Nuovo Racconto Inedito – “La Legge del Cuore” di Irina Bolaffi – 6° Parte

All’improvviso il buio!

No, non è ancora notte e la bolletta l’ho pagata, giuro.

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Il buio è quello che ha avvolto Dylan, il protagonista del racconto della nostra Irina, dopo essersi reso conto della grande epic news.

Perchè quelle son notizie che ti stravolgono la vita, e dopo un colpo del genere un blackout è più che giustificato.

So che tutte state pensando “vabbè, fin qui ci siamo arrivate, vogliamo sapere che succede dopo!”

Diciamo che il suo risveglio è stato oscuro e tempestoso, forse per qualcuno era meglio se rimaneva privo di sensi per qualche millennio di anni, stile “bello addormentato.”

I suoi occhi, sempre limpidi e cristallini, sono in procinto di lanciare lampi di fuoco, ma non solo, preparatevi ad altri colpi di scena.

Mettetevi comode e gustatevi la sesta parte di “La Legge del Cuore”

Buona Lettura 

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-LA LEGGE DEL CUORE-

-Melanie-

–Ti avevo detto di tenere Jordan in camera! – sibilo a Stephanie, mentre con gran fatica stendiamo Dylan per terra. Mi è crollato addosso all’improvviso e non ho dubbi su quale sia la causa dello shock. La somiglianza tra lui e mio figlio è impressionante.

Nostro figlio.

Come suona strano anche solo pensare queste due parole.

Recupero in tutta fretta un cuscino per sollevargli le gambe, sentendomi improvvisamente impotente e colpevole.

–Ho fatto qualcosa di male, mamma? – mi chiede preoccupato, guardando Dylan con un misto di paura e curiosità.

–No, tesoro. Stai tranquillo, il mio amico si sveglierà presto – gli faccio un debole sorriso, mentre schiaffeggio Dylan per cercare di farlo riprendere.

Vederlo lì per terra, così pallido e indifeso mi strizza il cuore. Gli sposto una ciocca di capelli dalla fronte, in una leggera carezza.

–Melanie Susan Carter! Che diavolo stai facendo? – mia sorella mi guarda con occhi di brace e mi sento nuda davanti a lei. La sua espressione è scandalizzata, il suo viso riflette l’odio che ho provato per Dylan in questi anni.

Non mi stupisce, lei ha raccolto le mie lacrime, è stata la mia confidente, il mio sostegno.

A chi altri avrei potuto raccontare quella orribile storia?

A mio padre? Il giudice tutto di un pezzo?

Alla mia matrigna?

Non riesco ad immaginare una persona più falsa.

A Zach, il ragazzo con cui uscivo allora e che mi disprezzava perché a ventiquattro anni suonati ero ancora vergine?

No, Stephanie era l’unica a potersi fare carico della mia sofferenza, l’unica di cui potessi fidarmi. E nonostante fosse poco più che adolescente le ho rovesciato addosso il mio dolore e ho alimentato in lei un rancore feroce verso Dylan. Quel rancore che credevo di provare anch’io.

Ora non sono più sicura di quello che provo.

–Per favore, andate di là, io e Dylan dobbiamo parlare.

Sorrido coraggiosamente, ma le mie labbra si paralizzano in una smorfia quando mi accorgo che lui ha ripreso i sensi e mi fissa con uno sguardo che congelerebbe l’inferno. Mia sorella mi squadra con un misto di rabbia e disprezzo, ma asseconda la mia richiesta. So che me la farà pagare più tardi con una ramanzina con i fiocchi. Non appena restiamo soli, raccolgo tutto il mio coraggio e affronto quegli occhi di fuoco azzurro.

–Dobbiamo parlare? – la sua voce è incrinata dalla rabbia, non l’ho mai visto così sconvolto –Dobbiamo parlare? Dovevamo parlare parecchi anni fa! Come cazzo ti è venuto in mente di nascondermi una cosa simile per tutto questo tempo? – si tira su a sedere con un po’ di fatica, sono costretta a sorreggerlo – Cristo Melanie, avevo il diritto di sapere che ho un figlio!

