Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 4° Capitolo

Cappuccino e muffin doppio cioccolato per un break è la combinazione perfetta.

Se poi, a questo dolce e corroborante momento, aggiungete pure una spettacolare visione dalle iridi di ghiaccio con cui trastullarsi, il quadretto potrebbe essere al completo. Full optional compresi!

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Una fortuna, questa, concessa a poche privilegiate.

Per noi comuni mortali, invece, alle volte questa fortuna non viene concessa dal vivo, ma solo attraverso le pagine di un libro e allora…

Che lo show abbia inizio e…

Buona Lettura 

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PLAYLIST

PROLOGO —-
Capitolo 1 – TANGO SANTA MARIA Gotan Project
Capitolo 2 – TIME IS RUNNING OUT Muse
Capitolo 3 – YOU’RE MY EVERYTHING Santa Esmeralda
Capitolo 4 – SHAPE OF YOU Ed Sheeran
Capitolo 5 – WHAT ABOUT US Pink
Capitolo 6 – PURPLE RAIN Prince
Capitolo 7 – LOVE IS A TEMPLE Mario Biondi
Capitolo 8 – NOTHING’S GONNA HURT YOU BABY Cigarettes After Sex
Capitolo 9 – MORE THAN WORDS Extreme
Capitolo 10 – ALL OF ME John Legend
Capitolo 11 – SEXY BACK Justin Timberlake
Capitolo 12 – TWENTY ONE PILOTS Heathens
Capitolo 13 – STAIRWAY TO HAVEN Led Zeppelin
Capitolo 14 – F.O.D. Green Day
Capitolo 15 – LOVESONG The Cure
Capitolo 16 – ROMEO & JULIET Dire Straits
EPILOGO —-

LA PLAYLIST DEL RACCONTO E’ DISPONIBILE SUL CANALE YOUTUBE E CONDIVISIBILE SUI SOCIAL ANDANDO QUI

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– PERSONAGGI – 

veritànascoste

-STEPHEN MARSHALL (STEVE) 40 anni, Procuratore distrettuale

-GREGORY CARTER (GREG) 38 anni, Sostituto procuratore

-CLARK KENT 36 anni, Assistente procuratore

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Capitolo 4

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Steve

È lunedì mattina e anche se i casi da risolvere non mi mancano, ce n’è uno che riempie particolarmente la mia mente.

Mikaela Moore.

Perché ormai anche lei ne sembra diventato uno, e pieno di ombre.

Non posso fare a meno di ripensare alla giornata di sabato e a tutto quello che è accaduto al matrimonio di Michelle.

Dopo lo scambio di battute che abbiamo avuto a causa di quel fotografo, lei non mi ha più rivolto la parola e si è ben guardata dal fermarsi nelle mie vicinanze, anzi. Non appena la avvistavo e provavo ad avvicinarmi a lei, si dileguava.

E questo mi ha irritato a morte.

Dentro di me so che nasconde qualcosa, ma non riesco a capire cosa.

Sento l’attrazione che prova per me, è tangibile. L’ho toccata, l’ho respirata. La sua pelle mi ha parlato, il suo profumo anche. I suoi occhi non mi mentono.

Che sia sposata?

Rabbrividisco al pensiero, il cuore mi si ferma per un attimo. Ho già avuto a che fare con una donna sposata in passato e non ci tengo a ripetere l’esperienza, la storia con Roxy mi ha distrutto e non voglio che accada di nuovo.

Stringo gli occhi, guardo lo schermo del pc come per trovare lì una risposta alle mie domande.

E forse… potrei trovarla, in realtà.

Mi allento il nodo della cravatta e inspiro profondamente. So che non dovrei farlo, ma le mie dita si muovono da sole sulla tastiera. Digito quindi il nome di Mikaela Moore e inizio la mia ricerca.

Parto dalle cose più banali: social, immagini, notizie.

Nulla.

Aggrotto la fronte.

Passo ai data base in mio possesso e faccio un’accurata ricerca, per vedere se ha commesso qualche reato, se abbiamo qualcosa su di lei.

