“Per Addestrarti” – #4 “Blood Bonds Series di Chiara Cilli” – E’ il turno del Cavaliere delle Tenebre

È periodo di emozioni forti, di dare spazio ad atmosfere oscure, macchiate di sangue, con quel sentore metallico che impregna l’aria e toglie il respiro.

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Non mi erano bastati i due fratelli di Sag, così ho fatto il pieno e mi sono buttata su altri fratelli. Li ho presi in stock, come se fossero in saldo.

Questi, tra l’altro, sono vecchie conoscenze che mi avevano già fatto penare prima e sudare poi sette camicie, quando me li sono ritrovata, grazie alla loro creatrice, tutti fieri e tronfi ospiti nel mio salotto, improvvisamente troppo affollato per contenere tutto il loro ego.

Sto parlando dei tre fratelli Lamaze – Henry, Andrè e Armand -, protagonisti della “Blood Bonds Series” di Chiara – Chiaretta nostra – Cilli, arrivati sul mio lettore con un nuovo capitolo della loro storia, la quarta per essere precisi. Non sono un asso con i numeri, ma vivaddio so ancora tenere i conti base.

Però, la mia reazione a questa uscita è stata più o meno così: “Oh Mio Dio!! Ma di già!? Cavoli!”

So che per alcune lettrici non è mai troppo presto e staranno pensando, ma questa è proprio pazza, abbiamo aspettato mesiiiii, come di già?!

Ragazze, io sto vivendo sotto effetto lumaca, e non solo per la costante bava alla vista dei gnocchi nel mio archivio, ma pure per la lentezza. Mi manca solo la chioccia.

In soldoni, non ero pronta, ero indietro di un capitolo e avevo ancora “Uccidimi” che stava lì, buono buono da mesi ad aspettare il suo turno, quindi mi sono dovuta fare una bella full immersion per recuperare le puntate precedenti.

Non che io abbia paura degli eventuali spoiler in cui sarei potuta incappare saltando la lettura di “Uccidimi”, io adoro gli spoiler, ma metti che mi ero persa qualche passaggio fondamentale, che mi limitava la comprensione. Io odio non capire. Ecco, qui sembro più puffo brontolone, comunque, mi pare tutto limpido.

Ma archiviata poi la travagliata e turbolenta storia tra Henry e Aleska recuperata in extremis, è arrivato il momento di andare oltre, di concentrare la nostra attenzione su un altro dei pargoli Lamaze partorito dalla mente di Chiara, e mi riferisco ad Andrè, il piccolo di casa, ma anche quello che per me era il più complicato da decifrare tra tutti, visto il suo caratteraccio scostante, ed invece…

“Per Addestrarti” è il nuovo volume della saga, palcoscenico di quella “Attrazione Fatale” che lo vede protagonista insieme ad un’altra bella e combattente fanciulla, Nadyia. E guardate, che non è un caso se ho citato il famoso film di trent’anni fa. Qua si lanciano coltelli. E non in senso figurato.

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La loro storia si evolverà poi prossimamente – perché ovvio che una volta terminato questo primo volume Chiara ha lasciato noi poveri lettrici sui carboni ardenti a cuocere a fuoco lento – con altri due capitoli, che avranno rispettivamente i titoli di “Per Combatterti” – libro cinque attualmente in fase di scrittura – e “Per Sconfiggerti” – libro sei che andrà a concludere questa seconda parte della trilogia.

Mi cavo subito il dente: tra i tre fratelli, Andrè, era quello che mi attizzava meno leggere.

Tra noi non era scattato quel particolare feeling. Più che altro sarebbe potuto scattare un incontro di pugilato, o lotta libera, ma vista la mia abilità ginnica sarei finita di sicuro scuoiata e inscatolata, tipo filetti di sgombro.

Ed invece Chiara mi ha stupido, riuscendo l’impresa di far entrare nelle mie grazie un personaggio che, in precedenza, avrei preso più che volentieri a calci nel culo.

