Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 5° Capitolo

Visto il tempo freddo e poco clemente in gran parte dell “stivale”, ci vuole qualcosa di veramente caliente per riscaldare i nostri animi, non trovate?!

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Quindi oggi sarò rapida e concisa, vi introduco il nuovo capitolo lasciando poche ed essenziali parole, sarà l’appuntamento di oggi a parlare per me e la parola d’ordine è…fuegooooooo

Che le danze abbiano inizio e…

Buona Lettura 

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PLAYLIST

PROLOGO —-
Capitolo 1 – TANGO SANTA MARIA Gotan Project
Capitolo 2 – TIME IS RUNNING OUT Muse
Capitolo 3 – YOU’RE MY EVERYTHING Santa Esmeralda
Capitolo 4 – SHAPE OF YOU Ed Sheeran
Capitolo 5 – WHAT ABOUT US Pink
Capitolo 6 – PURPLE RAIN Prince
Capitolo 7 – LOVE IS A TEMPLE Mario Biondi
Capitolo 8 – NOTHING’S GONNA HURT YOU BABY Cigarettes After Sex
Capitolo 9 – MORE THAN WORDS Extreme
Capitolo 10 – ALL OF ME John Legend
Capitolo 11 – SEXY BACK Justin Timberlake
Capitolo 12 – TWENTY ONE PILOTS Heathens
Capitolo 13 – STAIRWAY TO HAVEN Led Zeppelin
Capitolo 14 – F.O.D. Green Day
Capitolo 15 – LOVESONG The Cure
Capitolo 16 – ROMEO & JULIET Dire Straits
EPILOGO —-

LA PLAYLIST DEL RACCONTO E’ DISPONIBILE SUL CANALE YOUTUBE E CONDIVISIBILE SUI SOCIAL ANDANDO QUI

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– PERSONAGGI –

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-STEPHEN MARSHALL (STEVE) 40 anni, Procuratore distrettuale

-GREGORY CARTER (GREG) 38 anni, Sostituto procuratore

-CLARK KENT 36 anni, Assistente procuratore

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Capitolo 5

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Mikaela

Quel maledetto cellulare non fa che squillare da stamattina. Maledico l’istante in cui ho scelto come suoneria What about us di Pink. Adoro quella canzone, ma in questo momento sto iniziando a odiarla.

Lo prendo di nuovo, per l’ennesima volta, e guardo il display.

Stephen Marshall.

Non l’ho memorizzato in rubrica, ma ormai l’ho imparato a memoria. Questa mattina, dopo la seconda volta che ha provato a chiamarmi, mi ha mandato un messaggio, credendo che io non rispondessi perché non conoscevo il suo numero.

Ma non è così.

Io non posso rispondergli, non ora. Non dopo quella maledetta foto sul Post, non dopo che il mio volto è stato reso pubblico.

Non dopo che in quella foto c’è anche lui.

Maledetti giornalisti.

Sbuffo stizzita e mi abbandono contro lo schienale della poltrona, chiudo gli occhi e mi massaggio le tempie. Stava andando tutto bene, dopo mesi avevo iniziato a respirare di nuovo. Sapevo che non sarebbe durata a lungo, che sarebbe arrivato il giorno in cui avrei dovuto fare i conti con le scelte che avevo fatto, ma non volevo farli così presto.

Il cuore mi si stringe in una morsa di dolore al pensiero di quello che ho fatto e di quello che mi ha costretto ad abbandonare tutto e a venire qui.

Il mio cuore piange lacrime di dolore, soprattutto quando penso a lui.

Quanto mi manca, quanto vorrei stringerlo di nuovo tra le braccia, respirare il suo odore, la sua pelle. Risentire la sua voce.

Sapere che è al sicuro.

Un groppo in gola mi fa quasi smettere di respirare, soffoco le lacrime che minacciano di solcare le mie guance. Tutto questo lo sto facendo anche per lui, e devo continuare a ripetermelo.

Un bussare deciso alla porta mi fa sobbalzare.

«Avanti!»

Osservo l’anta che si apre, la centralinista mi fa un sorriso smagliante. Bene. Per un attimo ho temuto che fosse Steve.

«Miki, c’è una consegna per te.» Apre del tutto e mi mostra un magnifico mazzo di rose rosse, non ho nemmeno idea di quante siano.

