Nuovo Racconto Inedito – “La Legge del Cuore” di Irina Bolaffi – 2° Parte

Tra le tante novità condivise oggi qui,  sul sito, e anche sulla pagina facebook, non dimentichiamo il nuovo appuntamento del lunedì, con il racconto inedito di Irina che, come avrete notato dalla prima puntata pubblicata la scorsa settimana,sembra promettere fuochi d’artificio.

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Abbiamo inaugurato la nuova avventura partendo dal punto di vista di Dylan, il protagonista maschile, ora è il turno dell’agguerrita Melania dar voce ai suoi pensieri.

Dopo incontri inaspettati e poco graditi, per far sbollire rabbia e frustrazione, sono due le soluzioni: affogare il dispiacere nell’alcool o stordirsi con dell’attività fisica.

Chissà quali, tra le due, avrà scelto Melanie?!

Solo una o entrambe?!

Voi, nel dubbio, iniziate a correre – op op op -, che vedi mai lungo la strada vi scontrate con qualche un bel fusto 

Non vi resta che scoprire con i vostri occhi gli effetti devastanti di questo primo incontro scorrendo giù e leggendo la nuova puntata di oggi, mentre a me non rimane che augurarvi il solito immancabile…

Buona Lettura 

 

-LA LEGGE DEL CUORE-

-Melanie-

Chiudo accuratamente a chiave la porta del mio studio, prima di lanciare in un angolo la borsa e le scarpe e correre ad aprire il cassetto che contiene la mia scorta. Afferro la bottiglia di gin e la accosto alle labbra mandando giù una dose generosa di alcool seguita da due tranquillanti. Mi accascio sul divano poggiando la testa sulle ginocchia e aspettando che il mix faccia effetto e che il mio cuore la smetta di rimbalzarmi nel petto.

Maledetto, maledetto! Come si permette di tornare nella mia vita all’improvviso, dopo tutti questi anni? Sono furiosa per essere scoppiata così, avevo deciso di fingere indifferenza, di far finta di non averlo riconosciuto. Invece sono crollata. Il suo sorriso, quando mi ha aperto lo sportello della macchina, ha mandato in frantumi ogni mia sicurezza. Per un attimo, sono stata assalita da una devastante voglia di baciarlo. Anni di psicanalisi buttati nel cesso, complimenti Mel!

Bevo ancora, lasciando che il liquore mi bruci la gola e sperando che incenerisca anche il mio cuore. Non posso credere che abbia ancora questo potere su di me.

Non posso credere di essere così stupida da provare ancora qualcosa per lui.

Non dopo quello che mi ha fatto.

Mi stendo sul divano, rannicchiandomi in posizione fetale e tenendo ben stretta la bottiglia. Dylan Thompson, quindi è questo il suo nome. Gli anni sono stati benevoli con lui, è ancora più sexy di un tempo. Stronzo, non poteva essere diventato calvo e con la pancia? Ogni dettaglio di lui è impresso nella mia mente come un marchio doloroso. I capelli biondi spettinati ad arte. Gli occhi azzurri come il cielo. Le guance appena ombreggiate dalla barba. Quel corpo che conosco a memoria e che il completo elegante non fa che rendere più attraente. E il suo profumo… Maledizione, quel figlio di puttana usa ancora lo stesso profumo!

Lentamente, il miscuglio che ho ingerito comincia a fare effetto, regalandomi l’agognato torpore. Sento le mie membra rilassarsi e il cuore rallentare la sua pazza corsa. Mi assopisco sul divano, in preda a pensieri confusi, dominati dal sorriso irresistibile di Dylan.

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Sono le cinque passate quando mi risveglio, per il rumore insistente di qualcuno che bussa alla porta.

–Melanie, io sto per andare via – è la voce di Arthur Boyle, il mio socio – ma prima volevo darti una bella notizia.

Nascondo la bottiglia e mi riavvio velocemente i capelli, prima di aprire la porta. Se Arthur nota che sono senza scarpe e che ho la camicia tutta spiegazzata, non lo dà a vedere.

–Ci ha chiamati l’assistente del procuratore per il caso Milton – mi dice con un sorriso gioioso – Hanno fissato la data del predibattimento e non era per niente soddisfatto. Scommetto che hanno deciso di patteggiare. Hai vinto!

Un’ottima notizia. Questo successo mi avrebbe reso felice fino a questa mattina, ma ora ho così tanta rabbia dentro che non riesco a godermi questo risultato.

