Nuovo Racconto Inedito – “La Legge del Cuore” di Irina Bolaffi – 9° Parte

Buon pomeriggio, belle bimbe!

Scommetto che qualcuna di voi è ancora a bocca aperta per come è terminata la puntata della settimana scorsa e, se alcune di voi sperano di ottenere chiarimenti dal capitolo di oggi, io ve lo dico, state fresche!

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Nel senso che la nostra cara Irina è stata bravissima a tenere tutte quante sul filo proprio sino all’ultima riga. Infatti, anche se siamo al penultimo appuntamento con il suo racconto, scordatevi che tutti i nodi vengano al pettine quest’oggi.

Dovrete attendere sino all’ultimo per scoprire tutte le carte, per sapere chi cavolo fu a pagare quella famosa prestazione che ha cambiato il corso del destino di Melanie e Dylan e, soprattutto, se l’amore riuscirà a trionfare nuovamente sulle incomprensioni. O se dovremmo prendere quei due per la collottola e fare tipo sole piatti, per fargli entrare un pò di sale in zucca.

E niente, per farvela breve, pure oggi rimarrete con tanto di bocca spalancata – occhio a non esagerare che altrimenti entrano le mosche-, con tanto de craniate contro al muro, mentre a me, non rimane che rinnovare il nostro appuntamento per la prossima settimana per il gran finale!

Buona Lettura

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-LA LEGGE DEL CUORE-

-Dylan-

Mentre facevamo l’amore ho sentito che prova qualcosa per me, ne sono certo. Invece lei mi ha umiliato, pagandomi. Non mi sono mai sentito così sporco. Prendo l’assegno con l’impulso di frantumarlo in tanti piccoli pezzi, sfogando così la mia rabbia. Invece lo piego e lo metto in tasca, ostentando una freddezza che non ho, fissandola negli occhi celesti che mandano lampi.

La sua espressione rafforza in me la decisione che ho preso stanotte. Questo è stato il mio addio, so che tra noi non può funzionare. Ci sono troppi segreti, troppo rancore, troppi anni passati ad odiarsi.

Mio Dio, perdonami. La amo da morire, ma non posso andare avanti così. Lei non si fiderà mai di me, finirà col distruggermi.

–Ho preso una decisione, per il bene di tutti – le annuncio. So che è l’unico modo. L’unica carta che mi resta da giocare per riuscire ad allontanarmi da lei.

–E sarebbe? – il suo tono è provocatorio, ma mi accorgo che è impallidita.

–La Harrington sta per aprire una nuova filiale a Londra. Accetterò l’incarico di dirigerla – il mio cuore perde un colpo quando pronuncio questa frase, per quante volte l’abbia ripetuta nella mia mente, dirla è tutt’altra cosa. Suona così definitiva che mi sembra di sprofondare nelle sabbie mobili.

–A Londra? Ma è dall’altra parte del mondo! – la sua espressione sconvolta per un attimo mi fa ben sperare, ma recupera in fretta il suo contegno.

–Qualcosa in contrario? –stringo i pugni, pregando che mi chieda di non andare, ma la sua espressione rassegnata sbriciola ogni mia speranza.

–Quando pensi di partire?

–Devo comunicare il trasferimento e mettere in vendita la casa. Lo farò oggi stesso. Non ha senso aspettare, prima parto e meglio sarà per Jordan. Si è già affezionato troppo a me.

So che è l’unica cosa sensata da fare, ma sto malissimo.

Non riesco a credere che sto per perderti di nuovo.

–Benissimo, ti auguro di trovare quello che cerchi. – il suo tono è impassibile, sento le lacrime pungermi gli occhi, sto per crollare. Lei mi volta le spalle e si avvia verso la camera da letto, lasciandomi a contemplare le mie ultime speranze che vanno in frantumi.

Trasecolo quando, pochi minuti dopo, lei esce fuori dalla camera come una furia.

