Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 16° Capitolo

Lo so, sono in ritardo con la pubblicazione del capitolo di oggi e vi chiedo perdono, ma l’aria di festa, e forse anche quella della primavera, hanno messo sulla mia strada degli impegni imprevisti e il tempo, nel pomeriggio, è volato!

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Ma non disperate, eccolo qua, tutto per voi l’ultimo capitolo che conclude “Verità Nascoste” e la storia tra Steve e la sua amata Mikaela.

Devo dire che settimana scorsa mi sono divertita a leggere tutti i vostri commenti e le possibili congetture riguardo agli eventuali sviluppi di questa storia; nessuna di voi credeva al fatto che, arrivate ormai alla sua conclusione, fosse arrivato il momento dei “cuori e fiori” e di un po’ di meritata pace per i nostri protagonisti che, poveretti, ne hanno passate fin troppe, non trovate?!

D’accordo che la chiamavano “Perfida” alla nostra autrice, ma in fondo in fondo, quella ragazza, è una vera romanticona inside; io ve lo posso garantire, la conosco bene. Quindi direi che nei prossimi giorni potrete dormire sonni tranquilli, ma attenzione: non garantisco nulla sul futuro! Perché le rotelline continuano a girare e ci sono ancora tante cose che andranno chiarite. Ma questa è tutta un’altra storia, intanto accontentavi di leggere questa.

Nell’auguravi come sempre…

Buona Lettura 

Vi ricordo che vi aspettiamo venerdì prossimo con l’epilogo e i saluti finali.

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-PLAYLIST-


PROLOGO —-
Capitolo 1 – TANGO SANTA MARIA Gotan Project
Capitolo 2 – TIME IS RUNNING OUT Muse
Capitolo 3 – YOU’RE MY EVERYTHING Santa Esmeralda
Capitolo 4 – SHAPE OF YOU Ed Sheeran
Capitolo 5 – WHAT ABOUT US Pink
Capitolo 6 – PURPLE RAIN Prince
Capitolo 7 – LOVE IS A TEMPLE Mario Biondi
Capitolo 8 – NOTHING’S GONNA HURT YOU BABY Cigarettes After Sex
Capitolo 9 – MORE THAN WORDS Extreme
Capitolo 10 – ALL OF ME John Legend
Capitolo 11 – SEXY BACK Justin Timberlake
Capitolo 12 – TWENTY ONE PILOTS Heathensn
Capitolo 13 – STAIRWAY TO HAVEN Led Zeppelin
Capitolo 14 – F.O.D. Green Day
Capitolo 15 – LOVESONG The Cure
Capitolo 16 – ROMEO & JULIET Dire Straits
EPILOGO —-

LA PLAYLIST DEL RACCONTO E’ DISPONIBILE SUL CANALE YOUTUBE E CONDIVISIBILE SUI SOCIAL ANDANDO QUI

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– PERSONAGGI –

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-STEPHEN MARSHALL (STEVE) 40 anni, Procuratore distrettuale

-GREGORY CARTER (GREG) 38 anni, Sostituto procuratore

-CLARK KENT 36 anni, Assistente procuratore

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Capitolo 16

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Mikaela

Rimbocco le coperte a mio figlio, lo osservo dormire beato.

Abbiamo pranzato a casa di Amanda e ho scoperto di aver di fronte una donna forte, decisa. Una donna con una bella famiglia e un marito che la appoggia in tutto.

Lui è un medico, lei il Procuratore Distrettuale.

Sono molto impegnati anche nel sociale e stanno crescendo due bambini meravigliosi.

Ho visto stabilità, sicurezza e tanto amore.

Lucas ha giocato con loro, si è divertito.

L’ho visto ridere, felice, come non lo vedevo da tempo. La gamba gli fa ancora un po’ male, stasera ho dovuto dargli qualche goccia per il dolore, che gli ha prescritto il marito di Amanda.

Non so come ringraziarli, tutti.

