena mi sentii leggermente più calmo, il minimo indispensabile per non prendere a pugni il primo ragazzo incontrato, tornai al bancone da mio fratello.

Indossando una maschera cercai di mostrarmi tranquillo e spensierato e la cosa a quanto pare funzionò perché Raf, nonostante la lunga e inquisitoria occhiata che mi rivolse, non mi fece alcuna domanda.

Ero quasi riuscito a relegare la rabbia e la gelosia in un angolo della mia mente quando vidi Alyce tornare al suo posto tutta rossa in viso, brandendo in mano una birra.

Quella visione fu sufficiente perché ogni mio precedente sforzo di mantenere la calma fosse vanificato.

Scuotendo la testa mi concentrai sulla ragazza di fronte a me la quale, agitando una banconota davanti al mio viso, era intenta a richiamare la mia attenzione.

«Cosa posso fare per te?» le chiesi concentrandomi sulle sue labbra.

«Due Cosmopolitan, un Mojito e un appuntamento con te» mi urlò lei per tutta risposta.

Fino a qualche tempo prima tanta intraprendenza mi avrebbe strappato un sorriso.

Una volta, ma non in quel momento.

Non quando l’immagine di Alyce e Ivan era ancora impressa a fuoco nella mia mente.

«Spiacente» le risposi scuotendo la testa e alzando la voce per farmi sentire. «Non sono disponibile.»

Stronzate, certo che lo ero!

A maggior ragione se la ragazza che volevo a tutti i costi mi considerava un amico e se la faceva con il cameriere di mio fratello.

Nell’esatto istante in cui quel pensiero attraversò la mia mente vidi Ivan, il ragazzo in questione, passare di fronte alla postazione di Alyce, rallentare e farle l’occhiolino.

Ok, adesso basta!

Ignorando la ragazza di fronte a me e la sua ordinazione, scavalcai con un balzo il bancone e gli corsi dietro.

Non appena lo raggiunsi, subito dietro alla porta della cucina, lo agguantai per le spalle e lo spinsi con forza contro il muro di fronte a noi.

Voltandosi di scatto, Ivan sollevò le braccia in un gesto di difesa.

«Che cazzo fai Donovan?» mi chiese strabuzzando gli occhi non appena si accortosi che ero io.

«Tieni giù le tue cazzo di mani da lei!» gli urlai dritto in faccia. «O giuro che la prossima volta che ti becco a baciarla ti faccio a pezzi.»

«Ma sei impazzito?» mi chiese lui, corrucciando le sopracciglia e continuando a mantenere una posizione di difesa. «Non ho idea di cosa tu stia parlando!»

«Non fare il finto tonto con me» gli intimai stringendo le mani a pugno, «non ti conviene! Sto parlando di Alyce. Ti ho visto nel magazzino mentre la baciavi.»

La reazione di Ivan a quelle mie parole mi lasciò di stucco.

Dopo avermi fissato per alcuni secondi, infatti, scoppiò a ridere.

«Donovan, amico, tu…» iniziò a dirmi, sforzandosi di tornare serio.

«Non chiamarmi amico!» lo interruppi, colpendogli la spalla con forza.

Tornando immediatamente serio, Ivan sollevò di scatto il braccio chiudendo la mano a pugno pronto a colpirmi.

«Ivan, Don!» tuonò in quello stesso istante la voce autoritaria di Raf. «Che diamine state facendo?»

«Sto per insegnare a tuo fratello a stare al suo posto» rispose il ragazzo di fronte a me senza accennare ad abbassare il braccio.

«Coraggio, fatti sotto» lo provocai senza timore.

Il bisogno di sfogare su di lui tutta la mia rabbia e la mia frustrazione era troppo pressante per permettermi di ragionare.

«Adesso basta!» urlò nuovamente Raf mettendosi fra noi due. «Ma che diavolo vi prende? Non voglio discussioni fra i miei dipendenti, non qui dentro!»

«Oh, se è per questo, non vuoi nemmeno che i tuoi dipendenti si “intrattengano” a vicenda» dissi, sollevando le mani e mimando le virgolette con le dita. «Eppure poco fa ho beccato Ivan a spassarsela con Alyce nel magazzino.»