–Sai che ti dico? – mi urla contro – Non ci sto! Puoi abbandonarmi quante volte vuoi, farmi male quanto vuoi, forse me lo merito. Ma tuo figlio ha bisogno di te! –mi si avvicina, fissandomi con la tempesta negli occhi –Tu non vai proprio da nessuna parte, hai capito?

–È solo questo? Jordan è l’unico motivo per cui non vuoi che parta?

–Certo, che altro se no? – ha il fiato corto, le guance rosse, i pugni contratti, un’espressione ostinata sul viso. Nonostante questo non mi inganna, so che c’è dell’altro. O almeno, lo spero.

–Io credo che tu non voglia ammettere che provi qualcosa per me. –la sfido – Dimmi che ti mancherò e ti prometto di pensarci.

Ci fronteggiamo per alcuni minuti, guardandoci in cagnesco.

–Stai sognando!– mi dice quindi con disprezzo – Non potrei mai amare un uomo che si fa pagare!

–Certo, meglio il prode e cavalleresco Arthur! Con lui non corri il rischio di lasciarti andare e far venire fuori la vera te!

–Come ti permetti? Arthur è buono e gentile, è un vero signore a differenza di te!

–Un vero principe azzurro! – esclamo sprezzante – Con lui puoi essere l’avvocatessa di ghiaccio, visto che non è capace di scaldarti!

La sua rabbia scoppia come una polveriera, le afferro la mano prima che si abbatta sulla mia guancia.

–Come ti permetti? Tu non sai niente di me!

–Oh, non credere, so di te molto più di quanto immagini! Non vuoi ammettere che solo con me riesci ad essere te stessa!

–Solo perché abbiamo fatto sesso non credere di conoscermi! Sin dall’inizio non c’è stato niente di vero tra noi! Io ero solo lavoro per te e me l’hai dimostrato ancora una volta questa notte. Non potrei mai amarti, mai!

Il livore nella sua voce mi assale come un’onda, mi sento annegare.

Esco di casa sbattendo la porta. Vado a recuperare la mia macchina e poi la lancio a tutta velocità, cercando di cancellare quelle parole dalla mia mente. Senza accorgermene mi trovo di nuovo vicino a casa di Ryan e Sam, parcheggio come capita e busso insistentemente alla loro porta. Quando Ryan apre, gli basta un’occhiata per capire il motivo del mio stato.

–Melanie– non è una domanda, ma un’affermazione –Quella donna ti sta uccidendo, amico!

–È finita, mi arrendo – sbotto, crollando sul divano che mi indica.

–Non dire così! – esclama Sam, che ci ha raggiunti con due tazze di caffè fumante. Accetto grato, i postumi della notte in bianco si cominciano a far sentire.

–È inutile, lei vede in me solo un gigolò, non si fiderà mai di me! Mi odia!

–Cosa hai intenzione di fare?

–Voglio andarmene, via. Voglio allontanarmi da lei.  Sam, andrò a dirigere la filiale di Londra.

Lei incrocia le braccia e mi fissa, scambiando ogni tanto uno sguardo con Ryan. Loro si intendono anche senza parole e ho l’impressione che stiano parlando di me senza pronunciare verbo.

–No– dice infine –No fino a quando non sarò sicura che non c’è niente da fare.

–Sam, se resto qui, avrò voglia di vederla. E per quanto io mi sforzi, avrò voglia di baciarla, toccarla, fare l’amore con lei. C’è qualcosa in lei a cui non so resistere. È come una droga per me –sospiro– Ogni volta che la guardo penso che è così maledettamente bella che vorrei urlare. Non ho mai avuto voglia di prendermi cura di qualcuno, ma con lei tutti i miei istinti di protezione si risvegliano. Mi ha fatto sentire persino pronto a fare il padre. Io, che ho trascorso la mia vita passando da una donna all’altra, ti rendi conto? – sospiro –E quando stavo iniziando a costruirmi un posto nella sua vita e in quella di Jordan, è uscita con il suo collega Arthur. Dio! Avrei voglia di ucciderlo! Ma probabilmente ha fatto bene, forse con lui può essere più felice che con me.