Gli poso un bacio sulla fronte e mi drizzo con la schiena, controllo che la radiolina che ho sistemato sul suo comodino sia accesa, chiudo la porta e il più silenziosamente possibile raggiungo Steve nel salottino, scalza. Mi guardo intorno.

Da casa di Amanda ha chiamato l’hotel dove alloggiava, ha fatto trasferire tutte le sue cose in una piccola junior suite, in modo che ci fosse anche il posto per Lucas.

Ho fatto un bagno a mio figlio, gli ho fatto indossare un pigiamino che ho acquistato alla boutique qui sotto e l’ho messo a dormire. Ora è sereno, e lo sono anch’io.

Ho acquistato anch’io le cose indispensabili per me, qui sotto. Non sono voluta passare da casa a prendere nulla, non voglio più mettere piede in quell’appartamento. Domani chiamerò Sophie per ringraziarla per tutto quello che ha fatto, ci incontreremo in modo che io possa abbracciarla forte e salutarla, prima di partire per Washington.

Comunque vadano le cose, anche con Steve, la mia vita è là, ormai.

Alzo lo sguardo, Steve sa osservando Detroit che risplende nel buio, al di là della vetrata. Le luci sono come piccole stelle che punteggiano il cielo, alcune veloci, altre immobili. Ma tutte, risplendono.

Noto che si è versato qualcosa di forte e ha appoggiato il bicchiere sul tavolino in vetro al suo fianco. Ha acceso lo stereo basso, le dolci note di Romeo & Juliet dei Dire Straits avvolgono la stanza e mi toccano il cuore.

Lo raggiungo e lo abbraccio da dietro, il suo torace possente accarezza le mie dita.

Posa una mano sulle mie, la solletica piano.

«A che pensi?» gli domando.

«A quello che ti ho detto in quel bagno, Miki» mormora lui.

«Se ci hai ripensato non preoccuparti» scherzo io. «In un modo o nell’altro io e Lucas ce la caveremo.»

Lui sospira.

Si volta verso di me, mi cinge la vita con le braccia e mi guarda a lungo negli occhi.

«Miki, non sono mai stato così serio in vita mia» mi sussurra piano.

Mi manca il respiro. «Steve, davvero» mormoro io cercando di sfuggire al suo abbraccio. «So che sono stati giorni difficili per tutti e credimi, lo vorrei anch’io. Ma un bambino è una responsabilità importante, non devi sentirti obbligato.»

«Obbligato?» mi domanda lui inarcando un sopracciglio. «Le decisioni che ho preso nella mia vita le ho sempre fatte con il cuore e con il cervello, Miki. Non per il senso del dovere o per un impulso del momento.»

Gli sorrido, timorosa.

«Voglio stare insieme a te, ti amo» mi dice con dolcezza. «E voglio svegliarmi accanto a te ogni mattina, e portare tuo figlio a scuola e occuparmi di entrambi. Rendervi felici.»

Gli occhi mi si riempiono di lacrime. «Sei sicuro?»

«Io sì che lo sono» annuisce lui, e mi fa un sorriso che mi stende. «E tu?»

«Cosa?»

«Sei sicura di voler passare la vita con me?»

Spalanco la bocca, a quella domanda. Resto senza fiato, senza parole. «Oh mio Dio, io…»

«Ehi, non sto parlando di matrimonio, so cos’hai passato» mi dice lui ironico. «Almeno non ora. Sto parlando di iniziare a vivere insieme, di costruire qualcosa. Di amarci, ogni singolo giorno, e vedere come va.»

Gli faccio un sorriso, devo ammettere che la sua proposta è molto allettante. «È una bella prospettiva, sai?»

«Dici?» Inarca un sopracciglio, ironico. «Quindi potrebbe interessarti?»

Annuisco, gli sorrido soltanto. Le sue labbra si posano sulle mie, dolci e morbide. Da tanto tempo non le sentivo più e in quell’istante comprendo quanto mi è mancato e quanto io lo ami.