«Brutto figlio di puttana!» urlò Ivan scagliandosi contro di me. «Non è affatto vero!»

Afferrandolo con forza per la vita, Raf lo bloccò.

«No, Ivan» gli intimò. «Non farlo o sarò costretto a licenziarti.»

Ringhiando per la frustrazione il ragazzo in questione scosse la testa e, dopo essersi ricomposto, fece alcuni passi indietro.

«Raf» iniziò a dire passandosi le mani sul viso, «ti giuro che non è successo nulla fra me e Alyce. È vero, ero nel magazzino con lei poco fa, ma non è successo nulla. Stavo passando di fronte alla porta quando ho notato Alyce in difficoltà. Stava cercando una birra e, nel prenderla, ha urtato le altre facendole cadere. Quando sono arrivato io aveva decine di bottiglie strette fra le braccia, nel tentativo di salvarle, così le ho dato una mano. Niente di più di questo.»

«Ti credo, amico» lo tranquillizzò mio fratello. «Adesso torna di là e cerca di calmarti.»

«Ok» annuì lui, scoccandomi un’occhiataccia.

Uscendo a passo pesante dalla cucina, sparì dalla nostra vista.

«Non gli crederai, spero» dissi immediatamente a mio fratello non appena soli.

«Certo che sì» mi rispose tranquillo lui, «e lascia che ti dica una cosa fratellino, faresti meglio a fargli le tue scuse.»

«So ciò che ho visto!» sbraitai furioso.

«No, non lo sai» mi corresse mio fratello deciso. «E sai perché? Perché quando si tratta di Alyce tu non capisci più nulla. Ti ho visto comportarti da idiota più volte nell’ultimo paio di mesi che in tutta la tua vita. Ragiona Don, quella ragazza ti sta mandando fuori di testa. Devi fare assolutamente qualcosa.»

«Tipo?» gli chiesi sollevando il mento.

«Tipo dirle quello che provi per lei» mi rispose lui, lasciandomi senza parole.

«Volevo farlo… stavo per farlo» cominciai a confessare, qualche istante dopo, «ma a quanto pare per lei sono solo un amico. Dopo… dopo aver fatto sesso con me Alyce mi ha cacciato dal suo letto e dalla sua stanza.»

«Si è comportata come fai di solito tu con le ragazze, quindi» sintetizzò mio fratello leggermente divertito.

«No, non mi comporto così io» risposi deciso. Poi, notando lo sguardo scettico di Raf, mi corressi. «Ok, va bene, di solito mi comporto così, ma con lei non lo avrei fatto, capisci? Per una volta che mi decido a comportarmi bene… è lei che vuole solo divertirsi. Non ho speranze.»

Scuotendo la testa, mio fratello mi fissò intensamente negli occhi.

«E da quando in qua un Turner si scoraggia?» mi chiese. «Aspetta domani, perché stasera sei troppo nervoso e hai combinato già troppi casini, poi falle cambiare idea. Usa le azioni, le parole, quello che ti pare, ma falle capire ciò che vuoi. Ricomincia tutto da capo e mettici il cuore.»

Raf aveva ragione.

La situazione con Alyce mi era scappata di mano.

Mi aveva travolto e portato a provare emozioni e sentimenti talmente forti e inaspettati da farmi comportare da idiota.

Dovevo fare un passo indietro e ricominciare tutto da capo.

«Ok» assentii, sentendomi leggermente meglio. «Farò le mie scuse a Ivan più tardi. Ora… ora torno al lavoro e cerco di mettere ordine nei miei pensieri.»

Senza attendere una risposta da mio fratello uscii dalla cucina e tornai alla mia postazione dietro al bancone, fermamente deciso a riconquistare Alyce.

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-ALYCE-

«Non ci posso credere. Questa è proprio la mia serata fortunata!»

Ero ancora intenta a sbirciare nella direzione in cui, poco prima, avevo visto sparire in tutta fretta Donovan quando una voce inconfondibile, appartenente all’ultima persona al mondo che avrei voluto vedere quella sera, giunse fino alle mie orecchie, sovrastando il caos che mi regnava attorno.

