Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 12° Capitolo

Qualche tempo, scorrendo i vari commenti sui social inerenti a questo racconto di Samy avevo letto: “mancano ancora troppi capitoli alla fine, non ci credo che sia già tutto rose e fiori, di sicuro hai altro in programma per farci soffrire”.

image

La frase non è proprio la stessa, parola per parola, ma più o meno simile, ma chiunque tu sia, devo ammettere che conosci molto bene la nostra “perfida”, perché la vera battaglia, per Steve e Mikaela, inizia solo adesso.

E dovranno combattere d’astuzia per arrivare a raggiungere la tanta agognata felicità.

Mettetevi comode e che giochi abbiano inizio…

Buona Lettura 

19190805_1037849139684936_194748215_n

-PLAYLIST-


PROLOGO —-
Capitolo 1 – TANGO SANTA MARIA Gotan Project
Capitolo 2 – TIME IS RUNNING OUT Muse
Capitolo 3 – YOU’RE MY EVERYTHING Santa Esmeralda
Capitolo 4 – SHAPE OF YOU Ed Sheeran
Capitolo 5 – WHAT ABOUT US Pink
Capitolo 6 – PURPLE RAIN Prince
Capitolo 7 – LOVE IS A TEMPLE Mario Biondi
Capitolo 8 – NOTHING’S GONNA HURT YOU BABY Cigarettes After Sex
Capitolo 9 – MORE THAN WORDS Extreme
Capitolo 10 – ALL OF ME John Legend
Capitolo 11 – SEXY BACK Justin Timberlake
Capitolo 12 – TWENTY ONE PILOTS Heathensn
Capitolo 13 – STAIRWAY TO HAVEN Led Zeppelin
Capitolo 14 – F.O.D. Green Day
Capitolo 15 – LOVESONG The Cure
Capitolo 16 – ROMEO & JULIET Dire Straits
EPILOGO —-

LA PLAYLIST DEL RACCONTO E’ DISPONIBILE SUL CANALE YOUTUBE E CONDIVISIBILE SUI SOCIAL ANDANDO QUI

19190805_1037849139684936_194748215_n

– PERSONAGGI –

veritànascoste

-STEPHEN MARSHALL (STEVE) 40 anni, Procuratore distrettuale

-GREGORY CARTER (GREG) 38 anni, Sostituto procuratore

-CLARK KENT 36 anni, Assistente procuratore

19190805_1037849139684936_194748215_n

Capitolo 12

mikaela-freepassion

Mikaela

Quando esco dal bagno mi sento una donna rinata.

Ho indossato una tuta da ginnastica morbida, mi sono pettinata a lungo i capelli e sono senza trucco. Oggi mi aspetta una giornata da mamma, con mio figlio.

In casa regna ancora il silenzio, e questo significa che Lucas sta ancora dormendo. Sorrido e senza nemmeno prestare troppa attenzione a quello che accade intorno a me mi dirigo subito nella sua cameretta.

Ma non appena apro la porta il mio cuore si ferma.

Il suo lettino è vuoto, le coperte scostate e di lui non c’è più nessuna traccia.

«Lucas!» chiamo forte. «Amore, dove sei?»

Esco dalla sua camera, in preda a una paura che a mano a mano che avanzo nell’appartamento diventa terrore allo stato puro.

«Lucas!» grido disperata. «Lucas!»

Apro le porte di entrambi i bagni, corro in cucina tra gli sguardi delle donne di servizio e degli uomini della sicurezza.

Nessuno muove un muscolo, nessuno mi chiede cosa stia succedendo e questo mi terrorizza sempre di più. Un terribile sospetto mi travolge la mente.

Sanno tutti cos’è accaduto mentre io ero sotto la doccia, ma nessuno non vuole o non può parlare.

E ne ho conferma quando torno in salone: Karl mi sta fissando, seduto al tavolo da pranzo, al centro della stanza. La sua bocca è piegata in un sorriso beffardo.

«Karl, che ci fai qui?» gli dico in preda al panico. «E dov’è mio figlio?»