–Nessun patteggiamento – replico in tono velenoso – Milton è uno stronzo, ma è nostro compito difenderlo. Noi puntiamo all’assoluzione completa. E l’avrà!

–Stai bene? – mi guarda preoccupato, devo avere un aspetto orribile.

–Sto benissimo – la mia voce suona più stridula del previsto – Ma ho molto lavoro da fare per la causa di Ryan Hunt, scusami.

–Che ne dici di cenare insieme stasera? Per festeggiare i tuoi successi – sospiro. Arthur è un bel ragazzo, un bravo avvocato e una brava persona, ma io ho chiuso con gli uomini.

–Mi piacerebbe, ma ho promesso a Stephanie e Jordan di mangiare insieme una pizza.

–Capisco… – fa una pausa, è evidente che sta aspettando che lo inviti ad unirsi a noi.

–Sarà per un’altra volta. Grazie Arthur, a domani.

Chiudo la porta liquidandolo. Mi sento un po’ in colpa, ma è molto meglio così. E poi oggi ho bisogno di una serata tranquilla, con persone di cui mi fido. Pensandoci meglio, una pizza non è una cattiva idea. Posso fermarmi a prenderla prima di tornare a casa. A Jordan piacerà.

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Apro la porta di casa reggendo in equilibrio instabile il cartone della pizza gigante, la borsa e una confezione di lattine di birra, e mi affretto a poggiare tutto sul mobile dell’ingresso.

–C’è nessuno?

Il vociare di Stephanie e Jordan dal soggiorno e il suono della playstation rispondono per loro. Prendo la pizza e le birre e li raggiungo.

–Ciao mamma! – mi saluta Jordan – arrivo tra un minuto, devo prima battere zia Stephanie!

–Non cantare vittoria così presto, ragazzino – replica lei, mentre guida Messi verso la porta del Brasile. È in piedi sul divano e accompagna i movimenti del joypad con colorite imprecazioni.

–Gooool! Beccati questo! – saltella entusiasta, intonando cori da stadio – Tre a due! Ho vinto!!!

–Uffa, zia! Quello era fallo!

–L’arbitro non ha fischiato quindi non era fallo, pappappéro!

Sospiro, poggiando la cena sul tavolo della cucina:

–Mi domando chi dei due sia il bambino e chi la babysitter! – borbotto, togliendomi le scarpe e sciogliendo i capelli – Che ne dite di venire a cenare? Ho portato la pizza!

–Evviva, la pizza! – Jordan corre a salutarmi, mi chino a posargli un bacio sui capelli biondi e gli faccio cenno di andare a lavarsi le mani. Stephanie, intanto, mi sta scrutando con aria preoccupata.

–Stai bene? Hai una faccia!

–Una giornataccia, ma passerà – replico, ma qualcosa nel mio tono non la convince, perché per tutta risposta prende una lattina di birra, la apre e me la porge.

–Bevi, appena la peste andrà a dormire mi racconterai tutto – non c’è possibilità di replica. Conosco bene mia sorella, non mi darà pace finché non vuoterò il sacco. Mi limito ad annuire e ceniamo tutti insieme. Mi impongo di sorridere mentre Jordan mi racconta della sua giornata. Ha preso un altro ottimo voto a scuola, sono davvero fiera di lui. Per essere un bambino di dieci anni è straordinariamente precoce. Inoltre è incredibilmente assennato. Forse è il risultato dell’essere cresciuto senza un padre.

Dopo cena aiuto Jordan a prepararsi per la notte e resto un po’ con lui finché non si addormenta, poi torno in cucina, dove Stephanie mi attende al varco, con le birre rimaste e una vaschetta di gelato.

–Avanti, sputa il rospo! – mi esorta, senza mezzi termini, non appena prendo posto accanto a lei.

–Oggi l’ho visto– sospiro prima di dare conferma al dubbio inespresso che vedo nei suoi occhi –Lui.

–Che cosa??? Stai scherzando? – il cucchiaio di gelato che stava per portare alla bocca resta sospeso nell’aria.

–Secondo te ho l’aria di una che scherza? – poggio la testa sulle mie braccia incrociate sul tavolo – Hunt e la fidanzata mi hanno invitato a pranzo, una specie di appuntamento al buio con un loro amico che volevano presentarmi. Indovina chi era?