Scuoto la testa, Steve questa volta non avrebbe dovuto. Possibile che non capisca che non voglio più sentirlo o vederlo? «Grazie, Chloe, posale pure qui.» Le indico con la testa la scrivania, la guardo mentre avanza, con gli occhi che le brillano.

«Tienitelo stretto tesoro. Un uomo capace di un gesto del genere non devi fartelo sfuggire, mi raccomando.» Mi strizza l’occhio, mentre appoggia il vaso in cristallo che contiene il fascio di rose. Non ha badato a spese nemmeno questa volta, quel pazzo. Non bastava lo specchietto di Swarovski? Ora anche un vaso di cristallo!

«Ci penserò» le rispondo frettolosa. Sollevo lo sguardo e le sorrido appena. «Grazie.»

«Non c’è di che, cara.» Mi fa un ampio sorriso ed esce dal mio ufficio, richiudendosi la porta alle spalle.

Trascorrono alcuni minuti, durante i quali osservo con cura il mazzo di fiori, ricco e profumato. Sembra quasi un’ostentazione, un voler dimostrare qualcosa. E per quel poco che ho conosciuto Steve, direi che non è da lui. Ripenso allo specchietto che mi ha regalato, elegantissimo, di gusto ma discreto. Ripenso al caffè bevuto da Starbucks, alla sua scelta di una semplice torta di mele.

Studio il vaso di cristallo, ricco di decorazioni e opulento.

Qualcosa non torna.

Un brivido gelido mi percorre la schiena, con mani tremanti cerco febbrile un biglietto, alla fine lo trovo.

È piccolo, di carta avorio ruvida e pregiata.

Lo apro, quello che leggo sopra mi fa sprofondare nella disperazione più nera.

 

Per te, amore mio.

J.R.

 

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Steve

Riprendo in mano il cellulare e faccio per ricomporre il numero di Mikaela, ma un moto di bile mi sale in gola, con un gesto nervoso lo butto sulla scrivania.

Sono incazzato nero.

Questa mattina temevo che non rispondesse perché non conosceva il mio numero, quindi le ho inviato un messaggio. L’ha letto, devo dedurre che ora sappia almeno che sono io.

Devo anche dedurre che non mi stia rispondendo per scelta?

Mi allento il nodo della cravatta, mi passo una mano tra i capelli, stizzito.

Che diavolo è successo in poche ore?

Ieri era come se avessi fatto qualche passo nella sua direzione, come se fossi riuscito a scalfire appena quella corazza con la quale si protegge.

Oggi sembra sia crollato tutto, anzi. Sembra che quella corazza sia diventata addirittura più spessa.

Non capisco.

E non posso rimanere con i dubbi, ho un carattere del cazzo che mi fa insistere finché non sono giunto alla verità, e forse è proprio per questo che sono diventato procuratore.

Afferro le chiavi dell’auto e il telefono, senza pensarci esco dall’ufficio.

«Annie, io vado. Esco prima oggi» dico frettoloso alla mia segretaria. «Per qualsiasi cosa mi trovi sul cellulare.»

«Va bene, signor Marshall» mi risponde la sua voce ormai lontana.

Non avevo grosse grane in ufficio e per una volta posso permettermelo. In fondo si tratta solo di un’ora e in questo modo sono sicuro di trovare anche lei al lavoro.

Salgo in fretta sulla mia auto e mi dirigo veloce verso il Dipartimento di Stato, e nonostante il traffico intenso vi arrivo in pochi minuti. La fortuna mi assiste: non so come mai, ma trovo un posto per l’auto proprio davanti all’ingresso. Mi fermo lì e salgo subito di sopra.

La segretaria mi accoglie con un sorriso estasiato. «Buon pomeriggio procuratore Marshall!»

«Buon pomeriggio a lei, cercavo la signorina Moore, per favore.»

«Mi dispiace» mi risponde lei mortificata «è uscita pochi secondi fa, non si sentiva bene. Strano che non l’abbia incontrata nell’atrio.»

Merda.

«Grazie, provo a raggiungerla.» Le faccio un cenno di saluto. «Arrivederci.»

«A presto, e… complimenti per le rose che le ha mandato, erano splendide!»

Rose? Quali rose?

Inarco un sopracciglio. Bene, molto bene.

