Nuovo Racconto Inedito – “Prima che ti Accorgessi di Me” di Lorenza – 11° Parte

E anche questo giorno è arrivato, quello dei saluti finali con il racconto di Lorenza e con i suoi fratelli Turner che ci hanno tenuto compagnia in tutte queste settimane.

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Come sapete, la matassa non è ancora del tutto sbrogliata, ci sono ancora parecchi interrogativi da chiarire, soprattutto tra quei due testardi dei nostri protagonisti, che ancora, dopo tanti capitoli, ci fanno penare. Proprio fino all’ultima battuta.

Speriamo che la botta in testa a qualcuno sia servita per rinsavire un attimino e mettere pace a questo infinito tira e molla. Scherzi a parte: Alyce guarisci presto 

L’ho già fatto in privato, ma rinnovo anche pubblicamente i miei ringraziamenti a Lorenza, ormai compagna di avventure da diversi anni, e vorrei farle veramente di cuore un immenso in bocca al lupo per i suoi nuovi progetti di vita. Lorenza, mi auguro di festeggiare al più presto insieme a te i tuoi nuovi traguardi.

Per il resto, noi siamo sempre qua e quando vuoi, da semplice lettrice o da scrittrice, ti aspettiamo a braccia aperte. Spacca tutto ragazza

Buona Lettura  

 

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TURNER’S BROTHERS

-ALYCE-

«Grazie» fu l’unica cosa che riuscii a rispondere alla signora Turner, dopodiché chiusi gli occhi.

Ero certa che quella donna stesse morendo dalla voglia di farmi un centinaio di domande, glielo leggevo negli occhi, ma proprio non me la sentivo di affrontare l’argomento Donovan-Lana in quel momento.

Per tutta l’ora seguente nella mia stanza fu un andirivieni di gente.

Raf, Leo, Mic, il signor Ribbons e Thomas Turner si alternarono per tenermi compagnia, erroneamente convinti che avessi un disperato bisogno di distrarmi.

In realtà le uniche cose di cui sentivo di aver bisogno erano il silenzio e la solitudine, ma non me l’ero sentita di impedire a tutti loro di venirmi a trovare.

Per fortuna le due persone che avevo chiesto di non vedere non misero piede nella mia stanza.

Dopo l’ennesima ramanzina su quanto fossi stata incosciente ad andarmene in giro da sola di notte, che mi fece sentire come se il folle gesto di Alan fosse in qualche modo colpa mia, non ne potei più.

Esausta mi scusai e, nel tentativo di congedare tutti quanti una volta per tutte, informai i presenti che sentivo il bisogno di riposare.

Quando finalmente tutti se ne furono andati mi sistemai meglio sui cuscini e, sospirando, chiusi gli occhi.

Ero viva, mi ero salvata.

Ecco su cosa avrei dovuto concentrare i miei pensieri nei giorni a venire.

Il resto avrei dovuto dimenticarlo o, quanto meno, cercare di soffocarlo mettendogli una grossa pietra sopra.

Il tonfo della porta della mia stanza che veniva aperta con foga, schiantandosi contro il muro, mi fece riaprire gli occhi di scatto.

Di fronte a me, ansimante, livido in viso e con le mani chiuse a pugno, c’era Donovan.

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-DONOVAN-

«Cosa accidenti significa che non vuole vedermi?» urlai, per l’ennesima volta, furibondo.

Non era mia intenzione prendermela con mia madre, lei non aveva colpe se non quella di essere stata la portavoce della richiesta di Alyce di non farmi entrare nella sua stanza.

«Don, non so che dirti» tergiversò mia madre, lanciando occhiate furtive verso la porta d’ingresso del reparto.

«Ma almeno ti ha detto il motivo?» perseverai.

«No…» rispose piano mia madre spostando gli occhi per evitare il mio sguardo.

Ok, questa era una bugia.

Una dannata e stramaledetta bugia.

«Mamma…» cominciai piano dopo aver preso un bel respiro, «dimmi la verità.»

«La verità, la verità!» sbottò lei avvicinandosi e piantandomi il dito indice in pieno petto. «Perché non la racconti tu a me la verità? Che è successo fra te e Lana? Perché Alyce non vuole vedere nemmeno lei!»

Sentendomi avvampare per l’imbarazzo, mi passai una mano sul viso.

Ecco perché Alyce non voleva vedermi, per via del bacio che mi aveva visto scambiarmi con Lana.

«Non è come sembra» mi giustificai pentendomi per l’ennesima volta di quel mio gesto idiota. «Non mi interessa nulla di quella ragazza.»

«Sarà meglio» ci interruppe mio fratello Raf uscendo dalla stanza di Alyce, «perché Lana in questi giorni non fa che inveire contro di te non appena ne ha l’occasione. Non che mi stia lamentando della cosa, per carità, finché ce l’ha con te lascia in pace me e questo non è affatto male.»

«Perché sei uscito dalla stanza di Alyce?» chiesi a mio fratello, ignorando del tutto le sue parole.

«Perché lei vuole riposare, si sente stanca.»

«Ok, certo, però prima devo parlarle un attimo» lo avvertii, aggirandolo e avviandomi verso la porta chiusa alle sue spalle.

