Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 13° Capitolo

 Sono in viaggio, direzione Milano, per un weekend interamente dedicato ai libri e ad amiche che condividono con me questa passione; ma come un bravo soldatino penso anche a voi e, mentre sono in treno, scrivo queste poche righe che vi faranno da intro al capitolo di oggi, per il nostro ormai immancabile appuntamento con l’affascinante procuratore Marshall.

Anche oggi ci saranno momenti carichi di tensione per i nostri protagonisti, ma Steve non si perde d’animo per riuscire a trovare una soluzione per i guai della sua bella.

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Mentre io e Samy siamo in giro a far danni, voi godetevi la nuova puntata.

Baci e…

Buona Lettura 

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-PLAYLIST-


PROLOGO —-
Capitolo 1 – TANGO SANTA MARIA Gotan Project
Capitolo 2 – TIME IS RUNNING OUT Muse
Capitolo 3 – YOU’RE MY EVERYTHING Santa Esmeralda
Capitolo 4 – SHAPE OF YOU Ed Sheeran
Capitolo 5 – WHAT ABOUT US Pink
Capitolo 6 – PURPLE RAIN Prince
Capitolo 7 – LOVE IS A TEMPLE Mario Biondi
Capitolo 8 – NOTHING’S GONNA HURT YOU BABY Cigarettes After Sex
Capitolo 9 – MORE THAN WORDS Extreme
Capitolo 10 – ALL OF ME John Legend
Capitolo 11 – SEXY BACK Justin Timberlake
Capitolo 12 – TWENTY ONE PILOTS Heathensn
Capitolo 13 – STAIRWAY TO HAVEN Led Zeppelin
Capitolo 14 – F.O.D. Green Day
Capitolo 15 – LOVESONG The Cure
Capitolo 16 – ROMEO & JULIET Dire Straits
EPILOGO —-

LA PLAYLIST DEL RACCONTO E’ DISPONIBILE SUL CANALE YOUTUBE E CONDIVISIBILE SUI SOCIAL ANDANDO QUI

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– PERSONAGGI –

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-STEPHEN MARSHALL (STEVE) 40 anni, Procuratore distrettuale

-GREGORY CARTER (GREG) 38 anni, Sostituto procuratore

-CLARK KENT 36 anni, Assistente procuratore

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Capitolo 13

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Steve

«Causa numero 15372, lo stato contro Jonathan Russo. L’accusa è di furto aggravato di gioielli antichi.» Una voce bassa risuona nell’aula e dà inizio all’udienza preliminare che mi vede al fianco della procura del Michigan.

Mi volto verso Amanda, è tesa come la corda di un violino. Io non potrò intervenire, ma posso assisterla durante il processo, e a qualsiasi costo quell’uomo oggi non dovrà uscire.

Osservo il giudice Andrew Mallory, un uomo di mezza età noto per essere scrupoloso e molto fiscale. Potrebbe giocare a nostro favore, questa sua caratteristica, se saremo bravi.

«Come si dichiara l’imputato?» chiede lui all’improvviso e abbassa lo sguardo, per osservare il banco della difesa.

«Non colpevole, Vostro Onore» risponde con prontezza l’avvocato Morgan. «Il gioiello in questione è una collana che è stata vista al collo della signora Russo, che si ritiene sia un gioiello appartenuto ai reali d’Italia, molto antico. Il mio assistito è stato accusato di esserne entrato in possesso illegalmente, in quanto la collana è scomparsa circa due anni fa da un museo, rubata. Ma il gioiello in questione è stato ritratto solo in foto al collo della signora Russo, non è stato trovato a casa loro e non è certo che si tratti proprio di quella collana. Le accuse sono infondate.»

«Se le accuse sono infondate sarà la corte a stabilirlo, avvocato Morgan» ribatte lui. Si volta a guardarci. «L’accusa dispone di prove sufficienti per l’incriminazione?»

«Assolutamente sì, Vostro Onore» risponde Amanda. «La collana in questione è molto particolare, inconfondibile. Si vede chiaramente dalle fotografie scattate dagli agenti che erano al ristorante, non c’è il minimo dubbio che si tratti del gioiello rubato. Anzi, a tal proposito chiediamo che non venga fissata la cauzione.»

