Nuovo Racconto Inedito – “Prima che ti Accorgessi di Me” di Lorenza – 9° Parte

Io bo, non so, ma i giorni mi volano proprio. E’ di nuovo mercoledì, giro di boa della settimana lavorativa, e i fratelli Turner sono ancora qui, a bussare alla nostra porta con un altro capitolo della loro storia.

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E parlando della puntata di questa settimana diciamo immediatamente che… Raf Santo subito!

Richiedo ufficialmente un’aureola per sto ragazzo che, di primo acchito – visto che non conosciamo ancora tutti gli altri -, sembra il più sveglio tra i fratelli Turner e, finalmente, si è deciso a cantarle con la voce della ragione a quel suonato di Don.

Speriamo solo che, il sale messo in zucca da qualcuno, serva a qualcosa e non sia invece troppo tardi.

E con mille speranze riposte in questo nuovo capitolo, vi auguro l’immancabile…

Buona Lettura    

 

 

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TURNER’S BROTHERS

-DONOVAN-

«Ma che fine ha fatto ieri sera Alyce?» mi chiese mio fratello Raf, non appena mi raggiunse in cucina, la mattina dopo aver lavorato al bar con lui.

«Non ne ho idea» gli confessai, mettendomi seduto su uno degli sgabelli e passandomi una mano fra i capelli.

Velocemente passai in rassegna la serata, non che ne avessi particolarmente voglia visto com’era andata…

Prima c’era stata la scenata che avevo fatto a Ivan, ma ero praticamente certo che Alyce non si fosse accorta di nulla.

Poi era stata la volta di Alan e lì Alyce mi era parsa leggermente turbata, o forse era solo il disprezzo che nutrivo nei confronti di quel ragazzo a farmi vedere cose che non c’erano.

Dopodiché per tutto il resto della serata non era successo più nulla di particolare, se non l’arrivo di Lana al locale.

Terminato il suo turno di lavoro la cugina di Alyce era tornata a casa e, non trovando nessuno, era scesa di sotto a cercarci.

Dopo aver tentato invano di farsi largo fra la folla per raggiungere Alyce si era rassegnata ed era venuta a sedersi in uno degli sgabelli liberi di fronte a me.

Per tutto il tempo che era rimasta al bar Lana non mi aveva praticamente rivolto la parola, se non per chiedermi di controllare che la lente a contatto che indossava fosse ancora al suo posto.

Una cosa da niente con le luci soffuse del bar!

In quel modo ero giunto a fine serata e quando mi ero voltato verso Alyce per comunicarle che Raf stava per chiudere avevo trovato la sua postazione vuota.

«Chi le capisce le donne!» bofonchiò mio fratello versandosi una tazza enorme di caffè e strappandomi dai miei pensieri. «Comunque fratellino per mercoledì mi servirebbe ancora il tuo aiuto. Ronda sarà fuori uso per un po’ e sono sotto di personale.»

«Certo» risposi distrattamente alzandomi in piedi e uscendo per andare al lavoro.

Quel giorno, così come il seguente, di Alyce in laboratorio non ci fu traccia.

Quando chiesi al Professor Ribbons spiegazioni circa la sua assenza, lui mi rispose che Alyce per alcuni giorni avrebbe svolto delle ricerche nel laboratorio di un’università non troppo lontana.

A nulla valsero le levatacce al mattino o l’andare a dormire a notte fonda nel tentativo di incrociarla in giro per casa, quella ragazza sembrava scomparsa nel nulla.

E così, esausto, arrivai a mercoledì mattina.

«Ancora niente?» mi chiese imperterrito mio fratello sollevando un sopracciglio.

«No» risposi sospirando. «Mi sta venendo il dubbio che abbia deciso di trasferirsi altrove e che si sia dimenticata di dircelo.»

«Donne!» brontolò Raf con un’espressione perplessa dipinta in viso.

«Già, donne!» gli feci eco io.

«Che ha fatto il genere femminile di così tremendo per essere vittima delle vostre imprecazioni già alle sette di mattina?» esordì Lana, entrando in cucina e afferrando al volo una tazza.

«Complicate la vita, sempre» le rispose mio fratello, incapace di lasciarsi sfuggire un’occasione per battibeccare con quella ragazza.

«Poco male» gli rispose lei, sollevando le spalle e versandosi una generosa quantità di caffè.

«A proposito di donne…» proseguì Lana, dopo aver bevuto una lunga sorsata di quel caldo liquido nero. «Qualcuno di voi ha per caso visto mia cugina? È da lunedì che non la vedo né le parlo. Se non trovassi la sua parte di letto disfatta la mattina, potrei arrivare persino a pensare che non dorma nemmeno qui.»