«Credi che John non abbia dato disposizioni al vostro personale di lasciarmi entrare qui ogni volta che io voglia farlo?» mi risponde con perfidia. Ride, sotto i baffi. «Tuo figlio è dove lui mi ha chiesto di portarlo e dove tu non lo troverai mai.»

«Cosa? Ma perché?» gli chiedo e mi porto una mano sulla gola, cercando un modo per riuscire a respirare. «Non potete farlo! È mio figlio, è solo un bambino…»

«Fai quello che ti dirà lui e lo riavrai, Mikaela» mi dice minaccioso. «Altrimenti se gli accadrà qualcosa sarà solo colpa tua.»

E a quel punto la disperazione mi travolge, facendomi sprofondare nel buio.

BANNER STELLE

Bevo a forza un sorso di caffè caldo, poso la tazza in ceramica sul tavolo della sala da pranzo e osservo il liquido scuro ondeggiare piano all’interno.

Mio figlio è scomparso, John me lo ha portato via e io sto continuando a chiedermi che razza di madre sono.

So che in questi mesi è stato bene qui a casa, ho parlato con il personale di servizio ieri sera e mi hanno assicurato che non gli è mancato nulla, ma del resto ero certa che su questo John non avrebbe fatto passi falsi, come spero non li farà ora.

E ne ero certa perché in quest’ultimo anno ho imparato a ragionare con la sua mente da calcolatore, ho imparato a interpretare i suoi pensieri, a prevedere le sue mosse. Finalmente tutte le cose oscure del passato, i suoi movimenti senza spiegazioni, i suoi viaggi misteriosi… alla fine avevano un senso e tutto aveva una spiegazione logica.

E se volevo salvarmi, ma soprattutto volevo salvare mio figlio, l’unica soluzione era quella di farlo marcire in galera, a ogni costo.

«Signora Russo, non vuole mangiare qualcosa?» Sophie, una delle cameriere, mi guarda dispiaciuta e io osservo i due pancake nel mio piatto, ancora intatti.

«No, grazie.» La guardo comprensiva, le faccio un lieve sorriso. «Sono a posto così.»

«Ma nemmeno ieri sera ha mangiato…»

«Non importa, sto bene.» Spingo con due dita il piatto verso di lei. «Ti ringrazio, cara.»

Lei annuisce, prende il piatto e torna in cucina, senza più dire nulla.

Alzo lo sguardo e osservo l’uomo di fronte a me, che mi occupa tutta la visuale.

Karl è un bestione enorme, con un’espressione terrificante. Non oso immaginare quanti uomini può avere ucciso e non oso immaginare cosa sia pronto a fare per proteggere John. Sapere che mio figlio ieri era nelle sue mani mi ha spaventata a morte.

E ora sono qui da sola, senza più il capitano Mitchell e soprattutto senza più il mio amore, al mio fianco.

Steve.

Mi manca da morire, lo vorrei accanto a me, vorrei chiedergli cosa devo fare ora, vorrei tanto che mi aiutasse.

Vorrei tanto avergli detto tutto.

Che stupida che sono stata… lui avrebbe potuto aiutarmi davvero, aveva terribilmente ragione.

E io torto.

«Sei pronta?» mi domanda all’improvviso Karl con voce bassa.

«Sì, possiamo andare.» Mi alzo in piedi e mi liscio il tailleur Armani grigio chiaro che ho indossato questa mattina. La stoffa pregiata mi accarezza le dita, tornare qui in questa casa ha significato anche riprendere possesso del mio vecchio guardaroba di alta moda.

Ma se un tempo ero rimasta abbagliata da queste cose ora non lo sono più.

Persino i miei bellissimi abiti mi danno la nausea.

Karl mi fa un cenno verso la porta, prendo la mia Prada nera e mi avvio, seguita da lui. Ce l’ho sempre attaccato come un’ombra, non mi lascia un istante. Questa notte mi ha persino chiusa a chiave in camera.

Per fortuna ha almeno la decenza di non seguirmi in bagno, ma questa credo che sia una disposizione di John, conosco la sua gelosia morbosa. E ancora mi chiedo come mai non abbia praticamente detto nulla su Steve, se non quel piccolo accenno a casa mia a Washington, quando mi ha prelevata per riportarmi qui.

