Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 11° Capitolo

Torna di nuovo l’appuntamento del venerdì con un nuovo capitolo, l’undicesimo, del racconto inedito “Verità Nascoste” della nostra Samy.

image

Possiamo dire che oggi ci aspetta un bel mix di avvenimenti, se dovessi dare un titolo particolare alla puntata penso che la chiamerei “ironia, baratro e speranza”.

Ma prima di iniziare a festeggiare, io aspetterei un attimo, perché la nostra “perfida” ci ha insegnato che nulla è come sembra. Fidatevi, poi capirete di che parlo.

Buona Lettura 

19190805_1037849139684936_194748215_n

-PLAYLIST-


PROLOGO —-
Capitolo 1 – TANGO SANTA MARIA Gotan Project
Capitolo 2 – TIME IS RUNNING OUT Muse
Capitolo 3 – YOU’RE MY EVERYTHING Santa Esmeralda
Capitolo 4 – SHAPE OF YOU Ed Sheeran
Capitolo 5 – WHAT ABOUT US Pink
Capitolo 6 – PURPLE RAIN Prince
Capitolo 7 – LOVE IS A TEMPLE Mario Biondi
Capitolo 8 – NOTHING’S GONNA HURT YOU BABY Cigarettes After Sex
Capitolo 9 – MORE THAN WORDS Extreme
Capitolo 10 – ALL OF ME John Legend
Capitolo 11 – SEXY BACK Justin Timberlake
Capitolo 12 – TWENTY ONE PILOTS Heathensn
Capitolo 13 – STAIRWAY TO HAVEN Led Zeppelin
Capitolo 14 – F.O.D. Green Day
Capitolo 15 – LOVESONG The Cure
Capitolo 16 – ROMEO & JULIET Dire Straits
EPILOGO —-

LA PLAYLIST DEL RACCONTO E’ DISPONIBILE SUL CANALE YOUTUBE E CONDIVISIBILE SUI SOCIAL ANDANDO QUI

19190805_1037849139684936_194748215_n

– PERSONAGGI –

veritànascoste

-STEPHEN MARSHALL (STEVE) 40 anni, Procuratore distrettuale

-GREGORY CARTER (GREG) 38 anni, Sostituto procuratore

-CLARK KENT 36 anni, Assistente procuratore

19190805_1037849139684936_194748215_n

Capitolo 11

steve - freepassion

Steve

«Ma che cazzo di gran sorriso che ha il nostro boss stamattina!» la voce di Greg mi fa sobbalzare, per poco non rovescio la tazza di caffè che ho in mano. Mi volto e lui e Clark mi stanno osservando con due espressioni da idioti dipinte sul volto.

«Vi davo le spalle, non so come abbiate potuto vederlo» gli rispondo secco.

«Forse perché ti rideva persino il bu…»

«Piantatela.» Scuoto la testa e scoppio a ridere, divertito.

«Bè, dai vaffanculo siamo passati alle risate, devo dire che ho ragione, allora.» Si siede al tavolo della saletta, mentre Clark si dirige verso il bollitore. «Avanti, vogliamo sapere tutto.»

«Col cazzo. Non se ne parla nemmeno.»

«Ah, che palle! Sai che eri più simpatico prima, quando non trombavi?» mugugna Greg, scocciato. Mi strizza l’occhio e con uno sguardo beffardo si mette a fischiettare Sexy back di Justin Timberlake.

Alzo gli occhi al cielo e scuoto la testa, quest’uomo è impossibile.

«Boss, scherzi a parte» interviene Clark mentre avanza con due tazze. Ne posa una a fianco di Greg, e una la tiene per sé. «Sono contento che le cose vadano bene. Stavamo quasi pensando di trovarti un’escort, ti stavi inacidendo un po’ troppo per i miei gusti. Non è vero, socio?»

«Sì, è vero. Poi abbiamo rinunciato, alla fine ci hai preceduto, per fortuna» ammicca Greg e strizza l’occhio a Clark.

