Nuovo Racconto Inedito – “La Legge del Cuore” di Irina Bolaffi – 8° Parte

Eeemmmm…sera…

Lo so che mi avevate dato per dispersa e che molte di voi, probabilmente, vorrebbero tirarmi le orecchie per il ritardo del nuovo capitolo.

la legge del cuore-irina bolaffi

Ma che posso dire, mi lascio trasportare dagli eventi, o forse farei meglio a dire distrarre, e le ore volano via che è un piacere. Non mi rendo neppure conto del tempo che passa.

Però, ho un ottimo modo per farmi perdonare, ovviamente grazie alla penna di Irina, perché quella di oggi è una super puntatona. Se fosse uno di quei film americani, direi che è bello ricco di effetti speciali e, naturalmente, completo di colpi di scena che vi lasceranno di nuovo a bocca aperta. Da vere craniate al muro. 

Non indugio oltre, poi capirete, quindi…

Buona Lettura 

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-LA LEGGE DEL CUORE-

-Melanie-

Volevo fargli male, per esorcizzare questa paura che mi corrode dentro.

Volevo punirlo per tutto quello che scatena in me, per il battito forsennato del mio cuore che mi martella nelle orecchie ogni volta che sono accanto a lui, per il desiderio bruciante che scorre sotto la mia pelle ogni volta che lui mi sfiora.

Invece sono io a stare malissimo.

Lo seguo senza pronunciare una sola parola all’interno della casa di Milton, che spicca sfarzosa e sfacciata con i suoi stucchi bianchi, come una grande torta a più piani tra le umili case del circondario. Saliamo la scalinata in marmo rosa passando tra le statue dorate di satiri e baccanti, credo di non aver mai visto niente di più kitsch nella mia vita.

Suoniamo il campanello vicino alla grande porta istoriata, provocando un festoso scampanio degno della messa di Natale.

Rende bene fare il pappone, eh?

Guardo Dylan, ma lui evita ostinatamente il mio sguardo. Ha un’espressione dura in viso, mi rendo conto che ancora una volta ci eravamo avvicinati e io ho rovinato tutto.

Lui tira sempre fuori il peggio di me, accidenti!

–Benvenuti, il signore vi sta aspettando– sono stupita dall’atteggiamento compito e professionale del maggiordomo, che sembra non notare l’incongruenza dietro questo lusso volgare e non preoccuparsi della sua livrea che sembra uscita da un film in costume settecentesco.

Veniamo introdotti in un enorme salone con il pavimento a mosaico e una grande piscina circolare. Il padrone di casa ci accoglie in accappatoio e a un suo cenno compare una cameriera che ci serve dei cocktail decorati con frutta tropicale.

–Benvenuti nella mia umile dimora, miei cari –esordisce lui, in tono mellifluo –Amico mio, è un piacere rivederti! E ovviamente è un piacere rivedere anche lei, avvocato.

–Dov’è Jordan? –le labbra di Dylan sono una fessura orizzontale. Milton indica con un cenno del capo un enorme divano in velluto rosso all’altro capo della sala, dove nostro figlio sta dormendo della grossa. Corro verso di lui, felice e sollevata. Ha l’aria tranquilla ed è perfettamente incolume.

–Amore, svegliati –gli sussurro accarezzandogli i capelli biondi –Dobbiamo andare a casa.

Lui spalanca gli occhioni azzurri, così simili a quelli di suo padre da strizzarmi il cuore come uno straccio vecchio. Mi sorride allegramente.

–Ciao mamma! Scusa, mi sono addormentato!

–Ma come ti è venuto in mente di scappare così? –lo rimprovero –Hai idea di quanto sono stata in pena? Sei in punizione, niente playstation per una settimana!

–Ma mamma! Ti ho lasciato lo zaino per farti capire che sarei tornato presto! Nessuno scappa di casa senza zaino!

–Non farlo mai più– la voce di Dylan alle mie spalle è categorica –Non devi mai più andare in giro da solo, mi sono spiegato?

–Papà, ma cosa ti sei fatto alla mano?

–Non è niente, ho rotto per sbaglio un bicchiere–  un rapido sorriso passa sulla sua bocca splendida, così veloce che ho paura di essermelo immaginato –Ma la mamma si è presa cura di me.

–Io voglio che si prenda sempre cura di te, e tu di lei!

