Nuovo Racconto Inedito – “La Legge del Cuore” di Irina Bolaffi – 7° Parte

Nonostante qualcuna di voi sostenga il contrario, e si lamenta sempre, il tempo vola, ed è di nuovo lunedì!

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E lunedì significa un altro capitolo del racconto di Irina con cui passare il tempo, magari proprio durante la pausa caffè, al posto del dolcetto, che così eliminiamo dalla dieta anche un paio di calorie 

Anche settimana scorsa, sul finale, eravamo arrivate ad un punto cruciale; sti colpi di scena che ci tolgono il sonno, mannaggia, ed oggi, vi avviso, ci aspetta di tutto e di più, perchè, dolore, panico e paura riescono in imprese alle volte impossibili, quelle di abbattere barriere che si credevano insormontabili.

Ma poi, aihmè, ci si mette di mezzo quel maledetto orgoglio!

E niente, preparate il ghiaccio – poi capirete – e…

 

Buona Lettura 

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-LA LEGGE DEL CUORE-

-Dylan-

Sono appena entrato in casa quando mi squilla il telefono.

Stento a credere ai miei occhi quando mi accorgo che è Melanie. Per un attimo sono tentato di rispondere, poi rifiuto la telefonata.

Non voglio parlare con lei, non voglio più pensare a lei, quella donna è tossica e mi sta portando alla pazzia.

Dopo pochi secondi il telefono squilla nuovamente.

Che sia successo qualcosa?

Lo escludo.

Ho lasciato Jordan sano e salvo nel portone di casa poco tempo fa, abbiamo passato una bellissima serata al circo. Devo riconoscere che più passa il tempo e più mi innamoro di mio figlio, è un bambino straordinariamente sensibile e intelligente. Mi secca ammetterlo, ma Melanie ha fatto un ottimo lavoro con lui.

Quando mi chiama per la terza volta, sono costretto ad affrontare la mia voglia di stare lontano da lei. Non mi telefonerebbe con tanta insistenza se non fosse importante. Scommetto che ha a che vedere con il processo e la sua folle idea di scagionare Isaac.

–Che vuoi? – mi sforzo di essere più sgarbato possibile, non ho voglia di parlare con lei e voglio che lo sappia. Non sono preparato, però, a sentire la sua voce rotta dai singhiozzi.

–Jordan è con te? – una sottile e gelida lama di paura mi trafigge, a queste parole.

–No, l’ho accompagnato a casa neanche un’ora fa…

–Ha lasciato qui lo zaino ed è uscito da solo! – il suo pianto mi spezza il cuore, mandando all’aria tutti i miei buoni propositi.

–Calma, lo troveremo. Stai tranquilla– cerco di tranquillizzarla, anche se sono terrorizzato. New York di notte non è il posto adatto per un bambino di dieci anni. –Non può essere lontano. Per quale motivo è uscito da solo?

–Io… credo che mi abbia visto con Arthur…

Stringo i denti a queste parole, sentendo il sangue salirmi al cervello.

Calma, Dylan! Lei non è la tua donna, può frequentare chi vuole!

Ma il dolore che provo è troppo forte per essere placato dalla mia coscienza.

Col cazzo! Lei è mia! Mia, hai capito?

Faccio un respiro profondo per calmarmi. Prima le cose più urgenti.

–Forse sta venendo qui da me, avviso il portiere, mentre io comincio a cercarlo.

–Lascio Stephanie a casa e vengo da te, non ce la faccio ad aspettare!

Neanche mezz’ora dopo è sotto casa mia, deve aver guidato a rotta di collo. Mi precipito da lei. Quando la vedo, i capelli scarmigliati e il trucco disfatto dal pianto non posso fare altro che abbracciarla più forte che posso. Si stringe a me e posso sentire tutta la sua paura e il suo dolore.

–Lo troveremo, tesoro, te lo prometto – le sussurro, pregando dentro di me di riuscire a mantenere la promessa.

Usciamo per le strade di New York, facendo il giro dei posti che Jordan ama di più. A intervalli regolari ci arrivano sul cellulare messaggi di aggiornamento da Stephanie e da Sam, Ryan e i ragazzi, che ho coinvolto nella ricerca. Nessuna traccia di mio figlio al parco, a scuola, allo zoo né al campo da basket. Abbiamo chiamato le famiglie dei suoi compagni di classe e le insegnanti, ma nessuno l’ha visto. Chiediamo l’aiuto della polizia, ma ci informano che è passato troppo poco tempo per parlare di scomparsa e ci invitano, nonostante le nostre proteste, a tornare domani.