«Sì, ricorrere a un’escort era proprio da ultima spiaggia, no? Oserei dire quasi da disperati, insomma» esclama Clark con un tono di sufficienza. «E in realtà devo ammettere che tu non stai messo così male.»

«Avete finito?» chiedo io con un tono divertito. «Tanto non vi dico nulla.»

Un movimento sulla porta, improvviso, attira la mia attenzione.

«Oh, finalmente l’ho trovata, procuratore.» Annie, la mia segretaria, mi guarda trafelata. «Ho il capitano Mitchell sulla uno, è molto urgente. Deve correre subito al telefono.»

Il cuore mi si ferma e senza pensare poso la tazza sul tavolo e mi lancio nel corridoio.

Ho mandato un messaggio a Miki stamattina e non mi ha ancora risposto. Non mi sono preoccupato, dal momento che ora sono consapevole del fatto che lei non è libera e questo mi fa vivere la nostra relazione sotto un punto di vista diverso, ma questa telefonata improvvisa e urgente dall’unica persona che la conosce bene mi fa sospettare che in realtà sia successo qualcosa.

Arrivo nel mio ufficio, mentre la mia segretaria mi passa la chiamata. Afferro la cornetta, senza esitare.

«Marshall» rispondo.

«Buongiorno, sono il capitano Mitchell.»

«Mi dica, capitano.»

«Steve, mi dispiace infinitamente, mi creda. Non vorrei essere io a darle questa notizia, ma so che lei e Mikaela siete piuttosto intimi e appena ho saputo l’ho contattata subito.»

Sbianco in volto, un terribile presentimento mi fa quasi smettere di respirare. «Che è successo?»

«Purtroppo Mikaela è scomparsa.»

Un baratro senza fine mi si apre sotto i piedi, mentre i miei due collaboratori entrano nel mio ufficio e mi guardano preoccupati.

«Come… scomparsa? Com’è potuto accadere, chi è stato?» gli chiedo con foga.

«Stamattina al cambio turno della sua scorta due dei miei uomini hanno trovato i due colleghi morti, in auto. Assassinati con due colpi di arma da fuoco.»

«Aveva una scorta? Ma che diavolo sta succedendo, capitano? Chi è Mikaela?»

«È una lunga storia.»

«Ho tempo, mi creda. E ho diritto a una spiegazione, a questo punto, non trova?»

Lo sento sospirare, dall’altra parte della cornetta. «Allora la aspetto nel mio ufficio, le spiegherò tutto.»

«Arrivo subito.» Riattacco la cornetta e afferro le chiavi dell’auto e il cellulare. Guardo i miei collaboratori, che mi fissano dalla porta. Alle loro spalle c’è Annie, con lo sguardo carico d’angoscia.

«Che succede, Steve?» mi chiede Greg. Non mi chiama boss, questa volta. Sa che la situazione è seria.

«Mikaela è scomparsa, il capitano Mitchell mi ha detto che hanno assassinato i due uomini della sua scorta, stanotte.» Li guardo serio, mentre mi avvio verso di loro. Si scostano per farmi passare.

«Addirittura aveva una scorta! Ma cosa c’è sotto?» mi domanda lui.

«Non lo so, Greg. Vado da lui a scoprirlo.» Mi volto verso la mia segretaria, che mi guarda senza capire cosa stia succedendo. «Per favore, Annie, sposta l’appuntamento delle dieci nel primo pomeriggio. Io spero di tornare a breve, appena saprò qualcosa vi informerò.»

«Va bene Procuratore, ma… chi è Mikaela?»

«È la mia donna» le rispondo senza esitare. «E vado all’FBI per capire cosa sia successo. Per qualsiasi cosa chiamatemi sul cellulare, lo tengo acceso.»

«Va bene, non si preoccupi» annuisce lei, con il volto tirato.

«Vai, Steve» mi esorta Greg. «Ci pensiamo noi, qui.»

Lo guardo, grato della sua disponibilità. Anche Clark mi fa un cenno di approvazione con la testa. So che sono uomini fidati e posso andare senza preoccuparmi di quello che accadrà qui.