«Hai sentito cos’ha detto mamma?» mi bloccò mio fratello. «Alyce non vuole vederti.»

«So cos’ha detto mamma, ma…»

«Niente ma. Adesso tu te ne torni a casa con me.»

Spostando lo sguardo da mia madre a mio fratello mi resi conto di non avere scelta.

«Certo» assentii, scorgendo mio padre fare capolino da in fondo al corridoio. «Allora andiamo, papà è arrivato.»

Annuendo con la testa mia madre si voltò e si incamminò verso mio padre.

«Allora, andiamo?» sollecitai mio fratello, spingendolo avanti.

Giunti tutti e quattro davanti all’ascensore aspettammo che arrivasse al piano, poi entrammo.

Premurandomi di essere l’ultimo ad entrare mi ritrovai davanti alla pulsantiera.

Senza esitazione spinsi il tasto del seminterrato, poi con calma aspettai che le porte dell’ascensore si chiudessero.

Calcolare il tempo esatto fu più una questione di fortuna che di bravura, ma sta di fatto che non appena vidi le porte dell’ascensore avvicinarsi per chiudersi sgattaiolai fuori e lasciai il resto della mia famiglia a guardarmi confuso.

Ero certo che dopo ciò che avevo fatto sia i miei genitori che Raf non vi avrebbero rivolto parola per almeno una settimana, ma non me ne importava.

Dovevo parlare con Alyce, dovevo farlo a tutti i costi.

 

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-ALYCE-

Non so per quanto tempo io e Donovan rimanemmo in silenzio a guardarci negli occhi prima che uno dei due si decidesse a dire qualcosa.

«Alyce…» esordì lui facendo un passo verso di me.

Non feci nemmeno in tempo ad aprire la bocca per zittirlo, cosa che stavo assolutamente per fare, che Rafael fece irruzione nella mia stanza.

Dopo aver gettato un’occhiata veloce nella mia direzione, lo vidi concentrare la sua attenzione sul fratello minore.

«Non avresti dovuto farlo» gli disse, scuotendo la testa, e avvinandosi a lui con fare minaccioso.

Con un gesto rapido Raf arpionò il braccio di Don e si voltò, deciso a trascinarlo fuori dalla mia stanza.

Facendo resistenza Donovan si tirò indietro e, con uno strattone, liberò il braccio dalla presa ferrea del fratello.

Non appena questi, colto alla sprovvista, si voltò Donovan lo colpì dritto in faccia con un pugno.

Impreparato, Raf barcollò per un attimo all’indietro.

Ripreso in un istante il controllo della situazione lo vidi raddrizzarsi e iniziare a massaggiarsi la guancia arrossata.

«Non ti avevo mai colpito prima, Raf, lo sai» si giustificò prontamente Donovan abbassando le mani, «ma non esiterò a rifarlo se proverai ancora ad allontanarmi da lei. Non m’interessa se ha detto che non vuole vedermi. Devo parlarle e lei deve ascoltarmi, che le piaccia o no!»

Allibita e sconvolta continuai a fissare i due ragazzi che avevo di fronte.

Soprattutto Donovan.

Da quando lo conoscevo non lo avevo mai visto così arrabbiato e, soprattutto, non lo avevo mai sentito rivolgersi in quel modo a uno dei suoi fratelli.

Volgendo lo sguardo verso di me Raf mi scrutò attentamente in attesa di una mia risposta.

Scuotendo la testa gli comunicai tacitamente di non voler né ascoltare Donovan né di voler avere a che fare con lui.

Facendo un passo verso il fratello Raf sospirò.

«Fratellino» gli disse, sollevando le braccia in posizione di difesa, «devi fartene una ragione, lei non ti vuole.»

«Lei non sa come stanno le cose!» rispose Donovan alzando a sua volta le braccia con l’intento di attaccare. «Vattene Raf, esci da questa stanza e non immischiarti. Non voglio colpirti ancora, ma se provi di nuovo ad allontanarmi da lei non avrò scelta. Tu sei mio fratello, ma lei… lei è Alyce.»

Nel sentir pronunciare il mio nome in quel modo rimasi di sasso.

Donovan sembrava, infatti, aver caricato quelle cinque lettere di un significato esagerato, come se in esse vi fosse rinchiuso tutto il suo mondo.

«Lascia stare Raf» dissi allora a bassa voce, quasi sospirando.

Non avevo cambiato idea, ero ancora decisa a non voler avere niente a che fare con Donovan, ma visto come si stavano evolvendo le cose non volevo assolutamente essere la causa di un duro litigio fra i due fratelli.

Grugnendo qualcosa d’incomprensibile Raf si voltò e uscì rapidamente dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle.

Senza attendere un istante di più, Donovan si venne a sedere sul letto affianco a me e mi afferrò con delicatezza la mano.

Con un gesto stizzito la sfilai dalla sua presa e me la posai in grembo.

«Alyce…» iniziò a dire.