–Non ti volevo nella nostra vita! – sbotto, reprimendo l’impulso di abbracciarlo e mettendomi sulla difensiva –E non ti ci voglio nemmeno adesso!

–Non hai cercato nemmeno di negarlo… – il suo mormorio è un rantolo di dolore, mi sento profondamente colpevole.

–Mi avresti creduto? – al suo segno di diniego, la morsa del senso di colpa mi serra ancora di più lo stomaco – E comunque, non me ne frega niente! Non ti devo niente! Non hai nessun diritto, dopo quello che mi hai fatto!

–Mettiamo in chiaro una cosa! – esclama, alzandosi in piedi. Vacilla e sono costretta a tenerlo tra le braccia. Litigare furiosamente stando abbracciati è la cosa più assurda che abbia mai fatto –Io non ho niente da rimproverarmi! Qualcuno ha comprato il mio servizio e io ho eseguito il mio compito. E inoltre, mi sembrava che ti piacesse quello che ti ho fatto! – gira il coltello nella piaga, con un colpo da maestro, ma le sue parole fanno risuonare un allarme dentro di me.

–Sai chi ha comprato il tuo servizio? – non avevo mai preso in considerazione l’eventualità di chiedere a lui. Mi allontano da lui quel tanto che basta per guardarlo in viso. Il suo sorriso beffardo mi fa capire quello che sta per dire prima ancora che apra bocca.

–Me lo chiedi solo adesso? Pensavi che fosse un omaggio della casa? Sai come funziona. Qualcuno ha pagato perché io venissi a letto con te!

–Chi? –ripeto, con un filo di voce.

–Che vuoi che ne sappia? Qualcuno che pensava tu fossi frigida e voleva regalarti una notte da ricordare!

Sono sconvolta da questa rivelazione, ma non posso pensarci adesso. Mi sforzo di ribaltare il discorso e recuperare il terreno perduto.

–Beh, spero che tu fossi in saldo ad un prezzo stracciato, visto che non hai neanche usato una protezione! Alla faccia del professionista!

Il suo viso livido riacquista vitalità e si colora di rabbia.

–Pensa che coglione, mi sono innamorato di te e volevo sentirti mia fino in fondo!– il suo tono amaro mi fa desiderare che il pavimento si apra e mi inghiottisca.

Le sue parole aleggiano tra di noi per qualche istante, ci fronteggiamo, guardandoci in silenzio. Mi fissa impassibile, senza lasciar trapelare alcuna emozione, sfidandomi a replicare a quello che ha appena detto.

Innamorato di me.

Non è possibile, sta mentendo.

Ma perché dovrebbe?

I pensieri si accavallano l’uno sull’altro, non lasciandomi tempo di chiarirli. Devo rimandare le spiegazioni, perché una vocina nota ci interrompe di nuovo, con l’unica parola che ha il potere di mettere immediatamente fine alla faida.

–Papà?

Jordan fissa Dylan con il visetto emozionato e quando lui ricambia il suo sguardo il suo viso si trasfigura. La rabbia cede il passo ad un’espressione dolce e sorpresa, che mi intenerisce, a dispetto del mio rancore.

Posso solo immaginare l’effetto che questa parola ha su di lui.

Faccio un passo verso mio figlio, ma Dylan mi ferma, posandomi la mano sul braccio con fermezza. Incrocio il suo sguardo e sono piacevolmente sorpresa dall’amore che leggo in quei frammenti di cielo. Non avevo mai pensato che lui potesse avere desiderio di paternità. Trattengo il fiato, mentre gli si avvicina lentamente.

–Ciao, Jordan – dice piano, la voce gli trema.

–Ho origliato – confessa, senza una punta di rammarico –È vero che tu sei il mio papà?

–Tesoro, la situazione è un po’ complicata… – mi intrometto, ma Dylan si volta verso di me, il suo sguardo è rassicurante e per un attimo mi ricordo la cosa che più mi ha colpito in lui, il modo in cui mi faceva sentire sicura e protetta. All’improvviso ho la certezza che posso fidarmi di lui per quanto riguarda Jordan. So che non vuole fargli del male, non più di quanto lo voglia io. Mi azzittisco, un muto segno di resa, il più grande dono che potrei fare ad entrambi.