«Grazie, ragazzi.» Scivolo in corridoio e faccio un cenno a tutti. «A più tardi.»

Rispondono al mio saluto e mi volto subito, mi affretto verso l’ascensore.

Non mi sembra nemmeno di fare il tragitto fino al parcheggio, di correre con l’auto in strada e di salire ai piani alti dell’FBI. So solo che dopo pochi istanti mi ritrovo lì, davanti al capitano.

«Buongiorno Steve. Si accomodi.»

«Buongiorno capitano.» Faccio quello che mi ha detto e mi siedo sulla poltrona davanti alla sua scrivania. «Allora, può dirmi che sta succedendo?»

«Non potrei, in realtà.» Lui scuote la testa, amareggiato. «Sono vincolato dal segreto professionale e si tratta di una grossa operazione che si protrae ormai da anni.»

«Ho il diritto di sapere la verità, capitano. Oltre a essere il procuratore distrettuale sono anche il compagno di Mikaela, ora. E voglio una spiegazione.»

«Lei non è il suo compagno, Steve.»

Lo guardo serio. «E perché non lo sarei, sentiamo.»

«Perché lei è sposata, e le assicuro che se dovesse saperlo il marito, lei sarebbe già un uomo morto.»

Stringo gli occhi a fessura, dopo quello che mi ha appena detto sono avido di avere informazioni su quell’uomo. «Chi è lui?»

Il capitano fa un lungo sospiro. «Quello che le dirò è vincolato dal segreto, l’operazione è troppo delicata e importante e non deve saltare, a qualsiasi costo.»

«Anche a costo della vita di Mikaela?» gli domando io sprezzante.

«Steve…» Lui scuote la testa, deglutisce. «Lei sa come funzionano queste cose. Mikaela è il nostro asso nella manica e ci sono troppe vite, in gioco, tra cui una molto importante.»

«E sarebbe?»

«Lucas. Il figlio di Mikaela.»

Un brivido mi percorre la schiena, a quella frase. Lo avevo sospettato, quando l’avevo chiesto a lei non mi aveva risposto. «Quanti anni ha?»

«Ha quattro anni.»

«Mio Dio…» mormoro e scuoto la testa, angosciato. «È davvero piccolo… e dov’è ora?»

«Con il padre, a Detroit.»

Inarco un sopracciglio. «E come mai Mikaela è qui?»

«Ha dovuto fare una scelta, lei è dovuta fuggire, e…»

«No, si fermi un momento. Non posso pensare che una donna come lei abbia lasciato il figlio nelle mani di… un criminale? No, non posso crederci. Chi diavolo è suo marito? Ora voglio sapere tutto, basta!»

Lui si schiarisce la voce. «D’accordo, Steve.» Si sistema sulla sedia, sembra nervoso. «Il nome Johnatan Russo le dice qualcosa?»

«Certo, è un esponente di spicco della mafia americana. Possiede un hotel di lusso a Detroit e…» sento il sangue che mi abbandona il viso. «Johantan Russo è il marito di Mikaela?»

Lui annuisce, senza parlare.

«Cazzo.»

«Già.»

«E lei che ci fa qui? E soprattutto dov’è, ora?»

«Sospettiamo che lui l’abbia trovata, anzi, ne siamo praticamente certi. Stiamo monitorando gli aeroporti, il suo jet privato è decollato questa notte dall’aeroporto di Washington ed è già atterrato a Detroit. Ho già preso contatti con le autorità locali, ma per ora di lei non abbiamo notizie.»

Rabbrividisco. Mi passo una mano nei capelli, nervoso. «Mi spieghi perché si trovava qui.»

«Otto mesi fa sono stato contattato dall’FBI di Detroit. Mikaela aveva preso contatti con loro, aveva assistito all’omicidio di un uomo.»

Annuisco, mentre lo ascolto.