«È assurdo!» esplode Morgan. «Per un’accusa di furto?»

«Avvocato Morgan, si calmi e lasci decidere a me.» Il giudice Mallory lo fissa con un’espressione truce, poi si rivolge di nuovo a noi. «La motivazione?»

«Non è stato ancora trovato il gioiello, Vostro Onore, e se l’imputato uscisse sotto cauzione siamo convinti che lo farebbe sparire.» Amanda si schiarisce la voce. «In più, c’è la concreta possibilità che lui si dia alla fuga.»

Lui aggrotta le sopracciglia. «Addirittura alla fuga?»

«Sì, Vostro Onore. E anche se venisse fissata una cauzione molto alta, l’imputato può permettersi di pagarla, quindi non servirebbe a nulla» continua Amanda decisa. «Riteniamo che sia di vitale importanza che il signor Jonathan Russo rimanga in carcere, fino all’inizio del processo.»

Il giudice la osserva per qualche minuto, in silenzio. Sa chi è l’imputato, sa cosa significa scarcerarlo. Certo può dirigere i suoi uomini anche dal carcere, ma una volta fuori agirebbe indisturbato.

«Il valore del gioiello?» domanda all’improvviso lui ad Amanda.

«È una collana di oro bianco, diamanti e ametisti, il suo valore è inestimabile. Si parla di cinquanta milioni di dollari» comunica lei, senza esitazione. Un forte brusio si leva alle nostre spalle.

«Una cifra davvero considerevole» ribatte il giudice «e questo mi porta a pensare che come ha detto lei, procuratore, qualsiasi cauzione non avrebbe senso.»

Un sensazione di trionfo mi invade il petto, il viso di Amanda si illumina.

«Ma Vostro Onore!» esclama Morgan. «Il mio imputato ha affari, aziende, dipendenti che devono essere stipendiati, non può attendere in carcere i tempi del processo! Si tratta di furto, non di un reato grave! Credere che si dia alla fuga, con tutte le sue responsabilità, ha dell’incredibile!»

«Sono convinto che il signor Russo avrà anche uomini di fiducia che potranno sostituirlo, quindi è deciso» sentenzia in modo solenne. «L’imputato dovrà difendersi dall’accusa di furto aggravato al processo penale che si terrà in quest’aula, tra due settimane. Nel frattempo, resterà in carcere, perché non intendo fissare la cauzione.»

Esulto e stringo la mano di Amanda, al mio fianco. Con la coda dell’occhio noto lo sguardo del giudice, severo e burbero, verso di noi.

«Sai» mi avvicino a lei, le parlo all’orecchio. «Credo che Mallory sappia chi abbiamo tra le mani e sappia anche che un’occasione così, difficilmente si presenterà ancora.»

«Lo penso anch’io, Steve» mi sussurra lei, prima di prendere la sua ventiquattrore e dirigersi con me verso l’uscita.

Mi volto verso Russo, che sta parlando con il suo avvocato mentre gli agenti di polizia lo stanno ammanettando per portarlo via. Lui mi guarda e mi incenerisce con lo sguardo, come se volesse uccidermi. Mi scappa un lieve sorriso, al pensiero che ho di fronte uno dei criminali più spietati che io abbia mai visto e che avremo l’opportunità di sbatterlo al fresco per il resto dei suoi giorni.

Distolgo lo sguardo da lui e a grandi falcate lasciamo l’aula, non appena ci troviamo in corridoio incontriamo il capitano Mitchell.

«Capitano, novità?» gli domando subito.

«Purtroppo nessuna, sto aspettando il mandato per la perquisizione a casa di Russo. Oltre a cercare la collana, potrebbe emergere qualcosa sul bambino» commenta lui incamminandosi con noi.

«Non credo che il bambino sia lì» dice Amanda e scuote la testa. «Russo è furbo, credo di più che l’abbia dato in custodia a qualcuno che lo conosce e che lo terrà al sicuro.»

«Su questo non ho dubbi» continua il capitano «è la sua unica carta da giocare, la testimonianza di Mikaela è l’unica cosa che potrebbe salvarlo.»

Miki.

Chissà dov’è, ora.

Chissà se ha paura, se si sente sola e se le manco almeno quanto lei manca a me.