Nell’udire quelle parole, e la sottile insinuazione che celavano, avvertii un fremito di gelosia vibrarmi dentro.

Sospirando scossi la testa.

Dovevo assolutamente scoprire cosa accidenti stesse combinando Alyce.

«Nessuno la vede da domenica notte quindi» riassunse in un attimo le cose mio fratello. «Forse sarebbe il caso di…»

Il rumore della porta di casa che improvvisamente veniva aperta richiamò l’attenzione di tutti noi tacitando Raf.

In contemporanea Lana, Raf ed io volgemmo lo sguardo verso l’ingresso.

Dopo pochi istanti Alyce fece il suo ingresso in cucina.

«Buon giorno a tutti» disse, sussultando leggermente nel vederci.

Evidentemente non si aspettava di trovarci tutti lì.

«Buon giorno un corno!» sbottò immediatamente Lana portandosi le mani sui fianchi. «Che accidenti di fine hai fatto?»

Offesa dalle parole e dal tono di voce usato dalla cugina, Alyce drizzò la schiena e strinse gli occhi a fessura.

«Non sapevo di doverti fare un resoconto dettagliato di ogni mio spostamento o impegno» le rispose prontamente, lasciandomi basito per il tono di voce tagliente e sprezzante, «ma visto che a quanto pare le cose sembrano stare così… t’informo che sto uscendo per recarmi al lavoro. In realtà ero già quasi arrivata dato che oggi sarò al mio vecchio laboratorio, ma mi sono accorta di aver dimenticato il cellulare e sono tornata. T’informo inoltre che per oggi ho chiesto un permesso e che quindi uscirò dal lavoro poco prima di pranzo. Ho degli appuntamenti e delle commissioni da sbrigare, ma conto comunque di tornare in tempo per la festa. Contenta? Ora che sai tutto, sei soddisfatta?»

Visibilmente amareggiata per il comportamento della cugina, Lana annuì con le testa e, dopo aver appoggiato la sua tazza di caffè dentro il lavandino, uscì velocemente dalla cucina.

«Alyce ma che ti prende?» le chiesi incapace di trattenermi. «Ti sembra il modo di trattare tua cugina?»

A quelle parole Alyce alzò di scatto gli occhi su di me.

In quel momento se con uno sguardo si fosse potuta uccidere una persona, io sarei stato bello che morto.

«Fammi un favore Donovan» mi rispose stringendo le mani a pugno e scuotendo la testa. «Evita di parlarmi di Lana. Evita di difenderla, di provarci o di flirtare con lei in mia presenza.»

Detto questo Alyce si voltò e, con gli occhi visibilmente lucidi, uscì di corsa dalla cucina.

Pochi istanti dopo udii la porta d’ingresso sbattere con violenza.

«Don» mi chiamò all’istante mio fratello piazzandosi di fronte a me, «perché Alyce crede ancora che a te piaccia Lana? Le hai detto cosa provi per lei?»

«Non ancora» gli risposi fissando la tazza di caffè che stringevo nelle mani.

«Che coglione!» mi apostrofò lui, non troppo gentilmente, scuotendo la testa.

«Non ho avuto occasione!» sbottai, stufo e frustrato della situazione. «È introvabile da tre giorni e…»

«E allora?» m’interruppe mio fratello alzando la voce nel tentativo di sovrastarmi. «Quella ragazza ha una cotta colossale per te e tu per lei. Vi girate intorno da settimane, ma siete entrambi incapaci di vedere come stanno le cose. Don, fratello, devi parlare con Alyce e fare qualcosa prima che sia troppo tardi.»

Aveva ragione mio fratello, ero veramente un coglione.

Chiarire le cose con Alyce… sì, lo avrei fatto e poi non mi sarei più fermato.

Alyce sarebbe stata mia.

A qualsiasi costo.

«Devo andare» salutai frettolosamente Raf uscendo dalla cucina e avviandomi verso l’ingresso.

Mezz’ora dopo stavo entrando in laboratorio, sbattendo le porte d’ingresso e procedendo a passo spedito.

Dovevo trovare Alyce e parlarle.

Subito.

Guardandomi freneticamente attorno la cercai con lo sguardo.

Non vedendola da nessuna parte, riprovai.

«Lei non c’è.»

La voce di Alan alle mie spalle mi colse di sorpresa.

Irrigidendomi, mi voltai lentamente.