–Sì, è vero – conferma, con un disarmante sorriso.

–Infatti mi somigli – osserva Jordan, in tono pratico.

–In realtà sei tu che somigli a me – credo di non aver mai visto quel sorriso estasiato.

–Capisco – lo fissa con aria pensierosa – Senti papà, io ora devo andare a dormire, ma se vuoi ci possiamo vedere domani, va bene?

–Mi piacerebbe. Ne parlerò con la mamma.

Con una dignità straordinaria per un bambino di dieci anni, tende la mano a suo padre, che la stringe brevemente, e poi si avvia verso la sua camera.

Sono grata a Dylan per non aver cercato di abbracciarlo, nonostante il suo linguaggio del corpo mi dica che muore dalla voglia di farlo: Jordan è vivace e socievole, ma per certe cose ha bisogno dei suoi tempi.

Quando i suoi occhi tornano su di me, però, non c’è traccia della dolcezza che ha riservato al bambino, il suo viso è una maschera di ghiaccio.

–Tornerò domani– annuncia, categorico. La sensazione di benessere e fiducia che ho assaporato in questi pochi istanti si sbriciola sotto il peso del nostro rapporto complicato e ancora una volta cedo alla paura che provo ogni volta che Dylan si avvicina alla mia vita. Paura di soffrire, forse paura di amare.

–Non credo proprio che te lo permetterò! Ti ho detto che non ti voglio nella nostra vita!

–Non era mia intenzione chiederti il permesso– ho la pelle d’oca, non l’ho mai visto così deciso e irremovibile –E francamente non me ne frega un cazzo di quello che vuoi tu. È mio figlio. Non ho intenzione di fargli alcun male, ha trascorso già troppo tempo senza un padre e voglio rimediare, che ti piaccia o no.

Nonostante il mio odio per lui, so che ha ragione. Jordan mi ha sempre chiesto notizie di suo padre ed ho sempre sviato il discorso. So che ha sofferto la mancanza di una figura paterna, è sempre stato il mio unico cruccio.

–E per quanto riguarda…– mi mordo le labbra, vorrei trattenere questa parola, ma sfugge via come dotata di vita propria –…noi?

–Se dovessimo incontrarci sarò educato e cortese, ma cercherò di evitarti– il suo sguardo impassibile sbriciola il mio cuore, non c’è l’ombra di un’emozione sul suo viso, neanche un accenno di rimpianto o di rabbia, o qualsiasi cosa che possa colmare il vuoto che sento in questo momento –Non ti perdono di avermelo tenuto nascosto.

–E chi vuole il tuo perdono? – sbotto, mentre dentro mi sento morire. Una parte di me vuole gettarsi ai suoi piedi e implorarlo di mettere una pietra sopra questi anni avvelenati dal rancore, l’altra vorrebbe che lui se ne andasse più rapidamente possibile, prima che sia troppo tardi e la mia armatura di sicurezza vada definitivamente in frantumi –Piuttosto, visto che hai detto di esserti innamorato di me, devo aspettarmi qualche avance?

Il mio tono risulta abbastanza leggero, spero che lui creda al mio bluff e che non si accorga della domanda inespressa.

Mi ami ancora?

–Ho detto che ero innamorato di te –specifica, in tono velenoso –Ero. Un errore che non intendo ripetere.

Non aggiunge una parola e si avvia alla porta, varcandola quasi di fretta e lasciandomi a fare i conti con un dolore sordo che proviene dal più profondo della mia anima.

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Guardo la prelibata aragosta nel mio piatto e a stento trattengo una smorfia di disgusto. Ho lo stomaco chiuso e l’ultima cosa che vorrei è mangiare.

Non so perché ho accettato l’invito a cena di Arthur, ma è stato un errore.