Nulla, di nuovo.

E questo dovrebbe riempirmi di sollievo, in realtà, ma non è così.

Faccio un sospiro stizzito.

Credo che a questo punto la cosa più importante sia appurare se la signorina Mikaela Moore esista.

Senza riflettere più di tanto, prendo il telefono e compongo il numero che mi porta all’unica persona che potrebbe aiutarmi. Sono in confidenza con lui e ci conosciamo da anni, se c’è qualcosa sotto credo che me lo farebbe capire.

«Buongiorno, quartier generale dell’FBI di Washington. Desidera?» mi risponde una voce femminile, molto professionale e cortese.

Mi schiarisco la voce, all’improvviso mi sento imbarazzato. «Uhm, buongiorno. Sono il procuratore distrettuale, Stephen Marshall.»

«Oh, buongiorno procuratore! Come posso aiutarla?»

«Avrei bisogno di parlare con il capitano Mitchell, è in ufficio?»

«Ma certo, glielo passo subito. A presto.» La musica di attesa mi informa che la centralinista ha passato la chiamata.

E io mi sento un coglione.

Che scusa posso inventarmi? Non ho riflettuto su questo e il capitano potrebbe non comprendere. All’improvviso mi sento come uno sciocco ragazzino.

«Steve, buongiorno!» La sua voce mi riporta immediatamente alla realtà. «Come posso aiutarla, mi dica.»

«Buongiorno capitano.» Mi schiarisco la voce di nuovo, tamburello nervoso sul legno massiccio della mia scrivania. «Volevo sapere qualcosa di più su una persona, una conoscenza in comune.»

«Si tratta di un’indagine in corso?»

«Uhm… no. Per interesse personale, diciamo. Sempre se lei può fornirmi qualche informazione.»

«E di chi si tratta?»

«Mikaela Moore» gli dico di getto, senza respirare.

Lui sta un attimo in silenzio, dall’altra parte della cornetta. «Capisco» mi risponde dopo alcuni istanti.

«Non voglio assolutamente sapere cose intime, vorrei solo…»

«Ho capito cosa vuole, Steve. Ho visto che avete fatto una conoscenza piuttosto… ravvicinata al party di Walsh e anche al suo matrimonio,» mi dice in tono complice, quasi divertito, «ma non posso aiutarla, come può immaginare. Perché non parla con lei? Potrebbe essere più facile del previsto.»

«Ci ho già provato, ma è come se mi trovassi di fronte a un muro… vorrei solo capire se è il caso di insistere o no. Tutto qui.»

«Io credo che Mikaela sia una donna per la quale valga proprio la pena insistere, ma come tutti noi ha tante cose da risolvere e tante altre da sistemare. Non è in un buon momento della sua vita.»

Rifletto sulle sue parole. Comprendo che lui sa tutto di lei e non parla, ho provato a cercarla e sembra non esista. Un forte sospetto si insinua nella mia mente.

«È stato lei a farla assumere da Walsh?» gli chiedo di getto.

«Sì, dopo la scomparsa di Alexandra il posto era rimasto vuoto, visto tutto quello che era accaduto. Io sapevo che Walsh era ancora vivo e che forse, un giorno, sarebbe tornato. L’ufficio doveva comunque andare avanti e lei aveva bisogno di un lavoro. È in gamba e credo che quella sia proprio la mansione adatta a lei, non crede?»

«Assolutamente sì.» Annuisco, ripensando all’organizzazione dei due eventi a cui ho partecipato anch’io. La sua fantasia, la sua professionalità e competenza sono senza dubbio superbe.

«Provi a parlarle, insista. So che non sarà facile, conosco sia lei che Mikaela, Steve, e penso che voi due abbiate molte cose in comune. È una brava ragazza e come le ho detto prima, io se fossi in lei non lascerei perdere.»

Sorrido e scuoto la testa. Alla fine non mi ha detto nulla di lei, ha girato intorno alla cosa e non si è sbilanciato. Ma la sua opinione al riguardo mi è chiara. Molto chiara.