«Non ci credo» risposi freddamente. «L’ho vista poco fa e mi ha detto che oggi avrebbe lavorato qui.»

«E, infatti, qui c’è venuta» confermò Alan, accompagnando le sue parole con una risatina beffarda, «ma solo per avvertirmi che, invece della mezza giornata che aveva inizialmente chiesto di permesso, si sarebbe presa la giornata intera.»

Furioso, strinsi i denti così forte che sentii i muscoli della mascella dolermi.

«Ti ha detto dove aveva intenzione di andare?» chiesi, sforzandomi di mantenere la calma.

Alan era odioso, ma non era colpa sua se Alyce stava facendo di tutto per non farsi trovare.

«No» mi rispose lapidario, stringendo leggermente gli occhi e facendo un passo in avanti, avvicinandosi ancora di più a me.

Scuotendo impercettibilmente la testa mi fissò dritto negli occhi.

«Te la sei giocata amico» mi disse con voce grondante di soddisfazione.

La voglia di chiudergli la bocca con un pugno mi fece fremere ogni singolo muscolo del corpo.

Chiamando a raccolta tutto il mio autocontrollo feci un paio di passi in dietro.

«Non ho intenzione di parlare di lei con te» gli dissi, evitando così di cadere nelle sue provocazioni. «E ora, se mi vuoi scusare, ho del lavoro da fare.»

«Come vuoi Turner» assentì Alan in tono provocatorio. «Ci si vede.»

Senza aspettare un istante di più, mi voltai e mi avviai verso la mia postazione di lavoro.

Non appena arrivato al mio tavolo, dopo aver controllato di essere solo, sbattei rabbioso un pugno sul ripiano facendo cadere a terra diverse provette.

Ero furioso.

Furioso con Alyce per essere fuggita da me.

Furioso con Alan per essere una testa di cazzo che non aspettava altro che vedermi fare un passo falso.

Ma, soprattutto, furioso con me stesso perché avevo mandato tutto all’aria.

Sospirando sistemai il casino che avevo combinato e mi misi al lavoro.

Come preannunciato da Alan, di Alyce quel giorno non si vide nemmeno l’ombra.

Incredibilmente, poiché il tempo mi era parso non passare mai, si fece l’ora di andare a casa.

Per fortuna quella sera ci sarebbe stata la festa di Alex, il migliore amico di Leo, e finalmente avrei avuto la possibilità di vedere Alyce.

Ero sicuro che ci sarebbe stata, quella ragazza era troppo educata per dare buca a una festa a cui era stata invitata.

O almeno speravo.

Dopo essere tornato a casa, ed essermi fatto una rapida doccia, mi preparai.

Con le mani leggermente tremanti mi allacciai le scarpe.

Mi sentivo emozionato e, contemporaneamente, in preda al panico all’idea di vedere Alyce.

Che assurdità!

Ero stato suo amico per diversi anni, ci ero persino andato a letto, ma quella sera…

Quella sera sarebbe stato tutto diverso.

Se le cose fossero andate esattamente come speravo Alyce avrebbe smesso di essere un’amica per divenire la mia ragazza.

Sospirando mi sgranchii il collo nel tentativo di allentare la tensione e mi alzai, uscendo dalla mia stanza e incamminandomi verso la cucina.

Non appena vi misi piede dentro trovai mio fratello Raf intento a conversare con Lana.

Non appena quei due mi videro, smisero di parlare.

Completamente disinteressato, e ancora preso dai miei pensieri, ignorai la cosa.

«A che ora inizierà ad arrivare la gente stasera?» chiesi, facendomi avanti e afferrando un sacchetto di patatine da sopra il bancone.

Aprendolo, iniziai a mangiarle.

«Non lo so di preciso» mi rispose mio fratello dandomi un’occhiataccia e strappandomi il sacchetto dalle mani, «ma penso che sia meglio scendere e iniziare a preparare.»

«Ok» risposi prontamente, grato di avere qualcosa da fare e poter così tenere la mente occupata.

Senza aspettare oltre m’incamminai verso l’ingresso più che pronto a scendere di sotto.

Pochi istanti e mio fratello e Lana furono dietro di me.

Senza dire nulla, ma soprattutto trattenendomi dal chiedere a quei due se avessero notizie di Alyce, scesi le scale che portavano al bar.

Non appena dentro iniziai a darmi da fare.

Rifornii il bancone, sistemai i tavoli e misi in fresco le birre preferite dal festeggiato.

Esaurite tutte le incombenze mi sedetti su di uno sgabello e iniziai a fissare la porta d’ingresso.

