Nuovo Racconto Inedito – “La Legge del Cuore” di Irina Bolaffi – 10° Parte

Ed è arrivato, devo dire un po’ a malincuore, il gran giorno, quello dei saluti finali con il racconto di Irina e tutti i suoi personaggi de “La Legge del Cuore.”

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Tutte voi lettrici avete penato in queste dieci settimane, sempre tenute sul filo del rasoio dalla nostra Irina, curiose di sapere se quelle due teste dure di Dylan e Melanie, finalmente, capitoleranno.

Nel tempo abbiamo avuto Crudelia, poi si è aggiunta la Perfida, io direi che dopo questa prova sia il caso di trovare un soprannome ad hoc anche per lei. Dopo avervi lasciato tutte le settimane, al termine di ogni capitolo, a bocca aperta a boccheggiare modello pesce, se lo merita proprio un nomignolo da buona streghetta. Ragazze, pensateci voi!

Ad Irina vanno di nuovo i miei ringraziamenti per avermi concesso, ancora una volta, la sua disponibilità a condividere con voi questa sua storia. Storia, devo dire, in cui credevo molto, motivo per cui, fin dall’inizio, le ho frantumato spesso gli zebedei e sono stata il suo costante incubo per mesi con continue richieste, ma sono immensamente felice che abbia ottenuto da parte vostra dei riscontri super positivi, sia io che lei non potevamo chiedere di meglio.

Spero, mi auguro, di riaverla tra noi prossimamente con nuove avventure 💗💞💗

Ed ora, mie care, andate a godervi il gran finale tanto atteso e…

Buona Lettura 😘

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-LA LEGGE DEL CUORE-

-Melanie-

Nella sala scoppia un boato, tutti parlano contemporaneamente. Arthur mi fissa, sconvolto. Il giudice è costretto a chiedere ripetutamente il silenzio in aula, sbattendo il martelletto.

–Vostro onore, tutta la difesa dell’avvocato Carter non si può considerare valida, perché sta coprendo se stessa ed è personalmente coinvolta nelle vicende dell’imputato – il tono del procuratore è vittorioso – Non ho altre domande.

–Procuratore, lo decido io se la difesa si può considerare valida! – mi guarda in silenzio per qualche istante, evidentemente contrariato – Avvocato Carter, vuole controinterrogare il teste?

Il processo è perduto e con esso anche la mia reputazione, vorrei sprofondare.

Faccio cenno di no con la testa, ma sento un trambusto dietro di me. Mi volto giusto in tempo per vedere Sam porgere alla guardia un bigliettino per me. Lo apro, ci sono segnate alcune domande. La guardo stupefatta, ma lei giunge le mani in un gesto di preghiera.  So che cosa intende, mi sta pregando di far luce su questa storia. Sono infuriata e umiliata per il colpo basso del procuratore, ma Sam ha ragione. Un’occasione simile non mi ricapiterà più. Mi alzo e mi avvicino al banco.

–Signor Milton, lei vide il signor Thompson insieme a quella ragazza?– resto stupita quando mi sorride allegramente.

–Certo, gliela indicai io! Lo incoraggiai ad andare da lei!

Sono allibita, il mio teste sta facendo a pezzi ogni possibilità di difesa. È impazzito?

–Come mai gli disse di andare da quella ragazza? – proseguo con la seconda domanda suggerita da Sam.

–Quando vidi… la ragazza, capii subito che era perfetta per lui. Chiesi informazioni su di lei e scoprii che oltre ad essere bellissima era anche molto intelligente e di ottima famiglia– mi strizza l’occhio– Non avrei potuto desiderare di meglio. Capii subito che erano fatti per stare insieme e che dovevo assolutamente farli incontrare.

Mi passo la mano sulla fronte. La mia vita mi sta crollando addosso come un castello di carte, mi gira la testa. Mi volto verso il pubblico a cercare Dylan, è pallidissimo, una maschera di cera. Capisco immediatamente che lui non aveva idea delle intenzioni di Milton, e che questi sta dicendo la verità.

–Non ho altre domande, vostro onore.

–No, avvocato. Lei ha un’altra domanda! –mi interrompe Milton, facendomi cenno di girare il bigliettino.

–Imputato, le ricordo che non spetta a lei decidere gli interrogatori! – il giudice mi fissa. È evidentemente arrabbiato, ma allo stesso tempo curioso di capire dove vogliamo andare a parare – Avvocato, ha un’altra domanda oppure no?