–Jordan, questo non è possibile… – intervengo, cercando le parole giuste.

–Invece sì! – insiste lui, scambiando uno sguardo di intesa con Milton. Ecco, mio figlio è diventato amico di un criminale! – Mamma, ho scoperto tutto!

–Che cosa intendi dire? –possibile che mio figlio in poche ore abbia scoperto qualcosa su cui io mi sono arrovellata senza sosta?

Milton gli avrà detto chi è stato a pagare perché Dylan venisse a letto con me?

Guardo il mio cliente che sorride sornione e fa cenno a Jordan di tenere la bocca chiusa.

–Non te lo posso dire, è un segreto! – replica infatti Jordan, facendomi venire voglia di urlare.

–È molto tardi –Dylan chiude il discorso con fermezza –Andiamo a casa, ne parleremo in un altro momento.

–Andiamo tutti a casa tua? Io e la mamma possiamo dormire da te? Mi piace tanto casa tua e così non avrò la tentazione di giocare con la playstation.

–Certo– assicura compiaciuto, senza neanche consultarmi.

–Vi auguro una buona notte allora –si intromette Milton –E complimenti ad entrambi, avete un figlio splendido! Mi sento un po’ il suo padrino, visto che sono io che vi ho fatto conoscere.

–Non è una cosa di cui vantarsi– sibilo.

Ci guardiamo tutti e tre in cagnesco per un po’, poi Jordan ci prende per mano, e ci tira verso la porta. Lo lascio fare di buon grado, non vedo l’ora di andare via da qui. Prendiamo un taxi per tornare a casa, non ci stiamo nella Lamborghini, Dylan la recupererà domani.

Mando dei messaggi per rassicurare chi ci ha aiutato nella ricerca. Jordan si è addormentato di nuovo e Dylan è molto taciturno, dopo avermi aperto lo sportello lo prende tra le braccia per portarlo in casa senza svegliarlo.

Sono preoccupata all’idea di passare la notte nel suo appartamento, ma per fortuna manca poco all’alba. Mi fa strada fino ad un’elegante camera da letto, di legno chiaro e ispirazione quasi nordica. L’ambiente è molto accogliente, nonostante abbia una spiccata impronta maschile. Posa Jordan sul letto e mi squadra attentamente. So che il mio imbarazzo mi si legge in viso, cerco di adottare un’espressione spavalda.

–Potete dormire qui, le lenzuola sono pulite –propone, in tono cortese da perfetto padrone di casa –In questo cassetto ci sono delle magliette, possono servirvi come pigiama improvvisato. Io starò di là sul divano– aggiunge, forse notando il mio rossore.

–Grazie, solo poche ore, poi togliamo il disturbo.

–Potete restare quanto volete, non preoccuparti. Buonanotte.

Prende alcuni effetti personali ed esce dalla stanza senza aggiungere altro, chiudendo piano la porta dietro di sé.

Spoglio Jordan delicatamente, senza svegliarlo, e gli faccio indossare una maglietta di Dylan.

Poi mi faccio coraggio, mi spoglio e faccio lo stesso con un’altra t-shirt, abbastanza lunga da arrivarmi a mezza coscia. Profuma di bucato e di lui, così intensamente da farmi male. Mi stendo sul letto, ma il mio cuore è in subbuglio e nonostante la notte in bianco non ho per niente sonno.

La mia mente non fa che tornare a quello che è successo oggi.

Prima il mio inutile tentativo di scacciarlo dai miei pensieri usando Arthur, poi il modo in cui mi è stato vicino e ci siamo presi cura l’uno dell’altro, uniti dall’amore per Jordan.

La sua gelosia, quando mi ha confessato che gli avrebbe spaccato la faccia.

Il bicchiere rotto.

Poi quel momento in macchina, in cui è riuscito ancora una volta a incendiare i miei sensi, e ancora una volta ho rovinato tutto.

Mi giro nel letto più e più volte, finché mi è assolutamente chiaro che non dormirò.

Ho bisogno di chiarire con lui, di confessargli cosa provo, di sapere se mi ama ancora o sta solo giocando con me, in un tira e molla perverso.

Sgattaiolo dalla camera, raggiungendo in punta di piedi il soggiorno.

Lui è sveglio, in piedi vicino alla vetrata.