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Mikaela

«Va bene, glielo dico subito, avvocato.» Karl riattacca il telefono, alle mie spalle.

Sento i suoi passi avvicinarsi, mentre annaffio le rose sul balcone del lussuoso appartamento in cui ho vissuto tanti anni, ma che ora non sento più nemmeno casa mia.

«John è rimasto dentro, il giudice non ha fissato la cauzione» bofonchia lui.

Chiudo gli occhi e inspiro di sollievo, il mio Steve sta facendo un ottimo lavoro.

È un passo importante, una piccola vittoria che hanno ottenuto, spero la prima di molte altre.

Chissà se sono sulle tracce di Lucas. Non so nemmeno dove sia e nonostante io sia convinta che stia bene, questa attesa mi sta facendo impazzire.

«Non dici nulla?» mi sprona Karl, alle mie spalle.

Vuoto l’innaffiatoio nell’ultimo vaso e mi giro a guardarlo. «Che vuoi che ti dica? Non mi importa di nulla e di nessuno, Karl. Non più. Voglio solo riavere mio figlio.»

Lui fa un sorriso sprezzante. «Ingrata.»

Inarco un sopracciglio. «Ingrata, hai detto?»

«Sì» ringhia lui. «Oserei dire anche stronza e infame! Se vivi nel lusso lo devi a John, non ti ha mai fatto mancare nulla, né a te né a quel moccioso di tuo figlio!»

Scuoto la testa, lo oltrepasso ed entro in casa.

«Sai che è così» mi dice lui e mi segue all’interno. «Ti ha sempre venerata, amata e viziata. E tu lo hai ripagato con il tradimento, scappando e rifugiandoti all’FBI! Io te lo dico, Mikaela: non so perché tu sia ancora in vita.»

«A volte me lo chiedo anch’io, sai?» sibilo sprezzante e mi giro a guardarlo. «Non so perché John non ci abbia ancora uccisi, me e Lucas. In realtà non so nemmeno cosa ci aspetta, una volta terminato il processo.»

«Ti aspetterà quello che meriti» ringhia lui e si avvicina a me, minaccioso.

Ho paura di lui, una paura folle. Ma la disperazione di questi ultimi mesi e il terrore di perdere mio figlio vanno oltre tutto quanto. Lascio cadere l’annaffiatoio in terra, che con un tonfo risuona in tutto l’appartamento.

«Avanti, Karl! Fallo, no? Non c’è nessuno e sembrerà un incidente. Cosa aspetti?» lo minaccio, alzando la voce.

«Sei soltanto una lurida troia, lo sai, vero?» si avvicina e mi circonda il collo con una mano. Stringe. «Sai che non posso torcerti nemmeno un capello se non è lui a ordinarmelo e credimi… lo farei molto volentieri.»

«Fallo» gli dico con la voce strozzata.

«Quando sarà il momento giusto, Mikaela. Quando lui me lo ordinerà sarò io a farlo, stanne certa. Ho ucciso tante di quelle persone che non puoi nemmeno immaginare e non ho provato mai nulla, ma uccidere te sarà un vero piacere.» Sorride sadico, mi scruta il viso a lungo e il suo alito caldo mi invade la pelle, provocandomi disgusto. «Sei una schifosa calcolatrice, ma John è più furbo di te. Ha previsto tutto, ogni tua mossa e ogni tuo possibile errore. E anche la tua fine e quella di tuo figlio!»

«Bastardo!» cerco di gridare in preda alla rabbia. «Non toccherai mio figlio, non la passerai liscia!» Mi dimeno per cercare di sfuggire alla sua presa, ma la sua mano marmorea mi stringe sempre di più la pelle del collo, i suoi occhi diabolici mi invadono di paura.

«Signora!» una voce femminile mi riporta alla realtà, ci voltiamo e Sophie ci sta fissando con gli occhi sgranati.

Karl mi lascia all’istante, tossisco ripetutamente e guardo la ragazza, con il volto trasfigurato dall’angoscia.

«Sì?» le chiedo con voce flebile.

«C’è l’FBI, hanno un mandato di perquisizione» mi comunica sommessa. «Li ho fatti aspettare all’ingresso, sono venuta subito a chiamarla.»