Chissà a che ora sarebbe arrivata Alyce…

Sempre che alla fine non avesse cambiato idea decidendo di non presentarsi.

Accidenti!

Non volevo nemmeno pensare a quell’eventualità.

Improvvisamente, nel bel mezzo di tutte le mie paranoie, vidi la porta del bar aprirsi. Il fremito di speranza che mi colse fu presto deluso quando, fra tutti gli invitati che vidi entrare, non scorsi Alyce.

Deciso a non lasciarmi pervadere dallo sconforto agguantai una birra da dietro al bancone e puntai nuovamente lo sguardo verso l’ingresso.

Non so esattamente per quanto tempo rimasi a fissarlo, so solo che più il tempo passava più sentivo farsi labile dentro di me la speranza di vederla arrivare.

Avevo appena aperto la seconda di una lunga serie di birre che avevo seriamente intenzione di bere, quando la porta del bar si aprì e la ragazza che stavo aspettando con impazienza fece finalmente il suo ingresso.

Non appena la vidi il respiro mi si mozzò in gola.

Alyce, fasciata in uno striminzito vestitino nero senza spalline e lungo fino al ginocchio, era bella da far male agli occhi.

Un paio di altissime scarpe grigie completavano la sua mise mettendo in risalto le sue bellissime gambe.

Affascinato la osservai nuovamente da capo a piedi, quasi come se la vedessi per la prima volta.

Ero talmente rapito da quella visione che non feci nemmeno caso al ragazzo che, entrato subito dopo di lei, le stava tenendo una mano poggiata su di un fianco, cingendole la vita.

Non appena però mi accorsi della cosa, mettendo a fuoco la scena, un brivido freddo mi percorse la schiena, raggelandomi.

Alan.

Alyce era venuta alla festa in compagnia di Alan?

Io… io non capivo.

C’era qualcosa fra loro?

Avevano iniziato a frequentarsi?

Vedendo il modo in cui Alan stringeva a sé Alyce, le cose dovevano stare in questo modo.

Che idiota che ero stato!

Infuriato, sbattei la birra che tenevo ancora in mano sul bancone e m’incamminai a passo veloce verso il retro del bar.

Dovevo assolutamente allontanarmi da lì prima di lasciare che la rabbia che mi rodeva dentro mi facesse fare qualcosa di cui, poi, mi sarei sicuramente pentito.

Ero così fremente di rabbia, infatti, che avrei potuto tranquillamente fare a pezzi quello stronzo di Alan senza pensarci due volte.

Stringendo le mani a pugno cercai di calmarmi.

Non potevo fare a botte dentro il bar di mio fratello.

Raf non me lo avrebbe mai perdonato.

Mai.

Digrignando i denti svoltai l’angolo che portava al retro del bar talmente in fretta che, per poco, non mi scontrai con Lana.

«Che ci fai qui?» le chiesi senza preoccuparmi di celare la rabbia e il risentimento che provavo in quel momento.

«Niente» mi rispose lei sorridendo imbarazzata. «Io avevo solo…»

Senza lasciarle nemmeno il tempo di terminare la frase mi avvicinai a lei e, dopo averle afferrato il viso con entrambe le mani, la zittii posando le mie labbra sulle sue.

Ero conscio del fatto che ciò che stavo facendo era una cosa del tutto sbagliata ma, in quel momento, avevo assolutamente bisogno di trovare un modo per dimenticare ciò che avevo visto e soffocare il caos che sentivo dentro.

Alyce e Alan…

La rabbia cocente che provai al solo ricordo mi fece premere ancora più forte le labbra contro quelle di Lana.

Dopo un attimo di smarrimento la ragazza che stavo baciando afferrò le mie mani e, affondando le unghie nella mia carne, cercò di allentare la mia presa per potersi liberare.

Colpito da quel gesto feci per tirarmi indietro e chiederle scusa quando un sussulto alle mie spalle richiamò la mia attenzione.

Indietreggiando, e mettendo così fine al contato fra le mie labbra e quelle di Lana, mi voltai di scatto.

L’unica cosa che riuscii a vedere, prima che Alyce fuggisse via, furono i suoi occhi sgranati, increduli e pieni di dolore.

«Vai da lei, coglione» mi ordinò immediatamente Lana con voce glaciale, risvegliandomi dallo stato d’immobilità e confusione in cui ero piombato. «E se ti azzardi un’altra volta a baciarmi giuro su Dio che ti faccio un occhio nero.»