Guardo il mio cliente, la domanda può metterlo in seria difficoltà, ma lui mi fa cenno di voler parlare.

–Sì vostro onore, mi scusi. Signor Milton, lei effettivamente pagò Dylan Thompson per… conquistare quella ragazza?

Lui mi sorride allegramente, sembra spassarsela un mondo. Guarda alle mie spalle in direzione di Dylan e poi torna a indirizzare gli occhi castani su di me.

–No. Assolutamente no– scandisce, guardandomi fisso e aggiungendo parole che hanno senso solo per me– E non lo vidi più. Disse che aveva trovato l’amore e che non voleva nient’altro. Lasciò la mia agenzia quel giorno stesso.

Sento che è sincero. Le sue parole scendono fin dentro al mio cuore, spegnendo l’incendio di rabbia e gelosia che lo ha tormentato per tutti questi anni. Gli occhi mi si riempiono di lacrime e sono costretta ad afferrarmi al banco per non cadere.

–Non mi avresti mai creduto se non te l’avessi detto sotto giuramento. È tutto un equivoco, Melanie– mi sussurra Milton, mentre viene riaccompagnato al suo posto.

Guardo il bigliettino di Sam, c’è un’ultima frase sottolineata ripetutamente. Un’ultima cosa che mi chiede di fare.

Chiama Dylan a deporre.

Una follia, ma ha ragione. Devo farlo, se voglio sapere. Mi avvicino al giudice, sporgendomi verso di lui, subito raggiunta dal procuratore.

–Vostro onore, ho bisogno di chiamare un altro teste, non in elenco – lui mi fissa torvo.

–È contro qualsiasi procedura! Si rende conto, avvocato, che questa è un’aula di tribunale e non una soap opera?

–La prego, le prometto che ci vorrà solo un minuto! – qualcosa nella mia espressione deve colpirlo perché intravedo l’ombra di un sorriso dietro la sua maschera impassibile e autoritaria.

–Lei ha qualcosa in contrario, Procuratore? – anche lui mi guarda perplesso. È un ottimo e feroce avversario, ma è un brav’uomo e c’è stima reciproca tra noi.

–È il padre di tuo figlio, vero?

–Sì… Ti prego…

–Niente in contrario– sospira – Ma lo faccio solo per il bambino.

–Grazie Aaron!

–Acconsento solo per rispetto verso suo padre, avvocato, ma faccia in fretta.

Mi allontano dal banco e dichiaro ad alta voce.

–Chiamo a testimoniare Dylan Thompson.

Lui mi guarda esterrefatto, guarda Sam che gli fa segni di incoraggiamento. Jordan lo tira per un braccio per indurlo ad alzarsi. Sembra prendere una decisione, poi si alza con aria di sfida, raggiunge il banco dei testimoni e posa la mano sulla bibbia che l’addetto gli porge.

–Giura di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità?

–Lo giuro– i suoi occhi affondano nei miei, la sua voce sicura ha l’ardore di una promessa.

–Signor Thompson, è vero che dopo quella sera lasciò l’agenzia del signor Milton? – mi trema la voce, questo potrebbe cambiare tutto. Tutto.

–Sì, è vero– giurerei di averlo visto arrossire.

–E come mai?

–Perché erano stati i tre giorni più belli della mia vita. Mi ero innamorato perdutamente di quella ragazza e volevo passare la mia vita con lei– le sue parole scivolano sul mio cuore come un balsamo, portando sollievo al mio dolore per la prima volta in tanti anni.

Il mormorio in aula riprende, i membri della giuria e il pubblico sembrano impazziti. Il giudice è costretto nuovamente a chiedere il silenzio e minacciare di far sgombrare l’aula.

–Signor Thompson – mi schiarisco la voce e lo guardo cercando di restare seria, anche se vorrei buttargli le braccia al collo – Come descriverebbe attualmente i suoi sentimenti per quella ragazza?

Ti prego, ti prego, ti prego!

Improvvisamente nell’aula piomba il silenzio, tutti sono con l’orecchio teso per ascoltare la sua risposta. Posso sentire il battito del mio cuore rimbombare come un tamburo.

– Mi fa uscire di senno! È la più pazza, adorabile, bisbetica, meravigliosa e impossibile donna che abbia mai conosciuto!