«Grazie, capitano. Ci penserò.»

«Non ci pensi troppo,» mi consiglia lui con un tono divertito, «di donne come quella non ce ne sono tante, in giro.»

Rido di gusto. «Grazie, a presto.»

«A presto, Steve.»

Riattacchiamo entrambi e, pensieroso, mi appoggio con la schiena alla mia poltrona in pelle.

Mi massaggio la corta barba sul mento, cercando di capire come comportarmi con quella donna. Vorrei riuscire ad avvicinarla, indurla a fidarsi di me. Vorrei poterla conoscere meglio e vorrei tanto farmi conoscere da lei.

E c’è un solo modo per farlo, a rischio di sembrarle uno stalker.

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Mikaela

È stata una giornata estenuante, ma come tutte le interminabili giornate si è conclusa, finalmente.

Mi alzo in piedi e prendo la borsetta, mi chino a spegnere il pc e una voce maschile molto profonda mi fa quasi sussultare.

«Signorina Moore, buonasera.»

Alzo lo sguardo e i miei occhi incontrano un paio di iridi glaciali e penetranti. Per un attimo resto perplessa. Che diavolo ci fa lui, qui?

«Noto dal tuo sguardo che ti ho sorpresa. Ammetto di esserne felice, perché ho come la sensazione che non sia facile riuscirci.»

Sfodero un sorriso sarcastico. «Basta poco per soddisfarti, allora.»

«Ah, non credere.» Avanza con lentezza, si avvicina a me con un’espressione sorniona. «In realtà ho gusti molto difficili, ma una volta che qualcosa o qualcuno mi attrae, sono disposto a qualsiasi cosa, pur di ottenerlo.»

Lo guardo con attenzione, lo studio. È molto bello, accattivante. Sensuale da morire.

E io non posso proprio permettermelo, non ora.

Ma il suo modo di fare mi stuzzica, mi attrae. E non riesco a non rispondere alle sue provocazioni.

«Ma davvero? Sei disposto proprio a qualsiasi cosa?» gli chiedo curiosa. Stringo gli occhi e mi allontano da lui, per prendere un po’ le distanze dalla sua incombente presenza.

«Certo. Tutto per rendere felice la mia donna e di conseguenza, me» mi mormora con voce roca e profonda. «Sono disposto a tutto. Davvero.»

Inspiro.

Stephen Marshall è di certo un uomo che passa subito ai fatti, di questo sono certa. Senza giri di parole, senza inganni o sotterfugi.

E questo mi piace da impazzire, in un uomo. Mi mordo un labbro, esito.

«Allora, Mikaela? Tu cosa vorresti… ora?»

«Ora?»

«Sì. Dopo una giornata di lavoro cosa ti piacerebbe fare, dimmi. Andare in un locale a scaricare l’adrenalina? Una cena intima o una serata romantica? Un cinema, forse. Dimmi.»

Sorrido appena, scuoto la testa. «Niente di tutto questo, Steve. Forse sono anch’io di gusti difficili… ci hai pensato?» lo provoco.

Lui inarca un sopracciglio, si infila le mani in tasca e mi guarda con un’espressione di sfida. «Spara, bellezza. Sono tutt’orecchi.»

«Vorrei fare una passeggiata nel parco qui di fronte, fuori dal Dipartimento. E magari bere un caffè da Starbucks, ce n’è uno carino a un paio di isolati da qui.»

Lui ride, di gusto. «Andata.» Mi porge il braccio, con un gesto da perfetto gentleman. «Avanti, che aspetti? Andiamo.»

Sospiro e gli sfodero un sorriso spontaneo, accettando di buon grado la sua proposta. Ha un fascino incredibile, e mi dico che in fondo un caffè non è nulla di compromettente. Solo un caffè e basta, non ci sarà nulla di più. Mi aggrappo al suo braccio forte e solletico con le dita la stoffa della sua giacca, di alta sartoria.

«Grazie, Steve» riesco solo a dirgli, mentre iniziamo a camminare insieme e attraversiamo il corridoio verso gli ascensori, sotto gli occhi incuriositi dei miei colleghi.