–Incredibile, voglio dire… quante probabilità c’erano? – scuote la testa esterrefatta – Hai scoperto qualcosa su di lui?

–Si chiama Dylan, Dylan Thompson. A quanto pare è l’amministratore delegato della Harrington.

–Fiuuu! Ne ha fatta di strada!

–Oh sì, abito firmato, una macchina spettacolare, avresti dovuto esserci e vederlo!

–Se fossi stata lì gli avrei dato un cazzotto sul naso! Chissà la rabbia che avrai provato tu!

Non rispondo, pensando alle sensazioni che ho provato oggi. Rabbia, sì, ma non solo. Un mix letale di odio, desiderio e rimpianto. Volevo ucciderlo con le mie mani e allo stesso tempo gettarmi tra le sue braccia. La mia espressione non sfugge a Stephanie, che poggia a sua volta il viso sul tavolo per guardarmi negli occhi.

–Che cosa mi stai nascondendo, Mel? – mi sussurra.

–Lo odio, lo odio con tutto il cuore…

–Ma…?

–C’è stato un momento, in cui mi ha sorriso e io… – sospiro – Non lo so…

–Sei impazzita? Ti ha già spezzato il cuore una volta! – mi guarda come se le avessi appena confessato di aver ucciso qualcuno.

–Lo so – alzo la testa recuperando il mio autocontrollo – Quelli come lui non cambiano e mi ha già fatto abbastanza male.

–Così va meglio. Quindi che cosa farai?

–Non penserò più a lui e non lo rivedrò mai più!

–Bravissima! E se lo incontri mettilo sotto con la macchina, quello stronzo!

–Certo, e per sicurezza faccio retromarcia e gli passo sopra di nuovo! – ridiamo, elencando per qualche minuto ogni genere di supplizio. Mangiamo una invereconda quantità di gelato, poi ci alziamo e, senza aggiungere una parola, mi abbraccia forte. La stringo a me con affetto; pur essendo lei la più piccola, a volte è la mia forza e sono molto felice che si sia trasferita da me.

–Buonanotte, guerriera! – mi lancia un bacio mentre si avvia verso la sua camera.

–Buonanotte, pazzoide! – rispondo, facendo finta di afferrarlo e metterlo in tasca.

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Il rumore del vento tra le foglie di Central Park mi rilassa, è una splendida mattina di maggio, il cielo è terso e il parco è ancora deserto. Faccio un po’ di stretching prima di iniziare la mia corsa mattutina, quel che ci vuole per ritrovare il buonumore e per smaltire il gelato. Indosso le cuffie, faccio partire la musica e inizio a correre sulle note di Crazy degli Aerosmith.

Sì, tutto quello che è successo con Dylan è stato una pazzia. Un colossale errore di gioventù. Fidarsi di un ragazzo appena conosciuto, che non mi aveva neanche detto il suo nome. Una pazzia. Confidargli così tanto di me, aprirgli il mio cuore, diventare così vulnerabile. Una stupida, stupida pazzia. Concedermi a lui, offrirgli il mio corpo, permettergli di farmi provare quelle sensazioni. Una colossale, incommensurabile pazzia.

Non mi perdonerò mai per averlo amato. Perché è inutile negarlo, in quegli incredibili tre giorni l’ho amato, con tutta me stessa.

Non lo perdonerò mai per avermi ingannata, tradita, umiliata così.

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Correre mi aiuta a sfogarmi, mi rende lucida, affina i miei sensi. Alzo il passo, sollevando la testa e chiudendo gli occhi per godere al massimo del sole sul mio viso. Se ieri ho provato qualcosa per Dylan, mi ripeto, è solo perché è troppo tempo che non sto con un uomo. Sono solo ormoni, niente di più. Non mi importa niente di lui, non è degno dei miei pensieri. Ho avuto un momento di smarrimento, ma sono certa che se lo rivedessi riuscirei a mantenere il mio autocontrollo. Mi dispiace di avergli detto quelle cose ieri, di avergli dimostrato quanto lo odio. Un comportamento freddo e distaccato sarebbe stato più appropriato. Il mio orgoglio ferito mi brucia dentro, vorrei tornare indietro nel tempo per fargli capire quanto poco mi interessa.

Ho appena terminato di formulare questo pensiero, che sbatto contro qualcosa di grosso e pesante. L’urto mi fa sbilanciare, annaspo cercando un appiglio, poi cado a terra sulla schiena trascinando rovinosamente l’ostacolo con me.