«Perdonami» feci appena in tempo a dirle, prima di correre via alla disperata ricerca di Alyce.

Svoltando l’angolo che riportava nella sala principale del bar, fui travolto da una marea di gente.

Ero stato in quel dannato retro del bar solo una decina di minuti, forse anche meno, e nel frattempo il locale si era incredibilmente riempito.

Guardandomi forsennatamente attorno cercai Alyce da ogni parte.

Non riuscendo a trovarla iniziai a farmi largo fra la gente sgomitando, incurante delle imprecazioni di tutti quelli che accidentalmente colpivo.

Arrivato quasi in fondo al bar, vicino alla zona dei tavolini, finalmente la vidi.

Il sollievo che provai, però, durò solo un istante.

Alyce aveva deciso di ripagarmi con la mia stessa moneta.

 

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-ALYCE-

Avevo capito quasi subito che invitare Alan alla festa a sorpresa nel bar di Raf era stato un colossale errore ma, oramai, quel che era fatto era fatto.

Tutto sommato la sua compagnia, fino a quel momento, non era stata poi così male.

Anzi, avrei potuto addirittura definire la presenza di quel ragazzo provvidenziale.

Avere qualcuno che mi porgeva in continuazione delle domande, infatti, mi obbligava a prestare attenzione, distogliendo la mia mente dal dolore costante che provavo ormai da domenica sera.

Dalla sera in cui avevo sorpreso Lana e il ragazzo dei miei sogni intenti a flirtare, del tutto indifferenti del fatto che a poca distanza da loro ci fossi io.

Delusa e ferita, avevo passato i due giorni successivi cercando di evitare chiunque, in particolare Donovan e Lana.

Uscivo di casa all’alba e rincasavo a notte fonda.

Sapevo che, prima o poi, avrei dovuto affrontarli entrambi, ma ancora non mi sentivo pronta per farlo.

Non finché i miei occhi avrebbero continuato a riempirsi di lacrime al solo pensiero di quei due insieme.

Accidenti, mi sentivo così… tradita.

Così, quando quella mattina ero stata costretta a tornare a casa, dopo essermi accorta di aver dimenticato il cellulare, e li avevo trovati in cucina avevo dovuto fare un grosso sforzo per mettere da parte il risentimento e il dolore e provare a essere ragionevole.

L’attacco ingiustificato nei miei confronti da parte di Lana e, ancora peggio, l’intervento di Donovan in sua difesa avevano vanificato in un attimo ogni mio tentativo, facendomi ricadere all’istante nella spirale di rabbia e delusione da cui avevo tanto faticato per riemergere.

Furiosa, avevo allora girato i tacchi ed ero uscita di casa sbattendo la porta.

Ero talmente arrabbiata e delusa che, pur di non correre il rischio di vedere Donovan, mi ero presa l’intera giornata di permesso al lavoro.

Dopo aver girovagato a vuoto per la città per un paio di ore, nel tentativo di sbollire la rabbia, avevo deciso di usare il tempo libero a mia disposizione per farmi qualche coccola.

Ne avevo bisogno.

E così, dopo aver fatto shopping in vista della serata, mi ero rinchiusa in un centro estetico per un bel massaggio rilassante.

Avevo poi concluso quel pomeriggio, interamente dedicato a me stessa, facendo un salto da un parrucchiere e, subito dopo, da un truccatore.

Con il vestito appena acquistato, le scarpe coordinate, il trucco e i capelli sistemati non ero nemmeno dovuta passare da casa prima di recarmi al laboratorio, luogo in cui mi ero data appuntamento con Alan per poi andare insieme alla festa.

E così eccoci a quella serata.

Non appena messo piede dentro il bar di Raf, nonostante la presenza al mio fianco di un altro uomo e nonostante tutti i buoni propositi e le raccomandazioni con cui mi ero infarcita la mente, la prima cosa che feci fu guardarmi attorno alla ricerca di Donovan.

Ero talmente concentrata nella mia ricerca che non mi accorsi nemmeno della mano di Alan intenta ad arpionare il mio fianco.

Non appena però presi coscienza di quella presa possessiva prontamente riportai quel ragazzo al suo posto.

E cioè il più possibile lontano da me.

Avevo appena aperto bocca con l’intenzione di fargli un bel discorsino quando, con la coda dell’occhio, vidi Donovan alzarsi di scatto da uno sgabello e dirigersi a gran velocità verso il retro del locale.

Senza pensarci due volte, e spinta dal desiderio di chiarire una volta per tutte le cose con lui, gli corsi dietro abbandonando Alan senza nemmeno una spiegazione.