«Bastardi» ringhia Karl «scommetto che è opera di quello stronzo di procuratore, il tuo amante. Quel Marshall!»

Scuoto la testa, lo ignoro. «Grazie, cara. Arrivo subito.»

Lei annuisce, si dilegua in un istante. Mi volto verso Karl, lo guardo seria. «La pagherai.»

Barcollo un po’, ma a ogni passo che muovo verso la porta il cuore mi si illumina e l’ossigeno riempie di nuovo i miei polmoni. Noto distintamente il capitano Mitchell che parla con un uomo della stessa età, alcuni agenti con i giubbetti scuri dell’FBI e una donna, di fianco a loro. Una bella donna bionda, vestita in modo elegante.

Accanto a lei, il mio Steve.

Sorrido tesa, mentre mi avvicino. «Buongiorno, signori.»

«Buongiorno a lei signora Russo» l’uomo che parlava con il capitano avanza verso di me, mi porge la mano. «Sono il capitano dell’FBI di Detroit, mi chiamo Oscar Walker. Ci scusi per l’intrusione, ma abbiamo un mandato di perquisizione per il suo appartamento.»

«Non si preoccupi, dovete fare il vostro dovere» commento io mentre prendo il documento che mi porge. «Accomodatevi.»

Lui fa un cenno ai suoi uomini e tutti entrano veloci. Il capitano Mitchell mi passa di fianco, mi rivolge uno sguardo comprensivo, la donna che era con Steve lo segue e mi guarda appena, lui arriva subito dopo.

Si ferma un momento davanti a me, inspira e chiude gli occhi.

Li riapre e sorride, senza dire altro si infila le mani in tasca e prosegue, lasciandomi nelle narici il suo odore e nelle orecchie il fruscio dei suoi abiti.

Gli uomini si dividono nelle varie stanze della casa, iniziano ad aprire cassetti, a sollevare cuscini dai divani. So che stanno cercando la collana, ma nemmeno io ho idea di dove John abbia il suo maledetto caveau. Ma dentro di me ho anche la certezza che tutto questo sia per trovare qualche indizio sulla sparizione di Lucas.

Con passi lenti avanzo verso il salone, mi appoggio allo stipite della porta e li osservo lavorare, mentre Karl cammina minaccioso verso di me, guardando tutti con un’espressione assassina sul volto.

Mi oltrepassa e io lo ignoro, tanto sa che in questo momento può fare ben poco.

Cerco invece con lo sguardo il mio uomo e lo osservo prestare attenzione al lavoro degli agenti, parlare fitto con la donna che era al suo fianco poco prima. Deduco a questo punto che lei sia il procuratore distrettuale, qui a Detroit.

A tratti si gira verso di me, che immobile lo osservo e cerco di non far trapelare nulla delle emozioni che stanno travolgendo il mio cuore.

I suoi occhi inconfondibili mi guardano ed è come se mi parlassero. Leggo amore, devozione, un’adorazione incondizionata per me che mi commuove fino nel profondo della mia anima.

«Signora, tutto bene?» la voce di Sophie, tenera e sommessa, mi arriva di fianco.

Mi volto a guardarla. È così giovane e in questa casa ha visto cose terribili. Le sorrido, comprensiva. «Certo, cara… va tutto bene.»

«Anche questa mattina non ha mangiato, sa… deve tenersi in forze.»

Annuisco e riporto l’attenzione sugli agenti davanti a me, che lavorano in maniera febbrile e stanno rivoltando questo appartamento da capo a piedi.

«Lo so» le rispondo. «Avremo un bel da fare per sistemare qui dopo che se ne saranno andati loro.»

«Lei non deve pensarci, ce ne occuperemo noi.» Mi stringe appena un braccio, come per darmi conforto. «Ha ben altre cose che la preoccupano e sono sufficienti. Sfido chiunque a mantenere una tale forza d’animo con tutto quello che le è accaduto.»

Mi volto verso di lei, la guardo con disperazione. «Sai qualcosa di lui? Dove lo hanno portato, come sta…» Non riesco a frenare una lacrima, che mi scende traditrice lungo una guancia.

Lei scuote la testa, mesta. «Purtroppo no. Nessuno sa dove sia… mi creda.» Si morde il labbro, guarda gli agenti al lavoro, guarda Steve e la donna con lui.