«Stai zitto!» sbottai senza remore. «Sei qui solo perché non volevo creare casini a tuo fratello! Non ti voglio, hai capito? Non voglio vedere né te né, tantomeno, Lana! Vi detesto, entrambi, e non voglio più avere nulla a che fare con voi. Siete solo due…»

«Smettila!» mi ordinò Donovan all’improvviso, interrompendomi e passandosi le mani fra i capelli. «Le cose non stanno come credi tu e se mi lasciassi parlare potrei spiegarti tutto.»

«Che c’è da spiegare?» lo incalzai furiosa. «Che cosa vuoi dirmi che io già non sappia? Sapevi di piacermi Donovan, diamine siamo stati anche a letto insieme, ma non te n’è importato. Sono arrivata al punto di fingermi una tua semplice amica di letto pur di non perderti, ma tu che hai fatto? Non hai esitato e, dopo aver avuto me, ti sei buttato su Lana.»

«Alyce, non…» provò a intervenire Donovan.

«No» lo interruppi nuovamente. «Non tentare di negare. So esattamente come stanno le cose perché vi ho visti Donovan! Vi ho visti mentre vi baciavate! Mentre tu baciavi lei

«Anche tu hai baciato Alan!» mi ruggì contro di lui, rosso in viso per la rabbia a stento trattenuta.

Nell’udire quel nome un brivido mi corse lungo la schiena e gli occhi mi si riempirono di lacrime.

Quello di Donovan era stato un colpo basso e se ne rese conto immediatamente anche lui.

«Scusami» mi disse infatti, sporgendosi verso di me e abbassando il tono di voce. «Non avrei mai dovuto nominare quel verme.»

«Bhè ormai l’hai fatto!» gli urlai contro furiosa, facendolo trasalire.

Alzandosi e allontanandosi lentamente dal letto, Donovan si passò le mani fra i capelli.

«Ok, Alyce» disse voltandosi verso di me e stringendo gli occhi. «Non è così che avevo progettato di dirtelo ma…»

«Ho detto che non voglio ascoltarti» lo interruppi nuovamente. «Cosa non ti è chiaro di questa frase? Perché posso…»

Le parole che stavo per dire mi si bloccarono in gola quando Donovan, avvicinatosi a grandi passi, mi chiuse la bocca con un bacio.

Dopo un attimo di stupore, in cui il mio corpo traditore vibrò e palpitò, ripresi il controllo.

Non potendomi aiutare con le braccia voltai di scatto il viso di lato, ponendo fine a quel contatto.

Senza darsi per vinto Donovan posò le mani sulle mie guancie e, spostando delicatamente il mio volto, fece in modo che lo volgessi  nuovamente verso di lui.

«Adesso mi ascolterai senza fiatare» mi disse dolcemente e accarezzandomi gli zigomi con i pollici.

Ancora arrabbiata, anche se decisamente confusa dal bacio che Donovan aveva appena tentato di darmi, feci per aprire bocca e protestare quando lui mi ci posò un dito sopra.

«Nella mia vita ho fatto un sacco di cazzate, Alyce» ricominciò a parlare. «Alcune più grosse altre, invece, trascurabili. Ma la più grande di tutte l’ho commessa di recente. In realtà il tutto è iniziato diverso tempo fa quando una certa ragazza ha smesso di essere una semplice amica e si è trasformata in qualcosa di più. Accidenti, molto di più, dato che mi ha fatto letteralmente perdere la testa. Purtroppo mi c’è voluto un po’ per rendermi conto di quanto questa ragazza mi piacesse, e ancora di più ce n’è voluto perché riuscissi ad ammetterlo. Più passavo del tempo con lei, più mi rendevo conto di quanto ogni suo aspetto mi piacesse. No, “piacesse” è riduttivo, sarebbe più corretto dire “letteralmente impazzire”. Ho cominciato a pensare a lei sempre più spesso e più mi rifiutavo di accettare la cosa più lei continuava a insinuarsi nel mio cuore e nella mia testa. Ne sono stato sopraffatto, Alyce, e ho avuto paura. Paura di mettermi in gioco e paura di perdere. Alla fine, però, non ho potuto fare altro che arrendermi perché quando ci sono di mezzo i sentimenti, quelli veri, c’è poco da fare. Volente o nolente vincono loro. E così quando finalmente mi sono sentito pronto per confessarle ciò che provavo, lei ha deciso di chiudermi fuori. Ed è proprio lì che ho fatto il mio errore più grande, perché invece di stare zitto e permettere al mio orgoglio ferito di vincere avrei dovuto prendere il tuo viso fra le mani e, guardandoti dritta negli occhi, dirti che non m’importa se mi vedi solo come un amico perché non lo sono. Io ti voglio Alyce, così tanto che avrei fatto di tutto per farti cambiare idea.»

Tacendo un attimo Donovan si riavvicinò nuovamente a me.

Ero confusa e provata.

Del tutto combattuta fra la tentazione di attirarlo verso di me e baciarlo e quella di suonare il campanello e farlo buttare fuori dalla sicurezza.

«Alyce…» proseguì lui addolcendo ancora di più la voce e lo sguardo. «Lo capisci adesso cos’è successo con Lana?»

Colta di sorpresa, aggrottai le sopracciglia.