Lui, ovviamente, non sembra pensarla allo stesso modo. Erano due anni che mi chiedeva di uscire e non l’ho mai visto così felice, tranne forse quando abbiamo vinto la causa Perkins contro Nelson.

Chiacchiera ininterrottamente da quasi mezz’ora, con un sorriso incancellabile sul viso, nonostante il mio contributo alla conversazione consista in qualche occasionale ed educato monosillabo. Non so perché sono qui, in uno dei locali più eleganti della città, in compagnia di un uomo bello e affascinante di cui non mi importa un fico secco.

Non dire sciocchezze, sai benissimo perché sei qui! Stai cercando di dimostrare che Dylan non conta niente per te.

Dylan.

Non ho sue notizie da tre giorni.

So che è venuto ogni giorno a casa a prendere Jordan, sono stati al cinema, al parco e allo zoo. Ogni volta arriva dopo che io sono uscita per andare in ufficio e rientra prima che io faccia ritorno. Mi lascia persino gli appunti sul caso con le sue annotazioni e suggerimenti. Non è venuto meno al suo patto, il processo è dopodomani e comincio a pensare che ce la posso fare.

Mi manca, inutile negarlo.

Continuo a guardare la porta del ristorante, sognando che lui entri per caso, mi veda con Arthur e faccia una scenata di gelosia.

Magari che lo prenda a pugni, perché no?

Vorrei poter credere che mi ama ancora, che vuole stare con me. Non che io sia disposta a perdonarlo, sia chiaro.

–Sì, certo, come no?– la voce calda di Arthur mi riscuote dai miei pensieri.

–Come hai detto, scusa?

–Tutti pretendono di essere innocenti, il nostro lavoro sarebbe più facile se fossero sinceri sin da subito!

–Sì, hai ragione…

–Stai bene? – allunga la mano sul tavolo a sfiorarmi le dita, un gesto così premuroso e delicato che non ho il coraggio di ritrarmi.

–Sì, io… vorrei andare a casa, va bene per te?

Il suo viso si illumina e si affretta a chiedere il conto.

Un momento, ma che cosa ha capito? Non penserà che…

Cerco di trovare le parole per spiegargli che si è fatto un’idea sbagliata, ma in un attimo siamo nella sua macchina, diretti verso casa mia.

–Non sai quanto mi rendi felice, Melanie, erano anni che desideravo uscire con te –il suo sorriso è contagioso.

Dylan non ti ama più Melanie, frequentare un altro uomo non può che farti bene, perché non Arthur?

So che lui è una buona scelta, è bello, gentile e premuroso, e avrà cura del mio cuore ferito. E forse anche a Jordan farebbe bene avere intorno un’altra figura maschile. Non fa che parlare di Dylan ed è entusiasta di lui.

–Siamo arrivati – mi guarda, aspettando educatamente che sia io a fare il primo passo. Coraggio, Mel!

–Ti… ti va di salire a bere qualcosa? – non posso credere che lo sto dicendo davvero.

Lui sorride, esce dalla macchina e fa il giro per aprirmi lo sportello.

Per un attimo la sua immagine e quella di Dylan si sovrappongono. Ho un groppo in gola mentre lo accompagno dentro casa.

L’appartamento è deserto, nessuna traccia di Stephanie né di Jordan.

Sul mobile dell’ingresso ci sono alcuni fogli scritti a mano, con la calligrafia disordinata che ormai conosco così bene: nuovi appunti per il processo. Accanto ad essi una caramella gommosa a forma di orsacchiotto e un post-it delle tartarughe ninja con poche parole vergate con cura: “Sono andato al circo con papà. Zia Steph è uscita. T.V.B. Jordan”

–Sembra che siamo soli– la voce di Arthur alle mie spalle mi fa sobbalzare, avevo dimenticato completamente la sua presenza.

Non rispondo e mi affretto a preparare due bicchieri di scotch e a portarli sul tavolino davanti al divano.

Lui si siede accanto a me sorridendo, mi sforzo di concentrarmi sui suoi denti bianchi e sulle belle labbra per non incrociare il suo sguardo. Mi solleva il viso con la mano, eludendo la mia manovra e guardandomi negli occhi. Ha un’espressione dolce e paziente, che lenisce un po’ il mio turbamento.