«Era sorvegliata a vista e seguita dopo quel fatto e non se la sentiva di recarsi alla sede di Detroit. Io ho lavorato là durante un operazione alcuni anni fa e il capitano mi ha contattato, chiedendomi un appoggio per nasconderla.» Si sporge in avanti, appoggia i gomiti sulla scrivania. «Con l’aiuto delle autorità locali siamo riusciti a farle lasciare la città e a farla trasferire qui. L’ho nascosta e siccome sapevo che stavano per tornare Michelle e Nick, ho pensato di nasconderla dentro il Dipartimento di Stato, facendole occupare il posto lasciato vacante da Alexandra Dalton. Era un buon espediente, ma poi c’è stato il matrimonio e quella maledetta foto sui giornali.»

«Già, ricordo quella foto.» Aggrotto la fronte, pensieroso. «Quella foto ha fatto sì che lui la trovasse. Ecco perché era così terrorizzata, ora capisco.»

«Era terrorizzata, certo. E non tanto per se stessa, ma per Lucas.»

«E perché lo ha lasciato con il padre? Perché non l’ha portato con lei quando è fuggita?»

«Non poteva.» Scuote la testa e serra le labbra. «Già era difficile organizzare la fuga per lei, gli uomini di Russo sono ovunque. Se si fosse portata dietro il bambino non ce l’avremmo mai fatta e se l’operazione fosse andata storta avrebbero perso la vita entrambi.»

«In che senso?»

«Nel senso che il marito non sapeva che lei era sotto la protezione dell’FBI.»

«Beh, ora deve saperlo, dal momento che ha fatto assassinare due uomini della sua scorta» commento sarcastico.

«Ora lo sa, certo. Per questo l’FBI di Detroit sta per arrestarlo.»

«Ora?»

«Diciamo di sì. Stiamo monitorando i suoi spostamenti e gli uomini di Detroit sono pronti, abbiamo diverse carte da giocare, ci serve solo la migliore. Ho il volo nel pomeriggio, andrò anch’io là per seguire le operazioni.»

«E Mikaela? E suo figlio? Ora che quel criminale lo sa non esiterà a farli fuori, non crede?»

«Io penso di no, invece.» Lui scuote la testa, per la prima volta da quando sono entrato in questo ufficio vedo un sorriso sul suo volto. «Jonathan Russo è un criminale, certo. Ma è anche un calcolatore e sa che siamo sulle sue tracce da molto tempo. Come ha sempre saputo che Lucas sarebbe stata una carta da giocare al momento giusto, per riavere Mikaela al suo fianco. Lui tiene molto alla famiglia unita e a sua moglie, questo è sempre stato il suo scopo. Credo più che sfrutterà Lucas di nuovo, per manipolare la testimonianza di sua moglie a un eventuale processo.»

«E come fa a esserne così certo?»

«Conosco bene quell’uomo, Steve, soprattutto grazie a tutto quello che ci ha raccontato Mikaela in questi mesi. Lei è sua moglie e lo conosce meglio di chiunque altro. E grazie a lei ora lo conosciamo anche noi nello stesso modo.»

Ripenso a lei, alla donna che è. E mi trovo smarrito davanti a tutto questo.

«Ma perché lo ha sposato se sapeva chi era?» domando al capitano.

«Non lo sapeva, allora. Mikaela è una brava persona, Steve, e quando lo ha conosciuto lavorava per lui nel suo hotel, lui l’ha affascinata con la sua eleganza e la sua classe. È rimasto stregato da lei e la voleva per sé, a qualsiasi costo. Le ha raccontato un mare di menzogne a cui lei, donna sola e che si spezzava la schiena da quando era una ragazzina, ha creduto.»

«E quando ha scoperto chi era veramente suo marito?»

«Circa un anno fa, quando ha assistito all’omicidio di un uomo, commesso proprio da Jonathan Russo.»

«E questo l’ha sconvolta, immagino.»

«Sì, ma non solo. Lei ha urlato ed è stata scoperta. Da quel momento non ha più potuto muoversi se non scortata, immagino che Russo abbia intuito che avrebbe potuto danneggiarlo.»

«E come ha contattato l’FBI?»

«Tramite una sua amica, fidata. Ha fatto lei la telefonata, ha mantenuto lei i contatti fino al trasferimento qui a Washington.»