«Grazie a te, Mikaela» mi sussurra lui piegandosi appena verso il mio orecchio. «Il sorriso che mi hai rivolto poco fa è stato il più bel regalo che potessi mai ricevere in questa giornata.»

Scuoto la testa, mentre ci fermiamo davanti alle porte d’acciaio dell’ascensore. Altri colleghi si avvicinano a noi, so che ci stanno guardando tutti. Ma non mi importa, non ora.

L’euforia che mi sta attraversando il corpo so che non è destinata a durare, ma almeno mi prendo tutto quello che la vita mi sta regalando in questo momento.

Non voglio pensare ad altro, non ora.

Mi sporgo verso di lui, come per sfidarlo. «Adulatore» gli sussurro.

«Uhm…» dice soltanto lui, mentre le porte dell’ascensore si aprono. Entriamo e ci sistemiamo in mezzo agli altri, con lentezza scendiamo verso il piano terra.

Si avvicina al mio orecchio e sento il suo respiro sul collo, mi solletica la pelle e mi muove appena i capelli, provocandomi un brivido bollente. La sua voce mi mozza il respiro. «Certo che sono un adulatore, Mikaela. E non immagini nemmeno quanto.»

Serro le labbra e trattengo un sorriso.

Quest’uomo è pieno di ironia, affascinante e di successo. E da quello che ho capito è anche single. E la mia curiosità brucia, non posso fare a meno di voler sapere il perché.

Non appena arriviamo al piano terra usciamo all’esterno, facendoci largo tra gli altri impiegati.

«Io ho la macchina nel parcheggio sotterraneo, Steve» lo informo «Starbucks non è lontano, ma dopo devo tornare a prenderla.»

«Certo, anch’io sono venuto con l’auto, è nel parcheggio dei visitatori.» Mi sorride, stringendomi ancora di più a lui e incamminandosi con calma verso il parco. «Torneremo insieme, è ovvio.»

Annuisco, serena.

È una bella giornata, il sole è ancora alto e tiepido, noto che il parco è frequentato da diverse persone. Mi aggrappo al suo braccio e ci avviamo in mezzo al verde, mentre la fresca brezza autunnale ci accarezza la pelle.

«Allora, Mikaela… parlami un po’ di te.»

Mi aspettavo questa domanda, in effetti. Ci sono cose che posso dirgli di me, certo. Ma non tutto.

«Vediamo un po’.» Faccio un lieve sorriso, guardo verso il cielo azzurro. «La mia non è una gran storia, purtroppo. Sono originaria del Michigan, mio padre ha passato la vita a lavorare in miniera e mia madre in fabbrica, in una nota industria automobilistica. Erano brave persone, si sono spezzate la schiena per potermi mandare al college e io li aiutavo facendo qualche lavoretto, come la cameriera in qualche locale.»

«Molto dignitoso. La tua era una buona famiglia, ne sono convinto» mormora con amarezza. Ha sentito che ho parlato al passato e credo abbia accusato il colpo.

«Sì.» Deglutisco, e mi scappa un sorriso amaro. «Ma come ogni brava famiglia il peso della fatica era troppo e mio padre ci ha lasciate molto presto, ammalandosi per il lavoro in miniera, che lo aveva debilitato moltissimo. Mia madre non è riuscita a far fronte alle esigenze di entrambe dopo la sua morte e con il tempo è deperita anche lei, lasciandomi sola.»

Sento Steve irrigidirsi, al mio fianco. Non commenta, non dice nulla.

«E io mi sono dovuta arrangiare. Sai, dopo la morte di mia madre ho scoperto che si erano indebitati per mandarmi al college e piano piano mi sono messa a pagare le somme che avevano accumulato. Ho lasciato la casa e mi sono trovata una stanza con un’altra ragazza, e…» mi blocco, sapendo dentro il mio cuore che non posso più andare avanti con il mio racconto.

«E?» mi chiede lui incuriosito.