Li osserva con attenzione, stringe gli occhi e li studia per alcuni minuti, con un’espressione strana sul volto. «Mi scusi, ma ora devo tornare al mio lavoro.» Si volta verso di me, mi sorride appena. «Preparo il pranzo, nel frattempo, e lei questa volta mangerà qualcosa, va bene?»

Annuisco, con un gesto veloce mi asciugo la guancia. «Va bene, promesso.»

Mi sorride e si allontana, riporto l’attenzione sugli agenti di fronte a me.

Sfogliano documenti, scattano fotografie.

Spero tanto che riescano a trovare qualcosa che li porti da mio figlio.

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Steve

Da quando ho messo piede in questo appartamento mi sono sentito addosso lo sguardo di quella donna che ora sta parlando con Miki.

Sembra far parte del personale di servizio, indossa una gonna nera al ginocchio e una camicetta bianca, scarpe basse. Avrà sì e no trent’anni, porta i capelli legati in modo piuttosto austero dietro la nuca, poco trucco.

Deduco sia una cameriera.

Di nuovo parla con Miki, mi fissa ancora con uno sguardo strano e poi si allontana da lei, dirigendosi con ogni probabilità verso le cucine.

«Steve, forse è meglio che voi torniate in Procura, qui ci pensiamo noi» mi dice il capitano Mitchell con un tono serio. «La tua presenza in questa casa è già stata notata, non vorrei che qualcuno si indispettisse troppo. La situazione è delicata, lo sai.»

Mi volto e osservo l’energumeno che scorta sempre Miki, mi guarda come se volesse uccidermi e saperlo accanto a lei ogni dannata ora del giorno non mi fa stare molto tranquillo.

Riporto lo sguardo sul Capitano Mitchell. «Non voglio andarmene.»

«Devi farlo, Steve» mi mormora Amanda, si avvicina a me per non essere sentita. «So che vuoi starle vicino, credimi. Ti capisco, ma ora la priorità la hanno le indagini. Ci sono anni di lavoro dietro a tutto questo e non possiamo fare passi falsi. Lo sai anche tu.»

Inspiro profondamente e annuisco, anche se mi sfugge una smorfia spazientita.

So che ha ragione.

«Avanti, forza» ci ordina il Capitano Mitchell. «Andate, vi terremo aggiornati.»

«Mi raccomando, qualsiasi cosa dovesse emergere, capitano, non esiti a chiamarmi. A qualsiasi ora» gli dico serio. «Voglio seguire ogni operazione passo per passo.»

«Stia tranquillo, Steve» mi rassicura lui. «Amanda, ci sentiamo più tardi.»

«Va bene, Capitano» risponde lei. «A dopo.»

«A più tardi» gli dico anch’io, prima di rivolgergli un cenno di saluto e di voltargli le spalle, per dirigermi verso l’uscita.

Cammino deciso, mentre esco dal salone incrocio lo sguardo di Mikaela. È tesa, preoccupata. Vorrei abbracciarla, stringerla a me e dirle che andrà tutto bene, ma non posso farlo.

Distolgo gli occhi dai suoi e con Amanda lasciamo quella maledetta e opulenta casa, ricca di sfarzo e lusso.

Non ho potuto fare a meno di pensare al tipo di vita che ha avuto lei, prima di scoprire di che pasta fosse fatto il marito. Con ogni probabilità non le faceva mancare nulla e sono certo che ha goduto dei privilegi che Russo poteva ottenere con il suo potere.

Io non sarò mai in grado di darle una vita simile, né a lei, né a suo figlio.

Guadagno bene, ma di certo non posso sostenere questo tenore di vita, anche se il mio lo posso considerare già piuttosto alto. Saprò renderla felice?

E il piccolo Lucas?

Aggrotto la fronte, mentre scendo nel parcheggio dell’hotel con Amanda. Una volta che sarà tutto risolto io e Miki parleremo del da farsi, le spiegherò che farò tutto il possibile per darle una vita il più meravigliosa possibile.

Spero mi capirà.

«Sei preoccupato?» mi domanda la mia collega all’improvviso, distogliendomi dai miei pensieri.