Annuisco, sconvolto. Immagino che quell’amica sia quella di cui mi ha parlato, con cui viveva e che l’ha aiutata a trovare un lavoro.

La penso impaurita, mentre si scontrava con la morte così da vicino. La immagino mentre le crollava tutta la sua vita davanti, preoccupata e in pena per suo figlio, lasciato nelle mani di quell’uomo spietato e crudele.

Ora capisco le sue lacrime, i suoi non posso, il fatto che provasse a dimenticarmi.

E questo me la fa amare ancora di più.

E la preoccupazione per lei, ora, mi divora il petto.

«Pensa davvero che sia ancora viva?» non esito a chiedere al capitano, senza mezzi termini.

«Io sono convinto di sì, Steve.» Si appoggia con la schiena alla poltrona, incrocia le braccia al petto e mi fissa serio.

«Lo spero anch’io, capitano.»

«Mikaela è una donna intelligente, sveglia. Avevamo parlato di questa eventualità ed era molto spaventata al riguardo, ma credo fosse anche pronta ad affrontarla. Ha fatto delle scelte dure nella sua vita, scomode e criticabili. Non tutti avrebbero lasciato là il proprio figlio, ma lei lo ha fatto sapendo che in quella circostanza era il posto dove lui sarebbe stato più al sicuro. Il padre non gli avrebbe torto un capello, troppo concentrato a riportarla a casa. Ha mantenuto il sangue freddo, ha lavorato di logica.»

«E tutto questo per cosa?»

«Per far arrestare Jonathan Russo» sentenzia lui.

«Perché sapeva che era l’unico modo per salvare la vita a lei e a suo figlio.»

«Esatto» annuisce lui. «È stata forte in questi mesi, nonostante i momenti in cui è crollata, come avrebbe fatto qualsiasi essere umano con un cuore. Ho cercato di starle vicino più che potevo, di aiutarla. Ma ora questa donna meravigliosa ha trovato lei, Steve. E credo che questo le darà ancora più forza.»

A quelle parole il cuore mi esplode nel petto. «Lo spero, capitano» commento soltanto con la voce incrinata.

Un bussare deciso alla porta ci interrompe. Ci voltiamo entrambi.

«Avanti!» ordina lui.

Si apre l’anta in legno ed entra un agente in borghese. «Capitano, notizie da Detroit.»

mikaela-freepassion

Mikaela

«Mamma!» il mio piccolo amore corre verso di me, mi inginocchio per abbracciarlo e provo a soffocare le lacrime di gioia che mi annebbiano la vista.

«Tesoro mio, eccomi qui!» lo stringo al mio cuore, inspiro il suo profumo che tanto mi è mancato.

«Lo sapevo che tornavi, che bello!» si arrampica sul mio corpo, si aggrappa al mio collo e mi tiene stretta. «Che bello, mi sei mancata tanto… non andare più via!»

Inizia a piangere, e a quel punto nemmeno io riesco a trattenermi.

Entrambi ci abbandoniamo alla disperazione, alla felicità di poterci toccare di nuovo.

«Non me ne vado, Lucas, non più, tesoro.»

«La mamma da oggi in poi resterà per sempre con noi, amore.» La voce di John mi arriva alle spalle, mi fa rabbrividire.

Per tutto il viaggio in aereo non ci siamo quasi parlati, nell’uscire di casa lui mi ha mostrato i due uomini della sicurezza morti, nell’auto davanti a casa mia. Ho pensato al fatto che la mia copertura alla fine è saltata, ma ho pensato soprattutto alle loro famiglie, alle loro mogli e figli.

E non posso fare a meno di pensare che la causa sono io.

«È vero, mamma?» Lucas si allontana da me, mi guarda in viso con gli occhi gonfi di lacrime. «È vero che resterai con me e papà per sempre?»

«Certo, tesoro.» Lo bacio sulle guance, lo stringo a me. «Certo.»

«La mamma sa come comportarsi, ora. Non è vero, Mikaela?» mi domanda lui alle mie spalle. «Hai imparato la lezione, hai visto che ogni scelta ha le sue conseguenze.»