Per anni avevo dato della pazza alla mia amica Federica, che sognava di stringerlo al petto e coccolarlo ed ora, pure io, sono passata dall’altra parte della barricata. Non ho parole, sono ancora incredula. Potrei dire che mi sento “Addestrata”.

Non che dubitassi del talento di Chiara, quello assolutamente no. Ero convinta del fatto che, aprendo uno dei suoi libri, avrei trovato di nuovo quell’atmosfera, quel pathos, che ormai la contraddistingue e ti porta a leggere le sue storie guardandoti alle spalle, come se fossi tu, lettore, il bersaglio del momento.

Quello che non mi aspettavo era provare totale e completa empatia nei confronti di un personaggio che sopportavo a malapena, come un male necessario. In cuor mio pensavo “tiferò per lei con il cuore e i denti, che affonderò volentieri nella giugulare di lui per salvarla dal suo infame destino”, neanche fossi un vampiro.

“Chi salverà me?”

La frase che mi ha spiazzata, perché a pronunciarla non è stata Nadyia, o meglio, non solo, ma anche lo stesso Andrè.

Avreste mai pensato che lui, che affila coltelli per hobby e colleziona corde, volesse essere salvato?

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Eppure è bastata una ragazzina caparbia, con il fuoco vivo negli occhi, per rimettere in discussione tutte le sue certezze.

È stato il suo continuo tormento interiore che, alla fine, mi ha fatto capitolare.

“Avevo giurato che non sarei mai più stato indifeso. Avrei eretto un muro invalicabile intorno a me. Avrei parlato lo stretto necessario. Non avrei mai più permesso che facessero del male ai miei fratelli, a qualunque costo. E soprattutto, nessuno si sarebbe mai più avvicinato a me.”

Andrè, come i suoi fratelli, ha subito per gran parte della sua vita ogni forma di abuso e violenze, sia fisiche che psicologiche, da una figura, quella del padre, che in realtà avrebbe dovuto proteggerlo dai mali del mondo. Il suo passato cruento lo hanno portato a diventare una vera e propria arma letale, capace di uccidere a mani nude chiunque osasse minacciare, lungo il cammino, lui e i suoi fratelli.

Il suo unico scopo è stato preservare la sicurezza dei suoi fratelli, salvaguardare la routine di quella casa che si nutre da sempre di grida di violenza e dolore che, tra l’altro, tutti e tre continuano ad alimentare con il loro traffico di fanciulle indifese.

In origine era stata Aleska a spezzare gli equilibri di quelle mura, stesso destino condiviso poi dalla giovane Nadyia che, con la sua ostinazione e sfrontatezza, è riuscita a creare una crepa in quella spessa corazza che Andrè si era costruito nel tempo.

“Il modo in cui mi teneva testa mi sbalordiva e mi faceva incazzare tremendamente.”

Si potrebbe quasi dire che la “piccola rossa” riesce dove tutte le altre hanno fallito: ottenere una reazione emotiva dall’uomo di ghiaccio.

Nadyia, per i Lamaze, non è altro che un oggetto. Rappresenta un prodotto che va confezionato per l’acquirente – la Regina – e presentato nella sua perfezione, sia per aspetto fisico, che per abilità.

Questo è il loro scopo e nel tempo richiesto per raggiungere tale obiettivo non sono ammessi errori, quelli si pagano con la vita, o sentimenti, chiusi sotto chiave a doppia mandata, nascosti in un’armatura che di cavalleresco non ha nulla, ma anzi, piena di macchie.

Per chi passa di qua ed è nel completo digiuno, vi ricordo che stiamo parlando di dark, di sensazioni forti, qui non c’è spazio per “i trottolino amoroso dududadada”. L’amore non esiste. Almeno, non nella canonica forma “cuori e fiori”.

Trova ampio spazio, invece, quella forte “attrazione letale” a cui mi riferivo prima e che manda in totale confusione l’amante dei coltelli di cui sopra.