–Oh, ma smettila! Non ti riconosco più! – lei mi sorride, comprensiva –Lei non può essere più felice con lui, per il semplice fatto che ama te!

–Ci sono stati alcuni momenti in cui ne ero convinto anch’io, ma no… è stata molto chiara su questo.

–Quello che le donne dicono e quello che le donne pensano di solito sono due cose molto diverse – mi consola Ryan –Credimi, io lo so!

–Ascoltami bene! – rincara la dose Sam – Ricordi quando mi hai detto che l’amore è qualcosa per cui bisogna lottare? Se la ami davvero non puoi rinunciare così facilmente!

–Ho lottato, dannazione! Cosa credi che abbia fatto finora? L’ho aiutata con il processo, sono stato comprensivo, le sono stato vicino quando aveva paura per Jordan e quando stanotte abbiamo fatto l’amore credevo…

–Aspetta, aspetta, che cosa? – mi interrompe Ryan.

–Purtroppo non è stata una cosa importante per lei come lo è stata per me, a quanto pare.

Tiro fuori l’assegno e glielo mostro, senza badare al suo fischio sorpreso.

–Accidenti! Deve essere stata proprio una notte grandiosa! Dovrei cambiare lavoro– scherza, beccandosi uno scappellotto da Sam e strappandomi mio malgrado un sorriso.

–So che siete miei amici e che volete aiutarmi, lo apprezzo molto. Ma c’è un limite al male che due persone possono farsi a vicenda. Noi l’abbiamo superato da un pezzo. Ogni volta che ci avviciniamo, il passato torna a separarci. Se resto finirà sempre così, io le farò del male e lei mi farà del male. Finché non ci distruggeremo a vicenda.

–Oppure… potresti semplicemente dirle la verità– sussurra Sam – Finché non sarai sincero con lei non  riuscirete mai a dimenticare tutta questa storia!

–Non mi crederebbe, neanche sotto giuramento.

–Dici? – si fa pensierosa. Io e Ryan ci scambiamo uno sguardo perplesso: quando fa così di solito sta architettando qualcosa.

–Senti, facciamo una cosa – propone infine –Non partire subito, resta ancora per qualche giorno. Domani c’è il processo, non vuoi sapere come va a finire dopo tutto il lavoro che hai fatto?

–No, non voglio vederla.

–Ah no? Non le faresti le tue congratulazioni se dovesse vincere? – mi chiede Ryan

–No – rispondo ostinato, mi accorgo che sto facendo il broncio ma non posso farci niente, sono esasperato da tutta questa storia.

–Non ti importa nemmeno se poi lei andrà a festeggiare con Arthur? – dalla gola mi esce un ringhio sordo, non posso nemmeno prendere in considerazione questa ipotesi. Il suo sguardo si fa comprensivo.

–Me lo ricordo, sai? Quando credevo che Sam avrebbe sposato te volevo farti a pezzi con queste stesse mani. So che cosa provi e per questo devi ascoltarmi. Io ho rischiato di perderla per il mio orgoglio, non devi fare il mio stesso errore.

–Mi fermerò un giorno in più– concedo, mettendo a tacere la mia voglia di fuggire e di mettere l’oceano tra me e il mio dolore –Ma lo faccio solo perché così potrò salutare Jordan.

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Il processo sta andando abbastanza bene, grazie alle mie indicazioni e alla collaborazione dei miei ex colleghi Melanie ha un bel po’ di occasioni per ribattere colpo su colpo ogni accusa.

Vederla e sentire la sua voce è un tormento, tuttavia la ascolto ammirato condurre un interrogatorio dopo l’altro.

È un portento, è riuscita a ribaltare ogni testimonianza.

Tutti sembrano essere grati a Milton, nessuno di loro voleva incriminarlo e le hanno dato corda nell’interrogatorio aiutandola a portarli al punto che desiderava, ma è il suo talento a fare la differenza e rendere credibile la difesa. Non ci sono prove dell’attività criminale, tutti avevano un ottimo motivo per essere in compagnia di quei clienti, come guardia del corpo, assistente o modella, e di essere pagati per farlo.