«Ho visto, John.» Alzo lo sguardo su di lui, lo osservo seria. «Ho visto e ho imparato la lezione.»

«E?»

«E non me ne andrò mai più, non lascerò più te e nostro figlio.»

«Ottimo» commenta lui compiaciuto. «Mi fa piacere che tu abbia capito. Ma vorrei esserne certo, quindi il mio fidato Karl ti farà compagnia, da oggi in poi.»

Sento i passi pesanti di Karl avvicinarsi, il suo uomo migliore. Un energumeno tuttofare, responsabile della sicurezza e di cos’altro non lo so.

Una vera bestia.

«Mi farà compagnia?» mi stacco da mio figlio, mi alzo in piedi mentre lui rimane aggrappato alla mia gamba. «Che significa?»

«Significa che dopo questa tua bravata, moglie… per un bel po’ di tempo tu ti muoverai solo accompagnata da lui. Anche in casa» sibila, con gli occhi che sparano fiamme. «Ovunque. Sono stato abbastanza chiaro?»

Lo guardo negli occhi, quegli occhi che in passato ho amato tanto e che ora riflettono solo il male che alberga nell’uomo che ho di fronte a me.

«Chiarissimo» gli rispondo seria.

«Bene» mi risponde lui deciso. «E ora vai a prepararti, che ci attende una cena. Il nostro Lucas starà bene qui in casa e io e te abbiamo bisogno di festeggiare il tuo ritorno come si deve. Da soli.»

Annuisco, poso un bacio sui capelli di mio figlio e lo guardo con tenerezza. Sono qui con lui, ora, ed è al sicuro. Non conta nient’altro, per me. «Tesoro fai il bravo. Io e il papà andiamo a cena e poi torniamo qui, va bene?»

«Va bene, mamma» mi risponde lui. Mi abbraccia ancora e dopo un attimo sta già andando nella sua cameretta a giocare, sereno.

Sorrido, felice comunque del fatto che il mio ritorno in questa casa ha riportato equilibrio nella vita di Lucas. E costi quello che costi, farò di tutto perché resti sereno.

«Avanti, vai a prepararti» mi ordina la voce di John, riportandomi ai miei doveri di moglie. «Ti ho già preparato il vestito e le scarpe, sono in camera.»

Inarco un sopracciglio. «Sul serio vuoi decidere tu cosa devo indossare?»

Lui si avvicina, minaccioso. «Mikaela, non discutere con me . Stasera farai quello che dico io e basta, è ora di smetterla con le tue bravate e di ritornare al tuo ruolo in questa casa.»

Lo guardo a lungo, so che con lui non c’è da scherzare. L’ho visto all’opera. «Va bene.»

«Brava» mi dice con un sorriso mellifluo. «Così mi piaci.»

Mi cattura le labbra all’improvviso con le sue, invade la mia bocca con la sua lingua, mi bacia avido e possessivo. Rispondo al suo bacio, senza poter fare altro, in realtà. Quando si allontana da me i suoi occhi sono carichi di desiderio. «Avanti, preparati. Ci attende una serata importante. Tutti devono vedere che sei tornata a casa e sei di nuovo al mio fianco.»

BANNER STELLE

Un’ora dopo mi guardo allo specchio della mia camera e osservo l’abito d’argento Armani che lui mi ha chiesto di indossare. Ha una profonda scollatura davanti e scende morbido fino a terra, di una sofficità impalpabile. L’ho abbinato a sandali dello stesso colore, come mi ha chiesto lui, e ho raccolto i capelli sulla nuca, sempre come mi ha chiesto lui.

Sono l’immagine perfetta di una moglie impeccabile, tra l’omertà, lo sfarzo e il lusso sfrenato di un marito mafioso.

«Amore, sei splendida» la sua voce mi arriva alle spalle, mi provoca un brivido gelido lungo la schiena.

Non mi volto, lo osservo a lungo avanzare verso di me riflesso nello specchio, indossa uno smoking dal taglio impeccabile e ha un sorriso soddisfatto sul volto.