«E niente, lei mi ha aiutata a trovare un lavoro, alla fine sono giunta qui a Washington.» Mi volto verso di lui, sfoderando un sorriso. «Ma ora parliamo di te, come sei diventato procuratore così giovane? Questa cosa mi incuriosisce molto.»

«Per mia fortuna io ho avuto una famiglia diversa dalla tua e per mia fortuna sono ancora tutti in vita» mi mormora con un sospiro. «A volte diamo tante cose per scontate, ma in realtà non lo sono affatto.»

Noto che si ferma, mi volto e mi accorgo che siamo già arrivati davanti a Starbucks. Steve mi lascia il braccio e afferra la maniglia della porta, la apre e mi fa entrare nel locale.

Lo ringrazio con un gesto della testa, entrambi entriamo all’interno e ci accomodiamo in un tavolo libero.

«Cosa prendi?» mi chiede lui, e rimane in piedi, in attesa.

«Uhm, vediamo.» Mi batto le dita sulle labbra, pensierosa. Ho fame, non ho mangiato quasi nulla a pranzo, ma non vorrei sembrare un’ingorda.

«Avanti, dimmi.» Lui mi fa un sorriso sornione, come se si aspettasse di tutto.

«Un cappuccino e un muffin.» Gli sorrido, grata. «Possibilmente al cioccolato, grazie.»

«Ma certo, sarà fatto.» Mi volta le spalle e si avvia verso il bancone, per fare la sua ordinazione. Noto che la commessa gli sorride estasiata, scommetto che non le capita spesso di vedere un uomo del genere.

All’improvviso in sottofondo sento le prime note di Shape of you di Ed Sheeran, profonde e calde, e i miei occhi non possono fare a meno di contemplare l’uomo davanti a me, affascinante e sensuale.

Lo osservo mentre si sfila il portafogli dalla tasca, mentre le sue mani si muovono veloci e mentre ringrazia la ragazza che con mille sorrisi lo osserva adorante.

Mi mordo un labbro, pensando a quanto sarebbe bello lasciarmi andare con lui.

Ritorna al tavolo con un vassoio che contiene il mio cappuccino, il mio muffin e un espresso e una fetta di torta di mele per lui.

E un magnifico sorriso, che mi disorienta.

Si siede al tavolo e io distolgo lo sguardo da lui, mi schiarisco la voce.

«Allora, procuratore. Ci tengo sempre a sapere qualcosa di te» gli chiedo con tono canzonatorio, riportando i miei occhi nei suoi.

Lui aggrotta appena la fronte, pensieroso. Beve un sorso di caffè e mi guarda con tenerezza. «È difficile parlartene, come ti dicevo la mia situazione è diversa dalla tua.»

«Lo so, ma non è colpa di nessuno, Steve. Io sono stata felice con i miei genitori, mi hanno insegnato come affrontare la vita e quando mi sono ritrovata da sola li ho ringraziati a mia volta ogni giorno che passava. Non sentirti in colpa solo perché tu sei stato più fortunato di me, sono cose che succedono, e basta. La vita è anche questo.» Bevo un sorso del mio cappuccino, poi gli sorrido. «Avanti, non farti pregare. O devo prenderla come una scusa per il fatto che non vuoi parlarmi di te?»

Lui mi sfodera un altro sorriso smagliante, poi si china sulla sua fetta di torta, con la forchetta ne taglia un pezzo. «Io sono di Washington, mio padre è un avvocato e ha uno studio in centro, mia madre è una psichiatra e lavora al Saint Elizabeth Hospital. Ho una sorella più grande di me, che è avvocato, e lavora con mio padre. Lui avrebbe voluto anche me nel suo studio, ma io ho preferito seguire la carriera di procuratore, ho fatto molti sacrifici e ce l’ho fatta. E ne sono fiero, anche se in realtà lavorare con lui e mia sorella non sarebbe stato affatto male.» Sorride, gli si illuminano gli occhi. «E sai… ho due bellissimi nipotini.»

Lo osservo, compiaciuta. «Ma davvero? Anni?»

«Sette e quattro. Sono adorabili.» Con un gesto veloce prende il pezzo di torta e se lo infila in bocca, guardandomi in viso.