Spostando lo sguardo vidi Alan, l’assistente del mio laboratorio, in piedi di fronte a me.

«Ciao Alyce» mi salutò con voce suadente, posando i gomiti sul ripiano di legno e sporgendosi verso di me. «Che piacevole sorpresa trovarti qui.»

Gemendo piano sollevai gli occhi al cielo, chiamando a raccolta tutto il mio autocontrollo.

«Ciao Alan» risposi educatamente e stampandomi un sorriso finto in faccia, «che cosa posso fare per te?»

«A parte accettare un mio invito a cena?» mi propose lui scherzando, ma solo in parte.

«Intendevo dire cosa vorresti da bere» specificai, seria, evitando di cadere nelle sue stupide provocazioni.

«Ops! Devo aver capito male» continuò imperterrito, fingendo di cadere dalle nuvole. «Vediamo… mi daresti una birra media chiara per favore?»

Annuendo con la testa, afferrai un bicchiere e mi spostai verso la spillatrice.

Nonostante fossi decisamente infastidita dalla presenza di quel ragazzo, sollevai gli occhi e mi guardai velocemente attorno alla ricerca di Donovan.

Niente.

Di lui non c’era ancora nessuna traccia.

Per quanto la cosa mi sembrasse strana tirai comunque un sospiro di sollievo.

Ero abbastanza sicura, infatti, che Don non avrebbe preso bene la presenza di Alan nel bar di suo fratello.

Quei due avevano dimostrato, in più di un’occasione, di non andare per nulla d’accordo.

Riportando lo sguardo sul bicchiere che tenevo in mano iniziai a riempirlo.

Avevo quasi finito quando una voce inaspettata alle mie spalle mi fece sussultare.

«Che cazzo ci fa Alan qui?»

Come immaginavo!

Donovan era tornato alla sua postazione e aveva notato il nostro college e superiore.

Prendendo un profondo respiro cercai di trovare le parole giuste per calmare Don.

«Si beve una birra?» risposi, provando con l’ironia e inclinando il bicchiere ormai pieno per evitare che si formasse troppa schiuma.

«Non lo sa che questo bar è di mio fratello?» proseguì imperterrito lui, per nulla divertito.

«Questo non lo so Don» gli risposi scuotendo la testa e voltando il viso verso di lui per fissarlo dritto negli occhi.

«Senti» proseguii, dopo aver fatto un lungo e profondo respiro, «non c’è alcun bisogno di arrabbiarsi. Alan di certo è venuto qui stasera per bersi qualcosa, come tutti gli altri ragazzi presenti. Non è stato maleducato né cafone. Ha chiesto una birra e, se mi lasci andare, presto l’avrà. Prima avrà modo di bersela, prima se ne andrà. Ok?»

Guardandomi dritta negli occhi Donovan fece un passo indietro.

«Non mi piace quel tipo» m’informò senza spostare lo sguardo, dopodiché se ne andò.

Ma che aveva Don quella sera?

Anzi, mi correggo, non solo quella sera, ma negli ultimi giorni!

Sospirando, strinsi la birra fra le mani e me ne tornai verso la mia parte di bancone.

Senza dire una parola allungai il bicchiere al mio assistente di laboratorio e mi apprestai a servire gli altri clienti.

Dopo quasi un’ora quando, vista l’ora tarda, gran parte dei ragazzi presenti aveva già iniziato ad andare via, rividi nuovamente Alan seduto su di uno sgabello poco distante dalla mia postazione.

«Sei ancora qui?» gli chiesi sfruttando un attimo di calma.

«Certo» mi rispose lui, avvicinandosi e ammiccando. «Quando mi ricapita di poter passare del tempo con la barista più bella che ci sia in circolazione?»

Divertita da quella frase così dozzinale, scoppiai a ridere.

«Sai Alyce, è proprio un peccato che tu non voglia darmi nemmeno una possibilità…» proseguì lui, sporgendosi nuovamente in avanti verso di me.

Sollevando le spalle, scossi la testa.

Stavo per dirgli che al massimo saremmo potuti essere amici quando lui parlò nuovamente, precedendomi.