«Grazie» gli dico soltanto. «Anche tu stai bene.»

Lui annuisce appena ed è in quel momento che noto la scatola piatta di velluto nero che stringe tra le dita. La apre e prende quello che c’è all’interno, la posa sul cassettone contro la parete e mi si avvicina alle spalle. Osservo le sue mani solleticarmi il collo e portarsi davanti a me, per mostrarmi il motivo per cui mi ha fatto indossare proprio questo abito.

La collana che mi posa sul torace è un qualcosa di sfarzoso, opulento e davvero esagerato.

La osservo mentre me la allaccia dietro alla nuca.

È formata da ametisti enormi, tutti contornati di diamanti. Un giro circonda il collo e al centro un pendente a forma di goccia sostiene tre pendenti: i due laterali sono formati da due ametisti e terminano con tre pietre anch’esse a forma di goccia; quello centrale ne ha altri due piccoli e altre tre gocce che lo completano.

Mi riempie la scollatura dell’abito, seppur molto profonda.

«Ti piace?» mi domanda lui.

«Sì» gli rispondo subito. «È meravigliosa.»

«Apparteneva alla famiglia reale italiana, ci tenevo che la portassi stasera.»

Lo guardo curiosa. «Quindi fa parte della tua collezione personale? Quella che tieni nel caveau?»

Lui sorride, soddisfatto. «Sì, ne sono entrato in possesso due anni fa e aspettavo l’occasione più adatta per fartela indossare. Sai quanto io sia legato all’Italia e quanto ci tenga a dimostrare che tu sei legata a me.»

«E se qualcuno la notasse?» gli domando sperando in cuor mio che accada. «Non pensi sia un rischio?»

«Sai che amo il rischio, amore,» mi dice lui con un sorriso perverso, «ma in questo caso non credo che accadrà. Questa meraviglia è sparita dall’Italia da due anni ormai e dubito che qualcuno la riconosca, soprattutto qui negli Stati Uniti.»

Inspiro e incrocio il suo sguardo nello specchio, è l’immagine del trionfo. Sono al suo fianco, mi ha fatta vestire come un trofeo da esibire per mostrarmi a tutti.

E in cuor mio spero che mi vedano proprio tutti, e spero che la sua eccessiva sicurezza gli si ritorca contro.

BANNER STELLE

La mattina dopo, sento alcuni rumori provenire da un’altra stanza che mi risvegliano dal mio sonno agitato. Guardo il letto, John non è qui con me e la cosa mi sorprende. Ha voluto far sesso stanotte e mi aspettavo che stamattina avrebbe voluto farlo di nuovo come fa sempre, ma non lo vedo qui e capisco che c’è qualcosa di strano.

Mi alzo dal letto e afferro una vestaglia di seta, faccio per dirigermi in casa e sento alcune grida provenire dall’ingresso. Mi precipito fuori dalla camera spaventata e quello che mi si presenta davanti mi lascia a bocca aperta.

«Non potete entrare, questa è proprietà privata!» gridano gli uomini della sicurezza. «Fermatevi!»

«Ci lasci passare, presto!» Intima una voce maschile.

Sento passi intensificarsi e avvicinarsi, noto John fermo in mezzo alla stanza con le mani infilate nelle tasche dei pantaloni. Avverte la mia presenza, si volta a guardarmi e il suo sguardo mi terrorizza. Glaciale, perfido. Spietato.

Noto diversi uomini in borghese e alcuni con giubbetti scuri con la scritta FBI in giallo sul petto, che entrano nel salone e ci circondano.

«Jonathan Russo?» gli chiede uno di loro.

«Sono io» risponde lui sprezzante. Un sorriso perfido gli piega le labbra.

«Lei è in arresto, è accusato di furto di gioielli antichi» sentenzia l’uomo, mentre un altro gli prende i polsi e gli infila un paio di manette.

Lo guardo allibita.

Alla fine tutto gli si è ritorto contro, come speravo qualcuno ci ha visto.