La sua lingua si insinua nella mia bocca, mi accarezza avida e audace. Trova la mia, ci gioca sensuale e le sue mani si impossessano del mio corpo, bramose di averlo.

Le mie afferrano il suo, si aggrappano alle sue braccia possenti, alla sua schiena tesa.

Sento che mi spinge appena, cammino all’indietro stretta a lui e raggiungiamo la camera da letto, ancora avvolti in un abbraccio sensuale.

«Che ne dici?» mi chiede staccandosi dalle mie labbra. «Potrebbe interessarti, allora? Rispondimi.»

«Sì, amore» gli mormoro sulle sue labbra.

Lui ride, regalandomi uno di quei sorrisi pieni di estasi e gioia, che difficilmente si dimenticano.

Inizia a sbottonarmi la camicetta, mi tolgo la giacca e la lascio cadere a terra. Abbasso la cerniera della gonna dietro la schiena, l’indumento raggiunge il pavimento con un fruscio soffice.

Steve mi toglie la camicetta e in un attimo sono davanti a lui in intimo e autoreggenti.

Mi guarda avido, io gli tolgo la cravatta e la camicia, si sbottona i pantaloni e tutti i suoi indumenti sono a terra. Rimane in boxer, davanti a me.

Splendido e meraviglioso.

«Avanti, distenditi» mi ordina con un gesto della testa. «Ti voglio nuda.»

Lo faccio e con lentezza esasperante lui si china su di me, prende il pizzo delle calze e lo fa scorrere sulla mia pelle, togliendomele una per una.

Mi slaccia il reggiseno dietro la schiena, me lo toglie e mi sfila gli slip.

Rimango sotto il suo sguardo bruciante, in attesa. Osserva ogni centimetro del mio corpo, ogni lembo di pelle.

E sotto il suo sguardo i miei capezzoli si inturgidiscono, il mio sesso gronda desiderio, il respiro diventa affannoso. Quasi come una dolce tortura.

Sorride soddisfatto, prima di sfilarsi i calzini con un gesto veloce e abbassarsi i boxer, per rivelare davanti a me tutta la sua stupenda erezione.

«E adesso sei mia» mi mormora. «Solo mia.»

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Steve

Osservo la mia donna davanti a me, la desidero come mai prima d’ora.

Avanzo verso di lei, che lenta si appoggia sui gomiti e scivola all’indietro sul materasso, posizionandosi con la testa sui cuscini. La raggiungo gattonando, come farebbe un bambino davanti al più succulento dei dolci, lei mi protende le braccia e sorride estasiata.

Le divarico le gambe e mi posiziono in mezzo, la avvolgo in un abbraccio stretto, in modo che ogni centimetro del suo corpo aderisca al mio.

E poi la bacio.

La divoro a lungo, accarezzo le sue cosce nude che mi abbracciano i fianchi, la sua pelle morbida che solletica la mia. Le stringo un seno, le pizzico un capezzolo e il suo gemito nella mia bocca aumenta la mia avidità.

La voglio.

Voglio possederla, farla mia, far l’amore con lei fino a non averne più.

Mi allontano dalla sua bocca e raggiungo il suo seno. Lo stringo forte con la mano, le succhio il capezzolo, lo mordo. Inarca la schiena, come per avvicinarsi ancora di più, come per volerne ancora di più.

«Oh mio Dio, Steve…» mi mormora con la voce roca dall’eccitazione.

Scivolo con l’altra mano tra di noi, la infilo tra le sue cosce aperte. È fradicia, la sfrego veloce e la sento gemere, entro con due dita e le muovo avanti e indietro.

Ne azzardo un terzo, mentre continuo a cibarmi delle sue magnifiche tette, vorace e affamato di lei.

Freme impaziente, geme e mi prende i capelli, si aggrappa e li tira forte. Mi causa un dolore dolce, sottile, che mi piace. Mi fa sollevare la testa e mi accorgo che mi sta guardando.