–Domani? –per un attimo temo che Melanie azzanni la poliziotta –Domani? Un bambino di dieci anni è in giro da solo per New York di notte e lei mi chiede di tornare domani?

La allontano prima che si becchi una denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale, purtroppo non possiamo fare altro che obbedire.

Porto Melanie a casa mia, non ho intenzione di lasciarla sola questa notte. Ogni mio istinto di protezione si risveglia. Vorrei tenerla stretta al cuore e coccolarla fino a cancellare quell’espressione di dolore dal suo viso.

Mi affretto a prepararle qualcosa di forte e a metterle il bicchiere tra le mani. Butta giù il whiskey come se fosse acqua, ma sembra recuperare la lucidità. È una donna forte e combattiva, so che sta facendo appello a tutta la sua grinta.

–Dove può essere andato? – mi guarda, come se io potessi darle la risposta –Jordan non è un bambino capriccioso o emotivo, le sue azioni di solito sono guidate da un lucido ragionamento.

–Devo chiedertelo, che cosa ha visto quando è rientrato? – non sono sicuro di voler sapere la risposta. Non sopporto l’idea di lei con un altro uomo.

–Sono andata a cena fuori con Arthur– confessa, con un filo di voce –Poi siamo saliti da me, lui si è dichiarato e…

–E? – sono costretto a voltarle le spalle, mi tremano le mani e mi aggrappo al mio bicchiere, stringendolo forte.

–Ci siamo baciati… –pronuncia a fatica le parole, come se si vergognasse – Poi le cose si sono fatte più… intime.

–Cazzo! –il bicchiere mi si è rotto tra le mani, osservo quasi stranito il mio palmo colorarsi di rosso, tra i frantumi di vetro e i rivoli di whiskey. Lei è immediatamente accanto a me.

–Sei impazzito? Guarda la tua mano!

–Non è niente, solo un graffio.

–Col cavolo, è pieno di schegge di vetro! – rovista nella borsetta e ne trae una pinzetta per le sopracciglia, mi trascina senza troppi complimenti sotto la luce del lampadario e con grande pazienza estrae ogni pezzetto di vetro dalla mia ferita.

La guardo mentre è concentrata in questa operazione. La luce fa incendiare i suoi capelli biondi come una corona angelica. I suoi occhi sono stretti per scorgere anche la più piccola scheggia e mi ricordano quelli di un gatto. Si morde il labbro inferiore, intenta al suo compito di infermiera improvvisata.

Dio mio, sono fottuto. Sono pazzo di lei.

–Che cosa ti è preso, vorrei sapere!

–Non fanno più i bicchieri di una volta –tento di alleggerire l’atmosfera, ma so benissimo di essere arrossito. Lei mi lancia un’occhiataccia, ma mi sembra di scorgere un guizzo nel suo sguardo, un accenno di dolcezza.

–Ce l’hai un kit di pronto soccorso in questa casa da scapolo felice?

–Sì, ho tutto l’occorrente in bagno.

Senza neanche chiedere permesso, si avvia nella direzione che le ho indicato, tirandomi per il polso. Mi disinfetta la ferita e mi fascia la mano con cura. Quando ha finito la trattiene tra le sue un po’ più del necessario.

–Comunque non ce l’ho fatta –mormora.

–A fare cosa? – evita il mio sguardo, ma le sue gote pallide si accendono di un chiarore rosato.

–A fare sesso con Arthur – dice tutto d’un fiato –Ci ho provato, il mio corpo non ha reagito.

–Come mai, secondo te? – il mio è poco più di un sussurro, ma non riesco a nascondere l’immenso sollievo che provo alle sue parole.

–Probabilmente è vero, sono frigida – replica amaramente.

Trattengo a stento una risata. Allungo la mano sana per sfiorarle i capelli. Lei mi lascia fare, sollevando gli occhi di cielo verso di me. Ci guardiamo intensamente per un attimo. Faccio scivolare la mano lungo il suo collo, seguendo il profilo della sua spina dorsale e proseguendo lentamente verso il basso, fermandomi sulla meravigliosa curva alla base della sua schiena, a pochi centimetri dai glutei. La guardo, l’ho appena sfiorata, ma ha gli occhi lucidi e le labbra turgide e dischiuse, il respiro accelerato e i capezzoli che premono imperiosi contro il tessuto leggero del vestito.