–Le ricordo che è sotto giuramento – si intromette il giudice, trattenendo a stento un sorriso –Avanti, glielo dica e facciamola finita.

–L’amo da morire –la sua voce è ferma, mentre sostiene il mio sguardo con un brillio negli occhi azzurri –Ho provato in tutti i modi a cancellarla dal mio cuore, ma è impossibile. Sono innamorato pazzo di lei, e di nostro figlio.

–Coraggio, bacialo! – una donna dalla giuria mi esorta, incurante del suo ruolo. Dylan scavalca il banco degli imputati e con un balzo è accanto a me. Mi prende tra le braccia, guardandomi intensamente negli occhi. Intorno a noi si levano fischi di incoraggiamento e incitazioni.

–Ora tocca a te confessare, avvocato – mi sussurra, sorridendo. Mi gira la testa, fatico a mettere insieme le informazioni che ho ricevuto. Ma un solo pensiero sovrasta tutti.

Lui mi ama. Mi ama!

–Ti amo –gli occhi mi si riempiono di lacrime –Oh Dylan, ti amo così tanto!

Uno scroscio di applausi esplode nell’aula, quando si china su di me e mi bacia, stringendomi forte a sé. Gli butto le braccia al collo e chiudo gli occhi, lasciando che le lacrime scorrano sulle mie guance, portando via tutte le mie paure.

–Facciamo una pausa – annuncia il giudice – Avvocato, quando torno mi auguro che sarà in grado di fare il suo lavoro.

–Sì vostro onore – gli sorrido – E grazie.

–Quindi abbiamo un po’ di tempo – mi sussurra Dylan, cercando ancora le mie labbra.

–Perdonami. Io credevo… pensavo che…

–Shhhh, ci siamo fatti tanto male a vicenda. Guardiamo avanti adesso – mi accarezza il viso con dolcezza infinita, asciugandomi le lacrime con le dita – Ti amo, Melanie. Ti ho amata sin dall’inizio, te lo giuro.

Una piccola furia si abbatte su di noi, abbracciandoci entrambi.

–Lo sapevo! Lo sapevo che siete innamorati! – è al colmo della felicità –Ora non partirai più e vi metterete insieme, vero?

Dylan mi guarda intensamente, con quel sorriso irresistibile che mi fa tremare le ginocchia. Annuisco impercettibilmente.

–Certo, non voglio stare lontano da tua madre un minuto di più!

–Evviva!

Ci sediamo al banco della difesa, dove Arthur, pallidissimo, si congratula con noi, dando prova, nonostante l’aria triste, della sua correttezza e di un perfetto autocontrollo. Rimango vicina a Dylan per tutto il tempo, le nostre mani restano intrecciate. Non voglio lasciarlo mai più.

Il processo riprende, quando faccio la mia arringa finale tutti i membri della giuria non possono fare a meno di sorridermi e farmi cenni di incoraggiamento.

–Signore e signori della giuria. L’imputato, Isaac Milton, non è, ne convengo, la persona che molti di voi sceglierebbero come amico. Ama gli eccessi, ha un pessimo gusto nel vestire e, credetemi, se aveste visto la sua casa ora conoscereste veramente il significato della parola kitsch –qualche risatina trattenuta mi incoraggia a continuare con maggiore enfasi – Ma questo non può trarvi in inganno e sono certa che saprete guardare al di là delle apparenze e giudicare l’uomo e non il suo stile. Il suo unico crimine è quello di aver aiutato tanti ragazzi e ragazze senza lavoro. Avete sentito le loro testimonianze, tutti gli sono grati per il suo aiuto. Ha riunito attorno a sé gente che crede nell’amore e che è riuscita a trovare l’amore anche nel lavoro. E da quando amare è un reato? –vedo molti di loro annuire –Signore e signori della giuria, avete qui davanti a voi la prova della sua innocenza. Guardatemi, guardate questo splendido uomo che ha confessato di amarmi e che io amo con tutto il mio cuore, guardate il nostro splendido bambino! E sappiate che senza Isaac Milton io non avrei conosciuto mai questa felicità. Se credere nell’amore è sbagliato allora condannatelo, ma condannerete anche me, e soprattutto voi stessi, all’idea che il vero amore possa essere comprato e venduto. Avete avuto dimostrazione oggi che non è così. Per questo io vi chiedo di assolvere Isaac Milton da tutte le accuse. Grazie.