Il suo meraviglioso volto è trasfigurato dal piacere, gli occhi scuri e profondi mi fissano con un’intensità che non le ho mai visto prima.

«Dio, amore!» esclama in preda all’estasi. «Vuoi farmi impazzire, vero?»

Le sorrido, compiaciuto. «Certo che sì.»

La guardo pieno di lussuria e scivolo indietro, senza che lei allenti la presa sui miei capelli. Raggiungo la mia mano che ancora si muove veloce dentro di lei, con l’altra le divarico le labbra e mi fiondo sul suo clitoride, succhiandolo famelico.

«Dio, Steve… non farmi urlare, ti prego… Lucas…» mi supplica tra un gemito e l’altro.

Sollevo appena la testa, la fisso negli occhi. «Se non vuoi urlare, tappati la bocca.» E mi getto su di lei, di nuovo.

Succhio forte, muovo veloce le dita, i suoi gemiti soffocati crescono di intensità e sento che è vicina. È solo un attimo, ed esplode in tutto il suo splendore.

La sento contrarsi intorno alle mie dita, percepisco il suo corpo che si irrigidisce, le sue mani che mi stringono la testa in maniera convulsa.

Rallento, trasformando il mio assalto in una carezza, i miei morsi in baci delicati, e la sento abbandonarsi agli ultimi attimi del suo orgasmo.

Mi stacco da lei e senza preavviso con un balzo le sono di nuovo sopra, le catturo la bocca e con una mano guido la mia asta dentro di lei. Affondo con un colpo secco, i nostri gemiti si mischiano l’uno nella bocca dell’altro, colme del sapore di lei.

Mi cinge i fianchi con le cosce, con una mano gliene accarezzo una e arrivo fino al suo magnifico culo, glielo stringo mentre perso nel suo corpo ricordo la prima volta che l’ho vista. Quando questo ben di Dio spuntava dalla sua auto.

Sorrido istintivamente e mi stacco dalle sue labbra, la guardo negli occhi estasiato e pieno d’amore.

«Ti amo» mi sussurra lei per prima. Mi accarezza le guance, mi passa il pollice sulle labbra e mi osserva a lungo, sotto le mie dolci e lente spinte.

«Ti amo anch’io, Miki» le mormoro io. Sento il mio corpo che non ne può più, vuole prendersi ciò che è suo e che per troppo tempo gli è mancato.

Intensifico le spinte, perso nei suoi occhi. Il volto di lei cambia espressione, si contrae e socchiude appena le palpebre, trascinata dalle sensazioni che sta vivendo. Si aggrappa alle mie spalle e si irrigidisce, si lascia andare a un lungo gemito che accompagna il suo orgasmo, che io mio godo in ogni sua singola espressione del volto.

Sento che anche il mio sta arrivando e cazzo quanto vorrei riempirla di me!

Ma non posso ed esco in fretta, riversandole sul ventre tutto il mio desiderio che ho tenuto rinchiuso in queste settimane, tutto il mio amore che mi ha spinto ad andare avanti e combattere, per averla a tutti i costi.

E sono stato premiato.

Mi abbandono sul suo corpo e scossi da profondi sospiri ci abbracciamo di nuovo, con una mano prendo la coperta, a fatica la faccio scivolare sotto i nostri corpi e copro entrambi, cullandola contro il mio torace.

Passano minuti che sembrano eterni, durate i quali il nostro respiro è l’unico rumore che ci abbraccia nella stanza.

«Senti tesoro» le mormoro io all’improvviso, mentre le poso un bacio sui capelli. «Una volta tornati a Washington devi proprio risolvere il problema “precauzioni”, d’accordo?»

Lei alza il viso, mi guarda divertita. «Ah, quindi è un problema mio, vero? Dal momento che devo essere io a risolverlo…»

«Non vedo molte alternative» le dico divertito.

«In effetti, nemmeno io» mi mormora lei e si protende verso di me. Le poso un bacio sulle labbra.

