Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 7° Capitolo

Settimana scorsa, se ricordate, il nostro caro procuratore aveva preso un bel “benservito” dopo una notte di fuoco e quell’infausto episodio gli brucia ancora tanto, come avrete modo di costatare durante la lettura nell’appuntamento di oggi.

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Soprattutto, l’umore già nero potrebbe all’improvviso anche peggiorare se i tuoi “fidati amici” non perdono occasione di punzecchiarti un pochino e se una particolare coppia di cupidi ci mette lo zampino.

Questo, e molto altro, è quello che troverete tra pochi secondi, dovrete solo scorrere un po’ più giù, nel settimo capitolo di oggi di “Verità Nascoste“.

Ma prima, come sempre…

Buona Lettura 

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PLAYLIST

PROLOGO —-
Capitolo 1 – TANGO SANTA MARIA Gotan Project
Capitolo 2 – TIME IS RUNNING OUT Muse
Capitolo 3 – YOU’RE MY EVERYTHING Santa Esmeralda
Capitolo 4 – SHAPE OF YOU Ed Sheeran
Capitolo 5 – WHAT ABOUT US Pink
Capitolo 6 – PURPLE RAIN Prince
Capitolo 7 – LOVE IS A TEMPLE Mario Biondi
Capitolo 8 – NOTHING’S GONNA HURT YOU BABY Cigarettes After Sex
Capitolo 9 – MORE THAN WORDS Extreme
Capitolo 10 – ALL OF ME John Legend
Capitolo 11 – SEXY BACK Justin Timberlake
Capitolo 12 – TWENTY ONE PILOTS Heathens
Capitolo 13 – STAIRWAY TO HAVEN Led Zeppelin
Capitolo 14 – F.O.D. Green Day
Capitolo 15 – LOVESONG The Cure
Capitolo 16 – ROMEO & JULIET Dire Straits
EPILOGO —-

LA PLAYLIST DEL RACCONTO E’ DISPONIBILE SUL CANALE YOUTUBE E CONDIVISIBILE SUI SOCIAL ANDANDO QUI

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– PERSONAGGI –

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-STEPHEN MARSHALL (STEVE) 40 anni, Procuratore distrettuale

-GREGORY CARTER (GREG) 38 anni, Sostituto procuratore

-CLARK KENT 36 anni, Assistente procuratore

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Capitolo 7

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Steve

Un bussare deciso alla porta del mio ufficio mi fa alzare la testa dalle mie carte, anche se stamattina so di non aver concluso nulla. Non rispondo perché non ho voglia di vedere nessuno e non ho appuntamenti. Ho chiesto ad Annie di farmi da filtro, oggi, ma chiunque sia dall’altra parte non ha evidentemente afferrato il messaggio ed entra deciso e incurante del mio silenzio, spalancando la porta.

«Che diavolo c’è?» ringhio inviperito. «Non si usa attendere la parola avanti, per la miseria?»

Greg si blocca, di fronte a me. Spalanca gli occhi e con lentezza chiude la porta alle sue spalle. Mi guarda in viso, mentre avanza piano. «Ho un’urgenza, mi serve una tua firma per un mandato.» Mi porge un fascicolo, che io mi affretto a prendere con un gesto di stizza.

Firmo frettoloso e lo spingo verso di lui, sul piano in legno della mia scrivania. «Fatto. Puoi andare.»

«Grazie.» Prende le carte e non accenna a muoversi.

Alzo lo sguardo e lo fisso truce. «Che c’è?»

«Che c’è lo chiedo io a te, oggi, boss.» Piega appena la testa di lato, lo stronzo. Sa già che cosa può essere accaduto e sono sicuro che non vuole perdersi lo spettacolo. «Che ti succede, ti ha morso una tarantola?»

«Vaffanculo, Greg» sibilo.

Lui spalanca la bocca, i suoi occhi si illuminano divertiti. «Ah, cazzo! Un vaffanculo da te non l’ho mai preso, ci scommetto i coglioni che c’è una donna di mezzo.»

Stringo gli occhi e non gli rispondo, per lui è una conferma.