­– Ma che cazzo… – sbraito, ma quando apro gli occhi le parole mi muoiono in gola. Dylan è steso su di me, gli occhi azzurri che mandano lampi.

–Dannazione, vuoi stare attenta a dove vai?

–Tu mi sei venuto addosso!

Restiamo in silenzio per un attimo, guardandoci in cagnesco. Cerco di spostarmi, ma il suo peso mi tiene inchiodata a terra e, per quanto mi sforzi di non pensarci, non posso impedire ai miei sensi di reagire, sentendo il suo corpo aderire così al mio. Smettila Melanie, sono solo ormoni!

–Ti dispiace alzarti, pezzo di cretino? – gli sibilo, per scacciare le intense sensazioni che sto provando in questo momento.

–Non ti preoccupare, mi alzo subito! Non mi fa piacere stare su di te! – replica lui inviperito, sollevandosi con un movimento atletico. Indossa dei pantaloncini e una maglietta aderente, che mettono in risalto i suoi muscoli. Il suo viso è contratto in una smorfia di rabbia, ma mi tende la mano per aiutarmi ad alzarmi. La galanteria deve essere molto radicata in lui, non può fare a meno di essere cavalleresco. Maledetto, lo odio ancora di più!

–Stai bene? – mi chiede, in tono burbero. Apro la bocca per mandarlo a quel paese, ma mi torna in mente il mio proposito di mantenere il mio autocontrollo.

–Sì, grazie – replico, ingoiando il mio rancore – E tu?

–Tutto bene, sono caduto sul morbido – potrei giurare che sta ammiccando, facendomi venire voglia di prenderlo a schiaffi. O di baciarlo. Sì, insomma, entrambe le cose, accidenti!

–Che ci fai qui, comunque?

–Vengo qui a correre tutte le mattine. È un parco pubblico, sai? – ironizza.

–Davvero? Non lo sapevo! – replico, sullo stesso tono – Anch’io vengo qui tutti i giorni, come mai non ti ho mai visto?

–Di solito faccio un altro percorso – incrocia le braccia al petto e mi fissa torvo – Cos’è, sono finito sul banco degli imputati senza saperlo?

–Dimmelo tu, in quale altro crimine sei implicato al momento?

Una coppia che spinge una carrozzina accanto a noi, si volta a guardarlo inorridita. Lui mi prende per un gomito e mi trascina lontano dal sentiero.

– Senti, Melanie – dice a bassa voce, il tono fremente di irritazione – Non sono uno stinco di santo, su questo hai ragione…

–Ma guarda, è la giornata nazionale degli eufemismi? – lo interrompo. Mi mordo le labbra quando mi accorgo che è veramente arrabbiato.

–Ho fatto delle cose di cui non vado fiero – continua, in un sibilo – Ma è stato una vita fa, è acqua passata. E vorrei che rimanesse tale.

– Certo, tanto che importanza vuoi che abbiano le persone che hai fatto soffrire?

Come me, per esempio? La voce mi è venuta fuori spezzata, per un singhiozzo traditore che non sono riuscita a trattenere. Le parole non dette aleggiano tra noi per un istante, scorgo un’ombra di tristezza passare nei suoi occhi.

Si avvicina e mi afferra per le spalle, chinandosi su di me e guardandomi negli occhi. Combatto con tutte le mie forze l’insensato impulso di chiudere le palpebre e offrirgli la mia bocca da baciare, mentre il tocco delle sue mani sulla mia pelle mi provoca brividi in tutto il corpo. Ormoni, sono solo ormoni, resisti Melanie!

–Per quello che vale, non era mia intenzione farti soffrire – la sincerità nel suo tono mi colpisce come una scudisciata – E ti sei vendicata abbastanza, mi pare. Direi che siamo pari.

Sorride amaramente e il viso di Jordan mi passa davanti agli occhi, fa la stessa espressione quando cerca di fare buon viso a cattivo gioco. Pari? Non lo saremo mai. Vorrei urlare, ma la verità è che non so resistere a quel sorriso.

– Senti, facciamo una tregua – propone, forse incoraggiato dal mio silenzio – Frequentiamo gli stessi posti, le stesse persone. La possibilità di incontrarci aumenta di giorno in giorno. Comportiamoci civilmente.