Il procuratore scuote la testa sconsolato. Il tempo di decisione è insolitamente ridotto, la giuria rientra quasi subito e proclama Isaac Milton non colpevole. Quando stringo la mano al procuratore, lui è piuttosto seccato, ma mi fa le sue congratulazioni.

Mi avvicino a Milton, che sembra felice come un bambino a Natale.

–Ho mantenuto gli accordi. Tocca a te– gli sussurro, perentoria –Dimmi la verità.

–Con molto piacere! Vedi avvocato, sapevo che Dylan voleva licenziarsi, e non potevo dargli torto. Meritava di meglio che fare… il modello. – si guarda intorno, ma tutti sono occupati a sgombrare l’aula, non ci ascolta nessuno – Quando uno dei miei ragazzi se ne va, gli affido un ultimo… incarico, molto ben pagato. È il mio modo di aiutarli economicamente e ringraziarli, senza che si sentano in debito con me.

–Stai dicendo che…

–Non c’è nessun committente –mi strizza l’occhio– Ho inventato tutto per farvi conoscere. Peccato che quel testone innamorato abbia rifiutato i miei soldi. Era un bel gruzzoletto, sai? Lo avrebbe aiutato a ricominciare.

Sento a credere alle mie orecchie. Mi sono arrovellata per undici anni su un mistero inesistente. Non riesco a fare nient’altro che guardarmi intorno con un sorriso ebete, mentre cerco di dare un senso a quello che ho scoperto. Non mi accorgo neanche che abbiamo salutato Arthur e che abbiamo lasciato l’edificio. In poco tempo siamo fuori dal tribunale.

–Tu! – dico a Sam, non appena recupero un barlume di lucidità – Tu hai architettato tutto questo!

–Ho avuto un bravo complice – mi risponde, strizzando l’occhio a Jordan –Lui aveva già preso accordi con Milton, mi è bastato aiutarlo a completare l’opera.

–Dylan, io… credo di doverti delle scuse– esordisce Stephanie, titubante, non appena i nostri amici vanno via.

–Non c’è n’è bisogno, ricominciamo da capo, vuoi?

Sorrido nel vederli stringersi la mano, poi lei lo abbraccia di slancio.

–Ma se la fai soffrire di nuovo ti uccido, intesi?

–Non lo farò, promesso – il suo tono è solenne e pieno d’amore.

–Bene, accompagno Jordan a casa. Voi avete sicuramente molto da dirvi – mi strizza l’occhio – E io dovrò cominciare a cercare un altro appartamento.

Io e Dylan ci guardiamo e ci capiamo al volo.

–Puoi restare nel mio appartamento – le dico sorridendo – Io e Jordan ci trasferiremo da Dylan.

–Davvero? Che bello! – osservo intenerita nostro figlio fare i salti di gioia – Dovrò prendere la mia playstation e i videogiochi però!

–Sai che facciamo? – interviene Dylan – Ricompriamo tutto, così potrai giocare online con Stephanie.

–Sìììì, evviva!

–Che spendaccione, non iniziare a viziarlo!

–Oh, non temere, una cliente di recente mi ha dato un generoso assegno.

–Tu, brutto…– gli do una pacca sul braccio, ma lui per tutta risposta mi solleva di peso e mi carica  sulla spalla – Mettimi giù!

Salutando Stephanie e Jordan con la mano e tenendomi ferma con l’altra, si allontana fino a raggiungere l’autorimessa. Mi mette giù vicino ad una scintillante Maserati a quattro porte.

–Che fine ha fatto la Lamborghini?

–Per un po’ resterà in garage. Non è un’auto adatta ad un padre di famiglia – mi dice serio – Ho ordinato questa qualche giorno fa, avevo pensato di restituirla oggi, prima di partire.

–Come hai potuto pensare di andartene e lasciarmi qui? – sono un po’ offesa, ho avuto troppa paura di averlo perso per sempre, solo fino a qualche ora fa. Lui mi spinge dolcemente contro l’auto e mi imprigiona tra le sue braccia. Toglie il fermaglio dai miei capelli, sciogliendo il mio chignon e facendoli cadere sulle mie spalle. Mi ravvia le ciocche dietro l’orecchio e si china a sfiorarmi il lobo con le labbra.

–Sapevo che se fossi rimasto non sarei mai riuscito a dimenticarti – mi sussurra – E non potevo accettare l’idea che tu non fossi mia –La sua voce mi fa vibrare il cuore e mi riempie di brividi in tutto il corpo.