Scoppia in una sonora risata, il bastardo. «La signorina Moore ti sta facendo vedere i sorci verdi, eh? Ci avrei scommesso, quella è una che non scherza, e ricordi? Io te l’avevo detto fin dall’inizio!» Si siede sulla poltrona davanti a me, getta il fascicolo su quella a fianco. «Avanti, sputa il rospo.»

«Non avevi fretta?»

«Naaa, era una scusa.»

Bastardo due volte.

«Non ho niente da dirti, Greg.» Mi concentro sulle mie carte, non ho voglia di condividere Mikaela con lui.

«Ahi ahi…» commenta lui, facendomi rialzare la testa. «Allora non è una cosa leggera. Se non vuoi condividere i particolari con un amico significa che ci sei dentro fino al collo, vero?»

Sospiro e mi abbandono con la schiena contro la poltrona, incrocio le braccia al petto. «Già. Come un fottuto coglione.»

«Che è successo? Non riesci a spuntarla, con lei?»

«Peggio» commento sarcastico. «L’ho spuntata, ma dopo una notte magnifica lei mi ha dato il benservito.»

«Ah.» Inarca un sopracciglio, curioso. «E il motivo, se posso? Non sei stato all’altezza, per caso?»

«Vaffanculo.»

«E siamo a quota due!» esclama, a stento si trattiene dallo scoppiare a ridere.

Lo fulmino con lo sguardo, senza dirgli una parola.

«Va bene, boss, la smetto» commenta serio, e si schiarisce la voce. «Giuro.»

«Meglio per te» sibilo stizzito. Mi allento il nodo della cravatta e decido di parlare. «Dice di essere una donna da una notte sola, e francamente a questo punto non so che pensare.»

Lui aggrotta la fronte, pensieroso. «Io dico che non lo è.»

Lo guardo serio. «Che ne sai, tu?»

«Ne so abbastanza di donne, credimi. E quelle da una botta e via sono diverse da lei.»

Sbuffo dal naso, stizzito. «Anch’io lo credevo.» Mi passo la mano sul volto, stremato, guardo Greg davanti a me. «Ma forse mi sono sbagliato.»

«No, per me c’è dell’altro.» Lui scuote la testa e mi guarda sospettoso.

«Che intendi?»

«Tu le piaci, amico. Come lei piace a te. Vi ho osservati al matrimonio e ti giuro che non mi sbaglio affatto su certe cose. Chiamalo istinto, chiamala profonda conoscenza del sesso femminile, ma… non mi sbaglio.»

«E allora perché diavolo mi ha mandato via facendomi credere che non le importava nulla?»

«Non è che è sposata, vero?» mi domanda lui curioso.

Rabbrividisco, sento i capelli rizzarsi in testa. «Per l’amor di Dio, no.»

«Ne sei certo?»

«Gliel’ho chiesto, e mi ha detto che non c’è nessun uomo al suo fianco e che non è innamorata di nessuno.»

Lui fa un sorriso sbieco. «E questa è già una gran cosa, certo. Ma non significa per niente che lei sia libera, non credi?» Inarca un sopracciglio, in segno di intesa. «Ti ha detto di esser libera, per caso?»

«No» gli rispondo andando con la mente a ritroso. Ha sempre evitato la domanda, in realtà.

«Ecco, vedi?» Lui si alza in piedi, prende il fascicolo e mi sorride accattivante. «Non ti resta che scoprirlo, procuratore

Faccio un sospiro stizzito. E se Greg avesse davvero ragione?

«Ci vediamo, boss.» Mi fa un cenno con la mano, mentre si avvia verso la porta. Fa per aprirla e si ferma, si volta verso di me serio. «Ah, ehm… volevo chiederti scusa per quella battuta sulle sue tet… insomma, hai capito. In macchina, quella sera.»

«Ho capito» sibilo.

«Prometto che non dirò più nulla di simile, parola di scout.» Con un sorriso beffardo, mi mostra le tre dita della mano tese, mentre un bussare deciso viene seguito subito dalla porta che si apre di fronte a lui.

Un altro che non afferra i messaggi e apre senza attendere di essere invitato.

La voce profonda di Clark invade il mio ufficio.

«Ho bisogno di Greg, Annie mi ha detto che è qui.» Entra, guarda me in silenzio, guarda Greg da capo a piedi e si sofferma sulle sue tre dita tese, mentre chiude la porta. Si aggiusta gli occhiali sul naso, come per guardarle meglio. «Che succede qui dentro?» domanda prima a lui, poi guarda me perplesso.