«Io voglio essere libero di scoparti come si deve, donna.» Le faccio un sorriso sfacciato. «Come, dove e quando voglio. E intendo farlo.»

«È una promessa?» mi domanda lei con un sorriso sensuale.

«Sì, amore mio. È una promessa e vedrai, non te ne pentirai» le mormoro prima di baciarla di nuovo. «Farò di tutto per renderti felice, Miki. Sono disposto a qualsiasi cosa per regalare a entrambi la vita che ci meritiamo. E voglio farlo insieme a tuo figlio, amore mio.»

I suoi occhi si riempiono di lacrime. «Sei davvero sicuro, Steve? So che te l’ho già chiesto, ma…»

«Sono sicuro» annuisco io. «Ora che ti ho trovata non voglio lasciarti mai più, non voglio perderti… non hai idea di come sono stato quando sei scomparsa.»

Serra le labbra. «Posso immaginare.»

«No, non puoi» le dico sommessamente, e scuoto la testa. «L’ultima volta che mi ero innamorato, tu lo sai, te l’ho raccontato. È successo più di un anno fa e io ho sofferto molto. Mi sono chiuso al mondo, Miki, mi sono tappato nel mio appartamento e non sono più uscito, ho lasciato che la mia mente e il mio cuore affrontassero la perdita della donna che amavo, tra le braccia di un altro.»

Lei annuisce, mi fa una lieve carezza.

«E ora che avevo riaperto il mio cuore, ora che avevo trovato te…» continuo io «ho perso anche te, anche se in un contesto diverso. Ho sentito di nuovo quel baratro aprirsi sotto i miei piedi e ho gettato tutto me stesso nell’impresa di riaverti tra le mie braccia.»

Miki mi sorride. «Ci sei riuscito.»

«Sì.»

«Grazie a te, al capitano e alla squadra di Detroit finalmente è tutto finito, Steve… e non sai quanto io sia felice di poter di nuovo guardare alla vita con ottimismo, pensando al mio futuro. Ma la cosa più bella è sapere che mio figlio è qui accanto a me, che dorme sereno e che finalmente è al sicuro.»

Annuisco, la stringo tra le braccia e lascio che posi la testa sul mio torace. «E lo sarà per sempre, amore. Lo sarete entrambi, ora ci sono io che penso a voi.»

Mi cinge il torace con le braccia, stringe forte e lo faccio anch’io.

È un abbraccio che sa di buono, sa di un futuro da guardare insieme e sa di una vita nuova, per noi e per Lucas.

«A proposito» le mormoro, e mi allontano da lei. «Una volta tornati a Washington dovremo informarci sugli asili e sulle scuole.»

«Sì, e su una babysitter, visto che entrambi lavoriamo.» Si morde il labbro inferiore, con un’espressione esitante. «Sai, ho intenzione di mantenere il mio posto al Dipartimento di Stato, Steve.»

«Ma certo» le rispondo serio. «Io lo davo per scontato. So che ti piace quel lavoro e so che ti trovi bene con Nick. Sono felice che tu faccia qualcosa in cui ti senti realizzata. Ma non credo ci siano problemi per la babysitter, sai?»

«In che senso?» mi domanda curiosa.

«Nel senso che i miei non vedono l’ora di conoscere te e Lucas. I miei genitori e mia sorella. E conoscendoli, credo che da loro ci arriverà un grosso aiuto da questo punto di vista.»

«Come?» Si allontana da me e si mette a sedere sul materasso, mi guarda seria. «I tuoi genitori… tua sorella? Ma come…»

«Ti ho detto che mentre venivo qui ho riflettuto sul da farsi. Una volta atterrato li ho chiamati per non farli preoccupare, dal momento che sono partito all’improvviso. E quando gli ho spiegato tutto gli ho parlato anche di te, dovevo.»

«Oh, mio Dio.» Si mette una mano davanti alla bocca, spalanca i suoi occhi scuri, mi intenerisce da impazzire.