Facendomi largo fra la calca cominciai a riflettere su cosa avrei detto a Donovan una volta che lo avessi raggiunto.

Bhè, era semplice.

Gli avrei detto che non lo volevo solo come amico e che, soprattutto, non volevo che lui stesse con Lana.

Gli avrei aperto il mio cuore dando voce ai miei sentimenti.

Conscia di stare per mettere in gioco tutta me stessa rallentai il passo fino a fermarmi vicino al muro divisorio dietro cui era scomparso Donovan.

Prendendo un bel respiro svoltai l’angolo.

Il sorriso che mi ero stampata in viso e tutti i miei buoni propositi andarono in frantumi in un istante.

Il tempo necessario perché il mio cervello registrasse la scena che avevo davanti agli occhi.

Don e Lana intenti a baciarsi.

Ok, allora era così che stavano le cose.

Mi ero illusa di essere ancora in tempo, ma avevo sbagliato tutto.

Donovan e Lana stavano insieme.

Donovan e Lana si stavano abbracciando.

Donovan e Lana si stavano baciando.

Incapace di reggere all’ondata di dolore che mi pervase, chiusi gli occhi.

Annaspando in cerca aria implorai i miei polmoni di tornare a respirare.

Massaggiandomi il petto con il palmo della mano, inesorabilmente e completamente sopraffatta dalla realtà e dal senso di delusione e tradimento, cercai affannosamente un piccolo spiraglio di lucidità a cui aggrapparmi, nella speranza che fosse sufficientemente forte da farmi allontanare da lì.

Dovevo andarmene.

L’ultima cosa che volevo in quel momento era che quei due assistessero al mio crollo.

Stringendo i denti, riaprii gli occhi.

Le labbra di Donovan ancora incollate a quelle di Lana calamitarono nuovamente il mio sguardo.

Incapace di trattenermi mi lasciai sfuggire un singhiozzo angosciato.

Appena udibile, ma sufficiente per richiamare l’attenzione e interrompere le due persone che avevo davanti.

Consapevole di aver appena provocato l’ultima cosa che avrei voluto che succedesse in quel momento, imposi furiosamente a me stessa di andarmene.

Correndo il più velocemente possibile, tanto quanto i dannatissimi tacchi che calzavo mi consentirono di fare, mi allontanai in fretta dalle due persone che avevano appena spezzato il mio cuore.

Con gli occhi colmi di lacrime a offuscarmi la vista cominciai a scontrarmi con diverse persone fino a quando, all’improvviso, non mi sentii arpionare da due braccia forti.

«Alyce, tutto bene?» mi chiese Alan, bloccandomi e stringendomi a sé.

Incapace di proferire parola, feci l’unica cosa che in quel momento fremevo per fare.

Occhio per occhio, dente per dente.

Afferrata saldamente la maglietta di Alan con le mani, lo avvicinai a me e incollai la mia bocca alla sua.

Senza farsi tanti scrupoli il ragazzo che stavo baciando posò le sue mani sulla mia schiena e, facendosi strada lungo i miei fianchi, arrivò ad afferrare il mio sedere stringendolo in una morsa salda e alquanto volgare.

Sconvolta e offuscata dal dolore lasciai correre, dando a quel gesto lo stesso significato che stavo dando al bacio.

Il nulla.

Niente.

Ecco cosa rappresentava per me quello che stava succedendo.

Esattamente nulla, se non un modo per vendicarmi di Donovan e per cercare di soffocare tutto il dolore che mi stava logorando dentro.

Improvvisamente, così com’era iniziato, quell’insignificante contatto di labbra finì.

Ma non per mia volontà.

Due forti mani, infatti, avevano appena arpionato i miei fianchi trascinandomi all’indietro.

Sgranando gli occhi per lo stupore, ci misi un solo istante per comprendere chi fosse il responsabile di ciò che stava succedendo.

«Alyce, che cazzo stai facendo?» ruggì Donovan alle mie spalle, confermando le mie supposizioni.

Decisa a non dargliela vinta, e desiderando più di ogni altra cosa di ferirlo come lui aveva fatto poco prima con me, afferrai le spalle di Alan trascinandolo un’altra volta verso di me.

«Non sono affari tuoi Don!» dissi, senza voltarmi, per poi incollare nuovamente la mia bocca a quella del mio accompagnatore.

Questa volta il ragazzo in questione non si accontentò di un semplice contatto di labbra.

No, forzando con decisione la mia bocca v’insinuò avidamente la lingua dentro.