«Quando ti ho vista con quel verme viscido di Alan, ho perso la testa. Volevo solo un modo per fartela pagare e ci è andata di mezzo Lana. Non volevo baciare tua cugina, è stato un errore» continuò a dirmi Donovan avvicinando pericolosamente il suo viso al mio. «Tutto ciò che è successo dopo… Dio mio Alyce, è stato un vero incubo e ti giuro che se mi rifai una cosa del genere ti uccido con le mie mani. Se metti di nuovo in pericolo la tua vita io…»

«Non me la sono cercata, Don» lo interruppi, risentita. «Alan è una persona malata che merita solo il peggio.»

«Lo so tesoro e non preoccuparti, mi sto personalmente assicurando che lo abbia. Per quanto riguarda te…» continuò cambiando argomento, «sappi che da oggi in poi ti seguirò come un’ombra. Non posso permettere che ti capiti ancora qualcosa, non dopo che sei voluta entrare a tutti i costi nel mio cuore.»

Sgranando gli occhi fissai il ragazzo al mio fianco trattenendo il fiato.

«Che cosa stai cercando di dirmi di preciso, Don?» gli chiesi incredula e sforzandomi di tenere a bada l’entusiasmo che sentivo crescere dentro.

«Sto dicendo» mi rispose lui, sfiorando il mio naso con il suo, «che tu sei la ragazza per cui ho perso la testa e che voglio te al mio fianco, non Lana. L’attrazione che provavo per lei non è niente, assolutamente niente, se paragonato a ciò che sento per te. Mi hai preso il cuore Alyce e, se lo vuoi, sarò più che felice di darti il mio.»

Incapace di dire qualsiasi cosa, tacqui.

Sbattendo le palpebre cercai di ricacciare indietro le lacrime, ma non ci riuscii.

Com’era possibile non farsi sopraffare dalla felicità quando il ragazzo che si amava disperatamente ti confessava di provare le stesse cose?

Ok, magari non proprio le stesse cose, ma come inizio non c’era male.

«E il bacio con mia cugina?» gli chiesi nuovamente, avvertendo il bisogno pressante di chiarire nuovamente quell’episodio in cerca di rassicurazioni.

«Te l’ho detto, è stato solo un colossale e stupido errore» mi rispose lui, guardandomi dritta negli occhi. «Un mal riuscito tentativo di toglierti dalla mia mente. Mi evitavi da un paio di giorni, poi ti ho visto con Alan e…»

«Non parliamo più di lui.»

Quello era un momento troppo bello e perfetto per infangarlo con il ricordo di quell’essere orribile.

«Don…» continuai sospirando e sollevando una mano nel tentativo di accarezzargli il viso, ma fallendo nel mio intento. «Sei uno stupido.»

«Lo so» convenne lui, sorridendo.

«Però sei il mio stupido» specificai, sorridendo a mia volta.

Senza attendere oltre Donovan avvicinò il suo viso al mio e, dopo aver esitato un attimo, lo sentii posarmi con delicatezza le mani sul collo.

Facendo leva con i pollici mi fece sollevare leggermente il viso, in modo che la mia bocca aderisse meglio alla sua.

Desiderosa di essere baciata, chiusi gli occhi e lo assecondai.

Dopo qualche istante, dato che non succedeva nulla e sentendo Donovan indugiare, riaprii lentamente gli occhi scorgendolo intento a fissarmi.

Il desiderio, la bramosia e il sentimento che vi lessi dentro, specchio di ciò che stavo provando io, mi provocarono un brivido lungo la schiena.

Chiudendo gli occhi Donovan appoggiò finalmente le labbra alle mie, ricoprendole di baci leggeri a cui alternava, di tanto in tanto, dei piccoli morsi delicati.

Incapace di resistere oltre, gemetti.

Sapevo di non poter avere Donovan come avrei voluto, le mie precarie condizioni di salute me lo impedivano, ma almeno avrei voluto essere baciata nel modo giusto.

Intuendo la mia frustrazione, oppure semplicemente perché incapace di trattenersi oltre, Donovan socchiuse le labbra e insinuò la sua lingua nella mia bocca.

Non era la prima volta che ci baciavamo, ma era la prima volta che lo facevamo con la consapevolezza e la certezza di provare entrambi le stesse cose.

Consapevole di questo mi sentii percorrere da un mare di piccoli brividi i quali, correndomi lungo la pelle, si andarono a condensare nel mio basso ventre.

Intrecciando la mia lingua alla sua risposi al bacio con pari ardore e desiderio.

Avrei voluto disperatamente sollevare le braccia e affondare le mani fra i suoi capelli, ma tubicini, cerotti e fasciature me lo resero impossibile.

Pazienza, ci sarebbero stati altri momenti per farlo, altri attimi e altri baci.

Perché finalmente Donovan era mio ed io ero sua.

Esattamente come non avevo fatto altro che sognare dall’istante esatto in cui i miei occhi avevano incrociato i suoi per la prima volta.

 

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-DONOVAN-

Quattro settimane dopo…

 

«Sei sicura Alyce?» le chiesi, probabilmente per la millesima volta, guardandola dritta negli occhi.