«Nulla. Ero impegnato in una promessa. Devo mantenere un segreto» gli risponde Greg.

«E quelle tre dita alzate che significano, scusa?»

«La mia parola di scout.»

«Ma che cazzo dici? Non sei mai stato negli scout, tu.» Scuote la testa, lo guarda con aria di compatimento. «Piuttosto… è successo qualcosa, Steve?»

«No, nulla» gli rispondo io frettoloso e ansioso di chiudere subito l’argomento.

«Clark, tranquillo!» esclama Greg, gli batte una mano su una spalla. «Robe di donne, niente di che. Il boss è piuttosto nervoso, andiamo via.»

Il viso di Clark viene illuminato da un sorriso sornione. «Non dirmi che si tratta di quella gnocca che ha fatto quel magnifico spettacolino privato per noi!»

Greg spalanca gli occhi e scuote la testa, gli fa un cenno verso di me. Lui si gira e mi guarda con attenzione, io lo incenerisco con lo sguardo.

«Fuori. Tutti e due» ringhio inviperito.

Senza nemmeno salutare escono dall’ufficio, dileguandosi in un batter d’occhio.

Sbuffo stizzito, ripenso alle parole di Greg e d’istinto pianto un pugno sul tavolo. Ha insinuato nella mia mente il sospetto che lei non sia libera e troppi ricordi dolorosi riemergono dal mio passato.

Non voglio entrare in una situazione del genere, non di nuovo. Non dopo tutto il tempo che ci ho messo per uscirne, non dopo tutto il dolore che ho attraversato.

Il pensiero di quelle sensazioni che ho provato con Roxy è ancora vivido nella mia mente. Ogni notte la pensavo tra le braccia di suo marito, ogni mattina la immaginavo prendere il caffè con lui, sorridere a lui.

Non a me.

Non voglio sentirmi così, mai più.

Devo dimenticare Mikaela Moore, a ogni costo.

Il suono del telefono interno mi distoglie dai miei pensieri funesti. Faccio un profondo sospiro e alzo la cornetta. «Annie, le avevo detto che non volevo essere disturbato.»

«Mi scusi procuratore Marshall, ma mi hanno detto che è urgente, insistono per parlarle.»

«E di chi si tratta?»

«Il Dipartimento di Stato.»

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Mikaela

«Miki, tutto bene?»

Inspiro a lungo, mentre osservo il traffico che scorre in una caotica Washington, fuori dalla finestra del mio ufficio. Ho riconosciuto la voce alle mie spalle e mentre sento chiudere la porta con un rumore secco mi volto verso di lui.

«Certo, Nick. Tutto bene.» Mi schiarisco la voce e avanzo a grandi passi verso la mia poltrona. Cerco di mantenere un po’ di autocontrollo e mi seggo davanti a lui, che con eleganza si accomoda su quella di fronte alla mia scrivania. Lo guardo sbottonarsi la giacca e scorrere con le dita sulla cravatta, che gli ricade morbida sul ventre. È molto affascinante, non posso negarlo, e capisco la gelosia di Michelle. Sorrido, mentre lui mi scruta in viso con i suoi profondi occhi blu.

«Ti serve qualcosa?» gli domando.

«Scusami?»

«Sei qui nel mio ufficio, credo che tu abbia bisogno di me. O sbaglio?» chiarisco, e piego appena la testa di lato.

«Miki.» Lui si schiarisce la voce, si muove nervoso sulla sedia. «Avevamo una riunione un’ora fa, ricordi? Venerdì partirò per la mia luna di miele, mancherò per tre settimane e dobbiamo prendere alcune decisioni. Al mio rientro ci saranno da organizzare un paio di eventi.»

Mi sento sprofondare. «Oddio, scusami.» Mi massaggio la tempia, incredula sul fatto che ho dimenticato una riunione con il mio capo.

«Ma che ti succede, vuoi dirmelo? Sei una delle persone più precise e dedite al lavoro che io conosca, questo genere di disattenzioni non sono da te. C’è qualcosa che ti preoccupa?»

«Nulla» nego vistosamente e scuoto la testa. «Nulla di importante.»