Ha una luce che non gli ho mai visto finora. Di felicità pura, di soddisfazione. Di amore.

Non posso fare a meno di chiedermi se lui ne abbia.

«E…» lo guardo incuriosita. «Tu, hai figli?»

Lui smette di masticare e allarga un po’ gli occhi, senza rispondermi. Deglutisce e si pulisce la bocca con un tovagliolino. «No, Mikaela. Non ho figli e per l’esattezza sono single. E tu?»

Merda.

Che stupida che sono stata a fargli quella domanda, avrei dovuto immaginare che l’avrebbe rigirata a me. Mordo il mio muffin, per prendere tempo. Noto che lui stringe gli occhi, mi fissa con insistenza. Devo trovare un modo per distrarlo.

Deglutisco il boccone, guardo l’orologio e fingo di essere mortificata. «Accidenti, Steve! Scusami, ma ora io dovrei proprio andare.» Mi alzo in piedi, lui mi guarda infastidito. «Perdonami, ma ho un appuntamento alle…»

«Rispondi alla mia domanda, Mikaela» mi intima. «E siediti, che un minuto in più qui con me di certo non farà saltare il tuo appuntamento.»

Mi siedo come mi ha chiesto, lo guardo seria. «Scusa, ma non amo parlare della mia vita privata, almeno non ancora. Ti prego.»

Lui mi prende una mano, me la tiene tra le sue. «Come posso fare per farti capire che puoi fidarti di me?»

«Lo stai già facendo, Steve… io… ti dirò tutto, te lo prometto. Ma non ora.» Scuoto la testa, decisa. Ora non voglio e non posso farlo. Non posso rischiare.

Lui si schiarisce la voce, lascia la mia mano e si abbandona sullo schienale della sedia. Mi guarda serio, mi studia. «Sai, un anno fa sono andato a Chicago a seguire un caso di un serial killer che aveva ucciso anche qui, a Washington. Allora ero fidanzato e convivevo con la mia compagna. Eravamo molto diversi e dentro di me sapevo che non eravamo fatti l’uno per l’altra, ma a mio modo l’amavo comunque.» Prende il suo bicchiere con l’espresso e ne beve un sorso, riporta subito lo sguardo su di me. «Ero sostituto procuratore e mi recai là per aiutarli nelle indagini. Conobbi il sostituto procuratore di Chicago, si chiamava Roxanne Parker Jones.»

Roxanne Parker Jones. Doppio cognome.

Faccio una smorfia, capisco dove vuole arrivare. «Era sposata, vero?»

«Sì.» Lui annuisce, lo sguardo glaciale si vela di uno strato di dolore, che lo rende freddo e distante. «E io mi innamorai perdutamente di lei.»

Sospiro, perché comprendo che questa storia l’ha fatto soffrire, e non poco.

«Le tentai tutte, Mikaela. Tutte. Ma alla fine lei scelse il marito e a me sembrò di impazzire. Tornai a Washington e lasciai la mia compagna, mi trovai un piccolo appartamento da scapolo e provai a ricominciare a vivere, ma è stata davvero dura, sai? Troppo. Da allora non ho più avuto nessuna relazione, mi sono volutamente allontanato dalle donne, non ne volevo sapere più nulla.»

Smetto di respirare, perché so cosa sta per dire.

«Fino ad ora, Mikaela.» Si sporge verso di me, mi riprende la mano e me la stringe. «Ti ho confessato che mi piaci, e moltissimo. Non voglio forzarti, ma se nella tua vita c’è qualcun altro, se sei innamorata di qualcuno… ti prego, dimmelo.»

Innamorata? Ma non scherziamo.

«No, Steve.» Scuoto la testa, rispondendogli anche se in parte, ma con sincerità. «Non c’è nessun uomo importante nella mia vita, non ho nessuno… al mio fianco.»

Lui fa un’espressione compiaciuta. «Va bene. Diciamo che è un buon punto di partenza, allora.»