L’idea di poterle fare in qualche modo del male mi stava terrorizzando, facendomi bloccare completamente.

«Don» mi rispose lei dimenandosi con impazienza sotto di me, «ti prego, il Dottore ha detto che è tutto ok.»

«Alyce…» continuai a dirle, affondando il viso nell’incavo fra il suo collo e la spalla e mordendola delicatamente. «Io… c’è una cosa che devo dirti.»

Il corpo di Alyce che s’irrigidiva sotto di me mi spinse a continuare senza perdere tempo.

«So che è la prima volta che lo facciamo da quando… dall’incidente, ma non posso permettere che accada nulla prima di…» facendo un bel respiro presi coraggio, «prima di averti detto che ti amo. Che ti amo da impazzire.»

A quelle parole Alyce, sotto di me, sussultò leggermente irrigidendosi appena.

«Ti amo anch’io Donovan» mi confessò, dopo qualche istante, mettendomi le mani fra i capelli e spronandomi a sollevare il viso. «E non solo. Ti desidero e ti voglio tanto da star male.»

Dio mio!

Con quella sua confessione Alyce mi aveva quasi ucciso, rendendomi impossibile trattenermi oltre.

Le avevo detto che la amavo, ora glielo avrei dimostrato.

Posando impaziente le labbra sulle sue, iniziai a baciarla.

Prima con delicatezza poi, via via, in modo sempre più deciso e urgente.

Il gemito roco che Alyce si lasciò sfuggire, mi fece fremere.

Con un notevole sforzo cercai di trattenermi, ricordando a me stesso che quella era la sua prima volta dopo l’aggressione.

Ci sarei dovuto andare cauto.

Per il divertimento più sfrenato ci sarebbero state le notti a venire…

Spostando tutto il peso del mio corpo sul braccio sinistro posai la mano destra sulla sua pancia, appena sotto l’ombelico.

Il leggero fremito che la scosse non appena la toccai mi fece gemere di soddisfazione.

Quella ragazza era così sensibile a me e tutto ciò che le facevo…

Prima di quella sera avevamo esplorato i nostri corpi in diversi modi, senza però arrivare mai fino in fondo.

Rispettare il divieto del medico era stato un vero incubo.

Quel pomeriggio, dopo che alla visita di controllo il dottore ci aveva finalmente dato il via libera, eravamo corsi a casa.

Purtroppo avevamo dovuto aspettare fin dopo cena, quando Raf e Lana finalmente se ne erano scesi al bar per lavorare.

A quel punto Alyce mi era salita in grembo e, senza aspettare un secondo di più, si era sfilata la maglietta e aveva iniziato a baciarmi.

Senza indugio avevo risposto al bacio e, quando non ce l’avevo più fatta, mi ero alzato in piedi senza però lasciarla andare.

Sogghignando Alyce mi aveva stretto le gambe attorno alla vita e le braccia intorno al collo.

Arrivare in camera sua era stata un’impresa ardua, ma anche un viaggio verso il paradiso.

Dopo essermi chiuso la porta alle spalle, usando solo un piede, mi ero avvicinato al letto e, cautamente, mi c’ero sdraiato sopra sistemando la mia preziosa ragazza sotto di me.

Avevamo continuato a baciarci fino a quando l’urgenza di toccare i nostri corpi non ci aveva spinti a spogliarci reciprocamente con foga.

E così eccomi lì, steso nel letto insieme alla mia splendida ragazza e intento a disegnarle con la mano dei piccoli cerchi intorno all’ombelico.

Notando quanto la cosa le piacesse, lentamente iniziai a scendere sempre più in basso fino a che non raggiunsi la sua parte più intima.

Con mio sommo piacere trovai Alyce già pronta per me.

Un’ulteriore dimostrazione di come fossimo sempre in piena sintonia.

Lei voleva me tanto quanto io volevo lei.

Dopo averla portata sull’orlo del piacere usando le dita, e aver visto la sua schiena inarcarsi e i suoi fianchi dimenarsi, mi fermai.

Il gemito di protesta che le uscì dalle labbra mi fece sorridere.

«Quando fra un istante sarò dentro di te non ti lamenterai più, te lo prometto» le dissi, lasciando le sue labbra e scendendo con la bocca verso il suo seno.

Allungando una mano verso il comodino, e tastando alla cieca, cercai un preservativo.

Una volta trovato lo infilai rapidamente.

Dopodiché, sempre più impaziente, tornai a posizionarmi in mezzo alle gambe di Alyce, posando le braccia ai lati del suo viso e restando con il busto leggermente sollevato.

Spingendo delicatamente i fianchi in avanti cominciai a farmi strada dentro di lei.

Chiudendo gli occhi trattenni il fiato.

Dio…era la sensazione più bella che avessi mai provato.

Mi stava costando una fatica tremenda andare così piano, ma non avrei fatto altrimenti.

E non solo perché lei era ancora convalescente, ma anche perché era mia ferma intenzione gustarmi ogni istante di quella serata.

Ogni singolo, meraviglioso e perfetto istante.

«Sono tua Don» mi disse all’improvviso Alyce accarezzandomi la schiena con le unghie. «E voglio che tu sia mio.»