Resto senza fiato a guardarlo, è sexy da far tremare le ginocchia. Ha indossato dei pantaloni blu scuro, che cadono morbidi evidenziando i suoi glutei perfetti, il ventre scolpito e le cosce muscolose. È a torso nudo e a piedi nudi. Le luci della città si muovono sul suo torace e gettano ombre sul suo profilo. È assorto nei suoi pensieri e non si accorge che sono qui, con il cuore in gola, a cercare il coraggio di parlargli. L’espressione del suo viso è triste e gli occhi sono appesantiti dalla stanchezza, sono sicura che non si tratta solo della notte in bianco.

–Non dormi? – mi chiede in tono stanco, senza staccare gli occhi dal panorama fuori dalla vetrata. Mi avvicino a lui lentamente, sentendo il consueto selvaggio sfarfallio nello stomaco, che mi assale ogni volta che lo vedo.

– Neanche tu, a quanto pare – dico cose inutili, mentre penso febbrilmente a come affrontare il discorso –Dylan, dobbiamo parlare…

–Ti prego, no. Non c’è niente da dire – il suo tono gentile, ma triste fa franare anche l’ultimo baluardo della mia dignità. Lo raggiungo colmando in pochi passi la distanza tra noi e sollevo la mano a toccargli il braccio. Finalmente sposta lo sguardo su di me, al buio le sue iridi sono scure come un cielo notturno, ma neanche l’ombra riesce ad offuscare la loro dolcezza.

Stargli così vicina mi fa girare la testa, il suo profumo mi avvolge come una nuvola, riportando alla mia memoria ogni istante di intimità vissuto insieme, sento il desiderio crescere in me come una marea, superato in intensità soltanto da questo inarrestabile sentimento che provo per lui. Mi avvicino ancora, sfiorandogli il torace in una carezza. Siamo vicinissimi e posso sentire il calore del suo corpo attirarmi come un campo magnetico. Nei suoi occhi passa un’espressione indecifrabile.

–Allora non parliamo– mormoro, sentendomi audace più che mai. Sollevo il viso verso di lui, offrendogli la mia bocca da baciare e pregando che mi desideri almeno un po’.

–Ti ho promesso che non ti avrei baciata finché tu non me l’avessi chiesto – il suo tono beffardo è velato di tristezza.

–Te lo sto chiedendo…– sussurro, guardandolo negli occhi.

Sorride appena e si china su di me. Le sue labbra sono sulle mie e di colpo la mia ansia si placa. Sento le mie gambe cedere e le sue braccia avvolgermi in una stretta febbrile, disperata. La sua lingua accarezza la mia con struggente intensità, il mondo intorno a noi sembra scomparire. Per me non esiste altro che il suo corpo premuto contro il mio e i nostri respiri che si intrecciano. Esulto quando sento la sua erezione premere sul mio ventre, i pantaloni del pigiama non lasciano spazio a dubbi.

Sapere che mi vuole mi fa sentire forte, bella, potente.

–Fai l’amore con me… – ansimo, incapace di attendere oltre. Voglio essere sua in ogni senso, voglio sentirlo dentro di me, dare sollievo a questa brama di lui che mi incendia e mi annebbia la mente.

Si allontana di un passo, con un sorriso sarcastico. Mi guarda negli occhi, serio, al punto che improvvisamente mi sento piccola piccola, vorrei sprofondare.

–Ti costerà parecchio– replica, la sua voce è colma di amarezza –Sicura di potertelo permettere?

Accuso il colpo, sento il mio cuore scricchiolare, un dolore sordo afferrarmi l’anima, ma non voglio dargli la soddisfazione di farmi soffrire. E non posso mettere a tacere i miei sensi, che questo bacio meraviglioso ha risvegliato.

Voglio stare con lui.

Adesso.

Costi quel che costi.

–Quanto? –chiedo, cercando di non far trapelare nella mia voce il pianto che sento dentro. Fa una smorfia e mi dice una cifra. Notevole, potrei pagarci la retta semestrale della scuola privata di Jordan. –Accetto– dico in tono di sfida.

Lui mi prende il viso tra le mani, nei suoi occhi faccio in tempo a scorgere un profondo dolore, subito celato dalle palpebre. Poi la sua bocca è su di me, sensuale e provocante. La sua lingua sfiora le mie labbra ripetutamente, in un lento eccitante gioco, e poi penetra imperiosa nella mia bocca, promessa audace di un profondo amplesso.