«Ma non è tua cugina quella con Donovan?» mi chiese, indicando con la testa un punto non troppo distante da noi.

Sentendomi raggelare, voltai lentamente la testa.

Sì, era proprio mia cugina.

E quello a cui stava sorridendo a un centimetro dal viso era proprio Donovan.

Una dolorosa sensazione di tradimento s’impossessò immediatamente di me.

Respirando a fatica mi sforzai di distogliere lo sguardo.

Inutile.

I miei occhi non ne volevano sapere di staccarsi da quei due.

Lana era una bellissima ragazza, desiderata da ogni individuo di sesso maschile, sapevo che, prima o poi, sarebbe successo.

Allora perché sentivo il fiato bloccato in gola e gli occhi pungermi per le lacrime che premevano per uscire?

Ero stufa di soffrire.

Davanti a me avevo un ragazzo, Alan, che mi faceva una corte spietata ed io che facevo?

Lo rifiutavo per correre dietro ad un’illusione?

Era ora di voltare pagina.

«Alan?» dissi, ricacciando indietro a forza le lacrime e mandando giù il groppo che sentivo in gola. «Hai degli impegni per mercoledì sera?»

 

FINE 8° PARTE

 

– ARRIVEDERCI A MERCOLEDI PROSSIMO –

 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Lorenza. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

11 Comments on Nuovo Racconto Inedito – “Prima che ti Accorgessi di Me” di Lorenza – 8° Parte

  1. manu85
    gennaio 18, 2017 at 4:14 pm (3 anni ago)

    No va be qui stiamo veramente scherzando vero…dimmi che è un sogno ma si può essere così sveglia si muoiono uno dietro con l altro. ..mamma che nervoso…almeno qualcuno la capito però è speriamo che sia sveglio abbastanza da dargli una sveglia
    Cmw complimenti Lorenza
    Un bacio

    Rispondi
    • Lorenza
      gennaio 19, 2017 at 1:44 pm (3 anni ago)

      Manu ti voglio confessare una cosa… ho scritto questa storia quasi due anni fa o forse anche di più, l ho modificata e rimodificata varie volte per poi darle la forma attuale. Ora che l ho rispolverata sai cosa ho pensato? Dio mio ma perché si due li ho fatti così tonti? Che scrittrice (passami il termine) anomala che sono è??!!??

      Rispondi
      • Irina
        gennaio 19, 2017 at 7:39 pm (3 anni ago)

        Perché volevi farci penare e farci venire voglia di sbatterli testa contro testa per vedere se si riprendono :D

        Rispondi
  2. Rosy ♥
    gennaio 19, 2017 at 12:46 am (3 anni ago)

    Donovan sarà un cazzone patentato ma Alyce mica scherza!
    Questi due hanno davvero bisogno di chiudersi in una stanza e scopare scopare e scopare ;-)

    Rispondi
    • Lorenza
      gennaio 19, 2017 at 1:40 pm (3 anni ago)

      Ah, ah, ah! Ragazza tu Sì che sai come si risolvono le cose! Ottima teoria!

      Rispondi
    • Stella
      gennaio 19, 2017 at 2:51 pm (3 anni ago)

      Epic Win! Mi hai fatto piegare

      Rispondi
    • Rosy ♥
      gennaio 19, 2017 at 5:39 pm (3 anni ago)

      È perché non posso farlo io allora lo consiglio agli altri :-D ahahahahah
      Basto io nervosa, scazzata e in preda a una crisi ormonale :-D

      Rispondi
      • Irina
        gennaio 19, 2017 at 7:38 pm (3 anni ago)

        Io appoggio la teoria di Rosy!

        Rispondi
  3. Irina
    gennaio 19, 2017 at 7:40 pm (3 anni ago)

    Vorrei dire una cosa ad Alyce… Ma proprio Alan? Ma non lo vedi quanto è viscido???

    Rispondi
    • Lorenza
      gennaio 19, 2017 at 8:16 pm (3 anni ago)

      La sete di vendetta rende ciechi!

      Rispondi
  4. Valentina
    gennaio 19, 2017 at 9:53 pm (3 anni ago)

    Ma questi due che hanno?!?
    Non ne combinano una giusta!

    Rispondi

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