Disgustata, gemetti e feci per scostarmi quando Donovan, incurante del mio ammonimento di poco prima, mi precedette e, afferrato Alan per la maglietta, lo allontanò bruscamente da me.

«Che cazzo di problemi hai Turner?» sbottò quest’ultimo, liberandosi dalla presa e sporgendosi in avanti con fare minaccioso.

«Tu sei il mio cazzo di problema idiota!» rispose con ferocia Don senza indietreggiare di un solo passo.

Non avevo mai visto Donovan litigare tanto furiosamente con qualcuno né, tanto meno, fare a botte ma, stando all’espressione dipinta sul suo viso in quel preciso momento, presto lo avrei visto.

«Che c’è Turner, ti brucia perché lei ha scelto me?» lo provocò Alan, molto poco saggiamente.

«Scelto te?» lo sbeffeggiò Don scuotendo la testa. «Ti sta solo usando!»

Offeso da quell’accusa Alan si voltò di scatto verso di me.

«Digli che non è così, Alyce!» mi ordinò bruscamente, nel tentativo di screditare pubblicamente Donovan e la sua insinuazione.

Incapace di dire nulla lo guardai per un attimo negli occhi e, subito dopo, abbassai lo sguardo.

Dio, mi sentivo così sporca e disgustosa per quello che avevo appena fatto.

«Che puttana!» inveì a quel punto Alan, riversandomi addosso tutta la sua delusione e il suo rancore.

Ciò che seguì a quelle parole fu tutto molto rapido e confuso.

L’ultima cosa che vidi, prima di essere spinta via, fu il volto infuriato di Donovan mentre intimava ad Alan di chiedermi scusa altrimenti lo avrebbe fatto a pezzi.

Un istante dopo quei due ragazzi si stavano scagliando l’uno contro l’altro.

La gente vicina per lo spavento cominciò a indietreggiare rapidamente, travolgendomi e facendomi arretrare.

Sgomitando, cercai a fatica di riguadagnare la mia posizione.

Una volta ritornata al centro della scena vidi Raf, arrivato di corsa, afferrare Donovan e bloccarlo con una mossa esperta.

Leo invece, giunto insieme al fratello, si occupò di Alan.

«Lasciami andare subito Raf!» inveì Donovan, dimenandosi nel tentativo di liberarsi dalla presa ferrea del fratello.

«Sì, lascialo… così posso finire di dargliele!» gli fece eco Alan, spavaldo.

Una spavalderia che, però, durò giusto un istante.

Il tempo che Leo, udite le sue parole, gli piegasse con forza il braccio dietro la schiena mettendolo a tacere.

Vista la scena, tutti i presenti iniziarono a ridere di lui.

Liberatosi con uno strattone Alan guardò in modo truce tutti i presenti, me compresa, poi si avviò a passo spedito verso l’uscita, spintonando e maledicendo chiunque gli capitasse a tiro.

Dopo averlo visto uscire dal bar spostai la mia attenzione su Donovan, ancora tenuto fermo da Raf.

«Alyce…» iniziò a dirmi lui non appena i nostri occhi s’incontrarono.

Sollevando di scatto una mano, lo zittii.

«No» gli intimai, ritrovando a fatica la voce. «Non voglio parlare con te ora. Io… io devo andare. Ho bisogno di restare sola.»

E, detto questo, mi voltai incamminandomi verso l’uscita.

«Alyce, cazzo, fermati!» sentii Donovan, imperterrito, gridarmi dietro.

«Lasciami andare!» ordinò poi furioso al fratello notando la mia indifferenza di fronte alle sue parole.

«Vuole restare da sola, Don» gli rispose saggiamente Raf, facendomi sospirare di sollievo. «Hai sentito anche tu ciò che ha detto.»

Quelle furono le ultime parole che sentii prima di essere troppo distante per udire altro.

Accelerando il passo raggiunsi la porta e, una volta fuori, girai l’angolo diretta alle scale che mi avrebbero portata all’appartamento sovrastante.

Appena giunta in casa corsi in camera mia e, dopo aver frugato nelle tasche dei jeans alla ricerca delle chiavi della macchina, le afferrai e uscii di corsa.

Non potevo restare lì.

Mi sarei messa alla guida e avrei gironzolato un po’ per la città fino a che non mi fossi sentita pronta per tornare e affrontare Donovan.

Alla peggio, avrei cercato un albergo in cui dormire.

Scendendo le scale in tutta fretta, facendo i gradini a due a due, mi guardai freneticamente attorno cercando di ricordare dove diamine avessi parcheggiato l’auto.