–Ti devo parlare, Melanie, penso che questo sia il momento giusto.

Bevo il mio scotch tutto d’un fiato, sono terrorizzata da quello che sta per dire.

–So che sei una donna forte e che sai cavartela da sola– sorride, avvicinandosi di più –E so che non provi per me quello che io provo per te. Io ti amo, Melanie, lo sai.

–Arthur, io…

–Lasciami parlare, per favore– mi accarezza il viso con dolcezza –Sono tuo amico, tuo socio, ho trascorso tanto tempo con te ogni giorno per anni, e credo di conoscerti bene. So che, nonostante la tua forza d’animo, non sei serena. La solitudine non ti fa bene, ti rende dura, arida, fragile.

Ha ragione. Ha maledettamente ragione. Quando sono diventata la strega dei tribunali, fissata con il lavoro e incapace di divertirsi? Come è successo?

–Sciocchezze, non devi preoccuparti…– tento goffamente di negare.

–Invece mi preoccupo. Perché a te ci tengo. Immensamente – fa una pausa e posso sentire il sangue ronzarmi nelle orecchie, tanto è profondo il silenzio che ci avvolge –Mel, voglio prendermi cura di te, starti accanto, darti tutta la tranquillità che ti serve. Voglio farti tornare a sorridere. In cambio, ti chiedo solo un po’ d’amore. Non importa che sia pari al mio, accetterò quello che potrai darmi.

–Io…– vorrei dire tante cose, ma le parole mi muoiono in gola.

–Sono stanco di aspettare che tu chiuda con il tuo passato, è evidente che ti tormenta ancora – mi stupisco una volta di più del suo eccezionale intuito, che lo rende non solo un bravo avvocato, ma un grande uomo –Si dice che chiodo scaccia chiodo, mi permetti di aiutarti a dimenticare?

Si china su di me, lentamente, guardandomi negli occhi e bevendo ogni mia più piccola espressione. Una piccola parte di me concorda con lui. Come sarebbe bello poter dimenticare! Smettere di combattere, avere di nuovo fiducia in qualcuno!

–Arthur, io ti voglio bene, mi piaci, ma…

–Shhhh, mi basta questo– prende delicatamente il mio viso tra le mani– Lasciati amare, Mel, non ti chiedo altro.

Resto in silenzio e chiudo gli occhi, aspettando. Lo sento sorridere, poi le nostre labbra si sfiorano. Il suo bacio è fresco e delicato, molto diverso dai baci ardenti di Dylan. Maledizione, sto pensando a lui anche adesso! Devo togliermelo dalla testa!

Per reazione gli metto le braccia intorno al collo e schiudo le labbra, per permettergli di rendere il bacio più intimo.

Arthur mi prende tra le braccia, attirandomi vicina al suo torace muscoloso. Sento il suo cuore battere forte e mi sento ancora più in colpa perché nel mio petto c’è il vuoto. Mi stringo di più a lui e lentamente mi stendo sul divano attirandolo su di me. Lui mi guarda sorpreso, con aria interrogativa.

–Aiutami a non pensare– gli sussurro –Fammi dimenticare.

Non se lo fa ripetere due volte, i suoi baci e le sue carezze si fanno più audaci, lascio che mi tocchi ed esplori il mio corpo, le sue mani innamorate corrono su di me, ansiose di darmi piacere. Chiudo gli occhi cercando di lasciarmi andare e non pensare a Dylan. Mio malgrado, dopo un tempo che mi sembra infinito, siamo costretti a fermarci e guardare in faccia alla realtà: il mio corpo è come morto e non reagisce alle sue appassionate attenzioni. Sono come un giocattolo rotto.

–Scusami, Arthur… Io… non ci riesco.

–Non ti preoccupare, è colpa mia – sospira, poi mi sorride coraggiosamente – Sono stato troppo precipitoso, hai bisogno di più tempo.