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Andrè si ritrova a dover fare i conti con emozioni a lui completamente sconosciute. Giuro, il suo voler negare l’evidenza mi ha fatto un’immensa tenerezza. D’accordo lo ammetto: ho pure gongolato e l’ho preso un po’ in giro. Lui, che aveva quasi ammazzato il fratello per aver perso la testa e ceduto la ragione per una donna, era caduto nella stessa trappola. La stessa rete ben tessuta. E son soddisfazioni, ve pare?!

L’unico modo che trova per reagire è quello di spingere i limiti di quella ragazzina che continua a sfidarlo e sconcertarlo, oltre che farlo incazzare come una iena, con il suo atteggiamento.

“Mi era scoppiata a ridere in faccia, come fossi stato il suo migliore amico…”

“Perché mi ero mostrato a lei senza maschera? Non l’hai fatto. Era stata lei a togliermela. Senza fretta, un poco alla volta, trattandomi da essere umano.”

Lei. Sempre lei, solo lei.

Che con la sua infinita pazienza cercava una parvenza di normalità in quel nuovo quotidiano che le era stato imposto, e che di normale non ha proprio nulla. Cercava una figura di riferimento. Un supporto. Un aiuto. Qualunque cosa fosse in grado di tenderle la mano e darle una via di fuga dalla realtà. Tenerla in vita.

“Mi ero risvegliata all’Inferno. E lì, tra terrore e smarrimento e mura che trasudavano inenarrabili oscenità, avevo trovato lui. Andrè Lamaze.”

Aveva trovato lui.

Il Cavaliere delle Tenebre.

Che dolci, si son trovati, quando si dice avere tutte le fortune!

Ma cedere alle tentazioni può avere un prezzo molto alto da pagare.

Quale?

Aaaahhhh, tesori miei, quante ne volete sapere!

Se vi piace il genere, e non l’avete ancora fatto, vi consiglio di leggerlo e scoprirlo da voi.

Io credo di avervi già stuzzicato, in parte, con i miei sproloqui da pazza, il resto è nelle vostre mani.

Se poi non vi basta e non siete ancora del tutto convinte, lasciatevi tentare dall’estratto che trovate a seguire, ma prima di correre via, concedetemi ancora alcuni secondi della vostra pazienza e lasciatemi concludere facendo i miei complimenti a Chiara, per la dedizione e l’impegno con cui presenta i suoi lavori, curati sempre sin nei minimi dettagli. Il mio potrà sembrare un discorso scontato, ma vi assicuro che non lo è per niente e ribadisco che ammiro il suo lavoro e quello di altre sue colleghe self che avrebbero molto da insegnare a chi dico io.

Scusate la sottile vena polemica, in questi giorni sono più acida del solito, vedrò di mangiare più cioccolato, termino qui di blaterare e vi lascio in compagnia, come promesso, dell’estratto, sinossi, booktrailer e chi più ne ha più ne metta, alla prossima!

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ESTRATTO

Pianissimo, mi approssimai alla soglia e feci capolino con la testa. André mi aspettava all’inizio della stretta scalinata che portava al pianoterra, un lato del corpo accasciato contro il muro in una posa indolente.

Voleva che lo raggiungessi?

Il suo sopracciglio si inarcò, come a dire Ti muovi o no?

Dunque mi avviai verso di lui con cautela, lanciando occhiate oblique alle porte su ambo i lati del corridoio mentre procedevo attraverso le zone d’ombra e di luce generate dalla scarsa illuminazione. Quando gli fui dinanzi, André piegò il capo per indicarmi le scale. Le guardai in tralice, quindi incominciai a salire gli alti gradini.

Lui era proprio dietro di me, così vicino che potevo sentire il suo respiro nell’orecchio. Avevo la sensazione che l’aura di ghiaccio che lo circondava si stesse espandendo per ammantare anche me e strangolarmi. La avvertivo intorno al collo, come delle dita in procinto di serrarsi.

Mi portai istintivamente una mano alla gola, mi volsi appena per controllare André…

… e misi un piede in fallo.