–Io non voglio incontrarti! Vorrei che tu sparissi dalla faccia della terra! Ti detesto, hai capito? Ti disprezzo! Ti- o-dio!– grido, pestando un piede per terra.

–Ho capito! Datti una calmata! – replica, con tono altrettanto alterato –Se non la smetti di fare l’isterica io…

–Tu cosa, eh? Che cosa farai? – lo provoco, fissandolo negli occhi con la voglia di incenerirlo con lo sguardo. Ho il fiato corto, i pugni contratti, il cuore mi martella nel petto. Ci fronteggiamo per un lungo momento, scambiandoci sguardi di fuoco.

Poi, con un gesto fulmineo, mi attira a sé e mi bacia.

Le sue labbra morbide premono sulle mie e il tempo si ferma.

Una tempesta di emozioni mi esplode dentro, la sua bocca indugia sulla mia, con decisione e altrettanta dolcezza. I suoi occhi affondano nei miei e nei nostri sguardi c’è un mondo di cose non dette. Il suo sapore, il suo profumo, il suo corpo così vicino al mio, il mio cuore che batte come un forsennato, sono pezzi di un mosaico che avevo faticosamente sepolto sotto una montagna di rancore. Sono sopraffatta dalla voglia di stringermi a lui, di accarezzare la sua lingua con la mia, di rendere questo inaspettato contatto più intenso e profondo. Cerco di resistere, ma il mio corpo non risponde alla mia volontà. Prima che io possa impedirlo, le nostre lingue stanno giocando e i nostri respiri si fondono in un ansito condiviso. La sorgente della mia femminilità stilla desiderio tra le mie gambe, non lasciandomi dubbi sulla risposta del mio corpo. Ho voglia di lui…

No! Non puoi! Ricordati chi è. Ricordati cosa ha fatto!

La rabbia e l’odio dissolvono la nebbia in cui mi sono persa. Con decisione sfuggo alla sua presa e al suo bacio. Con tutte le mie forze gli sferro un sonoro ceffone. La sua espressione di sorpresa mi fa incrinare qualcosa dentro. Senza aggiungere una parola, corro via più veloce che posso.

FINE SECONDA PARTE

 

-ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO-

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Irina Bolaffi. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

10 Comments on Nuovo Racconto Inedito – “La Legge del Cuore” di Irina Bolaffi – 2° Parte

  1. manu85
    gennaio 23, 2017 at 5:03 pm (4 anni ago)

    Ok facciamo il punto il bambino è di Dylan vero… e se fanno così le scintille le vedo di belle tra i due…
    Cmq complimenti mi piace sempre di più.
    Bacioni

    Rispondi
    • Irina
      gennaio 25, 2017 at 12:23 pm (4 anni ago)

      Grazie manu, è un incontro-scontro di cuori ;)

      Rispondi
  2. Rosy ♥
    gennaio 23, 2017 at 6:07 pm (4 anni ago)

    Oh my God ♡.♡
    Jordan è figlio di Dylan!!!
    Oh mamma mia ♡.♡
    Sto saltellando come una cretina :-D ahahahahah

    Rispondi
    • Irina
      gennaio 25, 2017 at 12:23 pm (4 anni ago)

      Ma siete meglio di Sherlock Holmes! :D Grazie Rosy

      Rispondi
  3. Valentina
    gennaio 23, 2017 at 10:34 pm (4 anni ago)

    Il primo capitolo mi aveva già intrigata, ma questo mi ha letteralmente catturata!
    Molto interessante, ne vedremo delle belle!
    Un abbraccio

    Rispondi
    • Irina
      gennaio 25, 2017 at 12:24 pm (4 anni ago)

      Grazie Valentina, a lunedì! Un bacio

      Rispondi
  4. paola
    gennaio 24, 2017 at 6:58 am (4 anni ago)

    Jordan figlio di Dylan siiiiiiiii troppo interessante. Complimenti Irina

    Rispondi
    • Irina
      gennaio 25, 2017 at 12:24 pm (4 anni ago)

      A voi il laboratorio del DNA vi fa un baffo XD

      Rispondi
  5. Claudia
    febbraio 20, 2017 at 2:05 pm (4 anni ago)

    Piano piano sto recuperando ….

    Rispondi
  6. Lorenza
    febbraio 24, 2017 at 11:12 pm (4 anni ago)

    E pure questo capitolo l ho letto, e pure questo l’ho trovato bellissimo e intrigante! Via che si continua! Brava

    Rispondi

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