«Se lo dici tu.» Lui mi fa un sorriso tirato.

So che ha capito che non voglio parlare, e apprezzo il fatto che non indaghi sulla mia vita privata. Nessuno sa perché sono qui a parte il capitano Mitchell, e tutto deve rimanere così.

È di importanza vitale.

«Vogliamo iniziare la riunione, allora?» gli chiedo cercando di sembrare brillante.

«No, posticipiamola a oggi pomeriggio» mi risponde lui, e guarda in maniera distratta l’orologio. «È quasi ora di pranzo e ho invitato una persona al ristorante qui sotto per parlare di alcune questioni che mi interessano. Verrà anche Michelle con noi e vorrei che venissi anche tu, perché sotto un certo punto di vista la cosa ti riguarda.»

Inarco un sopracciglio, curiosa. «Cioè? Di chi si tratta?»

«Del procuratore Marshall» mi risponde lui secco.

A quel nome faccio un sussulto, spalanco gli occhi. «Come?»

«La cosa ti disturba, Mikaela?» lui fa un sorriso sornione, ricco di sottintesi.

Stringo gli occhi. «Avevo un impegno, per oggi a pranzo.»

«Appunto, avevi. Disdicilo, tra mezz’ora ci troviamo nel mio ufficio.» Si alza in piedi e si sistema la cravatta, si abbottona veloce la giacca e mi guarda in viso. «E non tardare, questa volta.»

Si gira di spalle e se ne va senza attendere la mia risposta, sicuro che lo accontenterò. Del resto sono mancata a una riunione, non posso non farlo.

Mi abbandono sulla poltrona, sono esausta.

Sta accadendo tutto troppo in fretta e nel momento più sbagliato in assoluto. Non avrei dovuto andare a letto con Steve, non avrei dovuto far l’amore con lui, no. È stato un gravissimo errore e so che ne pagherò le conseguenze, ma pazienza. Ci sono abituata, ormai.

Quello che mi spaventa di più è che le paghi lui, perché non se lo merita.

Osservo preoccupata il cestino e il mazzo di rose che vi ho gettato dentro. Nella fretta, ieri sera, non me ne ero nemmeno curata. Appena sono entrata questa mattina e ho visto quel maledetto vaso di fiori sulla mia scrivania non potevo più guardarle e non ho esitato a gettarle via.

Il vaso l’ho regalato a Chloe, visto che le piaceva tanto.

Faccio una smorfia disgustata.

Se solo sapesse cosa si nasconde dietro tutto quello splendore…

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Steve

La ragazza della reception mi guarda come se volesse divorarmi con gli occhi. Scuoto la testa, mi sfugge un sorriso. «Sono il procuratore Marshall, ho appuntamento con il signor Walsh.»

«Ma certo, procuratore, è un piacere rivederla. La prego, mi segua» cinguetta. Esce dal bancone in legno scuro e mi fa strada, ancheggiando vistosamente nel suo abito nero che le fascia il corpo formoso.

La seguo, osservando il suo corpo sfacciatamente femminile e provocante. Ma quando passo davanti a una porta orrendamente chiusa in corridoio non posso fare a meno di pensare alla bellissima donna che c’è dietro e che non credo che si farà vedere, almeno per oggi.

Serro i denti al ricordo di come mi ha trattato la notte scorsa, mi brucia da impazzire.

Avanzo ancora e saluto con un gesto della testa l’assistente di Walsh alla sua scrivania, che contraccambia con gentilezza il mio saluto. La ragazza della reception bussa alla porta che ho di fronte, entra e mi annuncia.

«Signor Walsh, è arrivato il procuratore Marshall.» Si sposta di lato e mi fa un grande sorriso, mi invita a entrare con un cenno della mano.

«Grazie Chloe» esordisce Walsh dall’interno del suo ufficio. Almeno ora so come si chiama questa ragazza che mi guarda adorante, è già qualcosa.

Avanzo di un passo e non appena entro mi trovo di fronte a lui e a una Michelle sorridente, che mi viene incontro e mi abbraccia. «Steve, che piacere rivederti!»

Chloe se ne va subito e richiude la porta, lasciandoci soli. Mi chino per abbracciare la mia amica, la bacio sulle guance con calore.