Mi aveva detto di non avere nessuno nella sua vita, evidentemente mi ha mentito.

La mia rabbia aumenta ancora di più, ora il mio unico scopo è quello di trovarla e chiederle spiegazioni. E senza più tatto o dolcezza, stavolta.

Le volto le spalle e mi precipito giù per le scale, se ho fortuna spero di trovarla almeno nel parcheggio. Sono solo pochi piani e io sono allenato, dovrei farcela.

Giunto nel sotterraneo apro la porta di metallo che mi separa dall’area di sosta riservata ai dipendenti del Dipartimento, con gli occhi corro tutto intorno, per trovare la sua Cadillac coupé bianca.

Mi volto, un lampo. Sta facendo manovra, sta uscendo dal suo posto auto.

Corro come un pazzo, le pianto una mano sul cofano. «Fermati!» le intimo.

La guardo attraverso il parabrezza, ha le mani che stringono il volante, lo sguardo glaciale. Faccio il giro e mi metto dalla sua parte. «Abbassa il finestrino.»

Lei mi guarda e stringe gli occhi, ma nonostante la sua espressione non prometta nulla di buono, fa quanto gli ho chiesto.

«Steve, cosa vuoi?» mi domanda con una voce piatta, priva di emozioni.

«Capire cosa sta succedendo, Mikaela.»

«Non sta succedendo nulla, solo lasciami stare.»

«Non ci penso nemmeno.» Metto una mano sul bordo della sua portiera, come per bloccarla e costringerla ad ascoltarmi. «Scordatelo, dopo il tempo che abbiamo passato insieme ieri credevo che avessi capito che non ho nessuna intenzione di…»

«Non mi interessa, Steve. Ci ho ripensato ieri sera e non mi interessa né conoscerti meglio né avere a che fare con te più del dovuto.»

Le sue parole sono una pugnalata al centro del petto. Ma che cazzo sta dicendo?

«Ti prego, vattene via. Non mi interessa.» Si volta e tira su il finestrino, costringendomi a togliere le mani.

«Mikaela!» le busso il vetro, mentre lei fa manovra. «Mikaela!»

Mi ignora completamente, parte lasciandomi lì come uno stupido. E io perdo la testa, non ci vedo più dalla rabbia. Vado fuori verso la mia auto, deciso a seguirla ovunque lei stia andando. Prima o poi sarà ben costretta a fermarsi.

Non appena esco dall’edificio un’altra sorpresa mi attende: ha iniziato a piovere e il tragitto verso la mia macchina mi inzuppa da capo a piedi.

«Cazzo!» ringhio inviperito mentre apro con il telecomando e salgo a bordo, bagnando i sedili in pelle. Guardo verso l’uscita del parcheggio, la vedo comparire e immettersi in strada. Senza esitare metto in moto e la seguo in mezzo al traffico.

La pioggia fitta non mi permette di vedere bene, ma per fortuna la sua Cadillac è di quelle macchine che si notano in mezzo alle altre. Scivolo attraverso il traffico, noto che va in direzione di Capitol Hill. Imbocca Maryland Avenue e dopo pochi minuti svolta in una laterale, si ferma subito dopo e accosta. Mi fermo due auto dopo la sua, in un posto libero.

La osservo nello specchietto scendere sotto la pioggia a dirotto, in tutta fretta avviarsi verso una villetta con un piccolo giardino.

Senza pensarci scendo e la seguo anch’io a grandi falcate. «Mikaela!» la chiamo a gran voce.

Si volta, spalanca gli occhi. «Ma che diavolo… mi hai seguito fino a qui?»

La raggiungo, mi fermo davanti a lei sotto la pioggia. «Se voglio parlarti e sapere cosa cazzo sta succedendo ho capito che devo essere deciso, con te!»

Lei scuote la testa. «Vattene, Steve.» Cerca di voltarsi, ma io non resisto più. La prendo per un gomito, la attiro a me, le prendo la nuca con forza.

E le divoro la bocca.

La invado con rabbia, cerco febbrile la sua lingua con la mia, gustandomi il suo sapore e la sua morbidezza. La sento tremare tra le mie braccia, resistere.

E poi, arrendersi.