Le sue parole, esattamente quelle che avevo bisogno di sentirmi dire, mi fecero perdere del tutto la testa.

Afferrando delicatamente con i denti il labbro inferiore di Alyce, mi spinsi con decisione dentro di lei.

Un leggero gemito si riverberò nella gola di Alyce.

«Ora ti farò stare bene» le promisi, posando una mano sul suo seno e mordicchiandole il collo.

Deciso a rendere indimenticabile quel momento, iniziai a muovermi.

Da prima lentamente poi, quando l’espressione di piacere e desiderio dipinta sul viso di Alyce mi fece capire che era pronta, in modo sempre più veloce e deciso.

Ringhiando, strinsi i denti e mi concentrai su di lei.

Ero al limite, dannatamente al limite.

I suoi gemiti, e la stretta morsa in cui stavo affondando, mi stavano facendo impazzire.

Per nulla al mondo però mi sarei permesso di venire prima di lei.

Ruotando i fianchi creai un piccolo varco fra di noi, all’interno del quale infilai una mano alla ricerca di quel punto fantastico che mi avrebbe permesso di rendere Alyce felice.

Molto felice.

Non appena lo trovai, iniziai ad accarezzarlo con delicatezza.

Il respiro accelerato di Alyce e le sue dita che annaspavano lungo la mia schiena in cerca di un appiglio mi dissero che la mia adorata ragazza c’era quasi.

Spingendo con decisione la portai al culmine.

Urlando il mio nome, e graffiandomi i fianchi, Alyce venne.

Finalmente libero mi lasciai andare, raggiungendo il piacere più intenso e significativo che avessi mai provato in tutta la mia vita.

Ansimanti e appagati rimanemmo immobili per diversi secondi senza dire una parola.

«Don» mi chiamò lei, qualche istante dopo, con voce leggermente roca, ma sexy da morire. «Io ero convinta che l’altra volta fosse stato perfetto il sesso fra di noi, ma stavolta… com’è potuto essere ancora più meraviglioso e travolgente?»

Sollevando il viso da sopra il suo petto la guardai sorridendo.

Non appena i miei occhi incontrarono i suoi però la vidi sfuggire al mio sguardo.

Osservandola attentamente mi accorsi che un tenue rossore stava iniziando a colorarle le guance.

Sorpreso e divertito, strofinai il naso contro il suo.

«Non sarai mica in imbarazzo, vero?» le chiesi in un sussurro. «Perché se t’imbarazza questo, aspetta di vedere quello che ho in mente di farti le prossime volte…»

Sgranando gli occhi Alyce voltò di scatto lo sguardo verso di me.

Un istante e scoppiò a ridere.

«Mi fa piacere che trovi la cosa divertente» le dissi, sorridendo a mia volta, «ma non stavo scherzando.»

«Me lo auguro» mi rispose lei, tornando seria e iniziando a mordicchiarmi il labbro.

In un secondo mi sentii nuovamente pronto ed eccitato.

Accidenti!

Quella ragazza sarebbe stata la mia rovina.

 

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-EPILOGO-

-ALYCE-

 

Un anno e quattro mesi dopo…

 

Sollevando gli occhi al cielo sospirai piano.

Che noia!

Non ne potevo più!

Quattro ore seduta su una sedia male imbottita, relegata in ultima fila e costretta ad assistere a una noiosissima conferenza sulle “Microtecnologie e moderne tecniche spettroscopiche” mi avevano sfinita.

Per fortuna al mio fianco c’era Donovan.

Bhè, per fortuna mica tanto…

Da quando erravamo arrivati, infatti, quel ragazzo non aveva quasi aperto bocca.

Mi aveva rivolto la parola, sì e no, tre volte e ogni volta dicendo non più di due vocaboli.

D’accordo che Donovan era un secchione e amava la chimica quasi quanto amava me, però…

Sospirando tornai a fissare l’oratore che era sul palco in quel momento, decisa a seguire quello che stava dicendo.

Nonostante gli sforzi e i buoni propositi non resistetti più di un paio di minuti poi la mia mente tornò a vagare libera.

Il primo ricordo su cui mi soffermai, e su cui indugiai con piacere, fu quello risalente alla sera prima.

Quando mi ero fatta trovare da Donovan stesa sul nostro letto completamente nuda.

Nuda a parte un paio di scarpe nere con il tacco alto che calzavo ai piedi.

Sapevo che avrebbe gradito la cosa, quello che non mi ero immaginata era fino a che punto.

Quel ragazzo mi aveva tenuta sveglia quasi tutta la notte dimostrandomi non solo la sua gratitudine, ma anche tutta la sua notevole resistenza fisica.

Proprio a causa delle poche ore di sonno che ero riuscita a concedermi non appena nella sala riunioni in cui ci trovavamo furono spente le luci per permettere la visione di un filmato, gemetti sconfortata.

Tra il buio, il monotono tono di voce dell’uomo che stava parlando e il documentario che avrebbero trasmesso a breve le probabilità che cadessi addormentata erano pericolosamente alte.