Tremo al pensiero di quello che sarebbe capace di fargli e un brivido gelido mi percorre la schiena.

Morirei se gli succedesse qualcosa.

Inspiro profondamente per farmi forza e ricacciare via i miei pensieri angoscianti. Alzo lo sguardo ed esco dall’appartamento insieme a Karl, entriamo nell’ascensore privato e con velocità scendiamo nel parcheggio dell’hotel.

Saliamo sulla Cadillac Escalade di John e usciamo in strada, Karl guida e io sono dietro di lui. Accende lo stereo e le note della dannata musica che piace a lui invadono l’abitacolo. Sceglie sempre canzoni violente o terrificanti, oggi si ferma su Twenty One Pilots degli Heathens. Un brivido mi percorre la schiena quando alza il volume e le note dolci e lente mi entrano nel sangue. Inspiro, in carenza di ossigeno, e mi guardo intorno mentre lui si ferma per immettersi nella 3rd Avenue. Osservo con tristezza la vita normale che scorre per le strade, così lontana dalla mia.

E lo vedo.

Dall’altra parte della strada, appoggiato a una berlina scura, c’è lui.

Steve.

Spalanco gli occhi, mi si ferma il respiro. Il cuore mi batte all’impazzata nel vedere così vicino al mio inferno l’uomo che amo.

Quindi sa tutto, ora.

Deve essere stato il capitano Mitchell, deve avergli detto tutto… mio Dio, che penserà di me? L’auto si muove, Karl si immette in strada e con la coda dell’occhio vedo Steve salire sull’auto, intuisco che ci voglia seguire.

Cerco di rimanere indifferente, mentre dentro di me si sta scatenando una tempesta di emozioni.

Ho paura, ma la sua presenza qui accende una luce di speranza in me, dopo tanto tempo. Non mi sento più sola, lo sento al mio fianco, vivo e forte. Mi sento amata e protetta. E ora più che mai voglio andare fino in fondo, per prendermi la vita che merito.

Che meritiamo io e mio figlio.

Karl sfreccia tra il traffico mattutino della città e in pochi istanti raggiungiamo il palazzo in vetro e cemento dove si trova lo studio legale Morgan & Thomas: gli avvocati senza scrupoli di John con i quali ho appuntamento questa mattina.

Karl parcheggia e scendiamo in strada, controllo intorno a me senza che lui se ne accorga e noto la berlina scura dove a bordo c’è Steve parcheggiata dall’altra parte della strada. Inspiro profondamente ed entro con lui nell’edificio, saliamo fino al dodicesimo piano e veniamo annunciati dalla centralinista, che ci invita subito a percorrere il corridoio nel quale sono già stata in passato.

Arrivo davanti alla porta della sala conferenze, circondata da vetrate. Noto che all’interno c’è un solo avvocato, Morgan. Entriamo subito, sia io che Karl.

«Signora Russo, buongiorno.» Fa un cenno a Karl, che gli risponde allo stesso modo. «Accomodatevi pure. Gradite qualcosa, una tazza di caffè?»

«No, grazie.» Scuoto la testa, Karl fa altrettanto.

«Nel caso in cui cambiate idea, non dovete fare altro che chiedere.» Si siede, si appoggia con la schiena alla grande poltrona in pelle e mi guarda con intensità.

«Mi dica perché mi ha convocata qui stamattina, avvocato» gli domando subito, senza mezzi termini.

«Non è cambiata, signora Russo, sempre molto diretta ed efficiente. Vediamo di affrontare subito l’argomento senza remore, allora.» Mi sorride, con una strana espressione sul viso. «Suo marito è stato arrestato, ieri, e come può immaginare mi ha contattato e sono subito corso da lui.»

«Certo.»

«Bene.» Annuisce. «Dovrò difenderlo da questa ridicola accusa di furto, e sarà un gioco da ragazzi, ma quello che temo di più è che la Procura userà questa faccenda per cercare di incriminare suo marito con l’accusa di associazione a delinquere, e soprattutto di omicidio

Rimango impassibile, in attesa delle sue parole.

«Vede, signora Russo, ho deciso una linea da seguire con suo marito e ne abbiamo parlato insieme. Lei sarà il mio testimone principale, siederà al banco degli imputati e dichiarerà che suo marito è un uomo onesto, che lavora sodo e che non ha mai commesso nessun reato.»