Esulto di gioia quando risponde alla mia danza, quando le sue mani si aggrappano alla mia giacca fradicia. La abbraccio stretta, premo i fianchi contro i suoi perché voglio che senta quanto la desidero.

Il solo contatto con la sua pelle ha fatto esplodere il mio uccello nei pantaloni e ora non posso farci più nulla. La voglio più di qualsiasi altra cosa. Non posso e non voglio fermarmi.

Ci stacchiamo per respirare, si abbandona contro il mio torace e io poso le labbra sulla sua fronte.

«Miki…» riesco solo a mormorare.

«Steve, ti prego…» Lei scuote la testa, la sua voce è rotta dall’emozione. «È sbagliato, io non posso, non…»

«Sei innamorata di un altro?» le domando a bruciapelo. Ho il terrore che dica di sì, ho una paura folle di gettarmi di nuovo in un amore senza via di uscita.

Lei alza il viso, mi guarda a lungo e io mi perdo nei suoi occhi scuri come la notte, in attesa della sentenza.

«No» mi dice soltanto. E mi basta.

Inspiro profondamente, riempiendomi di vitale ossigeno.

«Andiamo dentro, allora» le dico accattivante mentre mi avvicino ancora con le labbra alle sue. Non mi importa di nient’altro, ora. Voglio solo averla. «Rischiamo di ammalarci sotto questa pioggia, non credi?»

I lineamenti del suo viso si irrigidiscono. Si allontana, si scioglie dal mio abbraccio.

«Vai a casa, Steve» mi dice con freddezza. Mi volta le spalle e se ne va, lasciandomi come un imbecille sotto la pioggia, nel vialetto di casa sua.

La guardo salire i pochi gradini che la separano dalla porta, serro i denti.

Sono arrivato fino a qui e non intendo certo farmi liquidare in questo modo.

No.

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Mikaela

Con mani tremanti infilo la chiave nella serratura, a fatica riesco ad aprire la porta.

Ho il cuore che mi sta esplodendo nel petto, lasciarmi baciare da Steve non è stata una grande idea.

Non posso permettermelo, non posso lasciarmi andare, non…

Una mano forte mi afferra per un gomito e mi blocca mentre sto per aprire la pesante anta in legno. Mi volto e incontro i suoi occhi azzurri, glaciali. Ma che ardono di passione.

«Non crederai sul serio di potermi liquidare così, vero?» mi dice con voce bassa e profonda.

«Steve» lo supplico «ti prego, vai via. Non posso, per favore…»

«Perché? Voglio sapere perché!» ringhia mentre si avvicina a me. Mi prende il viso tra le mani, mi costringe a guardarlo in volto. «So che mi desideri, cazzo! Mi vuoi come ti voglio io e non puoi soffocare una cosa del genere, Mikaela!»

«Invece io posso, credimi.»

Lui scuote la testa. «Non puoi…» Avvicina il volto al mio, posso sentire il suo respiro caldo sul viso.

«Steve…»

«Ti voglio» mi dice soltanto.

Mi piega all’indietro la testa e preme le sue labbra sulle mie. Mi bacia avido, affonda la lingua, sento le sue mani sul mio corpo che mi esplorano, mi stringono la carne.

E il desiderio tenuto represso troppo a lungo esplode in me, di nuovo.

Il mio corpo questa volta gli risponde, i miei seni svettano verso di lui, i miei fianchi premono contro i suoi. E la mia lingua divora la sua, avida. La accarezza voluttuosa, sensuale.

Lui si stacca da me, mi guarda con occhi lucidi. «Apri quella maledetta porta, cazzo» mi ordina senza fiato.

Mi scappa un sorriso, mentre faccio scattare la chiave ed entriamo all’interno, fradici per la pioggia e brucianti di passione.

Lascio cadere la borsetta a terra, lui chiude la porta con un piede.

E siamo di nuovo avvinghiati, i nostri corpi l’uno contro l’altro, le nostre bocche unite.

I nostri respiri che si confondono con i nostri gemiti, mentre a fatica cerchiamo di liberarci dei vestiti bagnati.

Steve si sfila la giacca e la lascia cadere sul pavimento, con un gesto veloce si toglie la camicia dalla testa. Ammiro il suo torace scolpito, lucido.

Appoggio le dita sui suoi pettorali, rabbrividisco. È ghiacciato.

«Hai freddo» gli mormoro con un sospiro.