–Ci sono tante parole che userei per descriverti – deglutisco e faccio un respiro profondo, nonostante la preoccupazione e la situazione tragica, ho una voglia incredibile di lei –Frigida non è tra queste.

Mi allontano da lei, prima che la mia forza di volontà venga meno. Dopo pochi minuti mi raggiunge in soggiorno.

–Allora, se tu fossi un bambino e vedessi tua madre con un uomo, dove andresti? – mi chiede.

–Non ne ho idea, come si è comportato con gli altri uomini che hai avuto in questi anni?

–Per la verità non mi ha mai visto con altri uomini –adoro quando diventa paonazza in questo modo –Qualche appuntamento occasionale, finito prima di varcare la soglia di casa.

Faccio fatica a dipanare i pensieri, ma vorrei battere le mani e saltare. I fantasmi di tutti gli uomini, che ho immaginato accanto a lei in questi anni, sbiadiscono fino a sparire.

È mia, è solo mia! Ora devo solo trovare il modo di riconquistarla.

–Jordan spera che ci mettiamo insieme, me l’ha detto lui. Quindi forse vorrà allontanare Arthur da te.

–Ti ha detto… che cosa? E tu che gli hai detto?

–Gli ho detto che non è possibile, che non deve neanche pensarci, che altro? – mento, in realtà ricordo benissimo le parole che ho usato.

Lo vorrei tanto anch’io, ma ci siamo fatti troppo male a vicenda.

Nasconde il viso tra le mani, un gesto disperato che mette a dura prova il mio autocontrollo. Sono spaventato e più tempo passa più la mia angoscia cresce, ma non posso crollare davanti a lei.

–Non avrei dovuto far salire Arthur, è tutta colpa mia!

–E io avrei dovuto accompagnare Jordan fin dentro casa– mi sale alle labbra un sorriso amaro –Certo, avrei interrotto la tua serata…

–Che cosa avresti fatto se mi avessi visto con lui? – evito il suo sguardo, cercando affannosamente nella mia mente una risposta brillante, una battuta, un diversivo. Come in un incubo, ovunque mi volti sbatto contro il muro della verità.

–Gli avrei spaccato la faccia– confesso, infine. Lei mi gratifica con un timido sorriso, che si trasforma in una smorfia di terrore quando il telefono improvvisamente inizia a squillare. Corre a prenderlo e guarda perplessa lo schermo.

–È il procuratore!

–A quest’ora? Digli di liberare la linea, non è il momento di parlare di lavoro!

Lei risponde, ma dopo pochi secondi spalanca gli occhi e si affretta a mettere il vivavoce.

–Insomma, il mio assistente era per caso vicino al tuo studio…– ci scambiamo uno sguardo d’intesa: altro che per caso, la stava certamente spiando –e l’ha visto uscire dal portone. Gli è sembrato strano che fosse solo.

–Sai dove è andato?

–Ha preso un taxi, di più non so dirti.

–Grazie, Aaron, ti devo un favore!

Ci precipitiamo alla macchina e corriamo a tutto gas verso l’ufficio di Melanie, alla ricerca di un indizio. Nessuna traccia di lui, se non il fascicolo del caso Milton fuori posto. Evidentemente l’ha consultato. Ci guardiamo perplessi.

–Non ha senso, perché venire qui in piena notte per ficcanasare tra le carte del processo?

–Cosa ci può essere di interessante tra quelle carte per un bambino di dieci anni?

Lei mi mostra un biglietto vicino al telefono, ci sono segnati una serie di numeri. La scrittura è chiaramente quella di Jordan. Prendo il cellulare e compongo il primo numero della lista. Una voce femminile dal timbro sensuale mi risponde dopo il primo squillo.

–Crystal? –vedo Melanie impallidire repentinamente sentendo quel nome

–Ciao tesoro, da quanto tempo!

–Per caso hai ricevuto la telefonata di un bambino?

–Oh sì, un ragazzino molto intelligente ed educato, mi ha chiesto di te.

–Che cosa voleva? –non posso credere che abbia chiamato una escort!

–Cercava informazioni su una tua cliente di tanti anni fa, voleva sapere chi ha pagato il tuo servizio.

Porto una mano alla fronte, non credo alle mie orecchie. Jordan deve aver ascoltato la nostra conversazione l’altro giorno e capito più di quanto mi piaccia ammettere. Vuole risolvere i nostri problemi. Guardo Melanie, è sconvolta quanto me.