–E ora che intendi fare?

–Un’idea ce l’avrei, ma prima devi promettermi una cosa.

–Che cosa? – lo guardo negli occhi, non ho paura. Ora che so che non ha accettato quei soldi, che non ero solo un lavoro per lui, ogni preoccupazione è svanita. Sono pronta ad accettare qualunque sua richiesta.

–Basta con le bugie, basta con l’orgoglio e con la rabbia. Ci hanno già fatto perdere troppi anni. Dobbiamo essere completamente sinceri l’uno con l’altra. Promettimelo.

–Te lo giuro – rispondo solennemente, portando una mano al cuore e sollevando l’altra. Lui la afferra e posa un bacio rovente sul mio palmo.

–Bene, allora so che voglio fare – sorride al mio sguardo curioso – Amarti, e meritarmi il tuo amore. A costo di metterci tutta la vita.

–Mmmm, sembra interessante…

Le sue labbra bollenti si posano sul mio collo e mi sciolgo come neve al sole, mentre un familiare calore sale dal mio basso ventre, che pulsa con urgenza.

–Andiamo a casa – ansimo, mentre infilo le mani sotto la sua giacca per passare le unghie sulla sua schiena.

–Vuoi guidare tu? – mi chiede con voce rauca e fissandomi con sguardo innamorato, dove ci sono mille domande inespresse.

–Sì, lo voglio – rispondo a tutte.

Prendo le chiavi che mi porge e metto in moto, partendo per scoprire il nostro futuro insieme.

 

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Questo racconto inedito a puntate è un opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Irina Bolaffi. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

12 Comments on Nuovo Racconto Inedito – “La Legge del Cuore” di Irina Bolaffi – 10° Parte

  1. Rosy ♥
    marzo 20, 2017 at 7:02 pm (4 anni ago)

    Magnifico finale ♡.♡
    Proprio da commedia romantica!
    Bravissima Irina!!!
    Quanto mi mancheranno Dylan e Melanie ♡

    Rispondi
    • Irina
      marzo 22, 2017 at 10:57 am (4 anni ago)

      Grazie Ro

      Rispondi
      • Irina
        marzo 22, 2017 at 10:59 am (4 anni ago)

        Grazie Rosy, anche a me mancano già. Grazie per aver seguito tutte le tappe di questo viaggio <3

        Rispondi
  2. Valentina
    marzo 20, 2017 at 8:19 pm (4 anni ago)

    Oh che finale romantico!
    Poi leggerlo con i petali di rosa che cadono, è proprio perfetto!

    Rispondi
    • Irina
      marzo 22, 2017 at 11:08 am (4 anni ago)

      Grazie Valentina! I vostri apprezzamenti sono la più grande soddisfazione, sono felice di aver creato una storia che vi piace!

      Rispondi
  3. Lorenza
    marzo 21, 2017 at 1:18 pm (4 anni ago)

    È già finito? Noooo! Mi mancherà il lunedì targato Irina.
    Io comunque propongo Malefica come soprannome!
    Bravissima come sempre.
    Alla prossima

    Rispondi
    • Irina
      marzo 22, 2017 at 11:09 am (4 anni ago)

      Mi piace Malefica *_*

      Grazie Lorenza per tutto il tuo incoraggiamento!

      Rispondi
  4. Paola
    marzo 22, 2017 at 12:10 pm (4 anni ago)

    Ho gli occhi a cuoricino Bell epilogo Irina.

    Rispondi
    • Irina
      marzo 23, 2017 at 10:24 am (4 anni ago)

      Grazie Paola! Mi

      Rispondi
      • Irina
        marzo 23, 2017 at 10:26 am (4 anni ago)

        Non so perché i commenti non mi funzionano sotto questo post! Comunque dicevo che mi fa piacere essere riuscita a farti venire gli occhi a cuoricino :)

        Rispondi
  5. Lele
    marzo 22, 2017 at 9:37 pm (4 anni ago)

    Irinaaaa che dire…. finale da capogiro anzi coi botti. Ti faccio i miei complimenti, non avrei mai pensato a un colpo di scena del genere. Veramente brava.

    Rispondi
    • Irina
      marzo 23, 2017 at 10:27 am (4 anni ago)

      Grazie Lele! Tu sei sempre in prima fila per incoraggiarmi *_*

      Rispondi

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