Individuata, mi ci avvicinai a passo veloce.

Dopo aver tentato più volte di aprire la serratura usando il telecomando, mi arresi.

«Fottuti aggeggi che si rompono quando non devono!» imprecai, abbassandomi e avvicinando il viso alla portiera nel tentativo di inserire la chiave nella serratura.

Il lampione guasto sotto cui avevo parcheggiato e il buio dovuto all’ora tarda non mi stavano rendendo affatto facile quella semplice azione.

Stavo quasi per riuscire nell’impresa quando improvvisamente sentii una mano fredda arpionarmi il collo e, contemporaneamente, un’altra tapparmi la bocca.

Con uno strattone la persona alle mie spalle mi fece raddrizzare.

Sentendomi gelare il sangue per la paura, portai istintivamente le mani alla gola nel tentativo di liberarmi da quella presa soffocante.

Per tutta risposta il mio aggressore schiacciò con forza il mio corpo contro la portiera dell’auto.

Un dolore lancinante al costato mi fece sussultare.

Dopo un attimo di smarrimento, ordinai a me stessa di restare lucida e di lottare.

Con un guizzo improvviso iniziai, quindi, a dimenarmi.

Colto di sorpresa il mio assalitore premette ancora più forte la mano sulla mia bocca e, contemporaneamente, aumentò la stretta intorno al mio collo, bloccandomi e rendendomi quasi impossibile respirare.

Alla ricerca disperata di ossigeno cominciai a inspirare affannosamente dal naso.

Dopo qualche istante un allarmante formicolio alla testa, accompagnato da un senso di pesantezza delle gambe, mi rese chiaro che ero ormai sul punto di svenire.

Chiamando a raccolta tutto il mio autocontrollo cercai di calmarmi.

Se avessi perso conoscenza sarei stata una vittima impotente nelle mani del mio aggressore.

No.

Dovevo assolutamente evitare che ciò accadesse.

Cercando di non farmi vedere spostai entrambe le mani in avanti, fino a posarle sulla portiera dell’auto.

A quel punto, facendo leva e spingendo con tutta la forza che mi restava, mi spinsi all’indietro.

Colto alla sprovvista l’uomo alle mie spalle, nel tentativo di mantenersi in equilibrio, lasciò per un istante la presa su di me.

Sfruttando l’attimo, cercai di scappare.

«Sei solo una lurida puttana!» mi ringhiò contro il mio aggressore, piombandomi nuovamente addosso.

Il suono di quella voce mi fece bloccare.

Sgranando gli occhi feci per voltarmi, nel tentativo di guardare in faccia l’uomo che mi stava aggredendo.

L’uomo la cui voce avevo appena riconosciuto.

Un istante prima che riuscissi nel mio intento, però, mi sentii afferrare per i capelli e, subito dopo, con una forza inaudita, la mia faccia fu sbattuta contro il vetro della mia auto.

Intorpidita e confusa, improvvisamente libera dalla presa del mio aggressore, barcollai all’indietro.

Sentendo le gambe cedere mi accasciai a terra.

Avrei tanto voluto rannicchiarmi su me stessa, ma nessuna parte del mio corpo sembrava più rispondere ai miei comandi.

Ruotando gli occhi cercai di guardarmi attorno.

Avevo disperatamente bisogno di sapere con certezza che il mio aggressore se ne era andato.

L’unica cosa che vidi, nonostante il sangue che mi stava colando abbondantemente sul viso, fu una ragazza che, tentennante, si stava avvicinando a me.

Dopodiché tutto si fece buio.

 

FINE 9° PARTE

 

– ARRIVEDERCI A MERCOLEDI PROSSIMO –

 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Lorenza. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

3 Comments on Nuovo Racconto Inedito – “Prima che ti Accorgessi di Me” di Lorenza – 9° Parte

  1. Rosy ♥
    gennaio 25, 2017 at 7:09 pm (2 anni ago)

    Quanto ho odiato questa parte di storia la prima volta che l’ho letta!!!
    E quanto avrei voluto picchiare Donovan!

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  2. manu85
    gennaio 25, 2017 at 8:25 pm (2 anni ago)

    No non può essere non mi piace per niente la parte dell aggressione sopratutto perché sospetto che sia Alan? Per il resto non ho parole veramente avanti di un passo indietro di 15
    Bacio

    Rispondi
  3. Irina
    gennaio 25, 2017 at 9:41 pm (2 anni ago)

    Si mette male per Alyce… uff, sono preoccupata. Posso avere subito il prossimo capitolo?

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