Protesi le mani per non spaccarmi i denti sullo scalino che mi stava venendo rapidamente incontro, ma d’improvviso mi ritrovai di nuovo dritta. Il braccio di André mi cingeva come un boa, al punto che faticavo a respirare, tanto mi comprimeva sotto i seni. Il suo petto era come acciaio contro la mia schiena.

Rimanemmo così per alcuni istanti – io aggrappata al suo avambraccio, la sua guancia che premeva forte sui miei capelli, i nostri respiri che divenivano sempre più rumorosi.

Il suo cuore era come un tamburo impazzito contro le mie scapole, un battito così veemente da appropriarsi del mio e costringerlo a seguire il suo stesso ritmo forsennato.

«Se volessi ucciderti,» mi sussurrò all’orecchio, sfiorandolo con le labbra, «non avrei bisogno di portarti da qualche altra parte.» Mi strinse a sé ancora di più, facendomi ansimare per la repentina fitta di dolore al costato e l’inaspettata contrazione nel basso ventre. «Lo avrei fatto lì dentro.»

Una scarica di terrore mi fece sbarrare gli occhi. Non ero nient’altro che un topo messo all’angolo, e lui il gatto che provava un piacere sadico nel vedermi tremare, consapevole che la zampata che mi avrebbe tolto la vita sarebbe giunta presto.

Ma non adesso.

Al rallentatore, staccai le mani dal suo braccio e le alzai in segno di resa. Ruotai lievemente il viso verso il suo e annuii piano, fremendo nel sentire la sua bocca sfregare sulla mia guancia.

«Non cadere», disse, l’alito che mi solleticava l’angolo delle labbra. «Non ti prenderò una seconda volta.»

© Riproduzione riservata. Estratto pubblicato per gentile concessione della sua autrice, Chiara Cilli. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

TROVATE QUI UN ALTRO ESTRATTO DEL ROMANZO

BOOK TRAILER

Cover

Credevo di sapere chi fossi. Cosa fossi.

Credevo di non avere più scampo, che la mia resistenza fosse ormai giunta al termine.

 

Poi ho sentito la sua voce pronunciare il mio nome.

Poi i suoi occhi hanno risposto al richiamo dei miei.

 

Non ha paura di me. Si avvicina. Mi parla. Mi tocca come se le appartenessi. È folle.

Lui è l’unica chance che ho per restare viva. Devo far sì che gli importi di me. Che sia lui ad avvicinarsi.

 

Ma non riesco a starle lontano.

Ma gli basta sfiorarmi perché perda di vista l’obiettivo.

 

L’arrivo della Regina è vicino.

Dovrò scegliere.

 

La sottomissione.

O la lama di André Lamaze.

 

Qualunque sia la sua decisione, finalmente dirò addio alla mia piccola rossa.

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BASTA IL SOLITO CLIC E PASSA LA PAURA

firma stella

5 Comments on “Per Addestrarti” – #4 “Blood Bonds Series di Chiara Cilli” – E’ il turno del Cavaliere delle Tenebre

  1. Chiara Cilli
    marzo 25, 2017 at 8:01 am (2 anni ago)

    Awww grazieeeeeeeeeeee per questa bellissima recensione *__________*

    p.s. Andry chiede se i petali che scendono sono per lui! In caso contrario, volano forchette…

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    • Stella
      marzo 25, 2017 at 6:41 pm (2 anni ago)

      Claro che sono per lui! Pensava forse che fossero un omaggio alla primavera?! Ma quando mai!!! ;)

      Rispondi
  2. Federica
    marzo 25, 2017 at 8:40 am (2 anni ago)

    AH!
    Benvenuta nel lato oscuro! XD

    Rispondi
    • Stella
      marzo 25, 2017 at 6:43 pm (2 anni ago)

      Ma, nel lato scuro ci stavo già da un pezzo, a dire il vero. Diciamo che non avevo un vero e proprio debole per tutti i suoi protagonisti, ma poi arrivano le sorprese che non ti aspetti :D

      Rispondi

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