«Lei ha il diritto di rimanere in silenzio» inizia a dire l’agente. «Qualsiasi cosa dirà potrà e sarà usata contro di lei in tribunale. Ha diritto a un avvocato durante l’interrogatorio. Se non può permettersi un avvocato, gliene sarà assegnato uno d’ufficio.»

Lui non risponde. Continua a guardarmi, serio.

Rispondo al suo sguardo, non sapendo cosa provare. Confusione, stupore. Felicità.

«Ha capito i suoi diritti?» chiede l’agente a John, di fronte a me.

«Sì, ho capito» risponde lui.

Mi guarda un’ultima volta prima che gli agenti lo trascinino via.

Osservo la scena che si svolge davanti ai miei occhi con smarrimento, non rendendomi forse conto fino in fondo che è finita davvero.

Lo hanno arrestato, accusandolo di un crimine secondario. Ma con lui in carcere, ora, riusciranno a incriminarlo per altri capi d’accusa, visto che io testimonierò.

Con il cuore colmo di felicità mi dirigo in fretta verso la camera di mio figlio, sperando che non si sia svegliato con tutto quel trambusto. Voglio abbracciarlo e dirgli che andrà tutto bene, voglio stringerlo al mio cuore e spiegargli che avremo una vita serena e felice insieme, da oggi in poi.

Quando apro la porta della sua cameretta lo osservo dormire beato, felice. È tra le lenzuola candide e un sorriso estasiato gli piega la bocca, mi avvicino per svegliarlo, ma mi fermo subito.

Non ha senso turbarlo ancora, non posso interrompere il suo sonno per cercare di spiegargli tutto quello che è accaduto.

Gli faccio una lieve carezza sui capelli e mi allontano silenziosa, chiudo la porta della sua cameretta e vado in bagno.

Mi guardo allo specchio, felice di vedervi riflessa finalmente una donna libera.

Libera e felice di ricominciare a vivere.

Sento ancora l’odore di John addosso, la mia camicia da notte di seta e la vestaglia sono ancora impregnate di quell’orribile sesso che mi ha costretta a fare stanotte e i ricordi mi affiorano alla mente.

Le sue mani che mi stringevano la pelle, la sua bocca che cercava la mia, il suo sesso che mi prendeva e riprendeva, più e più volte.

La nausea, che mi sale ora dalla bocca dello stomaco nel rivivere quanto è accaduto solo poche ore fa.

Con rabbia mi denudo completamente, mi getto sotto la doccia e apro l’acqua bollente, mi frego la pelle con bramosia di togliere tutto quanto, di pulirmi fuori e dentro.

E mentre lo faccio, lacrime liberatorie mi solcano le guance, ma questa volta non sanno di dolore.

Sanno di una felicità immensa.

Di gioia di vivere e di amore.

 

– ARRIVEDERCI A VENERDI’ PROSSIMO – 

Questo racconto inedito a puntate è un’opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo ed esclusivamente sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Samy. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

4 Comments on Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 11° Capitolo

  1. Manu85
    febbraio 23, 2018 at 4:48 pm (7 mesi ago)

    Wow che finale…speriamo che arrivi un Po di sereno adesso
    A venerdì prox
    Bacio

    Rispondi
    • Samy
      febbraio 23, 2018 at 11:29 pm (7 mesi ago)

      Manu speriamo ❤❤
      Se lo meritano…
      Un bacione

      Rispondi
  2. Giacangela
    febbraio 24, 2018 at 4:56 am (7 mesi ago)

    Boh… non mi convince… tutto troppo facile… Beh, a vvenerdì

    Rispondi
  3. Renée
    febbraio 25, 2018 at 6:21 pm (7 mesi ago)

    Lo sguardo glaciale di John……non promette nulla di buono! Temo il prossimo capitolo, so che succederà qualcosa, lo sento! Samy, che dire…. Non ci resta che attendere e sperare in meglio! Meritano di stare insieme, Steve e Mikaela! Noi li vogliamo insieme a far faville!!!!!!! A venerdì,tesoro!

    Rispondi

Leave a Reply