«Preoccupato è un eufemismo» sbuffo dal naso, infilo le mani in tasca e sollevo lo sguardo verso l’alto, ammiro quell’ascensore privato che risplende di luce propria, in ogni suo piccolo angolo.

«Stai tranquillo, vedrai che ce la faremo, Steve» cerca di rassicurarmi lei.

Gli occhi mi corrono al soffitto, dove una piccola telecamera ci sta sicuramente osservando e studiando ogni nostra mossa.

Sorrido sarcastico, scuoto la testa e con un sospiro di sollievo accolgo le porte in acciaio dorato che si aprono, mostrandoci il parcheggio sotterraneo.

Con passo spedito arriviamo alla berlina di Amanda, mi offro io di guidare.

Saliamo a bordo e ci dirigiamo verso il dipartimento, tra il traffico caotico della città.

Manca poco all’ora di pranzo e voglio andare subito in Procura per immergermi nelle indagini, voglio chiudere questa storia prima possibile e voglio tornare a casa, per guardare al futuro con la mia donna.

Mai prima d’ora ho pensato così intensamente al fatto di condividere la mia vita con qualcuno, nemmeno con Roxy mi è accaduto. Ero travolto dal desiderio, per lei, dalla passione.

Non pensavo a costruire qualcosa, non pensavo ad averla al mio fianco.

Con Miki è diverso, lei la voglio.

A dispetto di tutte le bugie o delle mezze verità che mi ha detto, a dispetto di tutte le cose che mi ha tenuto nascoste, voglio costruire qualcosa con lei, voglio averla al mio fianco ogni giorno.

E voglio che la prima cosa che lei veda ogni mattina siano i miei occhi.

Immerso nei miei pensieri raggiungo la Procura, saliamo in ufficio e Amanda ordina i soliti due sandwich di pollo che da quando sono qui sono ormai abituato a mangiare durante il giorno con lei.

Consumiamo un pasto veloce e passiamo il pomeriggio al computer vagliando ogni possibilità e ogni traccia che possa portarci a quel bambino.

La testimonianza di Miki è l’unica carta che possiamo giocare per imprigionare quel bastardo e per poterlo fare dobbiamo mettere Lucas al sicuro.

Guardo fuori, il buio è già sceso sulla città e io non mi sono nemmeno accorto del passare del tempo. Osservo l’orologio, sono ore che sono chinato su questa scrivania e forse è giunto il momento di tornare in albergo, nella stanza che mi ha prenotato il capitano Mitchell.

Come se mi avesse letto nel pensiero Amanda si avvicina a me. «Steve, io me ne vado a casa. Mio marito e i miei figli si staranno chiedendo dove sono finita» mi mormora con un sorriso. «Perché non vai a riposarti anche tu, un po’? Anzi… potresti venire a cena da noi, magari. Un pasto caldo e diverso da un sandwich di pollo non sarebbe male, che ne dici?»

Le sorrido, pieno di gratitudine. «Accetto volentieri un invito a cena da te, Amanda. Ma non questa sera, sono distrutto.» Mi alzo in piedi e mi sistemo le maniche della camicia, con cura abbottono i polsini e mi infilo la giacca. «Voglio solo farmi una doccia e mangiare qualcosa di leggero, poi andrò a dormire.»

Il suono del mio cellulare mi fa distogliere l’attenzione da lei, lo osservo. Numero sconosciuto.

Inarco un sopracciglio e lo prendo, premo il pulsante e rispondo.

«Pronto?» guardo Amanda, che mi fissa curiosa.

«Parlo con il Procuratore Marshall?» mi chiede la voce di una donna.

«Sì, sono io» le rispondo deciso. «Chi parla?»

«Lei sta rischiando grosso, procuratore» mi dice senza rispondere alla mia domanda. «Ma credo che lo sappia, vero?»

«Chi parla?» chiedo di nuovo, mentre guardo Amanda serio. Lei spalanca appena gli occhi.

«Non posso dirglielo» risponde lei. «Perché anch’io sto rischiando grosso con questa telefonata.»

«Cosa vuole?»

«Parlarle a quattr’occhi» mi risponde subito lei. «Vediamoci allo Street Bar, al 4756 della 3rd Avenue.»

«Quando?»

«Tra un’ora.»

Spalanco gli occhi e guardo l’orologio. «Arrivo subito.»