Stringendo la mano di Donovan, ben salda nella mia, mi accomodai meglio sulla sedia e mi apprestai a osservare il filmato che stava iniziando.

Dopo diversi minuti in cui non avevo fatto altro che lottare con le mie palpebre perché restassero aperte, sentii la mano di Donovan sfilarsi dalla mia.

Stupita da quel gesto inatteso mi voltai di scatto verso di lui, stringendo gli occhi per combattere l’oscurità e riuscire a vederlo in viso.

Stavo ancora tentando di decifrare la sua espressione, nonostante intravedessi di lui soltanto il profilo, quando qualcosa toccò la mia gamba.

Sorpresa spostai lo sguardo.

La mano di Donovan, quella che fino a un attimo prima si trovava intrecciata alla mia, stava risalendo in modo preoccupante, ma anche molto eccitante, lungo il mio interno coscia.

Preoccupata, cominciai a guardarmi convulsamente intorno.

Per mia fortuna l’attenzione di tutti i presenti era ancora rivolta verso il mega schermo e il filmato su di esso proiettato.

Afferrando prontamente l’orlo del mio vestitino di cotone lo tenni ben stretto, cercando così di rendere il meno evidente possibile il lento avanzare della mano dell’uomo al mio fianco il quale, nonostante tutto, stava ancora fissando impassibile lo schermo davanti a sé mostrandosi interessato e attento.

Mordendomi il labbro cercai di imitarlo, ma non ci fu nulla da fare.

La mia mente e i miei sensi erano infatti completamente assorbiti da altro, soprattutto ora che l’avanzata di Donovan era ormai giunta a destinazione.

Pochi istanti, infatti, e sentii le sue dita scostare le mie mutandine e farsi largo dentro di me.

Stringendo con forza i braccioli della sedia, sospirai.

Accidenti!

Dovevo assolutamente evitare di gemere o qualcuno si sarebbe accorto che lì, su due delle sedie dell’ultima fila, si stava svolgendo un incontro di… tutt’altra natura!

Per un paio di minuti, non senza una certa fatica, riuscii a tenere sotto controllo la situazione.

Quando però quel vile traditore di Donovan accelerò il ritmo e posò il pollice sul mio piccolo fascio di nervi pulsante di desidero fui costretta a stringere le labbra fra i denti.

Oh mio Dio!

Donovan sapeva esattamente dove toccarmi e cosa fare per farmi perdere la testa.

Stavo per esplodere e non ero del tutto sicura che sarei stata in grado di trattenermi.

Tesa fino allo spasimo, sia per il piacere che rapidamente stava montando dentro di me sia per la paura di farci scoprire, m’irrigidii.

Una goccia di sudore partita dalla mia nuca mi attraversò la schiena.

Tutto questo mentre Donovan continuava a guardare il filmato trasmesso, apparentemente distaccato e per nulla coinvolto da ciò che mi stava facendo.

Respirando velocemente mi dimenai piano sulla sedia.

Ecco, c’eravamo.

Stavo per avere un orgasmo in una sala conferenze, circondata da circa un centinaio di persone ignare di tutto.

O almeno così speravo.

Avvertendo il momento, Donovan afferrò con la sua mano libera la mia, stretta attorno al bracciolo della sedia, sciogliendone la presa e intrecciando le dita con le mie.

Sopraffatta dal piacere strinsi gli occhi e reclinai leggermente la testa all’indietro.

Non appena anche l’ultimo spasimo di piacere abbandonò il mio corpo, Donovan sfilò le sue dita da dentro di me e, dopo avermi risistemato il vestito, incrociò le mani sulle ginocchia.

Sospirando, cercai di ricompormi e darmi un contegno.

Dopo diversi minuti, quando finalmente riuscii e tornare padrona di me stessa, mi accorsi che all’interno della mano che tenevo ancora chiusa a pugno, la stessa che Donovan mi aveva stretto mentre raggiungevo il culmine, c’era qualcosa.

Aprendo lentamente le dita notai che si trattava di un foglietto di carta accuratamente ripiegato.

Come diamine c’era finito quel coso in mano mia?

Curiosa, iniziai a dispiegarlo.

Una volta aperto notai che sopra vi era scritto qualcosa.

Sollevando il pezzetto di carta e avvicinandolo al viso mi concentrai per riuscire a leggere le parole riportate sopra, nonostante l’oscurità che regnava attorno a me.

Un improvviso e provvidenziale bagliore, proveniente dallo schermo gigante, mi concesse un istante di luce.

Mi vuoi sposare? Ti amo Don

Oh mio Dio!

Ecco cosa c’era scritto sul bigliettino che mie ero ritrovata in mano.

Stringendo quel prezioso pezzetto di carta fra le mani sentii gli occhi riempirsi di lacrime.

Voltando di scatto il viso trovai Donovan intento a fissarmi.

Per quanto quel ragazzo mi era sembrato tranquillo e rilassato poco prima, mentre era intento a donarmi piacere, tanto mi pareva agitato e nervoso ora.

Mordendomi il labbro trattenni una risata.

Fissando negli occhi l’uomo che amavo, che avevo e che avrei sempre amato, sospirai.