La sua frase mi fa capire che sa tutto quello che è successo, mi sfugge un sospiro stizzito. «Quindi mi state chiedendo di commettere spergiuro.»

«Certo.» Mi sorride lui, mellifluo. «Se tiene alla vita di suo figlio e a quella del suo amante, il Procuratore Stephen Marshall, sì.»

Il respiro mi muore in gola, mi aggrappo con le mani al tavolo, per non crollare. «Come, scusi?»

«Se lei dovesse testimoniare contro suo marito, e lui dovesse finire in galera, o peggio… che senso avrebbe per lui mantenere in vita la famiglia? Ci pensi.»

Stringo le labbra, pensando e ripensando a come posso fare.

«E le ricordo che Lucas è nelle mani di suo marito, signora Russo» continua duramente. «Questa volta i giochi sono conclusi, non ha possibilità di fuggire o di commettere qualche altra bravata. In più, se lei testimonierà a favore di suo marito, lui le garantisce che non torcerà un capello né a Lucas, né al Procuratore Marshall.»

Un incubo, ecco cos’è.

Ho cercato di prevedere le sue mosse, di ragionare con la sua testa, ma è impossibile. Lui è troppo crudele, troppo potente. Non posso.

Un groppo in gola mi impedisce quasi di respirare, guardo negli occhi l’avvocato Morgan e poi Karl, sento che sto sbiancando in viso.

L’avvocato Morgan mi sorride. «Ci pensi, signora Russo. So che deciderà per il meglio.»

Un improvviso bussare alla porta ci interrompe, lui guarda irritato la persona che sta per entrare. «Avanti!» Osserva la sua segretaria, con lo sguardo truce. «Che c’è, avevo detto che non volevo essere disturbato.»

«Mi scusi avvocato, ma c’è il Procuratore di Detroit, Amanda Carrington. Ha chiesto un incontro per il processo Russo, dice che è urgente.»

Lui inarca un sopracciglio. «Ma guarda un po’ che coincidenza.» Sorride, mi osserva per un secondo. «Aspetta qualche minuto, qui abbiamo quasi finito. Poi puoi farla accomodare, va bene?»

«Certo.» La segretaria richiude la porta, la sala ripiomba di nuovo nel silenzio.

Mi guardo intorno, un movimento attira la mia attenzione, oltre la vetrata.

Noto una sagoma, si tratta di un uomo che mi sta guardando e un leggero senso di inquietudine mi schiaccia il cuore. Senza farmi troppo notare lo osservo con la coda dell’occhio, e la cosa che mi colpisce sono due occhi penetranti occhi azzurri che mi fissano con insistenza.

Occhi che conosco bene, occhi che amo tanto.

Steve è qui.

Mi fa un cenno con la testa, poi sparisce. Riporto lo sguardo sull’avvocato, inspiro profondamente.

«Allora la lascio, avvocato. Ho già riflettuto su quello che devo fare, può dire a John che può stare tranquillo.» Mi alzo in piedi, lui fa altrettanto e mi porge la mano, che stringo per un saluto veloce, soffocando il ribrezzo che mi scatena il contatto con la pelle di quell’uomo.

«Lo farò, signora Russo» mi dice soddisfatto. «Non avevamo dubbi che lei avrebbe capito.»

Annuisco, lo saluto e lascio la sala, a fianco di Karl.

Mi volto verso di lui, quando vedo il cartello della toilette. Steve non può che essere lì, è l’unico posto dove possiamo parlare senza essere visti o sentiti.

«Puoi scusarmi, un momento? Dovrei andare in bagno» dico a Karl, seria.

«Certo» mugugna lui. «Ma fai in fretta.»

«Sì.» Gli volto le spalle ed entro, appena si richiude la porta una mano mi si posa sulle labbra e un braccio mi circonda la vita. Mi stringe forte e a me manca il respiro per il terrore.

«Tranquilla, amore. Sono io» mi sussurra all’orecchio la voce dell’uomo che amo.

E il mio cuore riprende a battere.

steve - freepassion

Steve

Lascio la presa con lentezza, la giro verso di me e incontro i suoi occhi.