«E venga da solo, mi raccomando. Mi fido solo di lei» commenta la donna. «E si sbrighi, c’è in gioco la vita di un bambino.»

E senza dire altro, riattacca.

Lascio Amanda e mi precipito fuori, con la promessa che appena possibile le farò sapere qualcosa. Guido come un pazzo nel traffico e dopo un’ora esatta entro nel bar dove ho appuntamento con quella donna, non so nemmeno che viso abbia o chi sia.

Anche se un sospetto ce l’ho, a dir la verità.

Mi fermo al bancone e ordino una birra, pago, prendo il bicchiere e mi sistemo in un tavolino circondato da divanetti, piuttosto nascosto da sguardi indiscreti.

Osservo le persone nel locale, ci sono un paio di uomini che giocano a biliardo, alcuni li guardano.

Un gruppetto di persone sta chiacchierando sul fondo della stanza, ridono e scherzano amabilmente.

Un paio di persone sono appoggiate al bancone, bevono tranquilli i loro drink.

E come un classico, le note di Stairway to Heaven dei Led Zeppelin in sottofondo riempiono di calore l’atmosfera.

Un movimento davanti a me mi fa sbattere gli occhi, con un movimento veloce una donna si è seduta al mio tavolo, mi guarda seria.

E in quell’istante ho la conferma che il mio intuito, ancora una volta, non mi ha tradito.

«Buonasera, procuratore Marshall» mi dice sottovoce. «Io sono Sophie.»

«Buonasera Sophie» le rispondo serio. «Ci siamo visti questa mattina, nell’appartamento di Jonathan Russo, se non sbaglio.»

Annuisce, piano. «Lavoro per lui.»

«In che senso?» le domando curioso.

Lei sorride appena. «Non lavoro per lui nel modo in cui intende lei, procuratore. Sono una sua semplice dipendente, faccio la cameriera per lui e la moglie.»

«Ho capito» commento. Bevo un sorso di birra e la osservo rigirarsi tra le mani la sua bibita, sembra una Pepsi con ghiaccio. «Perché hai voluto incontrami?» le domando diretto.

Lei si morde il labbro. «Voglio bene alla signora Russo. È una brava persona, procuratore, ho iniziato a lavorare per loro alcuni anni fa e mi ha sempre trattato con garbo, con educazione e gentilezza.» Mi guarda negli occhi, seria. «Non come lui

Serro la mascella, nervoso. «Spiegati.»

«Il signor Russo è un uomo molto malvagio ed è sempre riuscito a tenere nascosti alla moglie tutti i suoi traffici e tutti i suoisotterfugi.» Scuote la testa, mesta. «Io vedevo quella donna che usava il benessere in cui viveva per aiutare gli altri e per dedicarsi a tante attività, mentre il marito faceva il contrario. Avrei voluto dirle come stavano le cose non sa quante volte, procuratore, ma non potevo…»

«Avevi paura.»

«Sì» mi sussurra lei. «Molta paura. È capitato che alcune volte ho visto cose che non avrei dovuto vedere e il signor Russo e quel Karl mi hanno fatto capire bene come mi dovevo comportare.»

Annuisco, la guardo con profonda tristezza. La giovane donna che ho davanti ha vissuto per anni nella paura e per anni avrebbe voluto far qualcosa per Miki, ma non poteva. Non dev’essere stato facile, per lei.

«E ora perché sei qui?» le chiedo a bruciapelo.

Lei mi sorride. «Perché ho visto come lei guardava la signora, oggi, e… so che può renderla felice e soprattutto mettere fine a tutto questo.»

«Ci sto provando, Sophie.» Mi sporgo in avanti, le parlo sottovoce. «Ma ho pochi elementi a mia disposizione e se sai qualcosa devi aiutarmi. Non abbiamo molto tempo.»

«No, non ne abbiamo. Lo so.»

«Dobbiamo trovare Lucas, se sai dov’è devi dirmelo.»

«Purtroppo io non so dov’è, mi dispiace» mi mormora con gli occhi colmi di tristezza. «Ma posso dirle una cosa: il signor Russo, anche se è sempre stato geloso della moglie e l’ha sempre controllata, bè, lui… non è uno stinco di santo.»