Non riesco a trattenere un sorriso. Lo guardo negli occhi, mi lascio rapire per un attimo dal suo sguardo, ma è solo un attimo. Ritrovo subito me stessa. «Per ora non posso andare oltre, Steve.»

«Non importa. Sono famoso per la mia pazienza, sai?» Mi strizza l’occhio, sfoderando un magnifico sorriso. «Ma vorrei rivederti ancora, e francamente mi sono stancato di appostamenti nel tuo ufficio o di serate di gala… se tu volessi almeno darmi il tuo numero di telefono la prossima volta potremmo metterci d’accordo prima, che ne dici?»

Quest’uomo è impossibile, lo ammetto. Senza dargli il tempo gli detto di getto il mio numero, con una velocità degna di un prestigiatore il suo telefono è tra le sue mani e il numero è già memorizzato.

Rido imbarazzata nel vedere il suo sorriso entusiasta, non sono più abituata a questo genere di attenzioni e anche se le temo… dall’altra parte confesso che non possono che farmi piacere.

«Dicevi di dover andare…» mi dice riportandomi alla realtà.

«Sì, devo andare sul serio.» Prendo il mio bicchiere ancora da finire così come fa lui con il suo, con calma ci avviamo sul marciapiede e in pochi minuti arriviamo al parcheggio.

Ci salutiamo con un gesto della mano, da buoni amici.

E io lo apprezzo moltissimo, è un grosso segnale di rispetto da parte sua.

Durante il tragitto verso casa continuo a pensare a lui, a quanto sia diverso dagli uomini che ho conosciuto finora. Rispettoso, galante, di sani principi.

A come mi ha fatto star bene in quei pochi minuti passati insieme.

Entro in casa, poso sul tavolo i giornali che mi ha consegnato il portiere, mi tolgo le scarpe e vado in cucina, per prendere una bottiglietta d’acqua dal frigo. La apro e ne verso una dose generosa in un bicchiere, con lentezza torno sui miei passi.

Mi cade lo sguardo sul Washington Post, il titolo in prima pagina mi fa rabbrividire.

 

AL MATRIMONIO DELL’ANNO NASCE UN NUOVO AMORE

Il procuratore distrettuale Stephen Marshall colto in atteggiamento intimo con Mikaela Moore, responsabile eventi del Dipartimento di Stato, alle dipendenze di Nicholas Walsh.

 

Sotto, una foto di me e Steve che hanno scattato di nascosto, quando ci eravamo appartati per parlare. E il mio viso si vede dannatamente bene.

Il respiro mi si mozza in gola, il bicchiere che stringevo in mano cade sul pavimento e si frantuma in mille pezzi. Terrorizzata, mi allontano dal tavolo e scuoto la testa, non sapendo che fare.

Afferro la mia borsa, prendo il cellulare e chiamo l’unica persona che può aiutarmi.

Lui riconosce il mio numero, risponde dopo solo uno squillo.

«Pronto, Mikaela?»

«Capitano Mitchell… ha visto il giornale?» gli chiedo con la voce rotta in gola.

«Ho visto il Post, sì… stavo per chiamarti.»

«Mio Dio…» mormoro terrorizzata.

«Stai tranquilla, Mikaela, ti metto un paio di uomini in più di scorta, non ti accorgerai nemmeno di averli» cerca di rassicurarmi lui.

«Non servono, capitano… non servono» sussurro mentre la prima lacrima inizia a solcarmi il volto, seguita subito da tutte quelle che ho tenuto chiuse dentro di me per mesi. «Sono fregata. È finita.»