–Cosa gli hai detto?

–La verità, che non ne ho idea e che dovrebbe chiedere ad Isaac.

Ringrazio Crystal e chiudo in fretta la comunicazione. Melanie compone il numero del mio ex protettore senza indugiare un solo istante. Ha un’espressione decisa, il fatto di avere una pista da seguire sembra averla resa più forte, o forse è questo posto che tira fuori la guerriera che è in lei.

Per fortuna, in pochi minuti il sorriso torna ad illuminare il suo viso. Il sollievo che provo è indescrivibile. Vedendo quell’espressione so immediatamente che tutto va bene, e un peso enorme mi cade dalle spalle.

–Jordan è lì con lui. Sta bene –mi annuncia, con la voce che trema per la gioia e il sollievo. Non posso resistere e l’abbraccio forte. Lei affonda il viso nel mio collo, abbandonandosi tra le mie braccia per un lungo attimo. Posso sentire la sua emozione, il suo cuore che batte forte allo stesso ritmo del mio.

Quello che abbiamo condiviso, la preoccupazione di questa notte, in qualche modo ha spostato gli equilibri. Ciò che prima ci divideva ora ci unisce, siamo una cosa sola nella paura che di colpo si scioglie e nell’amore per nostro figlio. Bacio i suoi capelli d’oro con trasporto, respirando il suo profumo delicato e sensuale insieme.

Ancora una volta mi sorprendo della potenza del mio desiderio, avere il suo corpo meraviglioso così vicino al mio mi provoca una repentina ondata di calore. La voglia di baciarla mi travolge. Non so se lei se ne rende conto, ma si scioglie bruscamente dal mio abbraccio.

–Andiamo a casa di Milton– annuncia, categorica.

–Non ho una gran voglia di incontrarlo, non lo vedo da anni…

Lei per tutta risposta prende le chiavi della mia macchina e mi fa un sorrisetto impertinente.

–Ci vado da sola o vieni con me? –sospiro, sconfitto, ma sono contento che abbia voglia di scherzare.

–Mi distruggeresti la macchina solo per farmi dispetto, credi che non lo sappia?

–Per tua informazione so guidare molto bene!

Mi offre un’occasione d’oro per stupirla e flirtare con lei, non posso lasciarmela sfuggire.

–Va bene, allora è deciso. Guiderai tu.

–Stai scherzando? Mi fai guidare la tua Lamborghini? – non ho mai creduto ai pregiudizi sulle donne al volante, ma, anche se fossero fondati, la sua espressione stupita vale più del costo della macchina.

–Hai detto che ne sei capace, no? Andiamo, prima che cambi idea!

È veramente in gamba al volante, la osservo mentre conduce la macchina con gesti sicuri, padroneggiando le strade di New York, trafficate anche se è notte fonda. Lasciamo il centro per addentrarci in una periferia semi deserta e povera. Una parte della città che conosco sin troppo bene. Vivevo da queste parti, è qui che ho conosciuto Isaac.

Ammiro la creatura fatata che ho al mio fianco. Ha lo sguardo fisso sulla strada, i capelli scarmigliati per l’angoscia di questa notte; un sorriso radioso le illumina il viso, brillando tra le labbra dischiuse. È bella come non mai.

–Te lo concedo, non sei male alla guida– ricambio il suo sorriso soddisfatto– ma sei capace di rimanere lucida anche in situazioni difficili?

–Stai tranquillo, so mantenere i nervi saldi anche con molto traffico o in situazioni pericolose.

–Davvero? – lentamente faccio scivolare la mano sana sul suo ginocchio. La vedo trasalire e le sue gote si imporporano.

–Dylan! Che cosa credi di fare? –esclama in tono scandalizzato, ma il linguaggio del suo corpo mi dice tutt’altro, ha schiuso appena le gambe, un invito che non posso ignorare.  Lentamente mi faccio strada sotto la sua gonna, centimetro dopo centimetro mi godo la sua espressione, in cui si mescolano imbarazzo e desiderio. Pensieri oscuri affollano la mia mente.

Ha indossato questo vestito corto per Arthur, si è fatta bella per lui. Voleva darsi a lui, chissà se l’ha toccata come sto facendo io.