Mi stringo a lui, intrecciando le mani dietro la sua nuca, mentre la sua lingua scende sul mio collo e i suoi denti imprimono piccoli morsi sulla mia carne, scatenando in me una voglia irrefrenabile. Le sue mani sollevano l’orlo della t-shirt per afferrare i miei glutei e premere il mio bacino contro il suo. Sollevo una gamba per rendere il nostro contatto più intenso.

Con un sapiente movimento dei fianchi sfrega il suo membro contro di me e ogni tocco fa esplodere scintille di piacere in tutto il mio corpo. Cerco di trattenere i miei gemiti soffocandoli nella sua spalla, ma non sono più in me, tutto quello che voglio è gridare di piacere. Mi sta facendo impazzire, portandomi sempre più vicina all’orgasmo, non posso credere che siamo ancora vestiti.

Le sue mani si fanno strada sotto i miei slip, il suo tocco irriverente provoca mille brividi che percorrono tutta la mia pelle. Le sue dita raggiungono l’entrata segreta tra i miei glutei e quando mi penetra il piacere esplode cogliendomi di sorpresa. Raccoglie il mio grido con un bacio rovente e possessivo e mi stringe a sé mentre il mio corpo è scosso da fitte di puro godimento. Non ho mai provato niente di simile.

Mi sfila la maglietta dalla testa e mi contempla con aria famelica. Mi sento arrossire sotto il suo sguardo.

–Maledizione, Melanie, quanto sei bella– mormora.

Per tutta risposta slaccio il cordone dei suoi pantaloni e lo aiuto a spogliarsi. In breve siamo nudi, in piedi l’uno davanti all’altra.

Il suo corpo nudo, illuminato solo dalle luci della città, è uno spettacolo indescrivibile.

Tendo la mano per accarezzarlo, sfiorando il suo petto, gli addominali scolpiti e poi giù, seguendo con le dita il profilo dei suoi muscoli pelvici, fino a raggiungere il suo membro splendidamente eretto. Lo sento trasalire al mio tocco, chiude gli occhi, il suo viso è trasfigurato dal desiderio –Piano – mormora rauco – C’è un solo posto dove voglio venire, ed è dentro di te.

–Che aspetti allora?– dico piano, con voce roca.

–Shhhh, non ho ancora finito con te…– mi sussurra, con tono carico di promesse.

Mi solleva di peso e mi adagia sul divano, avventandosi su di me. La sua bocca tormenta i miei capezzoli dolorosamente turgidi facendomi ansimare ad ogni morso, poi scende con estrema lentezza verso il mio sesso, che sento esplodermi tra le gambe, gonfio e stillante desiderio.

Il ricordo della nostra prima volta insieme mi afferra l’anima, riportandomi in quel giardino notturno, quando lui mi ha fatto conoscere l’amore.

La sua lingua stuzzica il mio clitoride, con piccoli colpi sapienti, giocandoci e assaporandolo con lentezza, mi ritrovo a tremare, incapace di contenere il piacere che mi assale. Quando lui infila due dita dentro di me, muovendole con gesti esperti, sono costretta a mordermi il pugno per non gridare.

Mi porta più volte alle vette del piacere per poi fermarsi, facendomele sfiorare, ma non raggiungere. Un gioco sapiente, che conduce da vero maestro, provocando un’onda continua, come una scossa elettrica che si propaga in ogni parte del mio corpo. Mi tiene sospesa lì, nel punto delizioso in cui i sensi si acuiscono e il godimento sta per raggiungere il suo culmine, per un tempo lunghissimo, una dolce tortura, consumata mentre l’alba rischiara la stanza. Non ho mai provato niente di simile, non ho mai nemmeno immaginato che potesse esistere un piacere così intenso. È completamente padrone del mio corpo e del mio cuore, sento che se mi chiedesse in pagamento la mia anima, sarei felice di offrirgliela.

–Basta giocare… – lo supplico –Ti voglio, non ce la faccio più…

Si allontana un istante per indossare un preservativo, poi sposta tra le mie gambe e avvicina il suo membro alla mia fessura. Mi guarda intensamente, il sole nascente illumina il suo viso e posso scorgere nei suoi occhi una tristezza così profonda che mi lascia senza fiato. Allaccio le gambe sulla sua schiena, attirandolo verso di me.