Inarco un sopracciglio. «Ha un’amante?»

Lei annuisce, con un sorriso beffardo.

«E chi è? Perché non lo sappiamo?» chiedo più a me stesso che a lei. Come è potuta sfuggirci una cosa simile?

«Perché il signor Russo è furbo, procuratore. E credo che questo lei lo sappia molto bene.»

La guardo negli occhi, mentre uno spiraglio di luce si fa strada dentro di me. «Lo ha lei?»

«Non lo so, davvero. Ma so solo che da quando è tornata la signora quella donna ovviamente è sparita, mentre prima era in casa ogni giorno. Lucas la conosce bene, lei ha passato molto tempo con lui, spacciandosi per una tata, anche di fronte ai nostri occhi» sibila tagliente. «Ma io non sono stupida, procuratore. Lui e quella donna stanno insieme e ne ho avute le prove parecchie volte, in questi mesi. Li ho visti

«Sophie, dimmi chi è.»

«Si chiama Charlotte Williams» mi informa. «Credo che abbia qualche anno più di me, ha i capelli corti neri, occhi azzurri. Molto bella e sofisticata.»

Annuisco, memorizzo le informazioni e le marchio a fuoco nella mia mente. «Cos’altro puoi dirmi?»

«Non so nient’altro su di lei se non il fatto che l’ha sempre accompagnata a casa Karl» sussurra piano «e che il signor Russo l’ha sommersa di regali, come vestiti e gioielli.»

Rifletto per un attimo, se Russo ha affidato a quella donna suo figlio deve averla sistemata in un posto dove può essere controllata, ma non ritracciabile da noi. Quindi o in una delle sue proprietà oppure a casa di Karl, per esempio, dal momento che lui sta tenendo sotto controllo Miki.

«Io vorrei aiutarvi di più, procuratore, ma queste sono le uniche cose che so» continua lei. «Quando oggi vi ho visti a casa ho capito che eravate lì per cercare indizi su Lucas e voglio tanto bene a quel bambino, mi creda. Come ne voglio alla madre. Il signor Russo lo ha sempre trattato bene, non gli ha mai torto un capello e sono convinta che lo stia facendo tuttora. Su questo non ho dubbi, ma lui ha bisogno della madre… ha pianto tanto in questi mesi, sa?»

Mi rattristo, all’improvviso. «Immagino.»

Ci guardiamo alcuni istanti, poi lei drizza la schiena e mi fissa seria. «La prego, faccia in modo che i sacrifici che ha fatto la signora siano valsi la pena. Arresti quel criminale e i suoi, la scongiuro.»

Annuisco, deciso. «Lo farò, Sophie. Troverò Lucas e arresterò Russo e i suoi uomini, a qualsiasi costo.»

Lei annuisce, si alza in piedi e fa per andarsene. La blocco, prendendole un polso.

«Grazie, Sophie.»

«Non mi ringrazi, procuratore» scuote la testa, amareggiata. «Avrei dovuto farlo tanto tempo fa, e se lo avessi fatto Lucas sarebbe al sicuro, ora.»

«Non condannarti per questo. Avevi paura e hai fatto ciò che potevi, davvero. Lo hai fatto ora, è questo quello che conta. Abbi fiducia in noi, Sophie, Lucas sarà presto al sicuro.»

Annuisce e sfila la mano dalla mia, si allontana veloce ed esce dal locale.

Mi passo una mano nei capelli, nervoso.

Charlotte Williams.

È qualcosa, finalmente. Un indizio.

Prendo il cellulare e mando un messaggio ad Amanda.

IO: È ancora valido il tuo invito a cena?

Lei mi risponde subito.

AMANDA: Assolutamente sì. Com’è andata?

IO: Te lo spiego a voce, è meglio. Arrivo.

 

– ARRIVEDERCI A VENERDI’ PROSSIMO – 

Questo racconto inedito a puntate è un’opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo ed esclusivamente sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Samy. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

1 Comment on Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 13° Capitolo

  1. Manu85
    marzo 9, 2018 at 12:48 pm (7 mesi ago)

    E cominciamo a trovare qualche indizionario per trovare quel povero bimbo…
    Spero che non esca più di galera e che finalmente trovino un po’ di serenità
    A venerdì prox

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