Sono pieni di disperazione, di angoscia. E io voglio alleviarla, costi quello che costi.

Mi poso l’indice sulle labbra e la trascino in un bagno libero, chiudo a chiave. Per fortuna sono bagni chiusi fino in alto, possiamo parlare tranquillamente senza che nessuno possa sentirci.

Anche se ora, in realtà, non ho molta voglia di parlare.

La stringo a me e le catturo le labbra con un bacio, la prendo per la nuca e la divoro, come per risucchiare tutta la sua paura e trattenerla dentro di me.

Come per farle capire che io ci sono e sono qui per lei, per combattere con lei.

Si aggrappa a me, risponde al mio bacio famelica, aderisce con il suo corpo magnifico al mio. Ci stringiamo l’uno all’altra disperati, ci aggrappiamo alla speranza che nasce dal nostro stare insieme.

Quando mi stacco dalle sue labbra siamo entrambi senza fiato.

«Amore» le mormoro «ma perché non me ne hai parlato? Di me potevi fidarti, ti avrei aiutato!»

«Steve» mi sussurra lei «erano mesi e mesi che vivevo nascosta, braccata… raccontando verità che non erano le mie, tenendo nascosto ciò che era la mia vita… cerca di capirmi, sei arrivato all’improvviso e io vivevo perennemente in una tale angoscia che ho solo pensato di non trascinarti con me, mi sono detta che prima o poi tutto sarebbe finito e ti avrei raccontato tutto… ti prego, perdonami…» mi supplica con la voce incrinata.

«Perdonarti?» mi dice con un sorriso e gli occhi lucidi. «Cosa dovrei perdonarti, sentiamo! Il fatto di essere una donna coraggiosa, una madre che si è sacrificata per suo figlio?»

Mi guarda con tenerezza. «Mi dispiace non averti detto di lui.»

«Parleremo di tutto, Miki, tranquilla.» Le prendo il volto tra le mani, la guardo negli occhi con determinazione. «Tutto questo finirà, siamo organizzati e pronti a tutto. Ma tu devi stare attenta, mi raccomando. Cosa ti ha detto l’avvocato?»

Gli occhi le si riempiono di lacrime. «Mi ha detto che devo negare tutto al processo, altrimenti non esiteranno a far del male a Lucas e… a te.»

Annuisco, me l’aspettavo. «E Lucas dov’è?»

«Non lo so» scuote la testa, chiude gli occhi e li riapre. Una lacrima le solca la guancia. «John lo tiene nascosto, non so dove sia.»

Stringo gli occhi. Questo è un problema.

«Senti, ora tu devi stare tranquilla, va bene?» le mormoro prima di posarle un bacio lieve sulle labbra. «Per ora stai al suo gioco, fai quello che ti chiede. Nel frattempo noi lo troveremo, Miki. Te lo prometto.»

«Me lo prometti? Davvero?» mi chiede angosciata.

«Sì.» La bacio di nuovo e le sorrido. «Ma fino ad allora devi fare quello che ti dice, mi raccomando. Non fare passi falsi e non rischiare. Siamo intesi?»

Annuisce, si asciuga la guancia con il dorso della mano. «Starò attenta.» Mi abbraccia di slancio, la stringo a me. «Sono felice che tu sia qui.»

«Lo sono anch’io, amore mio.» Le bacio i capelli, con tenerezza. «E finito tutto questo ti riporterò a casa, promesso. Tu e Lucas verrete a casa con me.»

Si allontana e spalanca gli occhi. «Dici sul serio?»

«Mai stato più serio in vita mia» le dico con un sorriso smagliante. «E ora vai, avremo tempo per parlare. Quell’energumeno tra un po’ entra qui e non credo che potremo giustificare la mia presenza facilmente.»

Annuisce, con un lieve sorriso. «Ciao, amore» mi dice soltanto.

«A presto» le rispondo io.

Si avvicina di nuovo a me e mi regala un ultimo bacio, prima di uscire in corridoio.

La porta si richiude e io aspetto ancora qualche minuto, inebriato dal suo profumo e dal calore della sua pelle, che sento incollati addosso. Ripenso a quello che le ho detto, al fatto che riporterò a casa entrambi.