«Togliti questa roba di dosso, Mikaela.» Senza attendere oltre mi toglie la giacca del tailleur, mi sfila il top di seta, che ho appiccicato alla pelle. Mi sfila la gonna e io mi tolgo le scarpe, rimango in intimo davanti a lui.

Mi guarda estasiato, fa scorrere la punta delle dita sui miei capezzoli eretti, che spingono contro il pizzo del reggiseno. «Sei bellissima.»

Mi perdo nei suoi occhi, brillanti, lucenti e limpidi come un cielo azzurro. Sorrido e armeggio con la sua cintura, gli sfilo i pantaloni e lui si toglie le scarpe con un gesto veloce.

Lo ammiro in boxer bianchi, con la sua erezione che spinge contro il tessuto di cotone, bagnato e… trasparente. Molto trasparente.

È bellissimo.

Ho voglia di lui, da impazzire. Voglio sentirlo sopra di me, intorno a me, dentro di me.

E non mi capitava da tanto tempo. Troppo.

Non mi importa cosa accadrà tra poche ore, ora siamo io e lui, qui.

Adesso.

Un brivido freddo mi percorre la schiena, lui mi accarezza un braccio.

«Hai la pelle d’oca, Mikaela.» Mi sorride, languido. «Non esiste una doccia, in questa casa?»

«Certo che c’è.» Lo prendo per mano, lui mi segue mentre mi dirigo verso il bagno.

Entro e apro senza esitare l’anta del box in cristallo, giro il miscelatore e il getto scorre subito sulle mie dita. Non faccio in tempo a voltarmi che sento la sua mano contro la schiena, mi spinge all’interno senza che io possa reagire.

«Ehi!» mi volto a guardarlo stupita, incontro il suo bellissimo viso davanti al mio. I suoi occhi brillano furbi, le sue labbra sono piegate in un sorriso sornione.

«Ho già capito che con te devo saper cogliere l’attimo e non intendo lasciarmi sfuggire nessuna occasione che mi si presenti davanti, bellezza.» Mi spinge sotto il getto, l’acqua tiepida mi solletica la pelle.

Corro con lo sguardo sul suo corpo e noto che a differenza di me lui si è già tolto tutto ed è splendido e completamente nudo, davanti a me.

L’acqua mi bagna il viso, chiudo gli occhi e cerco di scostarmi i capelli, ma sento le sue mani accarezzarmi la pelle e liberarmi il volto dalle ciocche che lo stavano coprendo.

Riapro gli occhi, lo guardo. È serio, mi sorride con dolcezza.

«Lascia che me ne occupi io, Miki.» Mi pettina i capelli all’indietro con le mani, corre giù per la schiena e arriva al gancio del reggiseno. Un gesto veloce e i miei seni vengono liberati, per essere adorati dai suoi occhi.

Con le labbra dischiuse li contempla e li accarezza leggero, gira intorno ai capezzoli con i pollici, lento e sensuale. Continua la sua carezza scivolando giù verso i fianchi, infila le dita negli elastici dei miei slip e anche quelli scivolano sul piatto della doccia. Alzo un piede e poi l’altro, per liberarmene.

Ora siamo entrambi nudi e le sue braccia non attendono oltre prima di circondare la mia vita e attirarmi contro il suo corpo. I miei seni vengono schiacciati sul suo torace, la sua erezione preme contro il mio ventre.

Ci perdiamo in un bacio mozzafiato, lungo e talmente sensuale che mi sembra di impazzire.

Sto andando a fuoco e sto fremendo impaziente, da troppo tempo non sto con un uomo e il desiderio che provo per lui mi sta già facendo avvicinare all’orgasmo, anche solo con il contatto della sua pelle.

Di colpo si stacca da me, mi sorride ironico. «Hai del doccia schiuma?»

Mi schiarisco la voce, cerco di riprendermi. «Certo, è quello.» Gli indico il flacone bianco, sul ripiano in pietra.

Senza dire altro ne prende una buona dose dallo stantuffo e se lo spalma sulle mani. «Avanti, voltati.»

Faccio come mi dice, gli giro le spalle. Un attimo dopo le sue mani sono sulla mia pelle, completamente dedicate a un massaggio lento e sensuale delle mie spalle e della mia schiena. Chiudo gli occhi, assaporo la sensazione di rilassamento che sta trasmettendo ai miei muscoli, mi godo le sue dita che scendono lente sui miei fianchi, lungo le mie braccia, lungo le mie gambe.