Apparentemente, il fatto che siano andati a letto con i loro datori di lavoro è puramente accidentale e del tutto consensuale.

Ora però si avvicina il momento più difficile, l’interrogatorio di Milton in persona, so che il procuratore non le darà tregua.

Arthur è seduto al suo fianco, immerso negli appunti del caso. Lo tengo d’occhio dall’inizio del processo, è stato molto premuroso con lei e ad ogni sguardo mi chiedo se lei abbia deciso di assecondarlo. Il pensiero di loro due insieme mi tortura, anche se lei non ha fatto nessun gesto meno che professionale nei suoi confronti.

Sono seduto tra il pubblico insieme a Sam e Ryan, Stephanie e Jordan. Non sono sicuro che sia stata una buona idea portarlo qui, l’argomento non è certamente adatto ad un bambino di dieci anni, ma ha insistito per partecipare. È stato il suo primo capriccio, non l’ho mai visto così categorico. Non so cosa gli abbia detto Milton quella notte, ma sembra eccitato come se aspettasse Babbo Natale. Sospiro, sa che suo padre era coinvolto e spero che Melanie riesca a diffondere un’interpretazione meno squallida di tutta questa storia.

–Signor Milton, ho qui un elenco dei dipendenti della sua agenzia –il procuratore ha un’aria seria e minacciosa, mentre porge una copia dell’elenco all’imputato e un’altra al giudice per l’archiviazione della prova. Vedo Melanie sistemarsi i revers della giacca di taglio maschile che ha indossato, il suo abbigliamento rigoroso è il suo scudo contro il mondo– vuole controllare che ci siano tutti?

Milton scorre con lo sguardo l’elenco, un brivido freddo mi percorre la schiena, mi chiedo se ci sia anche il mio nome.

–Sì, ci sono tutti.

–Ne è sicuro? – lui guarda Melanie chiedendo aiuto.

–Obiezione, vostro onore! Non siamo qui per mettere alla prova la memoria dell’imputato– lei si rivolge a Gilbert Stevenson, detto il Dobermann, so che è conosciuto per essere un magistrato inflessibile.

–Accolta. Procuratore, poche chiacchiere e andiamo avanti.

–Riformulerò la domanda – sorride come il gatto che ha mangiato il topo e fa archiviare una nuova prova –Signor Milton, conosce l’uomo in questa foto?

Lo sguardo che lui mi lancia è inequivocabile, sento il sangue abbandonare il mio viso. Non ho dubbi sul soggetto dello scatto.

–Sì, lo conosco.

–Vuole dire alla corte il suo nome e il motivo della vostra conoscenza?

–Obiezione! – Melanie batte il pugno sul piano di legno davanti a lei, alzandosi in piedi – È irrilevante approfondire tutte le conoscenze dell’imputato!

–Vostro onore, il soggetto in questione è molto importante per il caso, e oserei dire che l’avvocato Carter lo sa benissimo.

–Respinta, risponda alla domanda imputato. E lei, avvocato Carter, si dia una calmata! – il suo tentativo va a vuoto, è costretta a sedersi e ascoltare la testimonianza di Milton.

–Si chiama Dylan Thompson, lavorava anche lui per me– risponde con riluttanza– Non mi ero accorto che mancava nell’elenco.

Il procuratore la guarda fisso negli occhi e fa un ghigno malefico, sento un’onda di gelosia afferrarmi lo stomaco quando la vedo artigliare la mano di Arthur, che sussulta sorpreso.

–Signor Milton, è vero che il 31 luglio del 2006 lei diede una festa al Grand Hotel Moonlight?

–Sì, ho dato un ricevimento, ma cosa c’entra?