«Certo che ti sposo» gli dissi bisbigliano e cercando le sue mani con le mie. «Anche subito se vuoi.»

A quelle parole un sorriso enorme si allargò sul viso di Donovan il quale, un istante dopo, si avventò su di me divorando la mia bocca con un bacio che ci costò diversi colpi di tosse da parte dei presenti.

Incurante di tutto continuai a perdermi fra le braccia del mio futuro marito, dell’uomo che mi aveva regalato sorrisi e lacrime, dell’uomo che avevo amato ancora prima che si accorgesse di me.

the-end

Un GRAZIE immenso a Stella per avermi nuovamente ospitata in casa sua

e a tutte le persone che hanno dedicato un momento del loro tempo a queste storia.

GRAZIE alle beta che ho stressato in questi anni con questo racconto,

non lo dimenticherò!

Infine… ARRIVEDERCI a tutte, anche se non so a quando.

Mi prendo un paio di anni di distacco dalla scrittura…

ho un altro sogno nel cassetto che merita di essere realizzato!

Baci Lorenza

 

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Lorenza. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

14 Comments on Nuovo Racconto Inedito – “Prima che ti Accorgessi di Me” di Lorenza – 11° Parte

  1. Manu85
    febbraio 8, 2017 at 4:59 pm (4 anni ago)

    Direi un finale degno di nota è soprattutto non ci speravo più che questi 2 mettessero la testa apposto…
    Complimenti Lorenza per tutto e in bocca al lupo per il tuonuovo progetto ci mancherà la tua scrittura…
    Bacio e abbraccio forte

    Rispondi
    • Lorenza
      febbraio 8, 2017 at 5:21 pm (4 anni ago)

      Ciao Manu, grazie di cuore per tutti i tuoi commenti e per il tempo che hai dedicato a questa storia. Crepi il lupo. prima o poi tornerò, anche se detta così sembra una minaccia!

      Rispondi
  2. Rosy ♥
    febbraio 9, 2017 at 2:27 am (4 anni ago)

    Due anni :'(???
    Io non ci resisto due anni senza di te :'(
    Ti prego Lorenza ♡
    Come sempre, un lavoro perfetto, emozionante, sublime ♡.♡
    Bravissima Lorenza ♡

    Rispondi
    • Lorenza
      febbraio 9, 2017 at 9:09 pm (4 anni ago)

      Ma no Rosy! Il tempo passa in fretta! Poi Stella trova sempre storie bellissime da regalarci… vedi Irina per esempio!
      Come sempre grazie delle tue bellissime parole!

      Rispondi
  3. Irina
    febbraio 9, 2017 at 10:25 am (4 anni ago)

    Wow! Ci hai fatto penare, ma… che bel finale! Ho gli occhi a cuoricino!
    Grazie Lorenza per questa bellissima storia e in bocca al lupo per i tuoi progetti!

    Rispondi
    • Lorenza
      febbraio 9, 2017 at 9:10 pm (4 anni ago)

      Crepi il lupo! Grazie di cuore!

      Rispondi
  4. Luana
    febbraio 9, 2017 at 2:16 pm (4 anni ago)

    Bellissimo!!!!! Finalmente insieme sti due!
    Grazie Lorenza x tutto e in bocca al lupo per i tuoi progetti!!!
    Ti aspettiamo!

    Rispondi
    • Lorenza
      febbraio 9, 2017 at 9:12 pm (4 anni ago)

      Grazie Luana! Sì, in effetti sta storia è stata un po troppo un patimento! Appena realizzato il mio nuovo progetto prometto che tornerò a scrivere! Grazie

      Rispondi
  5. Chiara
    febbraio 9, 2017 at 6:30 pm (4 anni ago)

    Bravissima!! Veramente mi hai fatto emozionare soprattutto in quest’ultimo capitolo!!
    Ma….solo io ero convinta che Raf e Lana si mettessero insieme??? E poi alla fine non si è veramente capito che lavoro facesse Lana, ho sempre pensato che si incontrasse di nascosto con Raf!! Tutta una mia fantasia!!
    Spero a presto!! ;)

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    • Lorenza
      febbraio 9, 2017 at 9:16 pm (4 anni ago)

      Cara Chiara, devi sapere che la storia di Raf e Lana io l ho già mezza scritta un po di tempo fa, ma poi per mancanza di tempo non l ho terminata! Prima o poi chissà…
      un bacione grande

      Rispondi
  6. Roberta
    febbraio 9, 2017 at 11:19 pm (4 anni ago)

    Che dire se non era ora. Bel finale caldo e romantico. Grazie per questa bella storia e buona fortuna

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    • Lorenza
      febbraio 10, 2017 at 12:32 pm (4 anni ago)

      Sì decisamente era ora! :)
      Grazie a te per averla letta.

      Rispondi
  7. Valentina
    febbraio 10, 2017 at 12:29 pm (4 anni ago)

    Grazie Lory per questo racconto e ti auguro di realizzare il tuo sogno. Un abbraccio

    Rispondi
    • Lorenza
      febbraio 10, 2017 at 12:33 pm (4 anni ago)

      Grazie a te Vale! Spero di farcela… io ce la metterò tutta!

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