Senza dire una parola affonda in me e per la prima volta dopo tanti anni mi sento di nuovo completa.

Le nostre labbra non si separano neanche per un istante, continuiamo a baciarci e a stringerci come se ne andasse della nostra vita, uniti in ogni modo possibile, nella carne e nel respiro. Mi muovo con lui, in un ritmo selvaggio che ci trascina insieme nel centro di un vulcano ardente, dove l’orgasmo esplode sorprendendoci uniti in un unico corpo e un unico cuore.

Ti amo. Ti amo!

È tutto quello che riesco a pensare, mentre finalmente mi concede di raggiungere il culmine e lascia che il piacere mi travolga, come mai nella mia vita.

Restiamo abbracciati ad ascoltare il battito dei nostri cuori che danzano insieme ad un ritmo forsennato. Gli accarezzo i capelli dolcemente, mentre mi perdo nei suoi occhi che affondano nella mia anima.

–Sei incredibile… Io non so come fai – balbetto –Certo tu sai come fare… ma non avrei mai creduto, mai pensato… – Non riesco a riordinare i pensieri. Sono piena di gratitudine per il piacere che mi ha donato. Non volevo alludere al suo lavoro con Milton, ma evidentemente ha frainteso le mie parole, perché all’improvviso la sua espressione si fa sprezzante ed esce da me, alzandosi dal divano.

–La signora è soddisfatta? –le sue parole beffarde mi colpiscono come pugnali acuminati.

Si veste rapidamente, lo vedo tremare di rabbia.

–Dylan, io… –quando mi guarda con quegli occhiacci tutta la mia forza va in fumo. Incrocia le braccia e mi fissa ostinatamente, stento a riconoscere l’uomo con cui ho fatto l’amore poco fa. Perché nessuno mi toglie dalla testa che non si è trattato soltanto di sesso.

Come si permette di trattarmi così? Come se fossi una qualunque delle sue clienti?

Mi infilo la maglietta e mi avvio a grandi passi alla borsa, tirando fuori il libretto d’assegni e la penna. Provo una sensazione di trionfo quando lo vedo sbiancare, nonostante il suo atteggiamento strafottente. Compilo l’assegno, lo stacco e lo poggio sul tavolo del soggiorno.

 

FINE OTTAVA PARTE

 

-ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO-

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Irina Bolaffi. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

8 Comments on Nuovo Racconto Inedito – “La Legge del Cuore” di Irina Bolaffi – 8° Parte

  1. Valentina
    marzo 7, 2017 at 8:25 pm (3 anni ago)

    Ma cosa mi combinate?!?
    Non si fa così!
    Irina, ci farai impazzire :)

    Rispondi
    • Irina
      marzo 11, 2017 at 5:11 pm (3 anni ago)

      Confesso che persino io ho avuto voglia di prenderli a schiaffi :D

      Rispondi
  2. Lele
    marzo 7, 2017 at 9:05 pm (3 anni ago)

    Noooooooo e mo cosa succede. Qua si complica tutto. Complimenti Irina. :-D

    Rispondi
    • Irina
      marzo 11, 2017 at 5:12 pm (3 anni ago)

      Non manca molto alla fine, presto scoprirete come va a finire. Chissà…

      Rispondi
  3. Rosy ♥
    marzo 8, 2017 at 1:01 am (3 anni ago)

    Finirò mai di urlare ‘Oh mio dio’ ogni fine capitolo???
    Dylan e Melanie dovreste scopare di più e parlare di meno :-D ahahahahah
    Appena uno dei due apre bocca creano solo problemi porca miseria!!!
    Sempre più brava Irina ♡

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    • Irina
      marzo 13, 2017 at 12:24 pm (3 anni ago)

      Eh ma hai visto che anche quando ci danno dentro poi litigano lo stesso. Incorreggibili! :D

      Rispondi
  4. Lorenza
    marzo 8, 2017 at 12:28 pm (3 anni ago)

    Bella tosta lei! Ora aspetterò il prossimo capitolo con mooooolta curiosità! Brava!

    Rispondi
    • Irina
      marzo 11, 2017 at 5:13 pm (3 anni ago)

      Il lato positivo del ritardo è che il prossimo capitolo arriva prima :D

      Rispondi

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