–Forse – replico, poco convinta. Non so come dirgli che ora mi sembra tutta una pazzia, che dimenticare non è così facile e che vorrei che se ne andasse. Lui però ha già capito.

–Si è fatto tardi, meglio che vada.

Ci ricomponiamo e lo accompagno alla porta. Sono tremendamente in imbarazzo.

–Allora grazie della bella serata – tento, non sapendo che dire.

–Grazie a te. Ci vediamo domani in ufficio, buonanotte – mi bacia delicatamente su una guancia ed esce, per poi voltarsi a guardarmi intensamente e aggiungere –Io non mi arrendo, Mel.

Resto in silenzio, e tutto quello che riesco a fare è fargli un cenno di saluto con la mano. Chiudo la porta appoggiandomi con la schiena contro di essa e piano piano mi lascio scivolare a terra, fino a sedermi sul pavimento. Poggio la fronte sulle ginocchia piegate e lascio fuggire le lacrime che ho portato dentro per tutti questi giorni.

–Oh, Dylan, che cosa mi hai fatto? – singhiozzo, parlando al silenzio e al mio cuore. Dopo alcuni minuti, tra le lacrime, scorgo qualcosa. A terra nell’ingresso c’è lo zainetto di Jordan. Lo guardo una seconda volta, perché a prima vista non capisco che cosa ci sia che non va. Poi l’illuminazione scaccia via le nubi dalla mia mente e mi mozza il respiro. Sono sicura che non ci fosse nessuno zainetto quando sono arrivata insieme ad Arthur. Deve essere rientrato mentre ero con lui.

Cazzo, chissà che cosa ha visto!

–Jordan? – balzo in piedi e inizio a cercarlo in ogni stanza –Jordan? Dove sei?

 

FINE SESTA PARTE

 

-ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO-

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Irina Bolaffi. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

8 Comments on Nuovo Racconto Inedito – “La Legge del Cuore” di Irina Bolaffi – 6° Parte

  1. Lele
    febbraio 20, 2017 at 1:27 pm (4 anni ago)

    O mamma ora non ho la più pallida idea di cosa accadrà nel prossimo capitolo. Grande Irina. Ora come faccio ad aspettare sette giorni.

    Rispondi
    • Irina
      febbraio 22, 2017 at 8:57 am (4 anni ago)

      Grazie Lele, le cose si complicano un po’ per i nostri protagonisti, ma vedrai che lunedì arriva presto!

      Rispondi
  2. Manu85
    febbraio 20, 2017 at 2:23 pm (4 anni ago)

    Che bello il capitolo la reazione di Dylan mi ha spiazzato ma non vedo ora di leggere il prof capitolo
    Complimenti

    Rispondi
    • Irina
      febbraio 22, 2017 at 8:58 am (4 anni ago)

      Grazie Manu, quale reazione di Dylan ti ha spiazzato? Il fatto che si sia arrabbiato con Melanie o il suo comportamento con Jordan?

      Rispondi
  3. Rosy ♥
    febbraio 21, 2017 at 12:39 am (4 anni ago)

    Oddio dov’è finito il piccolo???
    Irina non fare scherzi, eh?
    Altrimenti ti vengo a cercare :-D
    Dylan si è proprio arrabbiato, porca paletta!!!
    Mi dispiace per Arthur che è stato friendzonato :-D
    Davvero un bel capitolo ♡.♡

    Rispondi
    • Irina
      febbraio 22, 2017 at 8:59 am (4 anni ago)

      Oddio, non avevo pensato alle vostre possibili reazioni se succede qualcosa a Jordan! Mi sa che sto rischiando il linciaggio!

      Rispondi
  4. Lorenza
    febbraio 25, 2017 at 11:19 pm (4 anni ago)

    Ohi ohi ohi! Tempi duri in arrivo! Uffa però! Ora che sono in pari con la lettura mi tocca aspettare lunedì! Che ingiustizia! Bravissima

    Rispondi
    • Irina
      febbraio 27, 2017 at 5:23 pm (4 anni ago)

      Anche io ogni tanto vi faccio penare ;)

      Rispondi

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