Durante il viaggio in aereo di ieri e durante la notte ho pensato tanto a questa eventualità e dentro di me so che la voglio. Lei mi ha illuminato la vita, è una donna meravigliosa e sono profondamente innamorato di lei.

Non ho nessuna intenzione di lasciarmela scappare e suo figlio è parte di lei, senza ombra di dubbio. E il mio cuore non vede l’ora di conoscerlo.

Quindi la soluzione è solo una.

Mi toccherà sposarmela.

Trattengo un sorriso ed esco in corridoio, Miki e quell’uomo se ne sono andati. Mi aggiusto la cravatta e mi avvio verso la sala conferenze dov’erano loro, busso alla porta in cristallo e l’avvocato di Russo mi guarda incuriosito.

Mi invita a entrare, lo faccio e con un sorriso beffardo mi presento. «Buongiorno, sono il Procuratore del distretto di Columbia, Stephen Marshall, scusate per il ritardo.»

Il Procuratore Distrettuale Amanda Carrington mi sorride. «Come le avevo detto, avvocato Morgan, le due procure si sono coordinate, il processo lo seguiremo insieme.»

Lui sorride, beffardo, senza nemmeno salutarmi. «Non avete nulla in mano. So dove volete arrivare.» Mi guarda ostile, mentre mi siedo di fronte a lui e a fianco della mia collega.

«Lei non sa proprio nulla, avvocato» ribatto io. «E le assicuro che in mano abbiamo molte prove che incastreranno il suo assistito.»

«Ma davvero?» ribatte lui sarcastico. «Lei crede di avere delle prove, procuratore Marshall. Ma deve stare molto attento a usarle. Ci sono in gioco molte vite, in questo processo.»

«Compresa la mia?» gli chiedo con astio.

Amanda si volta di scatto a guardarmi.

Immagina che io e Miki ci siamo detti qualcosa, prima, e credo abbia già intuito di cosa si tratta.

L’avvocato Morgan sorride. «Questo incontro è concluso, vi prego di accomodarvi all’uscita. Sapete la strada.» Si alza in piedi e ci invita ad andarcene, con un gesto della mano.

«Ottimo.» Amanda si alza in piedi, così come faccio io. «Ci vedremo domani mattina in tribunale, allora.»

Gli voltiamo le spalle e ce ne andiamo subito, senza dire altro.

Io e la mia collega non ci rivolgiamo nemmeno la parola durante tutto il tragitto, aspettiamo di essere in macchina e prima di partire è lei la prima a parlare.

«Allora, deduco che tu sia riuscito a parlarle, che cosa ti ha detto?» mi domanda preoccupata.

«Deve testimoniare a favore del marito, giurare il falso al processo.» Sbuffo dal naso, mi sfugge un sorriso sarcastico. «Altrimenti John farà uccidere Lucas e anche me.»

«Oh, merda» commenta lei. «Sappiamo dov’è Lucas?»

Scuoto la testa, amareggiato. «No. Lui lo tiene nascosto» le dico serio. «In pratica ci ha fregato, Amanda. Il nostro unico testimone, il nostro asso nella manica, è bruciato.»

«E ora che facciamo, che strategia adottiamo?»

«Non lo so.» Stringo gli occhi, la guardo serio. «Ma la prima cosa da fare è trovare quel bambino.»

 

– ARRIVEDERCI A VENERDI’ PROSSIMO – 

Questo racconto inedito a puntate è un’opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo ed esclusivamente sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Samy. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

3 Comments on Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 12° Capitolo

  1. Manu85
    marzo 2, 2018 at 10:12 pm (10 mesi ago)

    Sembrava troppo bello per essere vero e stato troppo facile il suo arresto…spero solo che il piccolo stia bene e che lo trovino presto…
    A venerdì prox

    Rispondi
  2. Samy
    marzo 3, 2018 at 5:44 am (9 mesi ago)

    Ciao Manu ❤
    Abbiamo ben due procure al lavoro, speriamo riescano a incastrarlo…
    Ti abbraccio forte e grazie ❤❤❤

    Rispondi

Leave a Reply