Li scaccio via con forza, ripetendomi che solo io riesco ad accendere questo fuoco in lei. Accarezzo con lenti movimenti le sue cosce, che si aprono di più per me, come un fiore che sboccia. Mi scocca uno sguardo di rimprovero, che ha solo l’effetto di aumentare la mia voglia.

–Dylan, sto guidando…– la sua voce rauca frantuma ogni residuo della mia lucidità. Raggiungo con la mano il centro bollente della sua femminilità, i suoi slip fradici mi strappano un sorriso.

Frigida, eh? Certo, come no?

–Accosta, siamo arrivati– le indico il cancello della villa di Isaac e nel momento stesso in cui lei spegne il motore scivolo tra i suoi umori e affondo le dita nella sua carne, strappandole un singhiozzo eccitato.

Lei finalmente sposta gli occhi dal parabrezza e li porta nei miei, sono travolto dalle emozioni che traboccano da quello sguardo: passione, paura e, prego di non sbagliarmi, amore.

Devo solo aiutarla a ricordare quanto possiamo star bene insieme.

Accelero il ritmo, portandola sempre più vicina alla vetta.

Leggo sul suo viso che sta combattendo, nonostante il piacere che prova sta cercando di resistermi, di non lasciarsi andare.

–Fidati di me…– le sussurro, in tono accorato. Immediatamente realizzo che ho detto la cosa sbagliata. Lei sbatte gli occhi e sembra come risvegliarsi.

–L’ho già fatto una volta– replica in tono amaro –A proposito… a chi manderai il conto oggi?

Sfilo immediatamente la mano da dentro di lei, lasciandola appesa all’orgasmo quasi raggiunto. Ignoro la sua smorfia contrariata.

Sono furioso, veramente crede che io voglia farmi pagare per amarla?

Senza dire una parola esco dalla macchina e mi avvio verso casa di Isaac.

 

FINE SETTIMA PARTE

 

-ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO-

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Irina Bolaffi. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

12 Comments on Nuovo Racconto Inedito – “La Legge del Cuore” di Irina Bolaffi – 7° Parte

  1. Valentina
    febbraio 27, 2017 at 3:23 pm (4 anni ago)

    Oh Dylan!! Sei proprio cotto, tesoro…
    Complimenti Irina!

    Rispondi
    • Irina
      marzo 1, 2017 at 10:18 am (4 anni ago)

      Proprio cotto, ma in questo momento piuttosto arrabbiato. Non vi anticipo niente ;)

      Rispondi
  2. Manu85
    febbraio 27, 2017 at 5:06 pm (4 anni ago)

    Oh mamma che paura !povero piccolo l importante che l’abbiano ritrovato e stia bene
    Dylan mi sa che sei fregato
    Complimenti Irina

    Rispondi
    • Irina
      marzo 1, 2017 at 10:23 am (4 anni ago)

      Grazie Manu, non sono così cattiva con i bambini :) Insomma, per stavolta almeno…

      Rispondi
  3. paola
    febbraio 27, 2017 at 5:20 pm (4 anni ago)

    Nooo sul più bello, maledetto orgoglio. Bravo Jordan che ha capito tutto. Brava Irina, complimenti!

    Rispondi
    • Irina
      marzo 1, 2017 at 10:26 am (4 anni ago)

      Eh già, proprio nel momento clou! È bello leggere le vostre reazioni, grazie Paola!

      Rispondi
  4. Lele
    febbraio 27, 2017 at 8:15 pm (4 anni ago)

    Mamma mia ad ogni capitolo un colpo di scena. Bellissimo. Complimenti Irina

    Rispondi
    • Irina
      marzo 1, 2017 at 10:26 am (4 anni ago)

      Ci provo! <3

      Rispondi
  5. Lorenza
    febbraio 27, 2017 at 9:06 pm (4 anni ago)

    No, cioè, ma veramente? Ci lasci così? Vittime curiose della tua vena malefica? Mi sa che sei più Crudelia tu di me! Com’è lunga una settimana! Bravissima

    Rispondi
    • Irina
      marzo 1, 2017 at 10:27 am (4 anni ago)

      È una bella gara a chi è più Crudelia! Grazie, un abbraccio

      Rispondi
  6. Rosy ♥
    febbraio 27, 2017 at 11:48 pm (4 anni ago)

    Sono rimasta insoddisfatta insieme a Melanie :'(
    Non si fa così Dylan!!! Un lavoro si porta a termine :-D ahahahahah
    Meno male Jordan sta bene, bello intelligente il ragazzino ;-)

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