 

– ARRIVEDERCI A VENERDI’ PROSSIMO – 

Questo racconto inedito a puntate è un’opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo ed esclusivamente sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Samy. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

22 Comments on Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 4° Capitolo

  1. Valentina
    gennaio 5, 2018 at 3:42 pm (9 mesi ago)

    Oh wow!!
    Che capitolo! Io, comunque, oggi vedo l’immagine di Samy e Stella che se la ridono davanti ai nostri commenti.
    Ora sono iper mega curiosa! Ma come fai a creare queste storie, mia cara amica dalla mente perfida? Ahahahah!
    Un abbraccio e a venerdì

    Rispondi
    • Samy
      gennaio 5, 2018 at 3:52 pm (9 mesi ago)

      Valeeee ❤❤❤❤❤❤
      Grazie di cuore e ti dico solo
      PREPARATI
      buahahaaa

      Rispondi
    • Stella
      gennaio 5, 2018 at 5:39 pm (9 mesi ago)

      Noi?!? Ma noi siamo due angioletti, non ridiamo mai alle vostre spalle hehehehehhe

      Rispondi
      • Valentina
        gennaio 5, 2018 at 6:16 pm (9 mesi ago)

        Voi due?? Giammai!
        Comunque vi voglio bene lo stesso, anche se siete così perfide

        Rispondi
  2. Helene
    gennaio 5, 2018 at 5:07 pm (9 mesi ago)

    E alloraaaa!!!! Curiosità a mille!!!!! Certo che il nostro Steve è veramente cotto…credo di aver colto almeno un indizio ma su tutto il resto nebbia in val padana….ahahahah…. Alla prossima!!!!! Un bacione

    Rispondi
    • Samy
      gennaio 5, 2018 at 5:12 pm (9 mesi ago)

      Ecco, proprio in Val Padana ahahah
      Helene è proprio cotto sì e dopo quello che ha passato speriamo bene….
      Un bacione, bella ragazza…
      E grazie ❤

      Rispondi
      • Valentina
        gennaio 5, 2018 at 6:16 pm (9 mesi ago)

        Helene, condividi l’indizio colto con noi, così facciamo qualche congettura insieme. Ahahah

        Rispondi
  3. Manu85
    gennaio 5, 2018 at 5:32 pm (9 mesi ago)

    No va be non può essere che finisca così….sempre più intrigante bravissima

    Rispondi
    • Samy
      gennaio 5, 2018 at 5:48 pm (9 mesi ago)

      Grazie Manu!
      Grazie di cuore <3
      Come procede con il tuo angioletto?
      Un bacione

      Rispondi
  4. Manu85
    gennaio 5, 2018 at 9:52 pm (9 mesi ago)

    Mi sa che i miei commenti non arrivano ho sono arrivati doppi va be ci riprovo il mio angioletto o peste che dir si voglia da gatto di marmo ha iniziato a gattonare si alza da sola si infila in ogni angolo remoto della casa quindi ho finito di stare tranquilla e va be però è il mio grande amore

    Rispondi
    • Samy
      gennaio 6, 2018 at 2:24 pm (9 mesi ago)

      Un vero angioletto peste quindi un amore ❤❤❤
      Ebbene sì, quando iniziano ad andare in giro si finisce di vivere, ma son grandi soddisfazioni!!
      Un abbraccio ❤

      Rispondi
  5. Donatella
    gennaio 8, 2018 at 10:29 am (9 mesi ago)

    Quando arriva venerdì??!
    Tantissimi Complimenti Sam

    Rispondi
  6. Irina
    gennaio 8, 2018 at 12:03 pm (9 mesi ago)

    Ho fatto una scorpacciata degli ultimi tre capitoli, ma adesso DEVO leggere il prossimo! Aiuto!

    Rispondi
    • Samy
      gennaio 9, 2018 at 5:41 am (9 mesi ago)

      Tesoro grazie ❤❤
      E io aspetto te però….
      Non hai nulla per noi???

      Rispondi
  7. Renèe
    gennaio 8, 2018 at 12:29 pm (9 mesi ago)

    Dunque una cosa devo dirla: managgia a voi che ci lasciate sul più bello!!!!!!
    Ahhhhh, Mikaela, che nascondi????
    Qui la faccenda si fa seria….e la trama promette un altro successo targato Samy!!!! È solo lunedì accipicchia!!!!!! Brava amica, complimenti!!!!

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    • Samy
      gennaio 9, 2018 at 5:42 am (9 mesi ago)

      Grazie tesoroooo ❤❤❤❤❤
      Troppo buona ❤

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