«Il piacere è mio, Michelle.» La scruto a fondo, soddisfatto. Emana una luce che non le vedevo da tempo. «Sono felice di vederti così serena, davvero. Te lo meriti.»

Lei mi sorride, mentre suo marito si avvicina a noi e mi porge la mano. «È un piacere rivederti, Steve.»

«Anche per me… Nick?» gli stringo la mano.

«Certo, Nick.» Prende per la vita Michelle, davanti a me. «Grazie di essere venuto, tra pochi giorni partiremo per la luna di miele e staremo via tre settimane. Al mio ritorno ci sarà un convegno per la sicurezza in città, seguito da una cena di gala per una raccolta fondi a casa mia, la sera. Volevo parlare di alcune cose con te, per esempio su come è meglio destinare la cifra che raccoglieremo. Per questo ti ho invitato a pranzo.»

«E io ti ringrazio di rendermi partecipe di questa iniziativa. La cosa mi sta molto a cuore, come immagini» lo informo io.

«Ottimo» mi risponde lui con un sorriso strano. «Aspettiamo una persona che si unirà a noi, poi possiamo andare.»

Aggrotto la fronte, perplesso. Sto per chiedergli qualcosa, ma vengo interrotto da un bussare lieve alla porta. Guardo Nick e Michelle che sprizzano gioia da tutti i pori.

Non ci metto tanto a capire di chi si tratta.

«Avanti!» il tono austero di Nick si contrappone al tono lieve della donna che varca la soglia.

«Buongiorno.» Si guarda intorno, evita il mio sguardo.

E un mare di emozioni mi travolge, solo a vederla.

Mikaela.

La mia lingua risente il suo sapore, le mie orecchie i suoi gemiti, il mio viso il suo respiro che si fonde con il mio. Il mio cuore sente il suo, che insieme al mio batte furioso.

Ma la mia mente rivive quegli attimi assurdi, gli ultimi passati con lei.

«Buongiorno cara» Michelle le va incontro, la prende sottobraccio. Noto che Mikaela la guarda sorpresa. «Vieni, andiamo a pranzo e lasciamo questi due uomini a parlare delle loro cose tremendamente noiose.»

La trascina fuori senza che io o lei possiamo dire altro, io e Nick le seguiamo in silenzio.

Oltrepassiamo il banco della reception e Chloe fissa entrambe le donne con odio e spoglia me e Nick con lo sguardo. Noto che lui ride.

«Sai» mi mormora avvicinandosi un po’ a me «quella ragazza non riesce proprio a mascherare tutto quello che le passa per la testa.»

«Già» commento io ironico.

«Ma credo che se non si darà una regolata, mia moglie e la tua donna le faranno fare una brutta fine.» Ride, mentre raggiungiamo gli ascensori.

Sposto lo sguardo su Mikaela, al braccio di Michelle che le parla allegra. Ha uno sguardo disorientato, un’espressione strana. Ha tutta l’aria di una persona che vorrebbe essere in qualsiasi altro posto del mondo, tranne che qui.

Mi irrito a morte.

«Non è la mia donna» sibilo a Nick.

«Sì, certo.» Lui mi batte una mano sulla spalla, mentre le porte dell’ascensore si aprono davanti a noi.

Avanziamo all’interno e in mezzo alle altre persone raggiungiamo il piano terra. A piedi ci avviamo su un lato dell’edificio, dove ci sono alcuni negozi e un piccolo ristorante. Entriamo e il personale di servizio ci accoglie con familiarità, conoscono bene Nick, Michelle e Mikaela.

In sottofondo le note di Love is a temple di Mario Biondi mi guidano verso di lei, la contemplo camminare tra i tavoli lenta e sinuosa.

Ripenso a quando l’ho stretta a me, e mi manca da impazzire. Voglio che accada di nuovo.

Il cameriere ci fa sedere a un tavolo d’angolo, al riparo da sguardi indiscreti, mi siedo tra Michelle e Mikaela e Nick prende il menù, inizia a sfogliarlo.

Il tono di un messaggio su un telefonino fende l’aria. Noto che Mikaela sussulta, prende la sua borsetta ed estrae il cellulare. «Scusatemi» mormora.

Legge quanto le hanno scritto e sbianca in volto. È come se le si fermasse il respiro.