«Non devi preoccuparti di loro, anzi. Si tratterà solo di passare qualche domenica a pranzo insieme e anche le feste comandate, ma oltretutto credo che i miei nipoti andranno molto d’accordo con Lucas, sai? Sono quasi coetanei e se dovessimo aver bisogno mia sorella mi ha già detto che non esiterebbe a tenercelo.»

Allungo una mano e le accarezzo una coscia, scorro con lo sguardo lungo tutto il suo corpo, arrivo ai suoi capezzoli turgidi e raggiungo il suo viso.

«Non dovrei preoccuparmi di loro, dici?» mi sussurra ironica. «E allora di cosa dovrei preoccuparmi, sentiamo?»

«Di me» le dico con voce roca.

«Di te, Procuratore Marshall?» Inarca un sopracciglio, mi guarda curiosa. «Sei il simbolo della giustizia, a Washington, come potrei mai preoccuparmi di te?»

Alzo la mano e le stringo un seno, con il pollice le stuzzico un capezzolo. «Non crederai davvero di potermi sbattere davanti quelle magnifiche tette e che io non reagisca.»

Miki infila una mano sotto il lenzuolo, raggiunge il mio uccello che già svetta verso di lei, orgoglioso. Lo stringe con le dita, lo accarezza con estrema dolcezza.

«Direi che è ora di farsi una doccia, che dici?» le domando languido.

«Direi di sì, amore.»

Mi alzo di scatto e scendo dal letto, ma lei resta sul materasso, seduta sui talloni. Mi guarda con dolcezza. «Ti spiace se portiamo in bagno la trasmittente? Almeno se dovesse svegliarsi lo sento.»

Le sorrido e prendo l’apparecchio senza fili sul mio comodino, glielo porgo senza esitare. «Non devi nemmeno chiedere, amore. Fa parte della mia vita come te, ora.»

«Grazie.» Prende la radiolina e la osserva, immobile.

Non resisto più, la mia erezione si sta facendo impellente e voglio lavarmi e lavare lei, prima di prenderla di nuovo.

E farla godere un milione di volte, nel frattempo.

Mi chino verso di lei e le sorrido. «Allora, questa doccia?»

«Sì, certo» si alza e si avvia in bagno, il suo magnifico culo ondeggia davanti a me, non resisto.

Le pianto una sculacciata sonora, lei fa un paio di passi avanti e poi si volta, mi guarda con la bocca spalancata e le gote arrossate. «Steve!» Si mette una mano su una natica, per poco non scoppia a ridere.

«Ti avevo avvisato, Mikaela Moore» le intimo serio. «È di me che ti dovrai preoccupare, d’ora in avanti.»

Il suo sguardo si addolcisce, torna verso di me e mi sorride sensuale. «Me lo prometti?»

Annuisco soltanto, prima di catturarle la bocca in un bacio che toglie il respiro a entrambi.

E da qui, inizieremo la nostra nuova vita.

Insieme.

 

 

– ARRIVEDERCI A VENERDI’ PROSSIMO – 

Questo racconto inedito a puntate è un’opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicato per gentile concessione dell’autrice solo ed esclusivamente sul sito Free Passion.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice Samy. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

2 Comments on Nuovo racconto inedito – “Verità Nascoste” – #1 Love&Law Series By Samy – 16° Capitolo

  1. Irina
    marzo 31, 2018 at 5:55 am (5 mesi ago)

    Sono arrivata con estremo ritardo e solo ora ho potuto leggere tutto il tuo racconto. Ancora una volta sei stata bravissima! Sei una continua sorpresa. Grazie per questa storia emozionante!

    Rispondi
    • Samy
      marzo 31, 2018 at 8:02 am (5 mesi ago)

      Irinaaaaaaa grazie di cuore ❤❤❤
      E io aspetto te, non vedo l’ora di leggerti di nuovo!!!

      Rispondi

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