Arriva fino alle caviglie e risale di nuovo, si ferma sui miei fianchi e con logorante lentezza passa dietro. Mi accarezza le natiche, la base della schiena, arriva tra le cosce.

Attendo una carezza intima, ma che non arriva. Stupita, lo sento muoversi, prendere altro doccia schiuma e posizionarsi dietro di me, la sua pelle a contatto della mia.

Sussulto, quando il suo membro eretto si adagia contro la mia schiena.

«Sei impaziente, Mikaela?» Le sue mani passano davanti, toccano il mio ventre.

Appoggio la testa sul suo torace, in completo abbandono. «Sì» gli mormoro soltanto.

«Uhm. Interessante» mi mormora all’orecchio con voce roca.

Scivola verso l’alto, mi accarezza il collo, mi insapona le spalle.

Impaziente, circonda con le mani i miei seni. Li massaggia, li strofina, e io non riesco a contenere i miei gemiti, non riesco a fermare il fuoco che sta divampando nel mio ventre.

E se continua così, non credo che riuscirò a fermare tante altre cose.

Come se mi avesse letto nel pensiero, le sue dita scorrono veloci verso il basso, si intrufolano tra le mie cosce e raggiungono l’obiettivo desiderato.

Con delicatezza si infilano tra le grandi labbra in un massaggio talmente erotico da farmi quasi gridare all’istante. Piego le braccia verso l’alto e gli circondo il collo, mi giro verso di lui. Mi guarda estasiato, le nostre labbra si avvicinano insieme.

Spalanco la bocca invitandolo a baciarmi con passione, con trasporto, e lui lo fa. Mi esplora, come fa la sua mano con il mio sesso, mi possiede, come sta per fare ora nella mia intimità.

Quando lo sento entrare lento con due dita non posso trattenere un gemito disperato nella sua bocca.

Non credo che durerò molto.

Inizia a muoversi, dapprima con delicatezza, poi con frenesia, sempre più crescente. Con l’altra mano mi stringe un seno, fino a farmi male.

Sento il piacere salire, montare nel mio ventre, fino che un urlo liberatorio accompagna il mio orgasmo, che come un’esplosione si diffonde in tutto il mio corpo.

Tremo tra le sue braccia che mi sostengono, in preda a una passione travolgente, mai provata prima. Mi stacco da lui per riprendere fiato, lo guardo negli occhi e vi leggo una gioia infinita.

«Sei bellissima» mi mormora con la voce incrinata. Mi bacia sulle guance, sulla fronte, sul naso. Sfila le dita dal mio corpo e mi fa voltare verso di lui, mi prende il volto tra le mani. «Dio, Mikaela, mi fai impazzire.»

Mi bacia con passione di nuovo, e io voglio bearmi di lui. Faccio scorrere le dita sul suo corpo, ricoperto dalla schiuma che ha appena lavato me. La strofino, mi strofino contro di lui mentre lui ride tra un bacio e l’altro.

Sento sotto le dita la sua pelle tesa, i suoi pettorali scolpiti e la leggera peluria che ha al centro del torace. Accarezzo le sue braccia possenti e stringo i suoi fianchi stretti, i suoi glutei sodi. Al contatto lo sento irrigidirsi, un ringhio gli nasce in gola e muore nella mia bocca.

Con lentezza passo davanti, raggiungo il suo inguine. Lo sento teso, come in attesa del mio tocco.

Quando sfioro con le dita il suo sesso durissimo è come se lui si rilassasse. Si stacca dalla mia bocca e piega la testa all’indietro, stringendomi a sé.

«Oh Dio, Miki, sì» sussurra, in estasi. «Le tue mani, su di me… è magnifico.»

Sorrido soddisfatta e le mie carezze si fanno più audaci, i miei occhi vanno verso il basso e lo osservano, in preda al mio tocco. La punta rosea, la pelle tesa e le vene in rilievo mi fanno perdere la testa. È bellissimo e il desiderio intenso che prova per me si vede anche da questo.

Muove appena i fianchi, per venire incontro alle mie carezze.