Chiudo gli occhi. La festa all’hotel Moonlight, quando ho conosciuto Melanie. il mio peggior incubo sta diventando realtà. In qualche modo il procuratore ha scoperto di noi e il più vergognoso episodio della nostra vita privata sta per essere messo in piazza davanti a tutti. Voglio morire.

Lei si volta a guardarmi, per la prima volta dall’inizio del processo, e le leggo il terrore negli occhi.

–Il signor Thompson era in servizio quella sera?

–Sì…– Isaac è pallido, è evidente che non voleva rispondere.

–Ho dei testimoni pronti a confermare che quella sera Dylan Thompson conobbe una ragazza e fece sesso con lei. Vuole che li chiami a deporre o me lo conferma?

–Potrebbe darsi… Non sono solito controllare con chi i miei dipendenti fanno sesso!

–Eppure lei non si arrabbiò con Thompson. È molto strano, visto che secondo la sua deposizione questo avvenne mentre era in servizio. È corretto dire che sedurre la ragazza faceva parte del suo incarico?

–Obiezione! Obiezione!

–Respinta. Venga al dunque, Procuratore!– l’impazienza del giudice non aiuta Isaac a raccogliere le idee, ormai ha ormai un colorito livido e sta chiaramente per crollare.

–Ho soltanto un’altra domanda, vostro onore. Signor Milton, le dispiace dirci il nome della ragazza?

–Obiezione vostro onore! Il nome non ha a che vedere con il caso!

–Vostro onore, quando avrà sentito il nome converrà con me che è molto rilevante!

–Respinta. Procuratore, questo è il mio ultimo avviso. Non siamo in televisione, vada al punto! –il tono di voce del giudice è decisamente seccato, non si mette bene –Imputato, risponda alla domanda.

–Non ricordo il suo nome.

–Le ricordo che lei è sotto giuramento… – Isaac la guarda con aria terrorizzata. La vedo fare un rassegnato cenno di assenso. Vorrei gridare, ma so che sta facendo il suo lavoro, lui non ha bisogno di finire nei guai per falsa testimonianza.

–Melanie Carter – confessa con un sussurro.

 

FINE NONA PARTE

 

-ARRIVEDERCI A LUNEDI’ PROSSIMO-

Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Irina Bolaffi. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

8 Comments on Nuovo Racconto Inedito – “La Legge del Cuore” di Irina Bolaffi – 9° Parte

  1. Valentina
    marzo 13, 2017 at 5:51 pm (4 anni ago)

    Vero che prima o poi ci capiremo qualcosa?
    Per Dylan ho gli occhi a cuoricino… mannaggia!

    Rispondi
    • Irina
      marzo 16, 2017 at 9:59 am (4 anni ago)

      Ci siamo quasi Valentina, tra poco scoprirete come va a finire! :)

      Rispondi
  2. Rosy ♥
    marzo 13, 2017 at 6:04 pm (4 anni ago)

    Non può finire cosiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!
    Oddio!!!

    Rispondi
    • Irina
      marzo 16, 2017 at 10:00 am (4 anni ago)

      Chissà, entrambi hanno un bel caratterino… ;)

      Rispondi
  3. Lorenza
    marzo 13, 2017 at 7:08 pm (4 anni ago)

    Ok… no, niente ok! Uffaaaaaa ma non si può! Perché ci fai questo???? L’unica cosa che mi rincuora è che il prossimo lunedì ci sarà un super mega puntatone! Non vedo l’ora. Bravissima

    Rispondi
    • Irina
      marzo 16, 2017 at 10:01 am (4 anni ago)

      Mi devo vendicare di tutte le volte che mi hai lasciato tu con il fiato sospeso! :D Spero che ti piacerà il finale!

      Rispondi
  4. Lele
    marzo 13, 2017 at 7:33 pm (4 anni ago)

    Non ho parole. …. E ci lasci così? ?? :-)

    Rispondi
    • Irina
      marzo 16, 2017 at 10:01 am (4 anni ago)

      Pochi giorni ancora e poi scoprirete come va a finire, sono davvero curiosa di leggere i vostri commenti :)

      Rispondi

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