Aggrotto la fronte, per un momento è come se rivedessi quel terrore che le ho già visto la sera del party e al matrimonio di Michelle.

È paura allo stato puro.

Ripone l’apparecchio nella borsa, ma è disorientata.

«Allora, che cosa prendete?» chiede Michelle curiosa. «Io una bistecca e un’insalata, tu amore?» Si volta verso Nick, che la osserva divertito.

«Come te, tesoro.» Si gira a sua volta verso di noi, guarda prima Mikaela. «Miki?»

«Oh, io… non saprei.» Lei prende un menù, lo sfoglia senza osservarlo davvero. Il suono di un altro messaggio la fa sussultare, il menù le cade dalle mani e rovescia inavvertitamente un bicchiere. «Oddio, scusatemi…»

La osservo afferrare il bicchiere e raddrizzarlo, subito dopo prende il cellulare di nuovo, con dita tremanti. Legge quello che le hanno scritto, smette quasi di respirare.

«Miki.» Nick la guarda, preoccupato. «Tutto bene?»

«Sì, io…» Si alza in piedi, reggendosi a malapena sulle gambe. «Scusatemi, devo assentarmi un secondo.»

Senza attendere oltre la vedo sgattaiolare via e dirigersi in fretta verso il bagno, come se si sentisse male. Osservo il suo telefono sul tavolo, con lo schermo nero e muto, e aggrotto la fronte.

Che diavolo sta succedendo?

Osservo Nick e Michelle davanti a me che si guardano perplessi. Le loro espressioni sono la conferma che sanno ancora meno di me sull’alone di mistero che circonda quella donna.

Trascorrono diversi minuti di silenzio, durante i quali nessuno di noi sa spiegarsi cosa stia accadendo. All’improvviso, un movimento al mio fianco mi avvisa che lei è tornata al tavolo.

La studio in viso, è pallida come un cencio. Sembra quasi che si sia sentita male.

«Miki» le domanda Michelle con gentilezza «ti senti bene?»

«Sì, scusatemi.» Si schiarisce la voce, si muove nervosa sulla sedia. «Una piccola grana personale che mi causa qualche preoccupazione, ma è una cosa risolvibile.» Prende il menù e inizia a sfogliarlo, dopo alcuni istanti lo ripone sul tavolo.

«Allora, hai deciso?» le domanda Nick.

«Un’insalata di pollo, per me» sentenzia lei. «E acqua naturale, grazie.»

«Steve?» Nick mi guarda, curioso.

«Io invece seguirò il vostro esempio: bistecca e insalata.» Con la coda dell’occhio noto proprio in quell’istante che il cameriere si sta dirigendo verso il nostro tavolo.

Nick fa l’ordinazione deciso, l’uomo annuisce e si allontana subito. «Allora, Steve. Ti ho invitato oggi per avere qualche dritta su come investire i fondi che raccoglieremo alla serata di gala che seguirà il convegno per la sicurezza. Che ne pensi?»

Faccio un sospiro e inizio a spiegargli le priorità del nostro distretto, soprattutto per la città di Washington, dove la situazione è molto grave. Le cose stanno migliorando, negli ultimi anni, ma è una delle città degli Stati Uniti con il più alto tasso di criminalità e il fatto che Nick investa il suo tempo e anche il denaro raccolto in questo lo rende una persona davvero meritevole davanti ai miei occhi.

Mentre parliamo di come sarebbe meglio investire, noto che Mikaela continua a ricevere messaggi sul cellulare e le sue mani iniziano a tremare, sempre di più. Noto che respira in modo affannoso, non guarda nemmeno l’insalata che il cameriere le posa davanti.

Corro con lo sguardo da lei a Nick e Michelle, che come me si sono accorti del suo stato di agitazione e senza riflettere troppo allungo una mano e gliela poso su un avambraccio.

Lei fa un sussulto come se fosse sui carboni ardenti, facendomi spalancare gli occhi, con uno strattone allontana la mia mano.

Mi guarda in viso e nei suoi leggo un’angoscia senza fine, come se sprofondassi con lei in un pozzo buio e dove non riesco a vedere il fondo.

Un altro messaggio, questa volta prende il telefono e lo legge veloce, di scatto si alza in piedi.