«Ah!» Lo sento sussultare. «Miki, non credo che io…»

«Shh, zitto.» Accelero il ritmo, lo sento afferrarmi i capelli con disperazione.

Sono solo attimi. Intensi e brucianti.

Il suo rantolo mi incendia l’anima, il suo desiderio si riversa sulle mie mani in fiotti caldi e perlacei.

Lo guardo in viso, che ancora è piegato all’indietro. Osservo il suo collo arrossato, le vene in rilievo, il suo pomo d’Adamo sporgente.

La barba argentea, ricoperta di goccioline d’acqua.

Come se avvertisse il mio sguardo piega il viso e i suoi occhi si incatenano ai miei. Mi spinge con decisione contro la parete ricoperta di piastrelle e sotto il getto d’acqua ci perdiamo in un abbraccio infinito.

Quando riprendiamo a respirare, chiudo il miscelatore e lo invito a uscire.

Prendo un paio di teli asciutti e caldi, ci avvolgiamo entrambi e in un silenzio ovattato ci asciughiamo la pelle arrossata.

Mi sto pettinando i capelli quando lo sento abbracciarmi da dietro, la sua barba morbida mi solletica il collo.

«Andiamo, Miki.»

Mi volto verso di lui, incuriosita. «Dove?»

«A letto, tesoro. Perché adesso ti farò mia, finalmente.»

 

– ARRIVEDERCI A VENERDI’ PROSSIMO – 

Questo racconto inedito a puntate è un’opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo ed esclusivamente sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Samy. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

10 Comments on Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 5° Capitolo

  1. Manu85
    gennaio 12, 2018 at 4:24 pm (6 mesi ago)

    E va be ma sempre sul più bello uffi….Cmq mi sa che Micaela nasconde un figlio da qualche parte?complimenti a venerdì prox

    Rispondi
    • Samy
      gennaio 12, 2018 at 5:30 pm (6 mesi ago)

      Grazie Manuuuuuu ❤❤❤
      A venerdì mia cara

      Rispondi
  2. GiacAngela
    gennaio 12, 2018 at 5:32 pm (6 mesi ago)

    Brrrrrrrrrividi!!!!!
    Ogni venerdì, ogni episodio, sempre più appassionante..
    Bellissimo, avvincente!!
    E chi ce la fa ad aspettare al prossimo venerdì??
    Baci Samy, i love you!!!!!!!

    Rispondi
    • Samy
      gennaio 12, 2018 at 8:25 pm (6 mesi ago)

      Angelaaaaa <3 <3 Grazie di cuore tesoro e per il prossimo venerdì il nostro Steve recupererà la lunga astinenza o no? Tu che dici? ahahah
      Baciiiii

      Rispondi
  3. Maria
    gennaio 12, 2018 at 8:10 pm (6 mesi ago)

    Ovviamente sul più bello finisce il capitolo… Mi pare giusto…
    Ad ogni modo…. Porca paletta!!!! Lui super eccitante, poi bagnato e poi pure sotto la doccia… Non mi basta più il ghiaccio!!! Sti due fanno scintille, basta poco per farli incendiare!!
    Sono curiosa di vedere che accadrà fra i due… E soprattutto capire chi è J. R. E chi nasconde Mikaela.. Pure io ho pensato ad un figlio…
    Detto questo, aspettiamo venerdì prossimo con trepidazione… E se piove, tutte fuori sia mai che Steve passi per di là…

    Rispondi
    • Samy
      gennaio 12, 2018 at 8:26 pm (6 mesi ago)

      Maria altro che ghiaccio…
      Povero il nostro Steve, in astinenza da un anno e poi dopo il due di picche che si era beccato da Roxy ahahaha sai che bollore????
      Altro che ghiaccio
      ESTINTORI !!!
      A venerdì bellezza!!!!

      Rispondi
  4. Donatella
    gennaio 13, 2018 at 9:37 am (6 mesi ago)

    “La barba argentea ricoperta di goccioline d’acqua” (e tutto il resto) mi attira molto!
    Direi che mi sono innamorata…

    Rispondi
    • Samy
      gennaio 13, 2018 at 1:16 pm (6 mesi ago)

      Grazie Donatella ❤
      Ilnostro Steve è molto tenace e ne darà la riprova nei prossimi capitoli…
      A venerdì!!

      Rispondi

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