«Scusatemi.» Si volta a guardare Nick e Michelle, io vengo debitamente ignorato. «Una piccola emergenza familiare, devo purtroppo assentarmi per un po’. Ci vediamo più tardi in ufficio.»

Prende la borsa, mi volta le spalle e si allontana in fretta, mentre io la osservo sgomento.

Mi volto verso i miei due amici, sbatto gli occhi per un attimo e mi sento peggio di come mi ha trattato la notte scorsa.

Ignorato.

Trasparente.

E non posso accettarlo, basta.

Mi alzo in piedi e serro la mascella, faccio un profondo respiro e mi rivolgo ai miei commensali. «Scusate anche me, vi prego. Torno subito.»

Lascio il tavolo e con grandi falcate raggiungo la donna che sta uscendo dal locale. La afferro per un gomito proprio mentre fa i primi passi sul marciapiede in cemento. Lei si volta, terrorizzata.

«Che diavolo succede, vuoi spiegarmi?» le sibilo a denti stretti. «Passi quello che è successo ieri notte a casa tua, Mikaela, mi hai fatto capire bene di che pasta sei fatta… se era quello che volevi. Ma questo tuo comportamento…»

Lei stringe appena gli occhi, mi guarda seria. «Stammi lontano, Steve. Non sono la donna che fa per te, credimi.»

«Questo lascia che sia io a deciderlo» le dico con voce bassa, e mi avvicino a lei. Sono arrabbiato, ma sono anche divorato dalla voglia di prenderla tra le braccia. Ma prima devo capire. «Che succede, Mikaela? Dimmelo. Di me puoi fidarti.»

Il suo sguardo si addolcisce, le sue meravigliose labbra si piegano in un sorriso triste. «Non sai quello che dici, Steve… non posso.»

«Perché?»

Uno stridore di gomme attira la mia attenzione, mi volto e noto una berlina scura accostare al marciapiede. La portiera posteriore si apre, non faccio nemmeno in tempo a rendermi conto di quello che accade che Mikaela con uno strattone si libera della mia mano e mi volta le spalle.

La osservo entrare in macchina, senza nemmeno guardarmi, e dopo un istante l’auto corre via veloce. Corro verso di loro, appena in tempo per vederli sfrecciare via e senza averne abbastanza per memorizzare il numero di targa.

Merda.

Sbuffo stizzito, mi passo le mani tra i capelli e inspiro profondamente.

Ha detto non posso.

Non ha detto non voglio.

E questo è già qualcosa.

Ma ora l’unica cosa che conta è scoprire cosa mi nasconde.

 

– ARRIVEDERCI A VENERDI’ PROSSIMO – 

Questo racconto inedito a puntate è un’opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo ed esclusivamente sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Samy. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

6 Comments on Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 7° Capitolo

    • Giacangela
      gennaio 26, 2018 at 10:52 pm (11 mesi ago)

      Oddio!! E chi ce la fa ad aspettare il prossimo venerdì… oddio!!

      Rispondi
      • Samy
        gennaio 27, 2018 at 5:32 pm (11 mesi ago)

        Cresce la suspense!!! ;) Piano piano le risposte arriveranno, Angela…
        Grazie <3

        Rispondi
  1. Valentina
    gennaio 27, 2018 at 7:22 am (11 mesi ago)

    Il mistero si infittisce e scommetto che scopriremo tutto tra molto tempo…vero? Che curiosità!
    Un abbraccio, Samy, a venerdì

    Rispondi
    • Samy
      gennaio 27, 2018 at 5:33 pm (11 mesi ago)

      Grazie Vale!!! Piano piano scoprirete tutto… promesso <3
      Un abbraccio e grazie per esserci sempre!

      Rispondi
  2. Valeria
    gennaio 31, 2018 at 5:42 am (11 mesi ago)

    Lo sapevo…..lo sapevo…. Ho evitato accuratamente di iniziare questo. Racconto l’8 dicembre….. Ho salvato il link e ho atteso…..poi ieri ho ceduto
    E l’adorabile Samy non delude M A I
    adorabili i personaggi ritrovati.
    ADORABILI i nuovi personaggi
    Adorabile lo stile SAMY con i doppi pov……
    Grazie…..
    Meno male che oggi è giovedì

    Rispondi

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